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Politika

In questi tempi bui che il paese sta attraversando, con una classe politica e amministrativa che si rivela ben al di sotto delle aspettative, il rischio, anche per noi cattolici, è quello di scivolare nell’immobilismo o nel facile populismo. Una strada innovativa è quella della riforma profonda che vada ad attingere alla sorgente della politica, riflessione cui la Chiesa (almeno in questo caso!) ha il coraggio di dire qualcosa.

Esemplare è il discorso tenuto da Papa Benedetto alla “sua” nazione, un testo equilibrato e stringete, teorico, certo, ma foriero di grandi conseguenze, che andrebbe fatto leggere a chi, nella società, anche ai piccoli livelli, si occupa della cosa pubblica. A partire da noi. E una splendida interpretazione della parabola dei due figli di questa domenica che mi mette molto in discussione…

VISITA AL PARLAMENTO FEDERALE, NEL REICHSTAG DI BERLIN

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Illustre Signor Presidente Federale!
Signor Presidente del Bundestag!
Signora Cancelliere Federale!
Signora Presidente del Bundesrat!
Signore e Signori Deputati!

È per me un onore e una gioia parlare davanti a questa Camera alta – davanti al Parlamento della mia Patria tedesca, che si riunisce qui come rappresentanza del popolo, eletta democraticamente, per lavorare per il bene della Repubblica Federale della Germania. Vorrei ringraziare il Signor Presidente del Bundestag per il suo invito a tenere questo discorso, così come per le gentili parole di benvenuto e di apprezzamento con cui mi ha accolto. 

In questa ora mi rivolgo a Voi, stimati Signori e Signore – certamente anche come connazionale che si sa legato per tutta la vita alle sue origini e segue con partecipazione le vicende della Patria tedesca. Ma l’invito a tenere questo discorso è rivolto a me in quanto Papa, in quanto Vescovo di Roma, che porta la suprema responsabilità per la cristianità cattolica. Con ciò Voi riconoscete il ruolo che spetta alla Santa Sede quale partner all’interno della Comunità dei Popoli e degli Stati. In base a questa mia responsabilità internazionale vorrei proporVi alcune considerazioni sui fondamenti dello Stato liberale di diritto.

Mi si consenta di cominciare le mie riflessioni sui fondamenti del diritto con una piccola narrazione tratta dalla Sacra Scrittura. Nel Primo Libro dei Re si racconta che al giovane re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concesse di avanzare una richiesta. Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento? Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: “Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male” (1Re 3,9). 

Con questo racconto la Bibbia vuole indicarci che cosa, in definitiva, deve essere importante per un politico. Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale. 

La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace. Naturalmente un politico cercherà il successo senza il quale non potrebbe mai avere la possibilità dell’azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia“Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?”ha sentenziato una volta sant’Agostino.[1] 

Noi tedeschi sappiamo per nostra esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio. Noi abbiamo sperimentato il separarsi del potere dal diritto, il porsi del potere contro il diritto, il suo calpestare il diritto, così che lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto – era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull’orlo del precipizio. Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico. 

In un momento storico in cui l’uomo ha acquistato un potere finora inimmaginabile, questo compito diventa particolarmente urgente. L’uomo è in grado di distruggere il mondo. Può manipolare se stesso. Può, per così dire, creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall’essere uomini. Come riconosciamo che cosa è giusto? Come possiamo distinguere tra il bene e il male, tra il vero diritto e il diritto solo apparente? La richiesta salomonica resta la questione decisiva davanti alla quale l’uomo politico e la politica si trovano anche oggi.

In gran parte della materia da regolare giuridicamente, quello della maggioranza può essere un criterio sufficiente. Ma è evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta: nel processo di formazione del diritto, ogni persona che ha responsabilità deve cercare lei stessa i criteri del proprio orientamento. Nel terzo secolo, il grande teologo Origene ha giustificato così la resistenza dei cristiani a certi ordinamenti giuridici in vigore: “Se qualcuno si trovasse presso il popolo della Scizia che ha leggi irreligiose e fosse costretto a vivere in mezzo a loro … questi senz’altro agirebbe in modo molto ragionevole se, in nome della legge della verità che presso il popolo della Scizia è appunto illegalità, insieme con altri che hanno la stessa opinione, formasse associazioni anche contro l’ordinamento in vigore…”[2]

In base a questa convinzione, i combattenti della resistenza hanno agito contro il regime nazista e contro altri regimi totalitari, rendendo così un servizio al diritto e all’intera umanità. Per queste persone era evidente in modo incontestabile che il diritto vigente, in realtà, era ingiustizia. 

Ma nelle decisioni di un politico democratico, la domanda su che cosa ora corrisponda alla legge della verità, che cosa sia veramente giusto e possa diventare legge non è altrettanto evidente. Ciò che in riferimento alle fondamentali questioni antropologiche sia la cosa giusta e possa diventare diritto vigente, oggi non è affatto evidente di per sé. Alla questione come si possa riconoscere ciò che veramente è giusto e servire così la giustizia nella legislazione, non è mai stato facile trovare la risposta e oggi, nell’abbondanza delle nostre conoscenze e delle nostre capacità, tale questione è diventata ancora molto più difficile.

Come si riconosce ciò che è giusto? Nella storia, gli ordinamenti giuridici sono stati quasi sempre motivati in modo religioso: sulla base di un riferimento alla Divinità si decide ciò che tra gli uomini è giusto. Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, mai un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio. Con ciò i teologi cristiani si sono associati ad un movimento filosofico e giuridico che si era formato sin dal secolo II a. Cr. Nella prima metà del secondo secolo precristiano si ebbe un incontro tra il diritto naturale sociale sviluppato dai filosofi stoici e autorevoli maestri del diritto romano.[3] 

In questo contatto è nata la cultura giuridica occidentale, che è stata ed è tuttora di un’importanza determinante per la cultura giuridica dell’umanità. Da questo legame precristiano tra diritto e filosofia parte la via che porta, attraverso il Medioevo cristiano, allo sviluppo giuridico dell’Illuminismo fino alla Dichiarazione dei Diritti umani e fino alla nostra Legge Fondamentale tedesca, con cui il nostro popolo, nel 1949, ha riconosciuto “gli inviolabili e inalienabili diritti dell’uomo come fondamento di ogni comunità umana, della pace e della giustizia nel mondo”.

Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione. Questa scelta l’aveva già compiuta san Paolo, quando, nella sua Lettera ai Romani, afferma: “Quando i pagani, che non hanno la Legge [la Torà di Israele], per natura agiscono secondo la Legge, essi … sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza…” (Rm 2,14s). 

Qui compaiono i due concetti fondamentali di natura e di coscienza, in cui “coscienza” non è altro che il “cuore docile” di Salomone, la ragione aperta al linguaggio dell’essere. Se con ciò fino all’epoca dell’Illuminismo, della Dichiarazione dei Diritti umani dopo la seconda guerra mondiale e fino alla formazione della nostra Legge Fondamentale la questione circa i fondamenti della legislazione sembrava chiarita, nell’ultimo mezzo secolo è avvenuto un drammatico cambiamento della situazione. L’idea del diritto naturale è considerata oggi una dottrina cattolica piuttosto singolare, su cui non varrebbe la pena discutere al di fuori dell’ambito cattolico, così che quasi ci si vergogna di menzionarne anche soltanto il termine. Vorrei brevemente indicare come mai si sia creata questa situazione. È fondamentale anzitutto la tesi secondo cui tra l’essere e il dover essere ci sarebbe un abisso insormontabile. Dall’essere non potrebbe derivare un dovere, perché si tratterebbe di due ambiti assolutamente diversi. La base di tale opinione è la concezione positivista, oggi quasi generalmente adottata, di natura. Se si considera la natura – con le parole di Hans Kelsen – “un aggregato di dati oggettivi, congiunti gli uni agli altri quali cause ed effetti”, allora da essa realmente non può derivare alcuna indicazione che sia in qualche modo di carattere etico.[4] Una concezione positivista di natura, che comprende la natura in modo puramente funzionale, così come le scienze naturali la riconoscono, non può creare alcun ponte verso l’ethos e il diritto, ma suscitare nuovamente solo risposte funzionali. La stessa cosa, però, vale anche per la ragione in una visione positivista, che da molti è considerata come l’unica visione scientifica. In essa, ciò che non è verificabile o falsificabile non rientra nell’ambito della ragione nel senso stretto. Per questo l’ethos e la religione devono essere assegnati all’ambito del soggettivo e cadono fuori dall’ambito della ragione nel senso stretto della parola. Dove vige il dominio esclusivo della ragione positivista – e ciò è in gran parte il caso nella nostra coscienza pubblica – le fonti classiche di conoscenza dell’ethos e del diritto sono messe fuori gioco. Questa è una situazione drammatica che interessa tutti e su cui è necessaria una discussione pubblica; invitare urgentemente ad essa è un’intenzione essenziale di questo discorso.

Il concetto positivista di natura e ragione, la visione positivista del mondo è nel suo insieme una parte grandiosa della conoscenza umana e della capacità umana, alla quale non dobbiamo assolutamente rinunciare. Ma essa stessa nel suo insieme non è una cultura che corrisponda e sia sufficiente all’essere uomini in tutta la sua ampiezza. Dove la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realtà culturali allo stato di sottoculture, essa riduce l’uomo, anzi, minaccia la sua umanità. Lo dico proprio in vista dell’Europa, in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivismo come cultura comune e come fondamento comune per la formazione del diritto, riducendo tutte le altre convinzioni e gli altri valori della nostra cultura allo stato di una sottocultura. Con ciò si pone l’Europa, di fronte alle altre culture del mondo, in una condizione di mancanza di cultura e vengono suscitate, al contempo, correnti estremiste e radicali. La ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio. E tuttavia non possiamo illuderci che in tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle “risorse” di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.

Ma come lo si realizza? Come troviamo l’ingresso nella vastità, nell’insieme? Come può la ragione ritrovare la sua grandezza senza scivolare nell’irrazionale? Come può la natura apparire nuovamente nella sua vera profondità, nelle sue esigenze e con le sue indicazioni? Richiamo alla memoria un processo della recente storia politica, nella speranza di non essere troppo frainteso né di suscitare troppe polemiche unilaterali. Direi che la comparsa del movimento ecologico nella politica tedesca a partire dagli anni Settanta, pur non avendo forse spalancato finestre, tuttavia è stata e rimane un grido che anela all’aria fresca, un grido che non si può ignorare né accantonare, perché vi si intravede troppa irrazionalità. Persone giovani si erano rese conto che nei nostri rapporti con la natura c’è qualcosa che non va; che la materia non è soltanto un materiale per il nostro fare, ma che la terra stessa porta in sé la propria dignità e noi dobbiamo seguire le sue indicazioni. È chiaro che qui non faccio propaganda per un determinato partito politico – nulla mi è più estraneo di questo. Quando nel nostro rapporto con la realtà c’è qualcosa che non va, allora dobbiamo tutti riflettere seriamente sull’insieme e tutti siamo rinviati alla questione circa i fondamenti della nostra stessa cultura.

Mi sia concesso di soffermarmi ancora un momento su questo punto. L’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente. Vorrei però affrontare con forza un punto che – mi pare – venga trascurato oggi come ieri: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli rispetta la natura, la ascolta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana.

Torniamo ai concetti fondamentali di natura e ragione da cui eravamo partiti. Il grande teorico del positivismo giuridico, Kelsen, all’età di 84 anni – nel 1965 – abbandonò il dualismo di essere e dover essere. (Mi consola il fatto che, evidentemente, a 84 anni si sia ancora in grado di pensare qualcosa di ragionevole.) 

Aveva detto prima che le norme possono derivare solo dalla volontà. Di conseguenza – aggiunge – la natura potrebbe racchiudere in sé delle norme solo se una volontà avesse messo in essa queste norme. Ciò, d’altra parte – dice – presupporrebbe un Dio creatore, la cui volontà si è inserita nella natura. “Discutere sulla verità di questa fede è una cosa assolutamente vana”, egli nota a proposito.[5] Lo è veramente? – vorrei domandare. È veramente privo di senso riflettere se la ragione oggettiva che si manifesta nella natura non presupponga una Ragione creativa, un Creator Spiritus?

A questo punto dovrebbe venirci in aiuto il patrimonio culturale dell’Europa. Sulla base della convinzione circa l’esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l’idea dei diritti umani, l’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell’inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire. Queste conoscenze della ragione costituiscono la nostra memoria culturale. Ignorarla o considerarla come mero passato sarebbe un’amputazione della nostra cultura nel suo insieme e la priverebbe della sua interezza. 

La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. Questo triplice incontro forma l’intima identità dell’Europa. Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico.

Al giovane re Salomone, nell’ora dell’assunzione del potere, è stata concessa una sua richiesta. Che cosa sarebbe se a noi, legislatori di oggi, venisse concesso di avanzare una richiesta? Che cosa chiederemmo? Penso che anche oggi, in ultima analisi, non potremmo desiderare altro che un cuore docile – la capacità di distinguere il bene dal male e di stabilire così un vero diritto, di servire la giustizia e la pace. 
Vi ringrazio per la vostra attenzione….

….

“Gesù nel Vangelo riprende questo tema fondamentale della predicazione profetica. Racconta la parabola dei due figli che sono invitati dal padre a lavorare nella vigna. […] Gesù rivolge questo messaggio ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo, cioè agli esperti di religione nel popolo di Israele. Essi, prima, dicono ’sì’ alla volontà di Dio. Ma la loro religiosità diventa routine, e Dio non li inquieta più. Per questo avvertono il messaggio di Giovanni Battista e il messaggio di Gesù come un disturbo. Così, il Signore conclude la sua parabola con parole drastiche: ‘I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli’ (Mt 21, 31-32). Tradotta nel linguaggio del nostro tempo, l’affermazione potrebbe suonare più o meno così: agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace; persone che soffrono a causa dei nostri peccati e hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli di routine, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla fede”.

[1] De civitate Dei IV, 4, 1.
[2] Contra Celsum GCS Orig. 428 (Koetschau); cfr A. Fürst, Monotheismus und Monarchie. Zum Zusammenhang von Heil und Herrschaft in der Antike. In: Theol.Phil. 81 (2006) 321 – 338; citazione p. 336; cfr anche J. Ratzinger, Die Einheit der Nationen. Eine Vision der Kirchenväter (Salzburg – München 1971) 60.
[3] Cfr W. Waldstein, Ins Herz geschrieben. Das Naturrecht als Fundament einer menschlichen Gesellschaft (Augsburg 2010) 11ss; 31 – 61.
[4] Waldstein, op. cit. 15 – 21.
[5] Citato secondo Waldstein, op. cit. 19.

 

Category: Pensieri

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31 comments

  1. Quando ho letto questo discorso, un paio di giorni fa…
    ho benedetto Dio per averci dato questo Papa!

    grazie Paolo per averlo riproposto a tutti,
    per ora dico solo questo!
    infatti….
    sono molte le considerazioni e gli atteggiamenti che le parole illuminate di Papa (davvero) Benedetto ci suggeriscono!
    diro’ altro dopo…

    …. ora me lo rileggo gustandolo e
    aggiungo solo qualche battuta (sulla tastiera) a proposito di una sua battuta: e’ consolante davvero che a piu’ di 80 anni si possa dire ancora qualcosa di saggio… vero!
    ! forse anche grazie allo Spirito e alla ricerca seria e serena della Verita’!

    tutti dovrebbero leggere questo discorso, davvero!

  2. Ricordo che quando fu eletto Papa J. Ratzinger, ci fu un pò di sconcerto tra la folla……., ma di solito lo Spirito non delude.
    Secondo me, lo Spirito di Dio aveva già scrutato il suo cuore e lo aveva trovato capace di tanto e anche di più.

    Luca 11,31:
    La regina del mezzogiorno comparirà nel giudizio con questa generazione e la condannerà; perché ella venne dalle estremità della terra per udire la sapienza di Salomone; ed ecco, qui c’è più che Salomone!

    E poi, cosa sono 84 anni? Lui è ancora un giovane audace condottiero!

  3. Perrfino un non credente come Giuliano Ferrara si è definito ratzingeriano, ed è arrivato a dire che solo un Papa ci può salvare.

    Questo, sembra poco, ma come inizio penso che sia già tanto!

  4. Del discorso del Papa mi hanno colpito molte cose, parlo di alcune, solo per cominciare!:

    la sua delicatezza e il rispetto nel porsi (lui capo della Chiesa!) nei confronti dell’autorita’ politica del suo paese, e la sua fermezza nel ribadire che lo fa in obbedienza alla sua responsabilita’ internazionale per la cristianita’ cattolica! (Quasi a scusarsi entrando in punta di piedi…. Sa cosa sta per dire, e deve trarre legittimazione dal suo ruolo e forza da Dio!)

    Salomone: la politica subordinata al diritto e alla giustizia – il successo elettorale e personale dei politici subordinato al diritto e alla giustizia, cioe’ alla capacita’ di distinguere cosa e’ il bene e cosa e’ il male.

    Ma cosa sono bene e male oggi nella nostra societa’ in cui l’uomo come dice il papa “Può manipolare se stesso. Può, per così dire, creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall’essere uomini”?
    E’ diventato sempre piu’ difficile capirlo mentre
    – da una parte ci ritroviamo la natura intesa in senso funzionale e oggettivo come semplici cause effetti, positivismo (e le spinte a provare sperimentare ipotesi scientifiche che si desiderano sganciate da qualsiasi presupposto etico, (o legate a discutibili presupposti etici!) e legittimate di per se’ stesse,
    (o forse anche legittimate dall’etica individuale di singoli scienziati, ma questo non e’ sufficiente per la collettivita’ e vado a finire in altri discorsi, perche’ secondo me nella scienza non si puo applicare la coscienza come principio di legittimazione!)
    – e dall’altra ci ritroviamo il soggettivismo del campo dell’etica e della morale.

    (Quanto mi piacerebbe poter dire a qualcuno “sii spontaneo” e attendermi che egli lo sia.
    e “amami liberamente” e attendermi che lo faccia. e invece… invece nessuno puo’ dirlo neppure a me …)

    Quando il nostro papa afferma che la Chiesa
    “ha rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio”

    io ne sono felice!, trovo conferma delle mie piu’ profonde convinzioni.
    Rileggete con me questo passo:
    “Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione. Questa scelta l’aveva già compiuta san Paolo, quando, nella sua Lettera ai Romani, afferma: “Quando i pagani, che non hanno la Legge [la Torà di Israele], per natura agiscono secondo la Legge, essi … sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza…” (Rm 2,14s).”

    Fantastico! Mi riempie di gioia!

    Rileggendo invece:
    “La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. Questo triplice incontro forma l’intima identità dell’Europa”

    Mi viene anzitutto da pensare agli altri sistemi di diritto vigenti nel nostro mondo e alle profonde differenze tra di loro, e quindi agli stessi diritti individuali dei singoli esseri umani che hanno peso e valore diverso nel mondo. E a come conciliare le varie proposte umane di diritto… Essere uomo a nord o sud o est e ovest, credetemi, non e’ la stessa cosa oggi…
    essere donna e’ peggio ancora. Ad ogni latidudine.
    Considerando poi gli stessi fondamenti del diritto romano, ricordo da quante altre radici esso stesso discenda! E che strada abbiamo fatto per essere qui oggi?! E attraverso quanti influssi e filtri siamo passati!
    E Atene?
    Parliamo di filosofia (e parliamo anche di miti e di archetipi preesistenti all’umanita’!) Ripeto: attraverso quanti influssi e filtri siamo passati!

    Ma ne parliamo, di tutte queste cose, da un punto di vista di culture e identita’ europee che pure l’Europa di oggi ha piu’ che mai bisogno di custodire e tramandare (per ritrovare Se’stessa e non perdersi), e che noi tutti non possiamo perdere anzi, che possiamo riproporre al mondo di oggi come utili e come base del dialogo fra i popoli, base del diritto naturale, si intende, non religioso, nel rispetto di tutti coloro che essi pure uomini, (e figli, secondo noi cristiani, anch’essi di Dio) hanno inscritta la “legge” nella loro coscienza,
    e possiamo fare tutto questo, noi, partendo da valori minimi condivisi.
    Di diritto abbracciato alla giustizia e di sapiente riconoscimento del bene e del male.

    E ancora cito il Papa:
    “Come può la ragione ritrovare la sua grandezza senza scivolare nell’irrazionale? Come può la natura apparire nuovamente nella sua vera profondità, nelle sue esigenze e con le sue indicazioni?”

    Tutti condividiamo “l’animalita’ ” dell’uomo, vero? Il suo essere parte del mondo come natura oltre che come libera volonta’ e determinazione.
    L’ecologia politica l’ecologia del “tutto uomo e pianeta insieme” sono, anche a mio parere, l’unica via proponibile e percorribile in questo nostro nuovo mondo.
    Da essi possiamo ri-partire anche nel dialogo tra chi pensa di non credere e forse e’ piu’ credente dei credenti e noi stessi che diciamo di credere e forse abbiamo bisogno di renderci conto di cosa voglia effettivamente dire “credere in Dio” (nel Dio di Gesu’ e dell’Uomo).

    (e’ sempre il vecchio problema opere e fede, chi dice e chi fa: sempre non smettero’ di ripetere il mio punto di vista su questo: va bene “dire”, ma occorre pianificare “l’agire” in maniera scientifica e fredda e lucida, pensare magari: “oggi faro’ qualche opera buona” e farla, “oggi preghero’ per 10 minuti” e farlo… “oggi daro’ a qualcuno qualcosa di mio” e farlo… e’anche cosi’ che ci si converte! come un esercizio-ginnastica dell’anima che lavora insieme alla ragione nel tentativo di conciliare in noi stessi, prima che fuori di noi, l’oggettivita’ e la soggettivita’ del diritto naturale.)

    Ci sono altre cose molto importanti che il discorso del Papa mi fa venire in mente, ma ve ne parlero’ dopo.
    Buona giornata a tutti.

  5. voglio tanto bene al nostro papa… lo sento veramente come un pastore che guida e protegge le sue pecore… non ho paura dei lupi perche’ lui ci mette al sicuro… vista l’eta’ in effetti l’ho sempre sentito come un nonno di quelli che ti guardano e ti fanno l’occhiolino se la mamma ti sgrida… prego sempre che lo Spirito lo guidi e lo aiuti…

  6. Vera:
    ” va bene “dire”, ma occorre pianificare “l’agire” in maniera scientifica e fredda e lucida, pensare magari: “oggi faro’ qualche opera buona” e farla, “oggi preghero’ per 10 minuti” e farlo… “oggi daro’ a qualcuno qualcosa di mio” e farlo… e’anche cosi’ che ci si converte!

    Tu sei fantastica nelle tue parole Vera, forse però, non sono molto d’accordo sul pensiero sopra riportato; il forse, perchè, si, il pianificare l’agire in maniera scientifica e fredda e lucida potrebbe andare bene quando si cominciano a muovere i primi passi, ma quando già si cammina, il tutto dovrebbe essere naturale e continuo:

    – L’opera buona, non si decide e si compie nel momento in cui si è deciso; l’opera buona si compie sempre, ogni qualvolta se ne presenti l’occasione, e l’occasione può essere per tutto il giorno o può capitare che in un giorno non se ne presenti neppure una.

    – La preghiera non è il dedicare dieci minuti a Dio e poi sono in pace perchè, bene o male ho pregato; anche qui, come nel primo punto,si dovrebbe pregare sempre, il contatto con Dio e con il cielo dovrebbe essere sempre aperto, tutto dovrebbe essere preghiera, le azioni, i gesti, le parole, i pensieri; a volte servono anche le piccole preghiere, tipo il Gloria al Padre…..o le giaculatorie, anche una diecina del Rosario, per far si che la nostra mente, anche se occupata e sovraccarica di lavoro, non si distacchi mai dalla Sorgente.

    – Il dare qualcosa, poi, come è inteso? come elemosina?
    Il dare io lo intendo come donare; donare gratuitamente e a larghe mani: la vita, se stessi, il sorriso, la disponibilità, la creatività, la sapienza, l’intelligenza, tutti i doni e i carismi che, gratuitamente, Dio stesso ci ha donato; senza parlare poi delle cose materiali…….

    Stolto…..,quello che hai preparato di chi sarà? Beato chi si arricchisce davanti a Dio (Luca 12,20-21)

    Lodate il Signore, popoli tutti, voi tutte, nazioni, dategli gloria;
    perchè forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura in eterno.(dal salmo 116)

  7. Angelo carissimo, senza ironia ti dico che non siamo tutti anime candide come la tua!!!… e che e’ vero quanto tu dici e rappresenta una sorta di traguardo per molti, ma per cominciare basta poco, basta decidere UNA OPERA buona al giorno senza perdersi nelle occasioni (che ricorda, fanno anche l’uomo ladro talvolta!) basta dare 10 minuti al giorno alla PREGHIERA (e credimi per alcuni sono anche tanti e uno scoglio difficile) di noi possiamo dare tanto… quello che tu elenchi!certo… ma finche’ non DECIDIAMO di farlo, non decidiamo di DARE qualunque cosa ma dare… restano in noi (e per il nostro eterno futuro) solo pie nonche’ avare intenzioni…

    io parlo di allargare l’area della consapevolezza
    permettere consapevolmente alla nostra anima atrofizzata di esercitarsi a fare ginnastica con piccole cose come si fa col corpo,
    nessuno chiederebbe ad un pigro ciccione di fare cento km al giorno…
    ma poco alla volta e una piccola dieta e piccoli accorgimenti….e
    pero’ piano piano i muscoli si rinvigoriscono acquistano e imparano memoria di fare e di muoversi imparano ad andare in bicicletta e verra’ il momento si spera, per me come per molti, in cui riusciremo a fare il bene spontaneamente e a pregare tutto il santo giorno a darci (dare noi stessi e cose di noi a qualcuno) continuamente… nella buona pace di Dio!!!
    verra’ forse anche il momento in cui i cristiani diventeranno piu’ cristiani anche in seno alla societa’ civile senza ostentazioni senza proclami… senza simboli e bandiere… magari alla spicciolata, magari nascosti uno qua uno la’ e lavoreranno sale e luce per tutti, per noi per l’Europa per i nostri figli per il futuro del pianeta terra!
    Senza pero’ illudersi di cambiare tutto “per sempre”…. un margine di errore sembra non verra mai meno dalle nostre umanissime parti….
    Comunque
    proprio oggi un’amica che non crede in Dio mi diceva di avere fiducia negli uomini e di essere “filoterrestre”… mi e’ piaciuto questo termine lei diceva pure che Star Trek e’ ancora lontano… lei ha ragione!, tocca a noi cristiani rendere piu’ vicina la Fantascienza!
    ciao Angelo.
    bello il discorso del papa, vero?

  8. Ciao Angelo, rileggendoti ancora non posso che dissentire dalle seguenti tue affermazioni! (E so che sarai d’accordo con me!) Dunque:

    1- “l’occasione può essere per tutto il giorno o può capitare che in un giorno non se ne presenti neppure una”

    2- “si dovrebbe pregare sempre”

    1- se non c’e’ altro da fare…. ogni giorno si presenta almeno l’occasione di pregare per qualcuno, anche se siamo chiusi da qualche parte impossibilitati a muoverci o incontrare persone o fare chissa’ cosa… se ogni cosa ha il suo momento… il momento di fare il bene non ha momento, e’ un SEMPRE, e la carita’ sa cosa fare da sola…

    2- ho provato nel mio secondo intervento, scherzando, a chiedere a qualcuno di dover essere qualcosa, di essere spontaneo ad esempio…. o di “dover amare” qualcuno…. certo che e’ impossibile fare certe cose “a comando” noi non siamo solo causa-effetto, un campanello da far trillare un bottone da schiacciare… siamo animali e siamo piu’-che-animali lo stimolo condizionato e la ragione e lo spirito…
    in certi nostri ambiti ci muoviamo seguendo altre pulsioni e priorita’.
    Ma possiamo educarci a raggiungere il POSSIAMO con l’esercizio. (di cui parlavo appunto)

    Non parliamo noi per favore come i preti piu’ impreparati e poco saggi che spaventano e mettono in fuga i fedeli con le loro prescrizioni, noi non DOBBIAMO, noi POSSIAMO!
    La liberta’ e’ scelta possibilita’, non obbligo.
    La LEGGE dei farisei e’ prescrizione non LA PAROLA di Gesu’ che libera l’anima la mente il corpo di uomini e donne.
    Ancora ciao Angelo.

    1. Vera, mi dispiace, non credo di aver fatto delle prescrizioni, nè tantomeno ho detto dobbiamo; ho semplicemente detto che quando già si cammina, e credo e soprattutto spero che noi siamo già in cammino, si dovrebbe mantenere sempre il contatto con Dio, così come faceva Gesù con il Padre, per poter imparare a correre. E’ ovvio che ci deve essere la disponibilità, altrimenti a cosa serve?

      L’obbligo a fare non porta da nessuna parte, meglio non far nulla.

      E’ vero la Parola di Gesù libera l’anima il cuore la mente, ma sappiamo anche quanto Gesù tenesse alla preghiera e alle opere e alla carità e quante volte quella Parola è stata caustica pesante difficile da ascoltare da accogliere da mettere in pratica, altro che Preti impreparati e poco saggi……….che mettono in fuga i fedeli!

      Volete andarvene anche voi? disse Gesù.
      Gesù non ha paura di mettere in fuga, Lui alla Croce ci arriva da solo, anche se poi solo non lo è mai!

      1. Tranquillo Angelo,

        è inutile continuare a ripetersi.
        si è detto ciò che è scritto. basta così.

        certe volte davvero NON ci si capisce.
        e si continua a non capirsi!

        e sappiamo che può accadere, ed accade.
        è la vita!
        un sorriso a te.

    1. Stefano non ho fatto in tempo a rispondere prima al tuo link che ho visto come sempre, grazie!, e credo comunque di aver gia’ risposto negli altri miei “infervorati” interventi!!!
      Credo che ognuno dei media tedeschi o italiani che siano,,,si’! abbia davvero visto e preso dal discorso del Papa cio’ che piu’ gli interessava per i suoi fini particolari, come succede sempre agli uomini, nulla di nuovo!
      io, diluendo le mie argomentazioni, tentavo qui di coinvolgere altri a rileggere piano e a piccoli pezzi un discorso per altri versi complesso e ricchissimo. per cominciare a capirlo e provare a immaginarne gli splendidi scenari rivoluzionari!
      poi, oltre al tuo link io mi aspettavo da te altri commenti pur sapendo che tu ami partire dalla tua esperienza, anzi, forse proprio per questo!

      1. In questi giorni, cara Vera, ho sentito in me la fatica di essere presente, in molti ambiti della mia vita. Forse perché ho sempre più l’impressione che il mio sì a Cristo (purtroppo sempre più spesso solo a parole!) assomigli molto a quello descritto da Paolo nell’ultima parte del Post. Ho sentito tutta l’avarizia che ho del mio tempo: per leggere, per scrivere, per pensare.

        Ieri, invece, è stata una giornata piena di incontri. Soprattutto uno mi è rimasto nel cuore: un conoscente – fin dai tempi del liceo! – con il quale sono finito a parlare di fede, quasi per caso, cogliendo vicendevolmente la voglia di parlare di Dio pur in presenza della nostra iniziale ritrosia.

        Lui sta seguendo un cammino che lo ha portato ad iscriversi al primo anno di teologia, in un percorso che lo impegnerà per quattro anni. Prima di questo ha seguito le lezioni della scuola teologica diocesana nei due anni trascorsi.

        Mi ha parlato della sua (meglio: nostra!) difficoltà di comunicare con gli altri in merito alla fede, l’essere visto da molti suoi conoscenti come un illuso o peggio un credulone abbindolato dai preti. La Chiesa spesso viene vista come un luogo abitato da farisei che si credono santi e giudici degli altri.

        Invece – mi ha confidato – ciò che lo porta ad essere parte della Comunità dei Credenti è proprio la consapevolezza di essere molto lontano dalla perfezione che vorrebbe vedere in lui e di sentirsi accolto in un luogo che considera di suoi pari: di persone, cioè, che nonostante le comuni fragilità cercano di unirsi e camminare insieme.

        Mi trova d’accordo: se la Chiesa fosse formata da campioni della fede – come in tanti ritengono dovrebbe essere – quello non sarebbe il posto per me, perché mi sentirei escluso dalle mie imperfezioni. Non avrei il coraggio di avvicinarmi ad un luogo frequentato da perfetti credenti perché mi sentirei troppo diverso da loro e, quindi, escluso. Invece, nella Chiesa trovo fratelli e sorelle simili a me nel non essere immuni dal peccato ed a cui guardare con spirito di comunione.

        Ho visto in quel conoscente incontrato per caso un entusiasmo che mi ha scaldato il cuore. Parlando con lui ho compreso più chiaramente cosa voglia dire il “no” iniziale (quello che spesso io stesso grido a Dio con le mie fragilità ed incoerenze) e, paradossalmente, il suo poter diventare anche l’occasione per essere in grado, un giorno, di dire un bel sì, facendo diventare il precedente dissenso a Dio l’avvio del cammino verso un consenso pieno e consapevole.

        Forse l’ecologia dell’uomo passa anche attraverso un cuore umile che voglia incontrare l’altro, con pregi e difetti, per superare insieme i vicendevoli limiti e crescere nella fede. Questo luogo per me è il luogo santo della Comunità, frequentato da peccatori, l’unico che mi può portare a quel sì fermo e completo.

        Ci siamo salutati con un sorriso ed una pacca sulla spalla: sicuramente per noi quello è stato il nostro primo vero incontro dopo tanti anni di frequentazione superficiale!

        Grazie Vera per i tuoi interventi che seguo sempre con grande attenzione…

        1. Grazie a te Stefano,
          io seguo con attenzione i tuoi!
          e poi anch’io, soprattutto in queste ultime settimane, fatico ad essere presente in molti miei ambiti!… ti capisco, e per questo grazie ancora per essere qui.

  9. Insuperabile il discorso del Papa! Meriterebbe una lunga meditazione sia da parte nostra sia da parte dei politici. Se poi quanti sono chiamati a governare imitassero il re Salomone nella richiesta……la società andrebbe sicuramente meglio! Intanto, cerchiamo noi di dare il buon esempio e preghiamo per i governanti e per quanti operano in politica!

  10. Il Papa: “La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace.”
    Che bella definizione di politica! Mi piace aggiungere: pace tra i popoli pace dei popoli!

    ““Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?”ha sentenziato una volta sant’Agostino.[1] Noi tedeschi sappiamo per nostra esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio. Noi abbiamo sperimentato il separarsi del potere dal diritto, il porsi del potere contro il diritto, il suo calpestare il diritto, così che lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto – era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull’orlo del precipizio. Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico.”

    Lo sappiamo bene anche noi italiani, anche noi abbiamo avuto e abbiamo le nostre ”bande di briganti”.

    Ancora il Papa:
    “Nel terzo secolo, il grande teologo Origene ha giustificato così la RESISTENZA (mie le lettere maiuscole!) dei cristiani a certi ordinamenti giuridici in vigore:“Se qualcuno si trovasse presso il popolo della Scizia che ha leggi irreligiose e fosse costretto a vivere in mezzo a loro … questi senz’altro agirebbe in modo molto ragionevole se, in nome della legge della verità che presso il popolo della Scizia è appunto illegalità, insieme con altri che hanno la stessa opinione, formasse associazioni anche contro l’ordinamento in vigore…”[2] In base a questa convinzione, i combattenti della RESISTENZA (mie le lettere maiuscole!) hanno agito contro il regime nazista e contro altri regimi totalitari, rendendo così un servizio al DIRITTO (mie le maiuscole) e all’intera umanità. Per queste persone era evidente in modo incontestabile che il diritto vigente, in realtà, era ingiustizia.”

    I combattenti della RESISTENZA che mi sono tanto cari!
    Ne ho conosciuti alcuni personalmente per motivi di studio, altri li ho incontrati in giro per l’Italia sempre a raccontare la loro esperienza perche’ non si perdesse la loro eredita’… molto diversi tra loro per provenienza, formazione, riferimenti e visione della futura Italia o dell’Europa e del mondo. Combattenti che combattevano in molti modi!

    Semplificando possiamo dire che e’ dal lavoro delle loro idee e dal coraggio del loro incontrarsi e scontrarsi (da diversi, e con equilibri ormai mutati rispetto al tempo di guerra) ma comunque su basi comuni che e’ nata la nostra Costituzione. Bellissima. Un capolavoro!

    Ma i diritti, i principi, le liberta’costituzionali oggi dove sono?! Chiedo: nella concretezza della realta’ dei singoli individui, dove si trovano?
    Quanti popoli “della Scizia” prosperano ancora nel mondo? Nei paesi del mondo?
    E di quanti Resistenti e Combattenti abbiamo oggi ancora bisogno?! E abbiamo medaglie per loro? o cosa daremo ai loro figli?

    Senza doverli chiamare in altro modo, chiamamoli solo Resistenti e Combattenti e diventiamolo noi stessi Pacifici Combattenti al fianco di chi chiede Giustizia e Diritto sulla terra italiana e sulle terre del mondo.

    Basta coi popoli della Scizia e la loro illegalita’, basta coi briganti.
    Pacificamente formiamo associazioni contro il loro potere.

    Il Papa non si sta mettendo a capo di una Resistenza armata, certo! non lo ha fatto Gesu’!
    Il Papa non ha dato indicazioni “colorate” di voto lo ha detto chiaramente (“È chiaro che qui non faccio propaganda per un determinato partito politico – nulla mi è più estraneo di questo. Quando nel nostro rapporto con la realtà c’è qualcosa che non va, allora dobbiamo tutti riflettere seriamente sull’insieme e tutti siamo rinviati alla questione circa i fondamenti della nostra stessa cultura.”)

    Siamo rinviati ai fondamenti della nostra stessa cultura!, il Papa ci mostra la via politica del Vangelo, ritrovarCi dentro la Legge e il Diritto che sono profondamente inscritti in noi stessi e nella natura, (come ci diceva San Paolo, in ogni uomo!) e nella nostra storia e ci invita ad armonizzare cosi’ gli squilibri.

    Se occorre questo possiamo farlo RESISTENDO, opponendoci ai briganti (che mi ricordano i cattivi pastori…) i quali pensano a loro stessi e non al bene comune,
    briganti la cui legge e’ illegale… e noi possiamo disobbedire alle leggi illegali!
    Diventare obiettori di fronte ad esse. Dichiarare che l’Autorita’ puo’ sbagliare se ci ordina di uccidere.
    (O di uccidere noi stessi lentamente nel degrado lento di noi)
    E chiaro che bisogna fare attenzione alle parole che si usano, io per prima!
    Ma credo di poter affermare che forse qui, il Papa e’ un rivoluzionario! Ma sulle orme di Gesu’.

    E i risvolti di questo discorso che non si vuole capire o accettare perche’ rimette tutto in discussione… possono davvero rivoluzionare il mondo e portarci oltre le nostre ristrette visioni di piccoli campi privati di piccoli palazzi di cemento senza finestre e stampe alle pareti e aria condizionata, perche’ non possiamo sopprimere la voglia che abbiamo di guardare lontano, di desiderare di piu’ di respirare piu’ a fondo! insomma, e’ meglio “spalancare le finestre”, e questa frase mi ricorda qualcosa!… e qualcuno.

    Cosi’ l’uomo si realizza e realizza la sua liberta’, se realizza e scopre il diritto naturale che e’ in lui, e nella vigna-natura…
    e ditemi, secondo voi non si parla qui forse del libretto di istruzioni di cui parlavamo qualche settimana fa?! Il manuale “Come centrare un bersaglio!”..
    Ci sono altre cose ancora che mi colpiscono del discorso, ma credo che le terro’ per me!!!
    Saluti a tutti.

  11. Grazie Vera, come sempre centri il bersaglio!

    la vera unità è piuttosto un dono del Signore, il quale ha pregato e prega sempre per l’unità dei suoi discepoli. Solo Cristo può donarci quest’unità, e saremo sempre più uniti nella misura in cui torniamo a Lui e ci lasciamo trasformare da Lui.(dal discorso di Benedetto XVI all’udienza generale di ieri)

    Si, Lui è davvero un rivoluzionario della fede e Cristo lo segue e lo accompagna, così come segue e accompagna i suoi discepoli.

    Possa il mio Santo protettore, San Michele Arcangelo, armarsi e combattere contro il demone della divisione, dell’ingiustizia, affinchè possano trionfare la pace l’unità il diritto la giustizia.

  12. Cari amici bentrovati.

    Leggo il blog più spesso di quanto non intervenga.
    A volte manca il tempo per intervenire, a volte la voglia …

    Questa volta mi spinge il sorriso 🙂

    Non vorrei sembrare polemico, ma credo che lo strumento utile per cogliere il senso del discorso di BXVI lo abbia fornito Stefano riportando il link al breve articolo che racconta del riverbero che tale discorso ha avuto in casa tedesca.

    Sorrido nel vedere infervorarsi anche qui, per un pezzetino … in cui ciascuno sembra intravvedere un barlume di comprensione … ed un caldo conforto rispetto proprie scelte e convizioni … politiche 🙂

    BXVI è un genio della comunicaizone … usando riferimenti storici preicisi, riferimenti filosofici precisi, una stingente logica filosofica e provocatori riferimetni politici … se non ha demolito, ha seriamente compromesso ogni seria fiducia di buono in:
    Positivismo
    Democrazia
    Libertà parlamentare

    … e questo solo per rimanere in ambito politico 🙂

    Davanti alla Camera Alta Tedesca, BXVI, splendidamente, è riuscito a negare ogni ingerenza, ad evidenziare l’estraneità, della Chiesa …. in ambito politico … per arrivare poi (ma il prolegomeno era nascosto nella citazione della lettura in premessa di discorso) dopo una magistrale lezione di logica e l’uso sapiente di strumenti di comunicazione … a rivendicarne la supremazia.

    Tanto da arrivare a chiamare, i cattolici a battaglia.

    Insomma … diciamo che mi pare ci si sia fermati a guardare il dito …. e pochi hanno fatto proseguire lo sguardo fino alle stelle che il dito indicava.

    Salùt.
    Janus

  13. Se e’ a me che ti riferisci con il tuo “Qui” Janus, e con le persone che si infervorano
    perche’ io piu’ di altri ho commentato questo magnifico Post che sembra aver lasciato tutti senza parole!!!
    Io reputo un grande dono di Dio che io sia ancora capace di infervorarmi per la giustizia e il diritto lo
    E mi infervoro appunto e solo “Qui” per la Giustizia e per la Passione politica cosi’ come il Papa ce la esplicita!

    SE e’ a me che ti riferisci dunque… credo di poter tranquillamente ripetere
    ancora e di nuovo
    quello che ho detto ad Angelo,
    che e’ vero che non ci si capisce a volte.
    E che superfluo ripetersi!
    Che cio’ che ognuno ha detto E’ scritto!
    La difficile comprensione e la decodifica-interpretazione dei testi sono affidate ANCHE ai riferimenti che ognuno riesce a trovare dentro di se’
    eppure ci sono, nei testi che ho scritto, parole chiare e abbastanza inequivocabili che io invito a rileggere spogliandosi da pregiudizi.

    Buona giornata a tutti.

  14. Mi viene chiesto privatamente, anche se non esplicitamente, di fare una precisazione e credo sia opportuna e ringrazio chi me l’ha suggerita!

    si tratta di questo: io credo che rimanere “senza parole” abbia molte valenze e non tutte negative!,
    si resta senza parole anche di fronte a un’opera d’arte bellissima o ad un tramonto!!!
    e in questi casi e’ meglio che sia così!!
    dunque si può restare senza parole anche di fronte e parole bellissime (il discorso del Papa) e spero e prego che sia così.

    parlare “si e no” direttamente. aiuta di certo, e resta un obiettivo anche per me.

  15. Ciao Vera, per me eri stata già abbastanza chiara senza bisogno di spiegazione, comunque tutto concorre al bene.

    Si, si può restare senza parole, soprattutto davanti a tutto ciò che si può reputare bello.Poi il fatto che a volte non ci si comprenda è naturale, se non ci si vede non si guardano gli occhi il viso l’espressione, se non si può ascoltare la voce la sua stessa inclinazione, a volte può capitare che magari si capisca una cosa per un’altra. Ma noi siamo qui perchè uomini e donne di fede, uomini e donne alla sequela di Cristo, uomini e donne che anelano al diritto e alla giustizia per se stessi per chi aspira alla salvezza e anche per chiamare prendere per mano e portare quelli che pur non avendo alcuna aspirazione e non avvertendone neppure la necessità comunque fanno parte del progetto di Dio.

    Pace a tutti, michaela.

  16. Non solo perche’ non ci si vede e non ci si sente, Michaela, ma non ci si comprende anche perche’ ogni volta che qualcuno pronuncia una parola, chi la sente pensa (anche senza volerlo) a tutto cio’ che sa riguardo a quella parola… (e a quelle che le stanno accanto… e il pensare si moltiplica)
    e a tutte le volte e le situazioni in cui quela parola e’ stata pronunciata accanto alle sue orecchie o scritta sotto i suoi occhi

    e poi entrano in gioco i nostri pre-giudizi e le nostre competenze le nostre eperienze intorno a quella stessa parola e alla rete di significati e di sensi che quella parola porta con se’ per ciascuno di noi… e per il nostro vocabolario comune,
    senza contare poi le parole birichine a cui siamo particolarmente ed emotivamente legati, quelle che ci fanno girare la testa!!! (e ne abbiamo tutti!) Insomma e’ un po’ complicato intendersi, certo che lo so!

    Ma soprattutto, Michaela, io penso che noi non ci capiamo perche’ viviamo nella Babele delle parole, che puo essere rischiarata a tratti solo dallo Spirito… magari quando abbiamo la grazia e l’accortezza di invocarlo a soccorrerci!

    Pace certo, a tutti gli uomini (a qualsiasi tipo di volonta’ essi appartengano!)
    qui pero’ ci metto un sorriso una speranza e una preghiera per non essere fraintesa!
    anzi dico solo pace a tutti e basta! Forse e’ piu’ chiaro cosi’!
    grazie a ciao

    1. In estate ho letto “Le vie della felicita’ Gesu’ e le beatitudini”, di Enzo Bianchi, … e alle pagine 148 e seguenti, mi ero gia’ trovata di fronte a questa interessante interpretazione del potere… avevo preso in prestito il libro in biblioteca, mi restavano degli appunti e la voglia di rileggerla! mi e’ piaciuto ritrovarla qui, stasera. Grazie Stefano!
      (ho risentito anche la fresca aria e la tranquilla atmosfera della sera in cui l’ho letto! Grazie davvero!)

    1. Grazie, Stefano,
      Ho letto, e sono d’accordo che non esiste un vero impatto zero! Comunque l’esempio dell’agricoltura e del bosco (di cui aver cura perche’ non si incendi), sono un pochino esagerati! parlare di impatto zero infatti vuol dire ben altro! Significa soprattutto agire in modo che non si abbiano effetti irreversibili o estranei agli ambienti naturali o effetti che non possano essere facilmente assorbiti e metabolizzati dall’ambiente stesso ecc. …
      Il fatto e’ che, pur essendo l’articolo ricco di spunti, mi e’ sembrato tuttavia che in esso si volessero sostenere delle tesi e suggerire delle cose senza dirle. (E’ solo una mia impressione!?)
      Sono perfettamente d’accordo che il pdp vada usato con cautela e il “giusto mezzo” unito alla responsabilita’ del fare (guardando contemporaneamente alla complessita’ delle cose nel breve e lungo periodo) mi trovano da sempre d’accordo! l’ecologia non puo’ essere alternativa all’economia, ma anche l’economia va ripulita un po’!

      L’uomo certo non puo’ scomparire dalla faccia della terra! ma sarebbe opportuno che imparasse quello che imparava mio figlio a scuola gia’ qualche anno fa, che le risorse del pianeta si dividono fra risorse rinnovabili e risorse che finiscono e non ci sono proprio piu’!, e che ancora oggi ci sono dei processi per noi irreversibili …
      … a meno che la fiducia nella genialita’ della nostra umana capacita’creativa (appoggiata alla mano creatrice di Dio Padre), non ci suggeriscano i modi per richiudere buchi nei cieli. per risanare acque ed ambienti, per ridare equilibri perduti ai nostri ecosistemi compromessi, per mantenere in vita e in buona salute uomini, animali (spesso privati di Bussola biologica), piante e creature di Dio interdipendenti e smarrite nel nostro inquinamento, che continua a beneficiare di infiniti condoni… e sembra che a volte basti pagare per continuare a sporcare indisturbati. (altre volte si inquina gratis!)

      Comunque ricordo che al Protocollo di Kyoto non aderiscono gli Stati Uniti, e che pur essendo stato ratificato dall’India e dalla Cina questi ultimi paesi tuttavia non sono tenuti a rispettarlo perche’… non hanno inquinato come gli altri, in passato, e sembra che abbiano il diritto di farlo ancora per un po’!
      Lo dico in maniera scherzosa e semplificata, ma la sostanza non cambia.
      Queste sono le leggi e gli accordi degli uomini.

  17. Dal primo articolo che ha postatto Stefano: “La stessa Finger però, a commento del discorso al Bundestag, non ha potuto fare a meno di scrivere: «L’uomo più potente della cristianità non ha parlato come missionario o come possessore della verità, piuttosto come inviato di un’antica comunità di uomini capaci di persuadere, una comunità che probabilmente ha ancora qualcosa da dire a tutti noi».

    Io non ne capisco molto, ma secondo me e correggetemi se sbaglio, il Papa è stato depositario della verità e della fede in questo contesto più che in altri. Sempre a mio avviso, in quei momenti, Lui nel cuore nella mente non aveva altro che Dio, ed ha espresso chiaramente ciò che Dio vuole per l’uomo, per la natura, solo che è stato frainteso……….

  18. Intervengo sempre con la mia beata ignoranza:
    qui, in questo stesso blog, si è detto che la Parola di Dio è antica ma sempre nuova e attuale, è per tutti i tempi e per tutte le generazioni.
    Pertanto, secondo me, non bisognerebbe ignorare la Profezia di Giovanni ispirata da Dio.
    Ho colto da qualche parte, non so dove, che se Dio dovesse stancarsi di noi uomini del nostro agire potrebbe creare l’impatto zero.
    Sempre a mio avviso, noi uomini dovremmo camminare alla Luce di Cristo con unità d’intenti, senza gelosie senza invidie senza vanagloria verso coloro che ci vivono accanto.
    D’altronde il Padrone della Vigna dice agli operai: “Fratelli, io non vi faccio torto se voglio dare pari opportunità e pari dignità a questo vostro fratello.
    Il tutto, naturalmente, con il beneficio d’inventario e ancora, correggetemi se sbaglio!

    1. Federica, l’impatto zero di cui parliamo adesso non ha nulla a che vedere con quello a cui ti stai riferendo!, partendo dall’articolo sull ‘ecologia ieri e oggi e sull’ecologia cristiana ieri e oggi che ha proposto Stefano seguendo l’invito di riscoprire l’ecologia (natura e uomo) del papa…

      noi semplicemente parliamo di inquinamento! e dell’azione dell’iuomo sul paianeta che non puo mai essere neutra, e lascia quindi sempre delle tracce, ma un conto e’ ripulire in bosco … un’altro e’ versare rifiuti tossici in un fiume o far scoppiare bombe nucleari.
      questa e; solo responsabilita’ nostra e
      l’onnopotenza di Dio non e’ qui in discussione.
      buoan giornata

  19. Vera, scusa se non ho capito!

    Ho pensato che tu parlando di impatto zero avessi fatto riferimento all’articolo sull’Apocalisse di Enzo Bianchi postato da Stefano.

    Scusa ancora e, si, per il resto sono d’accordo!

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Article by: Paolo

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