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Danni collaterali

So bene quanto sia intricata la vicenda medio-orientale per esprimere un giudizio equilibrato e complessivo su quanto sta succedendo in quell’area.
So bene quanto noi italiani e, in generale, occidentali, siamo poco informati dei misteriosi intrecci fra religione, potere e politica, fra aree di pressione in quei luoghi e di come abbiamo letto (sbagliando) quello che stava succedendo in medio oriente con la felice espressione di “primavera araba”.
Ho amici palestinesi ed ebrei. E fra gli uni e gli altri accesi interventisti e accesi pacifisti.
So bene di come la situazione attuale è la conseguenza della non risoluzione di problemi che si trascinano da decenni, di estenuanti e irrisolte trattative, di prese di posizione e di lotte interne ai due fronti.
Sono contrario all’azione di Hamas e ai suoi crescenti bombardamenti sulle vicine città israeliane.
Sono contrario allo strangolamento economico della striscia di Gaza da parte dello Stato di Israele.
Sono contrario all’azione dei coloni che, in barba ai trattati, continuano ad occupare illegalmente territori palestinesi.
Sono contrario all’asse di morte che il nuovo generale di Hamas, successore di quello ucciso con un missile i giorni scorsi, ha saldato con l’Iran.
Sono contrario all’azione politica di ciò che sta succedendo: la destra israeliana in vista delle elezioni deve dimostrarsi determinata. Hamas, visto che l’avversario Fatah sta agendo bene in sede Onu deve sparigliare il piatto.
Giochini di morte, putrescenti e folli.
E, soprattutto, sono assolutamente contrario a questa orgia di violenza nascosta dietro muri di ipocrisia.

Chi è stato in quei luoghi, chi, almeno una volta, ha conosciuto quella terra, da giorni piange nel suo cuore.
E ho pianto anche lacrime calde e silenziose, come padre, vedendo lo strazio indicibile dell’operatore arabo della BBC, Jihad Misharawi, stringere fra le sue braccia il corpo esanime del figlioletto di un anno. Senza gridare, lo sguardo smarrito, capace solo di dire: lui, che male aveva fatto?
Li chiamano “danni collaterali”.

Category: Diario in Terra Santa

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11 comments

  1. Ciao Paolo, a mio avviso nell’articolo che hai scritto e che mi accomuna a te è questa frase :
    So bene di come la situazione attuale è la conseguenza della non risoluzione di problemi che si trascinano da decenni, di estenuanti e irrisolte trattative… Solo per questo io affermo che la Palestina è il popolo a cui noi dobbiamo…di più . Sono forte di questa convinzione perchè dall’arrivo del popolo israeliano in Palestina con “pretenziosità” e “supponenza” (forti con l’alleanza Usa) è stato riservato quel lembo di terra di Gaza togliendo ai palestinesi ogni diritto di dissidenza. A mio avviso sono stati violati i diritti di dignità di un popolo e noi occidentali non abbiamo “aiutato” questa discordia anzi con le alleanze tra stati abbiamo alimentato questa disuguaglianza dando appoggio a Israele .
    Sai meglio di me Paolo che non ci può essere pace se non c’è giustizia e a mio avviso noi dobbiamo cercare di portare la Verità che è c/o il popolo che soffre di più ed attualmente è la Palestina…. è ad essa che dovrebbe andare il nostro “AIUTO”.

    1. E’ vero Paolo. “Chi è stato in quei luoghi, chi, almeno una volta, ha conosciuto quella terra, da giorni piange nel suo cuore”!

  2. PERCHE’?
    Ma perchè l’uomo non cambia mai?

    Quante strade deve percorrere un uomo prima che lo si possa chiamare uomo?
    Quante volte le palle di cannone dovranno volare prima che siano bandite per sempre?
    Quante morti ci vorranno perchè egli sappia che troppe persone sono morte?
    The answer, my friend, is blowin’ in the wind.
    Bob Dylan

  3. “E ho pianto anche lacrime calde e silenziose, come padre, vedendo lo strazio indicibile dell’operatore arabo… ”

    … e come possono sentirsi i genitori di figli palestinesi?

    (ho visto una bambina, circa 8 anni… a cui, di tutta la sua famiglia numerosa … era rimasto solo un gatto, forse randagio, e lo stringeva piangendo, straziata.)

  4. Con il cuore a pezzi per le sofferenze di entrambe le parti, perchè in fondo chi ci rimette di più sono sempre gli innocenti, bambini, donne, uomini che al contrario degli attivisti si trovano per caso o per sfortuna nei luoghi bersagliati…
    Mi chiedo: “Ma quando e come riusciremo ad avere generazioni propense al dialogo in quelle terre? Come si può entrare in quella porta stretta che porta al confronto senza ammazzarsi?Un punto bisognerà pur metterlo per ricominciare”

  5. “Le mie battaglie le combatto contro di me, contro i miei proprio demoni: ma combattere in mezzo a migliaia di persone impaurite, contro fanatici furiosi e gelidi che vogliono la nostra fine, no, questo non è proprio il mio genere. Non ho paura, non so, mi sento così tranquilla. Mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo vivendo, senza soccombere. Mi sembra che si esageri nel temere per il nostro corpo. Lo spirito viene dimenticato, s’accartoccia e avvizzisce in qualche angolino. Viviamo in un modo sbagliato, senza dignità. Io non odio nessuno, non sono amareggiata: una volta che l’amore per tutti gli uomini comincia a svilupparsi in noi, diventa infinito”. Etty Hillesum

  6. “Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile ma non è grave: dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà da sé. Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso; se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo; se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore, se non è chiedere troppo. E’ l’unica soluzione possibile. È quel pezzettino d’eternità che ci portiamo dentro. Sono una persona felice e lodo questa vita, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra.” Etty Hillesum

  7. “L’unica cosa che possiamo salvare in questi tempi e anche l’unica che veramente conti è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Sì mio Dio sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi ad ogni battito del mio cuore cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi.” Etty Hillesum

  8. “Senza gridare, lo sguardo smarrito, capace solo di dire: lui, che male aveva fatto” .
    A quel pianto mi unisco anch’io.
    A differenza di Jihad Misharawi e tanti altri, io però posso ancora abbracciare mio figlio.

  9. HO CAPITO Non resta che Pregare – Padre David Maria Turoldo:
    “Nessuno degli uomini può dire dove abiti la pace. Non c’è una casa de la pace e una casa della guerra.
    Oggi ci può essere pace e domani guerra nella stessa casa, nella stessa nazione. Certi paesi non sono paesi di pace, perché non guerreggiano: essi possono essere centrali di guerre lontane; paesi di aureo egoismo e focolai misteriosi di rivolte chissà dove. La terra è una. L’umanità è una. Perciò uno non può star bene e l’altro male.
    La pace non è monopolio di nessuno, né può essere frutto di sistemi umani. Prova ne sia che il mondo non è capace di darsi una pace una volta per sempre.
    Neppure l’uomo è un soggetto di pace permanente. Io oggi posso essere in pace, ma domani? Basta una parola, un gesto che io ritengo ingiusto, perché la mia pace vada in frantumi. Non c’è nulla di più fragile, di più incerto, di più quotidiano della pace. Amicizie offese, interessi che si pensa calpestati, umori oscuri del sangue (chissà cosa nascondiamo noi nel sangue!); e poi soprattutto “la roba”.
    Allora ognuno di noi è un soggetto di guerra?
    Sì, in ognuno di noi vi è il geme della guerra. Anzi, la guerra grande, la guerra guerreggiata, la guerra calda non è che la somma di tutte le guerre individuali, in ogni guerra che cova nel cuore di ogni uomo.
    Ogni guerra comincia da ciascuno di noi. Mentre da nessuno di noi può cominciare la pace. Perché la pace è più grande dell’uomo. Noi tutti veniamo dalla foresta, e nella foresta non c’è pace.
    Ho capito, Signore, la pace appartiene al tuo regno messianico.”…..

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Article by: Paolo

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