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Abraham

(Dallo spettacolo Talking Abraham)

Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. 

 

Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!».

 

Questa volta Dio urla, grida il nome di Abramo.

E la risposta è la stessa:

Hinneni! Eccomi!

Non cede di un passo, Abramo, non molla la presa.

La risposta, immagino, è un filo di voce, sorda, strozzata, rabbiosa.

Abramo ha piegato Dio. Il braccio di ferro lo vede vittorioso.

Escono cambiati entrambi, Abramo e Dio (mi scusino i teologi per la licenza poetica, ma proprio ci sta). Sarà un altro membro della sua famiglia, Giacobbe, a combattere con Dio tutta la notte.

Fisicamente, a suon di sberloni.

Ma è qui l’origine di quella lotta, dello scontro fra Dio e l’uomo.

 

Dio ha messo alla prova Abramo. Abramo lo rispetta.

Dio ha scommesso, Abramo ha accettato. La scommessa, per entrambi, è vinta.

Due vincitori. Non succede quasi mai, fra noi uomini.

Accade sempre di vincere entrambi, quando c’è di mezzo Dio.

 

Dio è intervenuto all’ultimo istante, come con Ismaele abbandonato nel deserto.

Abramo è invitato ad alzare lo sguardo, come ha fatto Agar che vide il pozzo nel deserto per salvare il suo Ismaele.

Abramo ha fatto la stessa drammatica esperienza di Agar. Ora sa cosa si prova a perdere un figlio.

Ora gli è chiaro che con Agar ha sbagliato.

Dio sa che si può fidare di Abramo.

Abramo sa che Dio è proprio come lui pensava che fosse, non si è sbagliato.

Isacco sa che suo padre è uno tosto. Tutti sanno qualcosa.

L’esperienza, anche quella più drammatica, ci fa crescere nella conoscenza.

 

(…) Mi vorrei fermare qui. E forse sarebbe meglio.

Invece la Parola insiste.

L’autore del testo biblico, o forse qualcuno che lo riprende in mano qualche tempo dopo, integrandolo, vuole in qualche modo infilare l’ennesima, stucchevole, a questo punto insostenibile, tiritera benedicente.

Non ha nessun senso tutto questo, ora. Si è varcata una soglia che ci porta ad un altro livello.

E i rabbini osano. Molto più di noi cristiani, ad essere sinceri.

Il midrash amplia il racconto.

Abramo ferma la sua mano, chiede ad un imbarazzatissimo Dio di parlare liberamente.

Dio glielo permette. Allora Abramo rimprovera Dio, gli dice che lo ha portato fino al limite, ben oltre ogni immaginazione. Dio lo ammette. Allora Abramo, insiste:

Poco fa avrei potuto farti notare che il tuo ordine era in contraddizione con la tua promessa; ho contenuto il mio dolore, non ho detto niente

In cambio, voglio che tu mi faccia questa promessa: quando i miei figli e i figli dei miei figli, per tutte le generazioni, agiranno contro la tua legge e la tua volontà, tu non dirai niente.

Sia – disse Dio – Basterà che loro raccontino questa storia. E tutto gli sarà perdonato».[1]

 

Dio cede.

Per l’obbedienza di Abramo tutti i suoi discendenti, tutti i cercatori di Dio, per sempre, vedranno perdonati i loro peccati.

Noi.

Dio sarà benevolo verso di noi per sempre, grazie alla follia e alla tenacia di Abramo.

Basterà ricordare a Dio la brutta figura che ha fatto sul monte Moria.

[1] Citato in E. Wiesel, Personaggi biblici attraverso il Midrash, La Giuntina, Firenze 2007, p. 77.

Category: Diario personale

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One comment

  1. Mi piace l’espressione “Entrambi hanno vinto”
    Si, Entrambi hanno vinto, ma Dio non ha fatto una brutta figura, anzi ha confermato la Fiducia posta nel Suo prescelto e ha insegnato a noi che anche nei momenti di prova estrema Lui non ci abbandona mai.
    E’ bello poter dire a Dio e agli uomini “Abbiamo vinto Entrambi”.

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Article by: Paolo

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