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Secondo Giovanni

Corre, Maria.

Era partita presto, prima del sorgere del sole, mentre ancora dormivamo accalcati nella piccola stanza. 

Gli occhi gonfi di sonno e di pianto. Fra le mani un vaso di coccio colmo di aromi.

“Vado a salutarlo”, aveva detto aprendo delicatamente la porta. Un sussurro appena che mi aveva svegliato.

Ora ha il fiato corto, lo sguardo traboccante, fatica a parlare.

“Non c’è, non c’è, non so dove sia”, continua a ripeterci.

Anche gli ultimi fra noi si svegliano bruscamente dal sonno tardivo e inquieto, giunto dopo la lunga notte di confidenze e di pianti, di rabbia e di sensi di colpa. Guardo Pietro mentre raccolgo in fretta il mantello. Siamo già fuori, ignari di tutto.

Nessuna prudenza nella corsa fra i vicoli mentre i primi abitanti di Gerusalemme escono per far entrare luce e aria nella anguste case che si abbracciano strette dopo i bagordi della festa di Pesah. Corro, corriamo.

Sento Pietro ansimare dietro di me ma non mi giro ad aspettarlo.

Corro. 

Dov’è? Dov’è? Non è bastato lo strazio della sua morte? Anche il suo corpo dovevano cancellare? continuo a ripetermi con rabbia e disperazione.

Esco dalla porta di Giaffa, distolgo lo sguardo dal piccolo promontorio che ancora vede tendere verso il cielo le sue lugubri dita macchiate di sangue, avide di strappare altre vite. Nell’aria ristagna con la bruma del mattino l’odore dolciastro della morte.

Arriviamo alla tomba del giardino.

Il masso è ribaltato.

Mi giro, aspettando Pietro. Poi mi affaccio.

La luce del mattino appena rischiara l’oscurità della tomba. Aspetto che gli occhi si abituino. Vedo. Sì, ora vedo.

Il sudario appoggiato, ripiegato con cura. La sindone, il prezioso lenzuolo di lino donato da Giuseppe di Arimatea, al suo posto, intatto, come afflosciato. Come se il corpo irrigidito del Maestro fosse evaporato. Anche Pietro vede.

Ci guardiamo.

No, nessuno ha rapito il Maestro.

 

Category: Pensieri

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Article by: Paolo

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