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Talia

(Ho chiesto a suor Lucia del Baby Caritas Hospital di Betlemme alcune sue testimonianze. E ce ne ha fatto dono).

La storia inedita di Talia al Caritas Baby Hospital

Talia è nata con quasi quattro mesi di anticipo. Per i genitori la conclusione, improvvisa e prematura della gravidanza, ha rappresentato un ulteriore shock nella loro giovane vita: avevano già dovuto superare il trauma di due aborti e quindi temevano di perdere anche il terzo figlio. Come e’ normale in queste situazioni drammatiche, i coniugi provavano sentimenti contrastanti: paura, felicità, stress, gioia, preoccupazione e dubbio se alla fine la piccola sarebbe sopravvissuta. Per lei, avevano già scelto un nome, Talia, che significa «rugiada del cielo». Quando è venuta alla luce, la piccola Talia pesava semplicemente 750 grammi. A causa delle sue condizioni cosi fragili, era stata respinta da due ospedali di Betlemme. La prognosi era decisamente negativa. I giovani genitori, disperati, si sono rivolti allora a un terzo ospedale, il Caritas Baby Hospital di Betlemme, l’unico esclusivamente pediatrico di tutta la regione. Il Caritas Baby Hospital ha deciso di accoglierla nella speranza di poter migliorare le sue condizioni di vita. La gracile creatura è stata ricoverata immediatamente nel reparto di Terapia intensiva e fin dall’inizio i medici non promisero nulla ai genitori. Talia era davvero minuscola, fragile; la sua pelle era quasi trasparente, ma trasmetteva una grinta indescrivibile.  E’ noto che al Caritas Baby Hospital si curano ogni anno oltre 150 prematuri, ma mai prima di allora ne era arrivato uno con un peso così esiguo. Una volta ricoverata, per Talia sono state decisive le cure mediche specializzate che ha ricevuto. La bambina è rimasta sotto stretta osservazione ventiquattro ore su ventiquattro. E giorno dopo giorno la bimba cresceva in eta’, peso, salute,  vitalita’, rinvigorendo fiducia, speranza, nei genitori e nell’equipe medica e infermieristica. La bella notizia circolava da reparto a reparto, e buona parte degli operatori sanitari conoscevano la storia inedita di Talia, e chi in un modo e chi in un altro, hanno manifestato segni concreti di attenzione e affetto alla bimba e ai genitori. In particolare il personale che si e’ preso direttamente cura di loro e’ stato esemplare nel loro servizio umano, empatico, appassionato e professionale diventando davvero un faro di luce per i giovani coniugi. E Talia ce l’ha fatta. Dopo 11 settimane di cure, la bambina e’ andata a casa. I primi tempi dopo la dimissione, il padre e la madre dormivano addirittura nella sua stanza, per paura che la bambina tirasse la coperta fin sopra il naso e soffocasse. Dopo la nascita di Talia, la vita della giovane coppia è cambiata radicalmente, perche’ abitata da questo dono prezioso e divino. Hanno sentito in maniera anocra piu’ forte la responsabilità di custodire e di far crescere questa loro figlia. I primi tre mesi, i più difficili , sono passati e ora  guardano con ottimismo al futuro. La giovane coppia e’ consapevole che senza l’intervento del Caritas Baby Hospital oggi la piccola non sarebbe viva.La prima visita di controllo nel poliambulatorio dell’ospedale conferma che Talia sta aumentando regolarmente di peso e cresce normalmente. Buone prospettive, dunque, per la bambina e i suoi genitori! E’ commovente ricordare, quel giorno del primo controllo, dove la gioia per il ritorno della piccola esplode e la notizia si diffonde in un lampo per i corridoi. Tutti vogliono vederla, abbracciarla, e condividere le loro sincere congratulazioni con i genitori. Per settimane i genitori e tutto il personale non hanno mai smesso di sperare, malgrado tutto. Ora sono tutti sorpresi e felici per i progressi di Talia. Una minuscola vita è fiorita trasformandosi in una bambina delicata con due belle guance paffute e una grande voglia di vivere. Grazie a Talia abbiamo potuto vivere e vedere che niente e’ impossible a Dio. Sister Lucia

Category: Diario in Terra SantaPensieri

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3 comments

  1. Caro Paolo, ti seguo spesso e sei per me un aiuto prezioso per cercare di restare attaccata alla mia fede, messa a dura prova dalla nascita prematura dei mie gemelli 15 anni fa. Questa storia mi riporta a quando sono nati Sara e Samuele, si 25 settimane e con peso ben inferiore a quello di Italia. Anche loro sono miracolosamente sopravvissuti ma Sara ha riportato una lesione cerebrale ed è spastica. Questo, oltre a condannarla ad una vita in carrozzina e tanti altri problemi, ha cambiato (malamente) la nostra vita familiare e ne soffriamo tutti non solo lei ma anche noi genitori e il fratello che quasi si sente in colpa per essere sano e che affronta con noi tutti i giorni la difficoltà di avere una sorella spastica. Io so che potevano morire entrambi o essere entrambi spastici o peggio, ciononostante vorrei dire che a volte i miracoli arrivano a metà e la speranza va un po’ a farsi benedire.
    Una mamma che cerca di non perdere la fede.

  2. Bellissima storia a lieto fine che ci riempie di gioia e speranza!
    Ora anch’io desidero donarvi il racconto di un bel pomeriggio trascorso presso la casa di riposo in cui lavoro…
    Festa della mamma, salone gremito di ospiti e parenti; sono attesi con tanta trepidazione un tenore , una soprano ed una pianista, che si esibiranno in alcune famose arie d’opera.
    Cominciano l’esibizione, e come per incanto, anche i nonni all’apparenza meno reattivi sembrano svegliarsi, solleticati dalle note di canzoni conosciute. Le bocche si schiudono e timidamente iniziano a cantare. Le teste dondolano, le mani con la pelle di carta velina picchiettano il tempo sui tavolini delle carrozzine. Arrivano trafelati gli ultimi figli ritardatari, e gli occhi delle loro mamme , vedendoli, si accendono di gioia. Guardo due teste accostate, vicine vicine, una bianca e l’altra bionda. Si bisbigliano parole belle, si capisce dai sorrisi. La direttrice augura buona festa a tutte le mamme, estendendo gli auguri anche a tutte le donne che, pur non essendo diventate madri biologicamente, lo sono comunque tutti i giorni, a vario titolo, prendendosi cura delle persone e delle loro fragilità, proprio come Sister Lucia.
    Teniamo sempre nel cuore un nido anche per i nostri anziani, come dice una canzone che loro amano molto: ” Non ti scordar di me, la vita mia legata a te, c’è sempre un nido nel mio cuor per te, non ti scordar di me!”

  3. Cara Barbara Lanza, sono una mamma, e come tale ti mando un grande, caloroso abbraccio
    Anche se non ci conosciamo, la tua esperienza di vita, le tue difficoltà, mi hanno toccato il cuore. Pregherò per te, per i tuoi gemelli, per la tua famiglia…
    Il Signore che ci scruta e ci conosce non abbandona l’opera delle sue mani, (salmi 138, 137)
    non ci sono risposte a certi perché!
    c’è solo la nostra piccola risposta d’amore per dire ogni giorno il nostro SI alla Vita.
    Con tanto, tanto Affetto

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Article by: Paolo

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