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Vie crucis

Sono stati giorni piuttosto intensi.
Non solo per i tanti chilometri guidati (1500 in quattro giorni, un quasi rappresentante!), e per le tante persone incontrate (alla fine saranno 840 per quattro conferenze).
Ma, soprattutto, per le tante emozioni, i volti, gli incontri, l’energia spirituale possente che dono e ricevo. E per le tante cose che imparo.
Conferme, come nel caso di don Tonino e degli amici cuneesi e dei dintorni. Per la piacevole scoperta della parrocchia fiorentina di don Marco. E per la new entry di Pordenone e del Friuli con don Giorgio.
Ora sono qui, in attesa dell’ultimo incontro stasera a Quarto Oggiaro, periferia di Milano.

Chi è di Milano conosce la fama di Quarto negli anni Ottanta. Uno dei tanti quartieri discarica della città, con un tasso di criminalità elevatissimo. Molto simile ai tanti quartieri dormitorio delle città. Quartieri che ho imparato a riconoscere, da Scampia ai Giardini di Roma.
Le cose, oggi, sono radicalmente cambiate: stanno sorgendo nuovi condomini che porteranno in una volta sola mille famiglie giovani. E uno degli ingressi all’Expo sarà proprio da qui.
Nonostante la progressiva normalizzazione, mi ricorda don Ambrogio, nel quartiere un anno e mezzo fa ci sono stati tre omicidi per un regolamento di conti.

Aspetto in chiesa che inizi la liturgia del venerdì. Il rito ambrosiano, in quaresima, sostituisce alla celebrazione eucaristica la Via Crucis. “Chiesa” è un modo di dire. Quella nuova la stanno costruendo.
Da trent’anni, invece, la chiesa di persone si raduna in un prefabbricato ormai tenuto insieme dal nastro adesivo…
Una trentina di persone, la croce al centro.
Inizia la via Crucis. Mi alzo, cantiamo, qualcuno legge il brano del vangelo.
Poi, la sorpresa.

Ad ogni stazione è collegato un fatto di cronaca accaduto durante la settimana. Accostamenti garbati, opportuni, intensi. I barconi degli immigrati, una bambina caduta nel fiume e salvata dall’assideramento,la festa della donna…
Poi la preghiera del prete.

Mi distraggo.
E mi commuovo alle lacrime.
Trenta persone, quasi tutte anziane. Un quartiere ai margini della grande città, pieno di gente che non arriva alla fine del mese. E spaccio fra i condomini, e i furti. Un luogo straripante di problemi.
E qui, in questa piccola sala prefabbricata, davanti ad una croce spoglia, un prete e la sua piccola comunità si raduna e, invece, di piangersi addosso, si guarda attorno e prega per altre fatiche, per altri lutti, per altri dolori.

Il cuore è colmo.
Ecco la Chiesa.
Quella che non muore. Quella delle periferie vere.
Lo sguardo si posa su un pannello dipinto che mi ricorda che qui siamo nella parrocchia della Pentecoste.
Appunto.

Category: Incontri

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3 comments

  1. Appunto.
    La Chiesa non è la chiesa dei palazzi. La chiesa è la Chiesa fatta di poche persone, ma buone, come si suol dire; la Chiesa del Cenacolo nel giorno di Pentecoste, dove Cristo entra a porte chiuse, dove lo Spirito Santo discende su Maria Santissima e sugli Apostoli con Lei riuniti. La Chiesa Povera dei Poveri, così come dice il Santo Padre Francesco, che Dio lo Benedica e Benedica anche te Paolo, e tutti quelli che come te non si risparmiano nel portare l’annuncio del Regno.

  2. Grazie, hai commosso e fatto piangere me e non solo. Credo sia questa la chiesa pensata da Gesù, piccola comunità che con i suoi limiti e difetti crede e affida se stessa alla potenza dello Spirito se all’ amore di Dio .

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Article by: Paolo

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