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Le nozze con Dio

Il Regno di Dio, ci spiega Matteo, è una bella festa di nozze riuscita.

Pensate alla miglior festa cui avete partecipato, là dove era l’amore a fare la festa, non la lunghezza del menu o il lusso degli addobbi floreali. Una festa bella perché composta da persone belle, che si vogliono bene, che gioiscono per la gioia degli altri.

Ecco, dice Gesù: la presenza di Dio è qualcosa di simile.

Non per niente san Giovanni inizia il suo vangelo con una memorabile festa nel villaggio di Cana! L’incontro con Dio è festa, gioia, danza, sorriso, bellezza indescrivibile.

Travolgente come un innamoramento, vera come il desiderio di donarsi e di vivere insieme, feconda come un talamo nuziale, l’esperienza di Dio ha a che fare con l’aspetto più gioioso dell’esistenza umana, quello dell’amore.

Il Dio di Gesù invita l’umanità ad una splendida festa di nozze in cui lo sposo è Gesù stesso.

Che splendida notizia!

Ma allora – scusate – perché molti pensano alla fede come al più triste dei funerali?

Perché fatico così tanto a testimoniare ai giovani in cerca di senso che l’incontro con il Vangelo è un’esperienza straordinaria?

La sfida del cristianesimo in questo terzo millennio consiste nel passare da una fede crocifissa ad una fede risorta, perché la gioia cristiana è una tristezza superata, è partecipare al banchetto nuziale che inizia qui e finirà nell’eterno cuore di Dio.

Io credo perché non ho incontrato nulla di più bello nella mia vita del Signore Gesù e, ad oggi, nulla mi ha mai dato altrettanta durevole e autentica gioia.

Ma, lo sappiamo, l’amore lascia liberi.

La libertà è l’altro nome dell’amore: nessuno può costringere una persona a riamarti, nessuno può obbligare una persona ad accogliere e restituire l’amore che gli doni.

Dio, il grande amante, si pone un limite rispettando la libertà degli uomini, non viola la nostra privacy, la sua presenza è discreta, il suo invito stenta a farsi udire in mezzo al frastuono delle nostre città.

E, in effetti, l’invito cade nel vuoto.

Le scuse, oggi come allora, sono le stesse: non ho tempo, non è il momento, non mi piacciono gli altri invitati o i cuochi (la Chiesa!), ci penserò. Come se ci fosse qualcosa di più importante, nella vita, dello scoprirsi amati da Dio!

Certo, il tempo in cui viviamo è un tempo che divora il tempo, che uccide le coscienze, che ci rende (sul serio!) schiavi dell’agire. Me ne rendo conto benissimo, lo vivo sulla mia pelle: restare cristiani, oggi, richiede uno sforzo enorme.

Non si scoraggia, il padrone dell’Universo; se i devoti rifiutano l’invito, il padrone lo allarga ora a chi non se lo aspetta e Matteo specifica (pensa alla sua esperienza!): buoni o cattivi.

Non pone condizioni Dio, tutti sono invitati a partecipare, ogni uomo è reso capace di Dio.

E sono invitate persone sconosciute, barboni e rom, prostitute e alcolisti.

Dio ribalta le posizioni sociali e i ruoli: nel Regno non conta chi è riuscito, ma chi ha accettato di partecipare al banchetto, chi si fida di Dio. Il vangelo esprime una preferenza inquietante per gli ultimi: come le prostitute e i pubblicani che ci passano davanti, come i disoccupati dell’ultima ora…

A noi, operai della prima ora, figli del padrone della vigna, affittatoli, invitati per primi, cristiani di lungo corso, catechisti, preti, il Signore chiede di stare attenti a non crederci salvati.

Ancora una volta il Signore ci chiede di non sederci sulla nostra fede, di non pensare di avere acquisito una posizione di privilegio, ma di avere sempre un cuore da mendicanti, pieno di stupore.

Cosa abbiamo di meglio da fare del lasciarci amare da Do?

Category: Parole

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86 comments

  1. Oggi domenica, giorno di riposo e di santita’,
    (bella la mia Messa oggi, come prima!)
    E quale migliore momento, rispetto al Post e al giorno della settimana… per proporvi di rileggere un Salmo legato alle Nozze?!
    eccolo, e buona giornata:

    ” SALMO 45 (44) – CANTO NUZIALE PER IL RE E LA REGINA
    45 – Destinato originariamente alla celebrazione delle nozze del re, questo poema (cfr. Sal 45,2), accolto nel Salterio, esprime l’alta considerazione e la grande dignità di cui il popolo d’Israele circonda la persona del re, e in seguito la figura del messia (cfr. Eb 1,8-9). Contenuto, immagini, simbologia e ritmo richiamano il Cantico dei Cantici.

    Al maestro del coro. Su “I gigli”. Dei figli di Core. Maskil. Canto d’amore.

    Liete parole mi sgorgano dal cuore:
    io proclamo al re il mio poema,
    la mia lingua è come stilo di scriba veloce.

    Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,
    sulle tue labbra è diffusa la grazia,
    perciò Dio ti ha benedetto per sempre.

    O prode, cingiti al fianco la spada,
    tua gloria e tuo vanto,
    e avanza trionfante.

    Cavalca per la causa della verità,
    della mitezza e della giustizia.
    La tua destra ti mostri prodigi.

    Le tue frecce sono acute –
    sotto di te cadono i popoli -,
    colpiscono al cuore i nemici del re.

    Il tuo trono, o Dio, dura per sempre;
    scettro di rettitudine è il tuo scettro regale.

    Ami la giustizia e la malvagità detesti:
    Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato
    con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni.

    Di mirra, àloe e cassia
    profumano tutte le tue vesti;
    da palazzi d’avorio ti rallegri
    il suono di strumenti a corda.

    Figlie di re fra le tue predilette;
    alla tua destra sta la regina, in ori di Ofir.

    Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio:
    dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;

    il re è invaghito della tua bellezza.
    È lui il tuo signore: rendigli omaggio.

    Gli abitanti di Tiro portano doni,
    i più ricchi del popolo cercano il tuo favore.

    Entra la figlia del re: è tutta splendore,
    tessuto d’oro è il suo vestito.

    È condotta al re in broccati preziosi;
    dietro a lei le vergini, sue compagne,
    a te sono presentate;

    condotte in gioia ed esultanza,
    sono presentate nel palazzo del re.

    Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli;
    li farai prìncipi di tutta la terra.

    Il tuo nome voglio far ricordare per tutte le generazioni;
    così i popoli ti loderanno in eterno, per sempre.”

  2. Oggi è il mio comple mese!
    La cerimonia della mia consacrazione, quindi delle mie nozze
    era il 16 di maggio!
    Ciao,
    vado alla cresima di mio nipote, tra mezz’ora!
    Un abbraccio a tutti

    1. Auguri in Cristo Gesù nostro Signore!

      16 maggio giorno solenne della tua consacrazione:bello! se hai voglia di raccontarci qualcosa…….

      Auguri di cuore al tuo nipotino e a tutta la famiglia! Possa lo Spirito Santo dimorare oggi e sempre nel suo, nei vostri cuori!

      Con sincero affetto! michaela.

  3. Io sono una zia … mio nipote ha ricevuto la cresima alle 12 di oggi.
    Io ne sono la madrina del battesimo e oggi vederlo così grande che da solo, diceva e ripeteva con gli altri: Credo!
    mi faceva commuovere fino nel più intimo, poi guardare le faccine di questi pre adolescenti così serie e così sbarazzine nello stesso tempo, mi faceva una tenerezza …
    Chissà il Signore, come avrà sorriso!?
    Poi le catechiste, i celebranti, queste famiglie …
    mio cognato che non va nemmeno a Messa, portare le offerte all’altare: cosa non si farebbe per i figli! Davvero tutto un dono, un grande abbraccio di gruppo, direbbe uno dei miei alunni 🙂
    La celebrazione della mia consacrazione è stata una cosa da mettere i brividi! Serena e gioiosa, un giorno da non dimenticare …
    Quella era la consacrazione pubblica, quella privata, a soli 17 anni!
    Sì che l’ho serntita proprio presto questa vocazione e la amo,
    come amo Chi me l’ha donata!
    La mia è una consacrazione in seno alla diocesi,
    sono dell’Ordo Virginum.
    Il nome non ci piace molto, ma è così anche sul Diritto canonico.
    E’ proprio una vocazione sponsale, è la sua unica particolartità.
    Basta parlare, se no Stefano sgrida! 🙂

    1. Tutt’altro, cara Fabiana. Mi è piaciuto molto leggere della tua giornata “particolare”. Partecipare alla Cresima di chi si ama è sempre emozionante. Bella l’immagine del papà “poco praticante”che per amore del figlio partecipa all’offertorio. Pensa, mia sorella è tornata a frequentare settimanalmente la Messa dopo aver fatto da madrina di Battesimo al mio figlio più piccolo! Qualche volta queste occasioni possono aiutare ad acquisire una maggiore consapevolezza in fatto di fede!
      Ora vado con Maria Chiara ed i pargoli al Luna Park, arrivato da poco in città. Tornerò a casa all’imbrunire, stanco ed afono per essermi sgolato a gridare: “Lucaaaa”!

    1. Fabiana la voce di Dio l’ho sentita x formare una famiglia, purtroppo ora sono sola,le figlie sposate, il marito è andato in cielo 11anni fa. saluti a tutti e AUGURI a te!

    1. Ho appena finito di vedere al telegiornale la devastazione di ieri a Roma e sono veramente senza parole! Il tutto è riassunto dalle immagini di un teppista che ha scagliato in terra una statuetta della Madonna riducendola in frantumi. Non contento è saltato pure sopra, con accanimento, ai frammenti della statua.
      Sembra impossibile che nonostante tutto Dio continui ancora a cercarci per convertirci!
      Vedendo quella scena mi sono venute in mente le parole della Madonna dette a Gesù durante le nozze di Cana: “Non hanno più vino!”. Oggi quell’affermazione è ancora di più e drammaticamente vera!
      Mi viene da dire solamente: Signore pietà!

      1. Sai,
        l’ho vista prima anch’io, la scena.
        Questo accanimento fa provare pietà per chi ha fatto un gesto così insensato e violento.
        Cosa volevano distruggere in verità?

  4. Credo che il primo ed essenziale abito adatto sia la gratitudine.
    La vita spesso impone di lamentarci per quanto non abbiamo o abbiamo perso facendoci scordare quanto abbiamo.
    Forse perchè sono cose “normali” o quotidiane e noi tendiamo verso le eccezionali che hanno visibilità, di certo la gratitudine (verso Dio soprattutto) è un dono un po’ in disuso.

    Proprio ieri, grazie ad un’ottima omelia per ragazzi, mi sono resa conto che ogni uomo è tesoro di Dio, un tesoro immenso ed amato oltre ogni logica.
    La moneta portava – nel Vangelo – l’effige di Cesare, noi portiamo l’effige di Dio.
    La moneta di Cesare, quindi, doveva essere resa a Cesare e noi dovremmo ar…renderci a Dio.

    Ar-renderci a Dio significa – prima di tutto – gratitudine … e la gratitudine non permette di adagiarci sul diritto di essere figli, ma ci porta con gioia al dovere (grato) di essere figli.

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Article by: Paolo

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