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	<title>Paolo Curtaz &#187; Diario personale</title>
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	<description>Pensieri e Parole</description>
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		<title>Buonumore</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 10:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario personale]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[speranza]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;idea era di scrivere qualcosa di bello alla fine di quest&#8217;anno. Di bello, per sorridere, per stare bene, per vedere il sorriso di Dio che si spalanca sull&#8217;anno che inizia. Così, da diversi giorni, navigando su Internet, cerco una notizia che faccia bene all&#8217;anima. In questi giorni sono in montagna con la mia famiglia, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea era di scrivere qualcosa di bello alla fine di quest&#8217;anno. Di bello, per sorridere, per stare bene, per vedere il sorriso di Dio che si spalanca sull&#8217;anno che inizia. Così, da diversi giorni, navigando su Internet, cerco una notizia che faccia bene all&#8217;anima. In questi giorni sono in montagna con la mia famiglia, con scarse potenzialità di connessione (qui siamo ai confini dell&#8217;Impero!), qualche amico a cena e molte sciate/slittinate, il lavoro non tanto urgente (ho appena consegnato un nuovo libro in uscita a maggio) e col tempo per riflettere sull&#8217;anno trascorso. Le notizie che predominano sui quotidiani certamente non allargano il cuore, anzi&#8230; Poi, l&#8217;altro giorno ho trovato una notizia che mette insieme la serietà del momento attuale con la crisi economica che miete vittime e prospettive con un fatto di cronaca che mi ha commosso, pur nella sua drammaticità.</p>
<p>Dal Corriere della Sera del 28 dicembre:</p>
<blockquote>
<p><em>Prima l&#8217;hanno denunciata e poi l&#8217;hanno portata a cena. I militari di Torgiano (Perugia) sono intervenuti in un supermercato dove i titolari avevano pizzicato una donna a rubare carne per un valore di 20 euro.</em></p>
<p><em>L&#8217; intervento dei militari ha consentito di fermare la donna che stava tentando di allontanarsi e di recuperare l&#8217;intera refurtiva. Una volta condotta in caserma, la donna, una pensionata 60enne, ha ammesso con un certo imbarazzo le proprie responsabilità. Ma la storia non è finita con la stesura del verbale. Dopo aver raccontato ai carabinieri la dinamica del furto, ha spiegato i motivi del suo gesto, dettato dal fatto di non avere i soldi per fare la spesa e di non sapere come fare a sbarcare il lunario con la magra pensione. I militari, commossi dalla sincerità della donna, dato anche il periodo di feste, prima hanno fatto una colletta per farle la spesa e poi l&#8217;hanno invitata a pranzo. La pensionata, pur consapevole dell&#8217;errore commesso e per il quale risponderà di furto davanti alla magistratura di Perugia, non ha mancato di ringraziare i Carabinieri per l&#8217;umanità, la vicinanza e la gentilezza dimostrati.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Una pensionata che non riesce a vivere con la sua pensione da fame, la decisione di compiere un furto maldestro (carne per 20 euro!), l&#8217;arresto (e dire che ci sono disgraziati che rubano a man bassa i nostri risparmi e giocano con i nostri soldi e che girano in Yacht!) e la decisione dei carabinieri di fare una colletta e di invitarla a pranzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un piccolo segno di speranza: prima dei mercati, della Borsa, delle azioni, dello spread, dei bilanci, ci sono le persone. Con questa buona notizia auguro a tutti un 2012 zeppo di umanità, proprio perché discepoli di colui che tanto amò l&#8217;umanità da farsi uomo.</p>
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		<title>Madonne</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 06:44:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Capita spesso di ricevere dei manoscritti o dei libri. Di solito sono persone che mi hanno letto e che vogliono un consiglio o che sperano che io li possa &#8220;introdurre&#8221; presso qualche editore. Così, quando ricevo l&#8217;ennesimo pacco, lo lascio sulla scrivania per qualche giorno, poi lo apro. Si tratta di un piccolo libro fotografico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Capita spesso di ricevere dei manoscritti o dei libri. Di solito sono persone che mi hanno letto e che vogliono un consiglio o che sperano che io li possa &#8220;introdurre&#8221; presso qualche editore.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, quando ricevo l&#8217;ennesimo pacco, lo lascio sulla scrivania per qualche giorno, poi lo apro. Si tratta di un piccolo libro fotografico, poesie, mi sembrano, il titolo &#8220;Come la neve. Lettere a Francesco e Giuditta&#8221;. Lo sfoglio senza leggere, bella la confezione, belle le foto. Prendo la lettera che lo accompagna. Ho un tuffo al cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati vent&#8217;anni: era il 17 febbraio 1991, era una splendida giornata invernale, forse troppo calda. Il cielo sereno aveva spazzato le nubi dopo alcuni giorni di intensa nevicata. Allora ero vice-parroco a Courmayeur e all&#8217;ora di pranzo ci giunse la notizia: una gigantesca valanga nubiforme si era staccata e aveva travolto quattordici sciatori che stavano percorrendo la pista del Pavillon. Duemila metri di dislivello, un fronte di trecento metri, 200km di velocità: c&#8217;erano davvero poche speranze di trovarli vivi. Due degli sciatori si salvarono miracolosamente, per gli altri dodici iniziò una ricerca gigantesca: per giorni e giorni oltre duecento persone cercarono i loro corpi fra la neve alta fino a otto metri. Tutto il paese si mobilitò per trovarli: si facevano i turni e gli albergatori portavano il cibo caldo per i volontari.</p>
<p style="text-align: justify;">In poche ore trovarono quasi tutti i corpi, eccetto due. Francesco e Giuditta, padre e figlia di tre anni. Li cercammo per una settimana intera, sette infiniti giorni di stanchezza e tenacia, per restituire a Barbara, la moglie incinta di Francesco, di poterli almeno piangere. Conoscevo bene Barbara: mio padre aveva ristrutturato la casa dei suoi genitori a La Saxe. Li trovammo, infine, e fui io, nella gelida camera mortuaria del cimitero, a dar loro la prima benedizione, mentre le guide li toglievano dai sacchi salma, il padre congelato con un braccio alzato, nell&#8217;inutile tentativo di proteggere Giuditta che portava nello zaino. In quel momento tutti i presenti, sei o sette persone, persone abituate alla durezza della montagna, scoppiarono a piangere, io con loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati vent&#8217;anni, o due ore. Barbara ha raccolto alcune riflessioni di questi vent&#8217;anni e le ha pubblicate. La bella foto di copertina, un prato innevato, dice già tutto del cuore di questa famiglia. Un libro per gli amici, per capire, per volare, per dare un orizzonte a Paolo, diventato grande. Quando penso alla Madonna addolorata, penso a lei. Quando penso alla speranza che non demorde, penso a lei. </p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>Amore mio,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>cos&#8217;è la morte? Non riesco a capire.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E&#8217; un bosco nero e cupo di tronchi attorcigliati </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>o è un mare che luccica al tramonto?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E&#8217; più morte la vostra o la mia?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Devo cercare un senso o cercare non ha senso?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dimmi tu amore mio dove andare, cosa fare</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fosse per me mi scioglierei nell&#8217;infinito,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>squarcerei il mio corpo e ne farei uscire tutta la sua essenza.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ti prego, amore mio,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>sciogli i miei dolori in un deserto di solitudine.</em></p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Sul dolore</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 07:26:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario personale]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Come molti sanno, è appena uscito un mio nuovo libro (Sul dolore. Parole che non ti aspetti &#8211; San Paolo). Due libri in un anno sono forse troppi, ma tant&#8217;è. Dopo una parentesi con un editore laico e un libro pensato per chi sta alla soglia della fede, con questo libro mi rivolgo nuovamente ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come molti sanno, <a href="http://www.paolocurtaz.it/libri/sul-dolore-parole-che-non-ti-aspetti/">è appena uscito un mio nuovo libro (<em>Sul dolore. Parole che non ti aspetti &#8211; San Paolo</em>)</a>.</p>
<p>Due libri in un anno sono forse troppi, ma tant&#8217;è. Dopo una parentesi con un editore laico e un libro pensato per chi sta alla soglia della fede, con questo libro mi rivolgo nuovamente ai discepoli del Signore che, con me, cercano nel vangelo risposte alle tante domande che affollano il nostro cuore.</p>
<p>Il titolo esprime il contenuto e vi confesso di avere lungamente esitato ad affrontare un tema così impegnativo. Non vorrei, come scrivo nella presentazione, che qualcuno pensasse che il libro contenga delle risposte esaustive. Al discepolo il dolore non viene evitato e ci sono delle persone e delle situazioni in cui proprio il dolore finisce con l&#8217;essere la componente dominante di una vita.</p>
<p>Nella storia della Chiesa il tema è stato affrontato da molte angolazioni con risposte molto diverse, a volte efficaci, altre volte addirittura fuorvianti. In questo libro cerco, con quanta più onesta possibile, di lasciar condurre la riflessione dalle (poche) tracce di luce presenti nella Bibbia.</p>
<p>Se la Bibbia stessa non osa dare una risposta esaustiva al dolore non credo proprio che ci debba riuscire io&#8230;</p>
<p>Eppure non possiamo rinunciare a riflettere, a dire qualcosa, a lasciarci consolare e scuotere dalla Parola.</p>
<p>Una prima parte del libro tenta di fare chiarezza perché, come molti sperimentano, sotto la parola &#8220;dolore&#8221; ci sono molti diversi atteggiamenti. E il rapporto fra il dolore e Dio non è scontato, molto spesso il dolore che sperimentiamo ce lo creiamo da noi stessi&#8230;</p>
<p>Una seconda parte del libro cerca di cogliere nel vangelo e nella vicenda di Gesù un qualche indicazione concreta.</p>
<p>(Chiedo scusa se intervengo poco nelle discussioni ma non me la sento, non ne ho il tempo e non lo considero così essenziale. Le cose che scrivete, modulate secondo la vostra sensibilità, vanno bene se non diventano capricciosa imposizione delle proprie opinioni o se sono fuorvianti. Solo una minima parte di chi legge, l&#8217;1% circa, interviene e di questo devo tenere conto. Grazie della fiducia che continuate a manifestarmi)</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/VVl0t6yV2c4" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>A partire da me</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 11:47:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario personale]]></category>
		<category><![CDATA[madre teresa di calcutta]]></category>

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		<description><![CDATA[La telefonata è lunga e accalorata. Seguo questa persona da molti anni, è in ricerca di fede e abbiamo stretto un sottile alleanza, regalo della Provvidenza. Mi dice di avere assistito ad un dibattito televisivo con alcuni grossi nomi, fra cui un personaggio molto polemico con la Chiesa, le istituzioni, la gerarchia. La sua perplessità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La telefonata è lunga e accalorata.</p>
<p>Seguo questa persona da molti anni, è in ricerca di fede e abbiamo stretto un sottile alleanza, regalo della Provvidenza. Mi dice di avere assistito ad un dibattito televisivo con alcuni grossi nomi, fra cui un personaggio molto polemico con la Chiesa, le istituzioni, la gerarchia. La sua perplessità (da non credente in ricerca!) è proprio legata a questo stile.</p>
<p>&#8220;Ma come &#8211; mi dice &#8211; proprio chi dice di credere alla fine dice le peggio cose sulla Chiesa?&#8221;</p>
<p>Mi ha interrogato questa affermazione, essendomi venuto a trovare, in questi anni in una posizione delicata. Ho fatto per vent&#8217;anni il prete, come sapete, e ora ho scelto, attraverso una serie di vicissitudini dolorose per me e per gli altri, di abbandonare il ministero attivo e di continuare a mettere i miei doni a servizio del vangelo.</p>
<p>In questi anni ho ricevuto due grosse delusioni: da parte di chi pensavo essere fratello nella fede e che, invece, ha manifestato una sconcertante ferocia di giudizio e da parte di chi, invece, vuole a tutti i costi tirarmi dalla parte degli incazzosi nei confronti della Chiesa. </p>
<p>Non voglio schierarmi da nessuna di queste due parti, restando fermo nel Vangelo che ho ricevuto. E voglio ribadire che credo che ogni categoria mondana abbia i suoi limiti, se applicata nella Chiesa. La Chiesa, ne sono sempre più convinto, non si cambia attraverso rivoluzioni populiste e demagogiche, e forse nemmeno attraverso riforme, ma attraverso la conversione. Il problema non è che la Chiesa è rimasta legata al passato, è che ha perso le proprie radici profonde che deve recuperare soprattutto nel loro aspetto interiore e spirituale. Resto perciò sconcertato quando vedo, anche su Internet, o sui media dei veri ring fra cattolici conservatori o progressisti, considerando l&#8217;unico vero progresso il cambiamento del cuore che si radica in Cristo e l&#8217;unica cosa da conservare la verità (anche scomoda) del vangelo, sapendo distinguere (cosa per cui abbiamo il magistero!) cosa si avvicina alla verità di Cristo e cosa meno.</p>
<p>Niente scorciatoie, quindi, ma la difficile strada della conversione, senza cedere alle seduzioni del mondo, senza arroccarsi in anacrosnistiche posizioni che la Chiesa stessa non assume. Come dice bene Madre Teresa, citata dal Papa nell&#8217;ultimo viaggio apostolico.</p>
<p><em>La Chiesa deve cambiare. </em></p>
<p><em>Lei ed io.</em></p>
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		<title>Massimo arcangelo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 08:01:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario personale]]></category>
		<category><![CDATA[down]]></category>

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		<description><![CDATA[Massimo è down. L&#8217;ho conosciuto dalle mie parti, nella sua nuova famiglia. Con lui ho imparato la beatitudine dei poveri in spirito. Al  suo funerale, un evento di fede e di gioia, qualcuno mi disse che ora, in Dio, non era più &#8220;down&#8221; ma &#8220;up&#8221;. Ho chiesto a due amici di raccontarvi di lui. Perchè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Massimo è down. L&#8217;ho conosciuto dalle mie parti, nella sua nuova famiglia. Con lui ho imparato la beatitudine dei poveri in spirito. Al  suo funerale, un evento di fede e di gioia, qualcuno mi disse che ora, in Dio, non era più &#8220;down&#8221; ma &#8220;up&#8221;. Ho chiesto a due amici di raccontarvi di lui. Perchè Dio abita le nostre piccole storie.</em></p>
<p>È la prima volta che scriviamo qualcosa su di lui. Abbiamo parlato e scritto della comunità tante volte, ma specificamente di Massimo, è la prima.</p>
<p>Massimo nasce il primo Novembre del 1957 e dopo tre anni mamma Rosa muore.</p>
<p>Cresce con un fratello che non si occuperà mai di lui e con il padre alcoolista. Il papà faceva “l’attacchino”, appendeva cioè i manifesti sulle bacheche del paese. Le prime immagini che io ho di Massimo sono riferite a papà che cammina davanti e lui dietro con secchiello di colla e spazzolone.</p>
<p>Massimo da giovane era “cattivo”, noi ragazzini avevamo paura a fargli gli scherzi perché con il bastone ci prendeva a randellate. Massimo è cresciuto al “circolo” del paese, il bar era la sua casa. Lì ha imparato le parolacce, le bestemmie, a giocare a carte e “leggere” il giornale. Sapeva giocare a scala quaranta e pinnacola.</p>
<p>Massimo ha sempre camminato con il giornale (rigorosamente “Il Giorno”) sotto l’ascella. Questa è l’immagine che tutti abbiamo di lui. Quando lo abbiamo deposto nella bara gli abbiamo messo “Il Giorno” sotto il braccio…</p>
<p>Ad un certo punto i servizi sociali hanno deciso di intervenire e lo hanno obbligato a frequentare un centro diurno dove lo accudivano, lavavano e gli davano un pasto decente. Più o meno venticinque anni fa facevo l’obiettore di coscienza all’USSL e di tanto in tanto mi capitava di portarlo a casa dal centro: lo portavamo al bar dove il barista lo accoglieva e insieme aspettavano il papà. Gli educatori del centro, uno in particolare, hanno cominciato a lavorarlo ai fianchi e a far uscire la parte buona che c’era in lui. Massimo si è fatto educare e da allora non ha mai smesso di ringraziare e mandare baci.</p>
<p>Nel frattempo siamo tutti cresciuti e con il coadiutore della nostra Parrocchia abbiamo dato vita ad un gruppo, che in seguito chiameremo Agape, che due domeniche al mese portava una quindicina di ragazzi disabili in oratorio, Massimo compreso. La situazione è peggiorata e Massimo è stato allontanato da casa e portato in una comunità a C. Nelle feste comandate io L. e altri amici andavamo  a prenderlo e lo portavamo da noi per qualche giorno.</p>
<p>Siamo alla fine del 1992 quando l’USSL  chiede a noi  se siamo disposti ad aprire una comunità alloggio per ospitare ragazzi disabili della nostra zona. Noi giovani incoscienti abbiamo accettato. Il 01 Giugno 1993 la comunità apre. Il primo ospite è Massimo.</p>
<p>E’ arrivato con due sacchi della spazzatura pieni di vestiti ed una valigia di cartone. Sembra un film, ma purtroppo era la realtà. Negli ultimi tempi a C. dormiva su una poltrona letto perché aveva dovuto dare il suo letto ad una persona più grave… A C. faceva il baby-sitter alla bambina piccola dei proprietari della casa, cullava la piccola, faceva tappeti al telaio. Ancora oggi porta i segni dei calli sulle mani dovuti al telaio.</p>
<p> Ad A. tutti lo chiamavano Massimetto, da noi era già Massi o Max che lui traduceva in massimiliano. Quando è arrivato diceva pochissime parole, ma non perdeva occasione per toccare tette e culi: una vera calamita…</p>
<p>Inizialmente siamo in 10 che costituiamo la comunità e che ci diamo da fare per far si che diventi sempre più casa. Il coadiutore a settembre del ’93 viene destinato ad un’altra parrocchia e noi ci ritroviamo soli. Ma questo è solo un dettaglio. L. lascia il lavoro per seguire la comunità, ci sposiamo ad ottobre del 93 ed insieme decidiamo che lei si occuperà della comunità, mentre io provvederò al sostentamento della famiglia. Inizialmente facciamo un po’ tutto con i volontari: noi (L. ed io) facciamo una notte a settimana più un sabato e una domenica ogni quindici giorni. Il rapporto con Massi si intensifica, ci riconosce come suoi riferimenti, instauriamo una vera e propria amicizia. Siamo amici!!!  Ci vediamo, ci frequentiamo, ridiamo, scherziamo, giochiamo. Facciamo quello che fanno gli amici; amici diversi, forse, ma sicuramente amici!</p>
<p>La comunità cresce, a Massimo si unisce Silvio, poi Rosella, Serafina, Franco.</p>
<p>Già dal ’94 la Valle di Rhemes diventa luogo privilegiato per noi e Massi. Insieme trascorriamo ferie estive ed invernali. A Massimo la “Valdaosca” piace. Spesso ci diceva: “partire”, gli piaceva il rapporto privilegiato che avevamo con lui. Massimo ha un problema al cuore dalla nascita: ha un difetto ventricolare, il sangue arterioso e venoso si mischiano. Nel ’97 gli danno due anni di vita ed una morte sofferente, finchè un cardiochirurgo si assume la responsabilità di operarlo. Fino ad allora i cardiologi che lo avevano visitato non avevano mai prospettato la possibilità di una operazione perché era un down ed aveva 40 anni. Già una vita vissuta, per loro. Il grande Gallotti lo opera e concede ancora 14 anni di vita a questo “deficiente”. Lui lo chiamava così perché Massimo aveva un deficit. La sua domanda che è passata agli annali è stata: quanti deficienti avete in comunità? All’Humanitas  ha fatto i numeri. Lo operano, l’operazione è a cuore aperto ed è andata bene, ma quando si tratta di far ripartire il cuore, il cuore non parte! Chiamano il cappellano, gli danno l’estrema unzione, L. chiama tutti e tutti giù a manetta a Milano. I medici continuano a provare a far ripartire il motore e ad un certo punto riparte. A notte fonda viene in saletta (dove eravamo riuniti  e facevamo avanti e indietro dalla Cappella) l’anestesista a dirci che il cuore è partito. E vai! Massimo va in rianimazione, è attaccato al respiratore che lo ventila. Il giorno dopo i medici ci chiamano sbalorditi perché Massimo non partecipa alla respirazione. Tutti i pazienti, ci dicono, anche il più malandato una piccola percentuale di partecipazione alla respirazione ce l’ha. Lui no! Ci mostra il monitor: partecipazione paziente zero. Diciamo a Massimo che deve respirare e gli facciamo vedere come, lo facciamo insieme, ed ecco, ricomincia a respirare! Esce dalla rianimazione dopo 15 giorni, va in camera e la prima notte che non lo assistiamo perché stava meglio, si alza per sistemare il comodino e tutti i suoi giornali. Il giorno dopo ritorna in rianimazione per difficoltà respiratorie.</p>
<p>Torna agli inizi di dicembre e a Natale viene a Rhemes. Abitiamo ancora in piazza. Di lì a poco conosciamo il Parroco di RND e ci propone il trasferimento in casa parrocchiale…</p>
<p>Massimo con l’operazione ha una maggiore ossigenazione al cervello; diventa più acuto, impara parole nuove e le usa correttamente, insomma, più intelligente. Massimo era un attore nato, un imitatore. Imitava benissimo tutti gli animali, spaziale l’imitazione della tartaruga, del pesce, del cammello, del serpente e della foca. Il suo passatempo preferito era ricopiare gli articoli di giornale su un quaderno e ricopiare nelle caselle del cruciverba le prime lettere della domanda corrispondente al numero verticale o orizzontale. Se non lo sapevi sembrava proprio che stesse facendo le parole crociate: un vero intellettuale!</p>
<p>Nelle gare di atletica aveva uno stile impeccabile, peccato che la prestazione poi risultava pessima. Ad esempio quando correva i 50 metri al campo di atletica, aveva tutti i movimenti e le posture dei veri atleti, poi quando era il momento di partire, faceva quattro passi e si fermava…</p>
<p>Ci sarebbero duemila aneddoti da raccontare…</p>
<p>Nel 2001 Massimo si ammala, ha un tumore alla vescica, lo operano e gli praticano una deviazione (urostomia). Da ora in poi ha un sacchetto legato all’addome che raccoglie le urine. L’operazione è pesante, l’anestesia forte. Ha continue allucinazioni, vede farfalle. Era fortunato perché vedeva cose belle… L’anestesia un po’ lo segna, comincia a “perdere terreno”. Entra un po’ in depressione post operazione, piange spesso. Impara a gestire il sacchetto e diventa pressochè autonomo nello svuotamento. Tutte le volte che Massimo è stato male si faceva forza dicendo: passerà.</p>
<p>“Io uomo” lo ripeteva quando doveva farsi forza, noi gli ripetevamo che doveva essere forte, che non doveva avere paura perché era un uomo. E che uomo!</p>
<p>Per non farsi mancare quasi nulla, successivamente ha avuto almeno cinque ulcere agli occhi e una ernia inguinale. Per molto tempo ha portato un fastidiosissimo “cinto” fino a quando non hanno deciso  di operarla. L’operazione, anche questa volta è riuscita, l’anestesia gli ha creato numerosissime allucinazioni. Ero con lui quando diceva “arrivano” e vedeva passare di tutto di più: gatti, persone, animali… Ad un certo punto mi dice. Vedi? Gli dico “cosa vedi?” e lui: “la Madonna, tutto azzurro!” …</p>
<p>Dopo qualche ora, mi sembra che le allucinazioni siano passate, lui dorme ed è a letto con le spondine alzate e tutte le cannucce attaccate. Decido di andare a casa a dormire. La mattina presto quando L. va all’ospedale lo trova nella sala infermieri che gioca al solitario al computer!</p>
<p>Ci hanno spiegato che poco dopo che ero andato ha saltato le sponde del letto e con tutte le sue cannucce vagava per il reparto.</p>
<p>Anche se al momento non sembrava, l’anestesia lasciava strascichi  </p>
<p>Da qui in avanti la memoria cominciava ad abbandonarlo. Metteva il giornale o gli occhiali da qualche parte, poi non si ricordava dove li aveva lasciati, e vagava per la comunità incazzato nero alla ricerca delle sue cose perché diceva “rubato”.</p>
<p>Nel 2008 gli fanno una revisione della stomia e già che ci sono gli fanno anche la circoncisione e un’altra ernia. Massimo in questi ultimi interventi ha paura dell’ospedale, si spaventa e piange. Sale dalla sala operatoria sofferente, piangente. Si lamentava tanto e quindi doveva soffrire molto perché aveva una soglia e una tolleranza del dolore altissima. Era inconsolabile. Una infermiera presa dall’ansia di vederlo soffrire gli fa una puntura. Siamo in camera io e L., smette improvvisamente di piangere, gli diventano blu le orecchie, le labbra e gli occhi. Chiamiamo subito gli infermieri, arrivano anche i medici e gli anestesisti che lo intubano. Sono dentro in otto.</p>
<p>Alla fine la situazione si normalizza, ma lui di questo episodio ne porterà le conseguenze. La memoria non c’è più, non riconosce più nessuno, neanche noi. Inizialmente a tratti forse riconosce, in vacanza chiama “L” per l’ultima volta. Anche il fisico risente di tutte le fatiche, cammina sempre meno. I medici parlano di demenza senile, ha delle “clonie”. L’inizio vero della fine.</p>
<p>A Marzo 2010 si ammala di polmonite, va all’ospedale, lo curano poco e male, lo dimettono. La tosse non gli è mai passata e a Dicembre 2010 torna all’ospedale. Lo curano senza convinzione, lo dimettono e marzo torna e non uscirà più…</p>
<p>Lo hanno curato poco e male perchè dicono che è down ed ha 50 anni ed è un “vecchietto” che si sta spegnendo.</p>
<p>In tutti questi anni di malattie e ricoveri, Massi è sempre stato sereno e, quando il dolore glielo permetteva, riusciva sempre a godere di quello che la vita gli riservava. Baci e grazie non mancavano mai. Forse anche perché sentiva vicino a sè tante persone che lo amavano  ed era tranquillo perché sapeva che qualcuno  si sarebbe sempre occupato di lui. Lui si è completamente affidato a noi. “Bella pupa e Brusini” come spesso ci chiamava quando voleva giocare…</p>
<p>Massimo muore. Anche qui ci ha aspettato. Ha aspettato a morire che ci fossimo solo noi. Domenica, il giorno prima di morire, quando sono arrivato all’ospedale, L ha detto a Massi nell’orecchio che ero arrivato, lui si è tirato ed ha spalancato gli occhi. In quel momento ci ha salutato! La morte era annunciata, il fratello e la cognata vengono in ospedale si fermano un’oretta e poi ci dicono di avvisarli se succede qualcosa e se ne vanno.</p>
<p>Vengono all’ospedale Simone e Sergio, Simone sta con me, Sergio con L.</p>
<p>L fa fatica a stargli vicino e vederlo respirare affannosamente. Ha collegato un saturimetro che segnala i battiti e la saturazione del sangue.</p>
<p>Gli metto una mano sulla fronte e con l’altra lo prendo per mano. Il saturimetro scende, i battiti non ci sono più: sono venuti a prenderlo. Massimo è davanti al Padre e come dici tu, Paolo, già Arcangelo!</p>
<p>Massimo in comunità si trovava bene, era casa sua! Lui lo sapeva, noi anche, i suoi compagni pure. Godeva di privilegi che solo lui venivano concessi. In comunità ha imparato le regole del bon ton, ad aspettare la pizza con serenità, a mangiare senza strafogarsi… A parte gli scherzi, in comunità è cresciuto ed è diventato adulto.</p>
<p>Alcuni aneddoti:</p>
<p>I primi tempi che era in comunità ha lanciato dalla finestra un maialino (salvadanaio di porcellana) in testa agli anziani che facevano, a dir suo, “cassino”. Sempre  i primi tempi ha rincorso dei bambini con il bastone perché facevano “cassino”.</p>
<p>La prima pasqua in comunità ha rubato un uovo di cioccolato, ha dato la sorpresa al suo compagno di camera perché non dicesse niente e lui, di notte sotto le coperte, si è mangiato tutto l’uovo.</p>
<p>Franco, un ragazzo molto problematico, violento e stra-ossessivo delle sue cose, è stato allontanato dalla comunità perché una sera che facevamo la notte io e L, per farci vedere che era più forte di noi, ha preso a ciabattate in faccia Massimo. Il giorno dopo che Franco era andato via Massimo si è presentato con indosso un paio di suoi pantaloni. Scendeva le scale fiero e sorridente.  </p>
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		<title>Luci d&#8217;estate</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 19:46:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi racconta della sua attività lavorativa, di piccolo imprenditore cresciuto nella bottega del padre, nell’Italia del dopoguerra. Ora, dopo quarant’anni di lavoro da artigiano, dopo avere dato lavoro a decine di persone, deve fare i conti con le grandi multinazionali che insidiano la sua piccola ma consolidata attività, cercare di far quadrare i conti, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi racconta della sua attività lavorativa, di piccolo imprenditore cresciuto nella bottega del padre, nell’Italia del dopoguerra. Ora, dopo quarant’anni di lavoro da artigiano, dopo avere dato lavoro a decine di persone, deve fare i conti con le grandi multinazionali che insidiano la sua piccola ma consolidata attività, cercare di far quadrare i conti, non fare il passo più lungo della gamba.<br />È prudente e saggio, dietro gli occhiali e la barba incolta colgo un animo sensibile e una grande cuore.</p>
<blockquote>
<p><em>È difficile, oggi, stare in piedi con la concorrenza spietata che c’è in giro.<br />Molti anni fa, con mia moglie, decidemmo, quando morì mio padre, di darci delle regole. La prima è che prima c’è la famiglia: il sabato non si lavora, mai. La seconda, da cristiani, era di non mettere il profitto al di sopra di tutto, ma le persone. Certo, Paolo, si fatica di più: se ci fosse il profitto al centro avrei dovuto licenziare tanta gente in questi anni, quelli che tieni perché abbiano un lavoro, che devi sempre stargli dietro, che devi spiegare gli cento volte le cose. Ma se li licenzi, chi se li piglia? Allora pazienza, il profitto cala, ma hai dato da vivere a una famiglia e dato dignità ad una persona, a un lavoratore.<br />Dopo quarant’anni di lavoro non mi sono potuto permettere una seconda casa, e le macchine le ho portate fino alla fine, ma ho tirato su i miei figlioli e molti operai che hanno lavorato da noi mi salutano con affetto quando li incontro.<br />Penso di avere fatto la scelta giusta: le persone per prime, poi il profitto.<br />Sennò che cristiano sarei?</em></p>
</blockquote>
<p>(grazie ai tantissimi che mi hanno fatto gli auguri di San Paolo!)</p>
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		<title>Restare cristiani</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 07:43:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Curtaz]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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		<description><![CDATA[Arriva l&#8217;estate! Apro il blog (alcune volte al giorno ma, come vedete, tendo a non intervenire nei dibattiti se non quando i toni si alzano troppo!) e provo a darvi alcune notizie di questi miei sei mesi. Ho piacere di condividere con voi alcune riflessioni e, perché no, qualche pezzo di vita reale. La scuola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva l&#8217;estate!</p>
<p>Apro il blog (alcune volte al giorno ma, come vedete, tendo a non intervenire nei dibattiti se non quando i toni si alzano troppo!) e provo a darvi alcune notizie di questi miei sei mesi. Ho piacere di condividere con voi alcune riflessioni e, perché no, qualche pezzo di vita reale.</p>
<p>La scuola di J è finita e mi sto preparando per l&#8217;estate che voglio passare quanto più possibile con la mia famiglia; a parte la parentesi in Israele (a luglio! Ci sarà un caldo!) cercherò di godermi un po&#8217; di mare e molta montagna. Ma state tranquilli: anche se a ritmi ridotti troverete articoli sul blog, la riflessione la vangelo e i video. <strong>La Parola di Dio non va mai in vacanza</strong>!</p>
<p>Il 2011 è iniziato proprio bene: ho tenuto una trentina di conferenze, incontrato oltre 4000 persone e continuato a scrivere. Incontrarvi in giro per l&#8217;Italia è per me essenziale: mi aiuta a restare in contatto con la realtà e con i miei lettori. Non sapete quanto bene mi fa parlare con voi, conoscere le vostre storie, sentire che il Signore mi usa per dirvi qualcosa di bello (che burlone, Dio!). Invito ancora tutti a <a href="http://www.zaccheo.org/">sostenere l&#8217;associazione Zaccheo</a> anche dal punto di vista economico, un piccolo aiuto di tutti rende possibile il mio &#8220;lavoro&#8221; e il mantenimento delle attività (sito+blog+tutto!).</p>
<p><a href="http://www.paolocurtaz.it/libri/perche-restare-cristiani-la-vita-il-dubbio-la-fede/">Come sapete è uscito il mio nuovo libro</a>, questa volta per la Mondadori. Un libro leggermente diverso dagli altri che, in teoria, <strong>vorrebbe incontrare persone nuove per allargare l&#8217;annuncio</strong>. Vuole essere un tentativo nuovo per raggiungere le persone che stanno alla porta, spero che serva davvero a tale scopo.</p>
<p>A ottobre uscirà un libro già consegnato, per la San Paolo, il titolo dovrebbe essere &#8220;<em>Sul dolore. Le parole che non ti aspetti</em>&#8221; ed è una lunga riflessione sulla spinosissima questione del dolore. Non so come sia, ma è stato molto impegnativo, per me, scrivere cose non banali. Spero ne sia valsa la pena!</p>
<p>In estate metterò mano a un nuovo testo, in uscita in primavera 2012.</p>
<p>Tema&#8230; sorpresa!</p>
<p>Intanto vi abbraccio e vi auguro, per chi può, una buona vacanza.</p>
<p>Lasciatevi abbronzare l&#8217;anima!</p>
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		<title>Giù le maschere</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 13:34:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario personale]]></category>
		<category><![CDATA[carnevale]]></category>
		<category><![CDATA[maschere]]></category>
		<category><![CDATA[quaresima]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo ormai alla domenica di Carnevale, quest&#8217;anno molto avanti, avendo la Pasqua &#8220;alta&#8221; a fine aprile. Un po&#8217; ovunque, in questi ultimi giorni, si allestiscono delle sfilate o delle feste in maschera. Anche dalle mie parti si festeggia: è molto sentito il carnevale della valle del Gran san Bernardo, la Coumba Freida. Le maschere rappresentano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2011/03/carnevale_4300.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1036" title="carnevale_4300" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2011/03/carnevale_4300-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>Siamo ormai alla domenica di Carnevale, quest&#8217;anno molto avanti, avendo la Pasqua &#8220;alta&#8221; a fine aprile. Un po&#8217; ovunque, in questi ultimi giorni, si allestiscono delle sfilate o delle feste in maschera. Anche dalle mie parti si festeggia: è molto sentito il carnevale della valle del Gran san Bernardo, la Coumba Freida. Le maschere rappresentano l&#8217;armata napoleonica che attraversò questi luoghi per invadere l&#8217;Italia:  buontemponi vestiti con coloratissime divise da ufficiale corrono per il paese facendo solletico ai passanti con delle code di crine.</p>
<p>Fra pochi giorni inizierà la Quaresima, con l&#8217;austero gesto dell&#8217;imposizione delle ceneri. Un momento forte in cui ci ricorderemo chi siamo veramente, cosa è essenziale nella vita. Se ci ricordassimo più spesso che siamo solo polvere! Quanti meno litigi, meno giri di testa, meno mal di pancia ci prenderemmo! Come Gesù nel deserto siamo invitati a sederci a riflettere: siamo contenti di quello che siamo diventati? Possiamo fare qualcosa che possa rendere la nostra vita più autentica? Abbiamo capito quale percorso fare per realizzare il progetto di Dio su di noi?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Saremo invitati a togliere le maschere. Quelle di carnevale, certo. Ma soprattutto le altre, quelle che facciamo fatica a togliere: la maschera che indossiamo in ufficio, in casa, a volte, purtroppo, anche con Dio. ci comportiamo come gli altri si aspettano che ci comportiamo, ci adeguiamo, a volte passivamente, al giudizio degli altri.</p>
<p>Il vangelo resta una bella scuola di autenticità: seguendo il Nazareno, impariamo chi siamo in profondità.</p>
<p><em>La verità vi farà liberi</em>, ammonisce Gesù.</p>
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		<title>Quindi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 09:15:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Mamma mia, ragazzi! Che dire&#8230; grazie! Per tutti i suggerimenti, per chi è intervenuto per prima volta, per l&#8217;incoraggiamento&#8230; Volevo sapere se il lavoro fatto era apprezzato, e mi sembra proprio di sì! Ecco allora, alcune delle cose che avete scritto: sui temi: bene la Parola di Dio, benne l&#8217;attualità. Magari mi metto ad approfondire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2011/02/granpa-don-Paolomatrimonio-Valeria-0403.jpg"><img class="size-medium wp-image-1015 alignright" title="granpa don Paolo,matrimonio Valeria 040" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2011/02/granpa-don-Paolomatrimonio-Valeria-0403-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Mamma mia, ragazzi!</p>
<p>Che dire&#8230; grazie! Per tutti i suggerimenti, per chi è intervenuto per prima volta, per l&#8217;incoraggiamento&#8230;</p>
<p>Volevo sapere se il lavoro fatto era apprezzato, e mi sembra proprio di sì!</p>
<p>Ecco allora, alcune delle cose che avete scritto:</p>
<ul>
<li>sui temi: bene la Parola di Dio, benne l&#8217;attualità. Magari mi metto ad approfondire alcune pagine dell&#8217;AT. E anche alcuni temi più difficili, magari aggiungo una categoria su temi di teologia (angeli, inferno e paradiso, primato di Pietro&#8230;) per avere una qualche idea più chiara si ciò che la Chiesa crede di alcuni temi sensibili</li>
<li>sulle discussioni: io magari intervengo un pochettino di più, voi vi impegnate a restare di più sul tema!</li>
<li>sulla tempistica: penso che un post ogni 7/10 giorni vada bene. tenete presente che sono spesso in giro per il mondo! Ora sto scrivendo da Genova. Non sempre è possibile avere tempo e connessione (In Israele ad esempio)</li>
<li>sulla grafica: se riusciamo collegamento col commento al vangelo del giorno mio (che esiste già sul sito lachiesa.it), bacheca con gli appuntamenti, rubrica con le vostre mail per scrivervi personalmente.</li>
<li>collegamento con tutte le fonti &#8220;curtiane&#8221;: blog, sito tiraccontolaparola, associazione zaccheo, canale youtube e gruppo facebook (che non seguo ma esiste (<a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=124630682449">http://www.facebook.com/group.php?gid=124630682449</a>).</li>
<li>alcuni appuntamenti da segnare: se qualcuno vuole venire con me in Israele a luglio; ritiro di due giorni a fine ottobre per amici da Roma in giù ad Ariccia: info su www.tiraccontolaparola.it</li>
<li>sostegno economico (necessario!): iscrizione all&#8217;associazione, offerte con bonifico, 5&#215;1000 a Zaccheo, cliccare le pubblicità presenti sul blog (anche tutti i giorni! Google mi da qualche centesimo ogni clic&#8230;), info su trlp</li>
<li>&#8230;</li>
</ul>
<p>Bene: ora basta parlare di me, mettiamoci al lavoro.</p>
<p>Insieme: per scalare la Santa montagna ci si muove in cordata&#8230;</p>
<p>(Come nella foto, ascensione al Gran Paradiso, alba)</p>
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		<title>Mumble mumble</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 15:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario personale]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230; è il rumore che fa la mia testolina quando ragiona e avanza nei meandri della conoscenza. E il tema della riflessione in questa domenica pomeriggio di relax prima delle prossime conferenze e di vari altri impegni (sto finendo un libro in uscita prima dell&#8217;estate) è la salute di questo blog. A stimolarmi è stata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2011/02/40.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1006" title="40" src="http://www.paolocurtaz.it/wp-content/uploads/2011/02/40-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>&#8230; è il rumore che fa la mia testolina quando ragiona e avanza nei meandri della conoscenza. E il tema della riflessione in questa domenica pomeriggio di relax prima delle prossime conferenze e di vari altri impegni (sto finendo un libro in uscita prima dell&#8217;estate) è la <strong>salute di questo blog</strong>. A stimolarmi è stata una di voi che ha notato il calo degli interventi. Sono andato a vedere i dati che mi segnalano, nell&#8217;ultimo anno, un aumento del 10% di visite, 86000 visite per 225mila pagine lette, con il 40% di voi che in un anno è tornato più di 24 volte (il 14 % oltre 200 volte, più di me!) e una buona tenuta dell&#8217;insieme.</p>
<p>Ma la preoccupazione, da parte sua, era la &#8220;scomparsa&#8221; di alcuni amici storici che intervenivano con una certa frequenza e anche &#8211; tirata d&#8217;orecchi al sottoscritto! &#8211; una mia assenza nei dibattiti. Sono convinto che partecipare ad un blog sia una cosa saltuaria, che può durare qualche mese: come ho scritto quasi due anni fa, credo che un blog sia un porto di mare, uno ci va quando ne ha bisogno. Quindi non mi preoccupo se qualcuno prende il largo per altri lidi! E per la mia latitanza&#8230; vero, portate pazienza ma davvero le cose da fare sono tantissime! (In primis la mia famiglia).</p>
<p>Ma la provocazione mi è servita per un&#8217;idea: perchè n<strong>on me lo scrivete voi come dev&#8217;essere un blog</strong>, questo blog? Attenzione: poi magari cestino tutto, ma sarebbe davvero bello sentirvi. Ditemi che temi trattare, se avete delle idee da proporre. E mi piacerebbe davvero tantissimo sentire quelli che non intervengono mai: a fronte di articoli letti fra le mille e le duemila volte, solo una trentina di persone intervengono, evidentemente perché preferiscono solo leggere&#8230; Ma per una volta, <em>please</em>, ditemi come andare avanti.</p>
<p>Grazie!</p>
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