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Gentilmente

Dove posso trovare qualcosa sulla gentilezza verso se stessi nei Vangeli o Bibbia? Mi sembra che nel cristianesimo ci sia spesso da battersi il petto e chinare la testa. Io resto cristiana, ma per esempio sto leggendo un libriccino di un monaco buddista pacifista, una persona molto seria (…), e mi sembra che sulla compassione verso se stessi abbia da insegnare. Caterina

 

Leggere la sua mail mi suscita una fitta al cuore, Caterina, perché tocca in me un nervo scoperto. Ciò che lei scrive è vero: l’idea che molti hanno del cristianesimo è quella di una religione fatta di mortificazione e di pentimento, di sensi di colpa e di sofferenza da sopportare. Intendiamoci: la meditazione del dono di Gesù sulla croce forgia i santi ma a patto di accoglierla nel senso pieno del suo significato. Ciò che ci ha salvati non è il dolore di Gesù ma il suo amore. E la croce, che spesso affermiamo di portare, rischia di essere il nome che diamo al dolore che non vogliamo affrontare e che nobilitiamo. La fede cristiana è fondata su un annuncio di gioia, come ci ha ricordato papa Francesco nella sua prima enciclica: l’annuncio di un Dio padre/madre buono che si rivela agli uomini, che offre amicizia e aiuto, che indica una direzione e un senso profondo alle cose che facciamo e che siamo, un orizzonte in cui collocare la nostra vita. Gesù è venuto a portare la gioia nei cuori, non quella semplificata e narcisista che il mondo propone (e vende) ma quella fondata sulla consapevolezza dello scoprirsi amati. Nel passato i maestri dello spirito riflettevano sull’amore verso se stessi, sulle virtù da far crescere e le ombre, i vizi, da combattere. Oggi tutto sembra appiattito in un generico moralismo, in un “fare i bravi” che odora molto di rassicurante buon senso, non di novità evangelica. In noi esiste una scintilla di Dio, una preziosa anima che ci è stata donata nel momento del nostro concepimento, una caparra di infinito da coltivare e far crescere nelle scelte concrete, gioendo delle gioie che Dio ci dona e accogliendo i passaggi faticosi che ogni crescita comporta. La gioia cristiana è una tristezza superata, come bene testimoniano i vangeli delle apparizioni del risorto. A volte, invece, coltiviamo la nostra tristezza invece di vederne le cause e chiediamo a Dio di togliere ostacoli che, invece, sta a noi superare. Ci sono situazioni di oggettiva sofferenza, un lutto, una malattia, ma anche in quelle situazioni, così propone il Vangelo, esiste una redenzione, una salvezza gioiosa di chi sa che nulla ci separa dall’essere amati e dal poter amare. Gesù ci chiede di portare la croce, cioè di entrare, come lui, nella logica dell’amore che va fino in fondo, non certo di piallarla e di carteggiarla ogni mattina. Vale la pena di insistere Caterina, di diventare noi per primi testimoni che in Cristo l’umanità fiorisce.

 

(Articolo apparso sul mensile Benessere)

Category: Diario personale

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6 comments

  1. “la gioia cristiana è una tristezza superata”

    Il senso di questa frase sarà l’incipit delle preghierine che la sera recito con i miei bimbi.

  2. “Ama il Prossimo tuo come te stesso”…
    Sono solo poche parole che possono, all’apparenza, anche non dire niente, possono essere banalizzate e messe da parte… ma, nel concreto, in queste parole è racchiusa tutta la gentilezza che possiamo usare verso noi stessi e verso il prossimo in virtù di quanto teniamo a noi stessi. Se amo me stesso e il mio intimo non tollera l’arroganza, l’orgoglio, la superbia, l’intolleranza, l’impazienza, la malvagità, l’oppressione e quant’altro di negativo, non posso io stesso essere arrogante, orgoglioso, superbo, intollerante, impaziente, malvagio e oppressori. Se mi rivolgo al fratello, lo faccio con tutto l’amore che mi viene da Cristo, con tutta la gentilezza che Gesù esige da me, perché in virtù di questo Amore, amo me stesso e il prossimo, e sono gentile verso il prossimo e verso me stesso. Tutte le parole e
    gli atteggiamenti negativi che usiamo verso gli altri, in realtà, li usiamo verso noi stessi; primo perché stiamo sporcando la nostra anima, e secondo perché autorizziamo e invitiamo gli altri a detto comportamento. A volte, però, può succedere che, amiamo tanto noi stessi da pretendere che gli altri abbiano parole e atteggiamenti positivi nei nostri confronti, ma senza usarli nei loro confronti… questo non è gentilezza e amore verso me stesso, ma puro egoismo che potrebbe catalogare in ultima posizione, ma in effetti, ci elimina dalla lista di coloro che usano il Comandamento dell’Amore: “Amerai il Signore Dio provvedere tuo con tutto il Cuore, con tutta la tua Anima, con tutta la tua Mente… e il Prossimo tuo come te stesso”.
    Buona Domenica.

    1. Ma se io sono gentile con me stesso e con gli altri, non devo, neppure, pretendere che gli altri lo siano necessariamente con me. Anche questo sarebbe egoismo…!

      1. Ovvio, l’Amore Ama a prescindere. Si ama sempre, perché è necessario portare le nostre piccole croci, per amor nostro e del prossimo, così come ha fatto Gesù, anche se la Sua Croce non era tanto piccola…

  3. Is. 49,15. 《Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai》
    Salmo 8 《Che cosa è l’uomo perchè te ne ricordi ed il figlio dell’uomo perché te ne curi?
    Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli: di gloria e di onore lo hai coronato》

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Article by: Paolo

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