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Strazio

Mi ha chiesto un appuntamento via internet, sapendo che passavo nella sua città a presentare un libro.
Mi porta in un giardinetto , su una panchina, alcune nonne fanno giocare i nipoti sulle giostre. Mi ringrazia, chiede quanto tempo ha, tutto quello che vuole, rispondo; decide di raccontarmi la sua storia con calma. E’ entrato in seminario con  slancio, molti anni fa, dopo una laurea in lettere. Poi la decisione del vescovo di inserirlo nella scuola, come insegnante, e come viceparroco. Un’esperienza bella poi, un decennio fa la decisione di dargli una parrocchia ai confini della Diocesi, sulle colline. Una piccola parrocchia, seicento anime, cui se ne’è aggiunta un’altra, dopo due anni, altri trecento. Mi racconta le sue perplessità, la richiesta di lasciare la scuola. Nulla. Anzi: la cattedra è stata spezzata su tre plessi. Le giornate cominciano a diventare un delirio: sveglia alle 5 e mezza, breviario, messa dalle suorine del paese, un’ora di auto, scuola, panino, scuola, un’ora di auto, arrivo in parrocchia verso sera. Documenti, incontri, riunioni. Breviario. A mezzanotte qualcosa da scaldare al microonde. Così per un paio d’anni, con alcuni collaboratori laici che soffiano sui sensi di colpa: non sei mai in parrocchia! Cosa ci serve un prete così! Prima lamentele da bar, poi tensione crescente.

Mi sembra un tipo scrupoloso, un prete corretto, forse eccessivo nel suo zelo, ma sincero.

Sei anni fa la prima urgente richiesta al vicario: toglimi qualcosa, la scuola per essere più in parrocchia. Niente, solite cose, porta pazienza, fai quel che puoi. Sugli incarichi, però, non sentono ragioni. Il prete deve esserci, com’è possibile, che roba… Ascolto e vedo il suo volto contrarsi; la madre vedova si ammala, lui, figlio unico, aggiunge al delirio anche le notti a curarla, non può lasciarla in parrocchia da sola, e la badante non se la può permettere. Due anni a dormire tre ore per notte, E la gente che soffia sul fuoco, mi dice, ora, piangendo.    Un giorno il piccolo capetto del paese, temuto da tutti, lo affronta a muso duro: non sanno che farsene di un prete così, che trascura la parrocchia (!) per la madre malata.

Sono basito, non pensavo esistessero persone così, figuriamoci dei sè-dicenti cristiani. Continua, piangendo: tre incontri col vescovo, per dire di spostarlo, che lui non è in grado. E le risposte consuete: porta pazienza, la spina nella carne di san Paolo, prega. E lui, anima, candida, prega, rubando ancora ore al sonno. La mamma muore, infine, ma le cose non migliorano. 

Qualche genio in curia gli aggiunge un incarico diocesano. Non osa credere ai suoi occhi, quando riceve la lettera. Parla col vicario generale che lo rassicura: è solo un incarico temporaneo. Passano altri due anni, ormai è un’ombra che cammina, roso dai sensi di colpa, con la paura di fare le riunioni in parrocchia col solito capetto che sa di averlo in pugno e non passa occasione per umiliarlo.

Rodo, mentre lo ascolto: è questa la Chiesa? Dobbiamo dare un prete a comunità così? Perché?

Succede, alla fine, ovvio.

Esplode. Manda una lettera al vescovo che non ha mai capito la gravità della situazione e gli comunica, semplicemente, che smette di fare il prete a partire da una certa data. Il vescovo lo convoca. Mi confida, piangendo: mi avesse detto “resta”, vieni qui a fare le pulizie in episcopio, avrei accettato. Per anni sono andato da lui e dai suoi collaboratori: ero un codice rosso e hanno continuato a misurarmi la pressione. Il vescovo invece, indurito, si dice meravigliato dalla sua decisione e parla dello scandalo che darà. Gli ordina (!) di andarsene a vivere in un’altra città.

Sento uno strazio infinito. Quanti altri preti dovranno morire prima che le nostre comunità si convertano? Quanti, perché i nostri pastori la smettano di tappare i buchi e vedano il dolore dei loro preti?

 

(La storia che ho narrato è drammaticamente vera. Una delle tante che incontro nel mio percorso inusuale. Ovviamente ho tolto i riferimenti specifici per rispettare il sanguinante percorso di questo prete che vi affido. Ho atteso mesi per pubblicare questo post ma ora lo faccio. Non è un’accusa, ma una fra molte storie. Sogno una Chiesa diversa)

Category: Diario personale

110 comments

  1. a Teresa e Silvia:
    Paolo e’ andato (appena adesso) in vacanza!
    e non so se avra’ modo (e connessione) per leggere il Blog in tempi brevi,
    e rispondervi prestissimo!
    cosi’ se posso esservi io di aiuto sono disponibile a mettervi in contatto.
    questa e’ la mia email: veraveraeveraeveramveravera@gmail.com
    scrivetemi qui , se volete, e vi faro’ incontrare. cari saluti.
    (e capisco di cosa parlate…)

      1. Non fa nulla! E’ vero che il nome è molto importante, infatti Dio ci chiama per nome, ma penso che lui sappia che sono sempre io! 🙂

  2. Io Teresa e Silvia siamo in contatto, tutto ok.
    e come gia’ vi ho chiesto in altri precedenti commenti, e adesso vi ri-chiedo, occorre pregare tanto per la situazione di cui mi hanno informata che non conoscevo e di cui dispiace molto.
    (e ‘ inutile parlarne qui, ma pregate tutti per favore!)
    penso solo a questo ora: che Dio si cura della sua sposa/chiesa, coraggio!
    e che dobbiamo stare attenti tutti a dire: “Signore, Signore…” Il Signore potrebbe risponderci di non averci mai incontrato…

  3. carissimo fratello prete, conosci la fatica del vivere e del morire, del sorridere anche quando nel cuore la tristezza prende il sopravvento… non temere, chissà quante volte hai letto questa parola nel vangelo, no non temere. ama, spera, vivi…anche io sogno una chiesa diversa…ti accompagno con la preghiera e ricordami nel celebrare la messa…ciao

  4. È tristemente vero,i sacerdoti non riescono più a fare i “PARROCI”.
    Sono stracarichi di impegni che li stornano dalla presenza in parrocchia disponibili ad “ASCOLTARE”.
    La paura delle cariche ecclesiastiche di perdere “alti” contatti obbliga alla ricerca sempre nuovi incarichi che diano “immagine”.
    Forse un ritorno alla figura del “parroco” alla Curato d’Ars , ci riconsegnerebbe il prete che a volte spettiamo invano.

    1. Preghiamo per il Santo Padre “Benedetto XVI”: soprattutto nei momenti difficili e nelle difficoltà, possa Egli sperimentare la vicinanza di Gesù; possa essere sempre sorretto e guidato dallo Spirito Santo; e possa, Dio Padre Onnipotente, metterlo sotto l’ombra delle Sue Ali e della Sua Potente Protezione!

      Preghiamo per i Cardinali: possano Essi sperimentare la Potenza e la Misericordia di Dio e aprirsi all’annuncio del Regno per mezzo della Buona Novella che è il Vangelo di Cristo (Parola tanto antica ma sempre attuale e in continuo movimento)!

      Preghiamo per i Vescovi: quali Pastori, possano Essi guidare il loro gregge alla maniera del loro Pastore e Capo “Gesù Cristo”; senza superbia, senza orgoglio, senza favoritismi; guardando soprattutto alle esigenze e alle necessità di tutti, soprattutto degli ultimi!

      Preghiamo per i Sacerdoti: possano Essi essere docili e sottomessi ai loro Superiori, così come i figli dovrebbero essere sottomessi ai loro genitori (se non dispotici) e possano essere l’immagine della vera (non distorta) del servizio e della carità, spendendo tutta la loro vita per i fratelli e non tenendo in serbo nulla per sè stessi!

      Preghiamo per i Diaconi, gli accoliti i Lettori : il loro servizio sia puro e santo, intriso dell’Amore di Cristo per i fratelli!

      Preghiamo per noi, per tutto il popolo di Dio ( Tutto indistintamente, son solo Cristiani): possa il Signore Dio “PadreFiglioSpiritoSanto” donarci la Grazia di essere Chiesa, Corpo di Cristo; e, come Sue membra, essere Sani e Santi, senza incomprensioni e senza voler prevalere gli uni sugli altri; comprendendoci e amandoci a vicenda; accettando i difetti e soprattutto esaltando i pregi di ciascuno.

  5. Sai la storia che hai raccontato è sicuramente più comune di quanto sai e immagini. Una soluzione ? I sacerdoti tornino a fare i sacerdoti! oppure non lo facciano! La vita è di sua natura affascinante proprio perchè ogni giorno basta a se stesso, la scelta basilare determinante di ogni nostra azione anche la più piccola ma ciò che si fa è e resta in eterno. Scusami la mia asprezza ma da francescano secolare che ha lasciato l’ordine, visto chi sono gli “amministratori” di questi ordini (Vaticano compreso) è meglio starne fuori se veramente si Crede in Gesù Cristo morto Ma Gloriosissimamente risorto. Sicuramente come affermi rimarremo una minoranza ma certamente e tenacemente agggrappati alla parola di Dio e non allo Ior a Vatilix o ad altri scandali del genere preti pedofoli a parte.

  6. Dal vangelo (Matteo) di oggi 10 luglio.
    “Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».”

    Stanche le folle, e sfinite… ma stanchi anche MOLTI fra i POCHI operai che sono rimasti al lavoro….
    Preghiamo allora perche’ il Signore mandi MOLTI operai nella sua messe,
    che dividano le fatiche e moltiplichino l’entusiasmo. Preghiamo oggi.

  7. mi e’ stato chiesto di pubblicare questa preghiera, di GPII per le vocazioni, lo faccio volentieri:

    “Padre santo, guarda questa nostra umanità,
    che muove i primi passi nel cammino del terzo millennio.
    La sua vita è segnata ancora fortemente
    dall’odio, dalla violenza, dall’oppressione,
    ma la fame di giustizia, di verità e di grazia
    trova ancora spazio nel cuore di tanti,
    che attendono chi porti la salvezza,
    operata da te per mezzo del tuo Figlio Gesù.
    C’è bisogno di araldi coraggiosi del Vangelo,
    di servi generosi dell’umanità sofferente.
    Manda alla tua Chiesa, ti preghiamo,
    presbiteri santi, che santifichino il tuo popolo
    con gli strumenti della tua grazia.
    Manda numerosi consacrati e consacrate,
    che mostrino la tua santità in mezzo al mondo.
    Manda nella tua vigna operai santi, che operino con l’ardore della
    carità e, spinti dal tuo Santo Spirito,
    portino la salvezza di Cristo
    fino agli estremi confini della terra. Amen.”

    Giovanni Paolo II Da Castel Gandolfo, 8 settembre 2001.
    ————————————————————————
    e gia’ che ci sono, quella che segue, invece, la pubblico per conto mio!
    buona “passione per una profonda intimita’ con il Signore” , buona gioia stupita e gratitudine e meraviglia a tutti! buona scelta (della croce e della speranza di risorgere) a tutti…

    “Spirito Santo, fuoco ardente di luce e calore, donaci la passione per una profonda intimità con il Signore, per rimanere nel suo amore.
    Come i discepoli di Gesù si sono scambiati l’annuncio gioioso e stupito dell’incontro con Lui, dona a ciascuno di noi la trasparenza del cuore per raccontare, con gratitudine e meraviglia, quello che di Lui abbiamo conosciuto, vissuto e amato.
    Rendi la nostra umile testimonianza, segnata dalla scelta della croce e accolta nella speranza della gioia pasquale, segno di fecondità e occasione preziosa perché i giovani possano riflettere sulla propria vocazione con semplicità, fiducia e piena disponibilità.
    Vergine Maria, Madre della Chiesa, custodisci con tenerezza ogni piccolo germoglio di vocazione; possa divenire albero rigoglioso, carico di frutti per il bene della Chiesa e dell’intera umanità. Amen”

    (Benedetto XVI 25 aprile 2010)

  8. “Si cerca per la Chiesa un uomo
    senza paura del domani,
    senza paura dell’oggi,
    senza complessi del passato.

    Si cerca per la Chiesa un uomo,
    che non abbia paura di cambiare,
    che non cambi per cambiare,
    che non parli per parlare.

    Si cerca per la Chiesa un uomo
    capace di vivere insieme agli altri,
    di lavorare insieme,
    di piangere insieme,
    di ridere insieme,
    di amare insieme,
    di sognare insieme.

    Si cerca per la Chiesa un uomo
    capace di perdere senza sentirsi distrutto,
    di mettersi in dubbio senza perdere la fede,
    di portare la pace dove c’è inquietudine
    e l’inquietudine dove c’è pace.

    Si cerca per la Chiesa un uomo
    che abbia nostalgia di Dio,
    che abbia nostalgia della Chiesa,
    nostalgia della gente,
    nostalgia della povertà di Gesù,
    nostalgia dell’obbedienza di Gesù.

    Si cerca per la Chiesa un uomo
    che non confonda la preghiera
    con le parole dette d’abitudine,
    la spiritualità col sentimentalismo,
    la chiamata con l’interesse,
    il servizio con la sistemazione.

    Si cerca per la Chiesa un uomo
    capace di morire per lei,
    ma ancora di più
    capace di vivere per la Chiesa,
    un uomo capace di diventare ministro di Cristo,
    profeta di Dio,
    un uomo che parli con la sua vita.

    Si cerca per la Chiesa un uomo.”

    ( DON PRIMO MAZZOLARI )

    1. ciao Robis, grazie!
      di uomini come ne hai appena descritto, con don Primo Mazzolari ,
      ne vorrei trovare tanti! non solo uno!
      anzi, magari dodici! si’ potrebbero bastare!, ne sono certa!
      buona serata. 😉

  9. Grazie Vera, Grazie Robis!

    Due Grandi Pontefici (senza togliere nulla agli altri), Due Grandi Santi!(almeno, io li vedo così!)

    Si Vera, dodici penso che potrebbero bastare! con i primi dodici siamo giunti ad oggi; con gli ultimi dodici potremmo giungere Tutti alla salvezza eterna! Chissà!

    Voglia, il Padrone della messe, ascoltare ed esaudire le nostre preghiere!

  10. Dal Libro del Profeta Isaia: Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse:
    «Ecco, questo ha toccato le tue labbra,
    perciò è scomparsa la tua colpa
    e il tuo peccato è espiato».
    Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».

    Perchè le labbra di ciascuno di noi possano essere purificate dal Carbone Ardente che è la Parola di Dio e alla richiesta del Signore rispondere a gran voce: “Eccomi, manda me!”

    Altro che strazio!

  11. Mi e’ stato chiesto di pubblicare una nuova preghiera per le vocazioni, eccola! con il suo link:
    http://www.vatican.va/holy_father/pius_xii/prayers/documents/hf_p-xii_19571106_prayer-vocazioni-sacerdotali_it.html
    PREGHIERA DI SUA SANTITÀ PIO XII
    PER LE VOCAZIONI SACERDOTALI*
    Signore Gesù, Sacerdote sommo e Pastore universale, che c’insegnasti a pregare dicendo: «Pregate il padrone della messe che mandi operai alla sua messe» (Matth. 9, 38), ascolta benevolo le nostre suppliche e suscita molte anime generose, che, animate dal tuo esempio e sostenute dalla tua grazia, bramino di essere i ministri e continuatori del tuo vero ed unico sacerdozio.
    Fa che le insidie e le calunnie del nemico maligno, secondato dallo spirito indifferente e materialista del secolo, non offuschino tra i fedeli quell’eccelso splendore e quella profonda stima dovuta alla missione di coloro che, senza essere del mondo, vivono nel mondo per essere dispensatori dei divini misteri. Fa che, per preparare buone vocazioni, si continui sempre a promuovere nella gioventù l’istruzione religiosa, la pietà sincera, la purezza della vita e il culto dei più alti ideali. Fa che, per secondarle, la famiglia cristiana non cessi mai di essere semenzaio di anime candide e fervorose, cosciente dell’onore di dare al Signore alcuni dei suoi abbondanti rampolli. Fa che alla tua Chiesa stessa, in tutte le parti del mondo, non manchino i mezzi necessari per accogliere, favorire, formare e portare a maturità le buone vocazioni che le si offrono. E affinché tutto ciò divenga realtà, o Gesù amantissimo del bene e della salvezza di tutti, fa che la potenza irresistibile della tua grazia non cessi di scendere dal cielo sino ad essere in molti spiriti; prima, chiamata silenziosa, poi, generosa corrispondenza, e infine, perseveranza nel santo servizio.
    Non ti affligge, o Signore, il vedere tante moltitudini come greggi senza pastore, senza chi spezzi loro il pane della tua parola, chi porga loro l’acqua della tua grazia, col pericolo che rimangano alla mercè dei lupi rapaci che continuamente le insidiano?
    Non ti duole il contemplare tanti campi, ove non è ancora entrato il vomere dell’aratro, ove crescono, senza che alcuno disputi loro il terreno, i cardi e i pruni? Non ti dà pena il mirare tanti orti tuoi, ieri verdi e frondosi, prossimi a divenire gialli ed incolti? Permetterai che tante messi già mature si sgranellino e si perdano per mancanza di braccia che le raccolgano?
    O Madre purissima Maria, dalle cui mani pietose ricevemmo il più santo di tutti i sacerdoti; o glorioso Patriarca S. Giuseppe, esempio perfetto di corrispondenza alle chiamate divine; o santi sacerdoti che in cielo formate intorno all’Agnello di Dio un coro prediletto; otteneteci molte e buone vocazioni, affinché il gregge del Signore, da vigili pastori sorretto e guidato, possa giungere ai pascoli dolcissimi della eterna felicità. Così sia!
    Die 6 Novembris 1957

    1. Grazie Vera, sei gentilissima…..abbiamo bisogno di presbiteri santi….. allora preghiamo con questa preghiera. Ciao a tutti cercatori di Dio!!

  12. Grazie Vera e Grazie a Chi ti ha chiesto di pubblicare questa preghiera!

    Possa Dio Onnipotente ed Eterno “PadreFiglioSpiritoSanto” ascoltare ed esaudire!

  13. Non ho parole…solo lacrime! Scusate ma ogni volta che leggo storie simili resto profondamente sconcertata! Dove sono tutti i valori che Gesù ci ha insegnato…non siamo neppure capaci di entrare in empatia con chi ci sta vicino comprendere,ascoltare, aiutare…figuriamoci con l’emmigato,il povero,il “diverso”….ecc ecc. In questi momenti e non solo sento una smisurata contraddizione e ipocrisia specialmente in noi “praticanti”!!! Con speranza Eri

  14. Una storia davvero triste, capisco le ragioni che lo hanno portato ad abbandonare la Chiesa: quando da madre si trasforma in matrigna, i fedeli (non solo i preti) scappano! Quanti casi simili ci sono! Una chiesa diversa? No, una Chiesa vera, come la vuole nostro Signore che ha dato la vita per lei. Al diavolo i preti e i vescovi duri di cuore, gli affaristi, gl’inseguitori di cariche e di onoreficenze: Gesù non sa che farsene di loro, sono alberi di fichi che non danno frutto, è la zizzania che il maligno ha seminato, sono i caproni che non Lo hanno riconosciuto nel povero, nell’abbandonato, nel detenuto, nel tossico e …… nel prete bisognoso di sostegno e comprensione.

  15. Sono storie che toccano il cuore e l’anima di chi prova, da laico o da consacrato, a proseguire sulla strada che Lui indica……fa sempre poca notizia, il Bene dico, ma c’è…ho la fortuna e grazie di essere a conoscenza di laici capaci di com- prensione e di preti e religiosi coraggiosi che han saputo tener testa…. e…. con fatica, a volte dolore, alla fine han vinto…”il Signore dia coraggio per cambiare ciò che può esser cambiato,forza per accettare ciò che non può esserlo e saggezza per distinguere uno dall’altro”.Simona

    1. Grazie Simona, bellissimo commento!
      Prego, davvero, il Signore nostro Padre affinchè il Bene, finalmente, vinca il male e l’Amore sia sempre l’ultima Parola sull’odio!
      Buona e Santa Domenica in Cristo Gesù, Luce dei Cuori,

  16. Grazie Michaela, sono e cerco di restare una persona “vera” e sono felice ogni volta che posso condividere con altri fatiche, responsabilità, riflessioni,…a volte gioie! ma capita abbastanza di rado, è vero…resistiamo….almeno tutti noi che lottiamo e continuiamo a sognare..una “chiesa” vera, fatta di uomini e donne che insieme operano per costruire…anche un mondo più vero..ed umano..
    un saluto a tutti.avanti. con coraggio.oggi il “don” nella predica ha detto “i santi non sono mica dei meno- peccatori..sono solo dei CORAGGIOSI”.continuiamo con fiducia, la Forza la darà Lui.

  17. San Paolo in Filippesi 4,13 dice: “Tutto posso in Colui che mi da forza”

    Coraggio Fratelli, perchè davvero possiamo tutto in Colui che ci da forza, in Colui che rivela ai deboli la Sua Potenza e dona agli inermi la forza del martirio!

    Si, Simona cara, la Chiesa non è una struttura o una istituzione, la Chiesa è il Corpo e il Sangue di Cristo e noi siamo le Sue membra! La Chiesa siamo noi nutriti dal Corpo e dal Sangue di Cristo!
    E’ Cristo stesso che dice a noi sue membra: “Per restare in vita nutritevi di me e attraverso me!”

  18. “i santi non sono mica dei meno- peccatori..sono solo dei CORAGGIOSI”.

    Si, ci sono molti santi che prima di essere santi sono stati “peccatori incalliti!” Ma sono proprio “questi” che hanno avuto il coraggio di lasciare tutto e seguire la Via Maestra, seguire Gesù il Vangelo la Parola di Vita il Pane della Vita; e si sono nutriti con Lui di Lui e per Lui, per portarlo poi ai fratelli affinchè facessero lo stesso!

  19. Carissimo Paolo,
    Non ci conosciamo di persona, ma attraverso il tuo blog, ho l’opportunità di dialogare con te. Forse non l’avrei fatto se non avessi letto questo tuo articolo “Strazio”. Anche se la mia storia è un po’ differente da quella raccontata, voglio comunicarla a te ed ai frequentatori del blog, per condividere qualcosa che contribuisca a sognare una Chiesa diversa.
    La mia esperienza parte dalla domanda: “Finirà il celibato del prete?”. Un quesito che mi ha tocca profondamente perché rispecchia nella sostanza il mio caso personale, in quanto anch’io sono un sacerdote diocesano che, innamoratosi di una sua catechista, ha lasciato (costretto dalla gerarchia!) la comunità di cui era parroco ed il ministero sacerdotale per impostare in modo diverso la sua vita da più di quattro anni ormai.
    Capisco che si tratta di un argomento quanto mai delicato e spinoso, ma ritengo giusto che se ne parli. Quando sorgono domande del genere, la maggior parte degli ecclesiastici impone (o si impone) il silenzio oppure liquida la questione in modo quanto meno affrettato e defilato, senza esprimere davvero il proprio pensiero con sincerità e senza condizionamenti di sorta. Bisogna ammettere che tanti non vogliono parlare del celibato dei preti perché è qualcosa di imbarazzante e scottante e perché in qualche modo si ha paura di esprimere le proprie opinioni personali, quasi bisognasse aderire a qualcosa di dogmatico, quando invece tale non è. Invece, secondo me, anche all’interno della Chiesa bisogna parlare del celibato e della sua convenienza o meno, perché in sottofondo è un problema che riguarda un grandissimo numero di presbiteri, anche se non lo si vuole ammettere. Perché non poterne parlare con serenità (e preparazione teologica?). I toni estremistici o polemici no, non li condivido, perché amo la Chiesa, mia Madre. È bene discutere sì, ma con serenità e cercando la soluzione migliore al problema.
    Da poco ho letto su una rivista cattolica un intervento dal quale emergeva un’idea da non scartare: “Studiare come usare ancora a favore della Chiesa il sacerdozio di molti preti sposati, mai cancellato e spesso mai rinnegato”. Sono d’accordo. Siamo centinaia i sacerdoti che attendono un modo per essere ancora “usati” a beneficio della Chiesa, ma chissà se qualcosa avverrà di positivo in questo senso. Le porte, per ora, sembrano sbarrate. Personalmente amo il mio sacerdozio, sono contento di essere prete, voglio esserlo per sempre, come anche non mi vergogno di amare una donna, perché è un sentimento da non disprezzare. Non rinnego il mio sacerdozio, non sono un contestatore. Sto in silenzio, da una parte, soffro per essere stato messo fuori, ma dentro sono anche sereno, perché almeno non sto facendo una doppia vita. Il mio vescovo ed il suo vicario mi evitano, non mi cercano da anni pur avendo cercato di mantenere un certo tipo di rapporto, ma so che il Signore e la Vergine amata non mi abbandoneranno mai. È questa la mia unica speranza.
    Esprimo un’opinione personale, raccontando in breve la mia esperienza.
    Durante il mio servizio pastorale nella seconda parrocchia che il mio vescovo mi ha affidato mi è successa una cosa bellissima: tra me e una giovane donna di quella comunità è nato un sentimento forte e grande che è maturato nel tempo, senza forzature ed esagerazioni. Trattandosi di cose quanto mai delicate, abbiamo cercato di andare con i piedi di piombo, abbiamo più volte tentato di rompere per sempre la nostra relazione, ma senza riuscire a superare la crisi. Per questo abbiamo deciso di andare avanti, ben sapendo cosa ci avrebbe aspettato. La Chiesa, purtroppo, non è ancora capace di accettare che un sacerdote ami una donna. È qualcosa di incompatibile e di scandaloso. Le Chiese orientali e anche quella Cattolica di rito greco hanno il clero sposato, ma quella di rito latino – la nostra – non è matura per questo passo e forse non lo sarà mai. In quella parrocchia ho dato “scandalo” con questa mia relazione, per cui, dietro minacce pesanti e molte pressioni, ho rimesso l’incarico nelle mani del vescovo, che mi ha ammonito diverse volte, e mi sono trasferito in un paese vicino prendendo in affitto un appartamento. Sempre per mia spontanea volontà ho smesso con immensa sofferenza di celebrare l’Eucaristia, di confessare e di svolgere qualsiasi atto del mio ministero per non dare ulteriore motivo di scandalo. Sinceramente non vedo perché un sacerdote che si sforza di vivere bene il suo ministero non possa amare nel modo giusto una donna e avere, eventualmente, una sua famiglia. Quando si tratta di queste cose tutti gridano alla vergogna, non si è capaci di parlarne neppure per un attimo con serenità, come dicevo prima.
    Citavo la tradizione delle chiese cattoliche di rito non latino (per non scomodare quelle orientali). In Italia, come tanti sanno, abbiamo due diocesi del genere nel Sud che, accanto alle diocesi di rito latino, hanno il clero sposato e dove i fedeli non fanno nessuna fatica ad accogliere un prete con la moglie e i figli, anzi accettano bene la realtà. A pochi passi, nelle diocesi latine vicine, non si può. Non è assurdo? Per loro non valgono tutte le argomentazioni che si scrivono con tanta sicurezza “teologica”? Non valgono i decreti conciliari e le esortazioni apostoliche? Hanno un vescovo come il nostro, il Papa come noi, uguali in tutto a noi, fuorché nei riti, però quei confratelli possono sposarsi ed io no. Eppure il nostro sacerdozio è uguale! Perché per noi latini c’è una regola e per gli altri no? Eppure siamo tutti cattolici e siamo gli uni accanto agli altri. Perché, per es., in Romania il clero cattolico è sposato ed in Italia no? Bisogna dire e scrivere e spiegare candidamente che il celibato non è un dogma, ma una legge della Chiesa latina che oggi c’è e domani può non esserci e che dunque, essendo qualcosa di mutevole, non appartiene al deposito della fede e non c’entra nulla con argomentazioni teologiche sottili, a meno che non diventi un assoluto o una ideologia. Una legge che crea enormi problemi in termini strettamente personali (quante relazioni segrete? Quanti scandali che molti sanno e tacciono?) ed in termini vocazionali (molti bravi giovani si farebbero preti se potessero sposarsi!). A mio parere, è bene che questa legge venga rivista. Ho letto anche le posizioni personali di alti prelati che esprimono quest’idea, pur rispettando le decisioni del Santo Padre. Almeno che un prete sia libero di sposarsi o no, senza costrizioni né in un senso né nell’altro.
    Non si venga a dire che chi ama una donna ha il cuore diviso. Io amo prima di tutto il Signore con tutto il mio cuore. Lui viene al primo posto. Lui è l’assoluto della mia vita. Non si venga a dire che un prete sposato dedica meno tempo alla comunità. Io ho sperimentato per mesi che non è così. Anzi essere sostenuto ed aiutato da una moglie, aiuta il sacerdote a vivere meglio il suo servizio e a dare testimonianza. Potrei smontare altre costruzioni ideologiche ma non lo faccio perché si sarà certamente compreso il mio pensiero e dove voglio arrivare.
    Caro Paolo, ti ringrazio per avermi dato l’opportunità di scriverti la mia esperienza. Ti auguro ogni bene.
    Francesco

    1. Caro Francesco, grazie delle tua testimonianza.
      Prima o poi avrò modo di esprimere la mia riflessione su questo tema che mi vede coinvolto e che ha molte sfaccettature. Condivido con te l’opinione che numerosi preti che per varie ragioni non sono più nel ministero attivo sono ancora disposti a dare una mano nella pastorale. La realtà è che, invece, sono tenuti ai margini, guardati spesso con imbarazzo e fastidio. Una parte di questi preti (non esistono “ex”, il sacerdozio è per sempre) potrebbero essere ancora utilizzati nel servizio della Chiesa come auspicato dall’arcivescovo di Vienna. Speriamo che la Chiesa si ponga seriamente in problema!

  20. carissimo francesco , mi sento di esprimerti la mia vicinanza, e dirti che molte delle cose da te scritte( e chi è addetto ai lavori lo sa!) corrispondono a verità( nel senso che la problematica che poni esiste) Iimmagino conosca meglio di me la realtà, Paolo . Mi è accaduto di parlare con preti che hanno avuto le tue stesse esperienze( non hanno però lasciato il ministero , forse semplicemente xchè il fatto era meno conclamato del tuo ).Altri lo hanno lasciato , ma son rimasti nella vita , nel cuore , nella mentalità , preti. Tutti però , magari con toni e soluzioni diverse, esprimono le tue stesse problematiche.
    Il “tema” ha aspetti storici e contemporaneamente attuali, molto seri e impegnativi x tutti (che tu esprimi molto bene nella tua lettera ). Ovviamente non vi sono ricette immediate .
    Ma sapessimo valorizzare anche i cosidetti “ex” non sarebbe male …. Almeno impariamo a non ignorarli e a trattarli da fratelli( non da “traditori” , come ogni tanto si sente dire ): sarebbe già un passo avanti !!!

  21. Dall’Antico Testamento: LV21
    13 Sposerà una vergine. 14 Non potrà sposare né una vedova, né una divorziata, né una disonorata, né una prostituta; ma prenderà in moglie una vergine della sua gente. 15 Così non disonorerà la sua discendenza in mezzo al suo popolo; poiché io sono il Signore che lo santifico».

    Dal Nuovo Testamento: Lettera a Tito Cap.1
    Organizzazione dei presbiteri
    [5]Per questo ti ho lasciato a Creta perché regolassi ciò che rimane da fare e perché stabilissi presbiteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato: [6]il candidato deve essere irreprensibile, sposato una sola volta, con figli credenti e che non possano essere accusati di dissolutezza o siano insubordinati. [7]Il vescovo infatti, come amministratore di Dio, dev’essere irreprensibile: non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non violento, non avido di guadagno disonesto, [8]ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, pio, padrone di sé, [9]attaccato alla dottrina sicura, secondo l’insegnamento trasmesso, perché sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare coloro che contraddicono.
    Mt 19:
    9 Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio».
    10 I suoi discepoli gli dissero: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla moglie, non conviene sposarsi». 11 Ma egli disse loro: «Non tutti sono capaci di accettare questo parlare, ma è per coloro ai quali è stato dato. 12 Poiché vi sono degli eunuchi, che sono nati così dal grembo della madre; vi sono degli eunuchi che sono stati fatti eunuchi dagli uomini, e vi sono eunuchi che si sono fatti eunuchi da se stessi per il regno dei cieli. Chi è in grado di accettarlo, lo accetti».

    Effettivamente non è scritto da nessuna parte che il clero debba essere celibe! Fedele ad una sola donna vergine e irreprensibile, questo si! E forse, è meglio il matrimonio che la dissolutezza! E forse, è meglio il matrimonio che l’adulterio!

  22. “Io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito.”

    Quando mi innamorai del mio don e lui di me io ero una giovane catechista.
    Da allora sono passati molti e molti anni. E con dolore strazio e scelte difficili ci siamo separati. Ognuno per conto suo, lui a continuare a fare il prete.
    Vogliate scusarmi se intervengo così all’improvviso per scrivere di queste cose, e non so come dirvelo! Il fatto cioé che non è per nulla questione di tempo né di qualità del tempo che si dà nel servizio, tutto fumo negli occhi! e neppure del servire ancora alla chiesa, dopo… cioé di quello che secondo voi un “per sempre prete” potrebbe dare ancora nel servizio… e non mi piace per niente sentir parlare di “chiesa” che non è “matura” per fare cose che altri fanno con motivazioni diverse dalla nostre e questo Francesco lo dico a te, e con tutto il rispetto per te, credo che tu sapessi di essere un prete cattolico! e se ti sembra che le differenze tra le chiese siano lievi e di sola forma mi dispiace davvero… magari puoi andare a fare il prete altrove. E riguardo le “argomentazioni teologiche sottili” ti sembra così teologico e sottile il fatto che un uomo sia chiamato a testimoniare che di Dio si può vivere anche senza sposarsi? Che Dio può essere sufficiente per colmare la vita di vita, anche senza una donna accanto, e che per molti fra di voi che si trovano in difficoltà altri possono raccontarci che vivere solo di Dio è realmente possibile?
    Io credo che il prete non timbri il cartellino, infatti, ma sia, come voi stessi riconoscete “prete a tempo pieno nel suo essere”. E questo suo modo di essere è incompatibile con l’amare una donna, o perlomeno con l’essere amati da una donna! con una donna che vuole amare il prete e avere con lui una famiglia normale. Parlo di cose reali, concretissime. Un prete, che lui lo voglia o no, si trova in un rapporto di relazioni, di intimità e di confidenza, e perché no, anche di simpatia, di vicinanza emotiva spirituale (non so come altro definirla!) incredibile con la gente che è il suo popolo! e quale donna può tollerare qualcosa di così intenso tra suo marito e centinaia di altre persone? io non lo avrei tollerato! No certo.
    Ripeto non è questione di tempo da dare o di “sostegno” da ricevere!!! quando si arriva ad aver bisogno del sostegno di una donna per fare il prete, cari amici miei, si è già smesso di fare il prete da un po’! ed io lo so.
    Quando toccò a me innamorarmi così, secoli fa, non ci si poneva neppure il problema di continuare a restare preti o di servire… ecc ecc sapevamo che lui sarebbe dovuto uscire dalla chiesa, e di sicuro nella vergogna, e che poteva solo provare ad insegnare magari, come fanno poi tanti, come ho visto fare a tanti… per vivere, per lavorare, per mantenerci. Oggi i tempi sono davvero cambiati! Si. Oggi che volete tutto. E poi vedo sempre tutti a preoccuparvi del prete che si innamora… a pensare da maschi insomma dal punto di vista dei maschi! e chi si chiede cosa succede alle donne che si innamorano dei preti? Povere creaure. E quando questo accadeva 40, o 50 anni fa! chi se ne frega della letteratura adesso! io parlo di esseri umani, di persone reali. Noi possiamo immaginare lo strazio di un prete diviso tra la sua “vocazione” e un amore umano, e lo facciamo, ma lo strazio di una donna che contende l’amore a Dio? Che ne sapete voi preti stessi?
    Sapete voi cosa significa vedere l’uomo che si ama mentre solleva il calice al cielo per rendere grazie? O vederlo al confessionale? E non potersi confessare con lui, ci mancherebbe. O vederlo parlare di Dio con gli occhi che brillano e sapere che forse non lo potrà più fare per colpa vostra… e che non potrà più fare molte cose per colpa vostra… e ci si sente terribilmente in colpa ma non è egoismo il volergli bene o forse lo è… e si chiede aiuto a Dio se si crede, e ci si chiede “perché” giorno e notte a chiedersi perché anche dopo anni e anni in qualsiasi modo si sono svolti i fatti. Strazio al femminile.
    Poi vi chiedo scusa ancora. Se un uomo può farsi eunuco per il regno dei cieli e lasciamo stare per il momento la faccenda del dire messa e del rimettere i peccati. Ma se può decidere di stare da solo anche per dimostrare e testimoniare che si può vivere completandosi solo di Dio già da questa terra senza una donna accanto, e se la stessa cosa vale per le donne che si consacrano, che anche loro cioé possono vivere senza un uomo accanto e se gli uomini preti dopo si innamorano e dovrebbe essere consentito a loro di sposarsi e se anche le donne consacrate allora si innamorano poi di qualcuno e quindi perché non possono continuare a restare suore, consacrate, religiose, … anche da sposate? Benissimo allora facciamo che magari potrebbero sposarsi pure i preti con le suore, tutti certo per benino innamorati di Dio, ci mancherebbe! e che casino ne verrebbe fuori e che sorta di famiglie?
    Ma cosa succede invece alle suore che si innamorano? e perché non si può essere innamorati contemporaneamente di un uomo e di una donna e pure contemporaneamente di Dio? perche’ Dio è Geloso! Ecco perché e fa bene!
    Lasciare quella che si credeva fosse la propria vocazione è in qualche modo un fallimento cari giovani amici. E fallimento lo dobbiamo chiamare. Fallimento di nome e cognome. Ma dopo il fallimento possiamo pensare che Dio ricomincia la sua storia con voi, come l’ha ricominciata con me, e che dai nostri errori saprà aiutarci a tirar fuori nuove cose utili. Ed ecco che torniamo alla cosa più saggia e importante che dite, all’essere utili e in che modo. Ma attenti che secondo me un prete che si innamora, che lascia il ministero attivo, come dite voi, ha bisogno di aiuto, e non dà molte garanzie psicologiche in certi casi, mella maggior parte dei casi… e certo perciò che si fa fatica a fidarsi di lui poi! Io lo capisco benissimo e posso capire anche i molti perché che ci sono dietro.
    Lasciando stare che se si è “innamorato” una volta potrebbe anche farlo di nuovo!… potrebbe non essere così affidabile anche per altre cose, chissà… e per carità! cercate di capirmi per favore, non so esprimere bene quello che voglio dire… ma puo capitare benissimo che egli non dia più fiducia. Ecco.

    Quando parlo del prete nel “suo specifico modo di essere” penso che è un atteggiamento diverso nei riguardi della vita quello che è “chiesto” al prete. Voi che “siete preti”, e scusatemi di nuovo, certe volte parlate come se essere preti per voi volesse dire fare un semplice lavoro, una prestazione d’opera… la casa di qua, la famiglia di là, la chiesa bottega a lato … no cari miei! io penso a quello che fate come se questo vostro essere prete sia per me un modo diverso di vivere. Ora che sono sposata da molti anni (non con un prete!) ho scoperto che esiste un modo particolare di essere coppia (e lo scrittore Paolo Curtaz queste cose le dice molto bene) e esiste un modo particolare di essere in due davanti a Dio, ora sempre di più io mi convinco che “questo modo di essere in due davanti a Dio nel matrimonio” non è compatibile con “l’essere uno da solo prete completamente di Dio” a testimoniare che Dio è il tutto per ognuno, e che essere preti e mariti e padri e suore o moglie madri contemporaneamente e a tempo pieno è qualcosa di incompatibile.
    E che Dio è “sufficiente” per vivere di Dio solo.
    Non ditemi che parlo da donna.
    Anzi ditemi pure che parlo da donna.
    Con l’esperienza che solo una donna in queste cose può avere.
    Una donna però, che è stata innamorata di un prete che la amava.

    1. Cara Biancamaria,
      Ho letto il tuo messaggio con piacere e con fatica (perché mischi troppo le cose senza un ragionamento ordinato!) . Anche se non ne condivido neppure una virgola, sono contento che comunque qualcuno/a esprima il proprio pensiero riguardo alle cose che ho scritto.
      Mi fermo su quanto scrivi. Si tratta di uno scritto intenso ma, lo dico con molta delicatezza, anche abbastanza sofferto. Con tutta evidenza, tu ed il tuo “don” non avete avuto il coraggio della verità e dell’amore ed avete preferito non scomodare niente e nessuno (visti anche i tempi che avete conosciuto durante la vostra storia!). Comprendo la realtà che descrivi. Certamente ne avete sofferto. Si trattava di vero amore? Non lo so. Fosse stato così, avreste forse risolto diversamente con più onestà. Perché si nota in tutte le righe del messaggio che questa esperienza ha continuato a farti soffrire ed è ancora presente nella tua vita come ferita mai rimarginata. E’ una cosa inconscia di cui probabilmente non ti rendi conto.
      Ribadisco che non ci sono motivazioni bibliche e teologiche serie e fondate per difendere a tutti i costi il celibato obbligatorio dei preti cattolici. Parlo di scelta “obbligatoria”. Infatti, bisognerebbe lasciare ai preti la scelta se sposarsi o rimanere celibi. Diverso – e molto – il discorso per frati e suore. I religiosi/e fanno liberamente voto di castità e scelgono la vita in comune, mentre il clero diocesano non emette nessun voto di castità (fa solo promessa di obbedienza) e non vive in comunità, a meno che non lo voglia fare di sua spontanea volontà. Cara Biancamaria, mi dispiace dirtelo, ma fai parecchia confusione e dimostri di non conoscere la storia del celibato ecclesiastico e neppure alcuni brani della Bibbia. Leggi bene il messaggio di Angelo qui sopra! Ti esprimi con molta durezza nei nostri confronti e ti poni tanti di quei problemi che moltissime persone – anche da me incontrate – non si pongono. Per fortuna, esistono cattolici molto più aperti ed accoglienti, che sanno affrontare il problema con più serenità.
      Pur con tutto il rispetto che ti devo, il tuo messaggio è troppo confuso e mischia esperienza personale, un amore represso, considerazioni troppo soggettive e motivazioni di supporto che mi sembrano prive di qualunque seria considerazione. Siamo solo dei falliti? Per te è così, mentre per tanti altri no. Libera di pensarla come vuoi, ma forse noi poveri falliti abbiamo bisogno di un po’ di comprensione (e per questo ringrazio tanto Sandro) e di accoglienza. Ciò che tu, Biancamaria, sembri proprio negarci.
      Buon cammino, carissima.

      1. Caro Francesco
        stamane ho letto il post di Biancamaria e mi sono riproposto di risponderle in giornata ma poi ho letto il tuo e…scusa tanto ma sento il bisogno di rispondere subito.
        Lo scritto di Biancamaria è sicuramente un pò “contorto” ma a mio avviso rappresenta un suo sfogo probabilmente a lungo represso , forse una confessione e pertanto occorre cogliere ilo giusto significato. L’amore è un sentimento caratteristico degli esseri umani e avviene così senza cause specifiche e senza individuare elementi precisi e quindi quando “succede” succede. Esistono poi nella nostra società le convenzioni che permettono la convivenza che condizionano anche positivamente le scelte e i comportamenti degli individui. Non è una mancanza di coraggio o peggio come l’hai definito un atto codardo e disonesto scegliere un comportamento piuttosto di un altro soprattutto se la vicenda risale a 40 50 anni orsono. Non conosco la tua età ma i condizionamenti di questo tipo allora erano spaventosamente forti !
        Spesso, ma ancora di più in questo caso non si tratta di scegliere fra diversi sentimenti per nobili e puri che siano bensì di trovare accoglienza in un sistema sociale che allora reiettava tali comportamenti. La donna tentatrice che insidiava i giovani preti è materia che certa chiesa insegna e porta avanti , una dose neanche troppo scarsa di misoginia è tuttora presente e forse anche insegnata nei seminari.
        Resta il fatto che oltre alla distinzione fra preti e religiosi occorre un profondo atto di umiltà e di pragmaticità che nella nostra chiesa ( almeno in quella delle curie ) sempra molto scarsa.

  23. Cari tutti, il messaggio di Biancamaria mi stimola a scrivere, altrimenti mi sarei soffermato solo a leggere senza commentare. Premetto che sono sposato da 35 anni, ho tre figli e sono diacono permanente da 11. E premetto ancora che per me la questione non è il matrimonio dei preti ma il sacerdozio ministeriale agli sposati. La chiesa ortodossa credo abbia risolto da sempre il problema concedendo a chi è sposato di accedere al ministero mentre ai monaci e alle suore no, perchè fanno voto di castità cosa che non fanno i preti secolari come diceva giustamente Francesco.
    Venendo a te, carissima Biancamaria, devo dire che la tua lettera veramente mi ha colpito per la sua schiettezza e il suo vissuto. E’ vero che quaranta anni fa le cose erano più difficili ma anche allora c’era chi sceglieva di “spogliarsi” per sposarsi. Io credo che quello che dici è vero, sicuramente per te, e l’analisi psicologica di Francesco non la condivido, è troppo sbrigativa. Mi piacerebbe vederti negli occhi mentre parli per sentire tutte le tue emozioni, ma non è possibile. T’immagino a modo mio e ti assicuro che nel mio piccolo pregherò per te come prego per quelli che vivono un conflitto tra l’obbedienza alla Chiesa (che non è una sciocchezza) e l’amore verso un altro essere umano.

  24. Cara Biancamaria tu dici: “e perché non si può essere innamorati contemporaneamente di un uomo e di una donna e pure contemporaneamente di Dio? perche’ Dio è Geloso!”

    Davvero, anch’io forse ho pensato che Dio fosse geloso! Ma mi sono ricreduto: Dio non è geloso dell’Amore puro casto e sincero che ci può essere tra due sposi innamorati, come quello che troviamo nel Cantico dei Cantici, anzi, qui possiamo dire che Dio si sposa con loro; ma, mia cara, ho ragione di pensare che Dio si ingelosisce davanti all’adulterio con una o più donne, o con uno o più uomini; Dio si ingelosisce davanti alla pedofilia; Dio si ingelosisce davanti alla vita disordinata del Suo sacerdote; Dio si ingelosisce davanti a qualsiasi sregolatezza e non voglio andare oltre……….! Ed ecco perchè dopo una attenta riflessione e una consultazione con i Libri Sacri sono giunto alla conclusione che se un sacerdote non riesce ad amare solo Dio, non riesce ad essere eunuco (metaforicamente parlando) per il Regno, allora è meglio che si sposi e che conduca una vita santa e immacolata (speriamo) al cospetto di Dio con la sua sposa e i suoi figli! Per le suore e i monaci è diverso, loro scelgono la castità liberamente, e anch’essi, pertanto, dovranno essere santi, puri e immacolati (sempre speriamo) al cospetto di Dio!

  25. Francesco, chi non vuol sentire non sente.
    E nota bene che il Grande Amore non si misura dal voler stare insieme a tutti i costi, il Grande Amore certe volte è discreto e soffre e sta lontano e obbedisce soffrendo anche senza capire. Il Grande Amore ha volti diversi e strade diverse. Auguri per il tuo onomastico tra poco.

    Mario, grazie… Il Grande Amore succedeva ieri e succede oggi, e quando succede succede. Forse ieri ci si sapeva controllare di più, per vari motivi, oggi si fa più fatica per altri vari motivi.

    Nicola, grazie … e nei miei occhi troveresti tracce di cose che non so e di cose che continuo a imparare e che ho intravisto passando negli anni e poi vedresti stupore e meraviglia ma persino un po’ di quell’ironia di chi guarda attenta il mondo e vede che non cambia mai nulla … nemmeno le quante regoline che mettiamo noi uomini sempre e mamma mia! io sono confusa e ignorante e fuori dal tempo avete ragione, e non sono mica preparata io per discutere con gente come Francesco che sa tutto! ma non mi par di ravvisare nelle parole di Gesù le sfumate sottili distinzioni di cui mi ragguagliate!

    «Gli dissero i suoi discepoli: “Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi”. Egli rispose loro: “Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca”.»

    Credevo che qui Gesù parlasse, per tutti quelli che scelgono di rinunziarvi, della rinunzia al matrimonio, come di una vocazione positiva e feconda, resa possibile dalla presenza del Regno tra di noi qui sulla terra, e invece… scopro che ci sono tante di quelle differenze di genere sia maschile che femminile che di grado e di intensità dell’essere eunuchi! e che ci sono quelli che fanno voto di una cosa e si fermano ad un certo punto e altri che fanno voto di una virgola in più e poi quelli che si, fanno qualche promessa, ma che c’entra! Loro la fanno con riserva, con la possibilità di rimangiarsela e di ritornare indietro se serve e di accusare la chiesa di non essere all’altezza delle chiese di oriente ma santa pazienza il giorno in cui avete detto il vostro si, vi piaceva la nostra di chiesa o quella d’oriente? E perché se quella è più comoda non andate a fare i preti di là? cosa ci avete trovato di qua? cosa ha la nostra per farvi stare qui? Sappiate che se ci sono delle differenze tra le chiese purtroppo ci sono pure dei motivi profondi! E che brutto ragionare in termini di noi e loro, no? Se Dio vuole ci riuniremo tutti un giorno e saremo tutti come preti e religiose e religiosi e frati e suore … buoni tutti a vivere solo di Dio!
    Dico quest’ultima cosa perché sfogo o confessione o soltanto stanchezza di veder la madre chiesa trattata così male dai suoi stessi figli, certo di questi argomenti non mi va di parlare mai… né quando prendo il tè con le amiche mie, e neppure mi va di parlarne ancora sui blog! E la dico la cosa con tutta esperienza! Il prete che si innamora una volta potrebbe innamorarsi una seconda volta, e una terza, e magari già che c’è potrebbe pure desiderare di divorziare dalla prima moglie per sposarsene un’altra e che facciamo? tra dieci anni si potrebbe porre il problema del divorzio legittimo del prete e della possibilità che continui il suo ministero anche dopo aver divorziato! Perché nessuno ha la garanzia che nessuno vivrà mai santo e immacolato per sempre con la sua sposa e i suoi figli o con il suo sposo e i suoi figli! la logica del mondo quando arriva arriva, e se la porta si apre e nessuno sta a custodirla… la logica mondana arriva come il Grande Amore!
    E io arrivo a te Angelo! casto puro sincero l’amore del Cantico? … sincero e puro, si, ma “casto”?! Ne sei sicuro!?!!!
    Angelo Angelo, Dio è geloso di tutti! sposati e non, perché non c’è altro fuori di Dio e tutti singolarmente siamo suoi e di nessuno altro mai.

    1. Cara Biancamaria, comincio dalla fine: Si, sono sicuro se le componenti sono la sincerità e la purezza e a queste aggiungi la castistà del cuore, per me è casto!!!!
      E si forse hai ragione Dio è Geloso di tutti! Nel tuo precedente post dici: “Sapete voi cosa significa vedere l’uomo che si ama mentre solleva il calice al cielo per rendere grazie? O vederlo al confessionale?” E credo che Dio sappia cosa significhi, soprattutto quando quel sacrificio e quell’offerta non sono per Lui!
      E su questo post dici: “Perché nessuno ha la garanzia che nessuno vivrà mai santo e immacolato per sempre con la sua sposa e i suoi figli o con il suo sposo e i suoi figli! la logica del mondo quando arriva arriva, e se la porta si apre e nessuno sta a custodirla… la logica mondana arriva come il Grande Amore!”
      E non è neppure santo e immacolato senza sposa e senza figli…. ! E allora che si fa?
      Scusa Dio, se non siamo capaci di costruire il Regno! Scusa Dio se fino ad oggi abbiamo scherzato e se giriamo sempre tutto a tarallucci e vino! Scusa Dio, ma preferiamo andare per la nostra strada e fare come si è sempre fatto, perchè il nuovo è più difficile del vecchio! Sai Dio, a volte sei presuntuoso, ci vuoi salvare, ma ti rendi conto? Noi siamo già salvi, o per lo meno ne abbiamo l’illusione! Grazie di tutto Dio e arrivederci, chissà!

  26. Solo due parole: la tua storia rispecchia quella di mio fratello, anche lui sacerdote. Un consiglio: non “obbedire” sempre perché se ti ammali da coloro che “stanno in alto” vieni trattato come un numero. Non aspettarti aiuti, neanche morali, se non dai tuoi famigliari ma da quello che ho capito sei figlio unico. Ti auguro ogni bene!

  27. Anche nel mio paese c’è una situazione quasi simile. Io sono un po’ quel “capetto” che dice al prete che non c’è mai. Da noi i ragazzi – 15/25 anni – non vengono più in chiesa, mi dicono che è fisiologico…… il catechismo viene fatto fino alla cresima, poi basta, però il parroco non sa nemmeno chi sono i bambini che frequentano, non ha mai tempo per i catechisti, i genitori, e la popolazione. Io, come “capetto” ho anche scritto al vescovo che non si può avere un parroco che ha degli impegni tali da non poter essere parroco come ci dice il Papa. Il vescovo non ha neanche risposto alle mie lettere. So che dice al prete: avanti e coraggio, come dall’articolo. Io quei vescovi li farei diventare si e no chierichetto……. E se questi parroci non andassero più nei loro uffici e si dimettessero? Perchè devono proprio esserci dei preti come direttori, presidenti, ecc di alcune istituzioni? Mi anno detto che non hanno laici preparati: e perchè non li preparano? Vedo però che carriera, ricchezza e onore sono una piaga dei preti e dei vescovi, e più su vai peggio è. Negli atti degli apostoli c’è scritto che avevano deciso di istituire i diaconi proprio per le cose materiali lasciando agli apostoli la predicazione. E se ritornassimo a fare quello? Mi spiace vedere il mio prete così, perchè è una persona “bella”, ma la stanno distruggendo, e lui non ha il coraggio di dire : basta!

  28. Una storia triste, che prende e fa pensare. E si pensa alla Chiesa, questa istituzione nata sul messaggio di Gesù, che avrebbe dovuto guidare l’uomo sulla “via” da Lui indicata perchè ognuno avesse potuto raggiungere quella dimensione umana elevata che a tutti è possibile per divenire uomini dello spirito, l’unica che assicura la vita eterna. L’umanità modellata nel rapporto col divino che forma. Ed invece la sua storia è la triste sequela di una trasformazione che è una chiusura ai valori indicati da Gesù, per perseguire altri valori, proprio quelli che Gesù condannava, per dimenticare l’uomo con i suoi problemi, i suoi bisogni e il suo gravoso compito. Non so se la Chiesa con il peso degli anni possa ravvedersi e cambiare. Certo è che questo è il segno di un fallimento.

  29. PAX!
    Quanti vescovi così? Obsculta o filii praecepta magistri… (non vale solo per i sudditi) impare ad ascoltare….s. Benedetto ricorda all’abate di non raschiare troppo il paiolo arrugginito onde evitare di romperlo e doverlo buttar via.

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Article by: Paolo

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