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Venite dietro di me

Venite dietro di me.
Detta così, senza lucine, senza aureole, senza musichetta d’ambiente.
E lui non è questo guru carismatico che smuove le folle. È uno che è scappato perché teme di fare la fine del Battista. Ma non torna a Nazareht, non si chiude nelle grotte sperando di non essere scoperto. Hanno ucciso il Battista, certo, e non tira certo una buona aria per profeti e affini.
Ma lui osa, lascia casa, si insedia in questo piccolo borgo di pescatori diventato importante perché diventato una zona di confine.
Confine fra i regni di due dei figli di Erode, in un luogo che già era considerato un confine fra credenti e pagani, fra giudei e pagani, confine segnato da quel grande lago la cui sponda orientale era in mano ai pagani.
Venite dietro di me.
Dice a quei pescatori tornati a casa dopo una faticosa notte di lavoro.
E lo guardano perplessi, senza sapere bene cosa fare, loro, abituati alle notti insonni, al legno che odora di pece, alle reti da sistemare e il pesce da vendere appena sbarcati.
Venite dietro di me.
Proprio quando dovrebbe stare in silenzio e buono, senza farsi riconoscere, senza cercare compagni.
Ma così è Dio.
Brucia.
Venite dietro di me.

Sguardi
Vede due fratelli. Poi altri due.
Sembrano pescatori, sono identificati, come noi, da ciò che fanno.
Gesù vede oltre, il suo sguardo legge oltre l’apparenza. Simone il cocciuto non sa ancora di essere Pietro. Giovanni non sa ancora di essere un boanerghes, capace di far tuonare la Parola.
Nemmeno noi sappiamo bene cosa siamo finché non ci mettiamo alla sequela del Signore, finché non abbiamo il coraggio di lasciare tutto, di osare, di credere, di vedere anche noi ciò che Dio solo vede. Il meglio di noi stessi. Il meglio di me.
Venite dietro di me, ci ripete, oggi, il Signore. Anche se non ne siamo degni, anche se abbiamo affondato i nostri sogni nel profondo del mare dell’abitudine, anche se ci siamo rasseganti a restare con le reti vuote. Venite dietro di me, ci dice colui che ci conosce fino in fondo.
Il solo, forse, che ci conosce. Il solo che ci ama senza condizioni, senza misura, senza tentennamenti.
Si fida di noi, di me. Potrebbe farne a meno, ma chiede il nostro aiuto. Il mio.
Ha un obiettivo, il Signore, andare a Zabulon e Neftali.
Le prime due tribù cadute sotto il dominio degli Assiri, secoli prima. Terre perdute. Periferie della storia, inutili e dannose, sporche e compromesse.
Ha bisogno di pescatori di umanità in tutte le periferie con cui veniamo a contatto.
Forse non partiremo mai per le missioni estere. Né troveremo tempo e coraggio per fare volontariato. E la nostra vita si consumerà tutta intorno a quella piccola barca, senza trovare veramente il coraggio di andare.
Ma che importa? Se sapremo tirar fuori tutta l’umanità che portiamo nel cuore.
Lasciando la casa di nostro padre, cioè le nostre esperienze precedenti. Abbandonando le reti, cioè i legami, invece di passare il tempo a riannodarli.
Discepoli liberi per creare uomini e donne liberi, infine.

Il Regno
Venite dietro di me.
Per raccontare l’essenziale.
Poche frasi, pochi concetti. Dio si è fatto presente, si è reso accessibile, è vicino, si fa vicino, accorgitene, convertiti.
Cioè cambia sguardo, prospettiva, direzione, opinione.
Cambia perché Dio è diverso e la tua vita è diversa, tu sei diverso.
Il Regno si è fatto vicino, è a portata di mano.
Il Regno che è la scoperta dell’amore come unica e somma legge che regola l’Universo e le nostre vite. L’amore che regge ogni cosa. E l’amore, allora guarisce. Gesù parla e la sua Parola guarisce, mi guarisce, ci guarisce.
Perché è una Parola creativa, nuova e inattesa, gravida e feconda.
Così cominciamo questo anno.
Da discepoli.

Venite dietro di me.
Eccoci, Signore, se ancora ci vuoi,
fragili e deboli, feriti e claudicanti, eccoci.
Pronti a raggiungere le periferie che ti ami abitare, perché, buon Dio!, le conosciamo così bene quelle periferie! Ci abbiamo vissuto da tempo. Le abbiamo esplorate, ci abitano, ci danno identità.
Eccoci, Signore, fragili come Pietro e Andrea, come Giacomo e Giovanni, eppure ancora disposti a diventare pescatori di umanità, a far germogliare tutta l’umanità che portiamo nel cuore e che tu hai onorato e santificato diventando uomo.
Eccoci.

Category: Parole

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Article by: Paolo

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