Ultimi articoli inseriti Donne del Vangelo
Ultimi articoli inseriti Levi
Ultimi articoli inseriti Liti e capricci
Ultimi articoli inseriti Vedova di naim
Ultimi articoli inseriti La fede del centurione

Narciso e la realtà

Mohamed Lahouaiej Bouhlel, 31 anni, ha ucciso 84 persone con un camion a Nizza: descritto come “poco religioso” e “taciturno”, si stava separando dalla moglie; Anders Breivik, suo coetaneo, nel 2011 giustiziò con un fucile 77 giovani ad un raduno politico dicendo di battersi contro una società “multiculturalista”; Andreas Lubitz, 27 anni, tedesco, nel 2015 si schiantò con l’aereo che pilotava sulle Alpi francesi, uccidendo 144 persone: viveva un momento di forte depressione sottovalutata dai medici; Omar Ismail Mostefai prima di diventare un kamikaze del Bataclan aveva sognato di diventare un rapper, così come Cherif Kouachi, l’assassino dei giornalisti di Charlie Hebdo.

 

Fra le tante ragioni che hanno portato a questi orribili fatti di cronaca, ideale politico, fanatismo religioso, rivendicazione, ne esiste uno che li accomuna: un disturbo narcisistico della personalità.

I narcisisti sono individui incapaci di percepire il dolore altrui, desiderano fama e grandezza e non riescono ad ammettere il limite del quotidiano, riconducono tutto a loro stessi. Quando sperimentano il fallimento, l’unico modo che hanno di esprimere il loro ego ipertrofico sembra essere un suicidio spettacolare, tragico, che li ponga al centro della scena per finire finalmente sulle prime pagine dei giornali.

Motivazione che sembra di rintracciare anche nei rich-kids della strage di Dacca o nel ragazzo che ha ucciso in un cinema vestito da Joker, il nemico di Batman.

Esistono e vanno analizzate, certo, tutte le componenti che ispirano questi fatti, sociali, politiche, religiose e non voglio certo liquidare questi fatti dando dei pazzi a questa gente, sottovalutando altri fattori concomitanti, ci mancherebbe. 

Ma voglio sottolineare questo tratto comune, figlio di un tempo, il nostro, che genera immensa solitudine, che esaspera le attese individuali, che finge di intessere relazioni e connessioni (quasi sempre solo virtuali), lasciando invece l’individuo a gestire le proprie frustrazioni. Manca una vera educazione alla vita e al limite, all’accoglienza della sconfitta e al valore della quotidianità.

Cresciamo con l’idea di avere mille possibilità, invitati a sognare in grande, in una corsa esasperata ad emergere. Ma il confronto con la realtà ci riporta con i piedi per terra, a volte, o ci lascia in frantumi, più spesso.

Il percorso interiore, animico, la scoperta di essere preziosi agli occhi di Dio, oltre i risultati, credere di far parte di un grande progetto divino in cui il mio esistere è un tassello fondamentale, che supera e rilegge successi e fallimenti, ci spinge nella direzione giusta, allontanandoci dal Narcisismo crescente e avvicinandoci alla logica dell’amore gratuito donato e ricevuto.

Qualche tempo fa chiedevo ad una primario di psichiatria, durante uno dei miei viaggi:

“Da teologo e psichiatra: perché oggi la gente sembra tutta fuori di testa?”

“Da psichiatra a teologo: perché non accetta più il senso del limite, vive una sconfitta come la fine di tutto, non ammette nel proprio orizzonte altro da sé”.

 

(pensavo di non avere parole da dire, ma la notte porta consiglio. O era “porta coniglio”?)

Category: Diario personale

Tags:

2 comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Article by: Paolo

Tutte le informazioni le puoi trovare in questa pagina. Se ti servono alcune fotografie per locandine o depliant, le puoi trovare qui
CHIUDI
CLOSE