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Animali e bestie

Lo sapete, cerco sempre di guardare al positivo.
Nessuna virtù particolare, la mia, per carità, ma una connaturale propensione del carattere ingentilita dalla scoperta dell’anima.
Alla fine dell’estate cerco di raccogliere qualche pensiero che resti. Per me, per la mia crescita, per il mio cuore.
Come sempre sono stato con la mia famiglia, ho sbrigato qualche faccenda, ho studiato e letto tanto, scrivendo anche un nuovo libro. E ho vissuto.
Alcuni episodi mi sono rimasti, si sono depositati e restano. Una riflessione ne è scaturita.

Mi interrogo spesso sulla natura dell’uomo. Sulla mia natura. Su questo coacervo di luce e tenebra che siamo, che sono. Due episodi, all’inizio e alla fine dell’estate mi hanno segnato.
Centro pedonale della città, sto entrando in un negozio. Supero un pensionato che rimbrotta un piccolo bastardino al guinzaglio. La gente va al lavoro, accelerando il passo. Passa una cane di grossa taglia, tipo cane siberiano. Succede in un attimo: il cane grande agguanta il povero cagnolino e lo sbrana incurante dei suoi disperati guaiti. Il padrone ed altri fanno di tutto per fargli mollare la presa, lo picchiano, lo prendono a calci. Alla fine riescono e il bastardino, grondante sangue, giace atterrito mentre gli si prestano le prime cure. Arriva il proprietario del cane grande, un giovane reo di non averlo tenuto al guinzaglio. Roba da denuncia.La scena è davvero raccapricciante.
Amo i cani ma non mi illudo che non restino cani e che l’istinto non prevalga sull’addomesticamento. Ma la cosa che mi turba è che il giovane, approfittando della confusione, si dilegua col suo cane aggressivo.

Commento la cosa a casa, con J. Ne siamo molto impressionati. La riflessione verte su animali e bestie. Animale il cane, bestia il padrone.
Un mese dopo ci troviamo in vacanza, la peggiore degli ultimi anni, ad essere onesti.
Il primo giorno, arrivati in spiaggia, la sorpresa: il mare è invaso da grandi meduse scure. Uno spettacolo, assicurano gli esperti.
Sia, spiace solo venire al mare e non fare il bagno, pazienza, si opta per la piscina dell’albergo.
Ma mio figlio non è così arrendevole. Ragioniamo: il mare è delle meduse, noi siamo ospiti, non scherziamo.
Sia. Il giorno dopo torniamo, stessa scena.
Ma questa volta i papà si sono dati da fare: mucchi di meduse giacciono in spiaggia, morenti.
Cerco di minimizzare davanti allo sguardo sconvolto di Jak: erano comunque destinate a spiaggiarsi. Ma come giustificare la violenza di bambini che, muniti di palette, si accaniscono contro gli inermi animali?

Questo è troppo, devo lasciare la spiaggia e il mare.
Portiamo un’animale dentro di noi e l’armonia con la natura è tutta da recuperare. Ricordiamoci sempre che l’animale può diventare una bestia.

Category: Pensieri

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8 comments

  1. Chi , come me ama gli animali non può restare indifferente a tale violenza. Troppo spesso coloro che noi chiamiamo bestie sono invece vittime della bestialità dell’uomo(vedi i cani addestrati al combattimento per sodisfare la sete di sangue di coloro che li vanno a guardare!).Fà male questa freddezza e crudetltà presente in alcuni uomini ma ci fà anchesperare ch e lì dove c’è la pace di Dio si può di ritrovare il bene.

  2. Paolo, che bello trovare tanta sensibilità. Anche io, che ho fatto della tutela degli animali il mio lavoro – lasciandone un altro altrettanto interessante ma meno ‘missione – trovo splendida la tua riflessione. E mi permetto di (così di fretta, anzi d’impulso) di citare questo pensiero di Simone Weil, che, a seconda di come lo si legge, può starci.

    “Quando un’anima e’ pervenuta a un amore che colmi in ugual misura l’universo intero, quest’amore diventa il pulcino dalle ali d’oro che fora l’uovo del mondo. Successivamente ama l’universo non dall’interno ma dall’esterno, dal luogo ove risiede la Saggezza di Dio che è’ il nostro fratello primogenito. Un simile amore non ama gli esseri e le cose in Dio, ma dalla dimora di Dio. Essendo presso Dio, da li abbassa il proprio sguardo, fuso con quello di Dio, su tutti gli esseri e su ogni cosa.
    Bisogna essere cattolici, ossia non essere legati con un filo a nulla che sia creato, bensì alla totalità della creazione. È’ possibile che un tempo nei santi, persino nella loro coscienza, questa universalità sia stata implicita. Essi riuscivano implicitamente a far posto nella loro anima, in modo equanime, da una parte all’amore dovuto soltanto a Dio e all’intera sua creazione, dall’altra agli obblighi verso tutto ciò che è più piccolo dell’universo. Credo che per San Francesco d’Assisi e San Giovanni della Croce sia stato così. Per di più furono entrambi poeti.”

    Simone Weil
    La Fede implicita da ‘Attesa di Dio’ (Adelphi)

  3. stessa scena in montagna, tempestata di cartelli “cani al guinzaglio”. Una signora anziana disperata con i braccio il suo cagnolino ci implora di trattenere il grosso labrador che la assaltava sul sentiero. Non possiamo evidentemente aiutarla se non urlando al cane, ma chiamiamo aiuto. Quando arriva, al passo, il padrone del cane “aggressore”, come prima cosa chiede “ma è stato il mio cane ad attaccare per primo o l’altro cane?”. Ubi major….

  4. Io allargherei il punto di vista rendendolo più “panoramico” chiedendoci: gli animali hanno un’anima? Gli animali vanno in Paradiso? E’ uno degli argomenti che ogni hanno affronto con i miei ragazzi a scuola. E come ultimo elemento delle nostre indagini in merito (dopo Francesco d’Assisi, la Bibbia ecc…) guardiamo “Hatchiko” che tratta di una storia vera e che fa veramente commuovere tutti!!
    “Guarda la natura da questo prato, guardala bene e ascoltala. Là, il cuculo; negli alberi tanti uccellini – chi sa chi sono? – coi loro gridi e il loro pigolio, i grilli nell’erba, il vento che passa tra le foglie. Un grande concerto che vive di vita sua, completamente indifferente, distaccato da quel che mi succede, dalla morte che aspetto. Le formicole continuano a camminare, gli uccelli cantano al loro dio, il vento soffia.„

    Tiziano Terzani

  5. Alla foce di un fiumiciattolo alcuni Germani sciacquano nell’acqua dolce – salata.
    Alcuni bambini lanciano pietre contro i poveri animali fino a spezzare entrambe le zampe ad un magnifico maschio.
    La polizia municipale individua bambini e genitori.
    Giustificazione dei genitori .
    Il fatto è successo alla foce del Maremola a pietra ligure.
    Che cosa pensare e dire?

  6. Luca, il mio figlio più grande di cinque anni, ha un approccio con gli animali che mi piace molto. Appena vede un cane per strada gli si avvicina gioiosamente per fargli una carezza. Veramente più di una, visto che poi dobbiamo trascinarlo via a forza. A fatica siamo riusciti a fargli capire che non tutti i cani sono uguali: ci sono quelli mansueti e quelli che, invece, potrebbero mordere perché magari infastiditi dalla sua eccessiva allegria. Perciò, la prima cosa che fa Luca avvicinandosi ad un animale è quella di chiedere al padrone: “Lo posso accarezzare?”. Ogni volta sorrido nel mio intimo della gioia che manifesta mio figlio nel lisciare qualcuno di questi animali: traspare tutta quanta dal balletto che gli fa intorno. Io, invece, ho sempre avuto una certa diffidenza. Sarà colpa del fatto che sono nato cittadino, per nulla avvezzo alla compagnia di animali. I miei non hanno mai tenuto un animale in casa, ad eccezione di qualche pesce rosso acquistato dopo molte insistenze mie e di mia sorella al luna park e che immancabilmente moriva dopo pochi mesi. Mia mamma non era adatta ad allevare pesci: uno si è addirittura suicidato saltando fuori dall’acquario. Due, invece, si sono mangiati a vicenda… Quando noi bambini chiedevamo a papà e mamma di comprarci un cane, loro immancabilmente ci rispondevano che in casa avevano già noi due di animaletti. Perciò sono cresciuto con una certa diffidenza verso gli animali. “Non sono battezzati!”, dice la saggezza popolare dalle mie parti per sottolineare l’imprevedibilità del loro comportamento istintivo. È semplice: gli animali sono animali! Che scoperta… Eppure più mi guardo intorno e più mi convinco che non per tutti sia così pacifico. Io, però, sono fortunato: vivo ad una ventina di chilometri da Assisi, città del Santo più famoso d’Italia (diciamo così… per una sorta di sano campanilismo religioso!). Fin da bambino ho sentito ripetere all’infinito gli aneddoti che riguardano il suo rapporto tutto speciale con il Creato.

    Ho provato quantomeno imbarazzo nelle diverse occasioni in cui il rapporto uomo-animale si è presentato davanti ai miei occhi in tutta la sua evidente problematicità: animali trattati da uomini come loro pari, quasi fossero dei figli, ma anche uomini che divengono essi stessi degli animali quando li maltrattano con incredibile cattiveria. Credo che il problema stia nel non sapere più riconoscere il giusto posto da dare alle cose. Il brutto è che, al riguardo, noi adulti finiamo per essere pessimi educatori dei nostri stessi figli quando gli mostriamo come normale il nostro cattivo rapporto con gli animali. Loro, i nostri pargoli, si fidano di noi e del nostro giudizio. Fiducia che tradiamo quando diventiamo bestie noi stessi, maltrattando poveri esserini indifesi oppure, al contrario, quando gli riconosciamo una dignità quasi umana. Io, in realtà, sono un uomo fortunato perché posso assistere, ripetuti nel tempo, ai giocosi incontri di Luca con gli amici a quattro zampe. E da questi traggo preziose ispirazioni su come vivere gioiosamente l’incontro con gli altri esseri viventi: senza paura ma comunque con rispetto.

    Guardo a San Francesco. Considero il suo rapporto con la natura fatto sempre con uno sguardo al Cielo. Riconosciamoci pure come tutte creature di Dio, animali ed uomini, ma nel giusto posto, affinché gli uni non diventino ciò che non sono e gli altri ciò che non dovrebbero essere. Questo m’insegna il bel sorriso di Luca che gli si accende nel suo viso ogni volta che accarezza un piccolo amico appena incontrato.

  7. A noi, alla mia famiglia ed io, è capitato di giungere alle stesse conclusioni, quest’estate, per due episodi analoghi. Il primo ha visto la nostra piccola cavia, che se ne stava nel suo recinto, in giardino, uccisa dalla furia del cane del vicino, sprovvisto di guinzaglio…il secondo riguarda invece il comportamento in spiaggia di alcuni bambini che, indifferenti ai nostri richiami, catturavano dei poveri granchi, per poi farli morire sottoponendoli alle torture più atroci…”E pensare”, si commentava con nostro figlio Giovanni, “che gli ospiti qui siamo noi, e questi poveri animali sono a casa loro…è come se accogliessimo, a casa nostra, delle persone che entrando, contraccambiassero la nostra ospitalità picchiandoci ed insultandoci…” A questo proposito, ho appena concluso la lettura di un bel libro della Tamaro, “Ogni angelo è tremendo”, che mi ha aiutato a riflettere su tutto ciò che è piccolo, e non per questo banale, e che finisce con queste splendide parole : … All’improvviso, spalancò le braccia verso il cielo, agitando le mani in aria come un direttore d’orchestra, e disse:”E poi benedico la vita! Benedico gli alberi, le primule, la bora, le tortore e i passeri, i bambini e le erbacce! Perchè tutto è santo, tutto è benedetto.”

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Article by: Paolo

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