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Io credo

Io credo nel Dio che Gesù è venuto a raccontare e a rivelare. 

Credo che Dio è, è amore, è presente.

Credo che Dio ha creato l’Universo e lo sostiene, ha creato l’umano libero perché possa scegliere di cercarlo e di collaborare all’opera della salvezza.

Credo che Dio sia Trinità, cioè comunione e relazione, e che il suo volto sia misericordia.

Credo che Gesù sia totalmente uomo, eccetto il peccato che è la non umanità, e totalmente Dio, ponte, pontefice fra noi e Dio.

Credo che Gesù abbia voluto attorno a sé una comunità di discepoli che proclamassero il suo vangelo e vivessero le beatitudini, anticipando e manifestando il Regno, icona dell’umanità possibile e redenta.

Credo che lo Spirito Santo accompagni la Chiesa, la sostenga, la converta, la corregga,la rianimi, la faccia brillare nel volto di tanti santi, ufficiali o meno, con cui ci accompagna.

Credo che ogni uomo sia capace di Dio, chiamato a far parte del suo grande progetto. 

Credo che la luce si veda solo nella tenebra e che la tenebra esiste ed agisce ma che non può sconfiggere coloro che hanno alla porta del proprio cuore l’uomo forte che è Cristo.

Credo che lo Spirito agisca quando la Chiesa prega, ama, annuncia. Credo che questa Chiesa è colma di doni gli uni per gli altri, i ministeri, utili alla reciproca gioia. Uno di questi ministeri, quello petrino, è affidato per la custodia viva e radiosa del deposito della fede.

Credo che Cristo tornerà nella pienezza del tempo.

E di questa fede mi nutro con la preghiera, la Parola, i sacramenti, la vita comunitaria, lo stupore della Creazione, la meditazione, la compassione, il perdono.

Amen.

(Di conseguenza non credo che Dio sia uno che ti punisce mandandoti un cancro o un terremoto. Non credo che Dio sia un Babbo Natale inutile e scipito. Non credo che Dio sia la proiezione dei nostri desideri o delle nostre paure. Non credo che Gesù sia un grande uomo e basta, non credo che sia un illuso o un uomo divinizzato. Non credo che lo Spirito santo dorma.Non credo che lo Spirito santo si schifi di suscitare germi di santità anche fra uomini che non appartengono alla Chiesa cattolica. Non credo che la Chiesa sia un’invenzione dei preti, non credo che il mondo stia precipitando nel baratro. Non credo che le divisioni nella Chiesa siano opera di Dio ma della fragilità e delle incomprensioni degli uomini e che, di conseguenza, tutto ciò che va verso l’unità è volontà divina. Non credo che l’odio, l’astio, la paura verso gli stranieri e i profughi difenda la cattolicità ma, piuttosto che la offenda, né credo che un generico buonismo manifesti amore nei loro confronti. Non credo che i papi debbano essere usati per far valere le proprie opinioni, né che i giornalisti, anche se si dicono cattolici, possano dare patentini di cattolicità ai papi. Non credo che il clima di rissosità che qualche se-dicente cattolico vuole imporre, anche sul web, contrapponendo, insultando, giudicando, sia conforme alla volontà di Cristo. Amen)

 

Category: Diario personale

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12 comments

  1. Io credo che Dio esiste, perché a domanda risponde.
    Credo che esiste, perché ha salvato la mia vita, e non avrebbe potuto farlo nessun altro, neanche mio marito, che amo tantissimo.
    Credo che esiste perché tante persone hanno nel cuore il desiderio di stare insieme, di pregare insieme, di condividere, e questo è da Dio.
    Credo che Dio esiste perché mio cugino e sua moglie, dopo aver affrontato con fatica, paura , ma sempre fede, la leucemia che ha colpito il loro secondogenito, che oggi sta bene, hanno da poco accolto la loro terza bimba con gioia, e questo parla di speranza, e di fiducia, e questo è da Dio.
    Credo che esiste perché ha desiderato per noi la bellezza, nel Creato, come un padre che ama tanto i suoi figli da volerli accogliere nel modo migliore.
    Credo che esiste perché si esprime in tanti fratelli che me lo fanno sentire vivo e vicino.
    Fratelli come te, Paolo.
    Grazie.

  2. „È facile essere credenti senza bontà; è facile anche essere teologi e preti senza bontà. È facile ed è mortale. Funzionari delle regole e analfabeti del cuore. Difensori della sana dottrina e indifferenti al dolore. Ma è l’uomo la strada maestra della Chiesa, sempre.“
    „Dio non toglie vita. Dà la sua vita anche a coloro che gliela tolgono.“
    – Ermes Ronchi

  3. Bellissimo credo,di cui condivido ogni parola e significato che pone al centro di tutto Dio e la sua infinita misericordia fondata sull’amore e non su sentimenti tipicamente umani e quindi imperfetti che vorrebbero attribuirgli i nostri limiti,i nostri criteri imperfetti di giudizio,che dividono,invece di unire,che condannano,invece di capire,che purtroppo spesso si basano sull’odio per il diverso ,che emarginiamo,e non sull’amore.

  4. Buono e misericordioso e ‘ il Signore , lento all’ ira. Un promemoria importante per un Cristiano. Perche’ dobbiamo poi ricadere spesso nell’ invenzione di un Dio fustigatore che condiziona negativamente il nostro quotidiano , inaridisce il cuore, la mente e i nostri gesti irrimediabilmente ? Estirpare queste miserie e darsi una sferzata d’ amore
    per rinascere a nuova vita come vuole Lui , per scegliere la sua via senza preconcetti sterili. Sia questa la nostra vocazione.

  5. Molti mi chiedono dei chiarimenti su varie affermazioni concernenti la punizione divina, anche di Papi o di veggenti riconosciuti. Dio non manda la punizione (nel caso del terremoto avrebbe fatto cilecca! Doveva radere al suolo Montecitorio) ma certi eventi sono la conseguenza delle nostre azioni. Se mi ubriaco regolarmente e mi viene un cancro al fegato non è punizione divina! Il terremoto, da questo punto di vista, non è in alcun modo una punizione anche perché, scorrettamente, viene legata a delle scelte politiche e morali e non ad altre. Perché, allora, il terremoto non è caduto sull’Isis? Questa strada non porta da nessuna parte. Il fatto che alcuni veggenti abbiano usato questo linguaggio (anche don Bosco) va capito nel contesto in cui quelle parole sono pronunciate e in quel contesto vanno interpretate. Esiste nella dottrina una gerarchia delle verità e ogni verità è letta nella pienezza della Rivelazione in Cristo. Anche nell’AT vi sono pagine in cui si dice che Dio “punisce” ma le leggiamo alla luce della rivelazione in Gesù. E ciò che dice Gesù l’ho scritto tempo fa su uno dei mie libri: “Il dolore è una punizione divina?
    Sono in molti a pensarlo, anche fra i cristiani.
    Certo, credono che Dio sia buono, ma è meglio non farlo arrabbiare!

    Quante volte mi sono sentito dire: cosa ho fatto di male per meritarmi questa disgrazia!
    Anche al tempo di Gesù si pensava in questo modo, si credeva che una malattia, ad esempio, fosse la punizione per un peccato nascosto.
    Nonostante la riflessione di Giobbe, il pensiero comune attribuiva alla mano divina ogni disgrazia.

    Gesù, invece, non la pensa così.

    In quel momento arrivarono alcuni a riferirgli il fatto di quei galilei che Pilato aveva fatto uccidere mentre stavano offrendo i loro sacrifici. Gesù disse: «Credete che quei galilei abbiano subìto tale sorte perché erano più peccatori di tutti gli altri galilei? Vi dico che non è così; anzi, se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo. E quei diciotto che morirono schiacciati sotto la torre di Siloe, credete voi che fossero più debitori di tutti gli altri abitanti di Gerusalemme? Io vi dico che non è vero; anzi, se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo». (Lc 13)

    All’origine della morte dei poveri galilei uccisi durante il culto non vi è una punizione divina, ma l’arroganza di Pilato e la violenza che il potere porta sempre con sé. All’origine della morte dei diciotto cittadini rimasti schiacciati dal crollo della torre di Siloe non vi è l’intervento di Dio ma l’imperizia dei costruttori!

    Gesù, con una sola battuta, smentisce la nostra idea della disgrazia come punizione divina, riconducendo l’origine della sofferenza a ragioni molto più semplici e verificabili.
    Spesso all’origine di una malattia vi è uno scorretto stile di vita.
    All’origine di un litigio qualche nervosismo di troppo.
    Di un tradimento, una stanchezza nella relazione.

    Ma aggiunge il Signore, questi eventi sono un’opportunità per riflettere sulla brevità della vita, sulla necessità di andare all’essenziale. Se la nostra vita può essere portata via da un incidente o dalla follia di un procuratore romano, allora va vissuta con intensità e verità giorno per giorno, per convertirci alla buona notizia del Regno perché se la morte è un evento drammatico, la morte dell’anima è peggiore.
    L’analisi di Gesù chiarisce definitivamente un pregiudizio ancora molto diffuso: la sofferenza non è una punizione divina, ma l’opportunità di una riflessione che ci indirizzi verso orizzonti più ampi ed autentici”

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Article by: Paolo

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