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Prospettive

la_grandezza_del_sacerdoteHanno aspettato che gli altri finissero per venire a farmi le condoglianze. Dalle mie parti un funerale è un evento sociale, una manifestazione di stima. Mia madre era conosciuta e aveva parecchie amicizie,io e i miei fratelli, ognuno nel proprio campo, siamo piuttosto noti, la gente che viene a stringerci la mano si mette in fila con pazienza.
Li abbraccio calorosamente: è davvero un grande piacere rivederli: uno è arrivato da Nizza, dove vive, l’altro non lo incrocio da almeno tre anni.
Sono i miei compagni di ordinazione.
Tutti, insieme ad altri, ad un certo punto abbiamo gettato la spugna.

Combiniamo al volo: cena insieme il giorno dopo.

E’ uno di quegli incontri densi, che segnano.
Le ferite ci sono, cicatrizzate, ora.
Non basta la cena perché ognuno si racconti: cosa fa, dove vive, con chi, come sta. Giunti al dolce entriamo ancora più a fondo.
Li riconosco, ci riconosciamo. Fra noi un’intimità che non ho mai avuto con i miei fratelli di sangue ma solo con questi fratelli di fede. Le ragioni dell’abbandono sono diverse: uno è stato letteralmente travolto dal troppo lavoro e dalle troppe responsabilità, il suo equilibrio mentale è crollato e ha davvero rischiato una brutta fine.
L’altro invece, ha maturato una lenta consapevolezza, quando si è reso conto che, in fondo, l’essere prete era una sorta di difesa dal mondo.

Anche i nostri percorsi di vita sono molto diversi: riciclarsi non è facile. Io sono l’unico che mantiene un contatto vitale con la Chiesa.
I sentimenti che ci abitano sono tanti.
Nessuna vera recriminazione anche se ora, col senno di poi, leggiamo nelle nostre storie errori, ingenuità, inesperienza. Ma anche un autentico amore al Vangelo.

E’ Vittorio a sintetizzare: In questi anni ho conosciuto molti preti che hanno lasciato, le loro storie sono tutte diverse ma hanno, alle spalle, un’unica cosa in comune: molta sofferenza.
Mi piacerebbe davvero che si riuscisse a parlare di questi temi, che vanno molto al di là della semplificazione “celibato sì-celibato no” con serenità perché il dolore di molti, in qualche modo, sia utile alla Chiesa del futuro.

Category: Incontri

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37 comments

  1. Sì, penso proprio che dentro ogni storia di abbandono ci sia tanta tanta sofferenza…non capita e tantomeno condivisa…
    Ci si lamenta delle poche vocazioni, ma quanti preti validi ed incredibili ci sarebbeto se non fossero stati costretti a lasciare…
    Ogni tanto prego x tutte queste grandi vocazioni messe da parte… quanta ricchezza lasciata lì…
    Sai, sono mamma di tre figli, due dei quali maschi… che gioia sarebbe vivere una vocazione in casa…ma confesso che vorrei una libertà di scelta riguardo al celibato.. si può servire Dio e la Chiesa anche in un matrimonio ..no?
    Magari non facilissimo se hai anche una parrocchia da curare….tutto è possibile però a chi sente la gioia di Gesù risorto dentro il cuore e la forza dello Spirito no?
    È utopia gorse la mia?
    … intanto continuo a pregare 🙂

  2. Sacerdozio Santo, Sacerdozio puro, Sacerdozio Regale. E’ così che vedo il Sacramento del Sacerdozio, anche se non sempre è così, anzi, quasi mai.
    E a quel “non è sempre così”, a quel “quasi mai”, per non dire mai, preferirei che i preti fossero sposati con figli, “Santi in seno alla loro famiglia” e tra gli uomini.
    Ma…….. ci sono anche quelli che di matrimonio non ne vogliono sapere! Cosa fare allora? Costringerli a rinunciare al sacerdozio se non sono sposati?
    Forse si, anche perché, se si è davvero motivati, se si vuole seguire davvero Cristo e il Suo Vangelo, se davvero si vuole essere Sacerdoti Santi, è bene scegliersi una brava ragazza e sposarsi, a prescindere dalla prole.
    Ma, il peccato no, per favore, no! Il peccato è una stortura del sacerdozio, è voler infangare questo Santo Sacramento, è voler screditare la Chiesa, è voler prendere in giro Cristo e la Sua Parola, il Suo Vangelo.
    La vera Fede, per sé e per gli altri, non è basata sulle fondamenta del peccato, bensì sulle fondamenta della Fedeltà al Giuramento fatto davanti a Dio e davanti agli uomini. Soprattutto davanti a Dio, perché non sempre gli uomini riescono a vedere ciò che Dio, effettivamente, vede.

  3. Caro Paolo.
    So solo ora della nascita al cielo di tua madre. Ti sono vicina come amica e come cristiana. Io non sono su fb e qui vengo la domenica per ascoltare la tua riflessione. Ma domenica e’ stato il mio compleanno e ho fatto tardi. Colgo anche l’occasione per ringraziarti di vero cuore per aiutarmi, con le tue riflessioni al Vangelo, a camminare nella chiesa. E’ difficile per me camminare nella chiesa e solo grazie allo Spirito che mi guida e agli angeli, come te, riesco a starci dentro. Grazie Paolo e che Dio ti benedica . Rita
    P.s. Etrusca1 su tweetter notte

  4. Paolo … non sapevo.
    Mi metto idealmente, qui ed ora, ultimo della fila, in attesa di poterci scambiare un fraterno abbraccio.
    ———————————————————————–

    Arrivando al tema del post … che dire … io non so più cosa pensare.
    Lo sento molto importante ed urgente.

    Che qualcosa, in ordine all’aspetto vocazionale, qui da noi, non vada, credo sia di palmare evidenza.

    Però credo anche che la mole di vocazioni nel resto del mondo dica chiaramente che la via al Sacerdozio secondo le regole di sempre non sia in realtà così impossibile e passata di moda.

    Ci sta anche che noi si abbia bisogno di una seconda evangelizzazione … di cui noi si sia i nuovi pagani … ed i Sacerdoti missionari arrivino da altri continenti a farci ritrovare la Via, la Vita, la Verità … ci sta!

    Io credo che il fulcro di tutto sia il decadimento veloce dell’uomo “occidentale” … tutta la groppa orrenda che si è incrostata sulla pelle e si è inspessita da almeno 4 secoli di lenta deriva …. e tutto il procedimento sta accelerando negli ultimi decenni … come sempre accade alla fine dei cicli storici.

    Sotto tutta la groppa rimane l’uomo di sempre… che nulla è cambiato sotto il sole … solo si è deciso di nasconderci dal sole!

    Abolire il celibato? Per cortesia!

    Riscopriamo l’Uomo e la sua Umanità … ritroveremo Dio!

    A presto,
    Janus

  5. “Tutti, insieme agli altri, ad un certo punto abbiamo gettato la spugna.”

    “E’ uno di quegli incontri densi, che segnano”

    In queste due affermazioni, Paolo, io trovo una possibile via d’uscita. Tornare all’essenzialità che è in noi, alla nostra nudità, prendendo per le mani la nostra fragilità x condividerla, per spezzarla, per farla divenire gravida di quell’Amore che ci fa liberi. Io credo che solo attraverso l’autenticità con cui vi siete aperti tra di voi, si possa giungere a parlare serenamente di questi temi (e non solo di questi temi). Avendo il coraggio di guardarsi per quello che si è e quello che si ha, ma senza dover adeguare le nostre debolezze a un “malsano” desiderio di libertà, ma guardando quella libertà stessa come cammino attraverso, e su cui, riedificare la nostra debolezza. Un cammino da desiderare nel cuore, al fine di comprenderlo in tutta la sua profondità e non vivendolo come mutilazione al compimento della propria umanità. Di questo abbiamo bisogno, credo. Tornare a parlare di noi autenticamente, della nostra umana fragilità mostrandoci per quello che siamo. Senza fraintendimenti, senza maschere. Con la maturità di un adulto ma l’abbandono di un bambino. Tornare a essere noi stessi, nella nostra silenziosa nudità x ascoltare con più chiarezza e meglio discernere……. la voce del Buon Maestro.

  6. Nulla è cambiato sotto il sole, lo so, le cose sono sempre le stesse, non cambiano mai, ma…….noi possiamo cambiare, e con noi il mondo.

  7. “Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo [e/o donna] mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità.
    (John Donne)

    Caro Paolo, ricevi le mie più sentite condoglianze per questa perdita incolmabile.

  8. Caro Paolo, ti sono vicino ,sapendo solo adesso della morte della mamma.
    Ho potuto ascoltare con le mie orecchie la tua testimonianza riguardo alla speranza nella Vita che continua, forte della fede nella Resurrezione del Signore.
    Ricordo che dicesti che Gesù credeva nella sua resurrezione ma, non barando nella sua umanità, era anche profondamente turbato per gli avvenimenti che sarebbero accaduti poco dopo l’ultima preghiera al Padre, nel Getzemani.
    La morte, la solitudine, la sofferenza… ci sono momenti in cui non possiamo tenere una maschera. Situazioni di fronte alle quali ci rivolgiamo a Dio proprio come siamo: fragili e bisognosi del suo affetto.
    Momenti in cui sale forte il nostro grido: fa che sia così o Signore! … Fa che la tomba vuota che siamo andati a vedere sia la prima di tutte le altre!
    Aumenta la nostra fede nel Risorto e la speranza di vederTi , un giorno, assieme a tutti i nostri cari, finalmente con volti raggianti , perché nella pienezza della nostra umanità sublimata.

    E’ bello poter leggere la testimonianza che il denominatore comune, nonostante gli sbagli, le ingenuità, l’inesperienza sia e rimanga per te ed i tuoi amici “un autentico amore al Vangelo”.
    La potenza dell’annuncio di Cristo Risorto continua a contagiare positivamente tutti noi, le nostre storie, i nostri fallimenti, ed a donare luce ad un cammino per molti incerto, altrimenti non chiaro.
    Forza ,caro Paolo, ti ringrazio per la tua solita franchezza e chiudo facendo risonanza ad una tua riflessione che condivido così:

    -Io credo perché ho scoperto che Dio è bellissimo.
    E non ho mai trovato nulla di più bello di Lui.
    E, in Lui, riconosco la bellezza che mi avvolge. Nelle persone, nelle situazioni, nella natura debordante in mezzo a cui ho avuto la fortuna di vivere.
    Forse ci è capitato di essere invasi dalla bellezza
    Se sono cristiano, se ancora cerco, dopo avere trovato, è solo perché Dio è bellissimo.

    E vedere in noi, nelle persone che incontreremo, nelle cose che faremo il lato luminoso.-

  9. Caro Paolo, ti sono vicino ,sapendo solo adesso della morte della mamma.
    Ho potuto ascoltare con le mie orecchie la tua testimonianza riguardo alla speranza nella Vita che continua, forte della fede nella Resurrezione del Signore.
    Ricordo che dicesti che Gesù credeva nella sua resurrezione ma, non barando nella sua umanità, era anche profondamente turbato per gli avvenimenti che sarebbero accaduti poco dopo l’ultima preghiera al Padre, nel Getzemani.
    La morte, la solitudine, la sofferenza… ci sono momenti in cui non possiamo tenere una maschera. Situazioni di fronte alle quali ci rivolgiamo a Dio proprio come siamo: fragili e bisognosi del suo affetto.
    Momenti in cui sale forte il nostro grido: fa che sia così o Signore! … Fa che la tomba vuota che siamo andati a vedere sia la prima di tutte le altre!
    Aumenta la nostra fede nel Risorto e la speranza di vederTi , un giorno, assieme a tutti i nostri cari, finalmente con volti raggianti , perché nella pienezza della nostra umanità sublimata. E’ bello poter leggere la testimonianza che il denominatore comune, nonostante gli sbagli, le ingenuità, l’inesperienza sia e rimanga per te ed i tuoi amici “un autentico amore al Vangelo”.
    La potenza dell’annuncio di Cristo Risorto continua a contagiare positivamente tutti noi, le nostre storie, i nostri fallimenti, ed a donare luce ad un cammino per molti incerto, altrimenti non chiaro.
    Forza ,caro Paolo, ti ringrazio per la tua solita franchezza e chiudo facendo risonanza ad una tua riflessione che condivido così: -Io credo perché ho scoperto che Dio è bellissimo.
    E non ho mai trovato nulla di più bello di Lui.
    E, in Lui, riconosco la bellezza che mi avvolge. Nelle persone, nelle situazioni, nella natura debordante in mezzo a cui ho avuto la fortuna di vivere.
    Forse ci è capitato di essere invasi dalla bellezza
    Se sono cristiano, se ancora cerco, dopo avere trovato, è solo perché Dio è bellissimo. E vedere in noi, nelle persone che incontreremo, nelle cose che faremo il lato luminoso.-

  10. molta sofferenza.
    credo, al di là delle storie personali, che sia un po’ il destino di chi cerca Dio. l’altro giorno commentando il Vangelo e l’immagine del parto, osservavi che il parto alla fede avviene in un contesto di fatica e sofferenza, e questo ci fa paura. però, una volta usciti alla luce, partoriti alla fede (che bella immagine) pur restando le stesse persone, cresciamo e scopriamo un mondo infinitamente più grande.
    e comunque, egoisticamente, è grazie anche a te, ed alla tua storia di sofferenza, che ho ricominciato a cercare Dio nella mia vita
    e non credo di essere il solo
    di questo ringrazio Dio, e sono sicuro che di questo tu, operaio nella vigna del Signore, possa, sia pure solo un poco, essere felice

  11. Gentile Paolo, esprimo a te e famiglia le condoglianze per questo particolare momento che state vivendo.
    Ma la tua condivisione ci ha sollecitati verso un altro discorso … e leggendo i post precedenti, deduco quanto sia difficile parlare di questi argomenti…
    Pensando ai molti preti che lasciano il ministero, qualcuno ne conosco, mi chiedo: ma un prete può smettere di essere prete? Perché al di là degli errori, delle ingenuità, della inesperienza, rimane forte e inalienabile l’amore per il Vangelo!
    Tu, solo fra i tuoi amici, dici di aver mantenuto un contatto vitale con la Chiesa. Hai trovato , con la famiglia e nella famiglia, di vivere il tuo ministero in maniera diversa.
    Per altri , riciclarsi non è facile.
    Una volta lasciare il ministero era roba da matti (“gli spretati”), era un gettarsi allo sbaraglio, titoli di studio non riconosciuti dallo stato, lavori sotto stimati, si era additati, era meglio reinserirsi in un posto dove nessuno ti conosceva, le conseguenze per la nuova vita potevano essere letali. A volte la paura del futuro e quella di deludere le persone care, la propria mamma così orgogliosa del figlio prete e del privilegio che le era toccato, erano così forti da trattenere da scelte più coerenti e meno ipocrite.
    Oggi, forse e per fortuna, questi aspetti pesano meno.
    Nei seminari non si entra a undici anni, ma si studia fuori almeno fino alla maturità. La famiglia e le donne non sono solo occasioni di peccato e di tentazioni. Si parla di psicologia…!!!
    Molte persone ignorano che per mille e più anni i sacerdoti poterono sposarsi. Solo fra l’11 e il 12° secolo si parla di legge sul celibato in occidente. E’ la concezione del matrimonio, della sessualità e la svalutazione della donna , fatta propria da molti padri della chiesa, che contribuisce al diffondersi della disciplina del celibato (non della castità, la quale rimane fino ad oggi uno dei tre voti dei monaci).
    Oggi è proibito sposarsi nella chiesa Romana, ma si può fare nella Chiesa Ortodossa…
    Ne ha recentemente parlato papa Francesco nella conferenza stampa con i giornalisti nel volo di ritorno dalla Terra Santa.
    Oggi possiamo e dobbiamo parlare di vocazione al matrimonio, di vocazione sacerdotale, di vocazione al celibato…
    Dal concilio vaticano II si discute che deve essere lasciata piena libertà ai sacerdoti… non esiste incompatibilità fra matrimonio e sacerdozio… non sono due sacramenti che si escludono a vicenda, sono due SEGNI dell’amore di Dio verso i suoi figli e due vie del nostro modo di essere testimoni e profeti del Suo Amore…
    Con questo non si discute il significato profondo del celibato, che come libera scelta, propria soprattutto degli ordini religiosi, potrebbe riacquistare il suo pieno significato.

    “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga…” Gv 15,16

  12. @ Carola.
    Cara amica, senza volermene e sinceramente senza acrimonia alcuna da parte mia …. ma non ne hai azzeccata una che fosse una.

    Volendo solo puntualizzare il dato più evidente ed importante occorre specificare, per amore di giustizia e verità, che la riflessione sul celibato e sulla continenza per i sacerdoti è in auge fin dagli albori della Chiesa ed anzi il famoso concilio di Trento che lo imporrà poi definitivamente, lo farà per porre rimedio al disordine proveniente dagli influssi protestanti … e come auspicato ritorno alle origini ed alla purezza della vocazione sacerdotale.

    Il celibato ha precise fondamenta sia bibliche che evangeliche , consiglio a riguardo :
    – “Solo per Amore” – Ed. Paoline (ed ivi il capitolo di Ignace de la Porterie «Il fondamento biblico del celibato sacerdotale)

    e ricordo di Paolo VI “SACERDOTALIS CAELIBATUS ” … giusto per rimanere in ambito di Vat. II !

    Insomma , senza voler puntualizzare altro … ribadisco che a mio avviso quello del celibato da abolire è un falso problema … ed è anzi un cattivissimo viatico per l’indebolimento ulteriore della sacralità del Sacerdozio (che deriva da Cristo) e per il prestigio del Magistero.

    Per il resto degli errori passo la mano 🙂

    A presto.
    Janus

  13. “non della castità, la quale rimane fino ad oggi uno dei tre voti dei monaci”
    E’ vero, i preti non fanno un voto di castità, ma……allora? Sono peccatori? Sono adulteri?
    ‘Sapete che nella Bibbia è stato detto: Non commettere adulterio. Ma io vi dico: se uno guarda la donna di un altro perché la vuole, nel suo cuore egli ha già peccato di adulterio con lei.
    ‘Se il tuo occhio destro ti fa compiere il male, strappalo e gettalo via: ti conviene perdere soltanto una parte del tuo corpo, piuttosto che essere gettato tutto intero all’inferno. Se la tua mano destra ti fa compiere il male, tagliala e gettala via: ti conviene perdere soltanto una parte del tuo corpo, piuttosto che andare tutto intero all’inferno….. (Mt 5, 27-30)
    Il celibato non è un voler essere liberi dagli impegni e le responsabilità familiari, ma è la consapevolezza di aver accettato di servire Dio e i fratelli in purezza e santità di vita, osservando i comandamenti e il Vangelo.
    “Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri d’un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate Santi anche voi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Voi sarete Santi, perché Io Sono Santo…..” (1Pt 1, 14-16)
    Se così non è………forse è meglio il matrimonio.

  14. “”Mi piacerebbe davvero che si riuscisse a parlare di questi temi, che vanno molto al di là della semplificazione “celibato sì-celibato no” con serenità perché il dolore d molti, in qualche modo, sia utile alla Chiesa del futuro””
    Io non credo affatto che Paolo Curtaz e i suoi compagni di corso vogliano apprendere da noi cosa dice il Magistero circa il celibato ecclesiastico…
    ma scendere su un terreno amicale, di serena condivisione, e sentire le nostre opinioni, il nostro personale pensiero…
    Questo dibattito dura da duemila anni… chi si schiera da una parte o dall’altra sappia rendere ragione delle proprie motivazioni…
    Ribadisco, inoltre, che il peccato che più fa arrabbiare Gesù nei Vangeli è l’ipocrisia… e furono i gesuiti a coniare il detto: “nisi caste, tamen caute”
    A Federica che conclude con:”Se così non è … forse è meglio il matrimonio”
    (in riferimento a eventuali sacerdoti dalla condotta non santa) , ricordo che anche per sant’Agostino il matrimonio era un ” remedium concupiscentiae” , ma quando i discepoli chiedono a Gesù cosa pensa circa il matrimonio e il ripudio (Mt 19,1-12), dopo la sua risposta cosa gli dicono ? “Se questa è la condizione del’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi!
    E Gesù allora aggiunge: “Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso… …”
    E come se non bastasse, si è scelto Simon Pietro, sposato, e gli ha pure guarito la suocera… questo urtava molto certi antichi padri della Chiesa… se solo avessero potuto dare qualche consiglio a Gesù …

    1. Purtroppo, come sempre, si scivola sul tema del celibato. La lingua batte dove il dente duole, come se la fine del celibato fosse la soluzione di tutti i problemi. Poi senti le persone sposate che dicono… beati i preti celibi! Non credo che sia quella la soluzione. Non è certo imponendo a tutti i preti di sposarsi che salveremo il sacerdozio! D’accordo con Janus: chi fa esperienza totalizzante di Cristo sente il desiderio di donargli anche i propri affetti, il celibato è e resta un grande dono per la Chiesa e segno del Regno. Poi, anche guardando alla prassi della Chiesa orientale, è possibile/auspicabile che degli uomini sposati (non dei preti che hanno mollato!) possano essere consacrati. Difendo il celibato (e lo posso fare a ragione, essendo sposato!) e non vorrei che ci si concentrasse su quel particolare. Il tema del post non riguarda il celibato ma la sofferenza (in parte inevitabile) del ministero e della solitudine del prete che certo non si risolve imponendogli una moglie. Soluzioni semplici non ce ne sono, ovviamente, ma riflettere (ecco il nodo del post) su questi temi senza partigianerie.

  15. l’uomo, prima di tutto l’uomo amato da Dio come un figlio, l’uomo che nel proprio cammino terreno prende una via e che per mille motivi, nella sofferenza, si trova a voltarsi indietro e a cambiare strada… segnando se stesso e altri uomini e donne vicini con la propria scelta.
    e poi il sacramento.
    pensiamo a un sacerdote che lascia come a un marito o una moglie che accantonano il matrimonio, cambia molto e non ci sono soluzioni facili, come apparentemente sembra l’abolizione del celibato sacerdotale…
    il mistero della libertà umana e della misericordia di Dio sono al centro di queste situazioni e i nostri giudizi “umani” sembrano davvero meschini.
    preghiamo perchè lo spirito possa nel quotidiano darci i modi di alleviare le sofferenze di tutti i fratelli nei confronti della propria vocazione.

  16. Condoglianze. La sofferenza dei preti fuori ministero è tanta, forse pari alla solitudine che vivono nella Chiesa e nella loro famiglia, amiamoli sempre, ne conosco uno che sarebbe un ottimo parroco, ma non può esserlo, che sofferenza. Se ne parli, ne abbiamo bisogno tutti preti in ministero, preti fuori del ministero, popolo di Dio e anche i Vescovi. I preti sentono la solitudine come ogni essere umano.

  17. Comincia parlarne Paolo, chi lascia non è mai solo per motivi legati al celibato. Non si parla mai di vita comunitaria, di vita religiosa, e di tutte le difficoltà che ne derivano….

    Se posso vorrei suggerirti una lettura, un pò datata ma sempre molto bella e profondamente attuale:

    “Cantate un canto nuovo” di Timothy Radcliffe priore dei domenicani
    🙂

  18. Caro Paolo,
    ho riflettuto sul tuo post e sugli interventi che ne sono seguiti.
    Sì, inevitabilmente il prete vive la solitudine e questo può comportare sofferenza. Solo l’amore della sua comunità, che si stringe attorno a lui, può aiutarlo a vivere il suo ministero proprio come dono di sè “liberandolo” almeno in parte dalla solitudine.
    Ricordo ancora che, molto tempo fa, un sacerdote a me carissimo, mi disse: “Il prete è lo straccio del pavimento”. Da allora ho cercato sempre più di far arrivare ai sacerdoti che ho incontrato il mio amore fraterno, piccolo, pallido riflesso di quell’Amore a cui si sono donati.
    Ti ricordo e ti abbraccio almeno virtualmente.
    Tutta l’unità per la partenza della mamma al Cielo.

  19. Prima di tutto mi unisco all’abbraccio di condivisione del tuo recente lutto, con fraterna solidarietà. Poi, sull’argomento portante del tuo intervento, Paolo, vorrei solo concordare sul fatto che l’abbandono del sacerdozio non sia effettivamente solo una questione di celibato. Lo scorso anno un sacerdote, un amico, della nostra parrocchia ha fatto questo passo, a 43 anni, e quindi dopo una discreta esperienza di ministero, ma non per scegliere la vita di coppia. Era, ed e’ ancora, che io sappia, da solo, ha scelto di andare a lavorare in una serra, di fare una vita “normale”… Ha annunciato il suo passo a tutta la comunita’ con una lettera aperta, invitando chiunque lo volesse ad un incontro personale per parlare della sua decisione. Molti hanno capito, molti di piu’ hanno criticato e concepito le ipotesi piu’ maliziose(amanti a destra e sinistra, figli segreti con donne sposate, di tutto!), la cosa piu’ amara da accettare e’ stata l’allontanamento dell’altro co- parroco , “colpevole” forse di non aver convinto l’altro a restare sacerdote, chissà … Insomma, la mia esperienza mi dice principalmente che fatti come questi portano con se’ tanta sofferenza e divisione, la cosa piu’ confortante e’ che il nostro ex sacerdote non si e’ allontanato dalla Chiesa e dagli amici veri, ha trovato un suo equilibrio dopo tanto travaglio(quattro anni di tormento prima di decidere) ed ha lasciato comunque in chi gli e’ stato vicino una bella testimonianza di umanità e di fede. Prego sempre per lui e per tutti quelli che sono passati attraverso lo stesso bivio.

  20. Anch’io partecipo al suo dolore con sincera vicinanza. Salutare la propria madre è un dolore che ogni uno di noi eviterebbe: E’ una porta di casa terrena che in qualche modo si chiude per non riaprirsi più, non qui almeno. Quello che ha postato mi ha commossa e l’unica cosa che mi sento di dire a riguardo è che la sofferenza andrebbe sempre raccontata nell’intento di perseguire il sogno di nostro Signore che ci vuole TUTTI realizzati e felici pienamente, non attraverso “vocazioni” omologate ma attraverso carismi che trovino la possibilità di esprimersi per volontà di Chi li ha dispensati con criterio e amorevole attenzione. Grazie per aver condiviso, mi ha permesso di sentirmi sorella nella fede senza correre il rischio di sentirmi addosso la laicità del mio stato.

  21. Penso agli Apostoli, alla prima Comunità Cristiana, al Santo di cui porti il bellissimo nome … Quanta sofferenza …
    Eppure siamo ancora qui … e Lui è sempre con noi fino alla fine dei giorni

  22. Paolo so benissimo di cosa parli e non mi riferisco ne’ al celibato ne’ alla sofferenza pur essendo temi centrali della riflessione che circola attorno alle tue parole e a quelle di chi ha commentato…ma mi riferisco al legame fraterno nella fede. Io c’ero in quegli anni e anch’io, dopo anni, ho ritrovato GIovanni e Vittorio per motivi di lavoro, ma sembrava non fosse passato un giorno. Quanta sofferenza, vostra, ma anche di chi vi stava accanto e che vi voleva, vi vuole bene, come si vuole bene ad un fratello. Credo, quella sofferenza che ha senso se diventa superamento del male, della solitudine, se riesci a darle un senso…Per me è stato così e ringrazio il Signore per questo perché so che è grazie a Lui che ciò è stato possibile. E quindi tutti quei meravigliosi anni di risate, incontri, preghiera, amicizia, diventano bellissimi, indimenticabili, da raccontare alle persone che ami e che a quell’epoca non c’erano…

  23. Semplicemente grazie…
    per la condivisione, per il la ad una discussione pacata ed interessante, per la possibilità di affrontare un tema senza ridurlo necessariamente ad un dibattito sui gusti personali…
    Grazie per la tua testimonianza da uomo felicemente sposato,
    grazie per la difesa del celibato,
    ma soprattutto grazie perché sei rimasto accettando la sofferenza che questo sicuramente ti costa…
    Nel mondo della comunicazione spero che questo spirito di pacata riflessione possa divenire virale tanto da superare le mura che cingono, convinte di proteggere, i nostri seminari e seminaristi, così che nella loro scelta possano incontrare anche chi non ha nessuna volga di essere un supereroe ma vuole semplicemente essere un uomo..Questo li sarà sufficiente per essere amato da Dio e poter portare ciò nelle sane relazioni che costruirà…
    Shalom…

  24. il PRIMO vero problema? convertirsi. il SECONDO? la difficoltà di vivere croci e responsabilità tutti. celibi o sposati. in coppia o da soli. il TERZO? l’ignoranza e la presunzione dei cristiani. Occorre convertirsi.

    ciao Janus e grazie sempre.

  25. Credo che quando si ama fino in fondo, quando si è disposti a mollare tutto e seguire il Vangelo uno è davvero innamorato della vita e dei fratelli. Chi ama soffre e trovo che innamorarsi anche di una perosna singola non sia una controtestimonianza del Vangelo. Amare implica l’innamoramento, profondo, sincero. Ecco perché condivido quello che Paolo cerca di comunicarci. Solo chi vive il Vangelo sulla propria pelle ne porta le cicatrici. Il fatto che spesso expresbiteri vengano obbligati a starsene lontano dalla Chiesa è assurdo e davvero poco evangelico. Può una madre dimenticarsi di suo figlio? Allora perche madre Chiesa fa finta che non esistano o peggio li allontana? Una preghiera per i tuoi amici/fratelli/compagni di fede.

  26. Se solo Dio si facesse trovare, vivo e vegeto qual’e’, sarebbe tutto diverso. Un amore totalizzante, travolgente, esclusivo. Se solo si svelasse…

    1. Se solo Dio si facesse trovare…..
      Non dimentichiamo che quando Dio si è fatto trovare, cosa abbiamo fatto noi uomini? Lo abbiamo Crocifisso….. Possiamo comunque ritenerci fortunati, perché ci ha inviato lo Spirito Santo, ma lo Spirito è evanescente…per cui, non si può svelare, si può invocare per avere conforto, aiuto, Intelletto, Sapienza, Consiglio, Fortezza……….., ma svelare credo che non lo possa fare.
      Condivido invece, pienamente, il pensiero di Vera e Paola e mi piace la frase ”Dopo la Croce di Cristo non è più possibile alcun fallimento!” E se Lui ha vinto…io, noi, se lo vogliamo, vinceremo con Lui.
      Anche se a volte cerchiamo pace e risposte altrove quando, invece, possiamo attingere e avere pace e risposte direttamente dalla Parola di Dio: Gv 16,33 “Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!”

        1. Se solo Dio si svelasse qual è…………. non saremmo più Liberi di amarlo………

  27. Intanto, carissimo Paolo, un abbraccio fortissimo per la nascita al Cielo della tua mamma…so cosa si prova ma so anche che lo Spirito Consolatore opera fortemente nei momenti di strappo dall’abbraccio fisico con le persone che amiamo. A Lui ti affido.
    Sul tema…ho letto e ritengo che sia tutto giusto, però…
    La chiamata di Cristo alla santità è esigente! Qualunque sia lo stato nel quale Egli ci chiama ad essere santi, gente, è difficile! Non è difficile dire ad un uomo o ad una donna “ti amerò per tutta la vita”? Una persona sana si mente non può dire una cosa del genere. Tutt’al più ti posso dire che ti amerò per un mese…un anno, toh! Ma tutta la vita….è davvero da fuori di testa totali! Non sarà difficile evitare di cadere nella trappola della tentazione del tradimento, della doppia vita, del rancore perchè un rapporto inizia ad andarti stretto e vorresti riappropriarti della tua libertà, del tuo spazio? All’inizio di ogni cammino, nel fervore dell’innamoramento…oh! Che voli pindarici…niente ci appare impossibile, ma poi…giorno dopo giorno, che fatica, ragazzi! Cosa è dunque che fa la differenza? La differenza sta proprio nel fatto di capire di essere stati chiamati, scelti per quel cammino da Uno che mai permetterà, se io mi appoggio a Lui, che io sia provata oltre le mie forze! Il segreto sta nel poter dire che in quella vocazione, matrimonio o sacerdozio “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. E se è Cristo che vive in me, Cristo vince, vince sempre!
    Tanti anni fa lessi un libro “Parlami d’amore” di Michel Quoist e ad un certo punto lessi questa frase, alla quale ho sempre rimandato la mente ogni volta che vivevo un “vuoto d’amore” nel mio matrimonio…”Dopo la Croce di Cristo non è più possibile alcun fallimento!” E se Lui ha vinto…io, noi, se lo vogliamo, vinceremo con Lui.

  28. Vorrei condividere un’ultima riflessione.
    Col rischio di ripetermi, ribadisco che il problema a mio avviso è il decadimento umano e culturale del nostro mondo. Tutto si tiene, nulla escluso. Le possibili soluzioni ai problemi evidenziati in questo post non sono alla mia portata. Credo però che non sia un problema di ricette, ma di qualità degli elementi in gioco… degli uomini appunto.
    In una società come la nostra, dove il tasso di natalità e crollato ad 1,5 figli per coppia … osservare un calo numerico delle vocazioni è fisiologico. Se aggiungiamo che la “religiosità” vissuta da parte delle famiglie è finita sotto le scarpe e che il catechismo per gli adulti è un lontano ricordo … la frittata è fatta. Ogni singola vocazione oggi è un miracolo … un giovane che sceglie una via spirituale per il proprio futuro è veramente un dono di Dio … ma è comunque un uomo di questo tempo ed in questo mondo ha vissuto e vivrà anche con la talare addosso.
    La crisi culturale ed antropologica .. porta necessariamente a depauperare di bellezza e valore ogni cosa. L’Amore è diventato merce di poco conto … la verginità una scelta ridicola … la continenza un problema psicologico.
    Un sacerdote rischia d’esser letto non più come Uomo Santo … ma come psicotico.
    L’attacco al matrimonio naturale è quotidiano … l’istituto stesso sta sprofondando nel fango della pluralità dei matrimoni possibili … secondo piacere o capriccio. Se il matrimonio perde valore… perde valore anche il celibato … che scelta eroica è rinunciare ad una cosa tanto piccola, infima e banale come il matrimonio ?? Tutto si tiene.
    L’unica cosa da fare è provare a rimettere la Chiesa al centro della vita sociale e culturale della nostra società. La Chiesa deve tornare ad avere quel ruolo di primo agente culturale … che ha avuto per secoli e che da qualche decennio ha colpevolmente abbandonato.
    L’etimologia di “cultura” è la medesima di “culto” … e richiama la radice del verbo “colere”, coltivare !!! Se non si prepara il terreno come si può pensare di veder fiorire e cresce le piante ed i frutti ??
    Dobbiamo riappropriarci dell’immaginifico della società … riprendere a scrivere le pagine su cui si formano i giovani e le immagini su cui sognano le donne e gli uomini … dobbiamo ri-colonizzare l’immaginario collettivo ! Riprendiamoci la bellezza e la ricchezza liturgica … che sono i primi momenti formativi del fedele! Abolizione del celibato, sacerdozio femminile, diaconato permanente etc etc … sono solo acceleratori verso il baratro.

    A presto.
    Salùt
    Janus

  29. Ripartire dalla Croce. Io ce l’ho la ricetta. Noi cristiani.
    Ridefinire la Gioia cristiana.
    Janus è vero che assistiamo al decadimento della nostra epoca. Ma ormai è fatta, non possiamo far nulla. Il processo è quasi compiuto ed è fuori di noi. Abbiamo già generato i pochi figli di una nuova antropologia. Cosa verrà dopo di loro, noi non lo sappiamo. Ci sono nuovi tipi di uomini, dietro i secoli a venire, e non sappiamo chi sono. Cosa sarà importante per loro?
    Io mi fido di Dio e non degli uomini. Quel che verrà sarà nuovo e diverso, ma Dio trova sempre il modo di abitare e stare in mezzo ai suoi uomini. Tanti o pochi. Maggioranza o minoranza che siano e saranno.
    Io però credo che bisogna smettere le opinioni personali su temi così delicati come il celibato o l’indissolubilità del matrimonio. Sono verità da accettare e basta. Sono inoltre sicura, poiché parliamo qui sul Blog di Paolo e su provocazione di Paolo, che Paolo Curtaz, in base alla sua esperienza di ex prete e di uomo ormai sposato, possa serenamente affermare che il celibato è l’anima maschile della chiesa. Essenziale. E non è qualcosa di accessorio e facoltativo. Sarebbe ora che si decidesse a ridirlo a tutti in maniera chiara e forte! Senza appellarsi anche lui ogni volta alle chiese sorelle all’ordinazione degli uomini sposati… tutti all’esercizio “dell’arrampichiamoci sugli specchi” per trovare alternative… Alternative a cosa? Amici, chi fallisce fallisce. Stop. Basta giustificarsi con solitudini e sofferenze e vari ammennicoli! E che cavoli! Anche da sposati si può essere soli e si va avanti. O si lascia. Nella scelta del proprio stato di vita si fallisce da sposati o si fallisce da preti o da suore. Si può fallire e dirsi: “ho sbagliato tutto!”
    Ma come nel matrimonio poi, anche per un prete, all’innamoramento deve subentrare l’amore sacro. Quello che fa sacro tutto. Anche per i preti è così. Dopo essere stati infatuati di Cristo devono e possono viverlo, Cristo, come Cristo ha vissuto per noi. Dono totale. Esclusivo. Senza spazio per faccende personali di poco conto. Di pochissimo conto rispetto alla posta eterna che è in gioco per tutti!
    La chiesa deve e può formarli meglio i suoi preti. Ovvio, come la società dovrebbe formare i suoi cittadini le sue famiglie i suoi formatori i suoi politici i suoi imprenditori i suoi artisti i suoi scienziati i suoi cuccioli… cuccioli persi persi… figli di genitori smarriti e ignoranti…
    Ma sappiamo tutti che comunque alla fine si può sbagliare tutti. Soltanto… in ogni fine deve restare la responsabilità di quel che ormai siamo diventati tutti. E chi è sposato resti sposato. Chi è prete resti prete. E bisogna mantenere il decoro e la responsabilità del proprio stato. Costi quel che costi. Nella Croce si trova la resurrezione, mentre la Gioia di cui ci si riempie la bocca, oggi, a scapito della Croce… non è altro che una ricerca di edonismo e di facile felicità anche in luoghi dell’anima dove non in certi momenti della vita non è dato di sperimentare gioia o felicità.
    E occorre esserne consapevoli.
    La croce è la via per la gioia vera. E passa per strade che non ci piacciono.
    Ma occorre fidarsi di Dio. Come Dio si fida sempre di noi.

    1. @ Vera.
      Cara amica … grazie per le cose che hai scritto … a parte un velo di leggero pessimismo e qualche oncia di grevità … hai scritto cose molto vere ed importanti … utili spunti di riflessione.

      PS
      La mia mail è sempre quella .

      A presto
      Janus

  30. Grazie Paolo, per aver condiviso questo momento privato e intimo. Avresti potuto non farlo e tenere questi pensieri nel cuore, e in quello dei tuoi fratelli preti. Grazie. Ci serve, a noi e alla Chiesa del futuro, questo dolore, le cicatrici.
    Grazie per avere ancora spezzato con noi il pane. Dimentichiamo a volte che quel bel pane fragrante attraversa la macinatura, il mescolamento e il fuoco. Così le tue parole mi hanno fatto tornare in mente quelle di un prete grande e vero, diceva don Mazzolari: “Oggi tutte le chiese dovrebbero avere la massima latitudine spirituale”. Come a dire che non puoi, non puoi celebrare con un cuore piccolo. Grazie per il vostro cuore largo, e di aver reso testimonianza.

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Article by: Paolo

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