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Aquile

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Festa sgradevole, quella in cui ci siamo ricordati che quel bambino che festeggiamo è segno di contraddizione, ci obbliga a schierarci. Sia: celebrare il primo martire il giorno dopo la nascita del Messia ci richiama alla serietà del discorso, lo toglie dalle nebbioline devozionali per riportarlo nel terreno della fede autentica. E oggi, non paga, non soddisfatta, la liturgia ci chiede di celebrare san Giovanni, il quarto evangelista. Che c’entra? Ho una mia teoria: Giovanni è stato l’evangelista che, più di ogni altro, è volato alto nel cielo della fede, è un’aquila che ha fissato il sole. Il suo vangelo è il più denso, riservato a chi, nella fede, ha già fatto un bel percorso, un “master” per discepoli; per chi, conosciuto il Signore Gesù, desidera penetrarne il mistero. È come se la Chiesa ci invitasse a superare l’apparenza, ad andare oltre, a volare alto. Quel bambino fa tenerezza, certo, come tutti i bambini del mondo, ma inquieta perché ci obbliga a riflettere: chi è, veramente, quel bambino? La pagina della resurrezione ci aiuta a capire il mistero: se celebriamo la nascita di quel bambino è perché lo professiamo Signore morto e risorto. La resurrezione motiva e spiega il Natale…

Category: Parole

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Article by: Paolo

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