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Presepi rissosi

Per carattere cerco sempre la mediazione.

Non perché io sia un mediatore: è che sono tendenzialmente un pavido. Mi spaventano il confronto, i toni accesi. le risse. Sarà che vedo barlumi di ragione in ogni posizione, eccetto quelle davvero estreme. Sarà che ho sempre immaginato il cristianesimo come luogo di sano confronto e mai di prevaricazione. Sarà che preferisco la parresia evangelica, la franchezza amorevole, ai toni inutilmente contrapposti. 

Abitare la rete da cristiani non è facile, ovvio. Persone ben più competenti di me segnalano, preoccupati, la deriva in cui questi importanti mezzi di comunicazione ci stanno portando, dalla manipolazione delle opinioni alla crescente rissosità, alla de-responsabilizzazione (epiche le figure degli haters messi poi fisicamente a confronto con le persone che criticano con odio…).

Mi aspetterei, mi illudo, forse, che almeno fra cristiani, anche se la Chiesa è lunga larga e profonda come dice Curtaz, ci fossero almeno alcuni dati base condivisi.

Che so, che Dio è Padre, che tutti siamo fratelli, che ogni uomo va rispettato, che Gesù ha ripetutamente affermato di identificarsi con l’affamato, il viandante, addirittura il carcerato (non specifica se innocente)…

Oggi, invece, stiamo assistendo ad una progressiva contrapposizione delle parti. Parrocchiani inferociti contro parroci che ricordano che è inutile fare il presepe e odiare un profugo, difesa dei simboli cristiani come presepe e croce fatta come arma contundente, non come segni di fede ma come emblemi culturali divisivi (il sindaco di Trieste ha proposto una vigilanza per i cristiani che vanno a messa nella famosa chiesa del Concilio! Manco a Mosul…), netta scollatura fra fede e scelte politiche (non partitiche, qui parlo proprio di ABC) adeguandosi all’aria rissosa che tira.

Volendo guardare verso l’alto mi sembra che quanto sta accadendo sia l’estremo sviluppo di un profondo e  latente equivoco che da sempre pervade l’esperienza di fede. Esiste un livello di appartenenza al cristianesimo (bello, sano, lodevole) molto legato alle tradizioni che, però, rischia di perdere di vista la ragione per cui si sono consegnate, nel passato, certe abitudini. Che confonde essenziale con consequenziale.

Il presepe non fa parte del contenuto della fede. 

Vietarlo in classe perché offende i musulmani è un’idiozia clamorosa e rivela un’ignoranza abissale (fra gli insegnanti!) visto che il Corano venera Maria, Gesù e la sua nascita.

Imporlo e brandirlo come arma di identità culturale è altrettanto grave e dannoso perché riduce un prezioso messaggio voluto da Frate Francesco a Greccio per dire ai poveri e ai pastori del tempo che Natale è qui e ora, ad un feticcio.

Insomma, torniamo ad essere cristiani.

(Ripubblico al bellissima vignetta dello stimato amico don Giovanni Berti che ammiro per la sua calma evangelica. Lo massacrano ogni volta. Io stesso mi sono beccato insulti da brava gente che legge i miei commenti. Questa vignetta segnala con molta ironia e una punta di amarezza il fatto che spesso non siamo proprio in grado di vivere la nostra fede)

Category: Pensieri

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3 comments

  1. Mi associo volentieri anch’io alle tue riflessioni, che condivido fino in fondo.
    Ho delle colleghe che con tanta fede accendono mille ceri, e poi, davanti ai bambini che muoiono di fame in braccio alle loro mamme dicono che ,evidentemente, la vita per loro ha voluto così. Io continuo, ingenuamente, a credere e a dire che secondo me il Creato è stato pensato come dono per tutti, e non solo per pochi fortunati. Però, ahimè, se faccio un sincero esame di coscienza, mi accorgo di fare ancora tanto poco per dare “carne” alle mie parole e alle mie convinzioni… In fondo, il mio stile di vita è ancora quello di chi parla della fame nel mondo con la pancia piena.

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Article by: Paolo

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