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Uno di troppo

In questi giorni papa Francesco ha voluto radunare in Vaticano tutti i rappresentanti delle conferenze episcopali, più i delegati dei religiosi ed altri esperti per riflettere ulteriormente e assumere decisioni più stringenti rispetto all’orribile piaga della pedofilia nel clero che, nonostante i tanti sforzi compiuti sia da Papa Benedetto che da lui, sembra inestirpabile.

Come un tumore che sembra debellato ma che poi ricompare in un’altra parte del corpo, così questo cancro dell’anima sembra superare ogni cura, ogni soluzione, ogni decisione.

Non voglio entrare nel merito di una realtà troppo complessa per essere affrontata e giudicata con i pochi strumenti che ho.

A scanso di equivoci, però, ribadisco il mio pensiero.

Ci fosse un solo prete pedofilo nel mondo sarebbe uno di troppo. I preti che si accorgono di avere questa turba psicologica andrebbero riconosciuti per tempo, negli anni della formazione che, evidentemente, non funziona così efficacemente rispetto allo sviluppo armonioso della persona, aiutati, ove possibile, o fermati, se necessario in piena collaborazione con l’autorità giudiziaria. In questo contesto la preziosa visione del cristianesimo di un rapporto personale e di sostegno fra discepoli, con la cura del peccatore, la possibilità della redenzione e del riscatto, il pentimento, la preoccupazione ad evitare lo scandalo, è stata, nel torbido contesto della pedofilia un errore e un’aggravante. I preti pedofili hanno approfittato della benevolenza, i vescovi non erano all’altezza o complici nell’affrontare la questione e il disastro è stato totale.

Certo: facendo un passo di lato, svestendo i panni del credente, con uno sguardo più critico e severo, sarebbe utile aggiungere che la piaga della pedofilia attraversa l’intera società ed è interessante notare come la stessa attenzione riservata ai preti pedofili non è data ad altre categorie come gli insegnanti e gli allenatori. Evidentemente, ed è un bene, come minimo da un prete ci si aspetta correttezza e integrità, soprattutto verso i bambini.

Ribadisco: ci fosse stato un solo atto di pedofilia da parte di un unico prete al mondo sarebbe uno di troppo.

Papa Francesco ha suggerito alcune linee direttrici per tentare almeno di dare un argine condiviso ed efficace a questa onta, senza cadere, però, nell’ormai dilagante atteggiamento forcaiolo che sta infettando la nostra società. trascurando gli elementi di base della giustizia e del diritto (qui: https://www.pbc2019.org/it/home).

Ho avuto l’immensa fortuna, ora me ne rendo conto, nella mia infanzia e adolescenza, di incontrare preti belli, risolti, diversi caratterialmente ma tutti appassionati di Cristo. E così catechisti e animatori. Mai, ripeto, mai, ho avuto, nella mia infanzia e adolescenza, esperienze negative a questo proposito.

In questo pantano sgradevole e infetto, che crea un disagio profondo in me e in tutti i credenti voglio segnalare una luce di speranza. Una delle poche, quando si affrontano temi tanto torbidi.

E’ la testimonianza, rilasciata il giorno di apertura del convegno, di don Vinicio Albanesi, fondatore della comunità di Capodarco, che ho avuto modo di apprezzare per la sua lungimiranza e profondità (Fra gli altri: Il sogno di una Chiesa diversa, edizioni Ancora). Don Vinicio ha parlato degli abusi subiti in seminario da parte di tre sacerdoti e di questo suo segreto tenuto nascosto per cinquant’anni. Ma le sue sono state parole forti, di superamento, di coraggio, di condanna ferma, certo, ma di risoluzione. Vedere un uomo come lui, donato agli altri, chinato sui poveri, avere vissuto sulla sua pelle lo strazio di un abuso mi ha smosso nel profondo (https://www.tv2000.it/tg2000/video/tutela-minori-don-vinicio-albanesi-ho-subito-abusi-in-seminario/)..

Un prete pedofilo è uno di troppo.

Ma un prete abusato che ha saputo diventare dono per gli altri nonostante tutto, è la testimonianza ostesa della forza del Vangelo sulla tenebra oscena.

Category: Cose di Chiesa

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2 comments

  1. Buongiorno. D’accordo con la tua riflessione ma tra le righe se posso esprimere il mio pensiero, si legge in forma sottile l’atteggiamento troppo “tollerante” che ha permesso di arrivare a dimensioni incontrollate del problema. Nella società civile mi sembra che nel momento in cui il fatto emerge, scatta la denuncia. Mi è capitato in ambito scolastico. Nella Chiesa non è quasi mai avvenuto provocando male che si espande a macchia d’olio. Le vittime solitamente già persone fragili che cercano e forse trovano nel prete un aiuto, si fidano….Terribile solo a pensarlo. Sara’ il caso almeno di provarci a cercare un’altra strada?

  2. Mi fa piacere che tu ne abbia parlato, ma dopo averti ascoltato ti chiedo….
    secondo te cosa succede adesso?
    Attendiamo che i responsabili di tali azioni e chi li ha coperti si pentano nell’intimo delle loro coscienze e nei confessionali? Speriamo che la menzogna che li ha visti protagonisti non sia un tratto definitivo del loro carattere o della loro umanità? Dovremo ancora accontentarci di orientamenti generali e dichiarazioni di intenti? E ti chiedo ancora …. nel momento in cui non dovessero emergere norme e conseguenze canoniche consistenti, saremo pronti a richiamare i nostri pastori alla loro responsabilità e alle loro promesse? Lo chiedo a te, ma anche a me stesso.

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Article by: Paolo

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