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Cristi

Domenica uggiosa, niente montagna e voglia di riposare dai tanti giri che sto facendo.

In settimana, come voi, sono rimasto molto preso dalle vicende libiche. Non tanto per la palese ipocrisia delle nazioni coinvolte (Italietta in testa) che intervengono a liberare il paese da un despota ed evitano di alzare troppo i toni con un altro despota, quello siriano. E nemmeno tanto per il fatto che in Libia, ora, regna il caos sovrano con il rischio reale di balcanizzare la situazione. Sono rimasto scosso, come qualcuno di voi ha già notato nel post precedente, dall’orribile fine di Ghedaffi. Fine ostentata, corpo vilipeso, straziato, offeso.

Molti commentatori hanno sottolineato sui giornali il fatto che quella è la fine di tutti i despoti, da Mussolini a Ceausescu. E che la rabbia degli oppressi non giustifica ma rende comprensibile la ferocia che abbiamo visto. Sarà.

Come cristiano avverto un profondo senso di disagio per due ragioni.

La prima è la percezione che il girone infernale delle vendette non si spezza se non con la giustizia e il perdono. Il carnefice di ieri è stato sbranato dai carnefici di domani. Sarebbe stato un bel messaggio per il mondo se il colonnello fosse stato semplicemente arrestato e processato per i suoi innumerevoli crimini.

La seconda ragione è più profonda: io credo che in ogni uomo, anche se nascosta, obnubilata, rinnegata, sia presente una scintilla della presenza di Dio. Mancare di rispetto ad un uomo, anche se è un orribile assassino, significa mancare di rispetto a Dio. E le scene strazianti di quell’uomo sanguinante ed impaurito, come ogni uomo è impaurito davanti alla propria fine, mi ha fatto pensare ai tanti uomini straziati dai violenti, dai tanti Cristi che ancora continuano a morire.

(Non era il caso di riportare l’ennesima foto sanguinante, preferisco un’immagine che ci richiami a qualcosa di più leggero. Buona domenica)

Category: Pensieri

34 comments

  1. Se c’è un problema si elimina.
    Questa è la mentalità corrente che si consuma anche in fatti più piccoli e quotidiani.

    Non ha importanza se siano cose o persone: si elimina chi e cosa è un problema.

    Non sempre sono vite umane, ma la cruenza è sempre la stessa ed ogni vittima viene deturpata ed offesa anche solo nello spirito a volte.

    E’ il modo di pensare corrente (non sempre grazie a Dio).

    Credo sia paura di essere prevaricati, credo sia una insicurezza strutturale che fa agire così.

  2. tutta la mia famiglia e’ rimasta scossa, dispiaciuta, a causa degli avvenimenti di questi giorni.

    io sono fra quelli che hanno detto qualcosa nel post precedente.
    non mi ripeto.
    ho espresso gia’, nel post precedente sul Dolore, quello che provo al momento per queste vicende dolore: di varia natura.
    oltre che tristezza e disagio.
    e voglia di pregare e “agire diverso” da parte mia e di tutti noi cristiani.

    e’ la nostra umanita’ che e’ in gioco,
    non gia’ la fine “un tiranno” di un paese che e’ altro da noi.
    la nostra umanita’…

  3. Sono rimasta molto turbata dall’ennesimo ostentamento di immagini violente da parte dei mass media. In questo caso si è oltremodo andati oltre mostrando le immagini di un uomo terrorizzato, ferito e infine giustiziato in dirretta. E continuano a mostrarcele ad ogni ora e non c’è quotidiano che ce le risparmi.
    Gheddafi è stato un dittatore che ha fatto molto male nella sua vita e coloro che hanno deciso che dovesse morire in questo modo spietato e spettacolare erano gli stessi che fino a poco tempo fa ritenevano utile fare affari con lui, compresi i nostri miseri governanti, giustiziandolo senza pietà, senza neppure prendere in considerazione che potesse esserci un’altro modo per condannare un dittatore.

    La morte genera altra morte, la storia insegna.

    Io temo fortemente che questa continua esibizione di immagini sempre più violente siano molto dannose per i nostri figli perchè potrebbero assuefarsi diventanto spettatori “indifferenti” con il rischio che passi il messaggio che la violenza può essere legittima per far valere le proprie ragioni giuste o sbagliate che siano.

    Ma cosa siamo diventati per permettere che tutto ciò accada ?

  4. ciao paolo,
    la penso esattamente come te.
    orribili scene di sangue avvolte nel terrore, oltretutto mandate in onda a tutte le ore ( il giornalista e tg si salvano dicendo che sono scene “crude” dunque chi le vede è avvisato ) e che vedono anche i bambini.
    anch’io avrei preferito processo e relativo carcere.
    altro caso di violenza “sconfitta” con altra violenza… e così si procede… quale messaggio passerà alle nuove generazioni?
    …il caos di roma di qualche giorno fa è più che chiaro…

  5. Anche se spesso casco nel sentir comune, concordo in pieno: mancare di rispetto ad un uomo, anche se è un orribile assassino, significa mancare di rispetto a Dio. Il sangue versato da Gesù, l’ha detto lui: “questo è il mio sangue offerto in sacrificio per voi e per tutti”!

  6. Mi viene in mente l’ultima scena del film del 1995 diretto da Tim Robbins “Dead Man Walking – Condannato a morte”, basato sull’omonimo romanzo autobiografico di Suor Helen Prejean. Nell’inquadratura finale si vede il lettino dell’esecuzione su cui giace il condannato a morte – tale Matthew Poncelet, interpretato da Sean Penn – ormai privo di vita in una posizione che ricorda la Croce di Cristo. Nella sua ultima pennellata il registra si azzarda a compiere questa similitudine.

    Eppure quel condannato a morte, che all’inizio del film si dichiara innocente, si rivela alla fine essere effettivamente colpevole dell’orrendo duplice omicidio di cui è accusato. Ma il regista Tim Robbins, nonostante tutto, identifica il lettino della Death Room (la camera dell’esecuzione) come una sorta di moderna croce cristiana.

    Il senso di questo (azzardato) paragone lo si capisce tenendo conto di tutta la trama del film che punta l’attenzione sia sul dolore dei famigliari delle giovani vittime sia sulla sofferenza del condannato a morte che con l’aiuto di Suor Helen compie una sorta di percorso di purificazione che lo porterà ad ammettere, pentito, il proprio orrendo crimine nell’ultimo colloquio con la religiosa svoltosi poco prima dell’esecuzione. Certo, quello descritto è un quadro “idilliaco” dove la morte del reo si accompagna alla sua redenzione in extremis. Nella vita reale, però, non è (sempre) così!

    Il film lo trovo interessante anche per un altro aspetto: la puntigliosa descrizione delle procedure di inflizione della pena di morte – tramite iniezione letale – adottate dallo Stato del Texas. Ne emerge un quadro francamente sconcertante fatto di prassi che tendono alla spersonalizzazione dei condannati. Il sistema ne cancella prima di tutto l’identità di esseri umani perché così diventa più facile sopprimerli. Non sono più uomini e donne, mariti e mogli, figli e figlie, ma numeri di matricola associati ai reati commessi.
    Inquietante è il grido del secondino quando il condannato viene scortato nell’ultimo tragitto fino alla camera della morte – “Dead Man Walking!” che significa letteralmente “uomo morto in cammino” -, urlo che svela un’assoluta cancellazione d’identità. Chi è rinchiuso nel braccio della morte non è più un essere umano ma qualcosa nel mezzo tra una cosa ed una persona: un uomo morto che cammina, appunto.

    Ma, seppure realistica, la pellicola di Tim Robbins resta sempre e comunque un film: una tra le tante chiavi di lettura di una drammatica realtà. Non tutti i carcerati sono come quel Matthew Poncelet che si redime per merito dell’eroica Suor Helen Prejean.

    Nel mio vagabondare per Internet mi sono imbattuto – alcuni anni fa – in un sito molto interessante. È quello del Dipartimento di Giustizia del Texas, nella sezione dedicata alla pena di morte (Death Row, il braccio della morte). Lì ho trovato offerto un quadro un pochino più realistico di chi siano coloro che si trovano rinchiusi in una cella di pochi metri quadrati in attesa che “sia fatta giustizia”.

    Mi riferisco alle ultime parole dei condannati prima di essere giustiziati con l’iniezione letale, fedelmente ed asetticamente lì trascritte per renderle note all’opinione pubblica. Nella pagina a ciò dedicata, il cui indirizzo è il seguente: http://www.tdcj.state.tx.us/death_row/dr_executed_offenders.html (il sito è ovviamente in inglese) per ogni condannato vengono fornite due informazioni: una scheda con la sommaria descrizione dei dati anagrafici e del reato commesso e la parte con le sue ultime dichiarazioni. Comparando le due notizie si può cercare di farsi un’idea – seppure sommaria ed intuitiva – di quale traccia abbiano lasciato nella personalità di ciascun condannato gli anni – spesso decenni – trascorsi nel braccio della morte in qualità di “uomo morto che cammina”.

    Alcuni, come Lawrence Brewer, un bianco di 44 anni giustiziato lo scorso 21 settembre per aver torturato ed ucciso insieme ad altri complici un handicappato di colore nel 1998, rifiutano di rilasciare una qualche dichiarazione e sembrano rimanere tenacemente ancorati al passato di violenza. Altri, come Steven Woods un bianco di 31 anni giustiziato lo scorso 13 settembre per aver ucciso nel 2001 insieme ad un complice a colpi di pistola e pugnalate due giovani per poi rapinarli, gridano la propria innocenza (“non state assistendo ad una esecuzione ma ad un omicidio… io sono stato legato al lettino dell’esecuzione per qualcosa che ha fatto qualcun altro…”); magari sono loro stessi vittime di un (purtroppo) più che possibile errore giudiziario in un sistema in cui le possibilità economiche dell’imputato fanno la differenza tra il ricevere un’adeguata assistenza legale oppure una alquanto approssimativa. Altri, infine, come George Jones un nero di 36 anni giustiziato il 2 giugno 2010 per aver rapinato ed ucciso nel 1993 un ragazzo di 22 anni, mostrano di aver compiuto un percorso (anche di fede) che li ha cambiati per sempre e di aver paradossalmente riscoperto in quel luogo di degradazione la propria dimenticata umanità (Rivolgendosi ai famigliari della vittima presenti all’esecuzione: “Spero che ciò porti la fine delle vostre sofferenze e vi dia pace. Io spero che ciò aiuti la sua famiglia, suo figlio e tutti i suoi cari. È stato un lungo viaggio, illuminante. Non è la fine ma è solo l’inizio!”).

    Moltissimi – quasi tutti – rivolgono un ultimo pensiero d’amore ai propri cari, alle mamme, ai figli, ai propri amati, quasi a dimostrazione che chi verrà giustiziato di lì a poco dallo Stato del Texas è prima di tutto una persona vera, con affetti e sentimenti. Il ricostruire da questa poche informazioni le tragiche vite dei condannati nel braccio della morte è un esercizio alquanto approssimativo. Alcune volte si intuisce, paragonando il prima ed il dopo, che ci sia stato un percorso interiore che ha lasciato nel condannato una nuova consapevolezza. Altre volte, invece, solo rancore ed odio, desumibili dal loro assordante silenzio. La realtà che emerge dalle stesse parole degli “uomini morti che camminano” è comunque assai meno romantica di quella del film ed alquanto composita.

    Io sono fermamente contrario alla pena di morte perché rende inumano lo Stato che la infligge e, conseguentemente, tutti i suoi cittadini. Mi fa molto pensare il fatto che chi ha condiviso con Cristo l’orrenda morte in croce siano stati proprio due incalliti delinquenti, che addirittura meritavano quel supplizio. Il bello è che il primo Santo portato in Cielo da Gesù è stato proprio uno di quei due disgraziati, perché capace anche all’ultimo di convertire la propria sventurata esistenza (L’altro invece lo rimproverava dicendo: “Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”. E disse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” – Luca 23,40-42).

    Come posso pretendere che qualcuno compia al posto ed in nome mio un’azione – l’uccisione del condannato – che io per primo ritengo sommamente ingiusta e che non avrei mai il coraggio di portare a termine, nella consapevolezza di essere poi perseguitato dai rimorsi per il resto della vita?

    Resta, però, il dolore delle vittime e delle loro famiglie. Senza addentrarmi su un terreno accidentato, quale è la discussione su in che cosa debba consistere la vera funzione della pena (ricomprendendola tra due estremi: afflittiva/retributiva oppure riabilitativa), non posso non notare che uno Stato che guardi prioritariamente alla risocializzazione del condannato (cosa di per sé buona e giusta), mettendo però in un secondo piano il diritto delle vittime o dei loro famigliari superstiti a vedere riconosciute le proprie legittime istanze punitive, commette in realtà una grande ingiustizia.

    L’assistere alla scarcerazione dopo pochi anni del feroce assassino di un proprio congiunto causa il grande dolore dei parenti della vittima di non vedere riconosciuta la propria enorme sofferenza: per un malcelato senso di democraticità e di “accoglienza di chi delinque” il messaggio che passa è quello che chi è stato ucciso non abbia causato quella grave perdita per la società quale, invece, è stata. Ognuno di noi è un elemento importante della comunità, la cui sottrazione violenta è, prima di tutto, un grandissimo danno sociale, oltre che umano.

    Il salvaguardare troppo le ragioni del reo, sacrificando la certezza della pena in favore delle sole istanze rieducative di chi delinque, inchioda in ingiuste croci di sofferenza proprio coloro che sono stati colpiti dal dolore dell’assurda perdita di un proprio congiunto. D’altra parte croci ingiuste possono essere anche quelle portate da chi giustamente deve rendere conto dei propri misfatti, quando si perseguono solo intenti di cieca vendetta.

    I Cristi odierni possono trovarsi da tutte e due le parti, vittime e carnefici. Credo fermamente che la via giusta per evitare queste croci sia un sistema giudiziario che commini una pena effettiva che dia riscontro alle istanze di un qualche (umano!) riconoscimento dell’enorme valore della vita che è stata spezzata. Ma la pena deve essere anche un percorso di riappropriazione da parte di chi delinque di quella umanità soffocata dal male inflitto agli altri. Ascoltando le ultime parole degli “uomini morti che camminano” mi rendo conto che lo Stato non può mai permettersi di uccidere per vendetta. Ascoltando le voci di coloro a cui è stato ucciso un proprio caro mi rendo conto, però, che lo Stato non può permettersi di non prestare attenzione a quelle sofferenze.

    (La sezione del sito internet del Dipartimento di Giustizia del Texas dedicata alla pena di morte è raggiungibile al seguente indirizzo: http://www.tdcj.state.tx.us/death_row/index.html).

    1. Ciao Stefano
      Sono andata sul sito, e’ raccapricciante vedere le foto e la data di morte gia’ stabilita. (conoscere la propria data di morte lo e’, ma lo e’ pure conoscere quella degli altri)
      E vedere le statistiche per genere, bianco, nero, uomo, donna, ispanico, “altro”.

      Ancora piu’ raccapricciante il “lavora con noi”…
      E chissa’ quanti CV ricevono…
      Hai visto la loro Mission?
      non so… magari fanno anche cose buone, chissa’, ma come pensano di reintegrare proprio queste persone che uccidono? Lunghe distese in una cassa da morto, ben reintegrate in un cimitero? nella loro fossa? (conosco delle situazioni in cui le famiglie dei detenuti non hanno indietro nemmeno le salme dei loro morti… e allora qui si si puo’ dire davvero che vengono reintegrati…)

      A meno che poi, le nostre societa’ intere non stiano gia’ diventando dei cimiteri! e in quel caso saremmo gia’ davvero tutti noi dei morti che camminano…

      No, io non credo che gli uomini abbiano il diritto o il dovere di togliere la vita a nessuno!
      E solo in certi casi mi chiedo se anche infliggere una pena “per sempre”, un ergastolo, sia legittimo o no per una societa’….

      Resta questa grande difficolta’ e anche noi in Italia ne sappiamo qualcosa…
      mettere insieme le legittime esigenze di giustizia delle vittime
      e le esigenze, pure quelle, si’, di chi ha commesso i reati
      questo e’ molto difficile davvero. e delicato.

      Condivido l’analisi che fai Stefano
      e sono perfettamente d’accordo che bisogna salvar capre e cavoli.

      Le pene sono necessarie, la riabilitazione pure… la dignita’ di chi ha sbagliato resta… ma in uno Stato laico la parola Perdono vuol dire anche, e in qualche modo, Giustizia.

      Giustizia necessaria perche’ sia chiaro a tutti che le azioni che si fanno comportano delle conseguenze.
      Giustizia non usata come deterrente, ma come responsabilita’.
      (Il latte o il vino che si versano possono macchiare… una porta sbattuta puo’ rompere un naso. Una pistola che spara puo’ uccidere… cause ed effetti, semplici rapporti consequenziali … di nuovo responsabilita’, educative.)

      Giustizia che dia alle cosiddette “vittime” la consolazione e il riconoscimento anche sociale, del torto del dolore delle perdite subiti.
      Ed evidenzi, comunque, la complessita’ delle situazioni di ognuno.

      Poi… la capre fanno quello che vogliono e i cavoli marciscono… la giustizia imperfetta degli uomini crea Dipartimenti di Giustizia e leggi che alcuni devono osservare ed altri possono esimersi dal farlo. Pene che NON sono uguali per tutti. Mai.
      Se soltanto si e’ colorati o si parlano lingue diverse o non si e’ potuta frequentare una scuola di buone maniere per farsi buoni amici, magari avvocati, perche’ no!… allora si e’ certo nei guai, come in Texas.
      E non e’ piu’ un Film!

  7. Paolo: “E le scene strazianti di quell’uomo sanguinante ed impaurito, come ogni uomo è impaurito davanti alla propria fine, mi ha fatto pensare ai tanti uomini straziati dai violenti, dai tanti Cristi che ancora continuano a morire”.

    Straziati, a parer mio, non significa solo nel corpo e nella carne, ma anche nello spirito, nell’anima, nella dignità………e non sono pochi!

    Signore sono nato per unire, vivo per unire
    Ecco la mia missione e il mio segreto.
    Trinità Santa, comunità di relazioni
    Una e diversa,
    che, in Gesù Salvatore,
    si è incarnata nella nostra realtà
    ed è venuta nel mondo per essere Verbo,
    Parola, comunicazione del Padre
    Nell’oggi della nostra Storia.
    Aiutaci a costruire “Ponti”,
    “PONTI” che uniscano i nostri cuori,
    che accorcino le distanze,
    che distruggano le barriere
    e creino nuove possibilità.
    Ponti che aprano passaggi
    Che attraversino gli orizzonti,
    che tessano fili di rete
    di umanizzazione e di solidarietà.
    PONTI che rendano nobile la vita
    E non facciano alleanze con le ingiustizie,
    ma che credano che la Speranza
    rinasce ogni giorno,
    quando tu ed io,quando noi siamo
    un anello di questo cerchio
    che riunisce il mondo.(Ivanete Dal Farra)

    Oppure:

    Signore, trasforma le barriere che dividono in invito a recuperare la vera umanità in umile ricerca di Te e della Tua presenza in apertura reciproca per lenire la sofferenza.

    Aiutaci a costruire ponti di Speranza lì dove esistono dimore di solitudine, ponti di fede, lì dove domina la disperazione; ponti di umanità, lì dove regna l’egoismo e l’indifferenza; ponti di vita, lì dove si diffonde la cultura di morte.

    “Noi abbiamo più che mai bisogno di una lingua capace di abbattere le barriere che ancora dividono popoli e culture, uomini e donne, giovani e vecchi, abbiamo bisogno che ai giovani si restituiscano visioni e speranze, che i vecchi e gli stanchi ritornino a sognare, abbiamo urgenza che uomini e donne avviliti e umiliati siano restituiti alla vita e che tutti possiamo apprendere il perdono e gioire della Grazia. Abbiamo bisogno di una nuova Pentecoste che ci scompigli, ci rinfreschi, ci faccia ardere il cuore, ci doni la semplicità della colomba e ci restituisca la dignità, la grazia, la libertà dei figli e delle figlie di Dio” (Anna Maffei).

  8. “La Sconosciuta” – un film del 2006 di Giuseppe Tornatore:

    Gli incubi che assalgono la donna, mentre nella nuova città tenta di riappropriasi della felicità che il passato le ha negato, ci mostrano il dramma che ha dovuto affrontare anni prima: giunta in Italia è stata fatta schiava da uomini senza scrupoli e costretta a prostituirsi subendo violenze e umiliazioni.

    E non è solo un film, non è pura fantasia, è la verità………!

    Poveri Cristi sono coloro che infliggono violenza “Padre, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno”! (Luca 23,34)

    Poveri Cristi in terra sono coloro che subiscono la violenza, ma “Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perchè saranno saziati!” (Matteo 5,6)

  9. Come non essere in accordo con Paolo e con tutti gli amici del blog nel rifiutare ogni atto di violenza, anche se provocato da anni ed anni di altre violenze e vessazioni?

    Che nuovo tipo di governo ci si potrà mai aspettare da una popolazione assetata di regolamenti spicci spicci di conti?
    Dove si potrà trovare il segno di un cambiamento radicale dal modo di governo precedente?

    Tanti esseri umani, ognuno con le proprie “croci” sulle spalle e risposte diverse e personalissime per affrontare gli ostacoli posti sulla loro strada.

    Esseri umani in difficoltà di qualunque tipo, con la salute, la libertà personale (le carceri italiane non sono raccontabili se non con raccapriccio), la violenza e la malevolenza.

    Un pensiero, mille pensieri di luce che possano rischiarare e limitare gli ostacoli di tanta oscurità. Bene ha fatto Paolo a rifiutare le immagini di sangue e di violenza: specialmente le immagini insieme ai pensieri (di qualunque tipo) producono una risonanza interiore potente e creatice.

    Che la luce del pensiero benevolente e di pace risvegli la nostra vista interiore.

    Marco

  10. Cari amici, per fortuna sono privo di televisione … per cui non son stato aggredito dalle immagini cui vi riferite.
    Vi consiglio vivamente di sfasciare quell’oggetto mostruoso 😉 . Se tenete il mostro acceso in casa, poi non lamentatevi dell’orrore.

    Ovviamente vivo nel mondo, di conseguenza sono andato a cercarmele le immagini e le informazioni relative la morte dei rais di Libia. Già cercare … è meglio che subire.

    Bòn, mi sembra che qui tra noi del blog si ecceda per buonismo … vedo di compensare!

    Gheddafi alla fine ha sofferto poco, forse l’hanno menato un pelo … diciamo che qualche sberla se la meritava … l’hanno ammazzato con un colpo in testa … la morte è istantanea … non si soffre.

    Le immagini fanno impressione? La violenza paura ed orrore? La sofferenza di un uomo crea dolore?
    Si … ma non ce la raccontiamo tutta !!!

    Io una cosa ho capito …. avendone prese e date tante … ed è che quanto più ci scuote è la consapevolezza di vedere noi stessi in quei carnefici …è la consapevolezza d’essere capaci della medesima violenza e ferocia …. ve lo assicuro!

    Per cui … inorridiamo non dell’altro, ma di noi stessi … ve lo consiglio!

    Salùt
    Janus

  11. … io le immagini le ho viste su internet, mentre aprivo la posta e …
    non le cercavo proprio.
    Non credo sai, sia buonismo?
    Non mi pare sia morto come dici tu, ma molto peggio e questo non ha una rilevanza così eclatante, non si fa. Punto.
    Che la violenza sia dentro di noi, d’accordo con te.
    Ma c’è anche la ragione, spero.
    Per non dire in più, qualcos’altro.

  12. Scordavo due cose, poi chiudo:

    A) Non ho la minima fiducia nella capacità di giustizia umana … in situazioni di questo tipo poi … ogni processo è una farsa !

    B) Per esperienza diretta, dissento totalmente da questa affermazione: “… impaurito, come ogni uomo è impaurito davanti alla propria fine…”
    C’è chi della morte non ha paura, forse perchè è riuscito ad amare pienamente la vita! Credo anzi che il modo in cui si lascia questo mondo rimane di esempio per chi su questo mondo rimane …
    Per me … è stato così e devo tanto all’esempio di molti uomini che hanno abbracciato in gioventù od accolto in vecchiaia, la morte senza timori, anzi direi con uno spirito vitale !

    Ri-Salut
    Janus

    1. Janus, i tuoi interventi mi lasciano spesso perplessa. Non so quale sia stata la tua vita e che esperienze ti portino ad esprimerti con questa durezza se non con cinismo.

      Certo, puoi non essere d’accordo con il nostro pensiero ma ritengo che si possa dissentire senza violenza verbale.

      1. Dove son stato violento ?

        Duro e cinico… posso capirlo, non lo condivido appieno, ma posso capire che a volte faccio quest’effetto …. ma violenza verbale nel mio intervento non riesco prorio a vederla !

        Grazie per la risposta.
        Ciao
        Janus

        1. Le parole talvolta possono risultare “violente” per come vengono usate e ferire la sensibilità altrui.

          Perchè non provi ad “ammorbidirti” ?

          un caro saluto

          1. Cara amica,
            rispondo dal mio punto di vista:

            La morbidezza oggi è un alibi ed io non sono abituato a scappare dalla realtà.

            Oggi chiamiamo gli spazzini … “operatori ecologici”, non per questo la monnezza puzza di meno 😉

            Janus

          2. Cinzia, cara amica, non riesco a vedere violenza in Janus; spavaldo si, ma non violento.
            E sono certa che dietro la sua baldanza c’è un cuore morbido come una brioche e grande come un casa; le sue son solo parole e il tono è vero, nello scritto non può essere ascoltato, ma io ho percepito un tono ironico.
            Forse sbaglio, ma……!.
            😉

  13. Confesso che queste parole di Janus mi hanno profondamente colpita: che quanto più ci scuote è la consapevolezza di vedere noi stessi in quei carnefici …è la consapevolezza d’essere capaci della medesima violenza e ferocia… perche’ le condivido pienamente… chi mi dice che dopo aver subito tutto quello che ha fatto quel disgraziato anche io non volessi la sua fine? dopo aver subito tanto male, e morte siamo sicuri che anche noi non odieremmo qualcuno al punto tale da volerlo morto e peggio ancora da gioire della sua morte!?
    io purtroppo per lavoro le immagini le ho viste subito e mi sono schifata perche’ insomma non e’ stato un bel vedere… ho pensato (senza vergogna) quel diavolo ora e’ all’inferno da dove e’ venuto… un uomo che arma i suoi figli e i suoi nipoti … un uomo responsabile dei bambini soldati del congo e schifezze varie era solo un diavolo incarnato…

    poi penso chi sono io per decidere chi deve morire o vivere?

    con tutte le mie debolezze vi saluto

    1. E’ vero Molly, chi siamo noi per decidere chi deve morire o vivere?

      Ez 33,11 : “Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva”

      Può essere che Gheddafi, nell’ultima sua ora, sia stato un peccatore penitente e umile che si è affidato alla misericordia di Dio e non alle proprie forze di dittatore qual’era.

      Chi mai potrà dirci questo?

  14. Continuo condividendo con voi il testo di una canzone:

    Proteggimi tra le tue braccia
    perchè davvero io non debba coprirmi la faccia
    davanti a questo mondo che non ha vergogna
    e sta vivendo la sua vita chiuso in una fogna
    dall’odore cattivo che si attacca addosso
    e diventa la quotidianità tanto fa lo stesso
    e mi educa all’indifferenza
    mentre nel mio cuore prende posto la speranza.

    Nascondimi alla tua ombra
    dammi un luogo di rifugio da quest’odio che mi insidia come un’anaconda
    che mi vuole morto
    e che non vuole che io sappia perdonare un torto,

  15. Janus,
    nemmeno io ho recepito le tue parole violente.
    Magari sincere con una punta di scetticismo …
    ma purtroppo sulla giustizia umana siamo tutti scettici.
    E’ vero che la recezione dell’altro non l’abbiamo noi in mano,
    come si suol dire, e che le parole scritte sono spesso più interpretabili di quelle pronunciate a voce,
    per iscritto non c’è il tono.
    O l’espressione facciale o i gesti che noi Italiani usiamo molto
    Ciao! 😉

  16. non ho visto violenza ne’ cinismo nelle parole di Janus che ho letto come umane realistiche e concrete,
    io stessa avevo alluso implicitamente a qualcosa di simile nell’intervento che ho fatto sul Post del dolore.

    Non facciamo i puri: Mussolini, morto, e’ stato appeso, penzolante, a Milano,
    nella nostra Italia “civile” dopo la drammatica sanguinosa guerra civile.

    siamo tutti buoni a parlare… seduti comodi a casa.
    davanti al mostro che ci tiene a bada.

    io ho il mostro in casa.
    ma i canali italiani sono spariti e non li ho ripristinati.
    non ho resettato… tanto nessuno li guardava piu’. vivo meglio.

    guardiamo, e poco, io quasi per nulla…
    altri canali stranieri e da li’ mi e’ capitato comunque e mi capita di vedere delle immagini… e da li’ ho sentito Gheddafi ripetere e ripetere negli ultimi mesi che bisognava andare di porta in porta, di casa in casa, un ritornello continuo… a stanare e uccidere quelli che lui chiamava i “traditori” del suo paese.

    Poi, nelle ultime settimane che hanno preceduto la sua morte, mentre gia’ era in fuga e si nascondeva nelle case della gente comune…
    l’ho sentito lamentarsi che in queste medesime case non c’era acqua corrente ed elettricita’…
    paradossale!
    i poveri che vengono accusati di essere poveri da chi li ha resi poveri governandoli, da chi avrebbe dovuto aiutarli, invece, a vivere meglio.

    lo sappiamo: il dolore ci rende piu’ sensibili.

    lo sappiamo: dipende da noi, diventati sensibili, cosa faremo della nostra sofferenza vissuta nel dolore e nel sangue e nella disperazione…
    per cosa la vogliamo usare, impiegare… per costruire o per distruggere?!

    la rabbia dei popoli a volte si incarna in sofferenza che esplode in violenza, (i popoli sono tanti uomini messi insieme, una forza incredibile…) e scoppia quando sembra che risalire alla verita’ e invocare la giustizia siano diventate imprese immani e solitarie di un popolo solo o anche quando le scelte sembrano quasi obbligate…

    eppure io (e non sono da sola) ho fiducia nei Popoli, in tutti i Popoli, e questo Marco(lino) lo dico anche a te! Fiducia nei Popoli. (cioe’ in tutti gli uomini messi insieme che Dio in qualche modo conduce con la sua Fedelta’)

    1. ricopio me dal Post sul dolore :

      Vera says: 23 ottobre 2011 alle 11:56
      c’e’ tempo per ogni cosa:
      ai tiranni ci si puo’ opporre mentre essi, e noi, siamo in vita,
      col nostro fare politico attivo!
      con la resistenza attiva o passiva. con diplomazia. con intelligenza e carita’.
      tiranni sono anche coloro che permettono ai tiranni di esistere: siamo noi.
      quanti di noi tiranni ancora camminiamo e viviamo?

      e i giudizi che diamo delle cose politiche siano mediati dalla carita’ e misericordia.
      (la Storia degli uomini e dei popoli forse, a volte… sembra quasi che “abbia bisogno”, anche di tiranni… incarnazione e proiezione di tutti noi… di quello che ognuno di noi e’ nel profondo, essa e’ governata da leggi che noi non sappiamo… che Dio ci illumini e ci guidi a capire… a pregare … ad agire… a cambiare quello che si puo’ cambiare per tempo, dovunque…. La Storia (degli uomini e dei popoli) ha bisogno di convertirsi come ognuno di noi.)

      ma quando qualcuno muore, chiunque egli sia,
      c’e’ solo questo da fare: affidarlo a Dio!,
      “l’eterno riposo…”
      e affidare a Dio anche i nostri facili tardivi giudizi.

      quanti tiranni camminano ancora sopra di noi?
      ne parleremo quando saranno morti?!

  17. Michaela e Cinzia, lo leggo da tanto tempo per poter affermare con assoluta certezza che non c’era baldanza e che non c’era ironia in quanto Janus ha detto qui ora sul Post, ma seria ricerca della verita’,

    le parole se usate meglio da tutti e se lette meglio da tutti me e voi
    pur nella loro imprecisione ci aiutano comunque
    mi sono stufata del ritornello del tono della voce e dei gesti che qui lo sappiamo mancano. scusatemi! Janus ha detto quel che ha detto, e io credo che sia stato chiaro e condivido pure quello che ha detto. e qui mi fermo io. per un po’. buonanotte.

    1. Buonanotte Vera, ma dai, non ti scaldare! (il tono è scherzoso)

      E poi Janus sarà grande abbastanza da difendersi da solo! (sempre tono scherzoso)

      Comunque, se ti può servire, io personalmente non avevo intenzione di offendere anzi volevo solo alleggerire la cosa; e poi, in qualche post fa, non si era detto che quando non ci si capisce ci si chiarifica?
      Tu cosa ne dici?

      Se poi non hai voglia di parlare, fa lo stesso.

      ri-buonanotte!

    2. Vera,
      se parlo per me, e lo faccio.
      Anch’io volevo solo dire quello che ho detto:
      la recezione dell’altro è dell’altro.
      Tutto qui.
      Non vedo la polemica …
      Spesso a me capita di essere fraintesa per iscritto,
      credo a tutti.
      Anche per me era chiaro quello che Janus ha scritto,
      qualcun altro ha recepito diversamente.
      Lo dico con molta tranquillità,
      anche perché è vero.

  18. Vera, ti rispondo con la preghiera!

    Tutto il salmo 55 è molto bello, ma riporto solo alcuni versetti per affidare a Dio ciò che tu chiami ” i nostri facili tardivi giudizi”:

    Salmo 55, 11-14

    Lodo la parola di Dio,
    lodo la parola del Signore,
    in Dio confido, non avrò timore:
    che cosa potrà farmi un uomo?
    Su di me, o Dio, i voti che ti ho fatto:
    ti renderò azioni di grazie,
    perché mi hai liberato dalla morte.
    Hai preservato i miei piedi dalla caduta,
    perché io cammini alla tua presenza
    nella luce dei viventi, o Dio.

  19. Fermi tutti! Che casotto!
    … Inizio a scusarmi se qualcuno può esser stato “scosso” dal mio stile! Mi spiace, non volevo!
    Rispetto tutte le “sensibilità”, Cinzia però permettimi di esprimere la mia …
    Non ho paura delle parole … e le uso tutte … alcune godono di cattiva stampa, spesso sono “politicamente scorrette” … eppure sono li … io le uso!
    Non amo la neolingua (operatore ecologico era un esempio) non sono così avezzo a credere alle facili commozioni … ne ho visti pochi realmente mossi dalla misera altrui … per la moltitudine degli altri … spesso la commozione … era commozione cerebrale … postumo cronico della lobotomia moderna.
    Non parlo di Voi, amici del Blog, intendiamoci!

    Arrivando al nodo del post … mi premeva sollevare essenzialmente un aspetto:
    – La prospettiva Cattolica … pone al centro il Reale, l’Oggettività … il Vero … definisce la missione della Chiesa (noi tutti) “nel mondo, ma non del mondo” per fecondarlo … con e per Cristo!
    Tutto questo comporta la forza ed il coraggio di affrontare la realtà che ci è data, immergersi in questa realtà, non fuggirla, mistificarla, edulcorarla …. afferrarla per quello che è … e da li partire … nel caso affondandoci con chi vi arranca …. per affermare Cristo, che è Amore!
    Ricordo il “non abbiate paura” … non siamo soli … non creiamoci un’immaginario di soli santini ed immaginette!
    Torniamo al Reale … che a volte puzza, a volte fa paura, a volte gronda sangue … ma è li dove più puzza, più fa orrore, più si cammina nel sangue … che dobbiamo essere!
    Certo che se un’immagine in TV ci fa paura … quando mai troveremo la forza di andare a Sirte a parlare di Cristo??

    PS
    Pare che il CNT Libico giudicherà gli assassini di Gheddafi … e che sarà un processo giusto!
    Prima però devono finire i festeggiamenti … per la morte del raìs e la ritrovata libertà !
    … La chiamano anche loro Festa della Liberazione … sarà il destino di questa perifrasi fondarsi sempre sull’immagine di una macelleria messicana!

    Salùt
    Janus

  20. Buongiorno, non mi è possibile tacere , vero?! sarò’ breve:

    Janus è l’ultima persona del Blog ad aver bisogno della mia “difesa”,
    anzi, sono sicura che se io dovessi realmente trovarmi in qualche tipo di bisogno
    lui sarebbe il primo a venire a “difendere” me. grazie.

    Il mio “scaldarmi” invece e’ per la “difesa” di ciò’ che credo vero.
    E’, invece, la blanda dimostrazione di quanto Janus ha tentato coraggiosamente di dirci e che condivido: se ci preoccupiamo delle immagini in TV,
    se ci preoccupiamo della forza della violenza degli altri,
    e se ce ne crediamo immuni, allora stiamo sbagliando qualcosa.

    I cristiani muoiono nel mondo, altra gente muore per la GIUSTIZIA nel mondo.

    Io, se qualcuno facesse del male a me o alla mia famiglia, e credessi di essere nel giusto…
    io potrei diventare una belva e ammazzare tutti quelli che ci hanno fatto del male.
    Lo so.
    Conosco anch’io la forza impetuosa che è dentro di me. un vulcano.
    Poi conosco il Vangelo di Gesù con cui misurare la mia potenza distruttiva.

    E so che la strada per la resurrezione passa anche attraverso una lenta scoperta di me
    e la mia educazione all’umiltà.
    Attraverso il mio stesso sangue sulle mie mani sporche.
    Quello che gocciola dalla mia Croce.

    Io potrei benissimo aver ucciso Gheddafi o fatto penzolar Mussolini,
    io come tutti voi. ne siamo tutti capaci.

    detto questo, mi metto in un angolino di una Chiesa
    e imparo a pronunciare parole più’ vere su me stessa
    parole che chiedono Pietà e che siano più’ reali, per me,
    delle preghiere che leggo dietro le molte immaginette dei santi.

    sto riflettendo su una cosa in questi giorni: che ognuno diventa santo a modo suo.
    io sto cercando il modo mio. scusate se mi scaldo, sono figlia del tuono pure io.

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Article by: Paolo

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