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Mi sarebbe piaciuto

Mi sarebbe piaciuto che qualcuno avesse organizzato una o più manifestazioni di solidarietà contro i fanatici somali dello Shebaab che sono entrati, di notte, in un collegio cristiano del Kenia, hanno radunato tutti gli studenti adolescenti, hanno fatto leggere a tutti in arabo per capire chi di loro fosse musulmano (!) poi hanno sterminato 147 ragazzi inermi ed innocenti, lo scorso venerdì santo.
Ma, si sa, il Kenia è lontano, non ci sono stati morti occidentali come a Tunisi e la Pasqua era incombente.

Mi sarebbe piaciuto che la società civile si impegnasse almeno una ventesima parte di quanto si è impegnata per l’efferato sterminio dei giornalisti di Charlie Hebdo, ricevendo appelli da firmare, leggendo di mobilitazione dei movimenti, dei sindacati che difendono i diritti, incontrando gente con le matite spezzate, perché sono stati uccisi prima come cristiani, poi come studenti e il terrore si nutre di ignoranza e non sopporta la cultura.
Ma, si sa, quando si entra nelle libertà fondamentali e ci si imbatte nel cristianesimo, una certa idea di laicité tutta europea, si sente in imbarazzo. E se gli intellettuali nostrani, giustamente, difendono il sacrosanto diritto di esprimere un pensiero libero (fosse anche offensivo), nicchiano davanti al sacrosanto diritto di professare il proprio credo religioso, specie se cristiano. Perché ritenuto oscurantista, populista, retrogrado.

Difendiamo i poveri agnellini dallo sterminio pasquale, certo.
E il diritto a volersi bene di tutti gli uomini e le donne, ci mancherebbe.
E il sacrosanto diritto di sentirsi liberi di criticare tutto e tutti, anche offendendo, giustamente.
Ma il fatto che uccidano 147 giovani rientra nelle cose incomprensibili che nascono dal seguire, in piena modernità!, credi religiosi che oscurano le intelligenze. Noi da qui, da quassù, dall’alto delle nostre conquiste sociali ed economiche, vogliamo solo difendere i nostri privilegi, erigendo barriere, aspettando che il contagio si fermi miracolosamente alle porte di casa.

Mi sarebbe piaciuto vedere un coro unanime di sdegno e di protesta da parte dei potenti del mondo. Dell’inutile ONU che sembra sfornare comunicati identici, cambiando solo l’intestazione per deprecare i massacri quotidiani. E leggere a caratteri cubitali le dichiarazioni di tutti i paesi musulmani, sciiti e sunniti, che condannano questo delirio e questa depravazione che offende l’Islam.
Ho visto solo un argentino dal volto dolente ripetere con forza, inutilmente, ascoltato con fastidio (molto più simpatico quando fa il pollice all’americana) “é in atto una persecuzione con il nostro silenzio complice”.

Mi sarebbe piaciuto qualcosa che mi rendesse più fiero di essere cittadino, insomma.
Dovrò dedicare qualche ora a rileggere ciò che mi rende fiero di essere cristiano e discepolo di quel Signore mite e inerme che, proprio di venerdì, quel venerdì, è morto sulla croce CON quei ragazzi, PER la conversione dei loro idioti assassini.

Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. (Gv 15)

Category: Diario personale

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16 comments

  1. Mi sarebbe piaciuto ascoltare, finalmente, da parte dei tanti fratelli musulmani, parole di sdegno e di condanna per ciò che non appartiene all’Islam piuttosto alla barbarie ed alla crudeltà… Ma forse bisogna, ancora, attendere perché non è giunto il tempo… 🙁

  2. Mi sarebbe piaciuto incontrare faccia a faccia tutti coloro che perseguitano i Cristiani, già perseguitati da circa 2000 anni fa dallo stesso Saulo di Tarso, e dire loro, come Gesù disse a Saulo sulla via di Damasco: “Perchè mi perseguiti”?
    Mi sarebbe piaciuto dire loro: “Amico, io non ho nulla contro di te, vedi, io non ti perseguito, rispetto la tua religione, rispetto il Corano, dal quale tu non hai saputo cogliere il meglio. Sappi, caro amico, che Dio è uno solo, anche se lo chiamiamo con diversi nomi; e Dio, se è vero Dio non si gloria del male, bensì, del bene che io, tu, tutti, possiamo e riusciamo a compiere. Il peccato, amico, va perdonato, se anche tu vorrai essere perdonato. Un giorno, tutti dovremo morire e siine certo, amico mio, il Dio che oggi tu dici di servire con la violenza, quello stesso Dio non perdonerà a te questo enorme, immane peccato. Quello stesso Dio, ti dirà: chi sei tu che ti erigi a giudice dei tuoi fratelli? Non sai, forse, che il giudizio, la pena, la condanna o il perdono spettano a Me e a Me soltanto?
    Caro amico, io sono Cristiana e non rinnegherò mai il mio Dio, il Signore Gesù Cristo, ma sappi che non chiederò mai a te di rinnegare il tuo Dio; ti chiedo, però, di servirLo nella giusta maniera, così come a Lui conviene.
    Non ti gloriare, oggi, della tua stessa morte, perchè, oggi, per te, è la tua stessa condanna; oggi per te è l’inizio delle tenebre, dalle quali non potrai mai più ritornare indietro. Se puoi, per favore, non perseguitare più noi Cristiani, perchè, per noi, oggi, la morte da questa vita, sarà l’inizio della Vera Luce, sarà la Vita Eterna.
    Ti abbraccio, caro amico e compagno di viaggio, spero, con tutto il cuore, che tu oggi possa aprire il tuo cuore e convertirlo al BENE.
    Con affetto, Federica.

  3. Sarebbe piaciuto anche a me.
    Mi sarebbe piaciuto anche prima del Kenya, prima della Tunisia, prima di Charlie Hebdo.

    Noi cristiani… che per vent’anni abbiamo imposto l’embargo all’Iraq… Noi cristiani… che non sgozziamo nessuno in riva al mare,

    preferiamo scaricare bombe dagli aerei, sulle teste di bambini musulmani.
    Bombe intelligenti, ovviamente.

    È da quando sono un bambino, da quando ho coscienza dei miei ricordi, che siamo noi cristiani quelli bravi e civili, quelli che bombardano i cattivi, quelli che mandano uomini armati per missioni umanitarie, quelli che fanno la guerra per avere la pace…

    Anche noi siamo ignoranti.
    Il nostro silenzio lo dimostra.

    Almeno 147 morti cristiani.
    Ci è stato raccontato come siano stati brutalmente uccisi.

    Il dettaglio su come sono stati “scelti” facendogli leggere il Corano, per vedere se sapevano l’Arabo o no.
    E così noi ignoranti vediamo questo momento. Contiamo i morti e il nostro cuore si riempie di rancore.

    Non sappiamo, noi, perché si è arrivati a questo.

    Noi vediamo solo il massacro e ci indigniamo. Ci indigniamo, si, ma neanche troppo per i morti in Kenya. Si, sono lontani da noi. Lontani.
    Ci colpisce solo il fatto che siano cristiani. È quello che interessa adesso per fomentare il nostro odio e motivare il nostro “intervenire per portare la civiltà”.

    Mi piacerebbe se, a questo punto, si tacesse su tutto e si facesse davvero qualcosa.

    Con coscienza. Alberto

    1. Ah beh, indaghiamo pure le ragioni, caro Alberto. Ma nessuna ragione può giustificare quel massacro. In ogni caso, poi, mi pare che il senso di questo post fosse un altro, ossia: come mai tutta quell’indignazione, quella presa di coscienza universale dopo Charli Hebdo e invece tutto questo passar via in questo caso? E la risposta, ahimé, ce l’ha data proprio Lei con questo commento…

      1. Nessuna ragione può giustificare quel massacro.
        Non c’è bisogno di doverlo ribadire.
        Se il senso di questo post era un altro, la prego gentilmente di scusarmi, se sono andato fuori tema.
        MA NON CREDO!
        Il mio pensiero è perfettamente coerente.
        Tutta quella indignazione e quella presa di coscienza universale dopo gli eventi di Parigi, o dopo l’attentato a Tunisi
        e invece tutto questo “silenzio” per la strage in Kenya.
        Così mi sento di voler dire:
        tutto questo silenzio per i morti in Ucraina
        tutto questo silenzio per i massacri in Siria
        tutto questo silenzio per le carneficine della guerra civile nella Repubblica Centrafricana
        tutto questo silenzio per gli immigrati clandestini che affogano nel Mediterraneo
        tutto questo silenzio per le vittime in Libia
        tutto questo silenzio per i bombardamenti di Israele in Palestina
        tutto questo silenzio

        Se lei dice che la risposta, ahimé, l’ho data proprio io con questo commento,
        la ringrazio.
        La ringrazio di avermi dato la colpa di tale silenzio
        e per avermi attribuito cotanto potere.
        La ringrazio per la mancanza di rispetto,
        non per il mio commento,
        ma per chi vive realmente questo silenzio.
        La ringrazio davvero.

        Mi dispiace solo che lei non abbia capito,
        ma probabilmente non sono stato in grado di spiegarmi.

        Quindi
        le dico solo, se vuole, di guardare ancora una volta la foto presente in testa all’articolo.
        Scioccante.
        Ora, mentre la osserva, si chieda: quante foto così ho già visto su giornali o in tv? Di quali, tra queste foto, ricordo il luogo, il giorno, il motivo? C’è qualcosa che distingue questa foto dalle altre? Perché vengono scattate foto come questa? Chi guarda queste foto? Qual è il significato di una foto così? Non è irrispettoso nei confronti delle vittime e delle loro famiglie?

        Ma soprattutto si chieda: perché io posso permettermi di guardare questa foto?

        Se saprà darsi una risposta sincera a quest’ultima domanda, avrà capito il mio pensiero e rimarrà in silenzio.
        Preghiamo

        1. Alberto, capisco quel che dici.
          È che tutti facciamo troppo silenzio sulle cose serie dell’umanità e straparliamo tutti di sciocchezze di cui sappiamo poco o nulla. A volte quasi non resta altro che pregare.
          Preghiamo.

    2. Sono d’accordo!
      Noi siamo i buoni?!
      Il fatto è che bisogna partire da ognuno di noi, il male non sta solo da una parte. Dobbiamo arrivare al “disarmo interiore” !!!
      Un processo lungo e difficile, ma necessario per la sopravvivenza dell’ umanità tutta, cristiana mussulmana ebrea buddista ….
      Ci riempiamo la bocca di indignazione e poi siamo pronti ad inveire nei confronti del nostro vicino di casa, ad augurare il peggio all’automobilista che ci ha sorpassato, a vivere tutta la vita col rancore nel cuore per un genitore una sorella un fratello un ex una ex ….
      Impariamo a partire da noi. È difficile, ma è imprescindibile se vogliamo, veramente, cambiare le sorti del mondo, bisogna che lo facciamo tutti, i ” buoni” e i “cattivi”!!!
      Grazie!

  4. è tutto qui:

    Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. (Gv 15)

  5. Testimoniare a favore dei Cristiani, non significa essere contro i Musulmani; significa testimoniare contro un Genocidio; ma l’Occidente ha paura, e così fa la stessa cosa che è stata fatta di fronte al genocidio degli Ebrei durante il nazismo, tace, in un Silenzio assordante che Uccide i propri fratelli e sorelle, che uccide con la sua crudele Indifferenza; la Paura è una brutta cosa, a poco a poco, l’umanità perde ciò di cui è fatta, perde la propria umanità.

    La paura è da tutte le parti, nel silenzio si percepisce, si percepisce da parte dell’opinione pubblica, da parte del mondo cattolico, del mondo politico, del mondo civile, del mondo laico, da parte di tanti credenti e non; non si ha il coraggio di fare dichiarazioni, di testimoniare alla luce del giorno.

    Sarebbe meglio dire la verità, sarebbe meglio essere onesti, onesti nel dire che tutti noi siamo complici, dirlo a voce alta, dire a voce alta che noi stiamo uccidendo; ma come si fa a dichiarare di essere complici della morte di qualcuno? Chi è che lo dice? Chi lo direbbe? Nessuno. Tutti hanno paura.

    Accettare la propria miseria, la propria crudeltà è difficile da dichiarare, come si fa a dire di essere d’accordo con l’uccisione di questi innocenti? Sarebbe spietato, feroce, disumano; ma qualsiasi sia la ragione per cui noi stiamo zitti, noi siamo complici; chi tace di fronte alla persecuzione, all’ingiustizia e al genocidio è complice, qualsiasi sia la ragione che lo spinge ad esserlo; chi tace, non vuol testimoniare e non vuol esporsi, per paura. E’ complice. E tutti lo siamo. E qui non ci sono colori politici, religiosi, civili, sociali, laici, economici che tengano; qui non si parla di interessi, si parla di umanità, si parla di umanità tutta che ha paura, che non ha il valore della propria sostanza e delle proprie responsabilità.

    Possiamo dire ciò che vogliamo a discolpa del nostro atteggiamento silenzioso, ma se tacciamo, abbiamo paura, se tacciamo non vogliamo esporci per paura, per paura di dire ciò che pensiamo davvero. Facciamo il nostro interesse, il nostro comodo, restiamo nel nostro recinto di sicurezza per non uscire, per non rischiare. Qualsiasi siano le ragioni di questa chiusura.

    E’ vero le guerre ci sono da sempre, i morti per le guerre ci sono da sempre, e i morti continuano a morire, e il sangue continua a scorrere e ci sono cose che non possiamo cambiare, ci sono cose che sono più grandi di noi e che seguiranno comunque il loro corso.

    Ma se siamo onesti con noi stessi, se guardiamo dentro di noi, tutto ciò che accade intorno non può negare la verità, cioè che se tacciamo, o abbiamo paura di esporci o la morte e il sangue di questi cristiani ci è indifferente o in un certo senso siamo a favore della loro morte e persecuzione, qualsiasi sia la ragione che ci spinge ad esserne a favore, qualsiasi sia la ragione che ci spinge a non parlarne.

    Se siamo onesti con noi stessi dobbiamo avere il coraggio di dire che abbiamo paura ad esporci, dobbiamo avere il coraggio di dire che siamo indifferenti (perchè non ci tocca da vicino) a quelle morti e persecuzioni e che siamo complici di quelle morti e quelle persecuzioni, dobbiamo avere il coraggio di dire che siamo disumani e crudeli, e prenderne definitivamente coscienza.

    Almeno l’onestà, almeno quella, sarebbe già molto.

    Chi di noi ha il coraggio di dire ciò che pensa davvero, ciò che ha nel cuore davvero? e alla luce del giorno? Nessuno.

    C’è solo, Paura.

  6. Buonasera ammetto che non conoscevo Paolo Curtaz dopo aver letto ed essermi trovata in accordo con lui ho cercato di lui notizie e mi sono chiesta: ” ma una persona con la sua biografia che ci mette ad organizzare una sola delle belle cose che gli sarebbe piaciuto vedere ? “

  7. Grazie Paolo per il tuo scritto. Sono una laica in servizio di missione nella Chiesa Cattolica del Kenya dal 2008 e vorrei fare alcune precisazioni in merito a quanto scrivi nel primo paragrafo. Innanzitutto (e purtroppo per noi) di fanatici Somali nell’attaco se n’e’ visto solo uno, che era il “capo organizzatore”, che per altro ha anche cittadinanza kenyota. La stragrande maggioranza sono kenyoti, con nomi dichiaratamente appartenenti ad alcune delle piu’ grandi comunita’ del Kenya, come Kikuyu e Luo. Insomma, kenyoti che, assoldati con salari stratosferici, uccino I loro stessi concittadini. E questo rende la cosa molto piu’ grande, a mio avviso. Il cancro e’ anche dentro, non e’ da cercare solo fuori.
    Seconda cosa, non era un collegio Cristiano, ma piuttosto un campus di una delle universita’ pubbliche piu’ importanti del Kenya, la Moi University. 847 erano gli studenti da tutto il Kenya. Quella era l’unica universita’ nella regione di Garissa-Wajir. Non e’ quindi stata attaccata un’istituzione Cristiana, ma piuttosto pubblica. La religione, come sempre in tutti gli attacchi che il Kenya ha subito, e’ stata solo una copertura. Ben prima ci sono ragioni politiche ed economiche, che hanno radici antiche.
    Come gia’ successo per gli altri attacchi, tutte le comunita’ musulmane del Kenya tramite i loro Imam, si sono dissociati immediatamente e hanno condannato l’atto come barbarico e inumano, per niente in relazione con la loro religione.
    Sono d’accordo su tutto il resto, anche a noi sarebbe piaciuto. Sarebbe piaciuto non essere soli, in questo momento. Sarebbe piaciuto che l’ONU avesse bacchettato questi incompetenti politici che solo sulla poltrona per “mangiare” e non sanno neanche cosa significa “bene commune”. Ci sarebbe piaciuto che il Kenya si fosse alzato in piedi, con forza, a dire basta!, piu’ di quello che han fatto un migliaio di giovani in due universita’ di Nairobi. Ma piu’ che tutto, ci sarebbe piaciuto che ci fosse rispetto, rispetto per l’essere umano, di qualsiasi religione, sesso, comunita’… Ci sarebbe piaciuto, e ancora rimaniamo per cercare di camminare su questa via.

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Article by: Paolo

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