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Osvaldo

Osvaldo ha superato i cinquant’anni. 

Tutti passati ad avere problemi con le dipendenze da droghe e da alcol. Un tossico storico, si direbbe oggi. Non si ricorda nemmeno più quando ha iniziato, quand’era adolescente. Non si ricorda nemmeno il perché. E non sa che farsene dei giudizi del ca**o di noi benpensanti: se li è già dati tutti da solo. Un’eterna condanna al nulla.

Una vita bruciata e annerita dagli acidi, che alterna momenti di lucidità a momenti di delirio sordo e profondo.

Don Matteo lo ha trovato una sera di novembre. Pioveva come se dovesse arrivare il diluvio universale. Osvaldo era rannicchiato al buio, ubriaco, sotto le scale della chiesa. Il parroco gli ha lasciato smaltire la sbronza. Al mattino è andato a svegliarlo con una tazza di caffè. Da lì è nato un dialogo.

Piccoli passi di fiducia. Tira e molla come con un elastico.

Ora Osvaldo ha una stanza nella grande canonica. Tutti lo conoscono fra i parrocchiani: fa il “bidello” dell’oratorio. Nei giorni di caligine dell’anima sparisce, non vuole pesare, fare danni.

Davanti ad una pizza, prima della conferenza, don Matteo mi racconta un evento accaduto la scorsa settimana. Un’impresa del paese ha regalato alla parrocchia un gigantesco albero natalizio difettato. Il don ha pensato di metterlo al centro del salone e ha chiesto a Osvaldo di addobbarlo.

Dopo un paio d’ore, allertato dall’assenza di Osvaldo, è sceso a vedere.

L’albero era terminato. Magnifico nel suo sfavillare di luci colorate e di decorazioni.

Osvaldo era steso in terra, rannicchiato in posizione fetale. Piangeva a dirotto.

“Sai – continua don Matteo – l’anno scorso a Natale avevo i miei in casa, tutti riuniti per il pranzo. Sono salito a bussare alla porta di Osvaldo per invitarlo a scendere. Ha aperto, stravolto, il viso scavato, le cuffiette nelle orecchie. Ha solo scosso la testa, E’ sceso due giorni dopo”.

Resto con la forchetta alzata a mezz’aria. Una forte emozione, un forte dolore mi trapassa l’anima. Già, il Natale. Portatore di sofferenza atroce per i perdenti, per i perduti, per chi annaspa. 

Portatore di speranza per chi, come i tanti donmatteo, varcano i confini e rischiano.

Ai tanti osvaldo, ai troppi osvaldo, sussurro le parole delle legioni celesti, apparsi, in quella notte in cui Dio si è mischiato nel fango ai pastori, gli osvaldo del tempo: per voi è nato il Salvatore.

Category: Diario personale

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3 comments

  1. Volevo stare in silenzio e molto probabilmente ci ritornerò, ma non ho potuto fare a meno di commuoversi per questa storia, e te l’ho voluto dire.
    Grazie
    Felice e Santo Natale a te e alla tua famiglia.

  2. Di tanto in tanto vedo Osvaldo attorno alla chiesa. Abitiamo poco lontano. Non conoscevo la sua storia.
    Per me … un pugno allo stomaco.
    Chino il capo davanti a te, Osvaldo, cireneo della storia.

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Article by: Paolo

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