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	<title>Paolo Curtaz &#187; Santi</title>
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		<title>Martiri</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 15:46:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Santi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2010/06/turecko_0044a.jpg" rel="shadowbox[post-734];player=img;"><img class="alignleft size-full wp-image-735" title="turecko_0044a" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2010/06/turecko_0044a.jpg" alt="" width="288" height="216" /></a>Il 5 febbraio scorso, quarto anniversario dell’uccisione a Trebisonda di don Andrea Santoro, aveva detto alla Radio Vaticana: “Don Andrea fu ucciso come simbolo, in quanto sacerdote cattolico. Non è stata uccisa soltanto la persona, ma si è voluto colpire il simbolo che la persona rappresentava: ricordarlo in questo momento, all’interno dell’anno dedicato ai sacerdoti, è ricordare a tutti noi che la sequela di Cristo può arrivare anche all’offerta del proprio sangue”. E in un intervento a Venezia&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!--CusAds1--><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2010/06/turecko_0044a.jpg" rel="shadowbox[post-734];player=img;"><img class="alignleft size-full wp-image-735" title="turecko_0044a" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2010/06/turecko_0044a.jpg" alt="" width="288" height="216" /></a>Il 5 febbraio scorso, quarto anniversario dell’uccisione a Trebisonda di don Andrea Santoro, aveva detto alla Radio Vaticana: “Don Andrea fu ucciso come simbolo, in quanto sacerdote cattolico. Non è stata uccisa soltanto la persona, ma si è voluto colpire il simbolo che la persona rappresentava: ricordarlo in questo momento, all’interno dell’anno dedicato ai sacerdoti, è ricordare a tutti noi che la sequela di Cristo può arrivare anche all’offerta del proprio sangue”. E in un intervento a Venezia nell’ottobre del 2009: “Le tragiche morti di don Andrea, del giornalista armeno Hrant Kink, dei tre missionari protestanti di Malatia hanno portato alla ribalta la realtà di un cristianesimo che in Turchia esiste ancora e reclama pieno diritto di cittadinanza. “Se accettassimo come cristiani di non comparire, restando una presenza insignificante nel tessuto del paese, non ci sarebbero difficoltà, ma stiamo rendendoci conto che questa è una strada senza ritorno, che non fa giustizia alla storia cristiana di questi paesi nei quali il cristianesimo è nato e fiorito; è una strada che non farebbe giustizia alle migliaia di martiri che in queste terre ci hanno lasciato in eredità la testimonianza del loro sangue”. Alla vigilia del suo incontro con Papa Benedetto a Cipro, per presentargli da difficile situazione dei cristiani in Medio Oriente, padre Luigi Padovese, 64 anni, milanese, francescano cappuccino, è stato sgozzato dal suo autista, pare in raptus di follia, in queste ore messo in discussione da autorevoli fonti. Padre Luigi amò e percorse passo passo la Turchia dapprima come ricercatore e docente di patrologia, nonché preside della Pontificia Università Antonianum di Roma. In tale veste promosse più di venti simposi di studio su san Paolo, a Tarso, e su san Giovanni, a Efeso. Dal novembre 2004 era vescovo, vicario apostolico per l’Anatolia, con sede a Iskenderun. Era presidente della conferenza episcopale. Eventi come questi ci richiamano con violenza alla violenza che il Vangelo subisce a qualche passo da noi, e ci obbliga a rivedere il nostro cristianesimo da poltrona e pantofole, per riprendere il filo del dialogo con l&#8217;islam moderato, senza ingenuità o scorciatoie, e conoscendo, pregando e intervenendo in favore dei tanti (troppi) cristiani che dal Medio Oriente sempre più estremizzato devono fuggire.</p>
<p style="text-align: justify;">Discorsi di papa benedetto a Cipro: www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/travels/2010/index_cipro_it.htm</p>

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		<title>Conversioni</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 09:48:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Santi]]></category>
		<category><![CDATA[San Paolo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2010/01/la_conversione_di_san_paolo.jpg" rel="shadowbox[post-621];player=img;"><img class="alignleft size-full wp-image-622" title="la_conversione_di_san_paolo" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2010/01/la_conversione_di_san_paolo.jpg" alt="" width="322" height="323" /></a>La conversione di Paolo è diventata, per i discepoli, l&#8217;emblema di ogni conversione, il modello di riferimento, anche nella storia, dell&#8217;incontro fra l&#8217;incredulo e Dio. Fiumi di inchiostro sono stati versati su questo episodio, mi piace ricordare che la conversione è un cambiamento di prospettiva, di indirizzo, una scelta radicale esistenziale, una risposta alla chiamata del Signore che, però, cresce e dura tutta la vita. Paolo dovrà convertirsi numerose volte, nella sua vita, dalla prima, fondamentale conversione del&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2010/01/la_conversione_di_san_paolo.jpg" rel="shadowbox[post-621];player=img;"><img class="alignleft size-full wp-image-622" title="la_conversione_di_san_paolo" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2010/01/la_conversione_di_san_paolo.jpg" alt="" width="322" height="323" /></a>La conversione di Paolo è diventata, per i discepoli, l&#8217;emblema di ogni conversione, il modello di riferimento, anche nella storia, dell&#8217;incontro fra l&#8217;incredulo e Dio. Fiumi di inchiostro sono stati versati su questo episodio, mi piace ricordare che la conversione è un cambiamento di prospettiva, di indirizzo, una scelta radicale esistenziale, una risposta alla chiamata del Signore che, però, cresce e dura tutta la vita. Paolo dovrà convertirsi numerose volte, nella sua vita, dalla prima, fondamentale conversione del cuore, a quelle più sottili del suo modo di vedere se stesso, gli altri, la Chiesa. Riprendo quanto ho scritto ne &#8220;La lettera perduta&#8221;, è Paolo che parla in prima persone.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ogni conversione è una storia da raccontare, ogni incontro con Dio è una testimonianza del suo amore per tutti noi. Molti tra voi, fratelli provenienti dal paganesimo, pensano che la conversione sia passare dal non credere al credere, dall’adorare false divinità al riconoscere il volto del vero Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte è così.</p>
<p style="text-align: justify;">Per me, invece, la conversione fu tanto più eclatante quanto più difficile: io credevo di credere, ero certo delle mie convinzioni, non dubitavo nulla e di nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto è più difficile convertire un credente!</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto più difficile convertire un devoto zelante che crede di conoscere Dio quale ero io!</p>
<p style="text-align: justify;">Dio ha dovuto urlare, farmi inciampare nelle mie sicurezze che mi avevano portato a diventare un violento nel suo nome, per farsi riconoscere.</p>
<p style="text-align: justify;">State vigilanti, fratelli nel Signore: anche a noi discepoli può succedere di diventare arroganti, di essere certi di possedere la verità, di guardare con disprezzo a coloro che non si comportano come noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Gesù si scagliava contro le certezze di noi farisei, stava parlando ad ogni credente di ogni tempo: anche nel suo nome potremmo tornare a chiudere il cuore, a stravolgere il Vangelo, a rinchiudere Dio in una gabbia.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi anni di gioia e di fatica l’ho visto con i miei occhi: l’unico vero discepolo è colui che, pur avendo conosciuto Dio, sa di non sapere; pur avendolo amato, sa di poter amare ancora; pur seguendo le sue leggi, sa di non potersene fare scudo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra cosa ho capito, col passare degli anni: la conversione dura tutta la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Non avviene in un momento puntuale, non accade una volta per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando fui battezzato dal fratello Anania, visibilmente timoroso e impacciato, reso tale dalla mia triste fama, pensai che le cose sarebbero state chiare e semplici da allora in poi. Ora, vecchio e stanco, pronto a dare la mia vita per il Signore, guardandomi indietro mi rendo conto di quanto io sia cambiato in questi anni di predicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte volte le mie certezze sono state messe in discussione, dagli eventi, dai nemici, dai fratelli. E più conoscevo l’inesprimibile mistero della Redenzione e più capivo di non avere ancora capito. Questo vi suggerisco, amati nel Signore che vorrei ancora dare alla luce e offrire a Dio: non rassegnatevi mai, non abituatevi, neppure ad una vita santa.</p>
<p style="text-align: justify;">Cercate il Signore, sempre.&#8221;</p>
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		<title>Santi subito!</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 16:38:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Santi]]></category>
		<category><![CDATA[Festa dei santi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/10/141377072_1e6f7819f7_m.jpg" rel="shadowbox[post-512];player=img;"><img class="alignleft size-full wp-image-513" title="141377072_1e6f7819f7_m" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/10/141377072_1e6f7819f7_m.jpg" alt="141377072_1e6f7819f7_m" width="240" height="160" /></a>Triste il paese, il nostro, in cui la memoria dolorosa dei defunti si sovrappone e si sostituisce ad una delle feste più gioiose dell’anno così che, paradossalmente, il giorno dei Santi è diventato il giorno della visita ai cimiteri! Pazienza, cerchiamo, almeno nella liturgia, di tenere ben distinti i due livelli: abbiamo bisogno di meditare, e tanto, sulla gloria dei santi per affrontare il ricordo dei nostri amati defunti.</p>
<p>Il nostro tempo è chiamato a compiere un&#8217;opera ciclopica: riappropriarsi dei santi,&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/10/141377072_1e6f7819f7_m.jpg" rel="shadowbox[post-512];player=img;"><img class="alignleft size-full wp-image-513" title="141377072_1e6f7819f7_m" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/10/141377072_1e6f7819f7_m.jpg" alt="141377072_1e6f7819f7_m" width="240" height="160" /></a>Triste il paese, il nostro, in cui la memoria dolorosa dei defunti si sovrappone e si sostituisce ad una delle feste più gioiose dell’anno così che, paradossalmente, il giorno dei Santi è diventato il giorno della visita ai cimiteri! Pazienza, cerchiamo, almeno nella liturgia, di tenere ben distinti i due livelli: abbiamo bisogno di meditare, e tanto, sulla gloria dei santi per affrontare il ricordo dei nostri amati defunti.</p>
<p>Il nostro tempo è chiamato a compiere un&#8217;opera ciclopica: riappropriarsi dei santi, tirandoli giù dalle nicchie e facendoli entrare nella nostra vita. Rischiamo di vedere il santo come qualcuno di completamente estraneo alla nostra vita; con il proposito corretto di esaltarne le qualità, si corre il rischio di allontanare questi nostri fratelli dalla concretezza relegandoli nella sfera del miracolistico e, perciò, dell’impossibile. Cosa c’entrano i santi con me? Con il mio lavoro, le mie preoccupazioni, i miei limiti?</p>
<p>È importante, credo, ridire che il santo è un cristiano riuscito bene, un cristiano che ha lasciato germogliare il germe della fede piantato nel suo cuore il giorno del battesimo fino a farlo diventare l’albero frondoso alla cui ombra gli uomini riposano.</p>
<p>Ciascuno di noi è chiamato a diventare santo, cioé a realizzare in pieno il motivo per cui esiste, a centrare il bersaglio, lasciandosi costruire da Dio. Il santo, uomo completo, non è colui che fa delle cose straordinarie, ma che fa le cose di tutti i giorni straordinariamente bene (frase di Teresiana memoria &#8230;).</p>
<p>La Chiesa, madre di santi, ci propone oggi come modelli Santi più vicini alla nostra sensibilità e che possono davvero essere presi ad esempio per la nostra quotidianità: studenti universitari simpatici e concreti, come Piergiorgio Frassati; madri di famiglia che accettano il sacrificio nella quotidianità, come Gianna Beretta Molla; professionisti che vivono con passione il proprio lavoro, come Giuseppe Moscati.<br />
Se riusciamo a rimettere i santi accanto a noi, ci accorgeremo che la loro santità non consiste nel fare cose fuori dal comune, o in atteggiamenti devozionistici o pietistici, rassegnati o zuccherosi.</p>
<p>Conoscere i santi significa veramente percepire in essi una profonda umanità innalzata dall&#8217;amore di Dio. Uomini e donne di tutti i tempi che hanno cercato di lasciarsi fare dalla grazia del Signore, senza intralciarlo, ma mettendo la propria sensibilità e intelligenza a servizio del Vangelo. Il più grosso miracolo che i santi compiono è quello di lasciare che Dio lavori nella loro vita.</p>
<p>E noi? Se la santità è il modello della piena umanità, perché non porci questo obbiettivo? Santo è chi lascia che il Signore riempia la sua vita fino a farla diventare dono per gli altri. Come brillantemente annota uno scrittore francese del secolo scorso: “Non c&#8217;è che una tristezza, quella di non essere Santi”.</p>
<p>Festeggiare i santi significa celebrare una Storia alternativa.</p>
<p>La storia che studiamo sui testi scolastici, la storia che dolorosamente giunge nelle nostre case, fatta di violenza e prepotenza, non è la vera Storia. Intessuta e mischiata alla storia dei potenti, esiste una Storia diversa che Dio ha inaugurato: il suo regno.</p>
<p>Le Beatitudini ci ricordano con forza qual è la logica di Dio.</p>
<p>Logica in cui si percepisce chiaramente la diversa mentalità tra Dio e gli uomini: i beati, quelli che vivono fin d’ora la felicità, sono i miti, i pacifici, i puri, quelli che vivono con intensità e dono la propria vita, come i santi. Questo regno che il Signore ha inaugurato e che ci ha lasciato in eredità, sta a noi, nella quotidianità, renderlo presente e operante nel nostro tempo.</p>
<p>Buon onomastico a tutti, allora.</p>
<p>Un abbraccio particolare a quanti, lo scorso we hanno condiviso con me la Parola a Vicoforte. Stiamo uniti nella preghiera, lasciamo che il Signore riempia i nostri cuori!</p>
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		<title>Tardi ti amai</title>
		<link>http://www.paolocurtaz.it/2009/08/tardi-ti-amai/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 18:37:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Santi]]></category>
		<category><![CDATA[Sant'Agostino]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/08/220px-Sandro_Botticelli_050.jpg" rel="shadowbox[post-416];player=img;"><img class="alignright size-medium wp-image-417" title="220px-Sandro_Botticelli_050" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/08/220px-Sandro_Botticelli_050-195x300.jpg" alt="220px-Sandro_Botticelli_050" width="117" height="180" /></a>Sant&#8217;Agostino nasce in Africa a Tagaste, nella Numidia &#8211; attualmente Souk-Ahras in Algeria &#8211; il 13 novembre 354 da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Dalla madre riceve un&#8217;educazione cristiana, ma dopo aver letto l&#8217;Ortensio di Cicerone abbraccia la filosofia aderendo al manicheismo. Risale al 387 il viaggio a Milano, città in cui conosce sant&#8217;Ambrogio. L&#8217;incontro si rivela importante per il cammino di fede di Agostino: è da Ambrogio che riceve il battesimo. Successivamente ritorna in Africa con&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/08/220px-Sandro_Botticelli_050.jpg" rel="shadowbox[post-416];player=img;"><img class="alignright size-medium wp-image-417" title="220px-Sandro_Botticelli_050" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/08/220px-Sandro_Botticelli_050-195x300.jpg" alt="220px-Sandro_Botticelli_050" width="117" height="180" /></a>Sant&#8217;Agostino nasce in Africa a Tagaste, nella Numidia &#8211; attualmente Souk-Ahras in Algeria &#8211; il 13 novembre 354 da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Dalla madre riceve un&#8217;educazione cristiana, ma dopo aver letto l&#8217;Ortensio di Cicerone abbraccia la filosofia aderendo al manicheismo. Risale al 387 il viaggio a Milano, città in cui conosce sant&#8217;Ambrogio. L&#8217;incontro si rivela importante per il cammino di fede di Agostino: è da Ambrogio che riceve il battesimo. Successivamente ritorna in Africa con il desiderio di creare una comunità di monaci; dopo la morte della madre si reca a Ippona, dove viene ordinato sacerdote e vescovo. Le sue opere teologiche, mistiche, filosofiche e polemiche &#8211; quest&#8217;ultime riflettono l&#8217;intensa lotta che Agostino intraprende contro le eresie, a cui dedica parte della sua vita &#8211; sono tutt&#8217;ora studiate. Agostino per il suo pensiero, racchiuso in testi come «Confessioni» o «Città di Dio», ha meritato il titolo di Dottore della Chiesa. Mentre Ippona è assediata dai Vandali, nel 429 il santo si ammala gravemente. Muore il 28 agosto del 430 all&#8217;età di 76 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Agostino è stato un gigante nella fede, la sua dottrina e si suoi scritti hanno spaziato su mille temi e la sua elaborata teologia ha colto alcune profonde verità di fede che permangono attuali e vitali. Ma quello che mi piace di Agostino è stata la sua vicenda personale, il suo passare dall’agnosticismo alla fede passionale e convinta grazie all’avvincente testimonianza di sant’Ambrogio. Vissuto in tempi simili ai nostri, Agostino ci richiama al primato dell’incontro con Cristo che poi diventa impegno e servizio alla Chiesa. Alcune sue parole ancora ci fanno vibrare il cuore e gli chiediamo di vegliare sulla sua Chiesa: <em>Tu ci hai fatto per te, Signore, e il nostro cuore è senza riposo finché non dimora in te.</em></p>
<p><strong>«</strong>Tardi ti ho amato, Bellezza così antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Sì, perché tu eri dentro di me ed io fuori: lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle sembianze delle tue creature. Eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, respirai ed ora anelo verso di te; ti gustai ed ora ho fame e sete di te; mi toccasti, e arsi dal desiderio della tua pace. <strong>» <span style="font-weight: normal;">(<em>Confessioni</em> X, 27.36)</span></strong></p>
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		<title>Guida alpina</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Aug 2009 16:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Santi]]></category>
		<category><![CDATA[assunta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/08/DSCN05971.jpg" rel="shadowbox[post-399];player=img;"><img class="alignright size-medium wp-image-401" title="DSCN0597" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/08/DSCN05971-300x225.jpg" alt="DSCN0597" width="300" height="225" /></a>Ferragosto: l’inizio della fine dell’estate. Dalle mie parti questo giorno segna la fine della brevissima estate: dopo il 15, al primo temporale, la temperatura precipita e il lieve tepore dell’alta montagna lascia intravedere l’autunno incombente. Ma per noi il 15 agosto ha poco a che fare con la gita fuori porta, con l’inevitabile ripresa delle attività dopo la (breve) pausa estiva. Oggi è la festa di Mari assunta in cielo, la prima dei credenti, la prima tra i risorti.&#8230;</p>
<p]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/08/DSCN05971.jpg" rel="shadowbox[post-399];player=img;"><img class="alignright size-medium wp-image-401" title="DSCN0597" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/08/DSCN05971-300x225.jpg" alt="DSCN0597" width="300" height="225" /></a>Ferragosto: l’inizio della fine dell’estate. Dalle mie parti questo giorno segna la fine della brevissima estate: dopo il 15, al primo temporale, la temperatura precipita e il lieve tepore dell’alta montagna lascia intravedere l’autunno incombente. Ma per noi il 15 agosto ha poco a che fare con la gita fuori porta, con l’inevitabile ripresa delle attività dopo la (breve) pausa estiva. Oggi è la festa di Mari assunta in cielo, la prima dei credenti, la prima tra i risorti.</p>
<p style="text-align: justify;">È una festa antichissima che affonda le sue radici nella primitiva comunità cristiana. Perciò facciamo così fatica a descriverla. Noi crediamo, semplicemente, che Maria di Nazareth, la madre di Gesù, la prima dei discepoli, che ha allevato il figlio di Dio ed è stata presente alla croce e nella comunità radunata a Pentecoste, è stata assunta in cielo, presso il Padre, in corpo e anima. Detto questo cala il silenzio: come, dove, quando, in che senso, non ci è dato di sapere.La tradizione cristiana parla di questa come la festa della “Dormitio Marine”, l’addormentamento di Maria nelle braccia del Padre.Oggi diremmo: Maria è la prima dei risorti, la prima tra noi che ha conosciuto la totalità destino di ogni uomo. Ma la cosa che più mi intriga, e scusate se emerge la mia valdostanità, è il fatto che Maria è patrona delle guide alpine.</p>
<p style="text-align: justify;">La ragione è poetica: Maria è salita in alto senza corde e piccozza.Carino, vero? Fa sorridere vedere le guide, omaccioni rudi e forti, formati alla fatica e alla prudenza, veri professionisti della montagna, intenerirsi davanti alla ragazzina di Nazareth.Qualche anno fa organizzammo il restauro della piccola statua posta in cima al Gran Paradiso. Per riportarla in vetta organizzammo un pellegrinaggio di alta quota. Rimasi impressionato dal fatto che la statua, imbracata, venne portata in vetta da una giovane guida, all’apparenza non proprio devoto, che non lasciò mai ai colleghi il peso ingombrante della statua, e se la portò sulle spalle per sei ore di ascensione senza battere ciglio. Lo guardavo con compassione: chissà quali sentimenti lo avevano spinto a fare quel gesto così pieno di fede e di affetto? Oggi, nelle comunità di montagna, le guide fanno benedire le piccozze e le corde, si affidano, con lo sguardo basso, un po’ imbarazzato, all’adolescente che divenne la madre di Dio. Mi piace che le guide cerchino una guida, mi piace che l’uomo riconosca il proprio limite e senta l’esigenza di affidarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">In montagna la guida è quella cosa che non serve a niente ma, se non c’è nel momento del bisogno, rischi seriamente di lasciarci la pellaccia.Anche in ascensioni relativamente semplici va sempre tutto bene; finchè non capita qualcosa.Allora emerge la stoffa della guida: rassicura, interviene, risolve, vede passaggi che nessuno sa vedere, annusa l’aria e sa dove portarti. Fino alla vetta.Come Maria, proprio come lei.Perché non prenderla come guida per la nostra vita spirituale?</p>
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		<title>Preti e pretacci</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 12:36:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Santi]]></category>
		<category><![CDATA[curato d'ars]]></category>
		<category><![CDATA[preti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/08/prete-2.jpg" rel="shadowbox[post-380];player=img;"><img class="alignleft size-medium wp-image-381" title="prete-2" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/08/prete-2-300x213.jpg" alt="prete-2" width="180" height="128" /></a>Tutto congiura contro il suo desiderio di diventare prete: la sua famiglia povera, suo padre, la sua mediocre capacità di studio, Napoleone che lo vuole soldato (diserterà), una Chiesa francese che può permettersi il lusso di selezionare fra i tanti candidati al sacerdozio. Eppure Giovanni Maria Vianney trova nel suo padre spirituale un vero amico che lo aiuta in ogni modo a realizzare il suo sogno. Così, diventato prete, viene prima inviato come curato del suo padre spirituale&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/08/prete-2.jpg" rel="shadowbox[post-380];player=img;"><img class="alignleft size-medium wp-image-381" title="prete-2" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/08/prete-2-300x213.jpg" alt="prete-2" width="180" height="128" /></a>Tutto congiura contro il suo desiderio di diventare prete: la sua famiglia povera, suo padre, la sua mediocre capacità di studio, Napoleone che lo vuole soldato (diserterà), una Chiesa francese che può permettersi il lusso di selezionare fra i tanti candidati al sacerdozio. Eppure Giovanni Maria Vianney trova nel suo padre spirituale un vero amico che lo aiuta in ogni modo a realizzare il suo sogno. Così, diventato prete, viene prima inviato come curato del suo padre spirituale e, alla morte di lui, destinato ad Ars, piccolo centro rurale di Bourg en Bresse. Siamo nel 1817. Qui il piccolo parroco, timido e impacciato, consapevole della propria inadeguatezza, considerato &#8220;strano&#8221; dai suoi confratelli, inizia una vita dedicata alla preghiera e alla confessione. Vive con disagio il ministero: fa violenza a se stesso per stare con le persone, per due volte fugge per entrare in monastero, salvo poi ricredersi e tornare al suo posto. A vedere il suo volto, a leggere le sue riflessioni, distanti da noi come sensibilità, proviamo un senso di stupore e di imbarazzo. Il curato d&#8217;Ars che si nutre di patate, il santo curato che sta sedici ore in confessionale, le ferrovie che organizzano dei treni speciali da Parigi ad Ars per portare i penitenti, il curato che fa portare le reliquie di santa Filomena per giustificare i miracoli di guarigione che egli opera, attribuendoli alla santa&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Nominato patrono dei parroci, papa Benedetto lo ha voluto come icona dell&#8217;anno sacerdotale.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrivo questo post dopo qualche settimana di dibattito sul blog, in cui emerge, in alcuni voi, qualche sofferenza di troppo. Tutti noi, credo, abbiamo incontrato dei santi preti e dei preti incoerenti. Io per primo li ho incontrati, e io per primo lo sono stato, perché in ognuno, prete o meno, c&#8217;è la santità e l&#8217;incoerenza. Non ho risposte facili: io stesso ho espresso il desiderio di una profonda riforma all&#8217;interno della Chiesa, ma non a partire dai preti, ma da tutti noi. Il ruolo del prete è in profonda crisi, fra ciò che gli si chiede (funzionario e apostolo, equilibrato e dinamico, celibe e attento alla famiglia&#8230;) e la misura del suo limite, in un mondo troppo complesso per essere affrontato con i soliti schemi, il rischio è di aspettarsi troppo da lui o che lui si aspetti troppo da noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa ci può dire il Curato d&#8217;Ars?</p>
<p style="text-align: justify;">Ci propone il ritorno ad un rapporto di Chiesa fatto di ascolto e di consapevolezza del proprio limite. da parte dei preti e da parte dei fedeli. Quella Chiesa sognata da Cristo e riproposta dal Concilio è ancora molto da costruire: solo la santità può aiutarci a costruire una Chiesa in cui i preti facciano i preti, spezzando la Parola e il pane e i laici i laici, portando il vangelo nel mondo, in prima linea, tutti fratelli, senza prevaricazioni, nella consapevolezza del proprio carisma e del proprio ministero.</p>
<p style="text-align: justify;">Io, come un <em>hobbit</em>, vivo nella terra di mezzo: prete senza esercitare un ministero (eppure più prete che mai), vivo il vangelo nel mondo, nella semplicità di ciò che riesco ad essere e a fare (con qualche fatica dovuta dal non avere l&#8217;abitudine alla concretezza quotidiana).</p>
<p style="text-align: justify;">Preghiamo per i nostri preti, mentre ne vediamo i limiti. Preghiamo per tutta la Chiesa, mentre ne sogniamo la conversione.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo giorno vi segnalo un libro simpatico e profondo: &#8220;Pretacci&#8221;, scritto da Candido Cannavò, quella della Gazzetta dello Sport, per intendersi, che alle doti di giornalista aggiunge un&#8217;inattesa profondità spirituale. A me ha dato tanto.</p>
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		<title>Maria di Magdala</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 06:38:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Santi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/07/big_santa_maria_maddalena.jpg" rel="shadowbox[post-341];player=img;"><img class="alignleft size-medium wp-image-343" title="big_santa_maria_maddalena" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/07/big_santa_maria_maddalena-217x300.jpg" alt="big_santa_maria_maddalena" width="152" height="210" /></a>Oggi ricordiamo con gioia la presenza di Maria di Magdala, prima testimone del risorto: a lei Gesù risorto affida il compito di portare l&#8217;annuncio ai discepoli. In realtà, a causa di una piccola confusione storica, le tre Marie citate nei vangeli: la prostituta diventata discepola, Maria sorella di Lazzaro e Maria di Magdala, hanno finito col diventare un’unica persona. Il nuovo calendario ha riconfermato questa unità, aggiungendo al suo nome il titolo di &#8220;penitente&#8221;. Storicamente, Maria Maddalena è&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/07/big_santa_maria_maddalena.jpg" rel="shadowbox[post-341];player=img;"><img class="alignleft size-medium wp-image-343" title="big_santa_maria_maddalena" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/07/big_santa_maria_maddalena-217x300.jpg" alt="big_santa_maria_maddalena" width="152" height="210" /></a>Oggi ricordiamo con gioia la presenza di Maria di Magdala, prima testimone del risorto: a lei Gesù risorto affida il compito di portare l&#8217;annuncio ai discepoli. In realtà, a causa di una piccola confusione storica, le tre Marie citate nei vangeli: la prostituta diventata discepola, Maria sorella di Lazzaro e Maria di Magdala, hanno finito col diventare un’unica persona. Il nuovo calendario ha riconfermato questa unità, aggiungendo al suo nome il titolo di &#8220;penitente&#8221;. Storicamente, Maria Maddalena è stata l&#8217;emblema della discepola salvata dalla propria fragilità cui Gesù affida l&#8217;impegnativo compito dell&#8217;annuncio. Splendido Signore che affida alle donne, in un mondo maschilista che non dava il diritto di parola alle donne, la Parola, a ricordare a tutti che la Parola è affidata alle nostre povere parole e che diventa credibile se noi per primi ne sperimentiamo il potere di guarigione interiore! Di Maria conosciamo il suo struggente amore per il Maestro, il pianto dirotto al sepolcro, l’ansia dell’annuncio. Maria Maddalena è così diventata, nella storia della Chiesa, l’immagine della tenerezza di Dio, della sua infinita misericordia, di colui che fa di una prostituta la prima e la più credibile della missionarie. Non finiremo mai di lodare e ringraziare il Signore per la sua tenerezza, perché il Signore è così splendidamente diverso da quel fantasma che ne facciamo, da quel Dio severo e burbero che abita le nostre paure e il nostro inconscio… Nessuno è perduto, mai, di fronte a Dio. Così Vezelay, splendido santuario medioevale nella Borgogna che, secondo la tradizione, custodisce le spoglie della Maddalena, divenne nei secoli il luogo dove incontrare la misericordia. Sia lei, Maria Maddalena, discepola del compassionevole e del misericordioso, destinataria dello sguardo immensamente rispettoso e dolce del Signore, a renderci testimoni del Risorto, in questa giornata, così come ella fece, divenendo apostola degli apostoli.</p>
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		<title>Tommaso il credente</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 05:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/06/carav05.jpg" rel="shadowbox[post-287];player=img;"><img class="alignleft size-medium wp-image-288" title="carav05" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/06/carav05-184x300.jpg" alt="carav05" width="129" height="210" /></a>Caro Tommaso,</p>
<p>fa strano scrivere una predica a mo’ di lettera, ma ho deciso, dopo tanti anni, di schierarmi formalmente e solennemente dalla tua parte. Mi spiego meglio: ogni anno, dopo l’ebbrezza della festa di Pasqua, puntualmente ti ritroviamo col Vangelo che ti riguarda; il motivo è semplice: san Giovanni ci dice che il fatto, il fattaccio meglio, è accaduto otto giorni dopo l’apparizione di Gesù a porte chiuse nel Cenacolo alla sera di Pasqua. Ora: sono stufo di vederti&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/06/carav05.jpg" rel="shadowbox[post-287];player=img;"><img class="alignleft size-medium wp-image-288" title="carav05" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/06/carav05-184x300.jpg" alt="carav05" width="129" height="210" /></a>Caro Tommaso,</p>
<p>fa strano scrivere una predica a mo’ di lettera, ma ho deciso, dopo tanti anni, di schierarmi formalmente e solennemente dalla tua parte. Mi spiego meglio: ogni anno, dopo l’ebbrezza della festa di Pasqua, puntualmente ti ritroviamo col Vangelo che ti riguarda; il motivo è semplice: san Giovanni ci dice che il fatto, il fattaccio meglio, è accaduto otto giorni dopo l’apparizione di Gesù a porte chiuse nel Cenacolo alla sera di Pasqua. Ora: sono stufo di vederti descritto come un incredulo, su te abbiamo addirittura composto un proverbio “Tommaso che non ci crede se non ci mette il naso” e zac, sei arrivato fino a noi con la falsa nomea di incredulo. E’ il nostro consueto modo di leggere il Vangelo, col cervello in stand-by, ascoltando come se fosse una pia ed edificante favoletta, senza la voglia di approfondire ciò che dovrebbe nutrire la nostra vita e la nostra fede.</p>
<p>Eppure, Tommaso, leggendo bene il racconto di Giovanni, si capisce subito che tu al Rabbì ci avevi creduto, fin troppo. Dalle tue parole durissime, ferite, s’intuisce l’amarezza che ti aveva sconvolto il cuore all’indomani della croce… Incredulo? Andiamo! Piuttosto credulone, con l’entusiasmo che ti contraddistingueva tra i dodici. Sai, Tommaso, mi sono riconosciuto molte volte in te, ti ho visto nel volto di molti fratelli scoraggiati e delusi dopo aver dato l’anima ad un sogno, ad un progetto. Più voli in alto e più – cadendo – ti fai del male. La croce, per te inattesa, aveva inchiodato il tuo Maestro e la tua vita, messo fine al tuo sogno realizzato. E ti vedo – sbalordito, attonto – che ascolti i tuoi compagni. Le tue ferite sanguinano copiosamente e questi – gioiosi – ti raccontano di averlo visto vivo, risorto. Giovanni, che c’era, ha scritto solo la prima parte di ciò che hai detto: la frase durissima del “non crederò” e – per pudore, Giovanni è cortese e delicato – non ha riportato le tue altre frasi, dette con la voce rotta dalla rabbia e dalla voglia di piangere. Io me le sono immaginate: “Tu Pietro? Tu Andrea?… e tu Giacomo? Voi mi dite che lui è vivo? Siamo scappati tutti, come conigli… come faccio a credervi?”</p>
<p>Tommaso: hai ragione. Incontro molti cristiani come te, feriti dalla pessima testimonianza di noi discepoli, scandalizzati dal baratro che mettiamo tra la nostra fede e la nostra vita, increduli al vangelo a causa della nostra piccolezza. Ma – e questo è stupefacente – Giovanni ci dice che otto giorni dopo tu eri ancora con loro. Cavolo, Tommi! Non li hai mollati come alle volte vedo fare, non ti sei sentito superiore, migliore, a parte. Hai voluto condividere la tua amarezza con loro.</p>
<p>E finalmente è accaduto: apposta per te è venuto il Maestro, vedi come ti ama? Le sue piaghe, il suo costato ostesi, aperti, mostrati, e quella frase bellissima (non un rimpovero ma un gesto d’amore): “Tommaso so che hai sofferto tanto. Guarda: anch’io ho sofferto tanto…” ti hanno fatto arrendere, lasciato la diga del pianto rompere gli argini, ti sei lasciato travolgere dall’amore e dalla fede, ti sei buttato in ginocchio e tu, per primo, hai osato dire ciò che nessuno prima aveva osato neppure pensare: Gesù è Dio.</p>
<p>Senti, Tommaso, io ti voglio un sacco di bene e ringrazio te e il nostro comune Signore per come ti ha trattato. Non credo sia un caso il fatto che il tuo amico Giovanni ti abbia soprannominato “didimo”, cioè gemello: davvero mi assomigli. Voglio affidarti, caro mio gemello, tutti quelli che – come te – non si sono ancora arresi al Signore: Carlo che si occupa dei tossici e che alle volte vorrebbe mollare tutto, Caterina che vuole restare in missione e che l’ennesima guerriglia ha costretto a scappare, il mio amico parroco di Betlemme che parla di pace tra le fucilate, tutti quelli, insomma, bastonati come te. E anche gli scandalizzati da noi cristiani: che guardino al Cristo piuttosto che ai suoi fragili discepoli. Ciao, uomo dalla grande fede cristallina!</p>
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		<title>Le colonne</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 06:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Santi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/06/42_clip_image002_0000.jpg" rel="shadowbox[post-266];player=img;"><img class="alignleft size-medium wp-image-267" title="42_clip_image002_0000" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/06/42_clip_image002_0000-267x300.jpg" alt="42_clip_image002_0000" width="160" height="180" /></a>Oggi è la festa di Pietro e di Paolo, del nostro passato, del dono della custodia e dell’annuncio della fede.Pietro e Paolo: così diversi, così straordinariamente diversi!Pietro: il pescatore di Cafarnao, uomo semplice e rozzo, entusiasta e irruente, generoso e fragile.Paolo: l’intellettuale raffinato, lo zelante persecutore, il convertito divorato dalla passione. Nulla avrebbe potuto mettere insieme due persone diverse. Nulla. Solo Cristo.</p>
<p>Pietro, anzitutto; Pietro il pescatore di Cafarnao, uomo rude e semplice, di grande passione e istinto, Pietro che segue il Maestro&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/06/42_clip_image002_0000.jpg" rel="shadowbox[post-266];player=img;"><img class="alignleft size-medium wp-image-267" title="42_clip_image002_0000" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/06/42_clip_image002_0000-267x300.jpg" alt="42_clip_image002_0000" width="160" height="180" /></a>Oggi è la festa di Pietro e di Paolo, del nostro passato, del dono della custodia e dell’annuncio della fede.Pietro e Paolo: così diversi, così straordinariamente diversi!Pietro: il pescatore di Cafarnao, uomo semplice e rozzo, entusiasta e irruente, generoso e fragile.Paolo: l’intellettuale raffinato, lo zelante persecutore, il convertito divorato dalla passione. Nulla avrebbe potuto mettere insieme due persone diverse. Nulla. Solo Cristo.</p>
<p>Pietro, anzitutto; Pietro il pescatore di Cafarnao, uomo rude e semplice, di grande passione e istinto, Pietro che segue il Maestro con irruenza, poco abituato alle sottili disquisizioni teologiche, Pietro che ama profondamente Gesù, che ne scruta i passi, Pietro il generoso e che pure sa poco di diplomazia e il più delle volte interviene grossolanamente e a sproposito…</p>
<p>Pietro che viene scelto, proprio lui, non Giovanni il mistico, per essere il capo del gruppo, per garantire nella fede i fratelli.</p>
<p>La storia di Pietro ha un’impennata inattesa, brutale; Pietro dovrà essere masticato dalla croce, sbattere pesantemente il naso contro il proprio limite, piangere amaramente la propria fragilità per poter essere davvero il punto di riferimento dei cristiani. Nessuno di noi conosce la sua fede fino a quando questa non è messa alla prova: così Pietro che si sentiva ormai adulto nella fede, fondato nelle sue convinzioni, deve fare i conti con la sua (che è la nostra) paura e rinnega il Maestro e piange.Infine l’incontro, splendido, unico, al lago di Tiberiade, l’incontro col risorto che gli chiede, ora, di amarlo. E Pietro abbassa lo sguardo, sente tagliente bruciare la ferita dentro di sé.Eppure crede, eppure ama: ora sì, è davvero capace di confermare i fratelli, ora sì, sul serio, può accompagnare il cammino dei fratelli</p>
<p>Grande Pietro, noi ti amiamo.</p>
<p>Uomo abituato alle ruvide corde, all’odore pungente del pesce, alle lunghi notte passate a governare la barca, sei stato scelto per esserci pastore, per custodire la fede, Non migliore di noi ma vero, autentico, capace di piangere i tuoi sbagli. Per questo pianto noi ti amiamo, Pietro, per questo silente singhiozzare di cane fedele, perché la tua fragilità e la tua paura sono le nostre.</p>
<p>A Pietro il Signore chiede di conservare la fede, di tenerla intatta, di lasciarla crescere dentro di sé e confermare i fratelli. Perché mai Pietro è stato scelto come garante della nostra fede? Perché crede. È l’unico che si è buttato nel lago andando incontro a Gesù che cammina sulle acque, impulsivo come sempre. Allora, amici, quando parliamo di Pietro, dell’attuale Papa, per cortesia, andiamo all’essenziale: non si tratta di idolatrare un uomo o di denigrarlo, non importa che mi stia più o meno simpatico o che dica cose che mi aggradino o mi diano fastidio: Pietro, ancora oggi è lì a garantirci che la fede che annunciamo è la stessa che da duemila anni professano i discepoli del Maestro.</p>
<p>E Paolo, così diverso da Pietro, Paolo lo studioso, l’intellettuale, il polemico, il credente intransigente e fanatico che si trova per terra davanti alla luce del Nazareno, ci ricorda l’ardore della fede, l’ansia dell’annuncio, il dono del carisma, il fuoco dello Spirito. Senza di lui il cristianesimo sarebbe rimasto chiuso nell’angusto spazio dell’esperienza di Israele, grazie a Paolo le mura sono state abbattute, grazie a lui e alla sua forza il Vangelo ha travalicato la storia. Paolo il passionale, il focoso, che ama e dona la sua vita alle sue comunità.Difficilmente si sarebbe riusciti a mettere insieme due figure più diverse, eppure la Chiesa è così, fatta di gioiosa diversità, di dilagante ricchezza. Pietro il pescatore, Paolo l’intellettuale, le due colonne su cui poggia la nostra fede, Pietro e Paolo, le colonne della fede, ci insegnino a vivere nella tenerezza dell’appartenere alla Chiesa.</p>
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		<title>Giovanni Battista</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 05:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Santi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/06/0829-w.jpg" rel="shadowbox[post-232];player=img;"><img class="alignleft size-medium wp-image-233" title="0829-w" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/06/0829-w-300x244.jpg" alt="0829-w" width="210" height="171" /></a>Giovanni è l’unico santo, insieme a Maria, di cui ricordiamo la nascita e non solo la morte. È un gesto di rispetto verso colui che Gesù stesso definisce il più grande fra i nati di donna. Giovanni è l’ultimo dei profeti, ancora debitore alla mentalità passionale e minacciosa del Primo Testamento, promette punizioni divine agli impenitenti, ma dovrà, lui per primo, perplesso, mettere in discussione il suo ruolo e convertire il suo cuore a questo inusuale e inatteso Messia che&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/06/0829-w.jpg" rel="shadowbox[post-232];player=img;"><img class="alignleft size-medium wp-image-233" title="0829-w" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2009/06/0829-w-300x244.jpg" alt="0829-w" width="210" height="171" /></a>Giovanni è l’unico santo, insieme a Maria, di cui ricordiamo la nascita e non solo la morte. È un gesto di rispetto verso colui che Gesù stesso definisce il più grande fra i nati di donna. Giovanni è l’ultimo dei profeti, ancora debitore alla mentalità passionale e minacciosa del Primo Testamento, promette punizioni divine agli impenitenti, ma dovrà, lui per primo, perplesso, mettere in discussione il suo ruolo e convertire il suo cuore a questo inusuale e inatteso Messia che stupisce a spiazza anche i suoi profeti. Grande Giovanni che hai saputo metterti in discussione, grande profeta che hai testimoniato col sangue la tua integrità, grande fratello che fino all’ultimo, dal carcere, hai dovuto affrontare il dubbio sulla vera identità di Gesù tuo cugino! Manca la profezia ai nostri litigiosi e mediocri tempi, manca la profezia, spesso, anche all’interno della comunità. I profeti ci sono, certo, ma tacciono, forse disgustati dalla contrazione di umanità che stiamo vivendo. Sappiamo stanarli i silenti profeti, là dove vivono, che non accarezzino le loro parole, ma che – piuttosto, ci scuotano e ci provochino al cambiamento. E che ciascuno di noi nelle nostre comunità, sappia coltivare la profezia nel proprio modo di essere, nella possibilità di vivere e di costruire un modo nuovo diverso di vivere, alla luce del Vangelo. Guai ad una Chiesa che riceve solo gli applausi (interessati) del mondo… La memoria del più grande martire di tutti i tempi ci ricorda che la fede, a volte, costa sacrificio, dono di sé, testimonianza suprema. Dei 40 milioni di cristiani uccisi nella storia del cristianesimo, ben 18 milioni sono stati uccisi durante il luminoso ventesimo secolo. Dall&#8217;Africa all&#8217;America Latina, dai campi di sterminio nazisti ai gulag sovietici, milioni ci cristiani hanno dato testimonianza della loro fede. Il nostro cristianesimo da poltrona e pantofole resta spiazzato da tanta generosità. Invochiamo lo Spirito che ci dia la forza e la passione dei martiri!</p>
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