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	<title>Paolo Curtaz &#187; Pensieri</title>
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	<description>Pensieri e Parole</description>
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		<title>Derive</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 12:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Costa]]></category>
		<category><![CDATA[naufragio]]></category>

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		<description><![CDATA[Anch&#8217;io, come tutti, sono rimasto molto impressionato dal naufragio della Costa Concordia. Non capita tutti i giorni che un gigante del mare abbia un incidente di quel tipo e, mentre scrivo, la lista dei dispersi sfiora le trenta persone. Intanto le responsabilità gravissime del comandante stanno gettando una luce sinistra su tutta la vicenda. Provo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io, come tutti, sono rimasto molto impressionato dal naufragio della Costa Concordia. Non capita tutti i giorni che un gigante del mare abbia un incidente di quel tipo e, mentre scrivo, la lista dei dispersi sfiora le trenta persone. Intanto le responsabilità gravissime del comandante stanno gettando una luce sinistra su tutta la vicenda. Provo grande dolore per le persone morte così stupidamente, e dolore per i tanti amici di Genova che hanno a che fare con la Costa e che mi scrivono di avere paura di perdere il lavoro. In questi giorni, però, ho faticato a distillare le emozioni e sono stato di malumore perenne.</p>
<p>Anche mio figlio è stato molto colpito dal vedere la grande nave adagiata di fronte al Giglio, l&#8217;isola che ammiriamo quando siamo in spiaggia, all&#8217;inizio dell&#8217;estate, ogni anno. Mi ha anche edotto sul fatto che una portaerei non sarebbe affondata anche perché non ha tutta quella gente a bordo (cosa vera!).</p>
<p>Stamani mi sono preso due ore per salire a Pila e rientrare per pranzo: sto preparando diverse conferenze e intanto ho messo mano ad un nuovo libro. Due ore per sciare e scaricare tutta la tensione accumulata e cacciare i brutti pensieri. Mentre sto per salire sulla cabinovia che da Aosta sale sulle piste mi accoglie una pubblicità in bella evidenza: <em>Prenditi una vacanza, con 20 gradi in più. Costa Crociere. </em>D&#8217;accordo, ci devo proprio fare i conti, approfitto delle seggiovie prese in solitudine. Cerco di mettere a fuoco il disagio.</p>
<p>La prima cosa che non riesco a mandar giù e che mi fa riflettere è la testimonianza di molte persone su cosa è successo durante l&#8217;evacuazione. Ovvio: nessuno è preparato ad un evento del genere e non sappiamo come reagiremmo davanti a una tale catastrofe. Urla, panico, disorganizzazione ci stanno. Quello che proprio non ci sta, ed è stato testimoniato da molti del personale addestrato all&#8217;evacuazione (che pare si sia comportato al meglio, vista la situazione) è il fatto che molte persone, durante i momenti concitati hanno avuto il tempo di filmare e di fare qualche foto. Sì, avete letto bene: hanno fatto i reporter, non si sa mai di fare lo scoop. E non nei momenti di relativa calma, ma mettendo in difficoltà chi stava lavorando. Per non parlare (testimonianza autentica!) di chi ha preso a spintoni il personale per &#8220;rubare&#8221; un posto in scialuppa. Alla faccia&#8230; Non so definire questa cosa e non so come mi comporterei, ovviamente. Mi dà solo la pessima impressione di una società che piomba nel caos, di una orribile metafora della realtà che viviamo fuori dalle crociere&#8230;</p>
<p>La seconda cosa è l&#8217;atteggiamento del comandante. Se anche solo la metà delle cose emerse sono vere si configura questa situazione: il comandante per fare l&#8217;<em>inchino</em> all&#8217;isola, ignora bellamente le indicazioni di rotta, si avvicina troppo alla costa e  si scontra contro uno scoglio. Grave, ma può succedere. A questo punto avrebbe dovuto dare l&#8217;allarme. Nulla: nega l&#8217;evidenza, minimizza con la Guardia Costiera, aspetta troppo a dare l&#8217;allarme, scende dalla nave prima del dovuto, nega la catastrofe e le proprie palesi responsabilità&#8230; Due considerazioni: è possibile che l&#8217;incolumità di 4200 persone sia affidata ad una sola persona? Su un aereo sono sempre in due, e su una nave? Ma la seconda considerazione è quella che mi mette più in crisi: perché non ha ammesso subito lo sbaglio? Perché ha avuto paura delle conseguenze creandone di peggiori? Perché ha fatto così fatica a fermarsi, cosa doveva difendere? Si è comportato come un bambino che, per nascondere la marachella, finisce col bruciare il condominio. Un pavido, un irresponsabile che ancora non ammette le sue colpe.</p>
<p>Capitemi: il danno è enorme (in vite, in soldi, in immagine) ma quello che mi inquieta, come direbbe Giorgio Gaber, non è il pavido in sè, ma il pavido in me. Quando impareremo a diventare uomini? Chi ce lo sta insegnando?</p>
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		<title>Cinque minuti</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 08:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[martiri]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mondo un cristiano viene ucciso ogni cinque minuti. Sono i dati forniti ad un convegno organizzato dalla presidenza Ungherese dell&#8217;Unione europea. Centocinquemila persone, per la precisione, uccise a causa della loro fede cristiana, Dagli ultimi drammatici eventi natalizi in Nigeria, la strage durante la messa di Natale, all&#8217;uccisione dei copti in Egitto, all&#8217;intolleranza induista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel mondo un cristiano viene ucciso ogni cinque minuti. Sono i dati forniti ad un convegno organizzato dalla presidenza Ungherese dell&#8217;Unione europea. Centocinquemila persone, per la precisione, uccise a causa della loro fede cristiana, Dagli ultimi drammatici eventi natalizi in Nigeria, la strage durante la messa di Natale, all&#8217;uccisione dei copti in Egitto, all&#8217;intolleranza induista o islamica in India e in Iraq, con l&#8217;elenco dei martiri &#8220;ufficiali&#8221; provenienti, nel maggior numero dei casi, dalla cattolicissima America latina; certo: molto spesso non sono ragioni religiose a portare alle uccisioni, ma contrapposizioni storiche e culturali, ma ciò non toglie che essere cristiani, oggi, è decisamente pericoloso.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo: l&#8217;OCSE segnala anche una crescente intolleranza anche in Europa, intolleranza culturale, per ora, ma portatrice di tensioni e incomprensioni. Non va di moda essere cristiano, oggi, e tutti lo sperimentiamo. Paradossalmente, dopo un momento di profonda riflessione e giudizio sul passato, quando ad essere intolleranti erano i cattolici (benedetto il &#8220;mea culpa&#8221; fatto durante il Giubileo!), si sono ribaltate le parti: oggi, anche a causa dell&#8217;amplificazione abnorme del grave scandalo della pedofilia, sono i cristiani ad essere messi sul banco degli imputati per qualunque cosa. Questa insofferenza la verifichiamo, nel concreto, nei discorsi da bar o in ufficio, dove pochi difendono il vangelo e nessuno difende la Chiesa (come se &#8220;la Chiesa&#8221; fosse qualcosa di diverso da noi&#8230;). Il Signore l&#8217;aveva predetto: se viviamo sul serio il vangelo corriamo il rischio di imitare il Maestro anche della sofferenza e nell&#8217;incomprensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Due atteggiamenti, allora, devono condurci: da una parte l&#8217;impegno ad essere trasparenza di Dio, coerenti (non fanatici!) nell&#8217;essere discepoli e, nel contempo, la crescita nella fede come valore assoluto, non barattabile, disposti a preferire il Signore alla vita. E se ogni cinque minuti un cristiano viene ucciso, perché non rispolverare la mia proposta di dedicare cinque minuti di preghiera al giorno, ricordandoci, alla fine, di elevare una preghiera per chi subisce violenza? Così, solo per equilibrare: cinque minuti di tenebra contro cinque minuti di luce. Nella logica di Dio.</p>
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		<title>Eccolo</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 19:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;avvento passato in silenzio ci ha avvicinati al mistero dell&#8217;infinita presenza di Dio. Ora che ricordiamo la sua nascita, auguro di cuore a tutte le persone che mi hanno conosciuto il dono della gioia interiore. In questi tempi difficili la stella della speranza brilli ancora possente nei nostri cuori. Buon Natale ps: come sempre un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;avvento passato in silenzio ci ha avvicinati al mistero dell&#8217;infinita presenza di Dio. Ora che ricordiamo la sua nascita, auguro di cuore a tutte le persone che mi hanno conosciuto il dono della gioia interiore. In questi tempi difficili la stella della speranza brilli ancora possente nei nostri cuori. Buon Natale</p>
<p>ps: come sempre un piccolo regalo.</p>
<p>PAOLO CURTAZ</p>
<p><strong>Natale di crisi</strong></p>
<p><em>Racconto per gli amici, Natale 2011</em></p>
<p>La strada è sgombra e la luce del tramonto crea unʼatmosfera magica intorno al nastro dʼasfalto che attraversa le colline; i campi che costeggiano la strada sono attraversati dai segni regolari dellʼaratro; la terra sta riposando, gli ulivi si stagliano in controluce sul bordo dei campi.</p>
<p>Cʼè poca gente in giro e nellʼabitacolo si avverte appena il rumore del motore. Affronta le curve con delicatezza, cercando di attenuare lʼinevitabile movimento dellʼauto: non vuole svegliare la sua donna. La guarda dallo specchietto.</p>
<p>Quanto è bella ora che lʼultimo raggio di sole le illumina il volto! Dorme. La testa appoggiata al finestrino, una piccola coperta a coprirla dal freddo. Sembra sorridere. Chissà cosa sta sognando? Anche lui sorride, per un attimo.</p>
<p>Torna con lo sguardo alla strada, gli occhi bruciano. Da quante ore sta guidando? Troppe. Non è il momento di fermarsi. Vuole arrivare prima di cena: è stato un azzardo mettersi in strada in quelle condizioni. In unʼora e mezza dovrebbero farcela.</p>
<p>Guarda lʼindicatore sul cruscotto: metà della benzina se nʼè andata. Nonostante abbia tenuto il piede leggero sarò costretto ad aggiungerne per poter rientrare. Non ci voleva.</p>
<p>Questa considerazione lo sprofonda nello sconforto. I soldi sono più che contati, non ci sono margini di errore. I pensieri, ora, si affollano. Il paesaggio, attorno a lui scompare, il corpo continua a guidare, la mente lo assorbe.</p>
<p><em>Ci mancava la crisi! Proprio adesso! Non possiamo farcela, non più! Eravamo già tiratissimi, al pelo. Forse aveva ragione lei, quando diceva di aspettare a cambiare il capannone. Ma allora i mutui erano favorevoli e lʼattività andava più che bene!</em></p>
<p><em>Speravo che il calo dello scorso anno fosse solo un momento, ma le cose vanno sempre peggio.</em></p>
<p><em>E adesso ci mancava la manovra&#8230; Se va avanti così non andrò mai in pensione e come faccio a mantenere la famiglia?</em></p>
<p>La notte precedente si era svegliato di soprassalto. Si era seduto al tavolo della cucina senza fare rumore, aveva acceso il portatile e aperto il file della contabilità. Leggeva e rileggeva i dati, aveva fatto proiezioni sui guadagni, proposte di tagli alla loro già striminzita vita sociale: forse qualche serata in pizzeria in meno&#8230; e una settimana al mare invece di due&#8230; sperando che la macchina tenesse ancora per un anno, come il furgone della ditta&#8230;</p>
<p>Poi aveva provato ad utilizzare uno di quei programmi forniti dai quotidiani on- line per il calcolo dellʼICI. Fra la casa e il capannone doveva trovare altri 764 euro. Altro che vacanze. Guardò la casella delle spese. Forse qualche risparmio sulla spesa settimanale&#8230; Cacciò via quel pensiero: non conducevano certo una vita lussuosa! Come avrebbero potuto risparmiare sul cibo?</p>
<p>La sera, ormai, era scesa. I fari dellʼauto illuminavano la strada. Ma non i suoi pensieri.</p>
<p><em>Forse devo arrendermi allʼevidenza; affittare il laboratorio e andare allʼestero a trovare un lavoro. Qualche anno, solo per riuscire a superare il momento. Solo qualche anno, finché il bimbo non cresce&#8230;</em></p>
<p>Non riusciva a capacitarsi di essere davanti ad una scelta del genere. Come il suo bisnonno, che era dovuto andare in America. Cose da pazzi. E il pensiero che suo figlio avrebbe dovuto vivere peggio di lui lo straziava. Suo padre aveva lavorato sodo tutta la vita per lasciargli la piccola attività e i macchinari, una casa modesta e qualche cliente.</p>
<p>Era stato tutto inutile. Si stavano impoverendo e senza avere commesso particolari errori.</p>
<p>Ora gli occhi gli si erano inumiditi. Era un misto di rabbia e di rassegnazione, di uno sposo e di un padre che non riesce a mantenere la propria famiglia. Una voce lo raggiunse dalla spalle.</p>
<p>«Manca molto?»</p>
<p>«Il navigatore indica 16 chilometri, diciamo 20 minuti&#8230;»</p>
<p>Lei lo raggiunse dai sedili posteriori mettendogli la mano sulla spalla e sbucando col viso assonnato e sorridente.</p>
<p>«Hai dormito bene?»</p>
<p>Annuì, allargando il sorriso e passandogli le dita fra i capelli ricci.</p>
<p>«Il mio sposo è un grande autista ma il suo volto tradisce una preoccupazione».</p>
<p>Sorpreso dallʼaffermazione cercò di giustificarsi. Fu lei a impedirglielo.</p>
<p>«Perché il mio sposo e il papà del mio bambino è molto preoccupato per il lavoro e i soldi che mancano e non sa se riusciremo a tirare avanti. Vero?»</p>
<p>Tacque.</p>
<p>«Ma il mio sposo sa che la sua donna e il suo bambino lo seguiranno ovunque andrà e non deve temere per il futuro, perché dobbiamo custodire la speranza e sa anche che il buon Dio ci ha ampiamente dimostrato la sua vicinanza&#8230;».</p>
<p>Questʼultima cosa la disse con un tono di voce talmente dolce da cacciare ogni ombra dalla sua mente.</p>
<p>«Sì, è così, Maria».</p>
<p>«Adesso, Giuseppe, mio sposo preoccupato, è bene che acceleri, perché il pisolino ha fatto bene a tuo figlio che, secondo me, ha deciso di nascere proprio stanotte».</p>
<p><em>Paolo Curtaz</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cristi</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 11:44:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica uggiosa, niente montagna e voglia di riposare dai tanti giri che sto facendo. In settimana, come voi, sono rimasto molto preso dalle vicende libiche. Non tanto per la palese ipocrisia delle nazioni coinvolte (Italietta in testa) che intervengono a liberare il paese da un despota ed evitano di alzare troppo i toni con un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Domenica uggiosa, niente montagna e voglia di riposare dai tanti giri che sto facendo.</p>
<p style="text-align: justify;">In settimana, come voi, sono rimasto molto preso dalle vicende libiche. Non tanto per la palese ipocrisia delle nazioni coinvolte (Italietta in testa) che intervengono a liberare il paese da un despota ed evitano di alzare troppo i toni con un altro despota, quello siriano. E nemmeno tanto per il fatto che in Libia, ora, regna il caos sovrano con il rischio reale di balcanizzare la situazione. Sono rimasto scosso, come qualcuno di voi ha già notato nel post precedente, dall&#8217;orribile fine di Ghedaffi. Fine ostentata, corpo vilipeso, straziato, offeso.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti commentatori hanno sottolineato sui giornali il fatto che quella è la fine di tutti i despoti, da Mussolini a Ceausescu. E che la rabbia degli oppressi non giustifica ma rende comprensibile la ferocia che abbiamo visto. Sarà.</p>
<p style="text-align: justify;">Come cristiano avverto un profondo senso di disagio per due ragioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima è la percezione che il girone infernale delle vendette non si spezza se non con la giustizia e il perdono. Il carnefice di ieri è stato sbranato dai carnefici di domani. Sarebbe stato un bel messaggio per il mondo se il colonnello fosse stato semplicemente arrestato e processato per i suoi innumerevoli crimini.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda ragione è più profonda: io credo che in ogni uomo, anche se nascosta, obnubilata, rinnegata, sia presente una scintilla della presenza di Dio. Mancare di rispetto ad un uomo, anche se è un orribile assassino, significa mancare di rispetto a Dio. E le scene strazianti di quell&#8217;uomo sanguinante ed impaurito, come ogni uomo è impaurito davanti alla propria fine, mi ha fatto pensare ai tanti uomini straziati dai violenti, dai tanti Cristi che ancora continuano a morire.</p>
<p style="text-align: justify;">(Non era il caso di riportare l&#8217;ennesima foto sanguinante, preferisco un&#8217;immagine che ci richiami a qualcosa di più leggero. Buona domenica)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Politika</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 15:57:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Berlino]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi tempi bui che il paese sta attraversando, con una classe politica e amministrativa che si rivela ben al di sotto delle aspettative, il rischio, anche per noi cattolici, è quello di scivolare nell&#8217;immobilismo o nel facile populismo. Una strada innovativa è quella della riforma profonda che vada ad attingere alla sorgente della politica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi tempi bui che il paese sta attraversando, con una classe politica e amministrativa che si rivela ben al di sotto delle aspettative, il rischio, anche per noi cattolici, è quello di scivolare nell&#8217;immobilismo o nel facile populismo. Una strada innovativa è quella della riforma profonda che vada ad attingere alla sorgente della politica, riflessione cui la Chiesa (almeno in questo caso!) ha il coraggio di dire qualcosa.</p>
<p>Esemplare è il discorso tenuto da Papa Benedetto alla &#8220;sua&#8221; nazione, un testo equilibrato e stringete, teorico, certo, ma foriero di grandi conseguenze, che andrebbe fatto leggere a chi, nella società, anche ai piccoli livelli, si occupa della cosa pubblica. A partire da noi. E una splendida interpretazione della parabola dei due figli di questa domenica che mi mette molto in discussione&#8230;</p>
<p><strong>VISITA AL PARLAMENTO FEDERALE, NEL REICHSTAG DI BERLIN</strong><strong><br /> </strong><strong><br /> <strong>DISCORSO DEL SANTO PADRE</strong><br /> </strong><br /> <em>Illustre Signor Presidente Federale!</em><em><br /> <em>Signor Presidente del Bundestag!</em><br /> <em>Signora Cancelliere Federale!</em><br /> <em>Signora Presidente del Bundesrat!</em><br /> <em>Signore e Signori Deputati!</em><br /> </em><br /><img class="alignleft size-full wp-image-1318" title="images" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2011/09/images4.jpeg" alt="" width="286" height="176" />È per me un onore e una gioia parlare davanti a questa Camera alta – davanti al Parlamento della mia Patria tedesca, che si riunisce qui come rappresentanza del popolo, eletta democraticamente, per lavorare per il bene della Repubblica Federale della Germania. Vorrei ringraziare il Signor Presidente del Bundestag per il suo invito a tenere questo discorso, così come per le gentili parole di benvenuto e di apprezzamento con cui mi ha accolto. </p>
<p><strong>In questa ora mi rivolgo a Voi, stimati Signori e Signore – certamente anche come connazionale che si sa legato per tutta la vita alle sue origini e segue con partecipazione le vicende della Patria tedesca. Ma l’invito a tenere questo discorso è rivolto a me in quanto Papa, in quanto Vescovo di Roma, che porta la suprema responsabilità per la cristianità cattolica. Con ciò Voi riconoscete il ruolo che spetta alla Santa Sede quale partner all’interno della Comunità dei Popoli e degli Stati. In base a questa mia responsabilità internazionale vorrei proporVi alcune considerazioni sui fondamenti dello Stato liberale di diritto.</strong><strong><br /> </strong><br /> Mi si consenta di cominciare le mie riflessioni sui fondamenti del diritto con una piccola narrazione tratta dalla Sacra Scrittura. Nel Primo Libro dei Re si racconta che al giovane re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concesse di avanzare una richiesta. Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento? Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: “<em>Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male</em>” (1Re 3,9). </p>
<p>Con questo racconto la Bibbia vuole indicarci che cosa, in definitiva, deve essere importante per un politico. Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale. </p>
<p><strong>La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace. Naturalmente un politico cercherà il successo senza il quale non potrebbe mai avere la possibilità dell’azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia</strong>. <em>“Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?”</em>ha sentenziato una volta sant’Agostino.[1] </p>
<p><em>Noi tedeschi sappiamo per nostra esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio. Noi abbiamo sperimentato il separarsi del potere dal diritto, il porsi del potere contro il diritto, il suo calpestare il diritto, così che lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto – era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull’orlo del precipizio. Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico.</em><em> </em><em><br /> </em><br /> In un momento storico in cui l’uomo ha acquistato un potere finora inimmaginabile, questo compito diventa particolarmente urgente. L’uomo è in grado di distruggere il mondo. Può manipolare se stesso. Può, per così dire, creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall’essere uomini. Come riconosciamo che cosa è giusto? Come possiamo distinguere tra il bene e il male, tra il vero diritto e il diritto solo apparente? La richiesta salomonica resta la questione decisiva davanti alla quale l’uomo politico e la politica si trovano anche oggi.</p>
<p>In gran parte della materia da regolare giuridicamente, quello della maggioranza può essere un criterio sufficiente. Ma è evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta: nel processo di formazione del diritto, ogni persona che ha responsabilità deve cercare lei stessa i criteri del proprio orientamento. Nel terzo secolo, il grande teologo Origene ha giustificato così la resistenza dei cristiani a certi ordinamenti giuridici in vigore: “<em>Se qualcuno si trovasse presso il popolo della Scizia che ha leggi irreligiose e fosse costretto a vivere in mezzo a loro … questi senz’altro agirebbe in modo molto ragionevole se, in nome della legge della verità che presso il popolo della Scizia è appunto illegalità, insieme con altri che hanno la stessa opinione, formasse associazioni anche contro l’ordinamento in vigore</em>…”[2]</p>
<p><strong>In base a questa convinzione, i combattenti della resistenza hanno agito contro il regime nazista e contro altri regimi totalitari, rendendo così un servizio al diritto e all’intera umanità. Per queste persone era evidente in modo incontestabile che il diritto vigente, in realtà, era ingiustizia.</strong><strong> </strong><strong><br /> </strong><br /> Ma nelle decisioni di un politico democratico, la domanda su che cosa ora corrisponda alla legge della verità, che cosa sia veramente giusto e possa diventare legge non è altrettanto evidente. Ciò che in riferimento alle fondamentali questioni antropologiche sia la cosa giusta e possa diventare diritto vigente, oggi non è affatto evidente di per sé. Alla questione come si possa riconoscere ciò che veramente è giusto e servire così la giustizia nella legislazione, non è mai stato facile trovare la risposta e oggi, nell’abbondanza delle nostre conoscenze e delle nostre capacità, tale questione è diventata ancora molto più difficile.</p>
<p>Come si riconosce ciò che è giusto? Nella storia, gli ordinamenti giuridici sono stati quasi sempre motivati in modo religioso: sulla base di un riferimento alla Divinità si decide ciò che tra gli uomini è giusto. Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, mai un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio. Con ciò i teologi cristiani si sono associati ad un movimento filosofico e giuridico che si era formato sin dal secolo II a. Cr. Nella prima metà del secondo secolo precristiano si ebbe un incontro tra il diritto naturale sociale sviluppato dai filosofi stoici e autorevoli maestri del diritto romano.[3] </p>
<p><strong>In questo contatto è nata la cultura giuridica occidentale, che è stata ed è tuttora di un’importanza determinante per la cultura giuridica dell’umanità. Da questo legame precristiano tra diritto e filosofia parte la via che porta, attraverso il Medioevo cristiano, allo sviluppo giuridico dell’Illuminismo fino alla Dichiarazione dei Diritti umani e fino alla nostra Legge Fondamentale tedesca, con cui il nostro popolo, nel 1949, ha riconosciuto “gli inviolabili e inalienabili diritti dell&#8217;uomo come fondamento di ogni comunità umana, della pace e della giustizia nel mondo”</strong>.</p>
<p>Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione. Questa scelta l’aveva già compiuta san Paolo, quando, nella sua Lettera ai Romani, afferma: “Quando i pagani, che non hanno la Legge [la Torà di Israele], per natura agiscono secondo la Legge, essi … sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza…” (Rm 2,14s). </p>
<p>Qui compaiono i due concetti fondamentali di natura e di coscienza, in cui “coscienza” non è altro che il “cuore docile” di Salomone, la ragione aperta al linguaggio dell’essere. Se con ciò fino all’epoca dell’Illuminismo, della Dichiarazione dei Diritti umani dopo la seconda guerra mondiale e fino alla formazione della nostra Legge Fondamentale la questione circa i fondamenti della legislazione sembrava chiarita, nell’ultimo mezzo secolo è avvenuto un drammatico cambiamento della situazione. L’idea del diritto naturale è considerata oggi una dottrina cattolica piuttosto singolare, su cui non varrebbe la pena discutere al di fuori dell’ambito cattolico, così che quasi ci si vergogna di menzionarne anche soltanto il termine. Vorrei brevemente indicare come mai si sia creata questa situazione. È fondamentale anzitutto la tesi secondo cui tra l’essere e il dover essere ci sarebbe un abisso insormontabile. Dall’essere non potrebbe derivare un dovere, perché si tratterebbe di due ambiti assolutamente diversi. La base di tale opinione è la concezione positivista, oggi quasi generalmente adottata, di natura. Se si considera la natura – con le parole di Hans Kelsen – “un aggregato di dati oggettivi, congiunti gli uni agli altri quali cause ed effetti”, allora da essa realmente non può derivare alcuna indicazione che sia in qualche modo di carattere etico.[4] Una concezione positivista di natura, che comprende la natura in modo puramente funzionale, così come le scienze naturali la riconoscono, non può creare alcun ponte verso l’ethos e il diritto, ma suscitare nuovamente solo risposte funzionali. La stessa cosa, però, vale anche per la ragione in una visione positivista, che da molti è considerata come l’unica visione scientifica. In essa, ciò che non è verificabile o falsificabile non rientra nell’ambito della ragione nel senso stretto. Per questo l’ethos e la religione devono essere assegnati all’ambito del soggettivo e cadono fuori dall’ambito della ragione nel senso stretto della parola. Dove vige il dominio esclusivo della ragione positivista – e ciò è in gran parte il caso nella nostra coscienza pubblica – le fonti classiche di conoscenza dell’ethos e del diritto sono messe fuori gioco. Questa è una situazione drammatica che interessa tutti e su cui è necessaria una discussione pubblica; invitare urgentemente ad essa è un’intenzione essenziale di questo discorso.</p>
<p>Il concetto positivista di natura e ragione, la visione positivista del mondo è nel suo insieme una parte grandiosa della conoscenza umana e della capacità umana, alla quale non dobbiamo assolutamente rinunciare. Ma essa stessa nel suo insieme non è una cultura che corrisponda e sia sufficiente all’essere uomini in tutta la sua ampiezza. Dove la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realtà culturali allo stato di sottoculture, essa riduce l’uomo, anzi, minaccia la sua umanità. Lo dico proprio in vista dell’Europa, in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivismo come cultura comune e come fondamento comune per la formazione del diritto, riducendo tutte le altre convinzioni e gli altri valori della nostra cultura allo stato di una sottocultura. Con ciò si pone l’Europa, di fronte alle altre culture del mondo, in una condizione di mancanza di cultura e vengono suscitate, al contempo, correnti estremiste e radicali. La ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio. E tuttavia non possiamo illuderci che in tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle “risorse” di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.</p>
<p>Ma come lo si realizza? Come troviamo l’ingresso nella vastità, nell’insieme? Come può la ragione ritrovare la sua grandezza senza scivolare nell’irrazionale? Come può la natura apparire nuovamente nella sua vera profondità, nelle sue esigenze e con le sue indicazioni? Richiamo alla memoria un processo della recente storia politica, nella speranza di non essere troppo frainteso né di suscitare troppe polemiche unilaterali. Direi che la comparsa del movimento ecologico nella politica tedesca a partire dagli anni Settanta, pur non avendo forse spalancato finestre, tuttavia è stata e rimane un grido che anela all’aria fresca, un grido che non si può ignorare né accantonare, perché vi si intravede troppa irrazionalità. Persone giovani si erano rese conto che nei nostri rapporti con la natura c’è qualcosa che non va; che la materia non è soltanto un materiale per il nostro fare, ma che la terra stessa porta in sé la propria dignità e noi dobbiamo seguire le sue indicazioni. È chiaro che qui non faccio propaganda per un determinato partito politico – nulla mi è più estraneo di questo. Quando nel nostro rapporto con la realtà c’è qualcosa che non va, allora dobbiamo tutti riflettere seriamente sull’insieme e tutti siamo rinviati alla questione circa i fondamenti della nostra stessa cultura.</p>
<p><strong>Mi sia concesso di soffermarmi ancora un momento su questo punto. L’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente. Vorrei però affrontare con forza un punto che – mi pare – venga trascurato oggi come ieri: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli rispetta la natura, la ascolta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana.</strong><strong><br /> </strong><br /> Torniamo ai concetti fondamentali di natura e ragione da cui eravamo partiti. Il grande teorico del positivismo giuridico, Kelsen, all’età di 84 anni – nel 1965 – abbandonò il dualismo di essere e dover essere. (<strong>Mi consola il fatto che, evidentemente, a 84 anni si sia ancora in grado di pensare qualcosa di ragionevole</strong>.) </p>
<p>Aveva detto prima che le norme possono derivare solo dalla volontà. Di conseguenza – aggiunge – la natura potrebbe racchiudere in sé delle norme solo se una volontà avesse messo in essa queste norme. Ciò, d’altra parte – dice – presupporrebbe un Dio creatore, la cui volontà si è inserita nella natura. “Discutere sulla verità di questa fede è una cosa assolutamente vana”, egli nota a proposito.[5] Lo è veramente? – vorrei domandare. È veramente privo di senso riflettere se la ragione oggettiva che si manifesta nella natura non presupponga una Ragione creativa, un Creator Spiritus?</p>
<p>A questo punto dovrebbe venirci in aiuto il patrimonio culturale dell’Europa. Sulla base della convinzione circa l’esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l’idea dei diritti umani, l’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell’inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire. Queste conoscenze della ragione costituiscono la nostra memoria culturale. Ignorarla o considerarla come mero passato sarebbe un’amputazione della nostra cultura nel suo insieme e la priverebbe della sua interezza. </p>
<p><strong>La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. Questo triplice incontro forma l’intima identità dell’Europa. Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico.</strong><strong><br /> </strong><br /> Al giovane re Salomone, nell’ora dell’assunzione del potere, è stata concessa una sua richiesta. Che cosa sarebbe se a noi, legislatori di oggi, venisse concesso di avanzare una richiesta? Che cosa chiederemmo? Penso che anche oggi, in ultima analisi, non potremmo desiderare altro che un cuore docile – la capacità di distinguere il bene dal male e di stabilire così un vero diritto, di servire la giustizia e la pace. <br /> Vi ringrazio per la vostra attenzione&#8230;.</p>
<p>&#8230;.</p>
<p>“Gesù nel Vangelo riprende questo tema fondamentale della predicazione profetica. Racconta la parabola dei due figli che sono invitati dal padre a lavorare nella vigna. [...] Gesù rivolge questo messaggio ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo, cioè agli esperti di religione nel popolo di Israele. Essi, prima, dicono ’sì’ alla volontà di Dio. Ma la loro religiosità diventa routine, e Dio non li inquieta più. Per questo avvertono il messaggio di Giovanni Battista e il messaggio di Gesù come un disturbo. Così, il Signore conclude la sua parabola con parole drastiche: ‘I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli’ (Mt 21, 31-32). Tradotta nel linguaggio del nostro tempo, l’affermazione potrebbe suonare più o meno così: agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace; persone che soffrono a causa dei nostri peccati e hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli di routine, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla fede”.</p>
<p>[1] De civitate Dei IV, 4, 1.<br /> [2] Contra Celsum GCS Orig. 428 (Koetschau); cfr A. Fürst, Monotheismus und Monarchie. Zum Zusammenhang von Heil und Herrschaft in der Antike. In: Theol.Phil. 81 (2006) 321 – 338; citazione p. 336; cfr anche J. Ratzinger, Die Einheit der Nationen. Eine Vision der Kirchenväter (Salzburg – München 1971) 60.<br /> [3] Cfr W. Waldstein, Ins Herz geschrieben. Das Naturrecht als Fundament einer menschlichen Gesellschaft (Augsburg 2010) 11ss; 31 – 61.<br /> [4] Waldstein, op. cit. 15 – 21.<br /> [5] Citato secondo Waldstein, op. cit. 19.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>11/9</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 08:05:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi trovavo a Gerusalemme, nel quartiere musulmano, vicino alla Porta dei leoni. Era l&#8217;ultimo giorno di un pellegrinaggio, il primo da me organizzato, e stavamo per andare al sepolcro. Ero molto stanco ma mi stavo rilassando, vedendo che i pellegrini, amici perlopiu&#8217;, erano molto contenti. Mentre compro una bottiglietta d&#8217;acqua, lasciando i pellegrini entrare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi trovavo a Gerusalemme, nel quartiere musulmano, vicino alla Porta dei leoni. Era l&#8217;ultimo giorno di un pellegrinaggio, il primo da me organizzato, e stavamo per andare al sepolcro. Ero molto stanco ma mi stavo rilassando, vedendo che i pellegrini, amici perlopiu&#8217;, erano molto contenti. Mentre compro una bottiglietta d&#8217;acqua, lasciando i pellegrini entrare a vedere i resti della fortezza Antonia, il mercante, sorridendo, dice <em>killed</em> <em>Bush</em>!<br /> Rabbrividisco e vedo alla sue spalle un piccolo televisore con le immagini dell&#8217;attacco alla prima torre. Raggiungo la guida, il fermento nel suk sta aumentando. Non voglio spaventare nessuno ma alcuni uomini in borghese spuntano dal nulla armati di fucile e accompagnano due spaventati turisti con la kippah. Raduni il gruppo, dico loro, seccamente di non commentare, di stare uniti: voglio andare subito nel quartiere cristiano. Nel suq e&#8217; tutto un cloamore, grida di gioia, gente esagitata che ci parla in inglese. Benedico il fatto di essere italiano. Davanti a noi la guida, decidamente spaventata, io chiudo il gruppo. Si unisce a noi un europeo alto e magro, spaventatissimo, dietro di lui un altro che interrogo con lo sguardo. Noto che impugna una pistola automatica. <em>Police, go, go!</em>. Non mi tranquillizza affatto! Al ritorno a Casa Nova trovo il frate direttore visibilmente scosso: mi dice di avere dovuto richiamare i suoi dipendenti, arabi cristiani, per la manifestazione di gioia che stavano esprimendo. Chiudiamo la giornata nella preghiera, grazie al cielo l&#8217;indomani un volo El Al, unica compagnia in volo in Europa, ci riporta in una deserta Malpensa dove alcuni famigliari, turbati, scoppiano a piangere dopo una notte insonne.<br /> Me lo ricordo benne l&#8217;11 settembre e il clima di paura che ho vissuto.<br /> Sull&#8217;aereo in decollo da Ben Gurion, scortati da un caccia militare, ripensavo alle parole tristemente profetiche di un parroco palestinese che diceva che a Gerusalemme si fara&#8217; la pace nel mondo.<br /> &#8230;<br /> Dieci anni dopo un altro prete, Raed, dice ai pellegrini la stessa cosa: non e&#8217; in Iraq o in Afghanistan che si risolvono i conflitti ma a Gerusalemme.<br /> Nei giorni seguenti ho riflettuto molto su quanto quell&#8217;evento abbia segnato la nostra storia recente, anche personale. Oggi,a distanza di dieci anni mi chiedo quanto la mia vita concreta possa trarre insegnamento da quegli eventi e da questi anni di guerra.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Almeno una cosa voglio fare: continuare ad associare il nome di Dio alla tolleranza, all&#8217;accoglienza, alla pace, dopo che il suo nome e&#8217; stato usato (fintamente) per giustificare la guerra.</em></p>
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		<title>Ancora luci</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 16:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[affetto]]></category>
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		<description><![CDATA[In quanto orso di montagna il mare mi stupisce (e mi accalda non poco!). Tornato dalle vacanze abbronzato e contento del mio fresco di bosco, porto ancora nel cuore due immagini che voglio condividere con voi, nel desiderio di raccogliere i semi di speranza che abbondano attorno a noi e che rischiamo di non vedere. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2011/07/unnamed.jpg"><br /></a>In quanto orso di montagna il mare mi stupisce (e mi accalda non poco!). Tornato dalle vacanze abbronzato e contento del mio fresco di bosco, porto ancora nel cuore due immagini che voglio condividere con voi, nel desiderio di raccogliere i semi di speranza che abbondano attorno a noi e che rischiamo di non vedere.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima immagine che mi resta è l’assedio continuo dei ragazzi senegalesi, a ondate, carichi di occhiali, collanine, giochi, teli bagno… Passano avanti e indietro sulla spiaggia per ore, cotti dal sole, esausti. Ricevono molti no, grazie e continuano, nelle speranza di vendere qualcosa. Li incontro la sera, mentre rientro dalla spiaggia in auto, su improbabili biciclette di recupero, in fila indiana, con le loro borse cariche. Una sera ne ho visti alcuni prepararsi a dormire sulle panchine del parco, dopo avere mangiato una mela. Vite perdute, disperate, piccoli tentativi di sopravvivere facendo una stagione sulla spiaggia per mandare qualche soldo a casa. Ho trovato molta comprensione verso di loro: un panino che “avanza” e che uno di loro accetta volentieri, un altro, esausto, che si ripara all’ombra dell’ombrellone e un bimbo che gli porta dell’acqua. Sorrido, col cuore pieno di speranza. Uno di loro, al mio cortese rifiuto, decide di uscire dalla monotonia di quel non-lavoro, mi chiede da dove veniamo. Dai confini con la Francia, gli dico. Il suo sguardo si illumina: può parlarmi in francese. Dialoghiamo per dieci minuti, mi racconta della sua vita dura, del suo primo anno in Italia. Alla fine mi ringrazia, mi stringe la mano: parlare in francese gli ha fatto ricordare il Senegal, di cui ha tanta nostalgia.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda immagine è quella di una straordinaria madre che deve vivere nei paraggi: ogni giorno in bicicletta va in spiaggia, caricandosi su uno speciale carrellino il figlio adolescente, spastico. Poi si fa aiutare , lo carica su una sedia da mare con le ruote, lo porta sulla battigia e stanno delle ore a farsi cullare dalle onde. Lui ride, scompostamente, il corpo non segue la sua anima, non escono parole dalle sue labbra ma una luce radiosa dai suoi occhi che si socchiudono agli spruzzi del mare. Lei, in piedi, parla con le amiche e getta lo sguardo, infinitamente amorevole, su quel figlio speciale. Intorno qualche famiglia, molti bimbi che giocano, qualche giovanotto che ostenta bicipiti da palestra e signorine che sfoggiano i bei corpi abbronzati.</p>
<p>Ma la scena di quel ragazzone disteso sulla battigia a prendersi onde e a ridere è il più bel ricordo della mia vacanza.</p>
<p>L’amore salverà il mondo.</p>
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		<title>Pornocrazia</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 15:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[pornocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[seduzione]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; una riflessione che ho fatto, qualche giorno fa con un amico, mettendo insieme alcune notizie che negli ultimi mesi hanno riempito la nostra cronaca. L&#8217;accusa di violenza sessuale (!) rivolta al potentissimo Strauss-Kahn, le vicende da film erotico di serie &#8220;B&#8221; del nostro premier, la dilagante pornografia servita a domicilio ai nostri pc (leggo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; una riflessione che ho fatto, qualche giorno fa con un amico, mettendo insieme alcune notizie che negli ultimi mesi hanno riempito la nostra cronaca. L&#8217;accusa di violenza sessuale (!) rivolta al potentissimo Strauss-Kahn, le vicende da film erotico di serie &#8220;B&#8221; del nostro premier, la dilagante pornografia servita a domicilio ai nostri pc (leggo da un&#8217;inchiesta seria il 9% delle studentesse americane hanno girato un film porno e la parola &#8220;sex&#8221; resta ancora la più digitata sui motori di ricerca dai maschi in ufficio) ci dicono chiaramente che la questione sessuale in occidente è ben lontana dall&#8217;essere vissuta con serenità. Se persone potenti e ricche sono travolte dai propri istinti sessuali, in una sorta di gioco al massacro, di delirio di onnipotenza, di non accettazione dell&#8217;invecchiamento significa che la relazione uomo/donna e il ruolo della sessualità fanno ancora i conti con le tenebre che portiamo in noi stessi.</p>
<p>In tutte le culture la sessualità è stata vista come <em>taboo</em>, cioè come una forza misteriosa e potente che può farci compiere pazzie, perciò va controllata. Tutte le culture hanno definito i contorni dell&#8217;uso della sessualità, per evitare scontri tribali, per evitare guerre inutili (chiedetelo alla città di Troia e alla signorina Elena!) e una delle teorie che mi affascinano sul ruolo della donna è la stretta protezione, da parte del clan, del preziosissimo dono della fecondità (una donna può generare 10/12 volte nella vita, va protetta!) rispetto all&#8217;uomo, capace di generare migliaia di volte e, perciò, sostituibile (e allora mandiamo lui a fare la guerra!).</p>
<p>Alcuni studiosi riflettono sul fatto che la<em> porneia</em> è il primo gradino della manifestazione dell&#8217;amore, è il gesto del neonato che cerca il seno della madre per sfamarsi. Se questo è un istinto naturale nel neonato, diventa inquietante ritrovarlo nell&#8217;adulto che usa l&#8217;altro per soddisfare un bisogno! La relazione diventa, in questo caso, un incontro di solitudini che, consenzienti, usano dell&#8217;altro e si fanno usare. La visione biblica, da sempre, pone la sessualità in un orizzonte di progetto, di rispetto, di dono reciproco, per convertire anche l&#8217;istinto, per dargli un indirizzo, un <em>altrove</em> di riferimento.</p>
<p>La preoccupazione del risvolto sociale della sessualità ha incrociato, ovviamente, anche la riflessione biblica e cristiana. Ma la cosa straordinaria è il fatto  che la Bibbia fornisce delle chiavi di interpretazione che integrano e superano una visione &#8220;tribale&#8221; della sessualità, conferendole nuova forza. Spesso la Chiesa è stata accusata di sessuofobia e bisogna ammettere che il rapporto fra sessualità e religione cristiana ha avuto dei momenti di vera tensione.</p>
<p>La rivoluzione sessuale in occidente ha voluto liberare la sessualità da ogni vincolo morale e religioso, finendo col proporre una visione della sessualità slegata dalla funzione riproduttiva del sesso. Se questo ha avuto degli effetti benefici sul ruolo della donna e anche sulla riflessione della Chiesa che ha accentuato il significato di manifestazione del bene nel rapporto sessuale, accanto a quello riproduttivo, il grande danno che ha portato questa visione è la &#8220;cosificazione&#8221; del gesto sessuale che diventa uno dei tanti linguaggi che possiamo usare per comunicare con l&#8217;altro.</p>
<p>Oggi, però, la società fa i conti con un&#8217;anarchia che umilia la donna e la funzione del sesso. Liberata dall&#8217;opprimente morale cattolica, la società rischia di ridurre la sessualità a manipolazione dell&#8217;individuo (qualcuno l&#8217;ha brutalmente definita <em>una masturbazione assistita</em>!) o, peggio, a manifestazione di potere (ka velina seducente, il vecchio miliardario bavoso).</p>
<p>E così, da ridere, ci ritroviamo a dover rispolverare ciò che di equilibrato e giusto deriva dalla visione biblica dell&#8217;uomo e dell&#8217;amore, per ridare un&#8217;anima ad una visione dell&#8217;uomo e della donna sempre più povera.</p>
<p>Per non diventare una pornocrazia.</p>
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		<title>Azzardo</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 12:26:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi colpisce una notizia che leggo stamani sui quotidiani online: i giochi d&#8217;azzardo, in Italia, si spartiscono una torta che a fine 2011 arriverà a quota 80 miliardi di euro: 16 volte il business annuo di Las Vegas o quanto basterebbe a sei o sette manovre finanziarie. Su questa cifra imponente lo Stato incassa il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi colpisce una notizia che leggo stamani sui quotidiani online: i giochi d&#8217;azzardo, in Italia, si spartiscono una torta che a fine 2011 arriverà a quota 80 miliardi di euro: 16 volte il business annuo di Las Vegas o quanto basterebbe a sei o sette manovre finanziarie. Su questa cifra imponente lo Stato incassa il dieci per cento. E il settore ha 120 mila addetti, di fatto la terza industria italiana dopo Eni e Fiat. Rileggo bene la notizia perché non mi capacito: un giro d&#8217;affari di 80 miliardi di euro che, dividendo per 50 milioni di italiani, escludendo cioè poppanti e inabili, fa 1600 euro all&#8217;anno, cioè una media di oltre 130 euro al mese a persona. Siamo diventati uno Stato basato sul gioco d&#8217;azzardo. Sconcertante.</p>
<p>Ho avuto a che fare con tante persone prese dal brutto giro del gioco: padri di famiglia che finivano la giornata giocando alle macchinette del bar l&#8217;intero guadagno della giornata, persone che si indebitavano per poter giocare la schedina. Casi patologici che, vista l&#8217;ampia disponibilità di giochi e di scommesse, si stanno diffondendo a macchia d&#8217;olio. Mi racconta Matteo dei tanti che bussano alla porta del loro centro anti-usura e porta a modello la casalinga che si è indebitata con gli usurai per ventimila euro giocati al Gratta e vinci. Certo, bisogna imparare a giocare, si dice ipocritamente, e lo Stato, dopo avere incassato 8 bei miliardi di euro, ne investe qualche milione per fare la pubblicità e invitare a giocare con responsabilità!</p>
<p>Ma la cosa che mi inquieta è il messaggio soggiacente a questo modo di vivere: se ho fortuna vinco una paccata di soldi e mi sistemo, la mia vita cambia. Siamo proprio sicuri? Certo, qualche soldo in più a noi oppressi da mutuo servirebbe, ma davvero la soluzione ai nostri problemi è essere seppelliti dai soldi?</p>
<p>Senza fare ulteriormente il grillo parlante mi ricordo della Scrittura che prega Dio in questo modo: <em>non ti chiedo né la ricchezza né la povertà. Nella ricchezza potrei inorgoglirmi dicendo che non esisti; nella povertà potrei disperarmi.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fuoco</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 12:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno di vacanza con la mia famiglia, ci voleva. Stacco il cellulare e non mi connetto, dimentico di avere un nuovo libro da consegnare la prossima settimana e ancora almeno dieci conferenze in un mese. Ci voleva.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno di vacanza con la mia famiglia, ci voleva. Stacco il cellulare e non mi connetto, dimentico di avere un nuovo libro da consegnare la prossima settimana e ancora almeno dieci conferenze in un mese. Ci voleva.</p>
<p>Sabato santo usciamo dalla cena di un ristorantino che merita la fama che ha. Passeggiando per le vie del centro della grande città incrociamo molti turisti. Di lato ad una piazza vedo un signore intento a preparare il fuoco per la veglia pasquale. Ci guardiamo con L e decidiamo di partecipare almeno all&#8217;Exultet. Di più no, mio figlio non reggerebbe e abbiamo già contrattato per la messa domani mattina. Mancano pochi minuti alle 21: in piazza un locale fa musica dal vivo, non bellissima ad essere sincero. Si interromperanno, penso. Illuso.</p>
<p>Alle 21 escono il prete e i chierichetti. Non più di dieci persone con lui. Inizia la benedizione, senza amplificazione, con il frastuono della band rock (ignara o maleducata non so). Due signore giapponesi fotografano la scena, per loro inusuale.</p>
<p>Non sento una parola, il prete, visibilmente scocciato, tira diritto per la sua strada.</p>
<p>Una scena surreale, davvero. Entriamo nella grande chiesa semivuota: altri quaranta fedeli hanno aspettato dentro. Il gesto per accendere le candele battesimali è faticosissimo: nessuno mi passa la fiamma, devo inseguire un fedele che gentilmente accende la nostra candela. Il sacerdote annuncia che canterà l&#8217;antico inno in latino. Sia. Il problema è che gli manca il fiato: una vera pena.</p>
<p>Sono passati 25 minuti, usciamo, meglio non abusare della pazienza di mio figlio che si è dilettato a guardare la fiamma, visto che gli ho detto che quella fiamma ci ricorda che Gesù è risorto.</p>
<p>Fuori, straniti, commentiamo.</p>
<p>Lo Spirito mi ha fatto un gran regalo: ho vissuto una vera e propria parabola della situazione attuale della Chiesa.</p>
<p>Che fatica a farsi ascoltare, sommersa dal caos attorno a lei.</p>
<p>Che fatica a trasmettere la luce, anche solo a chi vorrebbe riceverla.</p>
<p>Che non vuole uscire in piazza, dentro si sta meglio.</p>
<p>Che non trova le parole per farsi capire.</p>
<p>Ma, nonostante tutto, Cristo risorto la abita.</p>
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