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Venite, benedetti

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. 
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. 
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. 
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna». (Mt 25)

Il concetto di misericordia, nella Bibbia, porta con sé un duplice significato: da una parte la compassione suscitata dalla situazione di chi ho davanti, dall’altra la volontà che ci spinge ad agire per superare la situazione di sofferenza. Compassione e azione, come fa il buon Samaritano nella parabola di Luca. Noi, purtroppo, abbiamo stravolto tale significato facendo diventare la compassione una sorta di emozione (“mi fa pena”) che, troppo spesso, si esaurisce in qualche ora. Chi di noi non ha provato una pena immensa davanti alla foto del bambino siriano annegato sulle spiagge turche? Ma quanto questa emozione si è poi concretizzata in un’azione concreta per superare la drammatica situazione dei profughi e della guerra? La pagina del Vangelo di oggi ci pome davanti all’evidenza: saremo giudicati sull’amore, sulle azioni concrete che avremo saputo mettere in atto davanti al sofferente. E lo facciamo perché abbiamo imparato a riconoscere nel volto dell’affamato, dell’ammalato, del carcerato, il volto stesso di Cristo. Il nostro non è un gesto altruistico ma la consapevolezza che il Signore si nasconde nel povero che incontriamo.

Category: Parole

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Article by: Paolo

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