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Una barca pronta

In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. 
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. 
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse. Mc 3,7-12

Teniamo pronta una barca per il Signore, finché non lo schiaccino gli ammalati, gettandoglisi addosso. Una barca anche piccola, come era quella di Pietro e Andrea, una barca che gli permetta di distanziarsi qualche metro da riva e continuare a predicare. Ci spaventa, la malattia, ci inquieta, ci obbliga a interrogarci sul senso della nostra vita, chiaramente esplicita il nostro limite. Ne abbiamo paura, e molta, e allora ricorriamo a Dio, anche se non crediamo, anche se non lo abbiamo mai coinvolto nelle nostre scelte, nel nostro percorso di vita. E allora ci gettiamo addosso a Dio, lo preghiamo, lo supplichiamo, lo insultiamo, ci arrabbiamo. E Dio prende le distanze, si discosta un pochettino da noi e sarebbe bene per noi fare altrettanto, porre una distanza che ci aiuti a capire cosa è bene fare per la nostra vita. Non sempre la guarigione è la soluzione, azzarda il Vangelo, e Gesù non è il maghetto di turno che guarisce tutti. Possiamo offrire al Signore la barca della nostra vita e la Chiesa, la grande barca che attraversa l’inquieto mare della Storia, ha il difficile compito di lasciare Cristo e il Vangelo nella dimensione della conversione e dell’oggettività, senza cedere alla tentazione della semplificazione, presentandolo come una specie di guaritore miracoloso…

Category: Parole

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One comment

  1. A volte crediamo di credere, ma quasi sempre non è cosí. Pretendiamo che Dio faccia il miracolo per forza, senza chiedere con umiltà e senza porsi nella condizione di obbedienza alla Sua Volontà. Questo non è pregare, Dio non può accettare la richiesta espressa con superbia, e non può accettare di essere messo al bando se il miracolo non è avvenuto. Allora, si, Dio prende le distanze, attenzione, non esclude, ma invita a meditare sul fatto che comunque bisogna accettare la Sua volontà, qualunque essa sia, perché le nostre vie non sono le Sue vie e i nostri pensieri non sono i Suoi pensieri.

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Article by: Paolo

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