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	<title>Paolo Curtaz</title>
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	<description>Pensieri e Parole</description>
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		<title>Ravel 2.0</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 08:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho portato Jak a musica, si stanno preparando ad un piccolo saggio nel suo corso di propedeutica. Un piccolo percorso per fargli apprezzare la bellezza del suono e, grazie al suo maestro e ai suoi compagni, mi sembra che l&#8217;obiettivo sia stato centrato. L&#8217;Istituto musicale è dietro la Cattedrale e decido di fermarmi lì per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho portato Jak a musica, si stanno preparando ad un piccolo saggio nel suo corso di propedeutica. Un piccolo percorso per fargli apprezzare la bellezza del suono e, grazie al suo maestro e ai suoi compagni, mi sembra che l&#8217;obiettivo sia stato centrato.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Istituto musicale è dietro la Cattedrale e decido di fermarmi lì per pregare un momento e per lavorare mentre aspetto che esca: ho una consegna per metà giugno e non posso permettermi il lusso di perdere un&#8217;ora, visto l&#8217;insieme degli impegni. Quando sono in viaggio c&#8217;è poco spazio mentale e allora ne approfitto quando sono nella mia tana.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono anche curioso: hanno appena inaugurato la nuova cappella feriale restaurando una cappella laterale dedicata alla Madonna, neogotico ottocentesco, niente di che, ma so che sono capaci di far diventare belle anche le opere minori. Infatti non resto deluso e mi fermo in preghiera per qualche momento. Poi mi siedo fra i banchi della grande Cattedrale: dominata, al centro, dal gigantesco crocifisso quattrocentesco, in fondo le vetrate originali gotiche illuminano la penombra delle navate. Davanti all&#8217;altare stanno provando un gruppo di giovani: stasera fanno il concerto di fine anno. Sono gli allievi del nostro Istituto, quello in cui va Jakob, e questa è loro orchestra. Apro il portatile mentre la direttrice, una giovane studentessa, fornisce gli ultimi avvisi: gli archi, i legni, i fiati&#8230; ci sono proprio tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziano qualche battuta: Beethoven. Bene. sono proprio bravi. Sono costantemente distratto dalla musica che inonda tutta la chiesa: le volte gotiche creano un effetto riempitivo impressionante. Quando gli orchestrali calcano i &#8220;forte&#8221; della partitura mi vibra anche la cassa toracica. Wow. Un regalo inatteso, direi.</p>
<p style="text-align: justify;">Continua così per un&#8217;ora: io che scrivo di Dio, loro che suonano. Un concerto privato, di fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il potere della musica è straordinario, non c&#8217;è che dire.</p>
<p style="text-align: justify;">Osservo i ragazzi che suonano, tutti adolescenti, qualche universitario, forse. Vestiti come gli altri giovani:  i ragazzi più carini tutti pettinati da saga Twilight, le ragazze con i loro jeans strappati e i tatuaggi al polpaccio. Sono buffi vestiti così, con i loro percing e il loro fare alternativo. Uno dei contrabassisti ha un improbabile ciuffo viola, di quelli che si usavano quand&#8217;ero giovane io. Eppure eccoli, attenti alla partitura, tesi nella discreta direzione della loro coetanea, a eseguire musica di giovani come loro, morti da duecento anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Uguali a loro, nel desiderio di inseguire la bellezza. Tutti identici, tutti assetati.</p>
<p style="text-align: justify;">Sorrido, tanto. Quanto è bella la vita. Quanto è simpatico Dio. Quanto sono belli i giovani.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero non leggano i quotidiani, per non cadere nello sconforto, bollati come sono, vittime innocenti di adulti che non hanno saputo dar loro un mondo decente. Poco importa, eccoli, illuminati dalla luce radente del sole che entra da una finestra laterale, creando un effetto scenografico degno di un film.</p>
<p style="text-align: justify;">Prego per loro, così, per caso. Abbiano luce e pace e realizzino i loro sogni, conoscendo Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">La direttrice alza la bacchetta: una battuta di silenzio. Poi iniziano i corni, una melodia struggente.</p>
<p style="text-align: justify;">La <em>pavane</em> di Ravel.</p>
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		<title>Moralismi</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 12:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nostro mondo ha abbandonato la morale per finire in uno sconfinato e delirante moralismo. Leggevo tempo fa due dati che ho incrociato: pare che in televisione ci siano, sommando tutte le trasmissioni, ben tredici ore quotidiane di gossip (che una volta, meno ipocritamente si chiamava “pettegolezzo”) e sull’ultimo numero di “Riza psicosomatica” (rivista di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il nostro mondo ha abbandonato la morale per finire in uno sconfinato e delirante moralismo. Leggevo tempo fa due dati che ho incrociato: pare che in televisione ci siano, sommando tutte le trasmissioni, ben tredici ore quotidiane di <em>gossip</em> (che una volta, meno ipocritamente si chiamava “pettegolezzo”) e sull’ultimo numero di “Riza psicosomatica” (rivista di psicologia divulgativa discreta) un’indagine su un campione di mille utenti metteva alla gogna i rapporti famigliari, definiti per sette intervistati su dieci fasulli e fonte di tensione. In quest’indagine emergeva che la maggioranza dei delusi accusavano i genitori di non accettare il proprio partner e di rinfacciare l’affetto donato.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, due piccoli segnali di un pericolosissimo atteggiamento sempre più diffuso: il moralismo, appunto.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa assurda è che molte persone attribuiscono il moralismo ad un atteggiamento religioso, come se la causa di questo clima di giudizio e di sospetto fosse il cristianesimo! Vorrei pubblicamente smentire tale perniciosa affermazione: il moralismo è proprio la morale senza Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cristianesimo non è seguire una legge, ma amare una persona e l’amore,si concretizza in una serie di atteggiamenti vissuti come naturali. L’uomo vecchio è sempre presente in noi e abbiamo bisogno di vegliare per non addormentarci, per mantenere in tensione costruttiva il nostro rapporto con Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Se sono innamoratissimo di una ragazza non mi passa neanche per la testa di tradirla! Se ciò accade, dopo diversi anni, non devo sforzarmi di non farlo, ma investire nella riscoperta del rapporto fra noi due!</p>
<p style="text-align: justify;">Non sono cristiano perché osservo scrupolosamente una serie di regole ma perché, avendo incontrato la novità di Dio in Gesù, la mia vita è cambiata. La santità non consiste nel non peccare (quanto è lontano dalla Bibbia questo atteggiamento!) ma nell’amare molto. La morale diventa il modo concreto di manifestare l’amore, l’individuazione di un percorso che mi permette di vivere fino in fondo la mia umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">La Scrittura non dice: “Tu devi”, ma: “Tu sei in grado, tu puoi, tu sei reso capace”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho visto fratelli e sorelle massacrati dalla vita, vivere in un fragile equilibrio fra le proprie frustrazioni e le proprie rabbie risorgere dopo avere incontrato Cristo. I buchi restano, e fanno male, ma il cuore, nonostante tutto, è libero.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cuore della morale è il cuore di Dio, è l’osservanza ad un progetto che mi realizza, non la fedeltà ad una norma che mi premia davanti all’autorità divina. E, ricordiamocelo sempre, nel Vangelo la misericordia ha sempre la meglio del giudizio. Gesù, pur non lesinando parole di fuoco quando necessario, ha sempre versato unguento e balsamo a chi con onestà riconosceva il proprio limite, dicendo che la perfezione di Dio da imitare è la misericordia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il moralismo, invece, si appella con ferocia ad una presunta giustizia da rispettare, ad un ordine di cose costituito che solo marginalmente ha a che fare con Dio. Il “gossip” indica le debolezze di uomini di spettacolo quasi a svelarne le fragilità per farci sentire migliori. L’idea che soggiace a questo sconcertante sport nazionale è: “Anche quelli che ci vengono proposti come modelli sono come noi, anzi: peggio”. Peggio nella vita affettiva, peggio negli insulti degli pseudo programmi-verità dove qualche imbecille in cerca di notorietà viene messo in contesti estremi (un’isola, una casa) per esasperarne le dinamiche psicologiche. Un massacro, un segno di decadentismo culturale che fa del male alla nostra società, tirando fuori da loro e da noi tutto il peggio. E non mi si venga a dire che questo atteggiamento colpisce le fasce culturalmente inferiori! Andate a sbirciare nei saloni di bellezza e di coiffure da cento euro a botta che riviste ci sono in sala d’attesa…</p>
<p style="text-align: justify;">Il moralismo è la morale senza Dio, fa finta di appellarsi alla giustizia e in realtà tira verso il basso l’onore e la dignità degli altri. Come argutamente diceva un Vescovo italiano: “Non è vero che il nostro paese ha smarrito il senso del peccato. Ha benissimo in mente il senso del peccato. Quello degli altri”.</p>
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		<title>In viaggio</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 07:58:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Fuori è ancora buio e piove. Tanto. Voglio tornare a casa e superare la tangenziale di Milano prima che sia intasata: l&#8217;idea è quella di arrivare in tempo per portare Jak a scuola. L&#8217;ultimo mese è stato davvero difficile, per lui, febbri improvvise e violente, nulla di grave, ma eventi che capitano sempre quando il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fuori è ancora buio e piove. Tanto. Voglio tornare a casa e superare la tangenziale di Milano prima che sia intasata: l&#8217;idea è quella di arrivare in tempo per portare Jak a scuola. L&#8217;ultimo mese è stato davvero difficile, per lui, febbri improvvise e violente, nulla di grave, ma eventi che capitano sempre quando il suo papà  è in giro ad evangelizzare. L&#8217;ultima volta sabato sera: ho lasciato le coppie che erano con me ad Albino e sono corso a casa. L&#8217;indomani, prodigi della tecnica, ho fatto l&#8217;ultima meditazione da casa, via Skype. Salendo, quella sera, piuttosto turbato, mi sono confrontato col mio datore di lavoro: se vuole che io continui a fare l&#8217;evangelizzatore <em>free lance</em> deve cortesemente darmi una mano, sennò schiatto. La risposta ieri, mentre ero di nuovo in viaggio, quando sono stato contattato da Radio Vaticana per un&#8217;intervista sulla sobrietà nelle prime comunioni.</p>
<p>Ieri sera è andata molto bene, come spesso accade in questi ultimi tempi: i libri, internet, le conferenze, i viaggi&#8230; tutto mi dimostra il desiderio delle persone di tornare all&#8217;essenziale, di incontrare Lui.  La pioggia è battente e nel tratto che mi porta da Bergamo a Milano c&#8217;è già molta gente. Cerco di cacciare il sonno e di stare in campana, guardando le luci rosse degli stop di chi mi precede per lasciare uno spazio per la frenata. Brucia ancora l&#8217;urto con un tir di un mese fa, di ritorno da una conferenza, fermi in tangenziale, un duro colpo al portafoglio e alla voglia di guidare. Ma si sa, abitare ai confini dell&#8217;Impero ha molti vantaggi e qualche svantaggio, quello di essere, appunto, ai confini. Ascolto i vari notiziari, viaggiando: lo spred, Sarkò, il calcio, Ruby&#8230; Prevale un senso di angoscia, di notizie da fine del mondo. Anch&#8217;io, come tutti, fatico a galleggiare e mi sconforta l&#8217;idea di vedere il mio futuro dipendere dalla follia del mercato. Come se non le avessimo fatte noi, quelle regole, come se fosse tutto invitabile.</p>
<p>Ora la pioggia toglie la visibilità, mentre albeggia, ma vedo la barriera di Milano: ancora non c&#8217;è la coda, bene. Mentre viaggio in tangenziale cambio stazione radio e mi godo un attimo di classica, alzando il volume. La stanchezza e le tante auto che con me stanno viaggiando mi allargano la mente. Eccoci, tutti in strada, sono le sei e mezza del mattino. Dieci, cento, mille auto, e camion, e furgoncini. Tutti a lavorare, tutti a cercare di sbarcare il lunario. Storie a migliaia e vite e speranze e dolori e gioie.</p>
<p>Sonno che svapora negli abitacoli, mentre, all&#8217;orizzonte, uno squarcio nelle nubi annuncia un miglioramento, forse. Prego, facendo dell&#8217;abitacolo una cappella. Vedo nell&#8217;auto che mi supera Giuseppe che va al lavoro e nel furgoncino che supero il Nazareno che guida. No, non sono allucinazioni, è la logica dell&#8217;incarnazione che fa del quotidiano il tempio. Eccolo qui il risorto, a camminare con noi sulle strade Emmaus o la A4 fa lo stesso. Eccolo, presente nel presente, nel quotidiano. Questo Dio che sa, che conosce, che incoraggia.</p>
<p>La pioggia smette, anche se il tempo è grigio. Entro nelle &#8220;mie&#8221; montagne, la neve è scesa ai mille metri. Telefono alla nonna dicendole di svegliare mio figlio, lo porto a scuola per le 8,30.</p>
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		<title>Hebron</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 09:42:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario in Terra Santa]]></category>

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		<description><![CDATA[Fa freddo, come non te lo aspetti. Hebron è un luogo fondamentale per un credente: lo straordinario mausoleo voluto dal re Erode protegge le tombe dei patriarchi, sulla grotta di Macpela, quella comprata da un tenero Abramo per seppellire Sara. Oltre a loro la tomba custodisce i resti mortali di  di Isacco e di Giacobbe. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fa freddo, come non te lo aspetti.</p>
<p>Hebron è un luogo fondamentale per un credente: lo straordinario mausoleo voluto dal re Erode protegge le tombe dei patriarchi, sulla grotta di Macpela, quella comprata da un tenero Abramo per seppellire Sara. Oltre a loro la tomba custodisce i resti mortali di  di Isacco e di Giacobbe. Un luogo straordinario per chi cerca Dio. E terribile. Da una parte una moschea, dall&#8217;altra una sinagoga. Per raggiungere l&#8217;una o l&#8217;altra occorre superare i severi chek.point e non farsi impressionare dai militari israeliani che presidiano la struttura.</p>
<p>Sono abituato, da anni vengo in Israele. Meno alcuni dei pellegrini straniti da quelle armi,</p>
<p>Nessun turista viene ad Hebron, gli autisti dei pullman si rifiutano di venire. Non il nostro, amico, che è originario di queste parti e che ci scorta fra i vicoli. Un negozio di souvenir ci accoglie con entusiasmo, il proprietario non smette di ringraziarmi: qui la povertà è una cosa seria. Poi andiamo nel Suq: da diversi anni un gruppo di coloni ha occupato una parte degli edifici, protetti dai soldati. quattrocento coloni scortati da 1600 soldati. C&#8217;è sempre stata una presenza ebraica in questa città santa, certo, ma ora questa presenza è imposta e foriera di gravi tensioni. Il suq è sovrastato da una rete metallica per proteggere i passanti dall&#8217;immondizia gettata dall&#8217;alto, dai coloni. Il freddo è pungente mentre saliamo su una terrazza a vedere la situazione dall&#8217;alto.</p>
<p>Una povera famiglia vive in un&#8217;unica stanza: la porta d&#8217;ingresso apre su una garritta presidiata da un soldato. Inquietante.</p>
<p>Il cimitero musulmano è tagliato fuori da un cordone di sicurezza.</p>
<p>I pellegrini, infreddoliti, sono letteralmente assaliti dai ragazzi che cercano di vendere qualcosa. Abbiamo speso quello che avevamo ma i ragazzi si fanno insistenti, alcuni troppo, la tensione sale e anche un po&#8217; di paura da parte di alcune signore spaventate da tanta aggressività. E&#8217; meglio andare e tornare al pullman.</p>
<p>Tutti tacciono, scossi.</p>
<p>Il pulmann riparte. Rivedo i volti di molti abitanti che, dai negozi vuoti, ci salutano: <em>Welcome to Palestine</em>.</p>
<p>In alto svetta un aquilone, Qualche ragazzino ha ancora il coraggio di giocare. Abramo ne sarà contento.</p>
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		<title>Non est hic</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 07:36:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole]]></category>

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		<description><![CDATA[Continuiamo a cercare il crocefisso, non ci sono santi. Pensiamo davvero che Dio ami essere imbalsamato. Ci crediamo e finiamo con l’adeguare la nostra vita e la nostra pastorale alla tragica logica dell’imbalsamazione. Come se Dio amasse essere venerato come una mummia. O in un mausoleo. È pia e devota la fede delle donne che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continuiamo a cercare il crocefisso, non ci sono santi.</p>
<p>Pensiamo davvero che Dio ami essere imbalsamato.</p>
<p>Ci crediamo e finiamo con l’adeguare la nostra vita e la nostra pastorale alla tragica logica dell’imbalsamazione.</p>
<p>Come se Dio amasse essere venerato come una mummia. O in un mausoleo.</p>
<p>È pia e devota la fede delle donne che, il giorno dopo il sabato, vanno a completare ciò che non sono riuscite a fare quel tragico venerdì.</p>
<p>Cercano il loro Maestro, drammaticamente travolto dagli eventi.</p>
<p>Lo cercano con disperazione e rassegnazione.</p>
<p>Vogliono restituire una parvenza di dignità a quell’uomo che hanno amato e seguito.</p>
<p>Che le ha amate e istruite.</p>
<p>Illuse.</p>
<p>Dio è già altrove. Risorto.</p>
<p><strong>Fuggire il sepolcro</strong></p>
<p>Devono allontanarsi dal sepolcro, non vegliarlo. Andarsene altrove, là dove il Signore le aspetta. È risorto, il Nazareno. Non rianimato, né reincarnato (ma dai!), splendidamente risorto. Nemmeno sappiamo bene cosa significhi essere risorti, nessuno è mai risorto come lui.</p>
<p>Lazzaro è tornato in vita, ma morirà, di nuovo.</p>
<p>Gesù no. È vivo. Splendido. Non un fantasma, non un ectoplasma.</p>
<p>È proprio lui: si fa riconoscere attraverso dei segni, mangia con i suoi sbalorditi discepoli.</p>
<p>Gesù è risorto, cercatori di Dio.</p>
<p>Che ce ne accorgiamo o meno, che lo crediamo o meno.</p>
<p>È risorto. E tutto cambia, ogni cosa assume una luce diversa. Allora il Nazareno non è solo un grande uomo, un rabbi, un profeta.</p>
<p>È di più.</p>
<p><strong>Terremoti</strong></p>
<p>Matteo, nel suo racconta, parla di due terremoti: uno alla crocefissione e uno alla resurrezione. Terremoti interiori, ovviamente, che il discepolo sperimenta quando vede la misura dell’amore di Dio che muore, sconfitto, per mostrare quanto ci ama.</p>
<p>Terremoto che siamo chiamati a vivere quando scopriamo che il Maestro è vivo e lo possiamo incontrare.</p>
<p><strong>Conversioni</strong></p>
<p>Buona Pasqua, discepoli del risorto. Buona Pasqua, voi che avete superato la croce e che seminate speranza e luce. Buona Pasqua anche a chi è rimasto inchiodato al Golgota, come Tommaso, come Pietro. Avremo ancora del tempo per convertirci alla gioia, dopo esserci convertiti alla logica di un Dio che muore per amore.</p>
<p>Buona Pasqua, perché se Gesù è risorto dobbiamo cercare le cose di lassù. Lasciare in fretta il sepolcro, perché la morte non è riuscita a custodire la forza immensa della vita di Dio.</p>
<p>Raccontatelo, che Gesù è vivo: pochi lo sanno. Anche i cristiani sembrano esserselo dimenticato.</p>
<p>Eppure è tutta in quella tomba la nostra fede.</p>
<p>Lo so bene, è un momento difficile per la nostra Chiesa, per la nostra rissosa e squallida Italia che ha perso l’anima. Perciò dobbiamo risorgere.</p>
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		<title>Macheronte</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 16:59:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario in Terra Santa]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni battista]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ci viene molta, gente, ovvio. Bisogna venirci apposta, scendendo verso Kerak, una delle più grandi fortezze crociate, tristemente famosa per la ferocia di uno dei suoi gestori, Rinaldo di Chatillon, che ebbe l&#8217;onore di essere giustiziato personalmente da Saladino. Vengono pochi turisti, sottolinea la guida: siamo alle soglie dell&#8217;altopiano che attraversa la Giordania da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non ci viene molta, gente, ovvio. Bisogna venirci apposta, scendendo verso Kerak, una delle più grandi fortezze crociate, tristemente famosa per la ferocia di uno dei suoi gestori, Rinaldo di Chatillon, che ebbe l&#8217;onore di essere giustiziato personalmente da Saladino. Vengono pochi turisti, sottolinea la guida: siamo alle soglie dell&#8217;altopiano che attraversa la Giordania da Nord a Sud, davanti a noi si estende la meravigliosa valle del Giordano, in basso, in fondo. Su un cocuzzolo che si raggiunge a piedi attraverso un sentiero a gradoni ci sono i resti del palazzo di Macheronte, il luogo dove venne giustiziato il Battista.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vento soffia potente, là in alto: ci sono le tracce dell&#8217;imponente costruzione che sorgeva in mezzo al nulla. Molto più in basso hanno trovato i resti del porto cui si attraccavano le navi per permettere a Erode di salire quassù, ai confini del suo inutile impero. Qualche colonna, resti di mura, in basso delle grotte: in una di queste restò prigioniero Giovanni, prima di essere decapitato.</p>
<p style="text-align: justify;">Notizie certe scritte da Giuseppe Flavio e l&#8217;aura di maledizione resta sulle rovine della fortezza rasa al suolo dai romani, dopo la seconda rivolta giudaica. In alto, con i pellegrini, preghiamo per i tanti martiri di ieri e di oggi. Che pena pensare al grande Giovanni ucciso per la permalosità di una donna e per l&#8217;ignavia di un re fantoccio che aveva paura di rimangiarsi una parola detta di fretta, complice il vino.</p>
<p style="text-align: justify;">Misteri della logica di Dio. Dopo duemila anni siamo qui a cercare le tracce del profeta, non del re presuntuoso.</p>
<p><em>Sic transit.</em></p>
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		<title>Conversioni</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 05:55:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[conversione]]></category>

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		<description><![CDATA[La quaresima ci è data per fare il punto della situazione riguardo alla nostra fede. quaranta giorni in cui, come il Signore Gesù, cerchiamo di fare un po&#8217; di deserto intorno a noi per capire se e come andare avanti nel percorso di fede. Un tempo in cui ascoltare l&#8217;invito pressante che Gesù rivolge ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La quaresima ci è data per fare il punto della situazione riguardo alla nostra fede. quaranta giorni in cui, come il Signore Gesù, cerchiamo di fare un po&#8217; di deserto intorno a noi per capire se e come andare avanti nel percorso di fede. Un tempo in cui ascoltare l&#8217;invito pressante che Gesù rivolge ai suoi concittadini: <em>convertitevi e credete al Vangelo.</em></p>
<p>La conversione, di solito, avviene in due modi: istantaneamente, a seguito di un evento particolare, un pellegrinaggio, un ritiro, una confessione e diluita nel tempo, con costanza negli anni. Chi studia questo fenomeno ci dice che l&#8217;adolescenza resta il momento privilegiato per incontrare Dio. Fa sorridere: noi adulti consideriamo l&#8217;adolescenza una quasi malattia, Dio, invece, sapendo che è un&#8217;età spalancata alla vita, si fa sentire. Ma non rischia di essere una delle tanti emozioni vissute a quell&#8217;età? Certo, il rischio esiste. Eppure la conversione passa anche dall&#8217;emozione e la verifica di quanto abbiamo vissuto sta nel confrontarci dopo decenni: crediamo ancora in Dio? E nei momenti di buio, di dubbio, ci riportiamo con la mente a quegli eventi? Dico sempre a chi mi chiede consiglio: <em>segui il tuo istinto. </em>La fede si nutre di ragionevolezza e di Parola, di preghiera e di comunità, di sacramenti e di azioni. Non basta un evento forte per convertirci ma la conversione si misura giorno per giorno lungo tutta la vita.</p>
<p>A volte la vita di fede non procede come avremmo pensato e desiderato (non ditelo a me!) ma il Signore sa condurci ai pascoli erbosi come egli desidera, se lo desideriamo. Da questo punto di vista, l&#8217;unico rischio della preghiera è che DIo ci ascolti e faccia veramente la sua volontà.</p>
<p>In queste settimane rinvigoriamo la nostra ricerca di Dio. Lo abbiamo già trovato, meglio, ci ha già trovato, ma sappiamo quanto ancora ci manca della sua conoscenza. La fede è sempre un &#8220;già e non ancora&#8221;.</p>
<p><em>Foto di <a href="http://www.martinaegli.com/2011/05/alpine-view/">Martina Egli</a></em></p>
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		<title>Sincerità</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 06:25:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario personale]]></category>
		<category><![CDATA[Bugie]]></category>

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		<description><![CDATA[Mio figlio J ha la sua classica faccia furiosa. Da quando siamo usciti dalla piscina non parla e ha le lacrime di rabbia negli occhi. Conosco bene la ragione di questa rabbia: durante il corso di nuoto la maestra ha fatto fare alcune gare fra i bimbi. Jak nuota bene, ha vinto anche qualche duello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mio figlio J ha la sua classica faccia furiosa. Da quando siamo usciti dalla piscina non parla e ha le lacrime di rabbia negli occhi. Conosco bene la ragione di questa rabbia: durante il corso di nuoto la maestra ha fatto fare alcune gare fra i bimbi. Jak nuota bene, ha vinto anche qualche duello ma, alla fine, è arrivato secondo. Un&#8217;onta.</p>
<p style="text-align: justify;">So che il senso della competizione nei maschi è enorme, ma qui rasentiamo il patologico. Io e L ci guardiamo, si tratta di attuare una tattica di contenimento. Inzia lei, tipico approccio materno: &#8220;L&#8217;importante è saper nuotare, sei bravo, quanto arrivi non importa!&#8221;. Nessun risultato. Provo io, tecnica maschile: &#8220;Secondo? Io non sono mai arrivato così in alto in tutta la mia vita! Secondo è un risultato straordinario!&#8221;. Niente da fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Sto elaborando rapidamente un pensiero filosofico sulla natura umana e uno pedagogico su come uscire da questa impasse.</p>
<p style="text-align: justify;">Jak riflette, sa che non può fare l&#8217;antipatico ad oltranza perchè poi esce fuori l&#8217;orso selvatico che c&#8217;è in me e sono guai. </p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;In realtà eravamo pari con quella bambina, poi ho pensato che, poverina, si sarebbe intristita e l&#8217;ho lasciata vincere, ho fatto una buona azione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Io e L ci guardiamo estereffati: una cosa del genere non sta né in cielo né in terra.</p>
<p style="text-align: justify;">L sorride e chiede: &#8220;Ma è vera questa cosa?&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Jak, deciso: &#8220;No!&#8221;</p>
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		<title>Secondo tempo</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 16:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[speranza]]></category>

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		<description><![CDATA[I due ragazzi possono avere un po&#8217; meno di trent&#8217;anni. Uno è tunisino, l&#8217;altro pakistano. Il tunisino sorride spesso, è gioviale, racconta volentieri di sé e delle sue vicissitudini. Il ragazzo pakistano è più guardingo, forse più timido. Nella piccola stanza col loro educatore e con don Matteo parliamo del più e del meno, Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I due ragazzi possono avere un po&#8217; meno di trent&#8217;anni. Uno è tunisino, l&#8217;altro pakistano. Il tunisino sorride spesso, è gioviale, racconta volentieri di sé e delle sue vicissitudini. Il ragazzo pakistano è più guardingo, forse più timido. Nella piccola stanza col loro educatore e con don Matteo parliamo del più e del meno,</p>
<p>Il ragazzo tunisino racconta di essere sbarcato in Italia in tuta da lavoro, da carrozziere. Era appena uscito dall&#8217;officina quando l&#8217;avevano avvisato che era il suo turno di partire, di corsa. In Italia lo aspettava un lavoro, sperava. C&#8217;era, il lavoro, ma non era quello di riparare le automobili, ma di smontarle per essere rivendute.</p>
<p>Il pakistano non parla della sua condanna, ma non importa molto, in fondo. Sono qui perché hanno chiesto di essere affidati a questa piccola struttura che offre accoglienza e rieducazione vera. Altri come loro hanno finito di scontare la pena qui, imparando a vivere, a rinascere, a giocare il secondo tempo di una partita persa malamente.</p>
<p>Mi stupisco quando compatiscono le guardie carcerarie che fanno lavorare troppo e che guadagnano poco. &#8220;Sono loro i veri carcerati a vita&#8221; dicono. Poi è il momento delle cose belle: il tunisino sa fare bene il pane arabo e don Matteo ha preparato un&#8217;attività in parrocchia dove insegnerà agli adolescenti a farlo. Gli brillano gli occhi, chiede quanti saranno, si vede che è orgoglioso.</p>
<p>Il pakistano aspetta con ansia la decisione del tribunale, non vede l&#8217;ora di venire qui, di provare a ricominciare, meglio, questa volta.</p>
<p>Daniele mi racconta la situazione tragicomica di uno dei due ragazzi: ha un datore di lavoro pronto ad assumerlo, gli vuole un sacco di bene e lo tratta come un figlio, dopo averne provato la bontà per diversi mesi. Ma non ha il codice fiscale, perchè, essendo agli arresti domiciliari con obbligo di firma, non è residente in carcere. Quindi: la sua firma vale per dimostrare che rispetta gli obblighi, ma non vale per avere una posizione fiscale e pagare le tasse. Misteri della burocrazia.</p>
<p>Al pachistano va meglio; da tre anni lavora in carcere per una cooperativa e guadagna qualche soldo alla fine del mese: non ha il permesso di soggiorno ma la busta paga con trattenute fiscali. Secondo mistero della burocrazia italiana.</p>
<p>Si respira una timida speranza e li guardo mentre si accalorano per capire come risolvere questi intoppi.</p>
<p>Che bello.</p>
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		<title>Quaresima</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 17:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[deserto]]></category>
		<category><![CDATA[quaresima]]></category>

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		<description><![CDATA[Gesù inizia la sua attività pubblica… fuggendola. Entra nel deserto per pregare, per stare col Padre, per digiunare. Come Israele nel deserto del Sinai, il Dio solidale vuole condividere la pena degli uomini che non trovano sollievo. A volte bisogna avere il coraggio di andarsene, per ritrovarsi. Ma, anche, Gesù vuole decidere come essere Messia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gesù inizia la sua attività pubblica… fuggendola.</p>
<p>Entra nel deserto per pregare, per stare col Padre, per digiunare. Come Israele nel deserto del Sinai, il Dio solidale vuole condividere la pena degli uomini che non trovano sollievo.</p>
<p>A volte bisogna avere il coraggio di andarsene, per ritrovarsi.</p>
<p>Ma, anche, Gesù vuole decidere come essere Messia, come strutturare il suo ministero.</p>
<p>Gesù è Dio, certo, e riguardo alle cose di Dio ha una conoscenza assoluta, perché egli è il figlio di Dio.</p>
<p>Ma riguardo alle cose degli uomini, Gesù non vuole privilegi. Anche lui deve progettare, decidere, programmare. E la sua scelta mette i brividi.</p>
<p>Matteo, di cui quest’anno leggiamo il racconto, allarga la stringata narrazione di Marco e racconta dettagliatamente le tre tentazioni che Gesù deve affrontare a suon di Parola di Dio.</p>
<p>Come nelle dispute fra i rabbini, anche Gesù argomenta col diavolo.</p>
<p>Conosce la Parola di Dio, il Signore. E anche il diavolo.</p>
<p>Noi, invece, non subiamo nemmeno tentazioni perché ci facciamo del male da soli, ignari della Parola che ci salva. Le tentazioni sono per i santi, non per noi, discepoli mediocri.</p>
<p>Gesù ha davanti a sé tre messianismi: uno storico, legato alla restaurazione del regno di Davide. Il Regno del pane, della politica, della teocrazia; uno legato ai miracoli, allo straordinario, agli eventi impossibili; uno legato al compromesso col potere, come hanno saputo fare i sacerdoti di Gerusalemme con i romani, tornati al potere dopo secoli grazie al rinato tempio.</p>
<p>Gesù rifiuta tutte queste proposte:</p>
<p>non proporrà una rivoluzione politica, ma la conversione;</p>
<p>non stupirà le persone con i miracoli, cercherà di convincerli con la Parola;</p>
<p>sarà onesto col potere, anche con quello religioso, ma vero, denunciandone gli abusi.</p>
<p>Povero Gesù.</p>
<p>È fragile, il messianismo di Gesù.</p>
<p>Bello ma fragile. Forse Dio è troppo ottimista nel confronto di noi uomini, forse ci crede migliori di ciò che, invece, siamo.</p>
<p>Glielo ricorderà l’avversario quando tornerà, al Getsemani, manifestando a Gesù il fallimento clamoroso della propria missione.</p>
<p>La sua predicazione appassionata, amicale, compassionevole, adulta, è stata inutile.</p>
<p>Forse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E noi?</p>
<p>Quali uomini vogliamo essere?</p>
<p>Quale Dio vogliamo celebrare?</p>
<p>Non seguiamo l’onda delle sirene dei <em>media</em>, o le nostre ispirazioni.</p>
<p>Lasciamoci illuminare nel deserto, per purificare il nostro cuore.</p>
<p>E non cerchiamo un Dio che si sazia la pancia, o che ci stupisce con i miracoli, o che è ridotto a garante dell’ordine sociale.</p>
<p>Quel Dio, non è il Dio di Gesù.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buona quaresima, cercatori di Dio, seguaci del folle.</p>
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