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Restare cristiani

Arriva l’estate!

Apro il blog (alcune volte al giorno ma, come vedete, tendo a non intervenire nei dibattiti se non quando i toni si alzano troppo!) e provo a darvi alcune notizie di questi miei sei mesi. Ho piacere di condividere con voi alcune riflessioni e, perché no, qualche pezzo di vita reale.

La scuola di J è finita e mi sto preparando per l’estate che voglio passare quanto più possibile con la mia famiglia; a parte la parentesi in Israele (a luglio! Ci sarà un caldo!) cercherò di godermi un po’ di mare e molta montagna. Ma state tranquilli: anche se a ritmi ridotti troverete articoli sul blog, la riflessione la vangelo e i video. La Parola di Dio non va mai in vacanza!

Il 2011 è iniziato proprio bene: ho tenuto una trentina di conferenze, incontrato oltre 4000 persone e continuato a scrivere. Incontrarvi in giro per l’Italia è per me essenziale: mi aiuta a restare in contatto con la realtà e con i miei lettori. Non sapete quanto bene mi fa parlare con voi, conoscere le vostre storie, sentire che il Signore mi usa per dirvi qualcosa di bello (che burlone, Dio!). Invito ancora tutti a sostenere l’associazione Zaccheo anche dal punto di vista economico, un piccolo aiuto di tutti rende possibile il mio “lavoro” e il mantenimento delle attività (sito+blog+tutto!).

Come sapete è uscito il mio nuovo libro, questa volta per la Mondadori. Un libro leggermente diverso dagli altri che, in teoria, vorrebbe incontrare persone nuove per allargare l’annuncio. Vuole essere un tentativo nuovo per raggiungere le persone che stanno alla porta, spero che serva davvero a tale scopo.

A ottobre uscirà un libro già consegnato, per la San Paolo, il titolo dovrebbe essere “Sul dolore. Le parole che non ti aspetti” ed è una lunga riflessione sulla spinosissima questione del dolore. Non so come sia, ma è stato molto impegnativo, per me, scrivere cose non banali. Spero ne sia valsa la pena!

In estate metterò mano a un nuovo testo, in uscita in primavera 2012.

Tema… sorpresa!

Intanto vi abbraccio e vi auguro, per chi può, una buona vacanza.

Lasciatevi abbronzare l’anima!

Category: Diario personale

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139 comments

  1. Ciao Adriana, è difficile ma ci provo: tra gli esseri umani, al giorno d’oggi, non c’è più comunione, sempre di corsa, ciascuno per la propria strada; per andare dove? L’uomo crede di essere il padrone del mondo, non si cura di chi gli passa accanto, e il Vangelo, cos’è il Vangelo? roba d’altri tempi; Gesù è morto e sepolto, altro che Risorto! Gesù è solo storia!
    In questo buio totale in questa tenebra, come fa ad entrare quella luce che la Chiesa cerca con tutta se stessa di trasmettere?
    La forza, la volontà, il coraggio e l’amore con cui il Santo Padre Benedetto XVI comunica la Parola e il Messaggio Evangelico sono incommensurabili; per non parlare di tanti, molti Sacerdoti, Laici,Religiosi che compiono sforzi immani per portare la Verità, per portare Cristo.
    In fin dei conti, come si è detto altre volte, la Chiesa siamo noi e Paolo ci insegna “Gesu’ ci chiede di essere luce la’ dove viviamo!”.
    Siamo noi le gocce dell’oceano, come diceva Madre Teresa di Calcutta; allora? rimbocchiamoci le maniche e cominciamo ad essere noi i credibili!

  2. Ho letto il tuo ultimo libro, è vero, è fresco, abbordabile a tutti, tu dici che l’hai scritto per i lontani, ma quante volte capita anche a noi, che pensiamo di essere “cercatori” un pò più “vicini” di incontrare persone distanti e indifferenti a Dio che ci stuzzicano o che ci parlano dei loro problemi…..Io mi pongo molte volte l’interrogativo su come intervenire in modo accogliente e non bigotto, di come rispondere (o tentare) in modo da far trasparire la luce, il calore, la bellezza di Dio… e ti assicuro che il tuo linguaggio, la tua freschezza, la tua semplicità mi aiutano non poco, per me stessa ma anche per parlare di Dio agli altri.
    Grazie Paolo

  3. perchè siamo noi in prima persona a non essere credibili. Sempre colpa del politici, sempre colpa dei vescovi, sempre colpa di tutto….ma mai che iniziamo noi la via del cambiamento.
    🙂

  4. è appena passata la festa della Trinità. Detto in parole per nulla “teologiche” cosa rappresenta la Trinità se non due entità legate insieme da una Relazione (lo spirito)?

    io stesso mi metto in contatto con la mia interiorità divina, creo quindi una relazione. Ecco tre entità: io, l’interiorità e la relazione (spirito).
    Nel matrimonio non ci sono solo le due persone, ma c’è la relazione che le unisce formando una cosa sola.
    Stesso discorso tra due amici, due conoscenti…
    I vertici della Chiesa sono in relazione con i fedeli!
    Quante volte invece dimenticandoci della relazione che ci lega abbiamo preso una direzione sbagliata?

  5. Dico qualcosa anch’io a proposito della “incomunicabilità della Chiesa” che rispecchia molto bene quella fra le persone;
    e dell’ormai necessario (per me) impegno
    nella nuova evangelizzazione
    e nell’occuparsi seriamente dell’analfabetismo di ritorno.
    In Italia almeno.

    Gesù è morto e risorto per la salvezza all’Umanità (e dell’esistente tutto) per dare senso e salvezza a me, ai fatti della mia vita che senso non hanno, e salvezza altrove non vedono.
    Gesù è morto e risorto PER ME OGGI QUI!
    Il Kerigma! questo è l’annuncio che la Chiesa si tramanda da secoli!
    Messaggio che ha già in sé la forza divina per irrompere nei cuori e farli nuovi di vita nuova!
    (E che non è venuto mai meno durante i secoli pieni di storia umana, ed errori, anche della Chiesa)

    Io credo che ogni tempo abbia le proprie peculiarità e di sicuro da quando e dopo che è stata stampata la prima Bibbia,
    l’umanità è molto cambiata!!!…
    eppure io son convinta che siamo oggi davanti a nuove svolte epocali e decisive nella storia degli uomini: l’economia la globalizzazione le tecnologie… stanno facendo nascere nuove possibilità (buone o cattive dipende da noi!!! i mezzi sono neutri, più spesso li usiamo male!) che prima non si immaginavano, io che parlo a voi qui ad esempio… e solo ad esempio!
    (inimmaginabile questo quando ero una ragazzina)

    E in questa babele-frastuono di possibilità e di voci diverse…
    tutto diviene quasi relativo e passibile di opinioni diverse…
    anche il Messaggio cristiano!
    soprattutto quando è affidato a noi fragili incostanti accomodanti (ignoranti) cristiani!
    (e i nostri pastori a volte ci assomigliano!)

    Messaggio che, in più, fatica ad essere storicizzato attualizzato ed accompagnato presso le persone.
    D’altra parte come fare a parlare ad esempio di “transustanziazione” ad un adulto o ad un giovane che scrivono solo abbreviazioni insulse e stereotipate (e svilite di comunicatività) su piccole o grandi tastiere? e che non sanno già più i significati di molte bellissime parole italiane??…

    Efficacia della comunicazione:
    Se voglio farmi capire da un bambino gli parlerò con le parole che, io so, lui può capire!
    se parlo con una giovane universitaria uso parole buone per lei!
    sempre uso parole che siano vicine alle esperienze di tutti…
    (noi lo facciamo quotidianamente senza accorgercene…)
    se mi rivolgo ad una mamma, saprò bene come ottenere la sua attenzione!

    e quando parlo con persone che hanno lingue diverse dalla mia…
    a me capita, a volte, che non mi vengano in mente, in queste lingue, le parole che vorrei! quelle precise ed esatte dell’italiano! che direbbero così bene il mio pensiero!!!
    ed allora ecco che mi avventuro in faticose perifrasi (e gesti!)
    finché non ho una qualche certezza di essermi un po’ fatta capire,
    perché il mio obiettivo E’ farmi capire!….

    Ecco, secondo me la Chiesa, nella sua cattolicità e per farsi capire,
    ha bisogno di avventurarsi coraggiosamente sulle strade faticose di molte nuove perifrasi, – fatte non solo di parole!, ma anche di gesti! –
    e certo anche di un nuovo vocabolario comune e di modi buoni per parlare con tutti annunciando ancora e sempre il suo Vangelo, Messaggio di vita che ha già la sua FORZA!

    Occorre una lingua comune tra chi parla e chi ascolta, condivisa e senza interferenze! questo per cominciare, e in seguito si potranno riprendere le belle parole della tradizione tutta,
    ma in un contesto difficile come il nostro oggi, bisogna prima ristabilire contatti a tutti i livelli: psicologico, emotivo, culturale, esistenziale… tra la Chiesa e il popolo dei fedeli.

    perché le parole veicolano senso e fanno circolare significati:
    e noi, in mezzo a quali significati e parole siamo immersi?
    chi mi spiega cosa vuol dire sacrificio impegno croce senso civico sofferenza altruismo responsabilità…?
    oggi si preferisce parlare di piacere bellezza ricchezza spregiudicatezza giovinezza divertimento salute… ad OGNI costo presupponendo disimpegno e disinteresse per OGNI resto.

    Abbiamo svuotato la scuola il lavoro la famiglia la politica e la società di senso! (abbiamo permesso che accadesse)
    e così pure i rapporti fra le persone, fra di noi, divenuti quasi di solo interesse a vari livelli.
    La Chiesa si trova in mezzo a tutto questo e fa fatica pure lei!

    Occorre che invochiamo il Padre che ci mandi lo Spirito Santo nel Nome di Gesù!
    Occorre che noi per primi diventiamo sale luce lievito.
    E ci convertiamo sul serio.
    Preparati e pronti a rendere conto della nostra fede a noi stessi, nelle nostre lunghe notti nere,
    e agli altri,
    quando sempre più spesso da ogni parte ce ne chiedono ragione.

    Occorre che nelle nostre chiese e parrocchie si proclami la morte e risurrezione di Gesù prima di ogni commento al Vangelo!
    il Kerigma: presupposto essenziale per parlare di tutto il resto!

    Occorre che diamo gocce-di-preghiera e di-piccoli-gesti-quotidiani
    alla nostre piccole fedi, perché crescano.
    Occorre che tutti noi cristiani abbiamo coraggio e ci sosteniamo a vicenda, con misericordia.
    Se è vero come dice anche il nostro Papa
    che la Chiesa sta vivendo uno dei suoi momenti più difficili…

    e in tutto questo, (davvero!) io non sono affatto pessimista!!
    io sono solo realisticamente fiduciosa nella fedeltà di Dio a se stesso!

  6. “Perchè la Chiesa, maestra di cose spirituali, che possiede un tesoro straordinario, che propone una soluzione alla vita da millenni, non sa più parlare al cuore delle persone? Perchè è entrata in una incomunicabilità insostenibile?…”

    credo che uno dei motivi sia la difficoltà di comunicare in genere che ci colpisce, la non capacità di ascolto, la demotivazione a comunicare veramente, tra persone. e infine la mancanza di curiosità su certi argomenti.
    Per poter comunicare c’è bisogno da entrambe le parti di volerlo. C’è bisogno di saper ascoltare, e di avere qualcosa da dire…
    La Chiesa ha molto da dire, noi cristiani però spesso manchiamo di parole, siamo spesso ignoranti (io per prima!!!), e per poter dire dobbiamo aver qualcosa da dire!
    Ma dall’altra parte ci vorrebbe pure la capacità e la voglia di ascoltare, che manca spesso, anche sulle cose banali, figuriamoci sulla fede, argomento che mette (nell’immaginario di molti) noia solo a pronunciare la parola.
    Però sono convinta che capiti a tutti di dover dare spiegazioni sul perchè del nostro cammino di fede, (spesso sono domande retoriche, che non desiderano affatto risposta!), ma a volte sono domande curiose, ed è lì che occorre essere pronti: con le parole e con i fatti! Perchè quella curiosità è segno di un’apertura all’ascolto, è un’opportunità da saper “sfruttare”.
    Sono fiduciosa anch’io come Vera, perchè nonostante le nostre difficoltà e le nostre incoerenze non siamo soli.
    C’è Chi usa quel poco che riusciamo a dire e a fare per moltiplicarlo!

  7. Laura, a volte non ci sono parole per definire la nostra fede, piccola o grande che sia; basta essere fedeli a se stessi e a Cristo, anche per me, come dice Vera, “MORTO E RISORTO, QUI, ADESSO”!
    E’ con l’esempio che dobbiamo dimostrare la nostra appartenenza; tutti si accorgeranno che siamo diversi se da diversi ci comportiamo; e quel diverso, prima o poi sarà imittato; perchè quel diverso è immutabile, non cambia rotta a seconda del vento; quel diverso, anche nelle intemperie della vita, segue solo e sempre la “Strada Maestra!”.

  8. Ciao a tutti! Come già sapete io non sono molto brava nel parlare, però ho la FEDE e mi basta!
    Ora voglio proporvi un piccolo esercizio, io l’ho fatto e vi assicuro che funziona: mettetevi ritti in piedi, con il braccio allungato, destro o sinistro che sia, fa lo stesso, e il dito indice puntato verso la figura che è nello specchio; urlatele contro tutto ciò che avete da dire.
    Come vi sentite visto che qell’immagine è la vostra?
    Subito dopo, abbassate il dito e sorridendo, allargate entrambe le braccia come per accogliere e abbracciare; qui non c’è bisogno di dire nulla, il gesto parla da sè; ma se volete potete aggiungere qualche parola di pace di conforto……
    E ora, come vi sentite?
    E’ diverso vero?
    Bene! questo esercizio serve per farci capire che se a noi non piace il dito contro, non piacerà neppure agli altri; e, se a noi piace essere accolti, rispettati, sicuramente piacerà anche agli altri.
    Dal Vangelo, ho imparato che bisogna fare agli altri ciò che a noi piace sia fatto, senza giudicare o condannare, ma aiutando i nostri fratelli in Cristo affinchè capiscano il vero e il falso, il bene e il male, la giustizia e l’iniquità, l’amore e l’odio!
    Ricordiamoci sempre che gli altri siamo noi per gli altri!

    A presto, Federica.

  9. Grazie per le variegate risposte! Anch’io, e da tempo, penso che viviamo in una situazione del tutto simile a quella della Torre di Babele (Gen 11; mons. Gianfranco Ravasi dice che questo succede ricorrentemente nella Storia. La discesa dello Spirito Santo pose rimedio all'”incomunicabilità” provocata dagli uomini stessi facendo parlare più lingue, che tutti comprendevano. Accettiamo dunque il recente invito del nostro Paolo che, in occasione della domenica di Pentecoste, nella sua omelia ci ha invitati ad una “abbuffata” di Spirito Santo, da invocare in ogni occasione confusa e critica della nostra esistenza.

  10. Voglio aggiungere anch’io un tentativo di risposta indiretta alla domanda di Paolo. E’ molto, molto, molto bello che una persona come noi, cioè con famiglia e figlio (“laico”, ma perchè fare queste distinzioni e mettere etichette posticce?) si appassioni tanto alla Parola e impegni la propria vita, nel proprio stato di vita, per studiarla e diffonderla. Questo è “il sale della Terra” ma, aggiunge il Vangelo, “se il sale perde il suo sapore (ecco l’incomunicabilità !), chi lo salerà?
    Sono stata chiara?

    1. Ciao Adriana,
      intendi dire che se il sale perde la sua essenza (il salare)
      non comunica più e non sala più niente?
      se sì, sei stata chiara!

      il sale siamo tutti.

      (abbondanti e saporite scorpacciate anche a te)

  11. Grazie, Vera: ci siamo capite perfettamente ! Al mare penserò alla tua risposta quando mi capiterà di “andare sotto” e di bere abbondante acqua…salata ( speriamo poco inquinata!). Buona estate anche a te!
    ADRIANA

    1. Buongiorno Adriana,
      buone “scorpacciate e abbuffate” di Spirito Santo
      nella tua serena vacanza!

      e che il tuo mare sia pulito!

  12. Cara Adriana mi dispiace ripetermi, ma questo disagio parte da lontano: mancano i formatori che a loro volta non sono stati formati. e’ lo stesso perchè la scuola non funziona gli insegnanti non sono più tali, hanno perso autorevolezza e carisma e ciò che insegnano è reperibile da altre parti. Mi era già capitato di dire una volta che occorre ritornare a far ognuno il proprio mestiere. I testimoni credibili sono assenti e se si predica da un’altare la semplicità di vita, bisogna poi esserne i portatori. Io rimango del parere che una vita esemplare sia il migliore dei cominicatori. In un mondo di cartapesta colorata un panno di lana viene subito notato e gli si perdoneranno delle macchie perchè il percorso da fare e che ha fatto è o è stato impegnativo. Essere coerenti , mi sento obsoleto, strada impervia, ma non ci sono alternative.

  13. Non lo so. A me sembra che ci siano molti sacerdoti entusiasti, ancora, nelle nostre parrocchie, eppure la gente non sembra lasciarsi contagiare facilmente dal messaggio cristiano, anzi.
    E se il problema non fosse tanto quello delle modalità di comunicazione, quanto il rifiuto, da parte della maggioranza della gente, di aderire totalmente e intimamente ai valori del Vangelo “proprio” perchè li si è capiti, e proprio per questo essi sembrano (come in realtà sono) opposti alle seduzioni del mondo?
    Chi ha a che fare con gli adolescenti di oggi non ha forse l’impressione che giudichino tutto secondo la logica del successo (in tutti gli ambiti, professionale, economico, sociale, ecc.)?
    Non a caso una delle parole che sento più spesso sulla bocca degli adolescenti è “fallito”, in riferimento a noi adulti e a certi valori che opponiamo a certi loro ragionamenti.
    Cosa puo’ fare anche il sacerdote più bravo, più retto, più carismatico, ecc., quando il mondo sembra perdersi dietro desideri antitetici rispetto a quelli proposti da Cristo?
    Puo’ fare tanto, ma forse non dobbiamo guardare ai numeri, quanto alla qualità delle conversioni che aiuta a concretizzare: magari, su 100 persone che ascoltano una splendida omelia, solo 10 rimangono toccati nel profondo, e vanno a casa un po’ più ricchi di quando ne sono usciti.
    O magari anche solo uno, ma forse Cristo attraverso quell’uno puo’ aumentare il livello di amore presente nel mondo.
    Forse il Cristianesimo non è per tutti, nonostante tutti gli sforzi che la Chiesa possa fare. Ricordate meglio di me in Matteo, no?: “Entrate per la porta stretta, perchè larga è la porta che e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!”

    1. Maria Rosaria: “E se il problema non fosse tanto quello delle modalità di comunicazione, quanto il rifiuto, da parte della maggioranza della gente, di aderire totalmente e intimamente ai valori del Vangelo “proprio” perché li si è capiti, e proprio per questo essi sembrano (come in realtà sono) opposti alle seduzioni del mondo?”

      Secondo me Maria Rosaria, si tratta di un problema di fede, di testimonianza di fede.
      E di incapacità di trasmettere e comunicare la stessa fede.
      Questo da parte di tutti, chiesa gerarchia e chiesa popolo.
      Io penso che essere cristiani sia un modo di vivere, di stare al mondo, e non già che ci siano dei “valori da capire”, da accettare o rifiutare paragonandoli a quelli del mondo (“alle seduzioni del mondo” come dici tu).
      Il cristianesimo ha dei valori certo, valori che ha anche trasmesso alla nostra cultura, ma non si esaurisce nei suoi valori o nell’adesione ad essi.
      E’ l’incontro con Gesù, con Dio, che cambia la vita (chi resta cristiano come capita a me, si trova a pensare spesso “Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di Vita…”)
      Chi si trova ad argomentare solo in termini di “valori”, alti, difficili da praticare anche se forse buoni, (o magari cattivi, ma scusami, in tal caso è evidente che non sono stati neppure compresi!) comunque valori anacronistici e fallimentari rispetto ai valori altri che si trovano in giro … secondo me non ha colto comunqueil significato e il senso profondo del messaggio cristiano, ma si è fermato alla sua superficie, là dove occorre un’incredibile prestazione umana o da “supereroi”… quando noi cristiani siamo tutt’altro che “super”!
      Come già dicevo in altri miei interventi su questo stesso Post, il messaggio cristiano ha in Sé la forza per convertire le persone, e però va annunciato con la nostra voce, oggi, a parole e in modi comprensibili anche per tutti noi oggi, va attualizzato.
      Ai giovani (agli uomini in generale) si annuncia il Vangelo e si mostra il Vangelo nella propria vita. Il Vangelo, non i suoi “valori”.
      Poi è Dio che chiama, è Lui che opera, è Lui che converte, noi prestiamo solo suoni e braccia, umilmente certo, ma che questo avvenga in maniera consapevole, adeguata e responsabile. Comunicativamente efficace.

      1. Sicuramente tu hai ragione nel sostenere che c’è un problema di comunicazione, una necessità forte di trovare una “lingua comune tra chi parla e chi ascolta, condivisa e senza interferenze”, di “ ristabilire contatti a tutti i livelli: psicologico, emotivo, culturale, esistenziale… tra la Chiesa e il popolo dei fedeli”.
        Eppure a me sembra che ci sia anche dell’altro…
        In fondo tu stessa dici è una questione di fede, di incontro con Gesù, incontro che ti cambia la vita. Ma c’è anche chi l’ha incontrato Gesù, e tuttavia non è stato disposto a cambiare radicalmente la sua vita: guarda il ricco del Vangelo di Matteo…
        Quello che sto provando a chiederti è: pensi che sia ancora facile far innamorare di Cristo i nostri adolescenti, per esempio, in questo periodo storico? Ho come l’impressione, dimmi se sbaglio, che Cristo si lasci incontrare molto più facilmente nella sofferenza, quando le cose non vanno troppo bene, quando tutto ti ha deluso, piuttosto che nei momenti (o nei periodi) in cui le cose sembrano (sembrano, perchè noi che Cristo l’abbiamo incontrato sappiamo invece che è solo apparenza) andare a gonfie vele.
        Osservo i nostri adolescenti, spesso, avendo un figlio quattordicenne, e mi sembrano cosi’ lontani dal potersi infiammare per il Vangelo: hanno tutto, tutto quello che il più delle volte noi genitori non abbiamo avuto, sono intelligenti, belli, viaggiano più di quanto facevano le generazioni precedenti, hanno più mezzi per conoscere, e anche per comunicare, per stare insieme…E, soprattutto, vivono in un mondo competitivo al massimo, un mondo che li incita a cercare di prevalere, a essere migliori sotto ogni aspetto al vicino di casa o di banco, un mondo che mette al bando che è debole o meno fortunato. E in più, almeno nella mia città che fa parte del famoso Nord-est produttivo tanto esaltato dai media, vivono ancora in famiglie benestanti, dove spesso non hanno conosciuto da vicino il dolore o anche soltanto dei problemi di una qualche entità.
        Ecco, a tutti questi ragazzi, che sembrano cosi’ soddisfatti e compiaciuti di loro e della loro vita adolescenziale fatta di successi sportivi/sentimentali/scolastici, ecc. ecc, dove in fondo ognuno è concentrato soltanto su di sè, e sulla propria autorealizzazione…come si fa a far innamorare questi ragazzi del nostro Gesu’ che ci insegna che l’unica vera felicità è riconsiderare la nostra vita come un dono per gli altri?
        Non so, te la butto là come provocazione, in un certo senso, perchè forse il tuo ottimismo si è dato una risposta che al mio pessimismo cosmico sfugge un po’…Pur ribadendoti che anche io, come te, sono convinta che Cristo può chiamare in un secondo qualsiasi ragazzo o uomo o anziano a sè e cambiargli definitivamente la vita. In questo periodo storico, in cui in Italia, forse, si sta “troppo” bene, e abbiamo tanto, beh, in periodi cosi’ ho quasi l’impressione che sia più difficile farsi catturare da Cristo, in senso numerico, però quelli che vengono raggiunti da Lui probablimente vengono folgorati più che in passato, proprio perchè è sconvolgente pensare che quando ti sembrava di avere tutto in fondo non avevi niente, perchè non avevi ancora fatto l’esperienza di essere amato da Gesù.

        1. Ciao Maria Rosaria, ti rispondo:

          Tu: “Ma c’è anche chi l’ha incontrato Gesù, e tuttavia non è stato disposto a cambiare radicalmente la sua vita: guarda il ricco del Vangelo di Matteo…”
          Io: Noi siamo liberi! lo sai! per questo ho anche aggiunto che è Dio a chiamare e convertire i cuori! e certo anche quello di tuo e di mio figlio: e chi siamo noi per sapere cosa avverrà tra 20 anni?! certo io ora prego e spero che mio figlio si innamori di Dio, da grande, come lo sono stata io nella mia vita, io ora testimonio, anche con i miei difetti sbagli errori gioia e sofferenza che Dio è prezioso ed importante più di ogni cosa, per me, nella mia vita! poi ci penserà Dio a chiamare personalmente mio figlio, se Dio vuole, è il mistero grande della chiamata e della risposta. Il MISTERO della Fede.

          Tu: “Quello che sto provando a chiederti è: pensi che sia ancora facile far innamorare di Cristo i nostri adolescenti, per esempio, in questo periodo storico? Ho come l’impressione, dimmi se sbaglio, che Cristo si lasci incontrare molto più facilmente nella sofferenza,”
          Io: Sì, penso che Dio possa ancora oggi far innamorare di Sé chiunque: giovane o no!
          Tranquilla, Dio si lascia incontrare quando e da chi meno ce lo aspettiamo, nella bellezza, nella natura, nel lavoro, nell’arte, nell’amore, nella solitudine o nei grandi raduni… nelle cose che non capitano mai per caso…, nel silenzio o nel chiasso delle giornate, NON SOLO nella sofferenza! e si fa incontrare da chiunque lo cerchi sinceramente! (e magari a volte da chi non ci pensava neppure!) (e c’è chi sostiene che la sofferenza, piuttosto, fa allontanare da Dio anziché avvicinare a Lui!)

          Tu: “E in più, almeno nella mia città che fa parte del famoso Nord-est produttivo tanto esaltato dai media, vivono ancora in famiglie benestanti, dove spesso non hanno conosciuto da vicino il dolore o anche soltanto dei problemi…”
          Io: E’ vero quello che dici a proposito del mondo competitivo. Io poi ho vissuto anche qualche anno nel tuo Nord-Est (poco più di 4 anni a Verona) e so che lì, è ancora più vero quello che dici! ho notato molte difficoltà nei rapporti familiari e persino in quelli più “scontati” o “facili” dell’amicizia!… e tu sei così? tu come sei!? perché dipende anche da te, da me, da voi e da noi come sono e saranno i nostri giovani e i nostri figli!
          E non è il dolore che ci porta a Dio! E’ la vita che porta il dolore a tutti e non è detto che chi sembra non conoscerlo non ci sguazzi già dentro da un po’… (il dolore appartiene alla vita come il respiro, secondo me!). La strada verso Dio può essere fatta di tante cose… anche della consapevolezza che è l’Unico a condividere il nostro dolore e a dargli un senso, ma non è detto che chi soffre creda automaticamente in Dio! (La croce diventa gloriosa solo se ci credi, se sei convinta che dopo la morte puoi risorgere o se hai visto qualcuno che ti racconta che può essere così! e gli credi. e poi lo sperimenti anche tu…)

          Tu: “come si fa a far innamorare questi ragazzi del nostro Gesu’ ”
          Io: Parlandogliene, vivendolo, mostrandoglielo! nella nostra vita-vera-reale-concreta! sbagliando e pagando piangendo e ridendo. in maniera coerentemente-evangelica; non coerentemente-e-basta. Pregando, in silenzio, pregando.

          Tu: “Pur ribadendoti che anche io, come te, sono convinta che Cristo può chiamare in un secondo qualsiasi ragazzo o uomo o anziano a sé e cambiargli definitivamente la vita”
          Io: Siamo d’accordo allora! Dio può chiamare le pietre e farle diventare figli! lo sappiamo! grazie sempre a Lui che sa quel che fa!

          Tu: “In questo periodo storico, in cui in Italia, forse, si sta “troppo” bene, e abbiamo tanto, beh, in periodi cosi’ ho quasi l’impressione che sia più difficile farsi catturare da Cristo, in senso numerico,”
          Io: Ho dubbi che in Italia si stia “bene”; comunque… Forse è il momento per i cristiani di essere piccolo-resto, o come dico spesso lievito sale e luce. Dio sa chi chiama e perché. L’uomo risponde come vuole può e sa. Liberamente. Ma se Dio ha bisogno anche di me cristiana per chiamare qualcuno… allora è bene che io sia attenta a quello che faccio, o non faccio, dico o non dico, e a come mi muovo o non mi muovo nel mondo. Consapevolmente e responsabilmente!

          cari saluti Maria Rosaria,
          ed io, che in generale non sono ottimista (!) mi riscopro fiduciosa pensando solo a Dio che è grande onnipotente e fedele. (e sa quel che fa) Grazie a Lui! ti consiglio di pensare a Dio così anche tu e di lasciare il tuo pessimismo “cosmico” in un cassetto chiuso a chiave.

          1. Ciao, Vera,
            grazie della tua risposta. Sei tanto cara a dedicare del tempo a una sconosciuta “cercatrice di Dio” appena approdata a questo bellissimo blog.
            Grazie di avermi comunicato il tuo punto di vista e le tue convinzioni: se c’è una cosa che riesce ad aumentare e a “rivitalizzare” la mia fede, ti giuro, è proprio l’incontro con chi, come te, fa l’esperienza di una fede autentica e piena di entusiasmo.
            Riguardo al dolore, hai ragione, non è certo il dolore in sè a portarci a Dio. Intendevo dire che mi pare che alle volte, quando si sta abbastanza bene, si rischia di adagiarsi un poco, di accontentarsi, per cosi’ dire, si smette di cercare, di migliorarsi. E può capitare, per contro, che dopo certe delusioni profonde ci si rimetta alla ricerca, ci si metta in discussione, in qualche modo, e questo può riportare Dio su un cammino dal quale inizialmente Lo si era escluso
            In generale, condivido in pieno il concetto che riferisci, e che ho sentito sostenere anche da Paolo, qualche volta, cioè che il dolore allontana da Dio, piu’ di quanto non avvicini a Lui.
            E non faccio nemmeno parte del novero di coloro che enfatizzano l’importanza della sofferenza, sottolineando la necessità di portare per forza una croce quale sorta di “patentino” per essere considerati veri cristiani DOC.
            Se c’è una cosa che mi ha entusiasmato nei commenti di Paolo al Vangelo è il suo mettere l’accento sulla felicità che viene dal seguire Cristo e dall’accogliere il suo invito a farci amare da Lui. Non so se è capitato a molti che frequentano questo blog, ma fin da bambina nella mia Parrocchia ho ricevuto una catechesi che metteva la sofferenza al centro di tutta la vita cristiana: ricordo ancora l’angoscia che mi procuravano certi incontri al Catechismo, particolarmente durante la Quaresima, in cui adulti e sacerdoti venivano a raccontare a noi ragazzini tutti i supplizi e le torture subìte da Cristo con una dovizia di particolari che mi faceva rabbrividire. C’era una sorta di compiacimento, quasi, nell’esaltare il dolore, e nel far coincidere il Cristianesimo stesso con concetti come sacrificio, sopportazione, dolore…Tutti concetti che hanno un’accezione negativa.
            Paolo è stato per me un’illuminazione nei suoi commenti in cui parla, invece, di una vita cristiana all’insegna della gioia, e spiega che Cristo ci vuole felici. Non so perchè ma QUESTA idea, questa meravigliosa, fantastica idea di un Cristo che ci vuole felici è così assente dalle nostre Chiese. O cosi’ pare a me, in basa alla mia esperienza.
            (E se fosse che è proprio questo che tiene lontani i ragazzi dalla Chiesa? Forse manca un po’ troppo la gioia nelle nostre Messe?)
            Mi è piaciuta la tua puntualizzazione sulla differenza che passa tra essere ottimisti e fidarsi di Dio.
            Sai che è vero? Sto imparando anche io a fidarmi di Lui, e, pur rimanendo sostanzialmente una persona non ottimista, riesco a vedere le cose in una luce positiva, oggi, grazie alla fede.
            Grazie ancora delle tue parole.
            Un saluto affettuoso

        2. Carissima Maria Rosaria,
          io non ho risposte alle tue domande, ma posso portare la mia esperienza.
          Non sono stata educata più di tanto alla fede (i miei non erano praticanti), ma da bambina ho letto “Don Camillo” ed ero rimasta affascinata dal suo chiacchierare con Gesù, così dentro di me dicevo spesso: “Come vorrei anch’io parlare così con Lui”… crescendo me ne sono dimenticata. Poi ho incontrato un prete (mio Insegnante di religione) che mi ha parlato di Gesù calandolo nel mondo contemporaneo (attualizzandolo, insomma) e ho sentito che quelli erano gli ideali i valori che anch’io sentivo giusti e che valeva la pena portare avanti…
          Gli anni passano, arriva il lavoro, il matrimonio, le figlie… tante, troppe cose da fare per coltivare l’interiorità.
          Io abito vicino a te e so di cosa parli quando dici che nel nord-est si sta bene, così era ed è anche per me, ma… la vita mancava sempre di un qualcosa per rendermi serena e contenta.
          Ho provato a cercare di realizzarmi curando il mio aspetto fisico (palestra, estetista), niente, sono passata alla new age (yoga, meditazione trascendentale, training autogeno), niente.
          Poi la botta: mia figlia improvvisamente si ammala, sembra proprio essere qualcosa di brutto. Sono disperata. A chi rivolgermi se non a Lui? A quel Gesù con cui parlare come faceva il “don Camillo” che tanto invidiavo quando ero piccola?
          Ho iniziato a parlare/pregare con Lui, continuamente….
          In breve: non si sa come, la misteriosa malattia di mia figlia se ne è andata come è venuta (ti faccio presente che mio marito è medico) e a me è rimasto questo rapporto quotidiano con il Signore che oramai mi aveva preso. Dovevo saperne di più, dovevo scoprire chi era davvero, senza le sovrastrutture catechistiche e devozionali con cui mi veniva rappresentato.
          Ho cominciato prima ad andare a messa, poi alla catechesi degli adulti, poi a scuola biblica e a leggere il vangelo, ero come assetata di ciò che mi parlava di Lui e ho scoperto di essermene innamorata follemente (mio marito dice che di Lui non è geloso).
          Smetto di annoiarti, ma è solo per dirti che è Lui che ci chiama e ci cerca con una fantasia incredibile.
          Quando? Anche a 75 anni (mia madre ha incontrato Cristo e cominciato ad andare a messa a quell’età e in un modo ancora più strampalato).
          Abbi fede, fa del tuo meglio per testimoniare Cristo nella tua realtà quotidiana e poi lascia fare a LUI.
          Cristo è venuto a salvare il MONDO, non solo i “quattro gatti” (chiedo scusa per la terminologia) che vengono a messa.

          Ti abbraccio forte.

          1. Grazie di avermi portato la tua esperienza, Lucia (sono felice per gli esiti positivi con cui si è concluso quel periodo di dolore di cui parlavi).
            Sì, effettivamente Cristo chiama a Sè nei modi più diversi…
            E pero’, una cosa mi sembra di capire: che alle volte, quando ti sembra di avere perso tutto, allora LO VEDI…Improvvisamente, Lo vedi che ti tende una mano e ti sorride. Forse è un’immagine sdolcinata, la mia, ma mi piace soffermarmici, qualche volta, perchè in fondo è cosi’ che succede, a molti.
            E accolgo senz’altro il tuo invito a “lasciar fare a Lui”: nel mio essere ben poca cosa, come cristiana, DEVO assolutamente lasciar fare a Lui là dove io non sono capace, pur provandoci.
            Ciao, Lucia, ti abbraccio forte anch’io.

  14. Elio : ” In un mondo di cartapesta colorata un panno di lana viene subito notato e gli si perdoneranno delle macchie perchè il percorso da fare e che ha fatto è o è stato impegnativo

    Ezechiele 33,13-16: “Quando io avrò detto al giusto che per certo egli vivrà, se egli confida nella propria giustizia e commette l’iniquità, tutti i suoi atti giusti non saranno più ricordati, e morirà per l’iniquità che avrà commessa. Quando avrò detto all’empio: “Per certo tu morirai”, se egli si allontana dal suo peccato e pratica ciò che è conforme al diritto e alla giustizia, se rende il pegno, se restituisce ciò che ha rubato, se cammina secondo i precetti che danno la vita, senza commettere l’iniquità, per certo egli vivrà, non morirà; tutti i peccati che ha commessi non saranno più ricordati contro di lui; egli ha praticato ciò che è conforme al diritto e alla giustizia; per certo vivrà.

    Si, elio, l’esempio e l’irreprensibilità, anche secondo me sono i mezzi comunicatori; e non importa se il sentiero è lungo e tortuoso, o se si rischia di sembrare antiquati e fuori moda, perchè la ricompensa finale sarà incomparabile.

  15. Ciao Michaela ed Elio, parlando dell’esempio che possiamo dare,
    di noi “testimoni credibili” e sono d’accordo, lo sapete!!
    vogliamo aggiungere qualcosa?!

    magari “irreprensibilmente” misericordiosi
    (“perfetti” come è perfetto il Padre nostro)

    (E se “l’incomunicabilità insostenibile”
    fosse per buona parte (50%) da imputare alla
    mancanza di misericordia …
    … in noi tutti?!
    … nella Chiesa?

    come quando le persone vivono nelle loro valli
    – valli-tutte-obbligate e con percorsi-ad-ostacoli… –

    e noi le giudichiamo dalle nostre valli
    vicine, e molto simili alle loro!…)

    un caro saluto

  16. magari “irreprensibilmente” misericordiosi
    (“perfetti” come è perfetto il Padre nostro)

    Vera, sono d’accordo!
    Perdoniamoci e amiamoci a vicenda, cercando sempre di capire e comprendere l’altro e la sua condizione del momento.

    Mi viene in mente il ritrovamento di Gesù nel Tempio da parte di Maria e Giuseppe (dopo esserSi smarrito?): “Figlio, perchè ci hai fatto questo?” e Gesù: “Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre Mio?”

    I genitori preoccupati e smarriti, Loro, accusano il Figlio che sa cosa fa, e smarrito non è; imputano una colpa che colpa non è.

    Mettiamoci sempre nei panni dell’altro e usiamo la stessa Fiducia e la stessa Misericordia che vorremmo per noi.

  17. Ho finito in un “amen” il libro di Paolo, per la mia adolescenziale sete di “arrivare al dunque” anche in poco tempo, ma ora lo sto ri-leggendo perchè mi sono accorta di aver trascurato o, peggio, travisato alcuni passaggi molto significativi di un libro importante, pur nella sua scorrevolezza ispirata dalla quotidianità della vita (e che ci potrebbe essere di più evangelico?!).
    Vi farò sapere le mie riflessioni quando le avrò maturate.

  18. Adriana, è questo che io ho visto di Paolo:

    2 Corinzi 4,5-6: “Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù quale Signore, e quanto a noi ci dichiariamo vostri servi per amore di Gesù; perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo.”

    Un nostro servo per amore di Gesù.

    Grazie Paolo!

    Buonanotte!

  19. il ritaglio di oggi diceva:

    Chi è buono dona un poco,
    chi ama vive per donare.
    Chi è buono sopporta l’offesa,
    chi ama dimentica.
    Chi è buono ha compassione,
    chi ama aiuta.
    Chi è buono sorride,
    chi ama fa sorridere.
    Chi è buono comincia e finisce,
    chi ama comincia per non finire mai.
    Chi è buono fa quel che può,
    chi ama fa l’impossibile.
    Chi è buono aiuta chi sta vicino,
    chi ama sempre sta vicino per aiutare.
    Chi è buono misura il suo aiuto,
    chi ama aiuta senza misura.

    ouch… quante volte sono solo buona senza amare abbastanza…..

    1. Cara Edda,
      ho ricevuto anch’io “il ritaglio” e mi ha dato un pugno nello stomaco; poi ho pensato che, se ci pensi bene, quelle sono le caratteristiche di Gesù (come le beatitudini) e noi siamo chiamati a camminare verso quel traguardo, siamo limitati, non ce la possiamo fare completamente… l’importante è essere in tensione per raggiungere quella metà, fare tutto ciò che è il nostro possibile per assomigliare Gesù, poi… tutto il resto è “grazia”, Suo dono gratuito, segno del Suo amore per noi poveri peccatori.
      Ciao.
      Un abbraccio e buona giornata

  20. Ciao Lucia1,

    Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro (Luca 6,40).

    Coraggio, ce la possiamo fare!

    Buona giornata anche a te e a tutti!

  21. Buon onomastico, Paolo! Ti auguro ogni bene e assicuro tanta preghiera. Il Signore ti ricompensi per l’entusiasmo e l’amore per Lui, che non sono venuti meno, e che riesci a trasmettere a ciascuno di noi con la tua parola, portavoce di quella Parola, di cui tutti abbiamo fame e sete, soprattutto di questi tempi. Dio ti benedica!

  22. Auguri Paolo di Buon Onomastico! Possa tu essere come il tuo SANTO Protettore (e già lo sei) : Apostolo delle Genti!

    Sinceramente, michaela.

  23. Di cuore tanti cari auguri di buon onomastico. Che il Signore Gesù ti faccia vivere in compagnia con noi cercatori di DIO. A tutti i Paolo tanti auguriiiii!!!!!

  24. Paolo, sinceri Auguri di Buon Onomastico!

    Possa, il Signore nostro Gesù Cristo, Benedire te, tutti i tuoi cari, tutti coloro che incontrerai, e soprattutto, tutti i tuoi nemici, affinchè si convertano e vivano..

  25. Oggi mentre ascoltavo la I lettura mi chiedevo: io sono capace di seguire Dio in ogni Sua richiesta anche in apparenza la più estrema come fecce Abramo? Credo di no. Non so voi.
    Il vangelo ci chiede di passare tutti i giorni per la porta più stretta non per quella larga e semplice che ci da il mondo specialmente di questi tempi.
    Forse riusciremo a far capire agli altri che Cristo ci rende liberi se noi per primi in diverse occasioni diciamo no alle cose che ci offre questo mondo.
    La vera gloria di Cristo arriverà alla fine dei tempi come si legge in (cf 2Tm 4,8)
    “Il regno di Dio deve venire in tutto il suo splendore alla fine dei tempi. Perché noi credenti vogliamo pensare con terrore a quei momenti definitivi nei quali si manifesta in tutta la sua potenza l’amore del Padre? Il cristiano aspetta con amore la manifestazione della gloria di Cristo a conclusione della sua vita terrena.”
    Vera, cosa intendi quando parli “attualizzare” il messaggio?

  26. Ciao Enrico, il messaggio cristiano, è universalmente valido per tutte le culture e tutte le epoche storiche. Anche se il testo biblico è scritto in un linguaggio adatto alle persone e alle circostanze dei tempi in cui i vari libri che compongono la Bibbia furono redatti.
    L’attualizzazione rende il messaggio cristiano comprensibile anche a noi oggi, “adattandolo” ai tempi attuali. Un po’ come quando a scuola facevamo la parafrasi della Divina Commedia, ad esempio, ma solo dal punto di vista linguistico!: perché poi c’è l’aspetto esistenziale e relativo al comportamento… ed altro ancora…
    Siamo certo d’accordo che ad un cristiano del medioevo non era certo possibile spiegare i pericoli insiti nell’uso spregiudicato delle biotecnologie! (per inciso: prima o poi noi cristiani stessi ci metteremo d’accordo su tale uso… magari!!! ) o spiegare altre cose con cui noi ci confrontiamo tutti i giorni, senza più capire noi, pienamente, cosa poteva voler dire essere cristiani in altri tempi!!
    L’attualizzazione non è una rilettura o una manipolazione del Testo biblico, uno svilimento per adattarlo ai giorni nostri appiattendolo sulle nostre nuove opinioni e ideologie che domani non ci saranno più o che sono diverse in altre culture e in altre tradizioni!, ma solo per scoprire come illuminare la vita di noi cristiani OGGI e come agire come comportarci di fronte alle nuove domande e alle nuove sfide che i tempi i costumi e le situazioni ci pongono
    (o ci impongono) oggi. Con il mondo che abbiamo, l’economia che abbiamo, le tecnologie che abbiamo, il piccolo villaggio globalmente e similmente politico che abbiamo…
    E comunque l’attualizzazione va fatta nell’ambito della Tradizione, che continua e che si sviluppa, da sempre… E non può essere solo opera dei singoli individui… Ancora oggi ci sono molti studiosi che, insieme, si pre-occupano di farci capire i testi biblici dal punto di vista linguistico, storico e culturale ad esempio…
    Ma è anche importante POI e SOPRATTUTTO spiegare la Parola con la stessa Parola.
    Non possiamo più prendere Brani del Vecchio testamento e assolutizzarli senza confrontarli e illuminarli con il Nuovo Testamento: Tutto viene visto ALLA LUCE E IN FUNZIONE di Gesù e ripeto, NELLA tradizione! Il ruolo della Chiesa-Tradizione diviene fondamentale! Mi auguro di averti risposto sull’attualizzazione, la Testimonianza è sempre lì buona per noi tutti…

  27. Ciao Maria Rosaria, grazie a te;
    anche se non ci conosciamo Dio ci conosce, e io sono sicura che ci incontreremo prima o poi, e ci riconosceremo! E se siamo qui… ci sarà un motivo… noi figlie e sorelle.
    La mia personale esperienza a proposito della fede parla, e molto, anche di sofferenza. E sono convinta che ci vuole la giusta misura pure in questo, io credo, la Croce e la Risurrezione sono due cose che non si possono separare: la gioia e il dolore sono scritte su un unico foglio di carta che porta anche il nostro nome, la nostra data di nascita, e quella della nostra morte.
    Poniamo l’enfasi e gli accenti rigirando il foglio di qua e di là. ogni mattina, in molti momenti della giornata e della vita… ma nessuno di noi è immune dal gioire o dal soffrire: perché siamo umani! E dove non vediamo il dolore, io credo ci sia, e dove non immagineremmo gioia, io sono sicura che c’è.
    E possiamo/sappiamo gioire proprio perché sappiamo/possiamo soffrire e viceversa.
    E vivere entrambe le cose, nei nostri qui-e-adesso, nella consapevolezza che lentamente (a giorni più faticosamente) stiamo camminando verso ciò che non avrà fine: la nostra fiducia e speranza! la gioia eterna.
    un abbraccio a te, e ben approdata in questo Blog porto di mare! dove vengo spessissimo a riposarmi e rinfrancarmi anch’io (per me, l’ho detto altre volte, è un’oasi…)

  28. QUINDI?
    Intanto vorrei fare una breve introduzione perché io non vi conosco e voi non conoscete me e attraverso le parole di un post è facile creare dei malintesi. Le parole hanno a volte il limite che possono essere interpretate ed i concetti espressi possono anche essere talvolta travisati a causa di pre-giudizi o pre-concetti.
    In cinquant’anni ho imparato ad essere pragmatico, soprattutto quando si tratta di cercare di dare delle risposte a domande suscitate da problemi concreti (come è il caso sollevato da Adriana).
    Pragmatico, per me, vuol dire “Improntato a senso pratico, a concretezza, senza pregiudiziali ideologiche, che bada al concreto, che guarda ai fatti” (ringrazio i dizionari in rete per l’aiuto nell’esprimere correttamente il termine).
    Il pragmatismo mi porta anche a diffidare di quelli che cercano di convincermi che le mutande si infilano dalla testa e non dai piedi, a meno che non mi dimostrino che hanno inventato un tipo di mutande adatte a fare quello che dicono.
    A questo approccio, però, cerco anche di aggiungere un tocco di immaginazione (il visioning degli Americani, che non è ciò che ottengo se mi faccio le canne, ma è coltivare i sogni per poter cercare di immaginare un modo diverso di fare le cose – magari anche migliore): ho imparato che, di solito, se diciamo che una cosa non va è perché nella nostra testa abbiamo una più o meno vaga percezione di come vorremmo che andasse.
    Ed è da qui che nasce il QUINDI, il cercare di far seguire all’analisi una proposta (si dovrebbe chiamare “proattività”). Altrimenti si rischia il pessimismo (la difficoltà nell’intravedere un futuro migliore), la polemica (che rischia di diventare il fine che gratifica chi la pratica) o la frustrazione (che, alla lunga, provoca l’abbandono).

    Finito la “breve” (!!!) introduzione, torno al QUINDI.

    Primo QUINDI: La LEADERSHIP
    Il termine può avere svariati significati: a me piace partire dal fatto che “To Lead” in Inglese vuol dire “guidare, condurre”. Il buon Leader è colui che sa guidare verso una meta ed il suo seguito è determinato dalle sue abilità (i carismi), al contrario del Manager che è colui che gestisce e, di solito, ha un seguito determinato da un’autorità che gli conferisce uno specifico ruolo di comando.
    Per esperienza personale, ed anche in base a quanto mi insegnano i libri di storia, mi viene da dire che per far funzionare un gruppo (cattolico, lavorativo, politico, associativo, sportivo, ecc.) la presenza di uno o più leader è fondamentale. In fondo non penso di dire un eresia affermando che Gesù era un grande leader e, con le dovute proporzioni, centinaia di migliaia di visite al blog sono numeri che fanno sottintendere alle doti di Paolo.
    Ciò detto (per non litigare sui significati delle parole), cosa può fare la Chiesa del 3° millennio per avere più leadership? (visto che quella attuale pare non bastare). Oltre a pregare lo Spirito Santo affinché sorgano nuove vocazioni (ma le statistiche non sono molto confortanti), io vedo solo due principali soluzioni:
    1) Togliere il celibato per i sacerdoti che sicuramente limita la possibilità a chi ha il carisma giusto (come Paolo) di metterlo a frutto quotidianamente nelle nostre comunità parrocchiali perché lo priva di una parte fondamentale di quella vita che Dio ci ha donato: Non è bene che l’uomo sia solo, Crescete e moltiplicatevi, ecc. Io ho un caro amico che è dovuto andare in Inghilterra per poter riuscire a portare avanti un progetto di fede e di famiglia. E non si venga a dire che la famiglia toglie spazio al compito del sacerdote, visto che conosco molti preti che, oberati dalle incombenze parrocchiali, hanno probabilmente molto meno spazio di chi lavora e segue la propria famiglia. Senza contare la maggiore credibilità ed attualità quando si parla alle persone di certi problemi
    2) Sollevare i sacerdoti dai compiti burocratici, organizzativi ed amministrativi, affiancando loro persone preparate ed opportunamente selezionate, ma retribuite, che scelgano di servire la Chiesa a tempo pieno in quei compiti più tipicamente “lavorativi”. Così i pochi sacerdoti rimasti avrebbero più tempo per dedicarsi all’annuncio della Parola e, forse, anche in maniera più serena.

    Il seguito alle prossime puntate (è una promessa…, o una minaccia?!)

  29. Ciao carissimo pragmatico Marco!
    mi sei proprio simpatico! e così d’istinto mi viene da pensare alla “prossima tua puntata” come ad una “minaccia”!!! ma sorridendo, molto sorridendo! come penso stia facendo tu mentre leggi me!
    Hai perfettamente ragione: non ci conosciamo, e potremmo fraintenderci… eccome… preghiamo allora per capirci, superando la Babele dei nostri pregiudizi!

    ed anche se in questi giorni non sono dell’umore adatto (!) per risponderti come credo il tuo appassionato discorso meriterebbe, voglio comunque dirti alcune cose: grazie anzitutto per essere d’accordo con me sul fatto che leadership non equivale a carisma!
    e so che ora certo non continueremo a discutere sui termini, perché sono molto pragmatica anch’io e vado avanti subito col dirti che Gesù, per noi cristiani, è il Figlio di DIO, incarnato morto e risorto, che sfamava le folle ma si nascondeva a pregare, che è entrato a Gerusalemme trionfalmente su un asinello!!!, che è stato mandato anche dalla gente che lo acclamava, ed era stata guarita da Lui, a morire, con tutta la sua leadership, sulla Croce!! la sua leadership… non è servita a far sì che non gli preferissero Barabba!

    QUINDI?! ti dico quello che credo io:
    Gesù è il capo della Chiesa, che non è un’Azienda, (e le sue “Purpose, Vision and Mission” parlano d’altro e sono Altro!)
    La Chiesa è la Sua Sposa e gli assomiglia! E’ chiamata a farlo!
    Le grandi doti umane che indubbiamente il nostro Signore e Maestro aveva in abbondanza sono frutto del suo essere pienamente Uomo come Dio vuole che gli uomini (e donne – noi tutti) siano: grazie all’azione dello Spirito in loro e alla somiglianza con Lui.

    Persone come Paolo Curtaz e altri, secondo me, lasciano agire dentro di loro lo stesso Spirito (e gli stessi sentimenti di Gesù) mentre continuano a lavorare per il Regno nella Chiesa, nonostante le vicende delle loro vite (e grazie per questo a loro e a DIO!)

    Alla Chiesa non mancano leader!, mancano persone che lascino agire lo Spirito dentro di loro!
    Che lavorino insieme nella vigna e nel giardino di Dio a tutte le ore. come sanno e possono.
    Noi cristiani
    al posto del pessimismo possiamo usare la speranza.
    al posto della polemica, la preghiera.
    al posto della frustrazione… la consapevolezza di essere “servi inutili”
    dopo aver fatto quanto potevamo fare.

    Il celibato, infine, non è una questione di “più tempo per fare”, ma di “modo di vivere”, è un dono e un mistero.

    E Dio, che è Grande, usa anche gli errori di tutti noi, te e me insieme per fare cose ANCORA più Grandi! Sempre. Perché ci convertiamo a Lui, TUTTI! (Perché ci ama TUTTI)
    ….
    Ciao Marco! alla tua prossima… “promessa”!
    (forse stavolta… mia “minaccia!!!?”)

  30. “QUINDI?”

    QUINDI, caro Marco, anche se forse non c’entra tanto (ma, se mi è venuto in mente…qualche collegamento ci deve essere…) ti riporto qui sotto quanto scrive il mio parroco a proposito dell’oratorio estivo che in questi giorni stiamo vivendo in parrocchia.

    Non immaginarti chissà quale organizzazione…la nostra è una delle più piccole comunità parrocchiali di Milano…abbiamo un prete solo (il parroco, appunto) e tutto quello che si fa, si riesce a fare grazie al supporto di incredibili laici che hanno deciso di dedicare il loro tempo libero a questa cosa così poco di moda che è la Chiesa. Tutto gratuitamente…niente di aziendale…trattasi di buona volontà!

    “Con la chiusura delle scuole gli oratori spalancano le porte per accogliere i ragazzi del quartiere: quattro settimane di GREST, tre qui e una in montagna.
    Lasciatemelo dire prima di tutto: il GREST è bello! E chi non vi ha partecipato almeno una volta non lo può capire.

    Il GREST abbraccia e coinvolge tutta la parrocchia. Non è possibile, infatti, fare il GREST senza la presenza costante, discreta, umile e attiva di tanti adulti, che si dividono a turno tra la cucina, il bar, il cortile, i diversi laboratori (fumetto, pittura, cucina, rilegatura, balli, murales, soldatini, falegnameria) dentro e fuori l’oratorio, le gite e tutto quanto è indispensabile per fare un GREST: un sentito grazie di cuore da parte di tutta la comunità a questi adulti.

    In tempi come questi, dove è obiettivamente difficile educare, il GREST dimostra che è possibile, a patto che gli adulti: siano con i ragazzi, facciano con loro, facciano fare, osservino e pensino per imparare da loro.

    Essere con: non basta esserci, bisogna stare con loro con la mente e col cuore, perché i ragazzi intuiscono immediatamente come tu stai con loro.
    Quante nostre famiglie hanno padri e madri anagrafiche, ma con la testa e col cuore da un’altra parte.

    Fare con: le parole coi ragazzi servono certamente, ma devono essere poche, chiare, concrete e affettuose (anche se dure, a volte), mentre il fare insieme è indispensabile.
    I ragazzi ci guardano e sono svegli molto più di quanto possiamo immaginare e imparano guardando che cosa fai.

    Far fare: è il principio dell’apprendistato e dell’imparare a vivere e ci vuole molta pazienza unita a forza interiore, perché non tutte le ciambelle riescono al primo tentativo.

    Osservare e pensare: non è altro dall’essere con, dal fare con e dal far fare, ma accompagna la presenza e l’opera dell’adulto, che se è veramente tale, sa che il Maestro è uno solo e tutti siamo discepoli e che proprio il nostro Maestro quando volle parlare del regno dei cieli prese un bimbo e lo mise al centro.

    Il GREST lo fanno i ragazzi: gli animatori e gli altri.

    Gli animatori sono adolescenti e giovani che stanno insieme per servire i più piccoli e così diventano adulti.

    Stare insieme: stare, innanzitutto, è faticoso all’inizio (ma anche dopo se vogliamo dirla tutta), perché l’altro non è come vorremmo e non lo sarà mai, eppure con un po’ di volontà buona (e di pazienza) si scopre che ciascuno è differente e diverso, ha pregi e difetti, fisse e spunti originali e che… non si può fare a meno dell’altro (che sono anche io) così com’è, perché da soli non si va da nessuna parte, mentre insieme si va ovunque.

    Per servire: al GREST non si fanno i fatti propri, ma ci si mette a servizio degli altri perché possano giocare, saltare, ridere, correre, vincere, perdere, fare, disfare…e scoprire che servire è meglio che essere serviti, che dare è meglio di ricevere…e quando un bimbo sorride, tu sorridi meglio e di più.

    I più piccoli: sono il nostro oggi e, quindi, il domani di tutti. Vorrei dire una sola semplice cosa:
    un bimbo che ha fatto il GREST non lo scorda mai, perché ha ricevuto in dono la speranza che è possibile vivere in un mondo e in una chiesa diversa, anche se il paradiso non è su questa terra.

    Diventare adulti: è la meta più ardua, perché la nostra società è malata di giovanilismo e cerca in tutti i modi di affermare l’equazione “adulto = fine della vita vera”. Eppure anche se Nostro Signore è rimasto in casa fino a trent’anni poi, finalmente, è uscito di casa e gli son bastati tre anni per lasciare il segno.

    Gli altri ovvero i ragazzi che riempiono di colori e di suoni il nostro oratorio. Senza la loro chiassosa presenza che parrocchia sarebbe? Forse un monastero di gente credente e praticante, dedita a liturgie perfette. Forse un fortino di crociati pronti a vivere e a difendere il sacro suolo e i sacri principi. Forse una congregazione di anime devote, forse…

    Ma tutto ebbe origine a Nazareth, un piccolo e insignificante villaggio della Galilea, dove in una casa tra le altre case, un padre e una madre avevano un figlio un po’ particolare di nome Gesù…sarà bene non scordarlo.”

      1. Ciao Janus!

        Sì! Sono io…quella delle cose normali.

        Bella l’idea del pizzico di rugby al Grest! Ma non credo che da noi ci sia spazio a sufficienza: il nostro oratorio è un buco!

        Pazienza…si fa quel che si può…l’importante è fare SEMPRE – TUTTO – quello che si può!

  31. Paolo, non vedo l’ora di leggere il nuovo libro! Ti ringrazio per il lavoro che, con grande dedizione, fai per tutti noi cercatori di Dio! I tuoi libri sono acqua da bere per me! E ti sono molto grata anche per i commenti al vangelo in Parole e Preghiera.
    La tua frase finale mi colpisce non poco: “Fatevi abbronzare l’anima…”. Mi risuona dentro più e più volte…Sono sempre impegnata a cercare la crema migliore per proteggere la mia pelle e abbronzarla senza scottarla…e per l’anima? non ci avevo pensato….
    cio’ che mi consente di essere “pelle” rimane un po’ nel dimenticatoio…
    mi metto subito alla ricerca di un super abbronzante! (oggi vado in libreria 😉
    Un caro abbraccio
    🙂

  32. Ciao Paolo,
    oggi ho terminato il tuo ultimo libro… Grazie!!!! In alcune pagine ho sorriso, in altre ho pianto (es. pag 138)… e in molte mi sono ritrovata!!!Mi hai fatto venire una gran voglia di leggermi “per bene” i Vangeli (in particolare alcune parti che affronti nel libro – Es: le beatitudini!!!) e di godermi a pieno l’amore che Dio ci offre ogni giorno!! Con stima.. Enrica

  33. ciao Paolo!
    siamo in pieno oratorio estivo e soltanto oggi dopo tanto tempo sono riuscito a ritagliarmi un po di tempo. “Abbronzare l’anima” non è facile ma dove sono io la pelle diventa subito scura; Immerso tra lago e montagna il refrigerio non manca. Sono solidale con Robis e di certo non ti invidio nell’afa e caldo di Milano. Vi auguro una Santa estate e tutti e un saluto a te Paolo. don carmelo

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Article by: Paolo

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