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Di rientro

Sto cercando anch’io un punto d’appoggio per fare una sintesi di quanto ho vissuto in questa settimana.

Vengo in questa terra da quasi trent’anni e ogni volta ne vengo fuori lacerato ed entusiasta. E’ il dodicesimo viaggio in Israele che propongo, quaranta pellegrini con me, da tutta Italia.

Ogni volta che devo organizzarmi e partire mi dico: è l’ultima volta. Poi, quando torno, vedendo la gioia nel cuore di chi mi ha dato fiducia, apro all’eventualità di un ulteriore viaggio, forse.

Perché fatico così tanto? Basta venire e vedere.

Vedere le contraddizioni che non si spengono, ma che si acuiscono, anno dopo anno. Le incomprensioni incancrenite fra palestinesi ed israeliani. I toni che si alzano e la disperazione nei volti degli uni e degli altri. L’ossessione della terra che passa sopra ogni ragionevolezza, ogni dialogo, ogni decisione, che prevale su tutto. E si invoca Dio per giustificare le proprie pretese. 

Certo, noi qui veniamo in un certo modo, non da turisti, nessun “turismo religioso”.

Mettiamo la fede e la ricerca di fede al centro. Visitiamo i luoghi e scrutiamo le pietre per dare solidità a ciò che crediamo, per trovare le evidenti tracce del passaggio di Gesù il Nazareno che proclamiamo essere il figlio di Dio. E prendiamo i vangeli sul serio, leggendoli sui luoghi, lasciandoci interrogare, facendo silenzio, pregando. Scuote, questo luogo, perché rende visibile il Vangelo, ne svela i colori, gli odori, i suoni, e non lascia indifferente.

E incontriamo la gente di qui: arabi israeliani, arabi palestinesi, israeliti, latini ed ortodossi, musulmani ed ebrei. Ma solo gente che cuce, invece di strappare, che lotta senza contrapporre, che cerca le verità senza farne un’arma. Come si fa a tornare a casa senza il cuore straziato? Senza grandi domande di senso?

Qualcuno dei pellegrini, oggi, mi ha detto di sentirsi come se fosse stato lontano da casa per sei mesi.

Lo so bene: ci vorrà del tempo per atterrare. Certamente per qualche anno anche i nostri metri di giudizio, ciò che consideriamo emergenza ed essenziale, ad esempio, cambieranno.

Bene, ora si tratta di planare dolcemente, di lasciare decantare, ringraziando i tanti compagni di viaggio. Quando vedo nei loro occhi lo stupore, so di avere fatto ciò che dovevo fare.

Questi sono i pensieri che affollano la mia testa mentre aspettiamo il volo di rientro in Italia. La stanchezza in tutti è evidente.

Vedo di fronte a me un volto conosciuto, mi alzo e mi presento. Non vedo don Peppino da dieci anni. Di lui mi ha sempre stupito il candore evangelico. Prete lombardo, attento al mondo del lavoro, ha cercato di coinvolgere e costruire anche fuori dalla realtà italiana. Un’anima bella e svaporata. Mi presento, mi riconosce. Abbracci, pacche sulle spalle. Mi racconta che è venuto, solo, per vedere a che punto sono le cose che negli anni ha costruito. Come un asilo a Jenin. Lo guardo stranito: mi racconta che il nuovo parroco locale è un po’ strano, che si contrappone ai musulmani, non li accetta di buon grado nell’asilo. Eppure chi vive qui sa che proprio le scuole cristiane, minoranza assoluta in queste terre, hanno creato forti legami fra le diverse religioni. Ascolto, consiglio, accetto la richiesta di pregare per questa situazione. Poi lo guardo: secco e mingherlino, due lenti come fondi di bottiglia, ottantacinque anni, non sa una parola di inglese. Mi chiedo come sia riuscito a superare gli estenuanti controlli alle frontiere. Mistero della Provvidenza.

Sull’aereo ci hanno assegnato i posti vicini, dopo un paio di ore di volo in cui sonnecchio, mi dice:

Sai Paolo, penso che sia bellissimo il fatto che tu continui a portare gente e vedere. Loro torneranno e racconteranno. Ed è il solo modo che abbiamo per aiutare questa gente: esserci, vedere, raccontare, prendere il Vangelo come criterio di valutazione e la pace come unica soluzione.

 Messaggio ricevuto, forte e chiaro. Sì, tornerò.

Category: Diario in Terra Santa

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5 comments

  1. Bellissimo il tuo stato d’animo al rientro; fantastiche le tue riflessioni e la modalità di …”mettere al centro la fede e la ricerca di fede”!
    Spero tanto di poter condividere con te il prossimo viaggio per poter anch’io raccontare quanto ricevuto…perché sono certa anch’io che …tornerai!!!!!!

  2. E noi torneremo con te !
    Intenso, profondo incontro di umanità ferite che lottano e continuano strenuamente a confidare, a guardare il cielo e cercare risposte, consolazione e coraggio. Sta a noi aiutarle a portare la croce con la nostra solidarietà, la nostra preghiera, la nostra presenza . Laura

  3. sono stata in terrasanta ormai tre anni fa, a Dio piacendo dovrei tornarci alla fine dell’anno, ma una cosa mi è rimasta dentro da allora: il rimpianto alla partenza (scontato) ma l’aver camminato nella Bibbia per dieci giorni ha stravolto in maniera definitiva la mia comprensione della Parola. Valentina

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Article by: Paolo

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