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Criteri

(Questo è un articolo birichino. Chi si sentisse turbato vada oltre, grazie: Tenete sempre presente che sono un guascone impenitente)

imagesLeggo il Corsera ho un sobbalzo mattutino. Il titolo è inequivocabile: “Il Vaticano ribadisce: i gay non possono diventare preti”. Avendo a che fare con la comunicazione per lavoro, ho sviluppato uno scetticismo cosmico rispetto all’interpretazione delle notizie e così cerco di recuperare il documento in originale e, dopo alcune peripezie su Internet, riesco a procurarmi il testo. In effetti, leggendolo con attenzione, mi rendo conto che il documento, decisamente restrittivo, risponde ad un problema che è esploso negli ultimi trent’anni: il cambiamento radicale della civiltà occidentale ha coinvolto anche i candidati al sacerdozio. Ovvio, visto che non provengono da Plutone. Se il mondo sperimenta una forte fragilità affettiva e una frammentazione dell’essere, è normale, statistico, che questo problema abbia una ripercussione anche sui preti. Anche se non se ne parla molto e quando se ne parla, se ne parla male, in questi ultimi anni assistiamo ad un certo numero di preti che chiedono di lasciare il ministero. Si tende a banalizzare, purtroppo, ma conoscendo bene alcuni di questi preti che mi onorano della loro amicizia, so che, spesso, proprio la dolorosa scoperta di una frammentazione interiore sta all’origine di diversi conflitti spirituali che sfociano nell’abbandono del ministero. Il documento, dal titolo «Orientamenti per l’utilizzo delle competenze psicologiche nell’ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio», presentato dalla Congregazione per l’Educazione cattolica, suggerisce ai rettori dei seminari e ai vescovi di utilizzare psicologi, naturalmente di fede cattolica, per valutare eventuali problematiche non risolte dei candidati al sacerdozio. «Il cammino dovrà essere interrotto nel caso in cui il candidato, nonostante il suo impegno, il sostegno dello psicologo o la psicoterapia, continuasse a manifestare incapacità di affrontare realisticamente, se pure con la gradualità di ogni crescita umana, le proprie gravi immaturità (forti dipendenze affettive, notevole mancanza di libertà nelle relazioni, eccessiva rigidità di carattere, mancanza di lealtà, identità sessuale incerta, tendenze omosessuali fortemente radicate)». «Lo stesso – aggiunge – deve valere anche nel caso in cui risultasse evidente la difficoltà a vivere la castità nel celibato, vissuto come un obbligo così pesante da compromette l’equilibrio affettivo e relazionale». Al di là della spinosissima questione dell’omosessualità, è normale che i vescovi si rendano conto che non basta l’adesione al celibato per avere un prete affettivamente equilibrato e, perciò, si ricorre ad una specie di verifica utilizzando lo strumento della psicologia. E questa è già una gran novità, conoscendo la tormentata vicenda che ha legato la religione alla psicologia e la pessima opinione che il signor Freud aveva della fede (e viceversa)! Ci sono casi abnormi che, giustamente, vanno selezionati e caritatevolmente fermati, soprattutto in un momento di grave crisi vocazionale, quando si tende a farsi andar bene chiunque sia disposto a diventare sacerdote. Da fedele vorrei, però, che l’analisi superasse il ristretto ambito  dell’affettività: alcune volte abbiamo a che fare (casi rari, per grazia!) con preti, anche giovani, che non sanno collaborare, che vivono una distorta percezione della propria immagine, che si fanno preti pensando di essere applauditi per la loro scelta coraggiosa. Peggio: va bene stabilire dei criteri, ma non si rischia di insegnare a Dio chi deve scegliere? Mi immagino qualche colloquio storico tra psicologo (cattolico) e candidato: «Abramo, sei tanto caro, ma questa storia che tuo padre faceva il commerciante di idoli credo che ti abbia segnato». «Mosé, sicuramente la tua formazione professionale ti avvantaggia, ma credo che l’onere di seguire una comunità sia al di sopra delle tue forze».«Guarda Davide, tu avrai anche la stoffa per cantare e sei piuttosto astuto e abile nella strategia, ma questa tua propensione a correre dietro alle femmine non ti aiuta certo. Penso che tu non sia adatto a fare il re d’Israele». «Senti, Osea, tu ti ostini proprio a salvare il tuo matrimonio, ma tua moglie è diventata la favola del quartiere per la sua, diciamo, “leggerezza”. Come puoi pensare di fare ancora il catechista?». «Pietro, tu sei davvero generoso e ti impegni, ma non credo che davanti a una forte pressione sociale tu possa essere leale al tuo Maestro». «Paolo, sei pieno di zelo, ma decisamente troppo rigido nelle tue convinzioni: prima eri un fanatico con il fariseismo, ora sei passato dalla parte opposta, un po’ di equilibrio, che diamine!». Che dite, la faccio troppo semplice? Sarà…

(mi viene fatto notare che la questione e’ datata. Vero, la riflessione l’ho fatta qualche anno fa ma i criteri sono ancora validi. Il post, ovviamente, intende solo riflettere sul rischio di metter troppe briglie allo Spirito.Mi sono divertito ad applicare quei criteri ai personaggi biblici)

Category: Pensieri

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27 comments

  1. Certo che il discernimento dobbiamo lasciarlo a Dio, ma è giusto anche che chi insegna, insegni adeguadamente per far si che la risposta alla chiamata risulti essere veritiera.
    Oggi, effettivamente, molti giovani arrivano al Sacerdozio solo per il prestigio della Tunica, anche se di Tunica ormai non se ne vede più l’ombra; per cui è bene far conoscere loro quali sono le vere regole e aiutarli,soprattutto con l’esempio ed eventualmente, con il supporto psicologico, ad amare il rispetto di queste; noi fedeli, sono certo, non vogliamo numerosi Sacerdoti ad ogni costo, vogliamo Sacerdoti Santi ad ogni costo; Sacerdoti che hanno saputo accogliere con amore il dono ricevuto da Dio e che, grazie a questo, sappiano trasmettere con fervore la Parola, la Fede, la Carità; in poche parole, sappiano portare a Dio e non a se stessi.
    Se poi il Sacerdote, ma quello vero, ha ormoni femminili in sovrannumero, beh, la castità va rispettata comunque! Pertanto il problema non dovrebbe sussistere.
    E credo che, ad Abramo, Mosè, Davide…..Pietro, Paolo, in quanto scelti, non siano mancate le prove…..!

  2. Mi è piaciuto questo post (soprattutto nell’ultima parte).
    Penso che sia giusto che i futuri “pastori” ricevano un sostegno psicologico adeguato e che debbano essere PREPARATI al loro compito; per gli altri la chiamata nel campo del Signore, se è vera, può avvenire in qualsiasi altro ruolo. In fondo nè Abramo, nè Mosè, nè Davide, nè Paolo erano sacerdoti e Dio li ha chiamati lì dove erano a fare ciò che sapevano fare meglio.
    Non tutti quelli che vogliono fare i medici sono adatti a farlo (lo sperimentiamo spesso), o le maestre….. (sob), penso che anche per i preti vada valutata seriamente la loro attitudine a questo compito difficilissimo. Avremo sicuramente pochi preti (pochi, ma buoni), ma forse i laici si rimboccheranno le maniche, saranno più responsabilizzati e smetteranno di delegare tutto (compreso il cervello) al parroco; e forse tanti preti impareranno a delegare e a fidarsi anche dei laici. Siamo o non siamo TUTTI noi “la chiesa”?
    Un abbraccio affettuoso agli amici del blog

  3. Birichino…ma quanto mi sei “piaciuto”!!! 😉
    Giusto che un prete debba essere seguito, accompagnato, guidato.
    E’ pure lui un cercatore di Dio, no?!
    Ma senza pretendere la perfezione, che non è dell’uomo:

    dalla prima lettura di oggi:
    seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
    “Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, affinchè appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perchè anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo.”

  4. Paolo,
    mentre ti ringrazio, posso chiederti il documento?
    Tanto se l’hai già scaricato?!
    In privato ovvio.
    Io sono d’accordo con te. Trovo che lo scritto sia
    non solo birichino, ma realistico e … un po’ amaro.
    No, non è affatto semplicistico, Paolo.
    Purtroppo è proprio così
    Qualche anno fa un grande (p.Radcliffe T.) che era il Generale dei Domenicani, ha scritto una lettera all’Ordine sui ragazzi omosessuali che si presentassero eventualmente al convento per un discernimento vocazionale e mi aveva colpito per la sua apertura equilibrata… davvero molto bella!
    Il resto sì, hai ragione, il discernimento si fa, ma credo che tanto dipenda dal cuore, più che dalla testa.
    chissà se mi spiego …
    E non vale solo per i preti, ma per ogni vocazione, consacacrazione,
    matrimonio… Tutte.
    Ciao!

  5. Penso che un giovane che desideri diventare Uomo di Dio dovrebbe essere seguito, nel tempo, da sacerdoti innamorati del Signore. E l’unica cosa che vorrei per loro è che fossero felici, la santità arriva subito dopo.

  6. Paolo
    secondo me non si tratta di mettere le briglie allo Spirito, sono temi delicati che devono essere affrontati con tutto il rispetto e la misericordia possibile, e con tutti i mezzi umani e spirituali. Per molto tempo la religione non è andata a braccetto con la ragione (psicologia) ma ora grazie al cielo le cose stanno cambiando e nelle diverse situazioni umane. Non tutto può essere spiritualizzato, così come non tutto può essere umanizzato. Ci sono ancora troppe persone fragili che pensano che la fede sia l’unica risposta ai loro mali, alimentando talvolta una visione distorta della stessa. Per questi e per molti altri un “sano” intervento umano potrebbe essere di grande aiuto. Ho rispetto per l’omessessualità ma evitiamo se possibile che faccia danni!

  7. L’articolo del Corriere citato da Paolo, parla soprattutto di: omosessuali che secondo la Chiesa non possono fare i preti, e di celibato dei preti. Poi, in perfetto e pessimo stile giornalistico-pastone tutto-italiano, distorce subito e completamente la notizia che sta tentando di dare con la sua riformulazione attraverso il commento – e di parte! – di un tal presidente dell’associazione omosessuale italiana.
    Il Documento a cui l’articolo si riferiva,
    (http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccatheduc/documents/rc_con_ccatheduc_doc_20080628_orientamenti_it.html) parla anche ed invece di vocazioni e chiamate e risposte, di discernimento, di consapevolezza dell’adesione alla chiamata, di preti che lasciano il ministero per i motivi piu’ vari, di strumenti umani approssimativi come puo esserlo la psicologia, e di Dio che e’ sopra tutto questo!
    E ricordiamoci tutti che parliamo noi sempre di uomini “da uomini” .

    Altre volte ho espresso a modo mio preoccupazioni e desideri simili, riguardo alla formazione dei preti. Comunque sono sicura che un documento siffatto poteva essere espresso e redatto solo dalla Chiesa che ha sede a Roma: aria diplomatica italiana ad ogni virgola, ad ogni tentativo – nemmeno troppo velato – di giustificarsi di salvar capre e cavoli, di dare un colpo al cerchio uno alla botte.
    (Ecco un esempio: “Contributo della psicologia al discernimento e alla formazione
    In quanto frutto di un particolare dono di Dio, la vocazione al sacerdozio e il suo discernimento esulano dalle strette competenze della psicologia. Tuttavia, per una valutazione più sicura della situazione psichica del candidato, delle sue attitudini umane a rispondere alla chiamata divina, e per un ulteriore aiuto nella sua crescita umana, in alcuni casi può essere utile il ricorso ad esperti nelle scienze psicologiche. Essi possono offrire ai formatori non solo un parere circa la diagnosi e l’eventuale terapia di disturbi psichici, ma anche un contributo nel sostegno allo sviluppo delle qualità umane, soprattutto richieste dall’esercizio del ministero, suggerendo utili itinerari da seguire per favorire una risposta vocazionale più libera. Anche la formazione al sacerdozio deve fare i conti sia con le molteplici manifestazioni di quello squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo” )
    (solo un appunto, chi forma i formatori che dovranno formare i formatori che formerano i formatori dei formatori?… )
    Possiamo avere piu’ coraggio nel dire le cose!, e dire ad esempio che il cuore stesso dell’uomo non e’ in equilibrio! e che il Modello a cui si riferisce il Documento nelle sue aspirazioni per i candidati al sacerdozio, e’ Gesu’, e che nessuno di noi e’ per ora cosi’ santo da assomigliare cosi’ tanto a Gesu’. Nemmeno i preti. (alcune delle qualita’ richieste: “il senso positivo e stabile della propria identità virile e la capacità di relazionarsi in modo maturo con altre persone o gruppi di persone; un solido senso di appartenenza, fondamento della futura comunione con il presbiterio e di una responsabile collaborazione al ministero del vescovo; la libertà di entusiasmarsi per grandi ideali e la coerenza nel realizzarli nell’azione d’ogni giorno; il coraggio di prendere decisioni e di restarvi fedeli; la conoscenza di sé, delle proprie doti e limiti integrandoli in una stima di sé di fronte a Dio; la capacità di correggersi; il gusto per la bellezza intesa come “splendore di verità” e l’arte di riconoscerla; la fiducia che nasce dalla stima per l’altro e che porta all’accoglienza; la capacità del candidato di integrare, secondo la visione cristiana, la propria sessualità, anche in considerazione dell’obbligo del celibato.”)
    Possiamo avere il coraggio di dire che il celibato dei preti e’ deciso cosi’! Stop. E che non si cambia (proprio come l’indissolubilita’ del matrimonio).
    E di ammettere che ferite piu’ o meno profonde ne abbiamo tutti, e che per questo viviamo in maniera nevrotica ed imperfetta tutti. Ma io pretendo che un prete non sia pedofilo, non sia omosessuale, non abbia inclinazioni perverse, non sia egoticamente vacuo o irrealisticamente pieno di aspettative e desideri umani e di gloria solo suoi. E che sia moderatamente equilibrato lo voglio certo! e che sia consapevole di se’ e di certi meccanismi umani… pure! Che sappia cosa vive e a cosa va incontro e’ indispensabile! e pure che sappia “consigliare” ed accogliere la sua come la nostra parte di umanita’! certo che queste sono cose importanti! E che magari sia pure un cristiano serio. Magari! 😉 Un’altra delle verita’ che dobbiamo dirci e’ questa: L’emotivita’ gli affetti SONO il motore delle nostre azioni. Del Mondo! Ecco perche’ sono cosi’ importanti. Ed ecco perche’ vien dato loro molto spazio e attenzione. Soprattutto per chi, come un prete, riceve la confidenza profonda di chi si rivolge a lui. E viene in profondo contatto con persone che potrebbero anche essere attratte da lui! come un altro documento (relativo al celibato) e correlato al nostro dice esplicitamente: (“La ricerca di compensazioni affettive può essere favorita anche dal semplice fatto che le donne con le quali il sacerdote ha rapporti in forza del suo ministero sono portate a confidarsi con lui, anche perché il suo stato celibe suscita fiducia; esse talvolta ricercano, presso di lui, un appoggio maschile.”
    http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccatheduc/documents/rc_con_ccatheduc_doc_19740411_celibato-sacerdotale_it.html )
    Organizzarsi, saper lavorare in gruppo, saper parlare in pubblico, saper gestire tempo e denaro… sono requisiti importanti. Ma saper gestire la propria emotivita’ e’ fondamentale, ed e’ una grazia di Dio.
    Tu Paolo parli di una scoperta che fa male: “la dolorosa scoperta di una frammentazione interiore sta all’origine di diversi conflitti spirituali che sfociano nell’abbandono del ministero” … e che rispetto.
    E non credi forse che si possano aiutare per tempo i candidati al sacerdozio ad indagare e scoprire (prima che accada di star troppo male e per il bene di tutti) questa “frammentazione interiore” a cui forse potrebbero giungere con gli anni?… (tutti ci trasformiamo negli anni, ed alcuni dei possibili cambiamenti e scenari di cio’ che saremo domani, la chiesa potrebbe prospettare “anche” ai candidati al matrimonio cristiano: e sono certa che cosi forse molti matrimoni potrebbero non sfociare nel divorzio…)
    E poi parli pure di casi abnormi che vanno fermati con carita’ … e certo che vanno fermati!
    E poi dici che bisogna superare il “ristretto campo dell’affettivita’…” Paolo, ma cosa fanno quei preti che si comportano come tu accenni? … coloro che desiderano magari essere applauditi per la loro scelta coraggiosa? E che si sentono come degli eroi… Non stanno forse cercando affetto, consenso e compensazione in maniera sbagliata? E non siamo sempre tutti dei poveri mendicanti di affetto e attenzioni da parte di qualcuno? E non sono forse gli affetti le nostre motivazioni piu’ profonde e piu’ vere? Gli affetti sono le cose-profonde che muovono me. Sono forse diversa io da tutti gli altri?
    Mi fai sorridere… noi che rischiamo di dare Criteri a Dio!!! purtroppo!… e che ipotesi di dialoghi divertentissimi! 😉 ma non stiamo forse anche usando la ragione che Dio ci ha dato per risolvere i problemi che abbiamo?
    La Chiesa: ci facciamo guidare da mille altre scoperte e scienze anche nel tentativo di capire meglio la Parola di Dio … e perche’ non dovremmo chiedere aiuto “con garbo” alla psicologia? La Chiesa non fa altro che seguire le logiche alle quali si e’ convertita e convinta (nostro malgrado talvolta…) e a percorrere le strade che ha intrapreso da tempo… quindi:
    1 – o lasciamo tutto, molliamo tutto, e ripartiamo dal Vangelo… ma da quale Testo e Perche’?
    2 – oppure tentiamo di sfrondare e potare o lasciar accadere anche le cose poco necessarie… e navighiamo pieni ancora di zavorre burocraticamente indispensabili … con tanto di “consenso per il trattamento dei dati personali dei sacerdoti”…
    Abbiamo sempre detto che la Chiesa non e’ il club dei bravi perfetti ragazzi, ne’ un’azienda… E ricorrendo a metodologie del mondo la Chiesa rischia di agire anche peggio delle aziende del mondo… snatura se’ stessa tentando di ingabbiare/analizzare ogni cosa… ma sappiamo che la Chiesa/gerarchia/stessa si riserva molti privilegi, tra cui il diritto e il dovere di decidere a chi affidare il ministero, e siamo noi d’accordo su questo come su altri primati della Chiesa stessa?
    http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccatheduc/documents/rc_con_ccatheduc_doc_20080628_orientamenti_it.html
    “Spetta alla Chiesa scegliere le persone che ritiene adatte al ministero pastorale ed è suo diritto e dovere verificare la presenza delle qualità richieste in coloro che essa ammette al ministero sacro.
    Il can. 1051, 1º del Codice di Diritto Canonico prevede che per lo scrutinio delle qualità richieste in vista dell’ordinazione si provveda, tra l’altro, all’indagine sullo stato di salute fisica e psichica del candidato.
    Il can. 1052 stabilisce che il Vescovo, per poter procedere all’ordinazione, deve avere la certezza morale sull’idoneità del candidato, “provata con argomenti positivi” (§ 1) e che, nel caso di un dubbio fondato, non deve procedere all’ordinazione (cf. § 3). Da ciò deriva che la Chiesa ha il diritto di verificare, anche con il ricorso alla scienza medica e psicologica, l’idoneità dei futuri presbiteri” …

    3 – Oppure magari ci mettiamo tutti a pregare insieme e contemporaneamente perche’ lo Spirito spazzi via la polvere accumulata nelle nostre sacre sacrestie e invochiamo Dio che ci mandi sacerdoti finalmente Santi. E una Chiesa nuovamente coraggiosa.
    Io non credo che i nostri Criteri possano mai sovrapporsi a quelli di Dio! 😉 io so che Dio scegliera’ comunque quelli che vuole, e da solo se li portera’ alla santita’ per le strade sue. E costruiranno il Regno e scaccerano i demoni dell’umanita’ e del loro inconscio ammalato. E tutti coloro che Dio chiama faranno quello che Dio vuole perche’ Dio sara’ fedele per loro. Fedele al posto loro, e delle loro mogli… e dei loro padri …e della loro discendenza tutta! Perche’ Dio e’ santo, solo Dio.

    1. Scusa, Vera, ma non ho ben capito quale sia il tuo pensiero nell’ intervento precedente. Potresti, per favore, semplificarlo?
      Grazie.

  8. Paolo: io so che Dio scegliera’ comunque quelli che vuole, e da solo se li portera’ alla santita’ per le strade sue.

    Infatti: “molti sono chiamati, ma pochi eletti.”

  9. A causa di una situazione particolare in comunita’,
    domenica scorsa ho avuto occasione di “sentire” un comunicato scritto Stile chiesa di Roma. Vera, quanto hai ragione… Ma Gesù avrebbe detto altro, e si torna da messa più tristi ed amareggiati di prima.

  10. Semplifico per Lucia: i preti devono saper spezzare la Parola parlare alla gente accogliere condurre il gregge, magari suonare la chitarra tenere la contabilita’ e l’ufficio, e fare mille cose ancora, se sanno anche pulire, cucinare oltre che tenersi compagnia leccandosi da soli le loro inevitabili ferite, e’ meglio.
    Ma io desidero fortemente che formazione per i preti ci sia anche dal punto di vista della crescita umana e della consapevolezza di se’, e che si usi la psicologia o la psicanalisi o la psichiatria… la danza della pioggia! o la programmazione neurolinguistica per farli diventare piu’ consapevoli… poco mi importa. – Premesso che la Chiesa (che ci piaccia no) ha deciso di mettersi in gioco nella storia umana, a differenza di altre tradizioni religiose, e di usare anche altri strumenti di analisi per ben altre cose. – Io voglio che i nostri preti sappiano cosa puo’ essere l’uomo piu’ e meglio di noi persone comuni, perche’ loro, con gli uomini, “ci lavorano” (!) e devono conoscerli piu’ e OLTRE che gli addetti alle risorse umane di un’azienda Spa o Srl. 😉
    La Chiesa ha il diritto e il compito di formare e verificare che le persone chiamate al sacerdozio siano effettivamente state chiamate (!) e “abili” ad adempiere alla chiamata.
    Ma e’ Dio che chama! Ok? e chiama chi vuole. Storpi muti ciechi zoppi pazzi traumatizzati dalla vita terrorizzati dal sesso incapaci di rapporti di ogni genere con chiunque o piu’ semplicemente omosessuali o quello che di piu’ diverso e deviante dalle “norme comuni” possiamo immaginare. Con Dio tutti sono pronti all’annuncio perche’ Dio parla per loro cammina per loro ama per loro. E e il suo Spirito non lo ingabbia e non lo analizza nessuno, perche’ Dio sa quello che fa (Gloria a Lui!) e parla agli uomini come vuole e usando chi vuole. Grazie sempre a Dio!
    E noi non contenti mai cosa possiamo fare?:
    1 – separarci dalla nostra Chiesa di Roma – rifondarci una Nuova Chiesa (con tanto di “pseudo-diritti” per tutti!!!) e formata da preti uomini e donne, che si sposano e che sono anche omosessuali o lesbiche, e scegliendoci da soi i passi del Vangelo e della Bibbia che piu’ ci piacciono. (Io toglierei anche quelli fastidiosissimi che parlano di Croce ad esempio…)
    2 – Andiamo avanti cosi’ confidando nella saggezza della Chiesa che in qualche modo Dio Fedele conduce…. e affidandoci sempre a Dio.
    3 – Oppure magari ci mettiamo tutti a pregare insieme e contemporaneamente perche’ lo Spirito spazzi via la polvere accumulata su di noi e invochiamo Dio che ci mandi sacerdoti e fedeli finalmente Santi. E NOI Chiesa nuovamente coraggiosi.
    io preferisco la soluzione numero tre. ma anche la due e’ praticabile.
    Cosi’ va meglio Lucia? 😉

    E lasciamo stare QUANTI (o CHI) saranno gli eletti non e’ affar nostro!, Angelo, quelle che riporti sono parole mie, non di Paolo! Noi preoccupiamoci di fare la nostra parte dove ci troviamo.
    Coraggio Betty!… resistiamo! …

    1. Sì, Vera, adesso ho capito e stai dicendo le stesse cose che volevo dire io all’inizio, solo che a forza di semplificare i concetti per i bambini delle elementari, anch’io comincio a far fatica ad esprimermi (e a comprendere) a livelli più complessi.
      Siamo comunque sulla stessa lunghezza d’onda.
      Anch’io preferirei la soluzione numero tre, ma pratichiamo pure la due (“Dio agisce in tutti e per mezzo di tutti”).

  11. INNANZITUTTO UOMINI !
    “Nessuna decisione può essere presa nella vita se non ci si decide ad essere uomini e decidere di essere uomini significa sapere e volere non dimenticare nulla della propria umanità. Ogni oblio subito o consapevolmente intrapreso di uno o di un altro aspetto fondamentale di se, si paga con infinite fatiche e immiserenti riduzioni della propria personalità.” – don Giussani

    E’ UNA TRISTEZZA IMMENSA INCONTRARE “PRETI” RIDOTTI UMANAMENTE! SE IL SALE PERDE IL SAPORE . . .

    1. Questi uomini hanno perso la bellezza dell’amore divino si sono lasciati travolgere da un’altra tipo di falso amore ,che inganna i deboli .Il sale perde il suo gusto originale, diventa insipido,non serve a niente.

  12. Io metterei l’accento più su un altro punto: l’importanza della preparazione di uomini cui vengono affidati altri uomini non può prescindere dal capire e far capire quali siano le reali motivazioni che portano alla scelta del sacerdozio; ho incontrato preti che vivevano per dio e preti che vivevano per il prestigio che il loro ruolo poteva o gli aveva procurato. Credo che sia fondamentale questa chiarezza, e non solo in ambito affettivo. Certo che se in un ragazzo qualcuno nota tendenze devianti (e tra queste non metto certo l’omosessualita) che possano fare del male, è doveroso che lo si curi che debba o meno essere sacerdote. E se si vede che le motivazioni reali sono viziate dalla ricerca di un risultato mondano, forse non sia consigliabile un percorso che ai miei profani occhi di donna appare solitario, poco appagante e spesso abbandonato a se stesso e al mito dell’efficienza.

  13. Costanza: “un percorso che ai miei profani occhi di donna appare solitario, poco appagante e spesso abbandonato a se stesso e al mito dell’efficienza.”

    Ciò che tu scrivi è inteso forse come: “Star bene prima con se stesso e con Dio per poi portare gli altri a star bene con se stessi e con Dio?!”

  14. No, significa che mi sembra che oggi molto spesso i preti diocesani italiani siano oberati di lavoro, lasciati spesso soli, e quindi più facilmente preda di scoraggiamento.
    Questa difficoltà puó diventare una ricchezza e portare ad una riflessione e cambiamento
    nella chiesa.
    Quello che tu dici lo condivido in toto e vale per ogni cristiano (‘pacifica il tuo cuore…’)

  15. 31 luglio 1965 – 31 luglio 2012
    oggi e’ il compleanno di Paolo! festa per i suoi amici, e per i suoi cari.
    —–> giorno di lode e di grazie a Dio! …
    … per averlo creato fatto cristiano e custodito, anche, per noi.
    Dio lo benedica, preghiamo per lui oggi: che continui ad essere creta e strumento di Dio “anche” per noi: che Dio faccia di Paolo cio’ che vuole.
    e che Paolo dica non gia’ l’ultimo [!!!!.. 😉 ] ma tanti tanti e tanti ancora bellissimi e preziosissimi !!! Auguri!

  16. Auguri di Cuore Paolo!

    Benedetto il Signore Dio di Israele,che ti ha benedetto con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo! In Lui ti ha scelto per essere Santo e Immacolato al Suo cospetto!

  17. Dalla mia splendida vista mare, ti ciungano, Paolo, i miei più sinceri e affettuosi auguri di Buon compleanno! michaela.

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Article by: Paolo

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