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	<title>Paolo Curtaz &#187; Incontri</title>
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	<description>Pensieri e Parole</description>
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		<title>Crisi</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 08:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[elemosina]]></category>
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		<description><![CDATA[Come stai? Il volto è sempre lo stesso: bruciato dal sole e dalle rughe. La conosco da vent&#8217;anni ma non so dire quanti anni abbia. Il suo viso non ha mai visto una crema, questo è assolutamente certo. Il foulard che indossa mi ricorda mia nonna paterna e il sorriso fa intravvedere qualche assenza fra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><br />Come stai?</em></p>
<p>Il volto è sempre lo stesso: bruciato dal sole e dalle rughe. La conosco da vent&#8217;anni ma non so dire quanti anni abbia. Il suo viso non ha mai visto una crema, questo è assolutamente certo. Il foulard che indossa mi ricorda mia nonna paterna e il sorriso fa intravvedere qualche assenza fra i denti.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;unica rom che conosco che non faccia elemosina, ma garbato commercio. Una piccola offerta e ti ritrovi in mano una piccola coccinella in legno made in China, di due misure, una microscopica e l&#8217;altra più grande, a seconda della generosità dell&#8217;offerta. Anni fa la aiutai per due dei suoi nipoti, ragazzotti insofferenti a qualunque parvenza di disciplina e che si infilavano regolarmente nei guai. La sua era una famiglia assolutamente matriarcale: non ho mai conosciuto suo marito o quello della figlia. D&#8217;estate gira per il centro vendendo delle improbabili rose che appassiscono in mezza giornata, d&#8217;inverno fatica girando fra le chiese all&#8217;uscita delle celebrazioni.</p>
<p><em>Sono vecchia, ho sempre male alla schiena e fa freddo qui ad Aosta, lo sai.</em></p>
<p>Mi viene in mente un altro bel tipo di cui non sono mai riuscito a conoscere il vero nome. Alto, con una bella barba curata, un tratto distinto. Diceva di essere bosniaco e raccontava una vicenda sulla guerra ma, si sa, su queste cose è meglio non farci troppo affidamento. Era un vero <em>clochard</em> professionista: l&#8217;estate in Valle d&#8217;Aosta al fresco e d&#8217;inverno a svernare a Rimini.</p>
<p>Penso alla rom: prospettive di pensionamento pochine direi. Non l&#8217;ho mai vista scoraggiata, però. Le sorrido mentre mi rifila l&#8217;ennesima coccinella.</p>
<p><em>Come vanno gli affari?</em></p>
<p><em>Male, male, c&#8217;è la crisi, la gente non compra più niente.</em></p>
<p>Già: esiste anche una crisi economica dell&#8217;elemosina&#8230;</p>
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		<title>Lusso</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 09:37:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[monaci]]></category>
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		<description><![CDATA[La giornata è calda, come solo la Costa Azzurra sa regalare. Da anni non vengo qui, e mi è caro il ricordo delle lunghe passeggiate in mezzo ai campi di lavanda o costeggiando il perimetro dell&#8217;isola. I monaci sono qui da 1600 anni, prima ancora che Dio donasse alla cristianità san Benedetto. Da allora sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2011/11/moine-cloitre.jpg"><img class="size-medium wp-image-1420 alignright" title="moine-cloitre" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2011/11/moine-cloitre-195x300.jpg" alt="" width="117" height="180" /></a>La giornata è calda, come solo la Costa Azzurra sa regalare. Da anni non vengo qui, e mi è caro il ricordo delle lunghe passeggiate in mezzo ai campi di lavanda o costeggiando il perimetro dell&#8217;isola. I monaci sono qui da 1600 anni, prima ancora che Dio donasse alla cristianità san Benedetto. Da allora sono sempre rimasti, anche dopo le incursioni dei pirati che li hanno decimati. Lèrins, in questa stagione, è un miracolo della bontà di Dio: a meno di venti minuti di barca dalla mondana Cannes, offre un riparo per l&#8217;anima. Siamo gli unici ospiti sbarcati in questa tiepida mattinata di novembre</p>
<p>Il monaco parla al mio gruppo con semplicità e convinzione.</p>
<blockquote>
<p><em>La nostra vita, qui, è ritmata dalla preghiera e dal silenzio. Preghiera che ci raduna sette volte al giorno, che ci obbliga a ricordare cosa ci stiamo a fare su questa terra. Per voi, nel mondo, è più difficile perché siete travolti dalle cose da fare. Qui, per noi, è più semplice porsi la domanda, ma più difficile rispondere. Il silenzio ci aiuta a restare disponibili all&#8217;ascolto e all&#8217;accoglienza di Dio.</em></p>
</blockquote>
<p>Un pellegrino chiede: <em>non vi viene mai il dubbio di essere inutili? Se foste nel mondo, forse, sarebbe meglio, o no?</em></p>
<p>Il monaco sorride. Il suo sguardo è trasparente, gli si intravvede l&#8217;anima.</p>
<blockquote>
<p><em>Hai ragione: siamo assolutamente inutili. Ma se siamo qui è per richiamare tutti al primato di Dio, per ricordare a tutti che esiste una dimensione profonda, autentica, essenziale. Siamo qui come un segno, come un indizio, come un pro-memoria. Possiamo dire che siamo un lusso. Un lusso che la Chiesa si permette.</em></p>
</blockquote>
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		<title>Matisse</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 13:37:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Matisse]]></category>

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		<description><![CDATA[Pochi sanno che all’origine dell’ultima grande opera del pittore Matisse, la cappella di Vence, c’è l’incontro con un’infermiera, Monique, in servizio presso di lui a Nizza nel 1942, dopo avere subito un pesante intervento di resezione dell’intestino a causa di un carcinoma. Il rapporto, prima formale, si fece più intenso, al punto che il maestro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pochi sanno che all’origine dell’ultima grande opera del pittore Matisse, la cappella di Vence, c’è l’incontro con un’infermiera, Monique, in servizio presso di lui a Nizza nel 1942, dopo avere subito un pesante intervento di resezione dell’intestino a causa di un carcinoma. Il rapporto, prima formale, si fece più intenso, al punto che il maestro la volle come modella. Nel suo percorso interiore, con grande disappunto da parte di Matisse, Monique decise di entrare nelle suore domenicane di Vence. Dopo un primo momento di spaesamento, il pittore iniziò un percorso di revisione della propria vita. Mi piace estrapolare dalla lunga lettera queste parole:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>Voi vivete la vostra vita spirituale nella luce. Ed io? Io non vivo che per la luce e sono stato a cercarne una nuova sfumatura agli antipodi</em><em> </em><em>&#8230; La sottomissione, l&#8217;ho anch&#8217;io, è per questo che ho potuto essere insultato da tutti i critici d&#8217;arte per più di 20 anni, poiché io ero sottomesso alla volontà divina, piuttosto che ai gusti di un pubblico che si basava su delle abitudini meccaniche indegne di una creatura d&#8217;origine divina o abitata da una particella divina donata ad ogni essere. Il Signore ha detto: “Fuori della Chiesa non c&#8217;è salvezza”</em><em>.</em><em> La mia strada non si è precisata così. Io sono stato condotto (molto modestamente) pertanto ed io l&#8217;ho constatato solamente in questi ultimi anni, guardando a ritroso il mio cammino, a considerarmi come destinato dall&#8217;Altissimo a risvegliare nello spirito degli altri uomini la visione delle cose, che conduca ad una elevazione dello spirito, fino a giungere al Creatore. Io obbedisco – io lo credo fermamente – al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. La mia contemplazione non può essere soltanto di ammirazione ma deve essere attiva, mettendo in moto tutte le risorse dello spirito per creare il mezzo più diretto per elevare lo spirito dei miei simili verso una regione che li faccia uscire dalla loro bassa condizione umana – soprattutto dall&#8217;interesse “del guadagno per il guadagno” con il quale si pensa di poter tutto comprare. Voi pregate per me. Ve ne ringrazio. Domandate a Dio di donarmi nei miei ultimi anni la luce dello spirito che mi tenga in contatto con Lui, che mi permetta di far giungere la mia carriera lunga e laboriosa allo scopo che io ho sempre cercato; rendere la Sua gloria evidente ai ciechi per un nutrimento esclusivamente terrestre&#8230; Il bisogno di rispondervi mi ha obbligato a trovare, nel mio più profondo, delle cose che io non formulo mai con pensieri, che non provo il bisogno di comunicare agli altri&#8230; Io vado in questo momento, come tutte le mattine, a fare la mia preghiera, con la matita in mano, davanti ad un melograno coperto di fiori nei diversi stadi della fioritura e spio la loro trasformazione, facendo questo non con uno spirito scientifico, ma compenetrato di ammirazione per l&#8217;opera divina Non è questo un modo di pregare? Ed io non faccio che (ma, in fondo, io non faccio niente, perché è Dio che conduce la mia mano) rendere evidente per gli altri l&#8217;intenerimento del mio cuore.</em></p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cristo Re</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 06:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Cristo]]></category>
		<category><![CDATA[Cristo re]]></category>
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		<description><![CDATA[Suona la chitarra, Riccardo. Mi ricordo quando lo facevamo insieme, mille anni fa, e lui era poco più di un ragazzotto. Ora è sposato e ha dei figli e dedica il suo tempo ad animare i ragazzi in diverse parrocchie della zona. Un quasi lavoro che fa per passione, non certo per lo stipendio. Nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Suona la chitarra, Riccardo.</p>
<p>Mi ricordo quando lo facevamo insieme, mille anni fa, e lui era poco più di un ragazzotto. Ora è sposato e ha dei figli e dedica il suo tempo ad animare i ragazzi in diverse parrocchie della zona. Un quasi lavoro che fa per passione, non certo per lo stipendio.</p>
<p>Nella parrocchia di periferia che frequentiamo, un anonimo caseggiato degli anni &#8217;70, veramente difficile da definire &#8220;chiesa&#8221;, la messa delle 11 la anima lui, un altro papà e una ventina di adolescenti. I canti sono belli, i ragazzi, far cui il mio, partecipano volentieri. Per me è aria fresca, un respiro dell&#8217;anima, uno squarcio di comunità, povera e popolare.</p>
<p>Il giovane parroco se la cava bene, si vede che prega mentre celebra, è garbato e lascia risuonare la Parola con bravura.</p>
<p>Sono distratto da mille cose, da sempre. Un po&#8217; J che mi tira per la giacca e mi interroga sulle cose che succedono, un po&#8217; perché a furia di scrivere e meditare l&#8217;anima mi si è ingrossata e tutto mi scuote nel profondo. Troppo.</p>
<p>Arriva durante l&#8217;omelia. Una signora che dimostra molti più anni di quelli che ha, spingendo una carrozzella. Il dolore le ha segnato il volto e il sorriso tirato. Fa sempre effetto vedere una carrozzella, ci scuote, vorremmo guardare altrove per non vedere il Cristo che vi giace.</p>
<p>Se ad abitarla è una ragazza di dieci anni, lo strazio è maggiore.</p>
<p>La carrozzella è piena di adesivi, molto colorata. Vedo da dietro la bella treccia bionda della ragazzina. Intuisco che ci dev&#8217;essere un problema di coordinamento, forse una forma di spasticismo. Inizia il canto di offertorio. La ragazza è abituata ad esserci, le altre ragazzine la salutano, cantano. Anche lei canta, battendo le mani come riesce, stonando ad alta voce. Tutti, intorno a lei, sorridono benevoli, senza falso pietismo, senza insopportabile buonismo.</p>
<p>Sorridono perché la vedono cantare a squarciagola. Felice.</p>
<p>L&#8217;emozione mi sale alla gola e agli occhi. Eccolo qui, il Regno. Eccolo qui, fatto da gente di periferia e da una chiesa orribile, fatto da un gruppo di donne col cappotto della domenica e di uomini e la cravatta nera fuori moda. Con i tamarri del quartiere che fanno i bulli in fondo al chiesone e le catechiste che tengono i ragazzi e battono le mani con loro. Con la ragazzina che canta a squarciagola.</p>
<p>Qui può, non è un talent show.</p>
<p>Qui può, è a casa sua.</p>
<p>Cristo regna.</p>
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		<title>In due</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 12:41:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>

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		<description><![CDATA[Spiegami in dieci parole perché io e Carla dovremmo, alla fine, sposarci. Ci amiamo, viviamo bene insieme, siamo seri nel nostro affetto, siamo fedeli, cosa aggiunge la benedizione di un prete? La domanda, affatto pellegrina, la ricevo da una coppia di amici ed è un tema che mi sta davvero a cuore. Va di moda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p><em>Spiegami in dieci parole perché io e Carla dovremmo, alla fine, sposarci. Ci amiamo, viviamo bene insieme, siamo seri nel nostro affetto, siamo fedeli, cosa aggiunge la benedizione di un prete?</em></p>
</blockquote>
<p><em></em>La domanda, affatto pellegrina, la ricevo da una coppia di amici ed è un tema che mi sta davvero a cuore.</p>
<p>Va di moda il matrimonio, fatevi un giro sui canali satellitari appositi!</p>
<p>Cos’ha da dire la fede cristiana sull’amore di coppia?</p>
<p>Ecco la mia risposta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Certo che mi ricordo di voi e la domanda che fai mi obbliga a riflettere con te.</p>
<p>Come dicevo durante il week, il modello del matrimonio tradizionale (famiglia patriarcale eccetera) è tramontato, ma non sono tramontati i valori soggiacenti a quella visione. M’esplico: corriamo il rischio di lavare il bambino sporco e di gettare via, insieme all’acqua sporca, anche il pupo pulito. E’ vero che l’amore e l’innamoramento è esperienza umana, non legata necessariamente alla fede e che nelle prime comunità ci si è posti il problema di cosa distingueva l’amore di due passerottini convolati a giuste nozze (pagane) da quello celebrato davanti al Signore.</p>
<p>Davanti al Signore, Dani, non in chiesa. Tempo fa su di un settimanale della mia zona, uno pseudo articolo titolava: “Sposarsi in chiesa costa 25mila Euro”. Mi sono imbufalito e ho mandato una mail alla redazione dicendo: sposarsi in chiesa costa zero Euro. Se poi vogliamo dar retta a tutte le zie e le mamme e ascoltare il “Si è sempre fatto così” si spendono anche 70mila Euro! Una cosa è la sostanza, l’altra l’apparenza (che andrebbe rivista, o no?).</p>
<p>L’amore è esperienza comune, ma i cristiani hanno – forse – qualcosa da dare, qualcosa da dire in quest’esperienza; non in un rigido modello moralistico, non in uno sforzo sovrumano in cui la coppia si condanna alla fedeltà e all’indissolubilità, ma nella ricerca di modelli a partire dal Vangelo, fedeli alla (preziosa) esperienza di duemila anni di cristianesimo. E’ normale innamorasi, normale arrivare a scegliere di vivere insieme e di costruire una relazione, è invece una scelta il fatto di volersi amare nel Signore. Il matrimonio e l’innamoramento sono eventi dell’essere umano, non specifici del cristianesimo. Cosa ha da aggiungere, allora, il matrimonio cristiano? In cosa si differenzia dall’esperienza di ogni essere umano che si innamora?</p>
<p>Scegliere di sposarsi nel Signore significa anzitutto prendere a modello del proprio amore l’amore del Signore Gesù, amarci come egli ci ha amato, cioè fino al dono di sé e questo già indica un modo di amarsi piuttosto particolare. Il nostro mondo parla fino allo sfinimento di autorealizzazione. Quell’originale del Nazareno dice, invece, che per vivere occorre spendersi, donarsi, dimenticarsi.</p>
<p>Le coppie cristiane hanno poi capito che la decisione di amarsi è volontà di Dio, Gesù ribadisce la centralità della coppia e della famiglia nel progetto di Dio. La coppia è chiamata a scoprire il progetto che Dio ha su di sé, progetto di collaborazione alla Creazione e alla salvezza del mondo.</p>
<p>In questa logica la coppia è in cammino verso la felicità, insieme cerchiamo la felicità che supera ciò che siamo, la sorgente della felicità è altrove, tu mi sei compagno di viaggio. Questo mette le ali alla coppia: non sei tu la sorgente della mia felicità, non devi sempre stupirmi, sempre esagerare, sempre fare lo splendido, la splendida. Mi sei compagno di viaggio: abbiamo tutta la vita per cercare – insieme – il senso della vita.</p>
<p>La coppia che si sente chiamata e sceglie di sposarsi nel Signore riceve un Sacramento (cioè un segno dell’amore di Dio) e diventa un Sacramento, cioè il segno dell’amore che Gesù ha per la sua Chiesa. San Paolo mi fa impazzire quando ragiona e dice che l’amore fra una coppia è segno, simbolo, sacramento dell’amore che Dio ha per l’umanità. Ogni volta che vedo una delle mie amate famiglie sbattersi per farsi un favore, aiutarsi a tenere il bimbo, incoraggiarsi e farsi una carezza, penso: “Ecco come Dio ci ama, donandosi”. Semplice e bello, luminoso e straordinario.</p>
<p>Ecco, voi potete scegliere di diventare così.</p>
<p>La scelta di amarvi e di condividere i vostri sogni è una scelta onorabile e da rispettare. Potreste farla maturare fino ad assumervi un impegno davanti alla collettività, un impegno che significa investire il futuro. Ma ti auguro, alla fine del discernimento che state facendo, di volere rispondere alla vocazione all’amore che Dio vi sta facendo, ad amarvi condividendo il suo amore in mezzo a voi, a prendere come modello del vostro donarvi il suo dono crocifisso, a diventare un segno dell’amore di Dio per l’umanità, un piccolo spazio pubblicitario dell’amore di Dio per il vostro condominio.</p>
<p>Se farete questa scelta, mi raccomando, mettetevi in testa di coltivare il vostro amore. L’amore, come un fragile albero, va coltivato, irrigato, coccolato, cresciuto. La fedeltà non è una gabbia in cui vi infilate, ma l’opportunità di crescere insieme.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Assisi</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 05:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Assisi]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;incontro voluto da Papa Benedetto ad Assisi, a 25 anni dallo storico incontro precedente, è illuminato nel suo significato profondo dal suo discorso di accoglienza. In questo discorso il Papa si preoccupa del fatto che negli ultimi decenni la religione sia stata usata come strumento di violenza. Il testo, denso e profondo, va conosciuto e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;incontro voluto da Papa Benedetto ad Assisi, a 25 anni dallo storico incontro precedente, è illuminato nel suo significato profondo dal suo discorso di accoglienza. In questo discorso il Papa si preoccupa del fatto che negli ultimi decenni la religione sia stata usata come strumento di violenza. Il testo, denso e profondo, va conosciuto e letto con attenzione, dal mio punto di vista. Eccone uno stralcio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La critica della religione, a partire dall’illuminismo, ha ripetutamente sostenuto che la religione fosse causa di violenza, e con ciò ha fomentato l’ostilità contro le religioni. Che qui la religione motivi di fatto la violenza è cosa che, in quanto persone religiose, ci deve preoccupare profondamente. In un modo più sottile, ma sempre crudele, vediamo la religione come causa di violenza anche là dove la violenza viene esercitata da difensori di una religione contro gli altri. I rappresentanti delle religioni convenuti nel 1986 ad Assisi intendevano dire – e noi lo ripetiamo con forza e grande fermezza: questa non è la vera natura della religione. È invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Contro ciò si obietta: ma da dove sapete quale sia la vera natura della religione? La vostra pretesa non deriva forse dal fatto che tra voi la forza della religione si è spenta? Ed altri obietteranno: ma esiste veramente una natura comune della religione, che si esprime in tutte le religioni ed è pertanto valida per tutte?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Queste domande le dobbiamo affrontare se vogliamo contrastare in modo realistico e credibile il ricorso alla violenza per motivi religiosi. Qui si colloca un compito fondamentale del dialogo interreligioso, un compito che da questo incontro deve essere nuovamente sottolineato.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Come cristiano, vorrei dire a questo punto: sì, nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura. Il Dio in cui noi cristiani crediamo è il Creatore e Padre di tutti gli uomini, a partire dal quale tutte le persone sono tra loro fratelli e sorelle e costituiscono un’unica famiglia. La Croce di Cristo è per noi il segno del Dio che, al posto della violenza, pone il soffrire con l’altro e l’amare con l’altro. Il suo nome è &#8220;Dio dell’amore e della pace&#8221; (2 Corinzi 13, 11). È compito di tutti coloro che portano una qualche responsabilità per la fede cristiana purificare continuamente la religione dei cristiani a partire dal suo centro interiore, affinché – nonostante la debolezza dell’uomo – sia veramente strumento della pace di Dio nel mondo.</em></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">(Per evitare il rischio di un approccio superficiale all&#8217;evento, cosa quanto mai plausibile, e di una lettura fuorviante da parte dei media e dei credenti, riporto l&#8217;estratto di una lettera scritta da Benedetto XVI il 4 marzo 2011 al pastore luterano tedesco Peter Beyerhaus, suo amico di lunga data, che gli aveva manifestato i suoi timori per la nuova convocazione della giornata di Assisi:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Comprendo molto bene – scrive il papa – la sua preoccupazione rispetto alla partecipazione all’incontro di Assisi. Però questa commemorazione doveva essere festeggiata in ogni modo e, dopo tutto, mi sembrava la cosa migliore andarvi personalmente, per poter provare in tal modo a determinare la direzione del tutto. Tuttavia farò di tutto affinché sia impossibile un&#8217;interpretazione sincretista o relativista dell’evento, e affinché resti fermo che sempre crederò e confesserò ciò che avevo richiamato all’attenzione della Chiesa con la &#8216;Dominus Iesus&#8217;</em>”.)</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Gioia</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 13:38:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[gioia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho finito da poco la piccola conferenza sulla piazza, invitato dalla libreria mobile Tobia che fa tappa ad Ancona. Per me è stata l&#8217;occasione per segnare la fine dell&#8217;estate e per riprendere il lungo tour che mi porterà in molte città italiane a parlare di fede e di Dio, del Dio di Gesù. Il clima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho finito da poco la piccola conferenza sulla piazza, invitato dalla libreria mobile Tobia che fa tappa ad Ancona. Per me è stata l&#8217;occasione per segnare la fine dell&#8217;estate e per riprendere il lungo tour che mi porterà in molte città italiane a parlare di fede e di Dio, del Dio di Gesù.</p>
<p>Il clima è gradevole e informale e, come spesso accade, alla fine della chiacchiera un gruppo di persone viene a salutarmi e a farsi conoscere. E&#8217; un momento importantissimo, per me, vedere e conoscere i &#8220;miei&#8221; lettori e benedico Dio cento volte al giorno per questa fortuna. Ancora scopro quanto il Signore intessa sottili legami fa persone che non si conoscono ma che sono da lui conosciute.</p>
<p>Sono gli ultimi a presentarsi: sono venuti da Orvieto, ci tenevano a conoscermi.</p>
<p>Uno dei due, in particolare, mi racconta la sua storia drammatica: viene dal Kossovo, è arrivato in Italia una settimana prima dello scoppio della guerra. Lui, musulmano, ha scampato la morte quasi per caso. Giovane profugo, si è inventato la vita: un lavoro, una moglie italiana, dei figli. E&#8217; stato molto aiutato da un gruppo di cristiani che lo hanno accolto e sostenuto nel suo percorso. Dopo dieci anni passati a conoscere il vangelo e Gesù, con un gesto molto serio che lo ha messo in grave difficoltà con i famigliari. si è fatto battezzare.</p>
<p>Mi parla della sua gioia profonda, dell&#8217;amore verso Cristo, delle cose scoperte e inattese.</p>
<p>Poi, con un velo di tristezza, mi racconta la sua tristezza quando, durante la celebrazione festiva, vede il disinteresse e la manifesta noia dei cristiani presenti.</p>
<p><em>Sapessi come come ci resto male! Cantiamo </em>Gloria!<em> per ringraziare Dio dei suoi doni e invece la gente sembra pensare ad altro. Che sofferenza vedere tutta questa tristezza nel cristiani!</em></p>
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		<title>Juventud</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 18:41:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Non ho mai visto accogliere una persona con questo cariño, con questo affetto. È molto più facile radunare  la gente, convocarla, per una protesta, perché è arrabbiata. È più difficile convocare per una festa per ringraziare qualcuno…». Parola del capo della polizia di Madrid, commento sfuggitogli mentre, il giorno dell&#8217;arrivo di papa Benedetto, osservava attonito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Non ho mai visto accogliere una persona con questo <em>cariño</em>, con questo affetto. È molto più facile radunare  la gente, convocarla, per una protesta, perché è arrabbiata. È più difficile convocare per una festa per ringraziare qualcuno…».</p>
<p style="text-align: justify;">Parola del capo della polizia di Madrid, commento sfuggitogli mentre, il giorno dell&#8217;arrivo di papa Benedetto, osservava attonito e divertito (lui, abituato alla rabbia e agli scontri) la folla di ragazzi che accoglievano il vecchio professore bavarese che imperterrito parla di Cristo al mondo disincantato e cinico.</p>
<p style="text-align: justify;">Eccoli, i giovani delle nostre parrocchie, sentinelle del mattino che ricevono da noi adulti un mondo spremuto e rissoso e che cercano di seguire il Nazareno. Eccoli, tanti, semplici, normali. Ricordo, all&#8217;indomani della JMJ di Roma il commento di un caro amico, che aveva fornito l&#8217;impianto sonoro e luci per l&#8217;evento speciale, lui, abituato ai concerti di Vasco e del Liga.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Sai Paolo, dopo la veglia del sabato, stanchissimo, erano le due del mattino, ho raggiunto la mia auto dietro il palco per andare a dormire un paio d&#8217;ore in albergo. Sorpresa! Era pieno di giovani che dormivano nei sacchi a pelo! Non sapevo come fare, allora ho svegliato il primo spiegandogli la situazione, un po&#8217; intimorito, pensando che mi mandasse a vaffa&#8230; <em>Nessun problema!</em> fa lui, alzandosi e urlando a tutti di svegliarsi. Si sono spostati tutti per farmi passare, centinaia e centinaia di ragazzi hanno fatto un corridoio salutandomi e augurandomi la buona notte. Giuro, mai visto niente del genere!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">In un mondo mediatico fatto di draghi e di mostri, fa bene la normalità.</p>
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		<title>Vicinanze</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 18:43:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi scrive una lettrice che ha vissuto un momento drammatico della sua vita. Studentessa giovanissima, ha scoperto, sei mesi fa, una grave malattia che ha dovuto combattere drasticamente, portandola vicino all&#8217;abisso, al punto di non-ritorno. La incontro dopo una conferenza estiva, mi raccontando la gioia di essere tornata a vivere. Ho sofferto davvero tanto, sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi scrive una lettrice che ha vissuto un momento drammatico della sua vita. Studentessa giovanissima, ha scoperto, sei mesi fa, una grave malattia che ha dovuto combattere drasticamente, portandola vicino all&#8217;abisso, al punto di non-ritorno. La incontro dopo una conferenza estiva, mi raccontando la gioia di essere tornata a vivere.</p>
<p><em>Ho sofferto davvero tanto, sia nel corpo che nell&#8217;anima, ma quel dolore mi ha rigenerato. So che può sembrare strano, ma per certi versi devo dire grazie alla malattia. Innanzitutto grazie perché mi ha fatto incontrare persone (malati, amici e parenti di malati, alcuni medici ed infermieri, la mia psicologa) dotate di grande umanità: belle, profonde, sensibili, riflesso sicuramente della bellezza di Dio. E, con mio grande stupore, ho scoperto che la maggior parte di queste persone si dichiarava non credente o non praticante. Sono sempre più convinta &#8211; prima pensavo il contrario &#8211; che l&#8217;amore di Dio ed una certa spiritualità siano presenti in ogni persona, credente e non. Che gioia!</em></p>
<p>Continua raccontandomi di come la malattia ribalta le nostre classifiche, rimette l&#8217;essenziale al centro, ci aiuta a guardare a noi stessi in maniera diversa. Paradossalmente, almeno nel suo caso, la malattia è diventata un&#8217;opportunità.</p>
<p>Mi ha fatto molto riflettere la sua lettera: forse non dovremmo aspettare eventi drammatici per vivere al meglio le nostre giornate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Una preghiera per noi: domani parto con 30 pellegrini in Israele, a portare gente sulle tracce del Nazareno)</p>
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		<title>Dignità</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 14:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; un articolo che devo aver letto qualche mese fa e che non trovo più, perso nella piramide egizia degli appunti sulla mia scrivania. Si tratta di una iniziativa di una associazione (benedetta) che ha deciso di dare identità ai tanti senza fissa dimora, gergo politicamente corretto per indicare i barboni, i clochard, fotografandoli. Molte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2011/02/I-ritratti-degli-homeless-un-certificato-di-dignità.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1000" title="I ritratti degli homeless, un certificato di dignità" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2011/02/I-ritratti-degli-homeless-un-certificato-di-dignità-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>E&#8217; un articolo che devo aver letto qualche mese fa e che non trovo più, perso nella piramide egizia degli appunti sulla mia scrivania. Si tratta di una iniziativa di una associazione (benedetta) che ha deciso di dare identità ai tanti senza fissa dimora, gergo politicamente corretto per indicare i barboni, i <em>clochard</em>, fotografandoli. Molte di queste persone sono lentamente scivolate verso il nulla, altre lo hanno scelto come gesto di alienazione da un mondo in cui non si riconoscono.</p>
<p>Mi è rimasto, fra i molti, lo sguardo del signore che vedete.</p>
<p>Un uomo con una storia, una dignità, un&#8217;identità.</p>
<p>Non un &#8220;barbone&#8221;.</p>
<p>Questa è una (la più) preziosa eredità del cristianesimo: siamo importanti, nonostante le nostre sconfitte o i nostri successi. Per Dio siamo un capolavoro, un pezzo unico. In un mondo (tragico e farsesco) in cui tutto è monetizzato, in cui conti se appari, vali se sei notato da qualche media, il volto sorridente di un nessuno, un Lazzaro che muore alla porta del ricco epulone, un poverocristo splendore del Padre, mi mette gioia nel cuore.</p>
<p>E benedico Dio.</p>
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