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	<title>Paolo Curtaz</title>
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	<description>Pensieri e Parole</description>
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		<title>Osea</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 10:58:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole]]></category>

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		<description><![CDATA[Torna dunque, Israele, al Signore tuo Dio, poichè hai inciampato nella tua iniquità. Preparate le parole da dire e tornate al Signore; ditegli: “Togli ogni iniquità: accetta ciò che è bene e ti offriremo il frutto delle nostre labbra. Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, nè chiameremo più dio nostro l’opera delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>Torna dunque, Israele, al Signore tuo Dio, poichè hai inciampato nella tua iniquità. Preparate le parole da dire</em><em> </em><em>e tornate al Signore; ditegli: “Togli ogni iniquità: accetta ciò che è bene</em><em> </em><em>e ti offriremo il frutto delle nostre labbra. Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, nè chiameremo più dio nostro</em><em> </em><em>l’opera delle nostre mani, poichè presso di te l’orfano trova misericordia”. Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò di vero cuore, poichè la mia ira si è allontanata da loro. (…) Efraim, che ha ancora in comune con gl’idoli? Io l’esaudisco e veglio su di lui; io sono come un cipresso sempre verde, grazie a me si trova frutto. (Osea 13)</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Come Amos, Osea vive nel Regno del Nord inebriato dal successo di Geroboamo II che raccoglie l’eredità di Acab. Il clima politico è lugubre: continui colpi di stato e le varie influenze militari creano una situazione instabile: in due secoli vengono liquidate ben cinque dinastie! Fra continui trattati fra le due superpotenze (Egitto a Ovest, Assiria a Est) Israele si comporta come una ingenua colomba priva di intelligenza (7,11). I sovrani durano poco: Zimri sette giorni, Zaccaria sei mesi, Sallum un mese!</p>
<p>I due templi di Betel e Galgala, voluti da Geroboamo I per contrastare Gerusalemme, a seguito dell’influenza di Gezabele sono ormai luoghi di culto pagano e cananeo, con prostituzione sacra…</p>
<p style="text-align: justify;">Osea vive sulla sua pelle il tradimento: si innamora e si sposa con una prostituta sacra che continua a tradirlo e gli da dei figli non amati. La sua travagliata esperienza personale diventa l’icona del rapporto fra Dio sposo e Israele. Il dolore di Osea è il dolore di Dio per il suo popolo traditore. L’ostinazione di Osea a restare fedele alla sua sposa è l’ostinazione di Dio che mai abbandona il suo popolo. Nella sua tormentata esperienza affettiva Osea diventa segno della passione con cui Dio si occupa del suo popolo. Noi, discepoli del Nazareno, dovremmo avere ben chiara la misura dell’amore di Dio per il suo popolo. Stupisce e consola vedere come questo tema, tipicamente evangelico, sia in realtà ben presente in tutto il Primo Testamento. Dio è fedele, ci ama con tenacia e passione, non ci abbandona mai. Anche se noi lo tradiamo egli non ci tradisce, se anche lo rinneghiamo egli però non ci rinnega, perché non può rinnegare se stesso. Siamo tutti inconsciamente convinti di dover “meritare” l’amore di Dio e la salvezza. La Bibbia, invece, ci svela il volto di un Dio che ama senza porre condizioni, che soffre per il rifiuto dell’amata, che aspetta pazientemente la nostra conversione. Osea diventa, allora, icona, segno, sacramento della fedeltà di Dio verso il suo popolo. Oso dire di più e spero di non scandalizzare nessuno. Fatta salva la delicata situazione dei fratelli cristiani che vivono sulla propria pelle una separazione o un nuovo matrimonio, situazione che deve tener conto dell’opinione di Gesù riguardo a questo tema, la pagina di Osea spalanca ai fratelli che vivono sulla propria pelle la contraddizione dell’affettività una speranza inattesa. Nel modo che abbiamo di vivere la fatica affettiva, la separazione, la conflittualità di coppia, il tradimento, possiamo manifestare in qualche modo il pensiero di Dio, diventare segno della sua fedeltà e della sua pazienza. Penso alle coppie che devono affrontare, dopo una separazione, l’educazione di un figlio o ristabilire un rapporto di civile convivenza e di dialogo. Anche i luoghi di sofferenza affettiva sono bisognosi (più bisognosi) di logica evangelica, di pazienza e di perdono, come Osea riesce a vivere. Osea avrebbe voluto avere una vita affettiva normale e serena. Dovrà scontrarsi con il fragile affetto di una moglie che fatica ad abbandonare l’abitudine alla prostituzione. Anche le nostre situazioni faticose e paradossali possono manifestare qualcosa della misericordia di Dio. È poca cosa, lo so, per chi vive il dolore dell’amore. Ma Dio sa trasformare anche il dolore senza senso.</p>
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		<title>Crisi</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 08:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[elemosina]]></category>
		<category><![CDATA[Rom]]></category>

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		<description><![CDATA[Come stai? Il volto è sempre lo stesso: bruciato dal sole e dalle rughe. La conosco da vent&#8217;anni ma non so dire quanti anni abbia. Il suo viso non ha mai visto una crema, questo è assolutamente certo. Il foulard che indossa mi ricorda mia nonna paterna e il sorriso fa intravvedere qualche assenza fra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><br />Come stai?</em></p>
<p>Il volto è sempre lo stesso: bruciato dal sole e dalle rughe. La conosco da vent&#8217;anni ma non so dire quanti anni abbia. Il suo viso non ha mai visto una crema, questo è assolutamente certo. Il foulard che indossa mi ricorda mia nonna paterna e il sorriso fa intravvedere qualche assenza fra i denti.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;unica rom che conosco che non faccia elemosina, ma garbato commercio. Una piccola offerta e ti ritrovi in mano una piccola coccinella in legno made in China, di due misure, una microscopica e l&#8217;altra più grande, a seconda della generosità dell&#8217;offerta. Anni fa la aiutai per due dei suoi nipoti, ragazzotti insofferenti a qualunque parvenza di disciplina e che si infilavano regolarmente nei guai. La sua era una famiglia assolutamente matriarcale: non ho mai conosciuto suo marito o quello della figlia. D&#8217;estate gira per il centro vendendo delle improbabili rose che appassiscono in mezza giornata, d&#8217;inverno fatica girando fra le chiese all&#8217;uscita delle celebrazioni.</p>
<p><em>Sono vecchia, ho sempre male alla schiena e fa freddo qui ad Aosta, lo sai.</em></p>
<p>Mi viene in mente un altro bel tipo di cui non sono mai riuscito a conoscere il vero nome. Alto, con una bella barba curata, un tratto distinto. Diceva di essere bosniaco e raccontava una vicenda sulla guerra ma, si sa, su queste cose è meglio non farci troppo affidamento. Era un vero <em>clochard</em> professionista: l&#8217;estate in Valle d&#8217;Aosta al fresco e d&#8217;inverno a svernare a Rimini.</p>
<p>Penso alla rom: prospettive di pensionamento pochine direi. Non l&#8217;ho mai vista scoraggiata, però. Le sorrido mentre mi rifila l&#8217;ennesima coccinella.</p>
<p><em>Come vanno gli affari?</em></p>
<p><em>Male, male, c&#8217;è la crisi, la gente non compra più niente.</em></p>
<p>Già: esiste anche una crisi economica dell&#8217;elemosina&#8230;</p>
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		<title>Derive</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 12:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Costa]]></category>
		<category><![CDATA[naufragio]]></category>

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		<description><![CDATA[Anch&#8217;io, come tutti, sono rimasto molto impressionato dal naufragio della Costa Concordia. Non capita tutti i giorni che un gigante del mare abbia un incidente di quel tipo e, mentre scrivo, la lista dei dispersi sfiora le trenta persone. Intanto le responsabilità gravissime del comandante stanno gettando una luce sinistra su tutta la vicenda. Provo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io, come tutti, sono rimasto molto impressionato dal naufragio della Costa Concordia. Non capita tutti i giorni che un gigante del mare abbia un incidente di quel tipo e, mentre scrivo, la lista dei dispersi sfiora le trenta persone. Intanto le responsabilità gravissime del comandante stanno gettando una luce sinistra su tutta la vicenda. Provo grande dolore per le persone morte così stupidamente, e dolore per i tanti amici di Genova che hanno a che fare con la Costa e che mi scrivono di avere paura di perdere il lavoro. In questi giorni, però, ho faticato a distillare le emozioni e sono stato di malumore perenne.</p>
<p>Anche mio figlio è stato molto colpito dal vedere la grande nave adagiata di fronte al Giglio, l&#8217;isola che ammiriamo quando siamo in spiaggia, all&#8217;inizio dell&#8217;estate, ogni anno. Mi ha anche edotto sul fatto che una portaerei non sarebbe affondata anche perché non ha tutta quella gente a bordo (cosa vera!).</p>
<p>Stamani mi sono preso due ore per salire a Pila e rientrare per pranzo: sto preparando diverse conferenze e intanto ho messo mano ad un nuovo libro. Due ore per sciare e scaricare tutta la tensione accumulata e cacciare i brutti pensieri. Mentre sto per salire sulla cabinovia che da Aosta sale sulle piste mi accoglie una pubblicità in bella evidenza: <em>Prenditi una vacanza, con 20 gradi in più. Costa Crociere. </em>D&#8217;accordo, ci devo proprio fare i conti, approfitto delle seggiovie prese in solitudine. Cerco di mettere a fuoco il disagio.</p>
<p>La prima cosa che non riesco a mandar giù e che mi fa riflettere è la testimonianza di molte persone su cosa è successo durante l&#8217;evacuazione. Ovvio: nessuno è preparato ad un evento del genere e non sappiamo come reagiremmo davanti a una tale catastrofe. Urla, panico, disorganizzazione ci stanno. Quello che proprio non ci sta, ed è stato testimoniato da molti del personale addestrato all&#8217;evacuazione (che pare si sia comportato al meglio, vista la situazione) è il fatto che molte persone, durante i momenti concitati hanno avuto il tempo di filmare e di fare qualche foto. Sì, avete letto bene: hanno fatto i reporter, non si sa mai di fare lo scoop. E non nei momenti di relativa calma, ma mettendo in difficoltà chi stava lavorando. Per non parlare (testimonianza autentica!) di chi ha preso a spintoni il personale per &#8220;rubare&#8221; un posto in scialuppa. Alla faccia&#8230; Non so definire questa cosa e non so come mi comporterei, ovviamente. Mi dà solo la pessima impressione di una società che piomba nel caos, di una orribile metafora della realtà che viviamo fuori dalle crociere&#8230;</p>
<p>La seconda cosa è l&#8217;atteggiamento del comandante. Se anche solo la metà delle cose emerse sono vere si configura questa situazione: il comandante per fare l&#8217;<em>inchino</em> all&#8217;isola, ignora bellamente le indicazioni di rotta, si avvicina troppo alla costa e  si scontra contro uno scoglio. Grave, ma può succedere. A questo punto avrebbe dovuto dare l&#8217;allarme. Nulla: nega l&#8217;evidenza, minimizza con la Guardia Costiera, aspetta troppo a dare l&#8217;allarme, scende dalla nave prima del dovuto, nega la catastrofe e le proprie palesi responsabilità&#8230; Due considerazioni: è possibile che l&#8217;incolumità di 4200 persone sia affidata ad una sola persona? Su un aereo sono sempre in due, e su una nave? Ma la seconda considerazione è quella che mi mette più in crisi: perché non ha ammesso subito lo sbaglio? Perché ha avuto paura delle conseguenze creandone di peggiori? Perché ha fatto così fatica a fermarsi, cosa doveva difendere? Si è comportato come un bambino che, per nascondere la marachella, finisce col bruciare il condominio. Un pavido, un irresponsabile che ancora non ammette le sue colpe.</p>
<p>Capitemi: il danno è enorme (in vite, in soldi, in immagine) ma quello che mi inquieta, come direbbe Giorgio Gaber, non è il pavido in sè, ma il pavido in me. Quando impareremo a diventare uomini? Chi ce lo sta insegnando?</p>
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		<title>Cinque minuti</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 08:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[martiri]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mondo un cristiano viene ucciso ogni cinque minuti. Sono i dati forniti ad un convegno organizzato dalla presidenza Ungherese dell&#8217;Unione europea. Centocinquemila persone, per la precisione, uccise a causa della loro fede cristiana, Dagli ultimi drammatici eventi natalizi in Nigeria, la strage durante la messa di Natale, all&#8217;uccisione dei copti in Egitto, all&#8217;intolleranza induista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel mondo un cristiano viene ucciso ogni cinque minuti. Sono i dati forniti ad un convegno organizzato dalla presidenza Ungherese dell&#8217;Unione europea. Centocinquemila persone, per la precisione, uccise a causa della loro fede cristiana, Dagli ultimi drammatici eventi natalizi in Nigeria, la strage durante la messa di Natale, all&#8217;uccisione dei copti in Egitto, all&#8217;intolleranza induista o islamica in India e in Iraq, con l&#8217;elenco dei martiri &#8220;ufficiali&#8221; provenienti, nel maggior numero dei casi, dalla cattolicissima America latina; certo: molto spesso non sono ragioni religiose a portare alle uccisioni, ma contrapposizioni storiche e culturali, ma ciò non toglie che essere cristiani, oggi, è decisamente pericoloso.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo: l&#8217;OCSE segnala anche una crescente intolleranza anche in Europa, intolleranza culturale, per ora, ma portatrice di tensioni e incomprensioni. Non va di moda essere cristiano, oggi, e tutti lo sperimentiamo. Paradossalmente, dopo un momento di profonda riflessione e giudizio sul passato, quando ad essere intolleranti erano i cattolici (benedetto il &#8220;mea culpa&#8221; fatto durante il Giubileo!), si sono ribaltate le parti: oggi, anche a causa dell&#8217;amplificazione abnorme del grave scandalo della pedofilia, sono i cristiani ad essere messi sul banco degli imputati per qualunque cosa. Questa insofferenza la verifichiamo, nel concreto, nei discorsi da bar o in ufficio, dove pochi difendono il vangelo e nessuno difende la Chiesa (come se &#8220;la Chiesa&#8221; fosse qualcosa di diverso da noi&#8230;). Il Signore l&#8217;aveva predetto: se viviamo sul serio il vangelo corriamo il rischio di imitare il Maestro anche della sofferenza e nell&#8217;incomprensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Due atteggiamenti, allora, devono condurci: da una parte l&#8217;impegno ad essere trasparenza di Dio, coerenti (non fanatici!) nell&#8217;essere discepoli e, nel contempo, la crescita nella fede come valore assoluto, non barattabile, disposti a preferire il Signore alla vita. E se ogni cinque minuti un cristiano viene ucciso, perché non rispolverare la mia proposta di dedicare cinque minuti di preghiera al giorno, ricordandoci, alla fine, di elevare una preghiera per chi subisce violenza? Così, solo per equilibrare: cinque minuti di tenebra contro cinque minuti di luce. Nella logica di Dio.</p>
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		<title>Curiosi</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 08:07:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Santi]]></category>
		<category><![CDATA[magi]]></category>

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		<description><![CDATA[Cercano, i magi. Sono partiti da lontano per verificare la validità delle loro teorie astronomiche. Scrutano i cieli per verificare un qualche evento che li aiuti a capire cosa sta succedendo. Scommettono su una teoria: un evento astrale indica la nascita di un grande re, a Occidente. E non si fermano alla teoria: si mettono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cercano, i magi. Sono partiti da lontano per verificare la validità delle loro teorie astronomiche. Scrutano i cieli per verificare un qualche evento che li aiuti a capire cosa sta succedendo. Scommettono su una teoria: un evento astrale indica la nascita di un grande re, a Occidente. E non si fermano alla teoria: si mettono in cammino, fanno un sacco di strada, giungono fino alla città di Gerusalemme. Forse hanno scommesso qualcosa, per vedere chi fra loro abbia ragione. E lì, al palazzo di Erode, restano interdetti: il re sembra spaventato, non c&#8217;è nessun erede appena nato, ci mancherebbe (alcuni fra i suoi figli li ha fatti ammazzare lui, non è esattamente un padre modello!). Il re convoca i sacerdoti, parlano di profezie, di un inviato celeste. Cosa sta succedendo? La loro ricerca, ora, cambia. Non c&#8217;è più nessuna scommessa in gioco, qui si parla di qualcosa di più serio. Si rimettono in strada e arrivano a  Betlemme. Lì incontrano un&#8217;adolescente che stringe al suo seno un neonato. Ecco, sono arrivati alla fine della loro ricerca. No, non c&#8217;è nessun fenomeno astrale, nessuna lucina, solo una madre e un bambino. Eppure. Per un&#8217;altra strada tornano. Il loro cuore è cambiato.</p>
<p>Quei <em>magoi</em>, ci dicono gli esegeti, rappresentano i popoli pagani che cercano la verità e incontrano Dio. Perciò l&#8217;epifania è la grande festa dei popoli che incontrano l&#8217;inaudito di Dio. L&#8217;epifania è l&#8217;inizio della nuova fede, spalancata ad ogni uomo. Non esiste più il Dio nazionale che difende un popolo: Dio è accessibile ad ogni uomo che lo cerca con cuore sincero.</p>
<p>Anzi: che cerca la verità. Il testo di Matteo mette in crisi anche le nostre categorie cattoliche. Non gli uomini religiosi e nemmeno i sacerdoti incontrano Dio. Solo chi ha il coraggio di mettersi in strada lo incontra. I magi sono i patroni dei cercatori di Dio.</p>
<p>Siamo ciò che desideriamo. Siamo ciò che cerchiamo.</p>
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		<title>Buonumore</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 10:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario personale]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[speranza]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;idea era di scrivere qualcosa di bello alla fine di quest&#8217;anno. Di bello, per sorridere, per stare bene, per vedere il sorriso di Dio che si spalanca sull&#8217;anno che inizia. Così, da diversi giorni, navigando su Internet, cerco una notizia che faccia bene all&#8217;anima. In questi giorni sono in montagna con la mia famiglia, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea era di scrivere qualcosa di bello alla fine di quest&#8217;anno. Di bello, per sorridere, per stare bene, per vedere il sorriso di Dio che si spalanca sull&#8217;anno che inizia. Così, da diversi giorni, navigando su Internet, cerco una notizia che faccia bene all&#8217;anima. In questi giorni sono in montagna con la mia famiglia, con scarse potenzialità di connessione (qui siamo ai confini dell&#8217;Impero!), qualche amico a cena e molte sciate/slittinate, il lavoro non tanto urgente (ho appena consegnato un nuovo libro in uscita a maggio) e col tempo per riflettere sull&#8217;anno trascorso. Le notizie che predominano sui quotidiani certamente non allargano il cuore, anzi&#8230; Poi, l&#8217;altro giorno ho trovato una notizia che mette insieme la serietà del momento attuale con la crisi economica che miete vittime e prospettive con un fatto di cronaca che mi ha commosso, pur nella sua drammaticità.</p>
<p>Dal Corriere della Sera del 28 dicembre:</p>
<blockquote>
<p><em>Prima l&#8217;hanno denunciata e poi l&#8217;hanno portata a cena. I militari di Torgiano (Perugia) sono intervenuti in un supermercato dove i titolari avevano pizzicato una donna a rubare carne per un valore di 20 euro.</em></p>
<p><em>L&#8217; intervento dei militari ha consentito di fermare la donna che stava tentando di allontanarsi e di recuperare l&#8217;intera refurtiva. Una volta condotta in caserma, la donna, una pensionata 60enne, ha ammesso con un certo imbarazzo le proprie responsabilità. Ma la storia non è finita con la stesura del verbale. Dopo aver raccontato ai carabinieri la dinamica del furto, ha spiegato i motivi del suo gesto, dettato dal fatto di non avere i soldi per fare la spesa e di non sapere come fare a sbarcare il lunario con la magra pensione. I militari, commossi dalla sincerità della donna, dato anche il periodo di feste, prima hanno fatto una colletta per farle la spesa e poi l&#8217;hanno invitata a pranzo. La pensionata, pur consapevole dell&#8217;errore commesso e per il quale risponderà di furto davanti alla magistratura di Perugia, non ha mancato di ringraziare i Carabinieri per l&#8217;umanità, la vicinanza e la gentilezza dimostrati.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Una pensionata che non riesce a vivere con la sua pensione da fame, la decisione di compiere un furto maldestro (carne per 20 euro!), l&#8217;arresto (e dire che ci sono disgraziati che rubano a man bassa i nostri risparmi e giocano con i nostri soldi e che girano in Yacht!) e la decisione dei carabinieri di fare una colletta e di invitarla a pranzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un piccolo segno di speranza: prima dei mercati, della Borsa, delle azioni, dello spread, dei bilanci, ci sono le persone. Con questa buona notizia auguro a tutti un 2012 zeppo di umanità, proprio perché discepoli di colui che tanto amò l&#8217;umanità da farsi uomo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Eccolo</title>
		<link>http://www.paolocurtaz.it/2011/12/eccolo/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 19:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;avvento passato in silenzio ci ha avvicinati al mistero dell&#8217;infinita presenza di Dio. Ora che ricordiamo la sua nascita, auguro di cuore a tutte le persone che mi hanno conosciuto il dono della gioia interiore. In questi tempi difficili la stella della speranza brilli ancora possente nei nostri cuori. Buon Natale ps: come sempre un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;avvento passato in silenzio ci ha avvicinati al mistero dell&#8217;infinita presenza di Dio. Ora che ricordiamo la sua nascita, auguro di cuore a tutte le persone che mi hanno conosciuto il dono della gioia interiore. In questi tempi difficili la stella della speranza brilli ancora possente nei nostri cuori. Buon Natale</p>
<p>ps: come sempre un piccolo regalo.</p>
<p>PAOLO CURTAZ</p>
<p><strong>Natale di crisi</strong></p>
<p><em>Racconto per gli amici, Natale 2011</em></p>
<p>La strada è sgombra e la luce del tramonto crea unʼatmosfera magica intorno al nastro dʼasfalto che attraversa le colline; i campi che costeggiano la strada sono attraversati dai segni regolari dellʼaratro; la terra sta riposando, gli ulivi si stagliano in controluce sul bordo dei campi.</p>
<p>Cʼè poca gente in giro e nellʼabitacolo si avverte appena il rumore del motore. Affronta le curve con delicatezza, cercando di attenuare lʼinevitabile movimento dellʼauto: non vuole svegliare la sua donna. La guarda dallo specchietto.</p>
<p>Quanto è bella ora che lʼultimo raggio di sole le illumina il volto! Dorme. La testa appoggiata al finestrino, una piccola coperta a coprirla dal freddo. Sembra sorridere. Chissà cosa sta sognando? Anche lui sorride, per un attimo.</p>
<p>Torna con lo sguardo alla strada, gli occhi bruciano. Da quante ore sta guidando? Troppe. Non è il momento di fermarsi. Vuole arrivare prima di cena: è stato un azzardo mettersi in strada in quelle condizioni. In unʼora e mezza dovrebbero farcela.</p>
<p>Guarda lʼindicatore sul cruscotto: metà della benzina se nʼè andata. Nonostante abbia tenuto il piede leggero sarò costretto ad aggiungerne per poter rientrare. Non ci voleva.</p>
<p>Questa considerazione lo sprofonda nello sconforto. I soldi sono più che contati, non ci sono margini di errore. I pensieri, ora, si affollano. Il paesaggio, attorno a lui scompare, il corpo continua a guidare, la mente lo assorbe.</p>
<p><em>Ci mancava la crisi! Proprio adesso! Non possiamo farcela, non più! Eravamo già tiratissimi, al pelo. Forse aveva ragione lei, quando diceva di aspettare a cambiare il capannone. Ma allora i mutui erano favorevoli e lʼattività andava più che bene!</em></p>
<p><em>Speravo che il calo dello scorso anno fosse solo un momento, ma le cose vanno sempre peggio.</em></p>
<p><em>E adesso ci mancava la manovra&#8230; Se va avanti così non andrò mai in pensione e come faccio a mantenere la famiglia?</em></p>
<p>La notte precedente si era svegliato di soprassalto. Si era seduto al tavolo della cucina senza fare rumore, aveva acceso il portatile e aperto il file della contabilità. Leggeva e rileggeva i dati, aveva fatto proiezioni sui guadagni, proposte di tagli alla loro già striminzita vita sociale: forse qualche serata in pizzeria in meno&#8230; e una settimana al mare invece di due&#8230; sperando che la macchina tenesse ancora per un anno, come il furgone della ditta&#8230;</p>
<p>Poi aveva provato ad utilizzare uno di quei programmi forniti dai quotidiani on- line per il calcolo dellʼICI. Fra la casa e il capannone doveva trovare altri 764 euro. Altro che vacanze. Guardò la casella delle spese. Forse qualche risparmio sulla spesa settimanale&#8230; Cacciò via quel pensiero: non conducevano certo una vita lussuosa! Come avrebbero potuto risparmiare sul cibo?</p>
<p>La sera, ormai, era scesa. I fari dellʼauto illuminavano la strada. Ma non i suoi pensieri.</p>
<p><em>Forse devo arrendermi allʼevidenza; affittare il laboratorio e andare allʼestero a trovare un lavoro. Qualche anno, solo per riuscire a superare il momento. Solo qualche anno, finché il bimbo non cresce&#8230;</em></p>
<p>Non riusciva a capacitarsi di essere davanti ad una scelta del genere. Come il suo bisnonno, che era dovuto andare in America. Cose da pazzi. E il pensiero che suo figlio avrebbe dovuto vivere peggio di lui lo straziava. Suo padre aveva lavorato sodo tutta la vita per lasciargli la piccola attività e i macchinari, una casa modesta e qualche cliente.</p>
<p>Era stato tutto inutile. Si stavano impoverendo e senza avere commesso particolari errori.</p>
<p>Ora gli occhi gli si erano inumiditi. Era un misto di rabbia e di rassegnazione, di uno sposo e di un padre che non riesce a mantenere la propria famiglia. Una voce lo raggiunse dalla spalle.</p>
<p>«Manca molto?»</p>
<p>«Il navigatore indica 16 chilometri, diciamo 20 minuti&#8230;»</p>
<p>Lei lo raggiunse dai sedili posteriori mettendogli la mano sulla spalla e sbucando col viso assonnato e sorridente.</p>
<p>«Hai dormito bene?»</p>
<p>Annuì, allargando il sorriso e passandogli le dita fra i capelli ricci.</p>
<p>«Il mio sposo è un grande autista ma il suo volto tradisce una preoccupazione».</p>
<p>Sorpreso dallʼaffermazione cercò di giustificarsi. Fu lei a impedirglielo.</p>
<p>«Perché il mio sposo e il papà del mio bambino è molto preoccupato per il lavoro e i soldi che mancano e non sa se riusciremo a tirare avanti. Vero?»</p>
<p>Tacque.</p>
<p>«Ma il mio sposo sa che la sua donna e il suo bambino lo seguiranno ovunque andrà e non deve temere per il futuro, perché dobbiamo custodire la speranza e sa anche che il buon Dio ci ha ampiamente dimostrato la sua vicinanza&#8230;».</p>
<p>Questʼultima cosa la disse con un tono di voce talmente dolce da cacciare ogni ombra dalla sua mente.</p>
<p>«Sì, è così, Maria».</p>
<p>«Adesso, Giuseppe, mio sposo preoccupato, è bene che acceleri, perché il pisolino ha fatto bene a tuo figlio che, secondo me, ha deciso di nascere proprio stanotte».</p>
<p><em>Paolo Curtaz</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Madonne</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 06:44:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Capita spesso di ricevere dei manoscritti o dei libri. Di solito sono persone che mi hanno letto e che vogliono un consiglio o che sperano che io li possa &#8220;introdurre&#8221; presso qualche editore. Così, quando ricevo l&#8217;ennesimo pacco, lo lascio sulla scrivania per qualche giorno, poi lo apro. Si tratta di un piccolo libro fotografico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Capita spesso di ricevere dei manoscritti o dei libri. Di solito sono persone che mi hanno letto e che vogliono un consiglio o che sperano che io li possa &#8220;introdurre&#8221; presso qualche editore.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, quando ricevo l&#8217;ennesimo pacco, lo lascio sulla scrivania per qualche giorno, poi lo apro. Si tratta di un piccolo libro fotografico, poesie, mi sembrano, il titolo &#8220;Come la neve. Lettere a Francesco e Giuditta&#8221;. Lo sfoglio senza leggere, bella la confezione, belle le foto. Prendo la lettera che lo accompagna. Ho un tuffo al cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati vent&#8217;anni: era il 17 febbraio 1991, era una splendida giornata invernale, forse troppo calda. Il cielo sereno aveva spazzato le nubi dopo alcuni giorni di intensa nevicata. Allora ero vice-parroco a Courmayeur e all&#8217;ora di pranzo ci giunse la notizia: una gigantesca valanga nubiforme si era staccata e aveva travolto quattordici sciatori che stavano percorrendo la pista del Pavillon. Duemila metri di dislivello, un fronte di trecento metri, 200km di velocità: c&#8217;erano davvero poche speranze di trovarli vivi. Due degli sciatori si salvarono miracolosamente, per gli altri dodici iniziò una ricerca gigantesca: per giorni e giorni oltre duecento persone cercarono i loro corpi fra la neve alta fino a otto metri. Tutto il paese si mobilitò per trovarli: si facevano i turni e gli albergatori portavano il cibo caldo per i volontari.</p>
<p style="text-align: justify;">In poche ore trovarono quasi tutti i corpi, eccetto due. Francesco e Giuditta, padre e figlia di tre anni. Li cercammo per una settimana intera, sette infiniti giorni di stanchezza e tenacia, per restituire a Barbara, la moglie incinta di Francesco, di poterli almeno piangere. Conoscevo bene Barbara: mio padre aveva ristrutturato la casa dei suoi genitori a La Saxe. Li trovammo, infine, e fui io, nella gelida camera mortuaria del cimitero, a dar loro la prima benedizione, mentre le guide li toglievano dai sacchi salma, il padre congelato con un braccio alzato, nell&#8217;inutile tentativo di proteggere Giuditta che portava nello zaino. In quel momento tutti i presenti, sei o sette persone, persone abituate alla durezza della montagna, scoppiarono a piangere, io con loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati vent&#8217;anni, o due ore. Barbara ha raccolto alcune riflessioni di questi vent&#8217;anni e le ha pubblicate. La bella foto di copertina, un prato innevato, dice già tutto del cuore di questa famiglia. Un libro per gli amici, per capire, per volare, per dare un orizzonte a Paolo, diventato grande. Quando penso alla Madonna addolorata, penso a lei. Quando penso alla speranza che non demorde, penso a lei. </p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>Amore mio,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>cos&#8217;è la morte? Non riesco a capire.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E&#8217; un bosco nero e cupo di tronchi attorcigliati </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>o è un mare che luccica al tramonto?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E&#8217; più morte la vostra o la mia?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Devo cercare un senso o cercare non ha senso?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dimmi tu amore mio dove andare, cosa fare</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fosse per me mi scioglierei nell&#8217;infinito,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>squarcerei il mio corpo e ne farei uscire tutta la sua essenza.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ti prego, amore mio,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>sciogli i miei dolori in un deserto di solitudine.</em></p>
</blockquote>
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		<title>Giovanni è il suo nome</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 06:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Santi]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni battista]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovanni è una sorpresa nel tiepido mondo religioso giudaico dell’epoca: da secoli mancavano profeti, da tempo la Parola languiva. Alcuni (ingenui!) avevano pensato che la ricostruzione del tempio e la nuova classe sacerdotale avrebbero ridato vigore e impulso alla spiritualità. Come spesso accade, invece, dopo i primi momenti di entusiasmo videro che la classe sacerdotale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovanni è una sorpresa nel tiepido mondo religioso giudaico dell’epoca: da secoli mancavano profeti, da tempo la Parola languiva.</p>
<p>Alcuni (ingenui!) avevano pensato che la ricostruzione del tempio e la nuova classe sacerdotale avrebbero ridato vigore e impulso alla spiritualità. Come spesso accade, invece, dopo i primi momenti di entusiasmo videro che la classe sacerdotale, e il sommo sacerdote in particolare, era maggiormente interessata a difendere la propria nuova posizione di potere e a intrattenere buoni rapporti con Roma che a curare la spiritualità del popolo.</p>
<p>La parola di Giovanni giunse come una scudisciata in pieno volto, piombò sulla popolazione di Gerusalemme con la forza delle parole di fuoco di Elia il tisbita o di Geremia. Giovanni invitava a convertirsi, diceva di non fidarsi delle mura del tempio, proponeva un percorso interiore di verità, non di apparenza.</p>
<p>Riascoltiamo le sue parole:</p>
<blockquote>
<p><em> </em><em>Alle folle che accorrevano da lui per farsi battezzare, egli diceva: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire all’ira ormai vicina? Dimostrate piuttosto con i fatti che vi siete veramente convertiti e non cominciate a dire tra di voi: “Noi come padre abbiamo Abramo”. Io vi dico che Dio è capace di suscitare veri figli ad Abramo anche da queste pietre. La scure è già posta alla radice degli alberi: ogni albero che non fa frutti buoni, sarà tagliato e gettato nel fuoco» (Lc 3,7-9).</em></p>
</blockquote>
<p>Giovanni segue, nella sua vibrante predicazione, lo schema dei grandi profeti della storia di Israele: scuote e rimprovera, scortica e provoca. Uomo austero e carismatico, masticato da lunghi anni di penitenza e di digiuno, Giovanni rappresenta un modello che Gesù stesso ammirerà, pur superandolo.</p>
<p>Accade anche a noi, oggi, di essere affascinati da persone particolarmente carismatiche e seduttive, coerenti ed energiche.</p>
<p> La Chiesa necessita di profezia e di profeti, di posizioni scomode e all’apparenza irriguardose, per mantenere vivo il carisma fecondo del Vangelo. È bello che ancora oggi ci siano dei cristiani che, sentendo di appartenere alla Chiesa, compiono scelte di pace e di giustizia, a volte estreme, che richiamano tutti, cristiani <em>in primis</em>, alla coerenza. Guai a spegnere lo spirito della profezia!</p>
<p>A volte è la Chiesa intera a dover essere segno profetico nel mondo, come quando (finalmente!) assume una posizione di netto rifiuto di ogni forma di violenza e di guerra, fosse anche motivata da nobili ragioni (che quasi mai si rivelano del tutto nobili).</p>
<p> Nello stesso tempo bisogna distinguere i profeti dai rompiscatole.</p>
<p>In ogni comunità c’è il polemico che si sente un po’ profeta, in ogni presbiterio il prete che assume posizioni forti. Gesù invita a mitigare la severità e la polemica, mettendo al centro di ogni relazione, sempre, il bene maggiore dell’amore.</p>
<p>Amore che esige franchezza e richiamo, certo, ma pur sempre amore.</p>
<p>Anche i profeti, insomma, devono stare attenti a non porsi fuori dalla norma assoluta del Vangelo.</p>
<p>Giovanni stesso resterà travolto dalla sua profezia: la sua franchezza e la sua violenza verbale lo porteranno, lo sappiamo bene, a un tragico epilogo, a una tristissima storia di donne permalose e di re ignavi (cfr. Mt 14,3ss).</p>
<p>(Che buffo Dio: Erode pensa di essere potente; Erodiade, sua cognata, pensa di avere diritto di vita e di morte e fa uccidere Giovanni per la sua permalosità. Nessuno si ricorderebbe di loro se non avessero ucciso un profeta. Come nessuno si ricorderebbe di Pilato o di Erode il Grande. La storia scritta da Dio è molto più divertente di quella scritta sui libri dai vincitori!)</p>
<p> Eppure, pur avendolo atteso, pur avendolo conosciuto e riconosciuto, anche Giovanni dovrà convertirsi, cambiare idea sul Messia.</p>
<p>No, Gesù non userà nessuna scure, e non sarà l’ira divina a caratterizzare la sua predicazione ma, al contrario, lo splendido volto del Dio misericordioso. In una tenerissima pagina, anche Luca ci fa parte dello stupore e dello sconcerto del battezzatore:</p>
<blockquote>
<p><em>Giovanni chiamò due discepoli e li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Quando arrivarono da Gesù, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». In quello stesso momento Gesù guarì molta gente da malattie, da infermità, da spiriti cattivi; e a molti ciechi ridonò la vista. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni quello che avete visto e ascoltato: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono mondati, i sordi odono, i morti risorgono, ai poveri viene annunziata la buona novella.E beato colui che non si scandalizza di me» (Lc 7,18-23).</em></p>
</blockquote>
<p>Gesù non viene a castigare. Il suo regno non si basa sul timore, non fa leva sui sensi di colpa. Gesù viene a liberare gli uomini da ogni paura, per svelare il volto di un Dio che salva, che opera, che agisce.</p>
<p>Dio ci spiazza sempre</p>
<p>Spiazza anche i profeti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lusso</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 09:37:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[monaci]]></category>
		<category><![CDATA[monaco]]></category>

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		<description><![CDATA[La giornata è calda, come solo la Costa Azzurra sa regalare. Da anni non vengo qui, e mi è caro il ricordo delle lunghe passeggiate in mezzo ai campi di lavanda o costeggiando il perimetro dell&#8217;isola. I monaci sono qui da 1600 anni, prima ancora che Dio donasse alla cristianità san Benedetto. Da allora sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2011/11/moine-cloitre.jpg"><img class="size-medium wp-image-1420 alignright" title="moine-cloitre" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2011/11/moine-cloitre-195x300.jpg" alt="" width="117" height="180" /></a>La giornata è calda, come solo la Costa Azzurra sa regalare. Da anni non vengo qui, e mi è caro il ricordo delle lunghe passeggiate in mezzo ai campi di lavanda o costeggiando il perimetro dell&#8217;isola. I monaci sono qui da 1600 anni, prima ancora che Dio donasse alla cristianità san Benedetto. Da allora sono sempre rimasti, anche dopo le incursioni dei pirati che li hanno decimati. Lèrins, in questa stagione, è un miracolo della bontà di Dio: a meno di venti minuti di barca dalla mondana Cannes, offre un riparo per l&#8217;anima. Siamo gli unici ospiti sbarcati in questa tiepida mattinata di novembre</p>
<p>Il monaco parla al mio gruppo con semplicità e convinzione.</p>
<blockquote>
<p><em>La nostra vita, qui, è ritmata dalla preghiera e dal silenzio. Preghiera che ci raduna sette volte al giorno, che ci obbliga a ricordare cosa ci stiamo a fare su questa terra. Per voi, nel mondo, è più difficile perché siete travolti dalle cose da fare. Qui, per noi, è più semplice porsi la domanda, ma più difficile rispondere. Il silenzio ci aiuta a restare disponibili all&#8217;ascolto e all&#8217;accoglienza di Dio.</em></p>
</blockquote>
<p>Un pellegrino chiede: <em>non vi viene mai il dubbio di essere inutili? Se foste nel mondo, forse, sarebbe meglio, o no?</em></p>
<p>Il monaco sorride. Il suo sguardo è trasparente, gli si intravvede l&#8217;anima.</p>
<blockquote>
<p><em>Hai ragione: siamo assolutamente inutili. Ma se siamo qui è per richiamare tutti al primato di Dio, per ricordare a tutti che esiste una dimensione profonda, autentica, essenziale. Siamo qui come un segno, come un indizio, come un pro-memoria. Possiamo dire che siamo un lusso. Un lusso che la Chiesa si permette.</em></p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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