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Ceneri

mercoledì 14 febbraio

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. 
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». 

Quaranta giorni che ci dedichiamo ogni anno, per fare in modo che l’anima raggiunga il nostro corpo, per ristabilire le priorità, per dedicare a Dio più tempo di quello che Cesare ci ruba costringendoci a vivere da inconsapevoli schiavi. Giorni di silenzio e di preghiera, di attenzione agli altri, da quelli di casa, ai vicini, ai colleghi d’ufficio. Giorni di elemosina vera, di scoperta dei poveri, di sostegno dei progetti di aiuto verso i più deboli. Una giornata intensa, iniziata con un digiuno, pratica da riscoprire e valorizzare in questo mondo bulimico, e con segno inquietante e liberante; l’imposizione delle ceneri. Siamo polvere, polvere che Dio illumina e trasfigura, in cui soffia il vento dello Spirito, ma sempre polvere. Ce ne ricordassimo quando ci rodiamo il fegato nella gelosia, quando ci scanniamo durante le riunioni condominiali, quando ci snerviamo per la perdita della squadra del cuore. Non siamo che polvere, pulviscolo che abita un minuscolo pianeta che ruota intorno ad un sole, in una galassia che ha cento miliardi di soli, in un universo che ha cento miliardi di galassie. Polvere. Solo polvere. Iniziamo bene, allora, questo percorso di liberazione da tutte le stupidaggini che ci impediscono di vivere.

Category: Parole

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Article by: Paolo

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