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San Capodanno martire

Ad una settimana dalla nascita di Gesù inizia l’anno civile celebrato, come sempre, con una quasi-liturgia pagana fatta di brindisi e di veglie notturne. Poco entusiasmo, a dire il vero. Meno del solito, certamente, sfogliando i quotidiani e facendo i conti di quanto ci costa la crisi. Meno sfarzo, anche, e luminarie ridotte nelle città, segno di austerità e di incertezza per il futuro. E in questo clima la Parola ci raggiunge con un’apertura alla speranza: la benedizione che Aronne deve pronunciare sul popolo e che chiudeva ogni liturgia del tempio.

Ti benedica il Signore. Ti sorrida.

Sì, amici, cercatori di Dio, Dio ci benedice. Dice del bene di noi, vede il lato positivo della situazione, sempre. Ci benedice, non pensa il male, non fa il male, nemmeno lo conosce. Ci benedice: pensando il bene lo stimola, lo suscita, lo provoca, lo crea. Imparassimo da lui a dire del bene. A guardare al lato luminoso della realtà! E ci sorride. La splendida espressione “far brillare il volto” equivale ad un largo sorriso sul volto di chi amiamo. Dio ci sorride, soprattutto in questo momento di fatica. Ecco la certezza che portiamo nel cuore: qualunque cosa succeda in quest’anno di crisi, Dio ci sorriderà. E se Dio sorride il peso della vita si alleggerisce, cambia, levita. Il tempo non è un infernale meccanismo che ci travolge inesorabilmente, ma il luogo in cui possiamo scoprire il sorriso di Dio. Ma per accorgercene dobbiamo imitare Maria, che oggi veneriamo nella sua maternità divina. Meditare Maria, che festeggiamo con il titolo di “Madre di Dio”, è turbata dai troppi eventi che hanno caratterizzato l’ultima settimana: il parto da sola, l’essere lontana dalla sua casa, la sistemazione più che provvisorio, la visita dei loschi pastori. Cosa fa? Serba tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Meglio, Luca scrive che “prendeva i vari pezzi e cercava di ricomporli”. Manca un centro nella nostra vita, siamo travolti dalla vita vissuta. Come il bucato ammucchiato nella bacinella, ci serve un filo a cui appendere tutte le cose ad asciugare. Questo centro unificatore che è la fede ci è prezioso. Perché non assumerci l’impegno in questo anno che inizia, di ripartire da Dio, di mettere l’ascolto della Parola e la meditazione al centro della nostra giornata? Solo così ci accorgeremo che Dio ci sorride. Pacificatori pacificati Il primo gennaio, infine, da molti anni è dedicato alla preghiera per la pace. Noi pacifisti siamo quasi disillusi da tutto ciò che accade: violenza, guerre, arroganza, un’economia che alimenta ingiustizia, l’uomo sembra non imparare dalla propria storia, dai propri errori, forse non cambierà mai. La lezione che ci viene dalla fede è semplice:solo un cuore pacificato può diventare pacifista. Il pacifismo cristiano non è una moda da cavalcare, un atteggiamento istintivo, ma la scelta consapevole di chi ha incontrato la pace profonda che solo l’amore di Dio può dare. Sono pacifista perché Dio ha convertito la mia violenza e la mia rabbia e se, talora, l’uomo vecchio emerge nelle mie azioni e in me, so che Dio solo è all’origine dell’accoglienza e della tolleranza. Per accorgermi di questo devo continuamente convertire il mio cuore: troppa gente usa Dio per giustificare le proprie scelte di violenza.

Buon anno

Buon anno, amici lettori. Dio fa nuove tutte le cose, vi vuole tra i suoi discepoli, vuole amarvi. Lasciamoci raggiungere.

Category: Parole

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Article by: Paolo

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