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Domenica mattina

Piove, fuori.

E, sopra i 1500 metri, la neve è tornata a farsi vedere. Forse ho fatto il cambio degli armadi troppo presto! Mi sa che oggi staremo in casa, mia moglie a preparare il concorso, mio figlio a fare i compiti (si vede all’orizzonte la fine della scuola!), io a cercare di sgomberare la mente troppo ingombra, come sempre accade in primavera.

Leggo tanto, scrivo tanto, e, alla fine, il rischio è di finire imprigionato dentro ad una bolla.

Allora lo scrivere mi aiuta a far uscire i pensieri dalla testa, a isolarli e renderli definiti, a dar loro forma e misura. Ecco quelli di stamane, messi in fila alla rinfusa.

Il bombardamento di Aleppo, la questione dei migranti, il terremoto in Ecuador nella diocesi di Juan Carlos e Matteo… L’attualità entra prepotentemente nel mio rifugio alpino, a volte rischia addirittura di intossicare la vita quotidiana, spingendola verso il baratro della disperazione. La tentazione è quella di liquidare tutto con un sospiro e di voltare pagina, o di arrendersi alla complessità della situazione.

La prima lettura di oggi, la visione della Gerusalemme celeste, mi offre una chiave di lettura globale, possente, coerente: in questa lotta fra luce e tenebra che viviamo, in questo coacervo di contraddizione che è l’essere umano segnato dall’ombra, l’unico modo che abbiamo di vivere in pienezza, in tensione verso il Regno, è di guardare in alto, oltre, altrove, per migliorare il qui e ora. Non stare seduti ad aspettare, ma a costruire spazi di pace, di tolleranza, di accoglienza, di condivisione là dove viviamo espandendo questa scelta all’esterno, al sociale, al politico, all’economico. E, soprattutto, non disperare.

Ma schierarsi dalla parte di coloro che gettano ponti, che cuciono, invece di strappare, a partire dal loro piccolo, come suggeriva il caro amico don Marco Granara commentando un mio post.

Il modo per evitare che l’Europa si islamizzi, nuovo fantasma agitato dai giornaloni, è tornare alla fede vera, andare a messa, pregare, riscoprire il Vangelo, convertirsi sul serio, passare da una religione sociale all’incontro con Gesù. E agli amici musulmani dico, con amicizia: accogliete la buona notizia che Dio non vi tratta più come muslimsottomessi, ma come figli.

La guerra in Siria odora di marcio, di compromessi, di affari loschi, di potere da spostare, di nuovi assetti. Abbondano le dietrologie (alcune vere, immagino, penso al caos libico provocato per ridistribuire le concessioni petrolifere!), ma la verità resta una: se diamo spazio all’avidità che ognuno porta nel cuore, se lasciamo prevalere in noi la tenebra, anche casa nostra può diventare una piccola Siria.

Il cuore dell’uomo è un abisso da colmare della tenerezza di Dio.

Il nemico è dentro di noi. Come ci dimostra l’orribile storia di Caivano, di pedofili che abusano di bambini, spesso famigliari, che li gettano dalla finestra se protestano, in un clima spaventoso di omertà generale.

Sta smettendo di piovere, Jakob mi chiama.

Porto nel cuore la Parola di oggi, mia forza, mia luce, mia difesa:

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

Category: Diario personale

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One comment

  1. Grazie, Paolo, per qeste parole. Ieri ho iniziato a scriverti almeno un paio di volte, sommersa dalla disperazione per questo mondo che non mi piace, che è lontano dalla Gerusalemme descritta dalla Scrittura.
    Chiara

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Article by: Paolo

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