Ultimi articoli inseriti Levi
Ultimi articoli inseriti Liti e capricci
Ultimi articoli inseriti Vedova di naim
Ultimi articoli inseriti La fede del centurione
Ultimi articoli inseriti Uva dai rovi

Hildegard

Abituati ad Assisi o alla Basilica del Santo di Padova un po’ di sconforto, onestamente, si prova.
Ma da queste parti, a Bingen, dove ha fondato il primo monastero, e a Einbigen, esattamente sulla sponda opposta del Reno, dove sorgeva il secondo cenobio, di Hildegard proprio non sanno che farsene. Nessun segno nella parrocchiale, nessun ricordo nemmeno fra le bancarelle del villaggio che accoglie le frotte di turisti che percorrono il romantico Reno fino a Koblenz. E nemmeno la chiesa che ne conserva le spoglie, all’interno di un collegio su una via secondaria, sembra molto frequentata. I (pochi) visitatori preferiscono salire al ricostruito monastero novecentesco per fare qualche scatto strepitoso delle vigna autunnali.
Siamo in Germania, ovvio, e qui il culto ai santi ha creato più di un problema. E su queste terre di confine, l’Alsazia, gli eserciti si sono sbizzarriti a radere sempre tutto al suolo per ribadire i nazionalismi, imponendo lingue e costumi: prima i francesi, poi i prussiani.
Ma l’impatto più che provinciale di ciò che resta della santa mistica medioevale non cancella minimamente l’eco della sua santità e la forza straordinaria della sua figura. Anzi.
Hildegard è l’ultima di dieci figli, nasce poco prima del 1100. Viene educata (benissimo!) dalle benedettine ma tiene nascosta la sua peculiarità: conosce le cose di Dio come nessun altro. A 15 anni si fa monaca e, verso i 40, la eleggono badessa. I monasteri sono pieni di monache forzatamente avviate alla vita religiosa per preservare i patrimoni feudali. Lei no, è una vera santa. Ma non dice a nessuno ciò che vede nel cuore, ciò che intuisce di Dio. Poi si fa coraggio, parla con san Bernardo di Chiaravalle, inizia a scrivere. Il papa Eugenio III la incoraggia, diventa la “tromba di Dio”. Consiglia il Papa, si scontra con l’imperatore, redarguisce i vescovi (che la odiano). Le cose che scrive sono teologia pura, meditazione corretta. Non sa il latino e non conosce la teologia eppure i suoi scritti sono letti pubblicamente nelle cattedrali. Dio ha creato l’uomo ponendolo al centro della Creazione e il cosmo è in armonia grazie a lui, scrive.
Ovvio, oggi. Fatelo dire mille anni fa ad una donna.
Nel suo monastero è la gioia la protagonista: consiglia ricette alle consorelle, scrive trattati di medicina, scrive poesia, musica e canzoni (la prima donna cantautrice d’occidente!) che fa suonare e cantare alle monache.
Avanti, molto avanti rispetto al suo medioevo.
Ma anche rispetto a certe nostre piccine visioni della fede.
Papa Benedetto l’ha voluta dottore della Chiesa, una della quattro donne che meritano tale titolo.
Mette in bocca a Dio queste parole: “ho voluto farmi uomo perché tu bruciassi nel mio amore”.
Dal passato ancora si sente il calore arrivare fino a noi.

Category: Pensieri

Tags:

2 comments

  1. Caro Paolo, sono un suo ammiratore . Il mio nome è R. , sono un sacerdote religioso . Sono stato ordinato il 2008. La seguo ogni settimana attraverso la lettura delle omelie che propone . Inizialmente ripetevo quasi pedissequamente le sue omelie, probabilmente per un mio senso di insicurezza e devo dire facevo colpo sulla ‘ platea’ , per quel modo innovativo e convincente di proporre la parola ed anche per questo ripetevo persino certe sue battute, tipo quella della vedova ammazzamariti, proposta anche in questa trentaduesima domenica. Devo dire che a distanza di cinque anni molto è cambiato, ma le sue omelie le leggo ancora, e vi continuo a trovare spunti di riflessione importanti. Mi piace il suo modo di presentare la parola di Dio, un modo giovane, rivolto a un pubblico giovanile, ma anche di tutte le età. Paolo dopo aver tentato di esprimervi tutta la stima e l’ammirazione che ho per lei vorrei porgerle una domanda che mi interessa direttamente : lei come vedrebbe il fatto che un sacerdote religioso che, certo sta pur bene nella sua comunità , ha una grande nostalgia di casa, dei suoi, ma pure del suo paese natio, e vorrebbe chiedere un periodo di esclaustrazione, sarebbe una cosa morale, in consonanza con la mia scelta evangelica di seguire Gesù, povero, casto ed obbediente ? Sa Paolo vorrei di cuore tornare a casa, fosse anche per un periodo prolungato di tempo ( visto che anche le ferie sono a singhiozzo qui da noi ), per dedicarmi magari alla mia famiglia naturale, dedicarmi allo studio di aggiornamento e nel contempo non rompere i contatti con i miei confratelli ? Il suo giudizio a riguardo per me sarà molto importante. Grazie di cuore.

    1. Ciao e stai sereno
      Fai bene a “saccheggiare” le mie riflessioni ma poi metti del tuo!
      Se senti tanta fatica con la tua famiglia penso vada bene chiedere un tempo: devi però riempirlo e darti da fare, non restare a mollo senza far niente. La scelta religiosa comporta delle rinunce, come ben sai, ma non è fatta per la tristezza ma per la gioia! Quindi valuta i passi da compiere e fatti aiutare da qualcuno che ti stima e ti vuole bene. Prego per te.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Article by: Paolo

Tutte le informazioni le puoi trovare in questa pagina. Se ti servono alcune fotografie per locandine o depliant, le puoi trovare qui
CHIUDI
CLOSE