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Straordinaria anima

“Odio il mio corpo, odio il mio carattere, odio tutto quello che sono”.

Leggo la lettera tutta d’un fiato, mentre gli altri mangiano la pizza. La bocca dello stomaco mi si chiude: quanta sofferenza può portare un ragazzo a tanta violenza? Parlo con i suoi compagni radunati intorno a me: ci siamo appena conosciuti e abbiamo dialogato, fra poco vedrò i loro genitori.

Ormai è quasi passato un anno. D. è andato a scuola, ha visto i risultati negativi del compito, non è entrato in classe, ha girovagato in paese, poi ha iniziato a messaggiare con l’amica del cuore, è andato al passaggio  a livello, si è tolto le scarpe ed ha aspettato che passasse il treno. E si è buttato.

Come spesso accade, lo ha fatto con una lucidità impressionante. Un mese prima aveva scritto su Facebook: il mio ultimo mese di vita. Poi ha preparato la lettera. E ha mandato numerosi sms. Tutte richieste d’aiuto inascoltate.

Un trauma per il paesino di 1000 abitanti. Troppo forte per non mettere i brividi a tutti i genitori dei suoi compagni di classe che con D. giocavano a calcio e uscivano al sabato sera. Allora è successo qualcosa, il giorno stesso del funerale. Il sindaco del paese, mio coetaneo, ha chiesto ai ragazzi di vedersi. Si sono incontrati ed è stato straziante, poi di nuovo e hanno deciso di uscirne fuori.

Il sindaco si è attivato, ha contattato degli esperti ma, alla fine, è stata una regista teatrale ad essere accolta dai ragazzi. E lei ha lavorato con loro per un anno, tutte le settimane, cercando un varco che li facesse uscire da quell’inferno, da quell’inverno. I ragazzi, chiusi come solo i montanari sanno essere, hanno faticato, e tanto, tutti sulle difensive. Alla fine la chiave è stata la musica: canzoni scelte da loro, testi che dicevano le loro emozioni, le loro paure, le loro sconfitte, i loro sogni. Venerdì, nelle strade del paese, proporranno agli adulti il loro spettacolo che, in realtà, è un percorso di elaborazione collettiva  del lutto , un inno alla vita, una ricerca di senso.

Una settimana fa è stata la regista a chiamarmi: “Vorrei che li incontrassi, e poi i genitori, come sai fare tu”. Tentenno: a che titolo vado? Che dico? Accetto, alle domande risponderò dopo. 

Eccomi qui, con la lettera in mano, mentre i ragazzi scherzano e mangiano grosse fette di pizza.

Il sindaco, alla mia destra, ancora mi ringrazia per l’incontro, manifesta la sua preoccupazione, ma anche la speranza per quei ragazzi, uno dei quali è suo figlio. Sì, ce la possono fare, gli rispondo, l’importante è che trovino adulti che li aiutino a sognare, che li amino come sono, che liberino la loro anima. Il titolo dell’incontro di stasera dice molto:  La straordinaria anima dei giovani.

Category: Incontri

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54 comments

  1. solo chi sa sognare puo’ indicare la strada dei sogni.

    indicarla a chi non riesce piu’ a dormire o ha paura di lasciarsi andare al sonno… e alla speranza e alla vita diversa che ogni risveglio porta con se’.

    credo che tu Paolo, e il sindaco e la regista sappiate sognare.

    grazie per esserti lasciato coinvolgere e per coinvolgere noi ora cosi’,

    (anni fa, avevo circa 20 anni, ho perso anche io qualcuno che e’ ancora negli affetti di molti e Dio solo sa perche’ queste cose possano accadere cosi’ in un bel giorno che per molti sembra normale e per altri invece non lo e’ : l’eterno riposo per tutti)

  2. Io credo che i giovani abbiano bisogno di vedere, vedere adulti sapienti che percorrono la propria stada con convinzione. Adulti capaci di indicare la via da percorrere senza trovare per loro soluzioni facili. Adulti che li affianchino nel loro cercare, che siano con loro cercatori.
    Hanno bisogno di esempi concreti e di poche parole.

  3. Nel mio lavoro mi accorgo tutti i giorni che tanti ragazzi sono SOLI, non nel senso che non hanno familiari o amici o compagni intorno, ma perchè non hanno un riferimento, non sanno a chi guardare, sono proprio pecore senza un pastore…e lo dico con affetto. Quelli nelle situazioni peggiori sono davvero delle vittime degli errori e delle scelte (o non-scelte) degli adulti che hanno popolato la loro vita. A 14 anni qualcuno ha già visto di tutto….anche una mamma che vuole ucciderlo o abbandonarlo. Mi chiedo spesso che adulti verranno fuori da tutte queste solitudini, da tutta questa fragilità. Cerco di far passare in qualche modo il valore dell’impegno personale, della fatica per raggiungere un obiettivo. Cerco di motivare e di spingere. Cerco. Chissà se serve, di certo non è abbastanza……. Il Signore ci accompagni nel nostro viaggio con loro.

  4. Una lettera straziante, perchè l’ha fatto? Non si sa….poco importa saperlo, ma se si confidassero c’è sempre l’aiuto, almeno spero.

  5. Non più di due anni fa, la stessa cosa, qui in pianura, vicino al mare, in una ridente campagna. 11 anni, un testamento, le indicazioni di dove essere sepolto “vicino al nonno”, la felpa con cui essere vestito.
    Il dolore prepotente che ancora assale i coetanei, gli adulti tutti (educatori, insegnanti, catechisti, genitori…) che non si erano accorti di niente, che non hanno saputo leggere i vaghi segnali che veniveno lanciati. Chiedo al Signore orecchie attente, cuore vigile, mani libere per aiutare.

  6. Non era il primo cadavere che vedevo …
    … non sarebbe stato l’ultimo … ma nessun’altro si è scolpito così a fondo nella mia coscienza.
    … Era mattina presto, novembrina, milanese … il peggio che possa esistere tra nebbia, freddo ed umidità che penetra fino alle ossa … il tutto condito da smog che si appiccica fisico e maleodorante a tutto ciò che trova.
    Dovevamo smontare, il cambio era in ritardo, come sempre … così il servizio lo prendemmo noi.
    La stazione era semi deserta … il gruppetto dei compagni di scuola … muto in un angolo della banchina … unito in un unico grumo di terrore e sgomento ….
    Lei aveva 15 anni …. ed il corpo era sparso lungo duecento metri di binari.
    Cercammo i pezzi, uno per uno, coprendoli con teli bianchi in attesa della polizia e di tutto il circo in divisa …
    Il macchinista del treno quando non tremava piangendo raggomitolato ai margini della stazioncina, vomitava convulsamente … saliva, bile, terrore …. che il resto lo aveva già rimesso tutto.
    Arrivo’ la madre …. svenne, si riprese, svenne ancora … chiamava un nome… rispondevano il freddo ed il vento …
    Feci portare via il macchinista … e poi la madre … noi rimanemmo … onere ed onore della squadra che arriva prima …. per ultima se ne va ….
    Uscendo avvicinai il gruppetto dei ragazzi … incrociai i loro sguardi … senti ancora più freddo di quanto quella maledetta mattina non facesse .. una sola frase ripetevano come un mantra, una sola frase rimane … “l’ha fatto veramente”.
    Rientrammo senza parlare …. ci salutammo con un silenzio denso …. dopo la doccia ed il cambio abito tornai in quella maledetta stazione … lavorano quelli in divisa grigia e blu … ed in tute bianche … la banchina era deserta … c’era solo un piccolo mazzo di fiori … quelli belli e disperati … che crescono selvaggi contro ogni logica sulle scarpate ferroviarie … accanto ad una scarpina da ginnastica, rosa.
    Trovai un angolo e vomitai tutta la tensione … poi, finalmente piansi!

    Accadeva un novembre di molti anni fa …

    ———————————————————————————-

    Nonostante i miei quasi quarant’anni, i miei quasi tre figli, il lavoro in giacca e cravatta e tutto il resto …. non ho ucciso il ragazzino “street punk – oi!” che ero 25 e passa anni fa.

    Io so benissimo perchè questi ragazzi si uccidono … e lo capisco .
    La cosa realmente incomprensibile è perchè non si ammazzino gli adulti … quelli invocati anche qui come ferrei riferimenti , saldi esempi, porti sicuri , ausiliatori perfetti.

    Facile da una poltrona/piedistallo dire … se mi cerchi son qui … se hai bisogno chiama ….
    … Comodo …. comodo ed inutile …

    Caro adulto … o alzi il flaccido deretano e scendi nel pozzo maleodorante a cercare di afferrare e salvare (ma ne sei capace??) chi puoi, come puoi …. diversamente rimani dove sei che tanto aiuto non te lo chiede nessuno … !

    Domandarsi “perchè l’ha fatto”” è la prima dichiarazione di sconfitta … invocare la litania “o tempora o mores” è il suggello alla propria condizione di morti viventi … che parlano senza sapere, intorno ad atti di insensata bellezza compiuti da veri viventi ….. non più tra noi.

    Salùt

    Janus

  7. si chiama depressione, e’ una malattia molto diffusa ormai,
    e puo’ portare al suicidio.
    ha delle cause,
    si puo’ curare.
    (se qualcuno se ne accorge se a qualcuno importa.
    se qualcuno che soffre sta a cuore ad altri accanto.)

    meglio sarebbe non arrivare ad ammalarsene,

    Franca, io vedo gia’ delle generazioni adulte cresciute come i ragazzi di cui parli, queli che hanno gia’ visto tutto… e chssa’ poi domani quando crescerano anche i tuoi e tutti gli altri… , e’ vero… preghiamo e lavoriamo come fai, come facciamo, nelle nostre realta’.

    Janus auguri per il tuo “quasi” terzo figlio!

    buona giornata a tutti

  8. credo che i ragazzi facciano fatica a trovare adulti che VERAMENTE si curino di loro. li etichettano come pigri (e spesso è vero) ma poche persone dedicano tempo ed energie (e pazienza …) per stare con loro. le comunità cristiane devono investire (tempo soprattutto) nei ragazzi. nessuno è perduto, il vangelo ce lo insegna ….

  9. Noi abbiamo trasformato questa vita, questo mondo in un labirinto e ci sorprendiamo quando i nostri giovani, i nostri figli si fermano e non riescono ad andare avanti. Gli diamo qualche altisonante istruzione……quanti di noi si fermano e li prendono per mano, anche per un breve tratto, per trovare la strada? Non stupiamoci se qualcuno vuole uscire! Chi ha fede, ha l’ esempio: CONVERSAVA con LORO lungo il CAMMINO…….

  10. @ Vera.
    Cara amica non credo che la soluzione sia avre il DSM alla mano e le pastiglie giuste nel cassetto.
    mi piacevi di più quando parlavi di sogni … con la consapevolezza che possono esser anche incubi …

    @Farizio.
    Credo si sia trovato l’imbocco del sentiero …. ora basta riflettere sullo spirito e sul modo con cui si decide di percorrerlo.

    Ciùz.
    Janus

  11. Ciao Janus, e chi ha smesso di sognare? !;-)! Dai! Vogliamo capirci, ogni tanto, parlando… O forse e’ meglio che andiamo tutti a nanna?! 😉

    (se qualcuno se ne accorge se a qualcuno importa.
    se qualcuno che soffre sta a cuore ad altri accanto.)

    Non mi piacciono i farmaci, (e non mi riferivo solo a quelli… servono diversi tipi di aiuto a chi sta davvero male o progetta di uccidersi) e nemmeno mi piacciono le soluzioni della medicina “cosiddetta tradizionale”.
    L’ho detto proprio qui mille e mille volte! La miglior medicina e’ l’amore, sempre, per se’ per gli altri; la consapevolezza di se’ e degli altri; e il prendersi cura di se’ e degli altri.
    E mi rendo conto pero’ che chi arriva al gesto estremo di uccidersi… puo’ darsi che davvero abbia bisogno anche di “altro”, almeno in prima battuta, oltre che di amore.
    – Posso sognare restando coi piedi per terra vero?! Sano realismo, permettimelo! 😉 –
    Perche’ la depressione si sa, arriva per gradi, e nasce quasi senza che ce ne accorgiamo.
    … e un giorno…
    … e una madre si uccide, ad esempio, lasciando il proprio bambino di 8 anni che piange… e piange … e marito e familiari e comunita’ che restano li’ a sentirsi tardi in colpa … (o a fregarsene?! O storditi… scioccati, giustificandosi o realmente cor-responsabili di cio’ che e’ successo…) e quante storie vuoi che ti racconti?
    Storie con cadaveri “puliti” ma pur sempre cadaveri.

    Chi si uccide non ha piu’ motivo di vivere. Ovvio. Non ha trovato amore e affetto o comprensione o ascolto o qualsiasi altra cosa per cui valga la pena continuare a vivere, ripeto qualsiasi altra cosa…, non ha nulla piu’ che lo leghi a nulla, desidera solo terminare una situazione intollerabile.
    Siamo d’accordo, credo, su questo.
    E non chiediamoci perche’ questo accada, se non vuoi… o chiediamocelo se vuoi…
    ? Perche’ non e’ forse evidente che
    meglio sarebbe non arrivare ad ammalarsene ? e come si fa?! ?

    Noi uomini puntiamo sempre a star bene. Ovvio. Al meglio!!! E’ naturale. Ma non sappiamo cosa sia questo meglio… e le realta’ che gli uomini vivono… superano ogni immaginazione umana. Ci sono schiere di persone quasi “condannate” e “predisposte” ad ammalarsi di “depressione” nei suoi vari gradi… e come mai?!

    “Dormire, e sognare forse…” nobili parole famose, e magari poi i sogni fossero gia’ degli incubi! saremmo a un buon punto della risoluzione dei problemi irrisolti che un animo sconsolato e solo racchiude dentro di se’!
    Il punto e’ che abbiamo perso la chiave. La combinazione del lucchetto (il filo del labirinto?!) per capirci noi stessi per conoscerci per comprenderci per ricordarci di noi … quella porticina che dal blocco per appunti del comodino ci ricorda, sotto il sole del giorno, le nostre peripezie notturne. I nostri sogni! E chi siamo e chi vorremmo essere… e di cosa abbiamo bisogno per sorridere e per piantare il sogno della notte seguente accanto al cuscino nostro e dei nostri cari… innaffiandolo di lacrime e preghiere se occorre…
    E vederlo crescere al sole e alla pioggia fresca delle molte mattine ancora da vivere piene di nuove creative e vitali speranze. …
    C’e’ gente che non sa piu’ sognare per davvero, ne’ quando dorme, e neppure quando sta sveglia! Gente che ha gia’ il cassetto pieno di medicine e di varie pasticche… e vuoto stra-vuoto di sogni. E allora: o smette di vivere, o vive morendo, o muore del tutto!
    Gente che non sa chi e’ e perche’ e cosa fa la’ dove si trova. E per questo decide di andarsene. Perche’ la speranza, spesso, e a dispetto dei proverbi, muore prima di noi.
    Muore prima di chi ha deciso di volersi far morire.

    E per quanto si sia disperati… spesso si lasciano scie di dolore rintracciabili e ripercorribili ma solo da passi attenti e da cuori all’ascolto… e se non siamo abituati a parlare di noi, se non abbiamo nessuno con cui poter parlare di noi, del profondo di noi, e seppelliamo ogni nostro desiderio nel buio della disperazione… tuttavia forse lasciamo intravedere piccoli o grandi segni di malessere. Lucine scintille di richieste di aiuto…
    Piccoli razzi di SOS che partono e che scoppiano da soli nel cielo vuoto delle nostre incomprensioni e dei notri egoismi quotidiani…
    E’ da quelli appelli silenziosi che occorre partire quando ci si accorge che qualcuno potrebbe aver bisogno di aiuto di ascolto o di altro…
    Certo, sono sicura che nelle nostre famiglie parliamo e ci scontriamo… litighiamo e poi facciamo la pace! e ci perdoniamo dal profondo di noi… ma se cosi’ non fosse prego e sogno che cosi’ accada. Lo sogno per noi, e per i nostri figli.

    Il resto sui sogni dopo. Sono pane per me! : io vivo di sogni. (anche coi piedi per terra)

  12. @ Vera ….
    … calma …

    Non confondere i piani … stiamo parlando di ragazzi, di giovani …. la tua riflessione è più adatta agli adulti …

    … sono mondi diversi, universi differenti … per sogni, impegni, speranze, paure, passioni ….

    Io non credo alla depressione … manco per gli adulti … non amo la tendenza a medicalizzare anche l’anima e lo spirito … in ogni caso se, tirando per i capelli la cosa … possiamo parlare di depressione per gli adulti … per i ragazzi a mio avviso siamo proprio fuori strada … vale più appunto, quello che suggerivo … una strada fatta di polvere di stelle e sogni …

    Ciao

    Janus

  13. No, Janus, di depressione – purtroppo – si ammalano pure i bambini piccoli! e che tu lo voglia accettare o no, purtroppo accade sempre piu’ spesso… e non gia’ solo i ragazzi, o gli adolescenti o i giovani gli adulti e gli anziani…(non stiamo parlando di infarto!… o di malattie prorpie di determinate eta’… ma parliamo appunto di qualcosa che e’ corpo e mente insieme… lungo tutto l’arco della vita) e di depressione pensa, si ammalano persino gli animali domestici… e non sto scherzando.
    Non si tratta poi di “medicalizzare” ma di riconoscere che esiste una situazione diversa da quella considerata “nella norma”..

    meglio non ammalarsi di queste cose, e meglio piuttosto urlare la rabbia la paura l’ansia e i desideri… meglio sognare, certo, lo so.
    meglio curarsi con le risate e coi sogni tutti insieme certo,
    meglio dare un senso a cio’ che ci sembra che senso non abbia
    meglio affidarci a Dio quando ci sembra che tutto sia finito che nessuno ci ama che nono siamo niente o presiosi per nessuno,che non ci sia nulla da fare qui per noi … meglio non disperare ma sperare sognando oltre ogni speranza.
    le stelle mi vanno benissimo.. allora chiediamo a Dio che le ha create di svelarci il nome di qualcuna proprio mentre sogniamo e di ricordarne l’eco da svegli.
    ciao Janus

  14. @ Vera …

    … come vuoi tu …. cosa ti devo dire …

    … se credi che l’approccio giusto sia considerarli malati … così sia …

    Io rimango della mia idea, ma non per puntiglio, semplicemente per l’esperienza diretta e per i frutti che un approccio diverso mi permette di raccogliere tutti i giorni ….

    Ciao
    Janus

  15. “Odio il mio corpo, odio il mio carattere, odio tutto quello che sono”.

    Qualunque adolescente potrebbe pronunciare queste parole, forse le abbiamo dette o pensate pure noi anni fa guardandoci allo specchio!
    Ma non qualunque adolescente giungerebbe per queste a togliersi la vita.

    Persone non “malate” nel senso della medicina tradizionale, ma non- equilibrate “fuori dalla norma” malate di “qualcosa che manca” o non ha adeguato equilibrio,
    La malattia intesa come alterazione stato di crisi turbamento, da cui certo si puo’ uscire…
    a patto di riconoscerla e affidarsi a qualcuno che sappia cosa fare.
    A chiunque possa fare qualcosa: amare pregare ascoltare coinvolgere sedersi in silenzio e aspettare esserci ridere giocare avere tempo e attenzioni e piangere insieme quando serve se serve senza vergogna piangere insieme.
    I nostri ragazzi sono gia’ figli di altri eterni ragazzi (di quelli dei quali ti chiedi anche tu come fanno a non ammazzarsi loro stessi piuttosto… ) e chi puo’ o e’ in grado di educare o condurre chi certe volte e’ un bel problema.
    e vediamo il paese che fine sta facendo… a tutti i livelli.
    Ma questo e’ ancora un altro problema.
    ora vado a sognare. Buonanotte Janus, e sogni buoni anche a tutti.

  16. No Vera, no … tutto sbagliato …
    …. almeno per la mia esperienza …. tutto sbagliato.

    Comunque sia … se tu con questo approccio stai conducendo percorsi fruttiferi con alcuni adolescenti … beh … ottimo!

    Io son sempre dell’idea che siano i frutti a determinare la bontà o meno della pianta.

    Io vado avanti per la mia strada …. e non li considero malati … anzi !!!
    …tu vai pur avanti per la tua.

    ‘Notte.

    Janus

  17. Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo,
    di oggi 7 giugno 2012:,

    “Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
    se perseveriamo, con lui anche regneremo;
    se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
    se siamo infedeli, lui rimane fedele,
    perché non può rinnegare se stesso.

    Richiama alla memoria queste cose, scongiurando davanti a Dio che si evitino le vane discussioni, le quali non giovano a nulla se non alla rovina di chi le ascolta. Sfòrzati di presentarti a Dio come una persona degna, un lavoratore che non deve vergognarsi e che dispensa rettamente la parola della verità.”

    Quanto e’ vera questa Parola di oggi: basta discutere, fa male.
    Buona giornata, Janus 😉 e buona giornata a tutti.

    E Auguri al Blog per ieri, grazie Jenny!

  18. “Domandarsi “perchè l’ha fatto”” è la prima dichiarazione di sconfitta … invocare la litania “o tempora o mores” è il suggello alla propria condizione di morti viventi … che parlano senza sapere, intorno ad atti di insensata bellezza compiuti da veri viventi ….. non più tra noi.”

    Scusa, Janus, io non capisco niente, ma chiamare “atti di insensata bellezza” il suicidio di un ragazzino mi fa impressione.
    Posso un po’ capire i pensieri di quel ragazzo, li ho fatti anch’io da ragazzina, ma di bello in quell’immensa angoscia e dolore non c’era proprio niente. L’unica cosa che mi ha trattenuto, per fortuna è stata la mia “sensata vigliaccheria” e incontrare un adulto che finalmente aveva voglia di ascoltarmi e di farmi sentire che anch’io avevo diritto di esistere.
    Per questo oggi, da adulta e vecchia maestra, la mia attenzione particolare va a quei bambini più difficili, problematici, che gli altri prendono in giro e non lasciano mai entrare nel gruppo…. può bastare? Non credo. Alle spalle ci sono sempre famiglie che non si accorgono (non certo per colpa loro) o che non vogliono vedere…. parola di 40 anni di esperienza come insegnante elementare.

  19. ….@Lucia 1

    Cara amica … è per il “raggazo” un atto di bellezza … disperata, ma di bellezza …. un atto di vita, non di morte …

    Per noi adulti, solo un atto di insensatezza ….

    Occorre vedere il mondo con i loro occhi …
    … per capire.

    Ciao
    Janus

  20. non è passato troppo tempo da quando ero una ragazza anche io. Mi ricordo abbastanza di quel periodo.
    Ho vissuto un periodo di quelli che possono portarti a fare quel gesto…che non ho fatto.
    L’unica cosa che desideravo era addormentarmi per non svegliarmi più.
    Non ricordo di averci visto nulla di bello in un gesto disperato, o nel morire. Solo la speranza che tutto quel dolore potesse finire.
    Ce l’avevo con me stessa, più che altro, non mi ritenevo perdonabile, recuperabile. Non valevo a nulla, non ero capace di fare niente. E non desideravo più nulla, solo non essere più.
    Ne sono uscita, quando ho sentito che una persona aveva fiducia in me, nel momento in cui io non ne avevo affatto.
    Mio fratello ha creduto in me, che potessi farcela e mi ha piano piano aiutata a fare un passetto alla volta..
    Io non sapevo da dove iniziare, visto che tutto era da ricominciare, troppo…
    Ho iniziato, e a poco a poco sono risalita.

    1. @ Laura carissima, quante volte mia figlia a pensato di farla finita….x fortuna si confidava con me e con il suo papà, tante lacrime ho versato…tanto ho pregate perchè questa figlia tanto desiderata non compisse quel gesto. Grazie Laura, saluti a tutti, pregando sempre x tutti!

  21. D. ha tolto le scarpe……….perchè ha tolto le scarpe?

    “I miei calzari leverò, su questo Santo Suolo……….”

    Ha voluto oltrepassare il confine dell’altra vita quasi in silenzio, con rispetto e nello stempo tempo con determinazione anzi per forza!

    Caro D., io sono certa che se tu avessi la possibilità di ritornare indietro, non rifaresti più quell’atto di disperata bellezza!

    Sono certa che ora, dopo essere giunto a quella vita in maniera inadeguata e soprattutto impreparato, hai voglia di parlare ai tuoi amici, a tutti i giovani, anche ai meno giovani e dire: “carissimi, la vita è un dono di un valore inestimabile, per questo cercate di viverla nel modo migliore possibile, amando e rispettando, tutti i giorni della vostra vita, non solo voi stessi, ma in egual misura anche i fratelli, siano essi belli brutti, buoni cattivi, ricchi poveri………..! Il vostro compito è solo quello di vivere nell’amore,non quale libertinaggio,ma quale ideale di vita. Sarete così tanto impegnati da non avere neppure il tempo di pensare ad altro. E soprattutto pregate per me, perchè anche se il Signore mi ha perdonato, ho ancora bisogno di molte preghiere! Io da me stesso non posso far nulla, posso però pregare per voi, e lo farò.

    In qualsiasi circostanza siate pazienti, perseveranti, forti e coraggiosi.
    Vi voglio bene e vi sono vicino come non mai il vostro caro amico D.

  22. Che bella testimonianza, laura! Grazie davvero! Dovremmo imparare da tuo fratello ad accogliere le persone come ha fatto lui con te, a donare loro fiducia sempre….agli adolescenti, ai nostri alunni, ai nostri figli, amici e nemici. L’amore cambia le persone radicalmente e Laura è una testimonianza vivente. Ce ne fossero di persone così.

    1. sono grata a mio fratello, e alle persone che sono state significative nella mia vita. E al Signore che mi ha donato di incontrarle.
      Il punto è imparare a stare vicino alle persone che incontriamo.
      Una frase di papa Benedetto nella sua omelia di ieri a Roma per la Solennità del Corpus Domini mi sembra molto significativa:

      “Per comunicare veramente con un’altra persona devo conoscerla, saper stare in silenzio vicino a lei, ascoltarla, guardarla con amore. Il vero amore e la vera amicizia vivono sempre di questa reciprocità di sguardi, di silenzi intensi, eloquenti, pieni di rispetto e di venerazione, così che l’incontro sia vissuto profondamente, in modo personale e non superficiale.”

  23. @ Lucia 1; @ Laura

    Care amiche grazie!
    Siete arrivate al dunque.

    Non avete trovato bellezza nel suicidio … ci avete pensato, come tutti gli adolescenti …. ma avete trovato il modo, la via, la persona per scovare bellezza e vita altrove … intanto dentro voi stesse …

    Ecco il succo è questo.
    Il sentirsi inadeguati nei confronti del mondo, indifesi davanti alla vita ed alle sfide del futuro … è uno stato spirituale della giovinezza, non una condizione patologica del singolo ragazzo…
    Ecco perchè ho detto che DSM e diagnosi non servono con i ragazzi.

    E’ un’ etat d’esprit… non una malattia.
    Assieme a dolore, angoscia e paura, si nascondono anche la forza e gli strumenti per crescere.

    Il punto sono quei ragazzi che che vedono invece nel suicido un atto di bellezza … ed infatti si uccidono.

    Il D. di Paolo, la ragazzina che ho raccolto io lungo i binari di quella stazione …. erano settimane, se non mesi che pensavano a quel momento.
    Lo avevano pianificato in ogni dettaglio…. e comunicato scritto … detto.

    Ci pensavano giorno e notte … se lo erano figurato in mille maniere diverse fino a scegliere quella che gli era sembrata migliore, più bella.

    Conoscevano il posto , avevano visto cento volte il treno …
    … avevano sentito già cento volte le vibrazioni della locomotiva che arrivava, il vento che gli sferzava il volto, avevano già sentito sentito il cuore battere più veloce, le pulsazioni aumentare, il sangue pompato nelle vene, la pressione alle tempie, il fiato farsi corto … la vita fluire forte …
    si erano visti cento e cento volte in volo , leggeri, finalmente liberi … in pace, in silenzio.

    Quell’atto ha cominciato a prendere forma e vita … una vita ed una forma che potevano governare loro, gestire loro, definire loro.
    Ai loro occhi la cosa aveva bellezza … forza, vita …
    tanto che quel gesto non è rimasto, un pensiero od una possibilità come per gli altri coetanei è diventata una necessità.

    Spero d’essermi spiegato.

    Aggiungo solo che il dolore e la difficoltà che questo post ha evidenziato … mi hanno fatto comprendere ed apprezzare ancora di più il motivo per cui il Signore ha suggerito alla Chiesa di non occuparsi dei suicidi.
    Ogni parola, ogni frase nell’omelia sarebbe effettivamente fuori luogo .. vana, se non franitendibile.
    Credo sia un atto d’amore e pietà verso noi che restiamo … come a dirci “lasciate stare … a questi ora penso io direttamente … che voi in vita non ci siete riusciti …”

    Salùt
    Janus

    1. Come sempre sto alla porta e osservo. Condivido a voce alta. Cerco luce e speranza, specialmente in situazioni come questa. Ho letto con rispetto le vostre annotazioni e vi ringrazio tutti. Una riflessione semplice: i giovani hanno una straordinaria anima ma solo se incontrano degli adulti che l’hanno scoperta.

      1. L’anima straordinaria i giovani l’hanno sempre e comunque, ma spesso non sanno di averla e non credono sia possibile. per questo hanno bisogno di adulti che credono in loro, che sappiano aiutarli a scoprirla dentro di loro. Grazie a tutti per le annotazioni

      2. E’ vero Paolo.
        Anch’io li ho incontrati questi adulti, ma non sempre hanno scoperto la mia anima.
        Nessuno ascolta, tutti parlano e basta.
        Credo sia un ministero quello dell’ascolto.
        E bisogna essere in silenzio dentro.
        Io ci provo nel mio piccolo perché ho sofferto tanto per questa mancanza e allora faccio il contrario con gli altri: ascolto.
        Se i giovani non parlano …
        si possono provocare un po’ 🙂

      3. Vero, Paolo! Adulti che sanno tirar fuori il bello che ogni ragazzo ha dentro di se. Persone che non giudicano ma aiutano a crescere perchè ti accettano così come sei…mi ricorda qualcuno!
        Mi sento fortunata, perchè di persone così nella mia vita ne ho incontrate, proprio quando ne avevo bisogno.
        Ma l’incontro più importante poi è stato quello con Lui, ed è bellissimo, perchè è proprio così che ci ama, così come siamo, senza giudicare, dandoci fiducia, liberando la nostra anima…

    2. Ti sei spiegato bene, Janus.
      Sono con te sul non considerare genericamente malattia quella crisi, che può essere occasione di crescita.
      Non condivido il pensiero sulla bellezza di certi gesti…e mi spaventa che qualcuno possa ritenere bello un gesto disperato, perchè quello che consideriamo bello lo cerchiamo. Allora la conseguenza è immaginabile…e infatti come dici tu c’è chi pianifica tutto nei dettagli, e alla fine lo fa.

  24. Cari amici,
    solo per dovere di cronaca,
    “Atti insensati di bellezza” non è farina del mio sacco, ma il titolo di un bel libro di George McKay sulle controculture giovanili.
    A chi interessa l’argomento … lo consiglio vivamente.

    Alla prossima.
    Janus

  25. Non siamo in grado di comprendere la “bellezza” di cui parla Janus, semplicemente perchè non siamo noi a meditare sul suicidio e sopratutto a realizzarlo. Solo chi pensa ad un gesto così estremo e poi lo realizza, è convinto di aggiungere bellezza alla sua non-vita, alla morte.

  26. Secondo il mio modesto punto di vista, pensare e realizzare un gesto così estremo quale la morte non aggiunge bellezza alla sua non-vita, ma semplicemente passa dalla sua morte alla sua non-vita effettiva.
    E qui, sinceramente, non so quanta bellezza ci possa essere!

    I giovani, davvero, sono delle anime straordinarie se riescono ad inserirsi nella bellezza della vita; essi stessi sono vita da se, per se, per gli altri se riescono a cogliere il significato di questa vita!
    E affinchè non si smarriscano lungo il cammino, hanno bisogno di qualcuno (in questo caso Paolo, il sindaco,la regista) che li guidi nell’oscurità per farli giungere alla luce; alla Luce Vera della Vita, alla Vita stessa qui e dopo!

  27. La bellezza è vista in funzione di chi vede la propria fine come bella. E’ il punto di vista che cambia. Non posso dire “bella” qualcosa che non mi piace. Solo se desidero immensamente qualcosa aggiungo questo aggettivo. Per chi desidera la morte, essa appare “bella”, parimenti chi desidera la vita essa appare “bella”.

  28. E’ giusto ciò che dici Barth! E’ un pò come dire : “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”!

    Però, la morte, che come tu dici può apparire bella, e lo è, almeno per me che sono Cristiana e vedo la Vita oltre la morte; e sempre per me che Credo in Dio e ho il “Santo Timore di Dio”, non lo è se cercata e voluta come gesto estremo compiuto da me stesso.

    Da Cristiana convinta, praticante, che crede e professa il Vangelo, (tu non so chi sei e in cosa credi), ti dico che inizialmente non era neppure permesso fare entrare la salma del suicida in Chiesa per la benedizione, figuriamoci per onorarla con la Santa Eucaristia; ma poi si è creduto, giustamente, che noi uomini non siamo in grado di giudicare e si è pensato di rimettere tutto alla Misericordia di Dio!

    E ciò che Dio fa, noi non possiamo saperlo….!

  29. Sono un cercatore di Dio e sono profondamente impegnato in questa affannosa ricerca. Continui a porti dal tuo punto di vista. Se tu decidessi di farla finita il gesto estremo assume, per te, “un’assoluta bellezza” (l’ho messo tra virgolette). Non stiamo discutendo se la morte è bella o brutta, se chi se la procura da solo è peccatore oppure no.
    Janus ha voluto sempliecemnte sottolineare che per questi ragazzi, intorno ai quali c’è vuoto assoluto, la fine della propria vita appare bella (la panacea di tutti i mali). Allora la sognano e spesso passano dai sogni alla realtà, con estrema ed assoluta lucidità.
    Tutto qui, io aggiungerei anche questo: ma quanti Paolo, Sindaco, regista ci sono per loro? E poi perchè scomodare persone estranee ai nostri ragazzi, quando ci sono i genitori.
    Siamo noi i primi educatori dei nostri figli, siamo noi che trasmettiamo loro valori, siamo noi che dobbiamo percepire i piccoli segnali, che loro mandano, se vogliamo assolvere degnamente a questo compito.

  30. Sono sempre d’accordo con te su tutto! tranne che: ” Se tu decidessi di farla finita il gesto estremo assume, per te, “un’assoluta bellezza”; anche se sono d’accordo su questo, quale ipotesi, penso che ai ragazzi, ai nostri ragazzi, non bisognerebbe mai presentare questo tipo di ipotesi; a meno che non siamo assolutamente certi della loro singolare “Fermezza!”

    Con affetto, michaela.

  31. Cari amici, siamo nati per vivere, e la morte e’ una tappa della vita eterna, che arriva al tempo suo. Prima di essa, se Dio vuole e noi vogliamo, abbiamo tante cose da fare!… conoscere noi e Dio e gli altri, e gioie e dolori. Tante cose belle, e pure brutte! Facili e difficili.

    Ho detto basta discussioni!!! Lo so! ok!, e pero’ aggiungo ancora qualcosa su questa faccenda della “morte bella” che mi sembra un po’ esagerata davvero!
    Non parlo di giudizi sull’atto del suicidio in se’. O sulle persone che si uccidono, per carita’!
    A tutto questo (e a me pure) ci pensa Dio e solo lui. Ci mancherebbe!
    Pero’ scusatemi, il relativismo dei nostri giorni, e pure intorno alla morte, mi sembra davvero troppo! e siamo sempre a dirci che va tutto bene che ognuno sceglie e decide… che sono fatti suoi ecc ecc … e ci devono andar bene tutti comportamenti e atteggiamenti e credenze e … bene tutti gli abbigliamenti e bene tutto e tutti … e non si sa bene piu’ cosa puo’ essere bene o male, o cosa e’ o si possa davvero dire bello e brutto in maniera piu’generale!!
    La “sorella morte” e’ bella al tempo suo, che non e’ quello che mi do da sola!
    La morte non e’ “bella” perche’ essa “piace” a chi si uccide! … forse piuttosto lo e’ perche’ e’ l’unica alternativa possibile per chi decide di uccidersi partendo da un vuoto di alternative intorno.
    Alternative di affetti, di amore, di prospettive, di altro.

    Ed e’ senza dubbio vero che i primi educatori dei nostri ragazzi siamo noi! (ragazzi che hanno un’anima eccome, come tutti noi! ma la possono scoprire meglio solo vivendo accanto ad altre anime consapevoli…) e pero’, e’ vero pure che in alcune situazioni drammatiche, che conosco e che mi vengono im mente, quelle nelle quali i giovani sono maggiormente spinti o tentati dalla soluzione estrema del togliersi la vita… il loro “problema” (e spero che siamo d’accordo almeno su questo… che decidere di darsi la morte possa essere considerato un problema e non “una scelta”!… ) e’ nato, anche e soprattutto, nell’ambito di difficili situazioni familiari, e allora in casi come questi e’ piu’ che mai necessario l’impegno di persone “altre” come Paolo, la regista, … e il sindaco (tra l’altro in sindaco in questione e’ uno dei padri dei compagni di scuola del ragazzo morto!…)

    Il punto e’ che certe scelte che state chiamando “di bellezza” maturano molte volte in contesti difficili dove anche i genitori – forse – hanno bisogno di aiuto per se stessi (alla ricerca dell’anima noi tutti!) oltre che per i figli! L’amore puo’ tutto certo, e l’amore consapevole puo’ di piu’.
    Bisogna imparare anche ad amarsi. E non e’ semplice e naturale amarsi come Gesu’ ci ha amato: che e’ l’unico amore che da’ la vita…

    La vita, poi e’ bella anche quando e’ dura e difficile! Capita anche agli uomini che credono in Dio di desiderare la morte, anche nella Bibbia lo possiamo vedere, ma dal desiderio della morte, all’agire dandosi la morte, ci sono altri passi: come il lasciarsi andare dell’immaginazione che progetta e progettando realizza e anticipa la realizzazione di cio’ che progetta. E si uccide.
    Se desidero tanto qualcosa e’ molto probabile che io la ottenga e se la progetto nei minimi particolari e’ ancora piu’ probabile che la realizzi. Si lavora cosi’, per visioni, anche per realizzare progetti di vita lavoro o di altro!
    Voler vivere e’ naturale, come e’ naturale la lotta per la sopravvivenza!, voler morire ripeto, e’ patologico. Non “bello”! … e non parlo di punti relativi di vista!

    Io so che nella storia degli uomini, in alcuni periodi epoche culture ci sono stati esaltazioni della morte o di molte altre cose sulla cui definizione potremmo magari anche metterci d’accordo!… molte persone che ho amato e ammirato – e che amo e ammiro ancora – si sono tolte la vita… anime straordinarie che hanno dato tanto all’umanita’- nella vita come nella morte – e altro forse avrebbero potuto dare e avere per se’…
    per se’ e per tutti.

    Vi riporto di seguito un passo di Giobbe, e’ da sensazioni e stati d’animo come quelli narrati e descritti che nasce, secondo me, il desiderio di morire… ma poi, e meno male, ci si rende conto di essere amati, e piccoli, e immersi in qualcosa di piu’ ampio e piu’ grande e buono… e si lascia fare a Dio che era prima di noi, e sara’ dopo di noi…
    …. per il resto, Dio abbia pieta’ di tutti. Chi resta non e’ migliore di chi si uccide: serve coraggio per vivere e coraggio per morire. E coraggio per agire e altro ancora per sognare.

  32. ecco solo Giobbe come promesso. lascio da parte altri esempi …
    Giobbe 3
    Allora Giobbe aprì la bocca e maledisse il giorno della sua nascita.
    E cominciò a parlare così:«Perisca il giorno che io nacqui
    e la notte in cui si disse: “È stato concepito un maschio!”
    Quel giorno si converta in tenebre, non se ne curi Dio dall’alto,
    né splenda su di esso la luce!
    Se lo riprendano le tenebre e l’ombra di morte,
    resti su di esso una fitta nuvola, le eclissi lo riempiano di paura!
    Quella notte diventi preda di un buio cupo,
    non venga contata tra i giorni dell’anno, non entri nel novero dei mesi!
    Quella notte sia notte sterile e non vi si oda grido di gioia.
    La maledicano quei che maledicono i giorni e sono esperti nell’evocare il drago.
    Si oscurino le stelle del suo crepuscolo,
    aspetti la luce e la luce non venga, e non contempli le palpebre dell’alba, poiché non chiuse la porta del grembo che mi portava e non celò l’affanno agli occhi miei.
    Perché non morii fin dal seno di mia madre?
    Perché non spirai appena uscito dal suo grembo?
    Perché trovai delle ginocchia per ricevermi e delle mammelle da poppare?
    Ora giacerei tranquillo, dormirei, e avrei così riposo
    con i re e con i consiglieri della terra che si costruirono mausolei,
    con i prìncipi che possedevano oro e che riempirono d’argento le loro case; oppure, come l’aborto nascosto, non esisterei, sarei come i feti che non videro la luce.
    Là cessano gli empi di tormentare gli altri.
    Là riposano gli stanchi, là i prigionieri hanno pace tutti insieme, senza udir voce d’aguzzino.
    Piccoli e grandi sono là insieme, lo schiavo è libero dal suo padrone.
    Perché dare la luce all’infelice e la vita a chi ha l’anima nell’amarezza?
    Essi aspettano la morte che non viene, la ricercano più che i tesori nascosti.
    Si rallegrerebbero fino a giubilarne, esulterebbero se trovassero una tomba.
    Perché dar vita a un uomo la cui via è oscura, e che Dio ha stretto in un cerchio?
    Io sospiro anche quando prendo il mio cibo, e i miei gemiti si spargono come acqua.
    Non appena temo un male, esso mi colpisce; e quel che mi spaventa, mi piomba addosso.
    Non trovo riposo, né tranquillità, né pace, il tormento è continuo!»

  33. @ Barth …
    …. pare tu sia il solo ad aver capito il senso della mia riflessione …. trascorsi punk anche tu ? 🙂

    @ Tutti
    Facciamo così … fate conto che non abbia detto nulla …

    Anzi Paolo, per cortesia … fai cancellare i miei interventi … te lo chiedo per cortesia. ….

    Per “istigazione a delinquere” e per “apologia di reato”. …. non che non mi sia mai capitato nella vita di risponderne … ma erano altri discorsi …

    Vi saluto

    PS
    Non so a te Barth … ma a me è sempre più chiaro perchè qualche ragazzo decida di farla finita … quanto meno è chiaro il brodo di non-comunicazione, il muro di incomprensione … in cui nasca e covi un sentimento come quello del suicidio giovanile … e non credo sia colpa di chi come noi ha cercato di entrare in quel gesto per condividerne l’abisso e la vertigine ….

    Janus

  34. Nessun trascorso……..mi sono sempre sforzato, per quanto mi è possibile, di immedesimarmi negli altri, per poter capire.

    Buon tutto Janus

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Article by: Paolo

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