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Il seme in noi

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno». Mt 13,18-23

Partiamo da una considerazione: per capire occorre ascoltare. Per crescere nella conoscenza occorre accogliere con intelligenza e disponibilità. E già qui cadiamo molto male… la nostra contemporaneità si caratterizza per un paradosso insolubile: da una enorme disponibilità di informazioni rese possibile dai nuovi media e dalla rete di internet. Ma proprio questo enorme accumulo di informazioni diventa un problema: non abbiamo tempo per discernere, per distinguere, per ragionare, per capire e diventiamo superficiali, assecondando la nostra pigrizia mentale. Figuriamoci, poi, se l’ascolto è rivolto alla Parola di Dio, piuttosto complessa, che richiede un minimo di studio e di preparazione per non farle dire delle emerite stupidaggini. L’ignoranza che abbiamo verso la Scrittura è sconfortante ma, come bene diceva san Girolamo: l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo. Detto questo dobbiamo poi vedere come accogliamo la Parola e la spiegazione fatta da Gesù sulla parabola del seminatore ci aiuta e ci incoraggia. Perseveriamo nell’ascolto perché il seme della Parola fruttifichi in noi!

Category: Parole

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2 comments

  1. Anni fa ho ascoltato un’omelia nella quale il sacerdote diceva che il seme della parola non cade una volta sola e che noi stessi non siamo né rovi né sassi né terreno fertile per sempre, ma che nella nostra vita viviamo situazioni diverse. Mi ha confortato tanto questa riflessione e chissà perché oggi mi aspettavo di trovarla tra le tue riflessioni che in ogni caso incoraggiano sempre apronaprono il cuore alla speranza. Grazie padre

    1. Si, con un buon ascolto della Parola, la meditazione, la contemplazione e la preghiera costanti, riusciamo a togliere i sassi, a tagliare i rovi, a stare attenti alle tentazioni, perché il diavolo come leone ruggenti va in giro in cerca di chi divorare, a dissodare il nostro terreno buono aggiungendo della buona terra e irrorandolo continuamente.
      Si, la nostra condizione può cambiare, ma ci vuole un lavorio costante su noi stessi.
      Infatti Gesù non ha detto che il seme della parola per noi è caduto sulla strada, sul terreno sassoso, sui rovi o sul terreno buono. Gesù voleva far capire dove il seme della Sua Parola poteva cadere e le conseguenze di come sarebbe stato accolto.
      Ora, guardiamo a noi stessi e vediamo quale terreno siamo e quale potremo essere. A noi la scelta.

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Article by: Paolo

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