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Ti lovvo

Chissà se Gesù avrebbe usato questa espressione adolescenziale per parlare ai ragazzi e agli adulti di oggi?

Forse sì, capace com’era di mettersi nei panni degli altri senza fare il piacione e senza cercare consensi a basso costo. Ma una battuta come incipit sì, penso che l’avrebbe fatta. Perché Gesù ha parlato spesso d’amore, senza fare tante distinzioni (quelle le abbiamo fatte noi dopo, non sempre azzeccandole secondo il mio modesto parere). E trovo magnifico che lo abbia fatto in un contesto di fede, di religiosità, addirittura di norma e comando (come se si potesse comandare di amare…).

La cosa per me interessante è il fatto che Gesù, rispondendo alla domanda su quale sia il più importante dei comandamenti, dica alcune cose che riguardano tutti, anche chi non crede. Perché tutti ne facciamo esperienza: se amare è quanto di più desiderabile e bello ci possa capitare, tale desiderio fatica a realizzarsi, non è immune da storture e paradossi, non sempre riesce a fuggire l’ombra che accompagna ogni realtà umana. Ammetterlo sarebbe già un primo passo in questo mondo confuso che idolatra l’amore creando grandi attese e devastanti delusioni (tutti amano tranne me!).

Riflettendo in questa domenica ventosa di fine ottobre, mi sembra di avere trovato nel Vangelo odierno alcune sfumature interessanti che voglio condividere con voi.

  • Gesù dà per scontato che l’amore provenga da Dio, che abbia a che fare con lui. Insinua che, addirittura, sia Dio l’origine dell’Amore che possiamo condividere, contraccambiandolo,  condividendolo con altre persone, usandolo per rileggere la nostra identità profonda. Come a dire: sono capace di amare anche chi non mi ama dell’amore con cui sono amato da Dio, non perché sono figo. Posso amare me stesso senza diventare narcisista o senza scivolare nella disistima perché scopro di essere amato da Dio e di essere in grado di amare se lascio la scintilla che egli ha seminato nel mio cuore, la mia anima, fiorire.
  • L’amore coinvolge non soltanto le emozioni (il cuore), ma anche l’intelligenza (la mente) e la volontà (la forza). Amare seguendo le proprie emozioni è istintivo e molto diffuso ma richiede un coinvolgimento complessivo del nostro essere. Ti amo in maniera intelligente (senza manipolarti, senza idealizzarti, senza idolatrarti, senza caricarti di mille attese) e ti amo facendo delle scelte che manifestino questo amore, riconoscendo anche il mio istinto predatorio, negativo, che tenta di soverchiarti e agendo contro di esso.
  • Nel cammino di coppia, quando ci si incontra e ci si innamora attraversando diverse fasi, dall’emozione alla consapevolezza, ho scoperto esistere una grande verità: o l’anima di ogni singolo cresce o l’amore muore. Se la vita è un cammino di consapevolezza per imparare ad amare, per scoprire chi siamo veramente, parte di un gigantesco progetto di bene e di salvezza, per far fiorire la nostra dimensione più vera, l’anima, allora il cammino di coppia è un grandioso aiuto che Dio ci offre. Non per caricare l’altro di compiti impossibili (come quello di risolvere i miei conflitti e i miei sensi di colpa) ma per gioire di condividere uno stesso percorso, facendo esperienza della bellezza di Dio riflessa nell’altro, nella gioia del camminare anche quando l’altro, facendoti da specchio, rivela quanto cammino ancora tu debba fare.
  • Ci sono momenti d crescita molto dolorosi in una coppia, ma non legati alla delusione (benedetta de-lusione, che significa smettere di giocare!) ma piuttosto alla tentazione di stare fermi dove si è per non crescere. Amare significa entrare nella logica di dono-di-sé affatto devota e melensa, ma intensa e urticante. E accettare di dover ancora cambiare, di non avere ancora capito in fondo, di accogliere e superare le proprie ombre, non è facile. Significa spogliarsi di un me che conosco per  un me ancora tutto ipotetico.

Ecco, alcuni pensieri da domenica mattina.

Pensieri scaturiti dall’affermazione di Gesù, dalla sua richiesta di entrare nella logica dell’amore dalla sua prospettiva.

Fatemelo dire: io lovvo Gesù.

Category: Diario personale

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One comment

  1. E’ proprio vero: ciò per cui siamo stati creati, ciò che c’è di più bello, di più importante , di più …
    è sicuramente il più difficile da concretizzare: amare ed essere amati.
    Solo l’Amore di Dio in noi può essere per grazia, un prendere coscienza della nostra vera identità (il dischetto originale e non taroccato), ponendo sull’altro uno sguardo carico non di emozioni ma di affetto (da ad-fectus = andare verso l’alterità senza ricerche personali, nel dono pieno di sé) attraverso delusioni che, in un cammino estatico ed estetico, ci ponga nella logica del Suo Amore pieno e totalizzante.

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Article by: Paolo

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