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Carlo Maria

Da dove mi deriva il sottile disagio che sfiora la soglia del dolore di questi giorni? La morte del Cardinal Martini era da me più che attesa, avendo avuto informazioni sul suo lento ed inevitabile declino e la morte, lo sappiamo tutti, lo sapeva bene lui, era alla soglia ad attenderlo. Non il dolore del lutto, quindi, pur forte ma temprato dalla fede e dalla gratitudine di un credente che a me, come a molti, ha dato parole di conversione, strumento inatteso ed austero, punto di riferimento di una stagione, la mia, in cui ho scopetto una fede “altra” rispetto all’idea di un cristianesimo di facciata e di opinione che inevitabilmente mi era stato trasmesso dalla generazione adulta.
Da dove, dunque, questo disagio?

Penso derivi dai tanti, troppi commenti che ho letto durante queste due giorni: opinioni, lodi, sperticate, critiche accese, alcune semplicistiche e grossolane, altre argomentate e sottili.
Come se, d’improvviso, il Card. Martini fosse diventato “altro”: simbolo, bandiera, acerrimo nemico, esempio luminoso.
Giudizi eccessivi, positivi e negativi, formulati da giornalisti ed opinionisti di peso e che, pure, di Martini hanno colto sempre e solo un aspetto che a loro facesse comodo.
Uno sguardo senza fede.
Uno sguardo da chi non crede.
Uno sguardo da chi sta al di fuori della Chiesa (chiamandosi cattolico progressista o ateo devoto poco importa) e che giudica la realtà e le persone con criteri e giudizi che travalicano il Vangelo.
Criteri e giudizi, intendiamoci, che un giornalista legittimamente può e deve esprimere ma che un discepolo può e deve valutare con attenzione.
Fra credenti non è quello il metro di giudizio, non solo.

Una vita si giudica dall’amore, ha detto Cristo. Dal riconoscerlo fra i poveri e gli esclusi.
Il resto è folclore, politica (spesso bassa e meschina), prospettive teologiche o pastorali che si devono confrontare e discutere.
E quello di Carlo MAria è stato l’amore di un credente ardente e dubbioso, dubbioso perché ardente, addolorato nel vivere in una Chiesa che spesso fatica a trovare il passo.
E per questo, il dono di Dio che è Carlo Maria ha inondato della luce divina molti cuori.
Forse in questa occasione, anche per me, e me ne rammarico, avrebbe dovuto prevalere il consiglio amichevole del Cardinal Scola, suo successore: viviamo questo evento nel silenzio.
Così hanno fatto i 200 mila (200mila!) milanesi che hanno voluto esserci per dire “grazie” al Signore.
Lasciamo ai piccini tirare per la casula il Cardinal Martini che non è di destra o di sinistra, ma di Dio.
E che ora è nella gloria del suo Dio.

E questa vicenda ancora ci insegni a crescere nell’essenziale: non esiste una Chiesa conservatrice o progressista, esiste una Chiesa fatta di sensibilità diverse, di diverse prospettive, come fu quella di Pietro e Paolo. Chi usa le diverse sensibilità per dividere invece che per crescere, è lontano dalla verità.

Come splendidamente affermato dal Card. Scola durante l’omelia:
Nella Chiesa le diversità di temperamento e di sensibilità, come le diverse letture delle urgenze del tempo, esprimono la legge della comunione: la pluriformità nell’unità. Questa legge scaturisce da un atteggiamento agostiniano molto caro al Cardinale: chi ha trovato Cristo, proprio perché certo della Sua presenza, continua, indomito, a cercare.

Category: Diario personale

13 comments

  1. Grazie Paolo. Ho 31 anni, sono nato e cresciuto a Milano, e l’influenza avuta dal Card. Martini su di me e sulla mia crescita umana e spirituale è stata fortissima, decisiva. Fra tutte le parole lette in queste giorni, il tuo articolo è quello che secondo me centra meglio il punto, ed è uno dei pochissimi che mi sento di sottoscrivere al 100%

  2. Chi ha letto le sue riflessioni sulle verità della fede, ricorderà la sua semplicità e chiarezza tipiche dei grandi.
    Grazie Paolo per le tue puntuali ed argute osservazioni che danno parola ad un sentimento comune di apprezzamento e di riconoscenza a questo grande innamorato di Dio.

  3. Sono una dei 200.000.
    Sono andata a salutarlo domenica pomeriggio. Ero appena tornata dalle vacanze ma non potevo mancare!
    Sono andata a piedi. Camminando verso il Duomo mi sono tornate in mente tante di quelle cose…quante volte ho percorso a piedi questa stessa strada con i giovani (giovane anch’io, a quei tempi) della parrocchia, accompagnati dal giovanissimo prete dell’oratorio…e man mano che si proseguiva e ci si avvicinava alla Cattedrale ci si univa a gruppi di altre parrocchie…tutti questi passi allegri e frettolosi…tutti verso la Scuola della Parola. Un appuntamento che non avremmo perso per nessuna ragione al mondo. Ci sentivamo come i discepoli di 2000 anni fa che correvano ad ascoltare Gesù.
    Poi si entrava nel Duomo…un canto…qualche preghiera introduttiva…poi la Lettura…e la lectio del Cardinale – precisa, pacata, profonda…”nuova!” . Poi il silenzio…un vero silenzio!
    E ci siamo ritrovati tutti…noi 200.000 di questi due giorni…guardavo le persone che erano in fila attorno a me e pensavo “siamo ancora noi: i ventenni di 20/30 anni fa…”
    La fila che si è formata era lunghissima: partiva fin da piazza della Scala.
    Una fila ordinata, silenziosa, discreta. Procedeva lenta ma inarrestabile.
    Gli somigliava: era proprio la sua fila!

    1. Sottoscrivo il tuo intervento, Robis, perchè anche tu, come Paolo hai centrato il succo di tutto: “a scuola della Parola”
      Carlo Maria Martini… io non ho avuto la tua fortuna di conoscerlo, ma ho letto e riletto tanti suoi libri e ancora ne leggerò e mai … dico mai… è riuscito a scrivere qualcosa senza essere vicino, accanto, mischiato, dentro alla Parola e questo ha fatto in tutto il suo ministero …
      Quelo che ci portiamo nel cuore “vivo” (perchè la morte non ha l’ultima parola sull’amore) è proprio la saggezza e l’amore di un padre, mi permetto di dire “un papà” nella fede… che ha saputo far fare passi, magari piccoli, ai propri figli e li ha condotti nel cammino della Chiesa.
      Mi unisco quindi al grazie di Paolo e a quello di tutti e prego perchè da dove si trova ora Carlo Maria Martini possa ancora e meglio guidarci nel cammino verso il Regno che già è qui ora!

  4. D’accordo al 100%.
    Qualcuno su Martini ha scritto cose di cui si dovrebbe vergognare, fra l’altro usando a sproposito il Vangelo.

  5. Ottimo commento Paolo, uno tra i imigliori senz’altro.
    Talvolta i giornalisti, per conquistarsi la simpatia dei lettori dicono, scrivono cose che feriscono l’anima delle persone semplici.
    Personalmente non mi hanno dato molto fastidio a parte le cose crudeli che hanno scritto sulla malattia e sull’impossibilita’ a guarirla, visto che una persona nella mia famiglia a me molto stretta ne è affetta e mi è difficile consolarla; stessero solo un po’ piu’ attenti!!
    A parte questo ho sempre, pur non essendo io milanese, molto amato Il cardinale per le cose che riusciva a dire, per il suo sguardo sincero, per la vicinanza che ha sempre dimostrato per le categorie degli ultimi.
    Che uomo,mi manchera’, mi manca gia’ tantissimo, ho sempre ammirato la sua immediatezza , la sincerita’ profonda, ad ogni costo e contro qualsiasi convenzione, che gli derivava da amare profondamente Dio; anche la sua fine lo ha dimostrato debole perche’ uomo totalmente affidato al suo Signore come Gesu’ che sulla Croce invocava il Padre affinche’ allontanasse da Lui il calice.
    Non ho parole da aggiungere i miei occhi si velano di lacrime.
    Grazie Carlo Maria per la lezione di vita che ci hai dato!! Vegliaci da lassu’.

  6. Don Angelo ha una rubrica fissa sul settimanale “La Voce”, la pubblicazione cattolica della nostra diocesi. Il nome è emblematico, Abat jour. Mi diverte molto leggerne, ogni volta che mi arriva a casa il giornale, gli spunti che suscitano in me sempre dei moti di divertimento. Bella penna quella di don Angelo e bella testa, la sua. Questa settimana accende la sua Abat jour su tre piccoli ricordi del Cardinale Martini. Credo che il modo più giusto di parlare di una persona che non c’è più sia condividendo i ricordi di chi lo ha conosciuto o, quantomeno, incontrato. Allora accendiamo la lampada di don Angelo:

    http://www.lavoce.it/index.php/2012/09/06/ancora-un-fiore-sulla-sua-tomba/

  7. Nel 2009, decimo anniversario del nostro matrimonio, mio marito (che è musulmano) ed io siamo stati ricevuti dal Cardinale Martini che in una fase delicata del nostro cammino di ricerca ci era stato vicino.
    Al momento di salutarci ci ha lascito questa parola che custodiamo nel cuore come un tesoro prezioso: “Ricordate, noi viviamo di due cose: di GRAZIE e di MISERICORDIA”.

    Ringraziamo il Signore per questo caro fratello e padre.

  8. Grazie.
    Noto che la chiesa non è molto prolissa nel ricordo di questo “PASTORE”
    Sto leggendo “Confessioni notturne a Gerusalemme”.
    Lo Lascio a tutti voi come oggetto di meditazione.

  9. Grazie per le tue parole puntuali e precise. Credo che la Chiesa abbia proprio bisogno di pastori che non si mettano al centro della scena o appaiano in certe trasmissioni soprattutto televisive fuorvianti. Ma di persone che dimostrino lo spirito evangelico con semplicità e coerenza qualità che spesso in noi cristiani mancano e che Gesù ci ha insegnato pagando personalmente con la Sua vita.

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Article by: Paolo

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