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Veglia Pasquale

Amo partecipare alla Veglia Pasquale.

Per la densità della celebrazione, per l’abbondanza degli stimoli, per quel clima da carbonari pieni di gioia che di solito contraddistingue chi partecipa.

La chiesa è piena, il celebrante ispira fiducia, si vede che ci crede a quello che fa. Sì, sono contento di essere qui a celebrare la notte in cui la morte non ha sconfitto Dio. Molto felice.

Ecco, ora il celebrante esce reggendo il cero pasquale. La chiesa piomba nell’oscurità.

Il microfono amplifica le parole della benedizione del fuoco, sul sagrato. E l’accensione del cero pasquale.

Ora tutti si voltano verso la navata centrale. Si sente solo il rumore de passi e il tintinnio della catenella del turibolo. Ampie e odorose volute d’incenso si alzano verso la volta della chiesa. La fiamma del cero rompe la tenebra. Una meraviglia per l’anima.

Canta, ora, il celebrante: O luce radiosa, eterno splendore del Padre! Cristo Signore immortale!

Tutti cantano. Avanza ancora. Una seconda volta. E poi una terza.

I ministranti attingono alla fiamma del cero ed iniziano a passare la fiamma ad ogni partecipante.

E’ un momento che amo: la luce della fede si trasmette da bocca a orecchio. Ora guardo la piccola fiamma che tengo in mano. Cerco di pregare.

La persona davanti a me si gira.

La fiamma della sua candela si è spenta. Succede: ci vuole garbo per accendere la propria candela senza smorzare la fiamma di chi ce la offre. Non sovrapporre gli stoppini, dare aria, tenere la candele inizialmente in orizzontale. Anni e anni di pratica mi hanno insegnato come fare.

La signora, invece, è irrequieta.

“Porta male?”

Non capisco, all’inizio. Poi, vedendo il suo sguardo smarrito, capisco.

Le passo la fiamma.

“No signora, non porta male”.

 

Category: Pensieri

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One comment

  1. Birichino Paolo! Che ci invita a riflettere su quanto sia più facile e scontato fissare (e disperdere..)la nostra Fede su una fiammella che si spegne, piuttosto che stupirci davanti al Risorto..

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Article by: Paolo

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