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	<title>Paolo Curtaz &#187; Parole</title>
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	<description>Pensieri e Parole</description>
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		<title>Osea</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 10:58:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole]]></category>

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		<description><![CDATA[Torna dunque, Israele, al Signore tuo Dio, poichè hai inciampato nella tua iniquità. Preparate le parole da dire e tornate al Signore; ditegli: “Togli ogni iniquità: accetta ciò che è bene e ti offriremo il frutto delle nostre labbra. Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, nè chiameremo più dio nostro l’opera delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>Torna dunque, Israele, al Signore tuo Dio, poichè hai inciampato nella tua iniquità. Preparate le parole da dire</em><em> </em><em>e tornate al Signore; ditegli: “Togli ogni iniquità: accetta ciò che è bene</em><em> </em><em>e ti offriremo il frutto delle nostre labbra. Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, nè chiameremo più dio nostro</em><em> </em><em>l’opera delle nostre mani, poichè presso di te l’orfano trova misericordia”. Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò di vero cuore, poichè la mia ira si è allontanata da loro. (…) Efraim, che ha ancora in comune con gl’idoli? Io l’esaudisco e veglio su di lui; io sono come un cipresso sempre verde, grazie a me si trova frutto. (Osea 13)</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Come Amos, Osea vive nel Regno del Nord inebriato dal successo di Geroboamo II che raccoglie l’eredità di Acab. Il clima politico è lugubre: continui colpi di stato e le varie influenze militari creano una situazione instabile: in due secoli vengono liquidate ben cinque dinastie! Fra continui trattati fra le due superpotenze (Egitto a Ovest, Assiria a Est) Israele si comporta come una ingenua colomba priva di intelligenza (7,11). I sovrani durano poco: Zimri sette giorni, Zaccaria sei mesi, Sallum un mese!</p>
<p>I due templi di Betel e Galgala, voluti da Geroboamo I per contrastare Gerusalemme, a seguito dell’influenza di Gezabele sono ormai luoghi di culto pagano e cananeo, con prostituzione sacra…</p>
<p style="text-align: justify;">Osea vive sulla sua pelle il tradimento: si innamora e si sposa con una prostituta sacra che continua a tradirlo e gli da dei figli non amati. La sua travagliata esperienza personale diventa l’icona del rapporto fra Dio sposo e Israele. Il dolore di Osea è il dolore di Dio per il suo popolo traditore. L’ostinazione di Osea a restare fedele alla sua sposa è l’ostinazione di Dio che mai abbandona il suo popolo. Nella sua tormentata esperienza affettiva Osea diventa segno della passione con cui Dio si occupa del suo popolo. Noi, discepoli del Nazareno, dovremmo avere ben chiara la misura dell’amore di Dio per il suo popolo. Stupisce e consola vedere come questo tema, tipicamente evangelico, sia in realtà ben presente in tutto il Primo Testamento. Dio è fedele, ci ama con tenacia e passione, non ci abbandona mai. Anche se noi lo tradiamo egli non ci tradisce, se anche lo rinneghiamo egli però non ci rinnega, perché non può rinnegare se stesso. Siamo tutti inconsciamente convinti di dover “meritare” l’amore di Dio e la salvezza. La Bibbia, invece, ci svela il volto di un Dio che ama senza porre condizioni, che soffre per il rifiuto dell’amata, che aspetta pazientemente la nostra conversione. Osea diventa, allora, icona, segno, sacramento della fedeltà di Dio verso il suo popolo. Oso dire di più e spero di non scandalizzare nessuno. Fatta salva la delicata situazione dei fratelli cristiani che vivono sulla propria pelle una separazione o un nuovo matrimonio, situazione che deve tener conto dell’opinione di Gesù riguardo a questo tema, la pagina di Osea spalanca ai fratelli che vivono sulla propria pelle la contraddizione dell’affettività una speranza inattesa. Nel modo che abbiamo di vivere la fatica affettiva, la separazione, la conflittualità di coppia, il tradimento, possiamo manifestare in qualche modo il pensiero di Dio, diventare segno della sua fedeltà e della sua pazienza. Penso alle coppie che devono affrontare, dopo una separazione, l’educazione di un figlio o ristabilire un rapporto di civile convivenza e di dialogo. Anche i luoghi di sofferenza affettiva sono bisognosi (più bisognosi) di logica evangelica, di pazienza e di perdono, come Osea riesce a vivere. Osea avrebbe voluto avere una vita affettiva normale e serena. Dovrà scontrarsi con il fragile affetto di una moglie che fatica ad abbandonare l’abitudine alla prostituzione. Anche le nostre situazioni faticose e paradossali possono manifestare qualcosa della misericordia di Dio. È poca cosa, lo so, per chi vive il dolore dell’amore. Ma Dio sa trasformare anche il dolore senza senso.</p>
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		<title>Le nozze con Dio</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 16:46:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Regno di Dio, ci spiega Matteo, è una bella festa di nozze riuscita. Pensate alla miglior festa cui avete partecipato, là dove era l&#8217;amore a fare la festa, non la lunghezza del menu o il lusso degli addobbi floreali. Una festa bella perché composta da persone belle, che si vogliono bene, che gioiscono per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Regno di Dio, ci spiega Matteo, è una bella festa di nozze riuscita.</p>
<p>Pensate alla miglior festa cui avete partecipato, là dove era l&#8217;amore a fare la festa, non la lunghezza del menu o il lusso degli addobbi floreali. Una festa bella perché composta da persone belle, che si vogliono bene, che gioiscono per la gioia degli altri.</p>
<p>Ecco, dice Gesù: la presenza di Dio è qualcosa di simile.</p>
<p>Non per niente san Giovanni inizia il suo vangelo con una memorabile festa nel villaggio di Cana! L&#8217;incontro con Dio è festa, gioia, danza, sorriso, bellezza indescrivibile.</p>
<p>Travolgente come un innamoramento, vera come il desiderio di donarsi e di vivere insieme, feconda come un talamo nuziale, l’esperienza di Dio ha a che fare con l’aspetto più gioioso dell’esistenza umana, quello dell’amore.</p>
<p>Il Dio di Gesù invita l’umanità ad una splendida festa di nozze in cui lo sposo è Gesù stesso.</p>
<p>Che splendida notizia!</p>
<p>Ma allora &#8211; scusate &#8211; perché molti pensano alla fede come al più triste dei funerali?</p>
<p>Perché fatico così tanto a testimoniare ai giovani in cerca di senso che l&#8217;incontro con il Vangelo è un’esperienza straordinaria?</p>
<p>La sfida del cristianesimo in questo terzo millennio consiste nel passare da una fede crocifissa ad una fede risorta, perché la gioia cristiana è una tristezza superata, è partecipare al banchetto nuziale che inizia qui e finirà nell’eterno cuore di Dio.</p>
<p>Io credo perché non ho incontrato nulla di più bello nella mia vita del Signore Gesù e, ad oggi, nulla mi ha mai dato altrettanta durevole e autentica gioia.</p>
<p>Ma, lo sappiamo, l’amore lascia liberi.</p>
<p>La libertà è l’altro nome dell’amore: nessuno può costringere una persona a riamarti, nessuno può obbligare una persona ad accogliere e restituire l’amore che gli doni.</p>
<p>Dio, il grande amante, si pone un limite rispettando la libertà degli uomini, non viola la nostra <em>privacy</em>, la sua presenza è discreta, il suo invito stenta a farsi udire in mezzo al frastuono delle nostre città.</p>
<p>E, in effetti, l’invito cade nel vuoto.</p>
<p>Le scuse, oggi come allora, sono le stesse: non ho tempo, non è il momento, non mi piacciono gli altri invitati o i cuochi (la Chiesa!), ci penserò. Come se ci fosse qualcosa di più importante, nella vita, dello scoprirsi amati da Dio!</p>
<p>Certo, il tempo in cui viviamo è un tempo che divora il tempo, che uccide le coscienze, che ci rende (sul serio!) schiavi dell’agire. Me ne rendo conto benissimo, lo vivo sulla mia pelle: restare cristiani, oggi, richiede uno sforzo enorme.</p>
<p>Non si scoraggia, il padrone dell’Universo; se i devoti rifiutano l’invito, il padrone lo allarga ora a chi non se lo aspetta e Matteo specifica (pensa alla sua esperienza!): buoni o cattivi.</p>
<p>Non pone condizioni Dio, tutti sono invitati a partecipare, ogni uomo è reso capace di Dio.</p>
<p>E sono invitate persone sconosciute, barboni e rom, prostitute e alcolisti.</p>
<p>Dio ribalta le posizioni sociali e i ruoli: nel Regno non conta chi è riuscito, ma chi ha accettato di partecipare al banchetto, chi si fida di Dio. Il vangelo esprime una preferenza inquietante per gli ultimi: come le prostitute e i pubblicani che ci passano davanti, come i disoccupati dell’ultima ora…</p>
<p>A noi, operai della prima ora, figli del padrone della vigna, affittatoli, invitati per primi, cristiani di lungo corso, catechisti, preti, il Signore chiede di stare attenti a non crederci salvati.</p>
<p>Ancora una volta il Signore ci chiede di non sederci sulla nostra fede, di non pensare di avere acquisito una posizione di privilegio, ma di avere sempre un cuore da mendicanti, pieno di stupore.</p>
<p>Cosa abbiamo di meglio da fare del lasciarci amare da Do?</p>
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		<title>Bersaglio fallito</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 08:01:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole]]></category>

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		<description><![CDATA[In queste settimane la liturgia ci invita a riflettere sul peccato e sul perdono. Devo dire che l’idea che noi cristiani abbiamo di peccato è un po’ approssimativa, e quella che ne ha il mondo intorno assolutamente grottesca. Esiste il peccato? Oggi si tende a negare questa realtà, parlando al limite di fragilità interiore o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In queste settimane la liturgia ci invita a riflettere sul peccato e sul perdono. Devo dire che l’idea che noi cristiani abbiamo di peccato è un po’ approssimativa, e quella che ne ha il mondo intorno assolutamente grottesca. Esiste il peccato? Oggi si tende a negare questa realtà, parlando al limite di fragilità interiore o di senso di colpa. Attenti amici: il senso di colpa non è in alcun modo un peccato. Del peccato ha solo l’apparenza, ma non porta a conversione e, normalmente, non coinvolge la libertà. Per commettere un peccato dobbiamo poter scegliere di negare l’amore, ostinarci in questa chiusura di cuore. Uno dei termini più usati nella Bibbia per indicare  il “peccato” significa: fallire il bersaglio dell’arco. Fare cilecca, insomma! Fallire il bersaglio, non realizzare il progetto, sbagliare ciò a cui sei chiamato: questo è il peccato. Se sei convinto di sapere tu qual è la tua vita, non ascolti ciò che Dio ti sussurra al cuore e fai di testa tua, allora auguri, ne hai bisogno! Ho l’impressione che l’uomo fatichi a percepirsi peccatore perché crede che dire: “sono un peccatore” equivalga a dire: “non valgo a nulla.” Ma non è questo, per niente! Il peccato è la percezione dell’uomo di essere fatto per qualcosa di enorme e di accontentarsi della mediocrità. Se scegliamo la gestione della nostra vita senza coinvolgere Dio corriamo il rischio di fallimento totale! Il peccato è dire “no” all’amore. Ma: cosa significa dire “no” all’amore? Dobbiamo essere concreti: conosco persone che in nome dell’amore (che confondono con le proprie lune), fanno un sacco di danni. L’amore è concreto, reale, fattivo. Dire a una persona: “mi stai a cuore” sull’onda dell’emozione per poi trascurarla per anni, non è certo un modo di amare. Non inganniamo noi stessi, non giochiamo con Dio! In questo senso, con tutto il rispetto per il passato e per i concetti altrui, dire che il peccato offende Dio è sbagliato. Ve lo vedete Dio, offeso, che fa il muso? No. Al limite Dio ci guarda con tristezza e dice: “Ma guarda: l’ho fatto come un’aquila e lui è convinto di essere un pollo &#8230;.” Dio è dispiaciuto del peccato, certo: è dispiaciuto di non riuscire ad amarci.</p>
<p style="text-align: justify;">È Dio che ci ha costruito, lui sa come funzioniamo, sa bene cosa ci rende felici. E invece no: abbiamo il libretto di istruzioni che è la Bibbia, lo mettiamo nel cassetto e improvvisiamo. Liberi di farlo, ma non lamentiamoci se anche noi ci inchiodiamo! L’uomo moderno rifiuta il concetto di peccato, si rode in inutili sensi di colpa, fa di tutto per negare Dio, salvo poi lamentarsi che non trova in sé la felicità. Mi chiedo: in questo tempo di grande libertà dove ciascuno decide cosa è bene e cosa è male, in cui ci siamo finalmente liberati dell’insopportabile giogo della presenza di Dio, avete la percezione che l’uomo sia più felice?</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno mi dice: “il peccato è un’invenzione dei preti per tenere sottomesse le persone”, Bé, mi cascano le braccia &#8230; Che bugie ci raccontiamo pur di non ammettere che possiamo tragicamente giocare male, malissimo la nostra libertà! Il dramma della libertà è che l’amore lascia liberi anche di non essere riamati e l’inferno, che esiste, è il luogo in cui uno basta a se stesso. Spero di tutto cuore che sia vuoto, che ogni uomo, all’ultimo momento, abbia un barlume di fede per accorgersi cosa si è perso tenendo Dio fuori dalla sua vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è la conversione: la tua vita, finalmente, si apre all’amore. In questo senso il peccato è l’antiumanità, è tutto ciò che è contrario alla piena realizzazione dell’uomo: la violenza, la solitudine, il creare solitudine, l’ingannare gli altri nei loro sentimenti &#8230; e in questo, credo, tutti noi abbiamo un po’ di responsabilità. </p>
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		<title>Discepoli e folla</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 05:49:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Discepoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.  Sei volte nei vangeli si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, un miracolo che ha segnato, nel bene e nel male, la missione di Gesù. Nel bene perché ha manifestato agli uomini la sua straordinaria capacità di relazione e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Sei volte nei vangeli si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, un miracolo che ha segnato, nel bene e nel male, la missione di Gesù. Nel bene perché ha manifestato agli uomini la sua straordinaria capacità di relazione e di dono di sé. Nel male perché la folla, come ci racconta Giovanni nel cap. 6 ha interpretato il miracolo al contrario. Gesù intendeva dire: mettetevi in gioco, date quel poco che siete e che avete per sfamare la folla. La folla ha capito: ecco uno che ci sazia gratis.</p>
<p>Domenica scorsa ascoltando il vangelo (mentre al solito, mio figlio cercava in tutti i modi di distrarmi!), mi ha raggiunto la frase che vi riporto.</p>
<p>Matteo annota che i discepoli ricevono il pane da distribuire alla folla. sono loro i primi destinatari del miracolo.</p>
<p>Chi è il discepolo?</p>
<ul>
<li>colui che per primo è saziato dal Signore, che fa per primo esperienza della sovrabbondanza di Dio</li>
<li>colui che non tiene per sè ciò che ha ricevuto, ma lo condivide, lo divulga, lo spezza, lo dona</li>
<li>il tramite fra il Maestro e chi ha fame e sete di giustizia, di senso, di luce</li>
</ul>
<div>Il Signore si fida di noi, ci rende partecipi del suo grande progetto d&#8217;amore, ci affida il compito di dare ciò che abbiamo ricevuto. Non siamo noi a sfamare la folla, ma il Signore. A noi di distribuire ciò che abbiamo ricevuto.</div>
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		<title>Perdono e Spirito</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 09:31:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Paolo II]]></category>
		<category><![CDATA[perdono]]></category>

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		<description><![CDATA[La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. </em> <em>Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».</em></p></blockquote>
<p>Siamo giustamente attenti a considerare lo Spirito Santo così come ce lo testimonia Gesù nei tanti annunci fatti durante la sua vita e come ce lo testimonia la splendida pagina degli atti. Il dono dello Spirito è un evento legato al risorto: secondo Giovanni l&#8217;effusione avviene molte volte, dalla croce, anzitutto, e poi alla sera di Pasqua, non solo durante la festa di Pentecoste.</p>
<p>L&#8217;apparizione del risorto nel giorno di Pasqua ci invita a riflettere sul perdono, categoria disattesa dal nostro mondo che lo considera una vera debolezza.</p>
<p>È difficile il perdono, impegnativo, arduo. Non perdoniamo perché siamo migliori, né perché l’altro si converta dopo avere ottenuto il nostro perdono. A volte chi ci ha ferito e perdoniamo non sa nemmeno di essere stato perdonato!</p>
<p>Perdoniamo perché abbiamo bisogno di perdonare, perché noi stessi possiamo rinascere.</p>
<p>Non aspettate il perdono perfetto per perdonare, applicate il perdono possibile, quello che riuscite a dare. Il meglio è nemico del bene, spesso. Perdonate meglio che riuscite.</p>
<p>A volte non augurare la morte è già un grosso passo.</p>
<p>Meglio sarebbe augurare la conversione e il cambiamento, sperare e pregare per il pentimento di chi vi ha ferito, e questo non per una ripicca o una sottile vendetta egoistica, ma per la gioia di poter guardare al futuro.</p>
<p>Perdonare è un gesto della volontà, non un sentimento. È una scelta coraggiosa. Perdoniamo per ricominciare. Perdoniamo, se siamo discepoli, per imitare il Padre. Ma il perdono non è nemmeno un’amnesia: non cancella il ricordo, lo addolcisce.</p>
<p>Ti perdono perché ne ho bisogno per ricominciare.</p>
<p>Ti perdono perché voglio abbandonare il mio dolore interiore.</p>
<p>A volte sono proprio io il destinatario del perdono: è a me stesso che devo perdonare. Accogliere i propri sbagli può spalancare il nostro cuore all’umiltà e all’autenticità.</p>
<p>Ho avuto la gioia immensa di accompagnare molte persone dal dolore della memoria al perdono.Quando ciò mi era permesso, ho avuto l’immensa gioia di donare il perdono nel nome di Dio. È un cammino che dura tutta la vita eppure, compiuto il primo passo, ha permesso a molte persone di ricostruirsi, di riscoprirsi, di vedere il mondo in maniera completamente nuova.</p>
<p>Questo dono è affidato alla Chiesa, comunità di perdonati, non di perfetti: è la comunità dei discepoli che offre il perdono, la riconciliazione.</p>
<p>Anzitutto vivendo in un clima di conversione e di richiesta di perdono (quante volte chiediamo perdono senza pensare a ciò che diciamo durante l&#8217;eucarestia!), nella preghiera personale (il Padre Nostro che lega il nostro perdono alla capacità di perdonare), nei sacramenti che danno il perdono (battesimo e unzione degli infermi) e anche nel sacramento della riconciliazione che, storicamente, ha assunto molte forme e oggi ha quella del colloquio con un sacerdote con l&#8217;assoluzione personale.</p>
<p>Lo Spirito ci rende consapevoli del grande dono che riceviamo col perdono da ricevere e da donare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lo Spirito di verità</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 08:55:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito Santo]]></category>
		<category><![CDATA[verità]]></category>

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		<description><![CDATA[Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. </em></p>
<p>Cos&#8217;è la verità?</p>
<p>Oggi tutto si mette in discussione, diventa opinione opinabile, partigianeria, presa di posizione relativa. Questo atteggiamento, in parte, è frutto dell&#8217;atroce disincanto che ci ha lasciato in eredità il secolo scorso, con i suoi nazionalismi esasperati e la sua ideologia senza pudore, un secolo che ha prima sterminato intere generazioni e, sul finire del secolo, ci ha consegnato una nuova, sottile e diffusa dittatura, quella dell&#8217;economia che determina i destini delle persone e delle nazioni.</p>
<p>Il prodotto di questa miscela di delusioni è un disincanto globale che porta a mettere tutto in discussione, sempre e ovunque. Nulla sfugge alla critica distruttiva: non gli ideali, non i valori, non la fede. Sappiamo di non sapere, ma questo non diventa un motore èer cercare l&#8217;altrove, ma un puro, fiacco esercizio di retorica.</p>
<p>Gesù, oggi., afferma di donarci lo Spirito della verità che il mondo non riesce a ricevere perché lo ostacola.</p>
<p>Esiste la verità, eccome, ed è lì da sempre. Non è un insieme di nozioni, ma una persona, il Signore Gesù che pretende di conoscere Dio e gli uomini. Conoscere Cristo significa camminare verso la verità, la cui conoscenza è sempre e solo progressiva. Non imparare e condividere un mucchio di nozioni, ma aprirsi alla certezza che la realtà è esattamente come Cristo la descrive.</p>
<p>Accogliere la verità significa arrendersi all&#8217;evidenza, cercare, indagare, interrogarsi, dubitare in un atteggiamento di radicale autenticità (doloroso, necessariamente) che ci apre all&#8217;accoglienza della pienezza.E questo avviene, dice Gesù, se osserviamo il comandamento dell&#8217;amore, se investiamo in un amore adulto e maturo che ci porta ad una precomprensione positiva verso noi stessi e gli altri.</p>
<p>Lo Spirito, che invochiamo e che riceveremo, ci aiuti ad accogliere la pienezza della verità.</p>
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		<title>Pastore bello</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 13:11:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[buon pastore]]></category>

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		<description><![CDATA[Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».</em></p>
<p>Il vangelo di oggi si spiazza, è un enigma quello proposto da Gesù. Di solito pensiamo a lui come il pastore che esce a cercare la pecora smarrita. Oggi, invece, il pastore entra nel recinto e fa uscire le pecore ad una ad una, chiamandole per nome. Il termine che usa Giovanni non indica un recinto qualunque, un ovile, ma il recinto sacro che circonda il tempio. Gesù fa uscire le sue pecore, anzi, le caccia a pedate come lascia intendere l&#8217;evangelista, le fa fuggire dal recinto della schiavitù interiore. Le caccia fuori dal recinto in cui i mercenari le hanno rinchiuse.</p>
<p>Il recinto di una religiosità che opprime, invece di liberare, che umilia invece di far crescere. Una religiosità piccina che tratta le persone da pecoroni e non da figli.</p>
<p>Il recinto di un mondo che abusa di noi, che ci schiaccia e ci tratta come delle pecore da tosare o da mungere.</p>
<p>Il recinto delle nostra false certezze, dei nostri giri di testa, delle nostre paranoie.</p>
<p>Ci conosce per nome, il Maestro, sa esattamente chi siamo, l&#8217;unico che sa davvero chi siamo in profondità. Prima di Pasqua abbiamo udito il grido di Gesù che chiedeva a Lazzaro e a noi di venire fuori, così oggi il Pastore bello, ci chiede di uscire da tutte le ristrettezze umane e religiose in cui abitiamo, per diventare liberi, seguendolo.</p>
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		<title>L&#8217;amico Lazzaro</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 06:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Betania]]></category>
		<category><![CDATA[Lazzaro]]></category>

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		<description><![CDATA[Nello straordinario e complesso racconto giovanneo, esiste un passaggio che voglio sottolineare.Quando Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, abituate ad accogliere il Signore nella loro casa a Betania, sanno della presenza di Gesù, escono di casa, disperate, si affidano all’amico e Maestro.Il racconto è un crescendo di emozioni, di testimonianze di fede delle sorelle, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nello straordinario e complesso racconto giovanneo, esiste un passaggio che voglio sottolineare.<br />Quando Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, abituate ad accogliere il Signore nella loro casa a Betania, sanno della presenza di Gesù, escono di casa, disperate, si affidano all’amico e Maestro.<br />Il racconto è un crescendo di emozioni, di testimonianze di fede delle sorelle, ma anche di umanissimo sconforto e pena. <br />Quando Gesù vede la disperazione delle sorelle e della folla, resta turbato, e scoppia in pianto.<br />All’inizio del vangelo a Giovanni e Andrea, discepoli del Battista, che, su indicazione del profeta, lo avevano seguito e gli chiedevano dove abitasse, Gesù aveva risposto “venite e vedrete” (Gv 1,39). <br />Ora è Gesù che si fa discepolo, che è invitato ad andare.<br />Come se, fino ad allora, non avesse visto fino in fondo quanto dolore provoca la morte.<br />Come se fino ad allora Dio non avesse ancora capito quanto male ci fa la morte, quanto sconforto porta con sé il lutto.<br />Come se Dio non sapesse.<br />Come se Dio imparasse cos’è il dolore.<br />Dio piange, davvero.<br />E quel pianto ci lascia interdetti.</p>
<p>Quel pianto ci sconcerta, ci scuote, ci smuove.<br />Dio, ora, sa cos’è il dolore.<br />Fra poche ore andrà fino in fondo, portando su di sé tutto il dolore del mondo.<br />Dio e il dolore si incontrano. Non è bastato che Dio diventasse uomo per condividere con noi la vita. Ha voluto imparare a soffrire, per redimere ogni pena.<br />Ci basta?<br />Non lo so.<br />Davanti ad un Dio che condivide, non sempre il nostro cuore si convince, si converte.<br />Come coloro che vedono il pianto di Gesù.<br />Alcuni notano l’amore di Gesù per Lazzaro, la sua compassione.<br />Altri, cinicamente, obiettano: <em>Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?</em><br />In queste parole abbiamo tutta la contraddizione dell’essere umano.<br />Preferiamo un Dio che condivide il nostro dolore o un Dio che ci evita il dolore?</p>
<p><a></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ciechi</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 13:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre  sono i protagonisti del vangelo di oggi: Gesù, il cieco, i farisei. Gesù appare all’inizio e alla fine del racconto: è lui che prende l’iniziativa, non gli viene chiesto un intervento da parte del cieco. Dopo la guarigione, Gesù scompare, lasciando il cieco prendere consapevolezza di quello che è accaduto e, alla fine, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tre  sono i protagonisti del vangelo di oggi: Gesù, il cieco, i farisei.</p>
<p>Gesù appare all’inizio e alla fine del racconto: è lui che prende l’iniziativa, non gli viene chiesto un intervento da parte del cieco. Dopo la guarigione, Gesù scompare, lasciando il cieco prendere consapevolezza di quello che è accaduto e, alla fine, di porsi il problema circa l’identità profonda di Gesù.  È sempre così: Gesù è presente nella nostra vita, ma non sempre ci accorgiamo della sua presenza. Ce ne lamentiamo, come i bambini, ma in realtà la sua assenza ci obbliga a crescere, a credere, a motivarci. Motivazione che, nel cieco, come in noi, è progressiva. Passiamo dalla tenebra alla sfolgorante luce del vangelo per tappe.</p>
<p>Il cieco fa un cammino sorprendente. Guarito, non sa bene come, riconosce in Gesù un uomo, poi lo definisce “profeta”, infine lo proclama Signore. La fede è un cammino progressivo, di luce in luce, di consapevolezza in consapevolezza.</p>
<p>Giovanni, birichino, gioca col lettore: chi è veramente cieco dentro questa storia?</p>
<p>Dio ci vede benissimo, il cieco pure. Chi invece pensa di vederci chiaro, è accecato dalla supponenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se per tre volte, interrogato, il cieco risponde di non sapere, i farisei, invece, sanno.</p>
<p>Sanno che fare fango di sabato è peccato, quindi Gesù è un peccatore.</p>
<p>Prima accusano il cieco di essere un finto cieco.</p>
<p>Poi accusano Gesù di essere peccatore.</p>
<p>Infine, davanti alla stringente logica del cieco, ex-timido, ex-pieno di sensi di colpa, diventato maestro, reagiscono insultandolo e cacciandolo.</p>
<p>Sono talmente certi delle loro convinzioni da non ascoltare, da non arrendersi nemmeno davanti alla palese evidenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Così nella fede; solo se ammettiamo di non sapere possiamo conoscere.</p>
<p>Chi pensa di sapere già tutto non incontra Dio e il suo dinamismo.</p>
<p>Guai ad una fede che non si mette in ascolto.</p>
<p>Guai ad una fede che non dialoga, che non discute.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E anche nella vita quotidiana rischiamo di essere ciechi: non accettiamo le opinioni degli altri, siamo impermeabili alle loro posizioni, muro contro muro, lo scontro diventa inevitabile. E la tensione sale, come l’incomprensione: destra contro sinistra, squadra contro squadra, oppositori a prescindere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo squallido spettacolo bipartisan che il nostro parlamento sta offrendo, di una rissa continua, a prescindere, è la triste espressione di un paese che perso il buon senso.</p>
<p>E sta perdendo l’anima.</p>
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		<title>Donne e pozzi</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 19:33:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[samaritana]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha sete d’amore, la samaritana, come tutti. Ma lei è fragile e non ha trovato niente e nessuno che l’abbia dissetata. La Parola ce la descrive in un momento difficile della sua vita: abbandonata quattro volte da uomini che promettevano amore, si ritrova ora a convivere con un altro uomo, forse rassegnata. Nel frattempo, però, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha sete d’amore, la samaritana, come tutti.</p>
<p>Ma lei è fragile e non ha trovato niente e nessuno che l’abbia dissetata.</p>
<p>La Parola ce la descrive in un momento difficile della sua vita: abbandonata quattro volte da uomini che promettevano amore, si ritrova ora a convivere con un altro uomo, forse rassegnata. Nel frattempo, però, il suo desiderio di essere amata ha prodotto una catastrofe: il giudizio dei suoi concittadini. È una donna leggera, una <em>pocodibuono</em>, giudicata e condannata dai benpensanti di ieri e di oggi. Il giudizio nei suoi confronti è così pesante che preferisce fare acqua in pieno sole, pur di non incontrare nessuna delle vicine “a modo” che la guardano dall’alto in basso.</p>
<p>Il suo cuore è pesante, dissetato di acqua salata.</p>
<p>E lì, al pozzo, incrocia quell’ebreo stanco e assetato, che attacca bottone.</p>
<p>È guardinga, la samaritana: è stufa di farsi sedurre, è stufa di essere illusa, pensa subito che quel tale che le chiede di attingere acqua voglia corteggiarla.</p>
<p>Ha perfettamente ragione.</p>
<p>Il pozzo è il luogo del corteggiamento, nella Bibbia. Al pozzo Mosè incontra Zippora, al pozzo Isacco incontra Rebecca. Al pozzo lo Sposo cerca la sposa delusa e infedele. Non per giudicarla, ma per dissetarla.</p>
<p>Ha sete, lo Sposo.</p>
<p>Ha sete della fede della donna, della nostra fede. E prende l’iniziativa, stanco, perché Dio è stanco di cercare l’umanità infedele che si disseta a cisterne screpolate.</p>
<p>Il dialogo deve superare la diffidenza enorme della samaritana, ma Gesù accetta.</p>
<p>È un dialogo rispettoso, delicato, che invita la donna a guardare oltre, ad alzare lo sguardo, a guardarsi dentro. Certo: è Gesù che chiede da bere, ma è lei che è assetata e Gesù è la sorgente di acqua inesauribile.</p>
<p>La donna tentenna (Chi si crede di essere questo maschio ebreo?), ma alla fine è incuriosita. Una sorgente d’acqua che disseta? Una sorgente di acqua viva, non acqua stagnante di pozzo? Averne!</p>
<p>E Gesù osa: parlami di te, dimmi della tua sete.</p>
<p>No, questo no.</p>
<p>La donna si chiude a riccio. Eccone un altro. Uno di quelli che giudicano, che si sentono migliori, che aggiungono sale alle ferite, come se lei non sapesse che il suo cuore l’ha ridotta ad uno straccio, che la sua vita affettiva è una bandiera al vento. Ecco un altro di quelli che pensano che per credere in Dio bisogna, prima, superare l’esame.</p>
<p>No, questo no, basta.</p>
<p>E Gesù accetta, si tira indietro, sa che è un nervo scoperto.</p>
<p>Eppure insiste, con rispetto, senza giudizio.</p>
<p>Se vuoi essere dissetata, fa intendere alla donna, sii onesta con te stessa.</p>
<p>Dio non ti giudica, Dio non ti condanna, gli altri sì, sempre, e più si dicono di Dio e peggio giudicano, no stai serena, nessun esame da superare, solo un limite da accettare.</p>
<p>La donna svicola, la mette sul religioso: Dio bisogna pregarlo a Gerusalemme o qui, sul Garizim?</p>
<p>Domanda ingenua, domanda imbarazzante. Lei, pubblica peccatrice, non può entrare nel Tempio, né in quello della Giudea, né avrebbe potuto in quello ormai distrutto dei Samaritani. La religione ha le proprie regole, e lei è fuori.</p>
<p>E invece no, dice Gesù. Il suo cuore è un tempio, la sua verità, il suo spirito le permettono di accedere alla gloria.</p>
<p>Lei è un tempio e lì può incontrare Dio.</p>
<p>Tace, la donna.</p>
<p>Mai nessuno le aveva detto di essere un tempio, di essere amata. Mai nessuno l’aveva amata.</p>
<p>Il mondo si era divisa in chi l’aveva usata e in chi l’aveva condannata.</p>
<p>Nessuno, mai, le aveva detto di essere amata senza condizioni.</p>
<p>Beve, ora, la samaritana, beve come se mai avesse assaporato il gusto dell’acqua, come sei mai avesse assaggiato l’acqua fresca di sorgente. Beve e sente in lei aprirsi la sorgente, spezzare la roccia del dolore, come quella che Mosè diede al popolo nel deserto.</p>
<p>Corre.</p>
<p>Abbandona la brocca (che le importa, ora?), corre dai suoi vicini e grida: è arrivato il Messia.</p>
<p>I vicini accorrono, stupiti. È proprio lei, e parla, incrocia gli sguardi, non li fugge, è lei, diversa, nuova, trasfigurata. Resta, il rabbì ebreo, e disseta tutti, ora.</p>
<p>La peccatrice diventa discepola, la donnaccia, un’opera d’arte. Il suo limite diventa il trono della gloria di Dio, la sua vita disordinata l’epifania del volto di Dio. Beve, ora, e lei stessa diventa sorgente.</p>
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