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Cristo Re

Suona la chitarra, Riccardo.

Mi ricordo quando lo facevamo insieme, mille anni fa, e lui era poco più di un ragazzotto. Ora è sposato e ha dei figli e dedica il suo tempo ad animare i ragazzi in diverse parrocchie della zona. Un quasi lavoro che fa per passione, non certo per lo stipendio.

Nella parrocchia di periferia che frequentiamo, un anonimo caseggiato degli anni ’70, veramente difficile da definire “chiesa”, la messa delle 11 la anima lui, un altro papà e una ventina di adolescenti. I canti sono belli, i ragazzi, far cui il mio, partecipano volentieri. Per me è aria fresca, un respiro dell’anima, uno squarcio di comunità, povera e popolare.

Il giovane parroco se la cava bene, si vede che prega mentre celebra, è garbato e lascia risuonare la Parola con bravura.

Sono distratto da mille cose, da sempre. Un po’ J che mi tira per la giacca e mi interroga sulle cose che succedono, un po’ perché a furia di scrivere e meditare l’anima mi si è ingrossata e tutto mi scuote nel profondo. Troppo.

Arriva durante l’omelia. Una signora che dimostra molti più anni di quelli che ha, spingendo una carrozzella. Il dolore le ha segnato il volto e il sorriso tirato. Fa sempre effetto vedere una carrozzella, ci scuote, vorremmo guardare altrove per non vedere il Cristo che vi giace.

Se ad abitarla è una ragazza di dieci anni, lo strazio è maggiore.

La carrozzella è piena di adesivi, molto colorata. Vedo da dietro la bella treccia bionda della ragazzina. Intuisco che ci dev’essere un problema di coordinamento, forse una forma di spasticismo. Inizia il canto di offertorio. La ragazza è abituata ad esserci, le altre ragazzine la salutano, cantano. Anche lei canta, battendo le mani come riesce, stonando ad alta voce. Tutti, intorno a lei, sorridono benevoli, senza falso pietismo, senza insopportabile buonismo.

Sorridono perché la vedono cantare a squarciagola. Felice.

L’emozione mi sale alla gola e agli occhi. Eccolo qui, il Regno. Eccolo qui, fatto da gente di periferia e da una chiesa orribile, fatto da un gruppo di donne col cappotto della domenica e di uomini e la cravatta nera fuori moda. Con i tamarri del quartiere che fanno i bulli in fondo al chiesone e le catechiste che tengono i ragazzi e battono le mani con loro. Con la ragazzina che canta a squarciagola.

Qui può, non è un talent show.

Qui può, è a casa sua.

Cristo regna.

Category: Incontri

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Article by: Paolo

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