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Gioia

Ho finito da poco la piccola conferenza sulla piazza, invitato dalla libreria mobile Tobia che fa tappa ad Ancona. Per me è stata l’occasione per segnare la fine dell’estate e per riprendere il lungo tour che mi porterà in molte città italiane a parlare di fede e di Dio, del Dio di Gesù.

Il clima è gradevole e informale e, come spesso accade, alla fine della chiacchiera un gruppo di persone viene a salutarmi e a farsi conoscere. E’ un momento importantissimo, per me, vedere e conoscere i “miei” lettori e benedico Dio cento volte al giorno per questa fortuna. Ancora scopro quanto il Signore intessa sottili legami fa persone che non si conoscono ma che sono da lui conosciute.

Sono gli ultimi a presentarsi: sono venuti da Orvieto, ci tenevano a conoscermi.

Uno dei due, in particolare, mi racconta la sua storia drammatica: viene dal Kossovo, è arrivato in Italia una settimana prima dello scoppio della guerra. Lui, musulmano, ha scampato la morte quasi per caso. Giovane profugo, si è inventato la vita: un lavoro, una moglie italiana, dei figli. E’ stato molto aiutato da un gruppo di cristiani che lo hanno accolto e sostenuto nel suo percorso. Dopo dieci anni passati a conoscere il vangelo e Gesù, con un gesto molto serio che lo ha messo in grave difficoltà con i famigliari. si è fatto battezzare.

Mi parla della sua gioia profonda, dell’amore verso Cristo, delle cose scoperte e inattese.

Poi, con un velo di tristezza, mi racconta la sua tristezza quando, durante la celebrazione festiva, vede il disinteresse e la manifesta noia dei cristiani presenti.

Sapessi come come ci resto male! Cantiamo Gloria! per ringraziare Dio dei suoi doni e invece la gente sembra pensare ad altro. Che sofferenza vedere tutta questa tristezza nel cristiani!

Category: Incontri

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68 comments

  1. Ciao Paolo!
    Sto leggendo gli ultimi tuoi libri e sto recuperando gli arretrati.
    Voglio farti i complimenti di persona magari in una tua prossima conferenza. Per adesso te li faccio per via telematica. Non mollare, le tue riflessioni mi stanno molto aiutando in questo periodo di dubbi e riflessioni personali sulla strada da prendere. Come diceva un mio amico scherzando: “siamo nelle mani del Signore, speriamo che non applauda”. In bocca al lupo per tutto e se ti stanchi delle montagne della valle e vuoi vedere quelle del Trentino, qui hai un posto assicurato.

    1. “siamo nelle mani del Signore, speriamo che non applauda”

      E’ forte questa battuta, Davide! Una risata spontanea mi è nata dal cuore! E il bello sai qual’è? che rido ogni volta che ci penso.

  2. Mi parla della sua gioia profonda, dell’amore verso Cristo, delle cose scoperte e inattese.

    Poi, con un velo di tristezza, mi racconta la sua tristezza quando, durante la celebrazione festiva, vede il disinteresse e la manifesta noia dei cristiani presenti.

    Trasmettiamo noi la Gioia, e prima o poi qualcosa accadrà!

  3. Il mese scorso a Muyaga, Burundi, 5 ore di messa, cantata, danzata, ascoltata, senza chiaramente capire nulla ( il kirundi non è una lingua facile),ma con la tensione di non perdere neanche un momento.
    Gioia pura con la consapevolezza che la gente attorno a noi aveva fatto km a piedi “solo ” per la Messa.
    Tutte le volte una grande lezione di vita.

    1. Burundiiiiiiii? proprio dietro l’angolo!
      e pensare che le nostre messe sono di un pesante, ma che gioia e gioia i mie figli per quanto piccoli mi dicono sempre che la messa è una barba lunghissima!!! Quando Sofia mi chiede ma perchè ci andiamo? io le rispondo che Gesu’ ci chiama e noi diciamo di si… e lei con i suoi 6 anni mi guarda e… mamma ma se un amico noioso mi chiama io faccio finta di non sentire!!!
      Non ha mica tutti i torti: oggi Gesù ce lo donano noioso, e cupo, Gesù non ci libera più ma ci incatena… e allora scateniamo la gioia della resurrezione… insomma il Signore ha già vinto la morte per sempre! mico poco!
      mi piace sempre pensare a una delle veggenti di Medjugoje tutti le chiedono e si affannano e cercano e trovano e … e… e lei nella più serena situazione ripete Ma io dopo che ho visto la Madonna che interesse posso avere per il mondo?
      noi invece tutti pieni di questo mondo non abbiamo più posto per Gesu’… e no io ce lo faccio questo posto… mi rifiuto delle pienezze del mondo, voglio solo il Signore!
      eccomi!

  4. E’ vero: è una sofferenza vedere tanta noia e tristezza nei cristiani.
    Però è una gioia avere scoperto grazie a Internet cristiani come Paolo e come voi che partecipate a questo blog…Da quando vi ho trovato gran parte della delusione e dello scoraggiamento prodotti in me dalla freddezza che vedo nei cristiani che mi vivono accanto si è dissolta: ora so (e sento) che ci sono tanti cristiani che vivono la fede con il vostro entusiasmo, e mi avete contagiato. Non solo: ora quando vado a Messa, quando mi capita di accorgermi che la gente sembra cosi’ fredda e annoiata subito mi sforzo di considerare che in fondo magari dentro di sè hanno pensieri di Fede intensa pure loro, qualche volta, soltanto forse sono stanchi, o non lo sanno piu’, quanta gioia puo’ portare sentirsi amati da Cristo, se ne sono dimenticati…
    La Fede va ravvivata, senno’ succede come per tutte le cose che si protraggono a lungo nel tempo, che si intiepidiscono, come l’amore per il lavoro, come il rapporto di coppia….
    Capisco benissimo l’ardore della fede del ragazzo del Kossovo di cui parla Paolo: è tutto nuovo, per lui, avere incontrato Cristo sulla sua strada è fantastico, lo riempie di gioia.
    Invece noi che siamo cresciuti insieme alla fede fin da quando siamo piccoli ora in molti casi siamo assuefatti, e un tantino addormentati…
    Per questo ringrazio Dio: per avervi incontrati, cosicchè oggi voi aiutate me e tantissimi altri a sentire di nuovo la gioia di vivere saperci amati da Lui.

  5. “Dopo dieci anni passati a conoscere il vangelo e Gesù, …………….. si è fatto battezzare.”
    Faccio una domanda birichina: forse la nostra gioia non esplode perchè non abbiamo passato anni a conoscere il vangelo e Gesù?
    Abbiamo forse frequentato catechismo con la stessa passione delle lezioni di inglese a scuola. Patentino preso, tanto per essere in regola con la media e magari inserirlo in un cv, ma poi, senza occasioni per parlare si sa, anche l’inglese più fluente si perde…..

    Eppure la gioia riparte appena incontri qualcuno che in quel momento la sta vivendo sulla sua pelle. Tras-pare. Testimonianze più varie, dal vescovo che saluta la sua diocesi, commosso, ripetendo come augurio per il futuro e come eredità il suo motto: gioia e pace, al profugo kossovaro che racconta la sua vita, a un simpatico valdostano che spezza la Parola in giro per l’Italia.
    Piccoli semi di gioia.
    Ma i semi, anche i più piccoli, fioriscono

  6. tanto, tanto tempo che non scriviamo… ma si sa in vacanza non accediamo alla rete quasi x niente e ora e cominciata la scuola.
    Proprio negli ultimmi giorni abbiamo riflettuto molto sulla gioia, sulla festa sul posto per noi di trovare uno spazio nel contesto.
    Facciamo parte del movimento Equipe notre dame e quest’anno il tema di studio che affronteremo è quello che prepara il VII incontro mondiale delle famiglie con il Papa che si terrà a milano fra poco meno di un anno.
    La prima riflessione parla di Gesù, della sua esperienza a Nazareth con la sua mamma e San Giuseppe, al suo vivere una dimensione famigliare, ad un crescere tra il lavoro di Giuseppe, le faccende di casa di Maria, la preghiera alla sinagoga, si è riflettuto di come l’esempio di Maria e Giuseppe sia stato importante, di come la festa, il sabato abbia scandito le giornate di Gesù da piccolo.
    E Noi cosa facciamo con i nostri figli? Riusciamo autenticamente trasmettere che il punto culminante della domenica è l’incontro con il Signore? E questa per noi è ocasione di gioia?…. Belle queste riflessioni…sono un ottimo stimolo x il nuovo anno!!!
    Un buon inizio di scuola da qualssiasi parte dellla cattedra vi troviate!

  7. Io mi occupo di animazione liturgica da 26 anni. Quindi…come dire… vi guardo dall’altra parte.
    Non nego assolutamente che ci siano celebrazioni da cui non si vede l’ora di uscire…a volte succede anche a me quando sono lontano da casa…
    Però non mi piace tanto la lamentela continua, inutile e sterile, che sempre accompagna questi discorsi.
    Nella mia parrocchia – piccolissima, una delle più piccole di Milano – ci si impegna moltissimo per rendere viva la celebrazione ma è sempre più difficile coinvolgere le persone.
    Certamente ci dovrebbe essere in tutta l’assemblea un atteggiamento positivo che deriva dalla semplice appartenenza al popolo di Dio: si dovrebbe arrivare già contenti, fiduciosi che passeremo una bella ora, sorridenti e ben disposti con chi ci troveremo accanto e via dicendo…tutte cose ovvie!
    Al di là di questo – che pure a volte manca! – io credo che una partecipazione attiva…rendendosi disponibili per qualche servizio – coro, lettori, chierichetti, fiori, pulizia della chiesa, cura della sacrestia etc…sia un grande antidoto alla noia e, soprattutto, ti proietta in una posizione diversa rispetto a quello che fai: lo vivi…non lo subisci!
    Invece questo sta diventando sempre più difficile: quando cerco di avvicinare qualcuno per il coro, le risposte (quelle negative) che mi vengono date hanno a volte dell’incredibile…spesso sono chiaramente delle scuse e quello che veramente c’è dietro è che non si ritiene interessante perdere tempo dietro a queste cose.
    Che dire?
    Ognuno fa le sue scelte! Io però noto che le persone che frequentano attivamente la comunità – anche se si occupano di cose che con la Messa non c’entrano – hanno anche nella Messa un atteggiamento più positivo e meno passivo.
    Certo…ci mettono del loro…si impegnano e per tener fede all’impegno sicuramente rinunciano a qualcos’altro…ma sembrano contenti!
    Io sono contenta!

    1. Anche io mi occupo di animazione liturgica da 30 anni… a tutti quelli che si lamentano mi viene sempre da dire la frase di Gandhi “Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!” (nel mondo partendo dalla tua Messa…) ma sempre le solite scuse… La cosa che mi ha sempre fatto più male, però è stato che chi fa questo servizio, volente o nolente è in una posizione “vistosa” e l’accusa è sempre la stessa: “Tu vuoi solo farti vedere!” …. che finchè lo dicono quelli che non lo fanno perchè “sono troppo orgogliosi per rischiare brutte figure” vabbè ci sta…. quando è il parroco nuovo che è lì da qualche mese che ti dice così…. brucia parecchio….( sì, ci è voluto qualche annetto per fargli cambiare idea, e l’ha cambiata, ma mi son dovuta tirare su le maniche parecchio per farglielo capire) Una frase che mi è da guida, fin da quando ero ragazza, non so di chi sia, è “Non chiedere a Dio di essere felice, ma utile: e la felicità verrà di conseguenza” …. quanto ci sentiamo utili, come cristiani?

  8. Per Molly:

    a Milano i percorsi parrocchiali per i bambini cominciano proprio a 6 anni. Ogni parrocchia si organizza a modo suo ma sostanzialmente tutti tendono alla conoscenza dell’”amico Gesù” attraverso giochi, lavoretti, piccole rappresentazioni, canti adatti a loro…In alcune parrocchie (non nella mia) riescono anche, al momento dell’omelia, a “spostarli” in una stanza attigua, dove degli animatori gli spiegano le letture in modo più comprensibile per loro.
    Io, con i bimbi dai 6 agli 11 anni, faccio delle prove di canto separate dai grandi…insomma: possibilità ce ne sono tante.

    Tu sei di Roma, vero? Mica sarete da meno! Prova a informarti dal tuo parroco.

    Per Pa:

    io ero in Duomo giovedì scorso a salutare e ringraziare il nostro vescovo…c’eri anche tu?

    1. da noi fanno una messa per i bambini in una sala non in chiesa (e confesso che già questo non mi piace anche perchè bisogna che si abituino anche a stare in chiesa) e non è che la fanno proprio per loro per accoglierli … ma solo perchè se no danno fastidioooooooo è questo che mi fa andare il cervello in fumo… fanno le cose per motivi sbagliati….
      un altra cosa bislacca che hanno combinato da me è che agli incontri dei fidanzati in preparazione al matrimonio hanno tolto le coppie sposate … ora c’è solo un prete che benissimo saprà il fatto suo ma… forse anche una coppia sposata può dir la sua…
      un sacerdote per esempio veva messo su un gruppo per i separati divorziati …. lo trovavo bellissimo perchè comunque dietro a certe situazione c’è solo sofferenza… il parroco ha proibito simili gruppi dicendo che i peccatori non sono bena ccetti in chiesa e dove dovrebbero andare allora???

      c’è molto da pregare ma tanto tanto … e lo faccio
      c’è tanto da pregare…

  9. Grazie Paolo.
    oggi ero molto occupata in tante cose…leggo solo adesso la bella e difficile esperienza dei fratelli di cui racconti e penso che Dio chiama
    chi vuole
    quando vuole
    da dove vuole
    e magari qualcuno dice ancora: “Si’”
    grazie a Lui c’e’ che ancora chi dice “Si’” in ogni parte del mondo.

    la gioia dipende da tante cose, dalla conoscenza, dall’esperienza di Dio nella vita che ognuno ha fatto e fa, dalla profondita’ del nostro stesso sentire, dall’investimento
    (cognitivo affettivo emotivo spirituale “economico”)
    dall’impegno che mettiamo in cio’ che facciamo dalla serieta’ e dalla responsabilita’ che ci assumiamo… dipende dalla fede che abbiamo in cio’ in cui crediamo…. dalla speranza… dal desiderio…
    ad esempio:
    chi soffre di piu’ per conquistare qualcosa, gioisce di piu’ nell’ottenerla e viverla ammirandola tutti i giorni… senza stancarsi… con legittimo orgoglio, con soddisfatta gioia appunto.

    e io immagino le difficolta’ che questo giovane ragazzo ha incontrato, dentro di se’ , dapprima, con le sue convinzioni-cultura-abitudini-resistenze… e poi anche fuori, l’opposizione della sua famiglia, il dolore i problemi i distacchi…
    Dio stia loro accanto e lui sia sempre pronto a testimoniare il Signore Gesu’ dando la vita per la sua famiglia che forse non lo ha capito e non lo capisce ancora… non deve essere stato semplice… Dio ha chiamato con forza… la gioia sia sempre con lui (anche se arriveranno momenti tristi come capita a tutti.)

    Io sono sempre felice e piena di gioia quando incontro le persone a cui voglio bene, quando posso vederle, o sentirle, anche solo con una telefonata, anche con una email, anche con un pensiero o una preghiera. Per sentirsi vicini, circondati di bene.
    Non capita cosi’ a tutti?
    Noi cristiani a Messa abbiamo ben piu’ di una telefonata di una email di un pensiero preghiera e di una persona cara… Abbiamo tutto-questo-insieme e altro ancora: la ragione ultima della nostra stessa esistenza, il perche’ della nostra piccola vita… circondata e assediata di amore. Padre Figlio Spirito in festa e fratelli… e dono di tutti a tutti. (anticipazioni e preludio alla gioia che sara’ per sempre.)

    Un buon motivo per gioire, vero?! (e per sentirsi sostenuti dalla comunita’ quando arrivano i momenti tristi… e capita a tutti).

  10. La Gioia vera, si porta dentro; anche in mezzo a mille intemperie si riesce a trovare sempre un sorriso per qualcosa, per qualcuno.

    Chissà perchè immaginiamo Gesù come un mausoleo, che se ne sta lì, incantato, per conto suo……Io me Lo immagino, si, Lui insegnava, predicava, faceva i miracoli, pregava……..ma quando era con i suoi amici, come si suol dire, seduti intorno al fuoco, non poteva che essere un amico con il quale parlare, ridere, scherzare…..in fin dei conti era un uomo a tutti gli effetti!

    Io sono con il Signore tutto il giorno, ma la Santa Messa, per me, è il momento culminante del mio incontro Lui; e come dice Vera, davvero Dio chiama con forza!Basta rispondere con semplicità, con gioia.

  11. Gioia di partecipare e impegno, la nostra esperienza:

    Dopo lunghi anni in cui solo a Natale e Pasqua potevamo celebrare la Festa in lingua italiana…. da poco piu’ di un anno finalmente (!) anche nella citta’ in cui vivo, stiamo riuscendo a celebrare una volta al mese la messa in Italiano.
    La Provvidenza ha messo insieme un piccolissimo gruppo di persone tutte insieme al momento giusto e nel posto giusto… persone che si sono attivate per coinvolgerne molte altre, cosi’ che oggi la Messa e’ diventata un momento importante per la Comunita’ italiana che, una volta al mese appunto, si ritrova unita intorno all’altare.
    (chi crede, e chi partecipa, ovvio, non tutti!)
    Non siamo poi moltissimi… e si fa ancora molta fatica a “coinvolgere” davvero tutti, ma e’ gia’ bello che molti ci siano, siano li’, e la sola presenza e’ gia’ grande partecipazione! poi piano piano le persone lavorano, si responsabilizzano senza quasi che se ne accorgano!, una email, un giro di telefonate, un avviso su Facebook, una bandierina italiana che un bambino (coi genitori accanto!) tiene davanti alla porta per indicare la nostra sala… i cartelli, una prova di canti un pomeriggio o dieci minuti prima o magari c’e’ solo bisogno di qualcuno che raccolga i soldi all’offertorio… prepari i chierichetti e i loro vestiti, o all’occorrenza salga sull’altare a servir messa o far degli annunci… o faccia le fotocopie dei foglietti da preparare ogni volta… (si’. li prepariamo ogni volta) o portare su e giu’ dall’altare i nostri (bei) fiori di seta …e la pesante scatola coi libretti dei canti… che abbiamo scelto e preparato con fatica (c’e’ gente che e’ fuori dall’Italia da una vita… e non ne conosce piu’ nemmeno uno!!!) e sistemare le sedie nella sala, o rimetterle a posto, e c’e’ chi suona la chitarra e chi manda email coi link (youtube) dei canti da imparare!!! Si devono leggere le letture le preghiere, c’e’ bisogno di catechisti! Di libri, di materiale di vario genere … e di accompagnare i bambini al catechismo e magari confessarsi dopo anni di lontananza dalla Chiesa… molte persone fanno tutte queste cose e tanto altro… (voglio salutare qui un’amica-cara-sorella tornata in Italia, che ci manca tanto e so che ci legge. ciao Cri!)

    piccole cose piccole… che pian piano fanno la Comunita’ la Chiesa!, e anche le nostre Messe in italiano, come quelle bellissime che vengono celebrate in Parrocchia in tutte le molte altre lingue… hanno un vero sapore di gioia, e di fraternita’.
    Che Dio ci aiuti a crescere tutti e sempre nella fede, nella carita’.
    Con Gioia.

    1. Il tuo scritto mi fa pensare che la bellezza di quella messa per pochi italiani, sta nella forte motivazione che tutti avete.
      Forse è questo il nostro problema.
      Molti cristiani vivono l’incontro eucaristico come “obbligo-dovere-precetto”, senza capirne e “sentirne” il vero significato.
      Forse bisognerebbe ricominciare dalla catechesi degli adulti… anzi addirittura al ri-annuncio agli adulti che il Signore è risorto; bisognerebbe ri-evangelizzare i cristiani; siamo ormai una minoranza, quelli che partecipano alla messa domenicale, quelli che ci vanno volentieri e con gioia lo sono ancora di più, non possiamo negarlo.
      Non conosco la ricetta per migliorare la situazione, ma ricordo che il Maestro ha detto che noi siamo “sale” e “lievito” e di sale e lievito ne basta appena un pizzico, allora facciamoci coraggio, facciamo del nostro meglio e lasciamo che il Signore faccia la Sua volontà (anche se fosse quella di applaudire 🙂 ).

      Un grande abbraccio a tutti

  12. Caro Paolo mi chiedo perchè ti stupisci di ciò che è sotto gli occhi di tutti tutte le domeniche (non ciiamo i giorni feriali) è questo uno dei motivi per i quali ci si incontra fra noi che ci sentiamo presi da Lui, che siamo realmente convinti che lo Spirito Santo sia su di noi, è per continuare questa lotta titanica contro il male che ahimè sembra proprio prevalere. Celebrazioni avvolte nel brusio, omelie sciatte, trillare di telefonini vicini che inperterriti continuano a chiacchierare anche il momento dell’offertorio è banalizzato. Che tristezza per tutti questi fratelli che non capiscono che non aprono il cuore. Ma coraggio fratelli in Cristo siamo pochi, forse meno, magari non iscritti ad un’associazione ( per lo più di “distratti) ma abbiamo nel cuore il Maestro e questo è determinante.

    1. E’ tutto condivisibile…Eppure continuo a essere delusa ancor piu’ dai comportamenti che vedo fuori dai banchi della Chiesa da parte di tanti che si professano cristiani. Nel mio ufficio ce ne sono tanti, e sbandierano a gran voce la loro appartenenza alla Chiesa: e ogni giorno in quell’ufficio ci si fa del male. Non è ancor più doloroso prendere atto di cio’? Dov’è l’amore insegnato da Cristo? Voi lo vedete, nei vostri ambienti di lavoro, da parte dei nostri fratelli cristiani? Ditemi di si’, vi prego…Cosi’ posso pensare che sono io la sfortunata che è capitata in un brutto ambiente lavorativo, e posso consolarmi immaginando mille ambiti lavorativi diversi, dove Cristo vive davvero attraverso i fratelli…Ecco, a me tutto questo fa ben più soffrire della freddezza delle liturgie eucaristiche che si celebrano nelle nostre Parrocchie…E si puo’ davvero dare la colpa di questo alla sola Chiesa? Non è forse vero che abbiamo a portata di mano quello che Paolo definisce “il libretto di istruzioni” per la vera vita cristiana? Allora perchè le cose stanno cosi’, quando nel Vangelo è contenuta tutta la forza sconvolgente e contagiosa che serve per vivere la fede con generosità e gioia?

      1. Si! Maria Rosaria, ci sono ambienti di lavoro in cui Cristo è presente, in cui si vive con Spirito di Fraternità e di rispetto reciproco; ma ci sono anche ambienti in cui prevale lo spirito di sopraffazione; noi però non ci lasciamo intimorire, noi continuiamo a operare, tranquillamente, secondo il Libretto delle Istruzioni, e soprattutto, preghiamo per coloro che non sono riusciti ancora a capire quanto sia grande la Gioia di seguire Cristo e il Vangelo.

        1. Mi incoraggia, sai, sapere che ci sono cristiani come te che non si scoraggiano, e continuano ad operare seguendo le indicazioni del “libretto di istruzioni”. Cercherò di fare mia questa fiducia e l’ottimismo, e anche l’invito a pregare: non avevo mai pensato di pregare per i miei colleghi cristiani…
          Grazie, Federica, un saluto.

          1. Cristiani e non, naturalmente! Secondo il libretto delle istruzioni, Gesù ci ha detto che bisogna amare e pregare per tutti, indistintamente!

      2. Cara Maria Rosaria: la mia esperienza attuale di vita mi porta ogni giorno in contatto con persone di molte fedi e nazionalita’, e con molti si puo’ essere d’accordo nel rispetto delle persone e di quei valori che ci uniscono, in maniera chiara lineare, nonostante si creda in cose diverse!

        Coi cristiani diventa spesso tutto piu’ delicato e difficile!

        Da un lato trovo i cristiani di nascita appartenenti ad aree geografiche cristiane e che si dicono tali ma fanno quel che vogliono della loro vita e delle loro azioni senza pensare a Dio, e magari vengono in Chiesa e fanno persino la Comunione seduti su banchi poco lontani ma fuori non si parlano e non si rivolgono la parola (grande la correzione fraterna e pero’ poco compresa e spesso difficile da praticare!… ) con grande imbarazzo e difficolta’ per gli altri.
        Dall’altra parte i cristiani-discepoli che si preoccupano di chiedersi se quello che stanno facendo della loro vita, delle loro scelte, nei loro comportamenti e’ vicino e simile a cio’ che avrebbe fatto Gesu’ al loro posto! E da questi ho molto da imparare!
        Da cosa ci riconosceranno se siamo cristiani? Da come ci ameremo tra noi e da come ameremo gli altri.
        “Guai” a chi di noi da’ scandalo! I guai se li cerca da solo!!!

        Che tipo di cristiani hai tu intorno a te? Immagino del primo tipo!
        Poi pero’ non dimentichiamoci che sempre dentro di noi crescono insieme grano e zizzania e che certe cose non potremo mai eliminarle dal mondo, forse piano piano le elimineremo con fede e pazienza da noi. Magari neppure completamente…
        e spesso noi ci vediamo migliori di quello che sembriamo agli altri!

        Hai ragione la responsabilita’ di certi comportamenti e’ tutta nostra e tu non sei particolarmente sfortunata!

        1. Carissima Vera,
          è utilissimo, e inquietante insieme quel tuo: “spesso noi ci vediamo migliori di quello che sembriamo agli altri”. Lo terro’ a mente: in effetti, il rischio di essere molto generosi nel giudicare noi stessi e molto meno nel giudicare gli altri è alto, e il solo pensiero di sembrare agli altri cosi’ come a volte certi sedicenti cristiani sembrano a me mi fa letteralmente venire i brividi. E’ grandissima la responsabilità che abbiamo noi cristiani-discepoli, e non si deve mai abbassare la guardia quando si tratta di giudicare noi stessi e correggerci e migliorare. Grazie per questo pensiero (e grazie per la tua puntuale e generosa risposta).
          Sì, è vero, da qualche anno sono circondata da cristiani “del primo tipo”, li hai descritti benissimo.
          Dopo anni di aridità spirituale diffusa e generalizzata, le prime testimonianze di vera fede le ho trovate nel web, recentemente, e finalmente comincio a respirare di sollievo, sentendovi parlare e lasciandomi contagiare dal vostro entusiasmo.
          Detto questo, magari è vero che anche io, vista da fuori, non sembro meglio di quei cristiani che mi deludono, e magari tante volte sono io a deludere loro…
          Grazie ancora, anche per la testimonianza della tua esperienza di vita, che mi invita a non scoraggiarmi.
          E un saluto a tutti.

  13. Voglio evidenziare ancora due frasi di Paolo che mi hanno colpito molto:

    1: “…la piccola conferenza sulla piazza”,
    grande! belle le piazze aperte all’annuncio del Vangelo!!! Grazie, Paolo!

    2: “Ancora scopro quanto il Signore intessa sottili legami fra persone che non si conoscono ma che sono da lui conosciute”
    lo ri-scopro anch’io, spesso, e ne resto meravigliata, affascinata, stupita
    (come solo puo’ esserlo una bambina)

    (Lui ci conosce tutti nel profondo, e’ Lui che ci ha creati! e il mosaico -bellissimo disegno di Dio – di cui Paolo a volte parla… io lo immagino anche come una tela fatta di tanti piccoli fili che si intrecciano e sono collegati e fissati gli uni agli altri – nel cammnino – anche senza saperlo… sul tappeto del mondo che costruiamo, noi piccoli nodi, con le nostre storie.)

    1. Grazie Marco G.,
      riporto la conclusione, e consiglio anche io di leggere tutto l’articolo!
      e’ davvero interessante!:

      “Ricorda Püttman che è nel coraggio della verità, a costo dell’impopolarità o del disprezzo, la chiave di un ritorno di Dio non fittizio: «Il programma più sintetico lo formulò il Consiglio della Chiesa evangelica a Stoccarda nel 1945: “Annunciare con più coraggio, pregare con più fiducia, credere con più gioia, amare con più passione”. Questi sono i punti di una possibile rivitalizzazione spirituale. I cristiani devono superare la loro timidezza, la loro pigrizia e anche la loro incompetenza riguardo alla fede che professano».”
      ————————–
      “Società senza Dio. Rischi ed effetti collaterali della scristianizzazione della Germania” Andreas Püttman, libro che ha fatto discutere il mondo protestante e cattolico teutonico.

      Si’ ci tocchera’ convertirci alla gioia! (parafrasando il titolo di un libro -di Paolo – che conosciamo!)

      Io invece qualche giorno fa stavo leggendo questo sulle faccende di casa nostra:
      http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/recensioni/dettaglio-articolo/articolo/religione-religion-religion-italia-italy-italia-6613/
      a proposito di Cartocci R., “Geografia dell’Italia cattolica”, Il Mulino, Bologna 2011

      cito dall’articolo: “L’Italia è ancora un paese cattolico? Cartocci risponde di sì: (…)Tuttavia anche il no ha buoni argomenti: (…) Dopo i 14 anni la partecipazione (alla Messa nota mia!) crolla e risale lentamente solo passati i 50 anni di età. «L’Italia – spiega allora Cartocci – è solo in apparenza un paese cattolico. Entrambe le risposte sono vere, con buoni motivi a favore dell’una e dell’altra. Ma optare per una delle due sarebbe superficiale». “

      bisogna ri-evangelizzare, si’ Lucia1! partendo anche dalle piazze!!!

  14. Sai cosa mi hai ricordato? Una frase detta dal cardinal Vallini (diocesi di Roma)al convegno diocesano:
    “dove cresce l’amore per il Vangelo cresce anche l’amore per la vita, dove invece si affievolisce o scompare la speranza cristiana, la vita intristisce”.

    Ecco, penso che la ragione di tanta tristezza sta proprio qui: “non sappiamo più rendere ragione della speranza che è in noi”.
    Insomma siamo dei testimoni poco credibili!
    Allora coraggio, non raramente anche chi alla fede è stato iniziato, ha bisogno di essere nella stessa fede custodito, sostenuto, alimentato…..

  15. Il mio cuore è pronto per Te, per Te mio Dio!

    Saldo è il mio cuore, Dio, saldo è il mio cuore, voglio cantare inni, anima mia.

    Con Gioia Pura e Umile, tra i canti e le preghiere, accogliamo il Signore. (dalle Lodi mattutine del mercoledì IV settimana)

    Uno Slogan dice: “Io sto col Papa!”

    E Poiché il programma di Benedetto XVI non è di farsi benvolere o essere applaudito, ma di annunciare il suo messaggio, io dico:

    “Io sto col Papa!”

    “Non abbiate paura” diceva il Santo Pontefice Giovanni Paolo II!

    E noi Cattolici: Cristiani, Protestanti….., non siamo quelli che si lasciano impressionare dai numeri: il nostro Dio, non è il Dio che ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; il Dio che ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili; il Dio che ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote?

    Il nostro Dio, non è il Dio di Gesù che è morto in Croce, ma che ha trasformato la stoltezza della Croce in Gloria, Risurrezione, Gioia?

    Coraggio! “Non dobbiamo avere paura!” E anche quando sembra che le cose stiano andando male o peggio, non ci lasciamo spaventare; e se davvero non riusciremo a trasformare questa vita, ma io sono fiducioso, la nostra Gioia sarà grande nell’altra vita; la nostra Gioia sarà Eterna!

    Si, d’accordo, mi direte, ma chi ci crede più?

    Io Credo! e mi basta! il resto, nelle mani di Dio, e come dice Davide, con la speranza che non applauda! (ho sorriso anch’io).

  16. Paolo, davvero ti stupisce così tanto quanto ti ha detto quel ragazzo ?

    Personalmente partecipo alla Messa raramente per motivi che non è possibile spiegare in questo contesto ma quando decido di andarci non ti nego che faccio fatica a concentrarmi.
    Mi disturbano molto coloro che danno la netta impressione di essere lì per abitudine, che ripetono bovinamente frasi un tempo imparate a memoria, che frettolosamente scambiano un “segno di pace” spesso solo con quelli che conoscono…..perchè non si sa mai, che spettegolano su questo o quello durante la funzione, telefonini che suonano, ecc.

    Io credo che dovremmo iniziare a chiederci perchè è così. Non pensi che uno dei compiti di un sacerdote dovrebbe essere anche quello di incontrare queste persone per motivarle a partecipare attivamente, facendo notare loro che non ha senso che continuino a frequentare “per abitudine”.
    Certo questo richiede tempo e voglia anche da parte dei sacerdoti
    che, siamo sinceri, non sempre hanno il tempo e la voglia di esporsi in iniziative del genere che potrebbero avere conseguenze deleterie per la parrocchia.
    Quindi si preferisce lasciare le cose come stanno e fingere di sorprenderci o amareggiarci senza far nulla.

    Ognuno di noi deve essere chiamato a rispondere di ciò che fà, compreso il fatto che non ha senso andare a messa per ” riflesso condizionato”, che è da irresponsabili e non ha alcun senso.

    Ma forse certa “chiesa” preferisce la quantità alla qualità, poichè quest’ultima richiederebbe un’apertura al dialogo e al cambiamento. Ma se non c’è la volontà di mettersi in discussione, da parte di tutti, la situazione non potrà che peggiorare.

    La chiesa deve impegnarsi veramente per risolvere il problema dell’ allontanamento, fisico e mentale, della gente. La smetta di parlare del Vangelo in astratto e scenda dai pulpiti per stare con le persone, condividerne il quotidiano e la fatica di vivere.
    Esattamente come fece Gesù.
    Purtroppo, invece, quei sacerdoti che hanno fatto questa scelta sono spesso mal tollerati se non richiamati all’ordine da parte dei loro superiori.

    Quindi smettiamola di fare gli ipocriti e impegnamoci davvero dando segni evidenti di apertura al dialogo e al cambiamento.

  17. Tre persone per tre ricordi che vorrei condividere.

    Il primo riguarda un affermato professionista della mia città. La sua frequentazione con la mia famiglia è dovuta al fatto che la figlia è la migliore amica di mia sorella fin dai tempi della scuola. Posso affermare che nel suo lavoro lui è molto bravo e che in quell’ambito trovarselo di fronte quale avversario non è un’esperienza piacevole. Ha un’intelligenza vivida, fuori dal comune, ed ha un senso critico molto sviluppato. È sagace e pungente, tanto che la sua ironia miete vittime in continuazione. Raramente mi trovo a disagio con le persone. Lui è una delle poche la cui presenza mi innervosisce, spaventandomi molto quel suo caratteristico modo canzonatorio di porsi. A mio padre piace pur se così diverso da lui; si stimano reciprocamente. Durante l’università mio papà ebbe la bella idea di chiedergli di aiutarmi con un esame per me particolarmente ostico, dandomi delle ripetizioni. Entravo sempre nel suo studio con il groppo in gola per un’oretta di tormento insieme a lui. Ricordo la sua risata chiassosa ed il tono di voce alto, così contrastante con i flebili sussurri dalle mie risposte alle sue domande. Ogni volta uscivo dal suo studio con la consapevolezza di quanto lui fosse bravo ed io disgraziato! Certo le sue ripetizioni non furono quell’iniezione di fiducia di cui avevo disperato bisogno ma si rivelarono utilissime per chiarire a me stesso i misteri inesplicabili di quella materia.

    Tanto era affermato professionalmente, tanto erano travagliati i suoi rapporti interpersonali: il matrimonio con una sua compagna di studi era naufragato ben presto lasciandosi dietro uno strascico infinito di recriminazioni. A ciò si sono aggiunte nel tempo convivenze traballanti ed un legame con le due figlie spesso conflittuale. Sono convinto che questa instabilità emotiva sia dovuta molto a quella sua intelligenza critica che gli è stata utile nella professione ma che lo ha portato, nel privato, ad esacerbare i rapporti affettivi, forse ponendosi con chi gli stava accanto nello stesso atteggiamento di contrasto che manteneva così efficacemente nel lavoro. Credo che un po’ di umiltà – magari accettando con comprensione anche i limiti delle persone – forse l’avrebbe aiutato ad avere un maggiore equilibrio negli affetti; purtroppo, però, l’essere così in gamba nella professione spesso rende più inclini ad atteggiamenti di superbia che male si conciliano con la capacità di mantenere un giudizio obiettivo sull’altro.

    Mio padre di recente lo ha incontrato per caso, dopo un po’ che non si rivedevano. Lo sapeva da tempo gravemente malato tanto da dover abbandonare la professione. Con sorpresa papà ha appreso di un suo riavvicinamento a Dio. La malattia è stata l’occasione per fare un bilancio sulla propria esistenza e, soprattutto, sul rapporto con il Signore, di certo accurato vista la sua indole critica.

    Papà ha appreso da lui di un recente viaggio a Medjugorje, compiuto per la curiosità suscitata dal clamore di tante conversioni avvenute in quel luogo. Dagli scarsi dettagli che conosco ho appreso della sua intenzione di trovare delle risposte a tre domande che aveva nel cuore. Incredibilmente – ha detto a mio padre – pare abbia avuto da quell’esperienza le risposte che cercava. Da allora tutto è cambiato: oggi non passa giorno che non senta il bisogno della preghiera, recandosi in chiesa la mattina, per le lodi, e la sera, per i vespri. Ha iniziato un percorso di conversione che per me che lo conosco ha dello straordinario. Qualcuno potrà pensare che la malattia lo abbia portato ad abbracciare l’unica alternativa possibile alla sua disperazione. Io posso testimoniare che – conoscendo il suo carattere estremamente critico e la sua viva intelligenza – ciò non è assolutamente possibile: lui non si accontenta di seguire verità se non le condivide con convinzione. Sapendo ciò provo una grande gioia, perché per me l’avvicinamento a Dio di una persona come lui è un’ulteriore prova della credibilità della nostra fede.

    Il secondo ricordo riguarda una persona incontrata alla Messa di Pasqua di qualche anno fa. Ancora ho in mente tutta la tenerezza che mi ha suscitato il vedere entrare in Chiesa, quasi in punta di piedi, quella persona che so essere lontana dalla Comunità per la sua omosessualità che considera lui per primo un ostacolo alla propria partecipazione. Forse perché vive la sua affettività in maniera promiscua… Mi hanno colpito le mani giunte al petto ed il suo sguardo fisso sul Crocefisso, quasi rapito da un colloquio sofferto ma all’apparenza fermamente voluto. Nel suo pudore ad essere lì dinanzi a Cristo ho rivisto quell’atteggiamento che io per primo dovrei avere: come se non fosse scontata la mia partecipazione al Sacrificio Eucaristico di Nostro Signore, ma un privilegio di cui nessuno gode per i propri meriti. Ognuno di noi è più o meno soffocato dal peccato ma dinanzi a Dio quello che conta per me non è la qualità o l’entità delle nostre mancanze (nessuna nostra colpa è immune dalla Misericordia divina!) ma solo la durezza del nostro cuore. Quella persona, quel mio fratello nella fede, mi ha insegnato quella notte a vivere la gioia di trovarmi dinanzi al Signore con la consapevolezza di un dono gratuito che non bisogna dare per scontato. Così mi è parso che quella persona abbia inteso la sua partecipazione alla Santa Messa e così vorrei io avere la capacità di viverla!

    Il terzo ricordo riguarda me. Nella primavera scorsa io, Maria Chiara ed i pargoli ci siamo regalati un fine settimana a Pescara. Quella volta decidemmo di andare a messa con i bambini il sabato sera presso la chiesa costruita di recente vicino alla casa che là ci ospita. Sarà stato per l’orario ed il giorno inconsueto rispetto alle abitudini ma i nostri due demonietti in quella circostanza furono un po’ più agitati del solito. Niente di trascendentale, per carità, solo qualche domanda di Luca un po’ ad alta voce in merito alla vetrata che avevamo vicino e che raffigurava alcune parabole del Vangelo. Verso la fine della messa, però, i bambini incominciarono a farsi un po’ più rumorosi così che fummo costretti a spostarci dalla cappella laterale dove eravamo verso l’uscita. Mentre mi stavo allontanando dalla panca con Luca, un anziano signore seduto nella parte centrale della navata si girò verso di me e con fare stizzito mi disse: “ma insomma, questi bambini, ma che li portate a fare?!”. Allargai le braccia e, alquanto seccato mentre Luca mi strattonava per liberarsi dalla mia mano, risposi: “Su, abbia pazienza, sono bambini!”. Lui di rimando, guardandomi torvo: “Ma cosa ci venite a fare in Chiesa?”, ed io: “A pregare!”. Me ne andai scrollando la testa per l’assoluta antipatia di quel vecchietto. Mi raggiunse Maria Chiara che aveva assistito alla scena stando a pochi passi da me. Seppi poi da lei che quel signore aveva ribattuto alla mia ultima risposta con: “ma perché voi così pregate?”, parole che se avessi udito avrebbero certamente acceso ancora di più il mio temperamento iroso.

    Mi scordai subito del battibecco avuto con quella persona in quanto l’accaduto non aveva lasciato alcun malumore dentro me; infatti, calmatosi Luca, mi accostai alla Comunione. Tornato nei pressi dell’uscita notai che l’anziano signore non si era mosso dalla panca e se ne era stato seduto senza ricevere la particola. Restai turbato perché convinto che quelle mie seccate risposte di poco prima alle sue proteste avessero causato in lui uno stato d’animo tale da rendergli impossibile la partecipazione all’Eucaristia. Mi spiace pensare quanto in quell’occasione io sia stato d’ostacolo all’incontro con Cristo di un mio fratello, avendolo provocato in un alterco certamente non necessario e fuori luogo. Il mio orgoglio non poteva sopportare quel suo tono di protesta così acceso: avrei potuto semplicemente scusarmi per il disturbo alla sua preghiera provocato dai miei figli invece che “combattere per il mio ed il loro onore”! Mi sono reso conto di quanto i miei atteggiamenti possano influire sul prossimo, tanto che molte volte la colpa del fatto che un mio fratello si allontani da Dio è da ricercare proprio in me stesso.

    Mi stupisco di come quei due fratelli di cui vi ho scritto, superficialmente giudicati lontani dalla fede per le loro scelte tormentate, abbiano avuto la capacità di portarmi vicino a Dio più di quanto io, discepolo praticante e convertito, non sia mai stato capace nei confronti del mio prossimo. Non sarà che la superbia per quel poco di cammino che ho fatto verso Dio nasconde il grande bisogno di conversione che è ancora in me?

  18. Stefano, voglio partire con la premessa che i bambini in Chiesa non mi disturbano, per poi dire che la tua risposta:
    “Su, abbia pazienza, sono bambini!”, non è stata molto gentile e fraterna; effettivamente come tu stesso affermi avresti potuto scusarti con umiltà.
    Ma non è questo il punto! Il punto è che, dalle tue parole, si può notare che tu hai provato rimorso e pentimento, mentre l’anziano signore………..non sappiamo se non abbia fatto la Comunione perchè in collera o magari perchè egli usa abitualmente starsene seduto senza provare il desiderio di accostarsi a ricevere Gesù…….mah, chi lo sa?

    Il pagano si batteva il petto e diceva “Signore abbi pietà di me che sono peccatore” e tornò a casa sua giustificato!

    Anche tu, come il pubblicano, hai riconosciuto l’errore e, sono certa, Gesù ti ha detto: “Vai in pace, ti sono rimessi i tuoi peccati”.

  19. Anch’io c’ero quella sera ad Ancona ad ascoltare Paolo e devo dire che è stato molto bello e interessante tutto quello che lui ci ha detto. A differenza degli altri, però, io lo conoscevo già di persona e quindi per me è stata una vera gioia poterlo riascoltare dal vivo, come ai vecchi tempi…Grazie, Paolo! E’ stato veramente un dono del Signore farmi trovare ad Ancona proprio in quel periodo e proprio quella sera, in cui ho declinato la serata prevista per il Congresso eucaristico, preferendo venire ad ascoltarti.
    Certo, quel giovane ha ragione a dire che quanti partecipano a Messa, almeno buona parte, sembrano più lì a celebrare un funerale che il Cristo Risorto! “La bellezza salverà il mondo” ha detto qualcuno, ma io aggiungo: “La gioia salverà il mondo”. “Siate donne gioiose”, ci diceva il giorno dopo la tua conferenza l’Arcivescovo di Ancona, nell’introdurre la Relazione di Mons. Bruno Forte, rivolta proprio alle persone consacrate, accorse numerosissime ad ascoltarlo. “Mi piacerebbe vedervi in giro a ballare per manifestare la vostra gioia” (sono sempre parola dell’Arcivescovo Mons. Menichelli).
    Sì, è vero, troppi musi lunghi! Abbiamo perso oggi la dimensione della gioia sia nella nostra vita sia nelle relazioni con gli altri sia quando siamo a Messa. Facciamo di tutto per ritrovarla! Solo così potremo essere testimoni credibili di un Dio vivo e non morto!

  20. Una delle difficoltà che scontiamo nell’annuncio e’ sicuramente di tipo linguistico. Se leggiamo il 90% delle preghiere e delle riflessioni, infarcite di parole quali gioia ed esultare, hanno un sapore ottocentesco e caramellose che inficia completamente il senso pur belli che vorrebbero trasmettere. Per comunicare la gioia, che secondo me e’ molta di più di quella che appare, dobbiamo trovare una nuova lingua. Poi anche io faccio fatica alle messe domenicali e ad ascoltare omelie stente e stantie, e credo che meno sacerdoti, meno chiese, meno possibilità potrebbero divenire per noi italiani motivo di crescita e di scelte più vive e motivate.

  21. Sì, a noi cristiani manca la gioia di aver incontrato il SIgnore, lo stupore di sapere che il Suo sguardo di Risorto si è nuovamente posato su di noi, su di me… che non sono niente!
    Il numero dei tiepidi, di quelli che vanno a Messa giusto perchè è una buona abitudine, perchè male non farà di certo, perchè sennò la gente del vicinato mormora, è purtroppo molto vasto.
    Ma non ci si può lasciar abbattere da questo, non ci ci può lasciar trascinare in basso da queste considerazioni.
    Il Signore ci ha detto che siamo sale e lievito e il sale e il lievito non sono mai in grandi quantità. L’importante è non essere mai, noi che Lui lo abbiamo incontrato e ai quali l’incontro ha letteralmente stravolto la vita, sale insipido o lievito inattivo.
    Il resto lo fa il Signore. Al contadino è chiesto di gettare il seme, e poi la vita di quel seme affidarla alla terra, al sole e alla pioggia che sono doni di Dio.
    Io so soltanto che Gesù ha detto che il Padre non vuole che nessuno si perda, e allora IN ALTO I CUORI…e LA GIOIA DEL SIGNORE SIA LA NOSTRA FORZA!

  22. Ancora per Molly:

    Caspita…che disastro! Ma voi romani…dove siete rimasti? (sto scherzando eh…un po’ di sana rivalità).
    Io ho comunque due amiche a Roma, in due parrocchie diverse, che animano la Messa con cori di bambini. Ci siamo incontrate a dei raduni nazionali di cori e mi son sembrate delle tipe molto pimpanti! Certo, Roma è grandina e non posso sapere se siano vicine a te…

    Non so che dirti: vivo una realtà completamente diversa…quasi rovesciata! La Chiesa Ambrosiana è sempre stata un po’…alternativa.

    Io non mi sono mai occupata di Pastorale Familiare ma ho degli amici (sposati e con figli di tutte le età) che tengono gli incontri per i fidanzati. Fidanzati che nella maggior parte dei casi sono già conviventi…e anche questo cambia un po’ l’approccio…no?

    Anche nei confronti dei separati…pur con prudenza ma…c’è attenzione nei loro confronti. Quest’anno partirà un esperimento a livello decanale in collaborazione con un consultorio familiare. Son situazioni un po’ delicate ma non ho mai sentito dire (da nessuno! Né parroco né altri) le frasi che hai sentito tu…effettivamente sconcertanti!

    Per i bimbi in chiesa: non so se sia una cosa fattibile ma…perché non ti metti d’accordo con altre mamme di bimbi dell’età dei tuoi figli e vi presentate tutte insieme dal parroco (e da quelli che fanno la Messa nell’altra stanza) e cercate insieme una soluzione (che so…chiedete di tenerli tutti vicini e li curate voi…gli fate portare i doni all’offertorio…chiedete di sapere prima i canti che si faranno e glieli insegnate così poi li cantano a squarciagola tutti contenti…inventatevi qualcosa!)

    E’ fantaChiesa?

    1. “Fidanzati che nella maggior parte dei casi sono già conviventi…e anche questo cambia un po’ l’approccio…no?”

      ciao Robis! secondo me si tratta semplicemente di conviventi.
      e cosi’ andrebbero chiamati!
      il “fidanzamento” e’ un’altra cosa!!!

      buon lavoro a voi e grazie a te – sempre – per le tue belle testimonianze!

      1. Ciao Vera,

        ovviamente conosco la differenza tra “fidanzamento” e “convivenza”.

        Quello che volevo dire è che nella mia parrocchia – e a Milano in generale, credo – quelli che nel resto d’Italia si chiamano CPM (corsi di preparazione al matrimonio) vengono chiamati “Incontri per i fidanzati”. E’ solo una differenza di termini perché sono comunque finalizzati alla preparazione al matrimonio.

        Solo che – da parecchio tempo ormai e con tendenza inarrestabile – molti di quelli che si iscrivono convivono già.

        Quindi nello stesso gruppo si ritrovano ragazzi “fidanzati” nel senso tradizionale del termine…insieme a coppie che già convivono, magari da anni, per i più svariati motivi. Di solito arrivano al matrimonio quando decidono di avere dei figli.

        Tutti insieme – fidanzati e conviventi – frequentano lo stesso ciclo di incontri che li porterà poi al matrimonio (non tutti! Alcuni…quelli che cercano solo la “cerimonia”, spesso abbandonano l’idea!)

        Sono momenti delicati perché, specialmente per i conviventi, è un riavvicinamento alla Chiesa dopo anni di latitanza. Per questo dicevo che bisogna prestare attenzione all’approccio.

    2. e’ già caro fratello… considera che Roma poi è tanto tanto grande… e ogni tanto capita che uno non si trovi nella propria parrocchia … ma basta girare l’angolo e ce ne è un’altra… in quella dei mie cognati pensa fino a tre anni fa piuttosto che entrarci ti facevi buddista era meglio… ora hanno cambiato parroco e … apriti cielo un vero santo uomo… che nel consiglio parrocchiale ci ha messo anche famiglie giovani che posssono dire la loro… insomma da queste parti c’è molta varietà di generi…
      per ora siamo dirottati su di una parrocchia a prima valle (forse avrai sentito parlare di questa zona ) dove c’è un prete che se ci sono bambini a messa a qualsiasi ora e ripeto qualsiasi ora se li prende vicino e gli fa seguire la messa dai primi banchi coinvolgendoli moltissimo e … adesso i nostri bimbi ci dicono … ma allora andare da Gesù è bello!
      un pò di fantaChiesa esiste!!!!!
      un sorriso

      1. Bene Molly…che occasione: buttati! Fatti coinvolgere! Create un bel gruppo di famiglie…fate crescere insieme i vostri figli!

        E se anche il prete, tra qualche anno, se ne dovesse andare…rimarrete voi!

        E’ splendido sentirsi una pietra viva, Molly…ne vale la pena: la gioia è sempre più grande della fatica!

        PS= il mio nome è RobertA quindi…sorella…non fratello…

        Ciao!

        1. Ciao Robis, simpatico il finale a sorpresa, sai anch’io ho creduto che tu fossi un fratello e non una sorella.

          Anche qui è nata una spontanea risata!

      2. Bellissimo, Molly! Speriamo che un pò tutti capiscano che i bambini sono il centro della Gioia, sono coloro che costruiranno la Gioia di domani.

  23. Non credo che il problema essenziale di oggi sia animare le messe o renderle più allegre, dobbiamo piuttosto concentrarci su cosa si dice e cosa si trasmette.
    .
    Io starei ore a sentire un teologo se ha qualcosa di vero da insegnarmi…. anche se non canta e organizza balli 😉

    1. Per i bambini…grazie all’ultima ristrutturazione nella mia chiesa si è ricavata una cappella laterale fatta apposta per i genitori con i bambini.
      In questo modo il “chiasso” rimane abbastanza isolato e concentrato in un solo punto della Chiesa.

      “Su, abbia pazienza, sono bambini!”….bè dipende 🙂

    2. Ciao Simone, la gioia si esprime anche col corpo e coi sensi…
      (e con la cura dei particolari… se si puo’…)
      non solo con l’intelligenza e il sapere!

      (magari dopo aver sentito e imparato ti vien voglia anche di cantare e danzare!!!)

      1. Ma infatti io non ho proprio dubitato per nulla quello che tu dici, è solo che mi sembrava semplicistico affermare che riallegrando le messe domenicali e animando la liturgia si attiri più gente.
        Se la Chiesa e il prete non trasmette nulla puoi cantare e danzare quanto vuoi, ma non so cosa raccogli…..
        (parlo per gli adulti ovviamente….)

        1. Lo so Simone che non hai dubitato!

          io ora ci tengo a precisare una cosa:
          a volte sento qualcuno (non tu adesso in questi temini rtanquillo… ) che parla di numeri , di gente e di anime da “conquistare” come se dovessimo colonizzare i cuori o piantare bandiere o compilare certificati di battesimi e documenti personali…
          No!
          cio’ che e’ importante non e’ attirare o condurre la gente da nessuna parte!

          semplicemente si tratta di annunciare il Vangelo di permettere che l’annuncio venga trasmesso riproposto e compreso in maniera intellegibile a tutti gli uomini come siamo chiamati a fare.
          perche’ tutti abbaino la medesima possibilita’ di conoscere il nostro Dio e di dire “si” o “no” e di essere discepoli o no.

          la Messa non e’ uno spettacolo e non ci sono prevendite di biglietti o prezzi di favore o posti privilegiati o bagarini ne protagonisti pubblico e comparse.

        2. Lo so Simone che non hai dubitato!

          io ora ci tengo a precisare una cosa:
          a volte sento qualcuno (non tu adesso in questi temini rtanquillo… ) che parla di numeri , di gente e di anime da “conquistare” come se dovessimo colonizzare i cuori o piantare bandiere o compilare certificati di battesimi e documenti personali…
          No!
          cio’ che e’ importante non e’ attirare o condurre la gente da nessuna parte!

          semplicemente si tratta di annunciare il Vangelo di permettere che l’annuncio venga trasmesso riproposto e compreso in maniera intellegibile a tutti gli uomini come siamo chiamati a fare.
          perche’ tutti abbaino la medesima possibilita’ di conoscere il nostro Dio e di dire “si” o “no” e di essere discepoli o no.

          la Messa non e’ uno spettacolo e non ci sono prevendite di biglietti o prezzi di favore o posti privilegiati o bagarini ne protagonisti pubblico e comparse.

          1. credo che sentendo parlare di danza anche il mio computer si sia messo a ballare per conto suo, avevo mille windows aperte questo e’ vero! e stavo parlando anche con altri amici…se Paolo ne ha voglia puo’ cancellare i doppioni! altrimenti, che dire “le cose ripetute aiutano anch’esse!”

        3. so che non hai dubitato Simone!

          io ora voglio fare una precisazione: sento parlare a volte (non tu adesso tranquillo) di numeri di gente da conquistare alla fede della necessita’ di piantare bandiere nel cuore delle persone o di compilare certificati di battesimo o di timbrare “cattolico” su documenti…
          No!
          La cosa importante non e’ attirare le persone condurle da qualche parte col miele di uno spettacolo domenicale o annuale ben fatto. La Messa non e’ uno spettacolo niente prevendite bagarini biglietti scontati e posti privilegiati, niente protagonisti pubblico e comparse.

          Quello che interessa ai cristiani e’ che l’annuncio del Vangelo di Gesu’ venga fatto in maniera intellegibile per tutti e che tutte le persone siano messe nelle condizioni di comprenderlo e rispondere “si” o “no”, di diventare discepoli o no!

          Se parlo di gioia piangendo noia e tristezza… chi potra’ mai credermi?
          Se dico “la Messa e’ una festa”… e non ho voglia di partecipare, Chi prendo in giro?
          Se dico “e’ importante”… e non ci vado! cosa sto dicendo?!

    3. vero simone condivido questo pensiero … poi penso che non tutti sono oratori o grandi comunicatori … ma per quanto mi riguarda nella mia parrocchia per me il problema è proprio di impegno …. se prendi una qualsiasi omelia domenicale la puoi spalmare su qualsiasi domenica e perchè no anche in un natale tanto è lo stesso … spesso ci sono omelie senza che ci sia un riferimento al vangelo appena ascoltato… insomma basta andare su internet e te ne scarichi una da leggere sarebbe più costruttivo…
      forse pretendo molto… ma chi ha sete … ha sete di acqua freschissima…
      confesso che poi alcuni problemi li abbiamo anche discussi con i diretti interessati ma non si risolve mai nulla… e come dici tu non si tratta di balli o canti

      1. Attraverso lachiesa.it sono arrivata sui siti di Paolo Curtaz, anni fa, assetata di Parola… di qualcuno che mi spiegasse la Parola con consapevole serieta’ e con amore, che la rendesse attuale e vicina alla mia vita.
        Venivo da esperienze intense di Dio e di fede e pero’ mi trovavo fisicamente lontana dall’abbondanza italiana di Chiese e da omelie buone per la mia storia e il mio vissuto!
        E ho visto subito la novita’ del linguaggio di Paolo: fresco accessibile profondo vero utile coinvolgente. Stimolo continuo alla conversione e alla gioia. Tagliente e delicato, sferzante ma carezzevole. Aspro e dolce. Ho sentito in esso la forza dello Spirito! Ogni giorno e ogni domenica parole precise e appropriate che mi invitavano a fidarmi viverle e sperimentarle.
        Nel tempo ho trovato poi anche altre persone come Paolo, online, che parlano al mio cuore e che mi aiutano a convertirmi. In maniera puntuale ricca e precisa.
        Ecco, queste esperienze di questi discepoli che non si stancano mai di ripetere in tutti i modi l’amore di Dio per noi, che sono pazienti e pieni di zelo nello spiegare la Parola… queste esperienze secondo me vanno valorizzate! In qualche modo: ed e’ possibile farlo!

        Ci sono le “omelie-spalmabili” come dici tu Molly e sono quelle che fanno piangere di noia mentre pensiamo ai fatti nostri guardando discretamente l’orologio o il foglietto della Messa… (o magari pregando sottovoce che finiscano presto! E almeno ci fanno pregare!!!) quelle che vanno bene a un matrimonio come a un funerale! Buone per tutte le domeniche… in fondo, basta dire che Cristo e’ morto e risorto e siamo sempre a posto!!!
        e magari parlassero di questo le omelie a cui ci riferiamo, sarebbe gia’ un bel passo avanti!!!

        Le esperienze di chi oggi sa comunicare al meglio, secondo me, vanno bene analizzate e studiate perche’ siano modelli esportabili e condivisibili! Non e’ sempre opportuno scaricare Omelie anche belle, da Internet e riproporle a tutti come se fossero standard taglia unica! Ogni parrocchia ha le sue priorita’ e le sue peculiarita’ e ogni Messa ha il suo target di fedeli… e’ necessario che la Parola raggiunga il profondo centro di ognuno di noi. E puo’ farlo solo se adeguatamente accompagnata e annunciata da persone consapevoli di cio’ che stanno facendo e con chi stanno parlando.

        Poi voglio ripetermi: Dio e’ grande! e ci stupisce sempre! e la sua parola e’ efficace anche se bisbigliata con paura e annegata nei mille rivoli delle nostre ignoranze. (ignoranza di chi parla e di chi ascolta).

  24. @ Cinzia (“indignatas” della Chiesa e dei preti) ma, in realtà, @ Stefano di cinque o sei anni fa…

    Devo premettere, cara Cinzia, che per molto tempo ho condiviso buona parte di quello che scrivi. Anzi, devo dirti che se potessi parlare con lo Stefano di cinque o sei anni fa probabilmente mi sentirei dire da lui le stesse cose. Forse è per questo che lo Stefano di oggi sente il bisogno di confrontarsi con quello che anche tu (come lui!) dici con tanta passione.

    Ovviamente non ti conosco, non ho idea di chi tu sia né, tantomeno, del tuo percorso di fede e delle tue esperienze. Mi è, quindi, difficile parlarti con cognizione di causa, magari fraintendendo il senso delle tue parole proprio perché non conosco la tua storia. È per questo che quando scrivo un commento preferisco partire da una mia esperienza di vita vissuta o da un fatto che mi è stato raccontato, proprio per contestualizzare quello che dico.

    Allora, visto che le cose che scrivi possono adattarsi tanto ad una giovane carina e di belle speranze, contestatrice e passionaria, che vive girando l’Europa con chitarra e libri di filosofia in cerca di un amore senza tempo, oppure ad una sessantottina di mezz’età – mamma, lavoratrice e moglie ormai “istituzionalizzata” – ma indomita e pronta alla lotta che la porterebbe – se adeguatamente motivata – ad “okkupare” la sala condominiale a tempo indefinito, quanto piuttosto ad una arzilla vecchietta di ottant’anni, cresciuta a pane e rosario, la cui occupazione principale è raccattare gatti randagi e cacciare da sotto le finestre di casa i ragazzetti che giocano a calcio gridandogli: “ ‘mo ve lo buco ‘sto pallone!”; visto tutto ciò – dicevo – preferisco parlare a chi conosco meglio di tutti: me stesso di cinque o sei anni fa!

    Ti lascio solo immaginare: palestrato (cinque allenamenti a settimana di un paio d’ore al giorno tra lavoro aerobico e massa muscolare), abbronzato, vestito alla moda di tutto punto, perenne sorriso per l’agognato raggiungimento di una posizione lavorativa stabile, quattro uscite alla settimana nelle migliori discoteche della zona (senza mai battere un chiodo: un po’ per timidezza, molto di più perché ancora innamorato della ex ed in attesa dell’incontro definitivo e più bello). Fede? Se me lo avessi chiesto allora forse ti avrei risposto tutt’al più: “intendi come diminutivo di Federica?”. Il mio rapporto con Dio era nascosto dalle piccole gioie di un’esistenza senza grossi pensieri e delle ansie che ogni tanto venivano a minacciare quel precario equilibrio. Qualcosa, però, mancava!

    Devo ammettere che anche lo Stefano di cinque o sei anni fa era estremamente portato alla critica dell’altro. Certi atteggiamenti di alcuni praticanti che (è inutile nasconderli!) sono evidentemente espressione di un’abitudine piuttosto che di una inclinazione d’animo non possono non lasciare perplessi se non addirittura scandalizzare. Già perché poi sono sempre i più “pii” che giudicano, ostacolano ed allontanano!

    Io stesso andavo di raro a Messa e le poche volte che vi partecipavo era tutto uno scuotere la testa contro quell’atteggiamento, piuttosto che un altro, di chi vedevo prendervi parte in maniera contraddittoria. In realtà notavo benissimo la pagliuzza dell’altro ma non mi ponevo il vero problema: in che modo ero lì io?

    Per uno come me, dotato di un senso critico abbastanza sviluppato e di un ego smisurato, era facile vedere le piccole crepe nella preghiera dell’altro. Ma forse non era quello che dovevo fare lì! Andare a Messa significa accostarsi a Dio per partecipare al Sacrificio Eucaristico di Cristo. Eppure io entravo in chiesa già con la convinzione di trovare certificati nel comportamento dei partecipanti i miei pregiudizi. Ha detto qualcuno (se non sbaglio Abramo Lincoln): “se andrai in cerca del male nell’essere umano, senza dubbio lo troverai!”.

    Lo Stefano di cinque o sei anni parlava di “atteggiamento da pecora” dei credenti, di “abitudine” nell’andare a Messa e si riteneva uno spirito libero nel come, quando e dove incontrare Dio. Ma poi questi incontri erano sempre più rari e superficiali. Oggi chiedo a quello Stefano come sia possibile amare intensamente Qualcuno e poi sentire il bisogno di andare da Lui solo ogni tanto, di rado! Io sono per natura un amante appassionato, capace di tenerezze e bisognoso di incontrare continuamente l’Amato eppure, nonostante abbia avuto da sempre questa indole “appiccicosa”, quando si trattava di Dio mi accontentavo di incontrarlo solo ogni tanto.

    Ora mi rivolgo direttamente a me stesso di cinque o sei anni fa: caro Stefano, credo che andare a Messa significhi prima di tutto incontrare Cristo nella Parola e nell’Eucaristia. L’atteggiamento critico va bene, ma non deve essere un alibi! Per te lo è sempre stato, una giustificazione alla tua superficialità!

    Poi, un giorno, hai pregato – come non avevi fatto mai – che la tua vita avesse il senso che in quel momento ti sfuggiva. Hai incontrato Maria Chiara ed hai sentito la necessità – anche grazie a lei – di vivere il tuo rapporto con Dio in maniera più vera e meno superficiale. Hai dapprima letto da solo qualche passo della Bibbia. Poi hai scoperto la necessità della mediazione della Comunità per incontrare veramente Dio. Hai iniziato a seguire le catechesi ed a leggere. Poi sei entrato in Chiesa con il desiderio di incontrare veramente Qualcuno.

    Caro Stefano di cinque o sei anni, ti suggerisco una lettura non molto ortodossa ma assai utile. È un libricino di poche pagine: “La santa Messa. Testimonianza di Catalina Rivas”. Racconta delle visioni avute da una mistica (la Rivas, appunto) durante una sua partecipazione all’Eucaristia. Senza entrare nel merito della credibilità oggettiva di questo racconto (aspetto peraltro per me secondario e da lasciare al prudente apprezzamento di chi deve deciderlo) in quelle poche pagine ho trovato efficacemente espresso il corretto atteggiamento spirituale che per me dovrebbe avere chi assiste alla celebrazione ed il vero significato della partecipazione alla Messa.

    Quando prego durante la Messa cerco di ripercorrere nel mio cuore i passaggi del racconto della Ribas. Credo che possa esserti di aiuto, caro Stefano, nel vivere la Messa in maniera più consapevole. Se poi vedi qualcuno che si distrae non ti scandalizzare ma pensa piuttosto che non conosci quella persona e non sai le sue motivazioni: magari attraversa un momento di buio spirituale ma comunque vuole liberamente essere lì, oppure è stanco per avere lavorato tutta la notte ed eroicamente rinuncia al sonno, oppure ha ricevuto degli insegnamenti carenti che gli hanno fatto intendere la partecipazione alla Messa come un dovere imposto.

    La preghiera può essere una sterile litania oppure molto di più. Il Credo, ad esempio, può trasformarsi da una ripetizione meccanica di una formula memorizzata al momento in cui riviviamo la nostra identità, la storia di Cristo, la Sua Passione ed il nostro essere Chiesa e Comunità. Caro Stefano, sentire nel cuore quello che si recita con le parole è il miglior modo per non annoiarsi e per concentrarsi.

    Caro Stefano di cinque o sei anni fa, è vero che spesso chi dovrebbe guidarci non lo fa efficacemente ma ciò deve spronarci ad aiutare la Chiesa non ad emettere sterili giudizi di condanna. Già, tu che fai per la Chiesa? Niente, visto che quando ti chiedono un aiuto per animare la Parrocchia fai sempre spallucce: il lavoro, la palestra, la discoteca… quante scuse per non impegnarti.

    Ti ricordi, caro Stefano, di quel prete anziano ed ubriacone che viveva nel paesotto dei tuoi zii. Ti ricordi quella volta che celebrò avendo in viso un rossore quanto meno imbarazzante? Ti ricordi la sua omelia sbiascicata e quasi incomprensibile? Ti ricordi come disse goffamente: “il coooorpo di Cristooo!”, alzando l’Ostia, tanto che tu e tua sorella scoppiaste in un riso irrefrenabile? Quante cattiverie su quel prete sono state dette in quel paesetto, tutti a sparlare della sua fragilità e nessuno a prendersene carico. Quanto era solo quel prete! Sì, perché la Chiesa non è solo la Curia ma siamo tutti noi! Ma quando si tratta di confrontarsi, di aiutare e di condividere, allora preferisci utilizzare l’alibi dei mali della Chiesa per giustificare il tuo immobilismo piuttosto che guardare in faccia la tua poca voglia di impegnarti!

    Caro Stefano di cinque o sei anni fa, mi rendo conto che ancora sei parte di me e che mi condizioni tuttora! Voglio però dirti che da quando ho posato gli occhi sulle mie contraddizioni piuttosto che su quelle degli altri ho la sensazione di riuscire a scorgere più chiaramente Dio.

    P.S. Oggi per la mia famiglia è un giorno molto difficile: è il primo anniversario della morte di Alessandro, mio cognato, amico e fratello. Chiedo a tutti di ricordare nella vostra preghiera personale questo giovane uomo di trentacinque anni dal cuore grande, che sapeva guardare il mondo sempre sorridendo e con occhi da bambino!

    1. caro Stefano di Perugia, mi ha divertito molto leggere come ti immagini che io sia ed anche la tua battuta su “fede” diminutivo di Federica.

      Ti dico subito che ho 52 anni suonati ho due figli di 16 anni e sono sposata da 22 anni solo civilmente perchè quando ci siamo sposati non eravamo credenti. Ho partecipato attivamente alle attività politiche della sinistra che oggi (ahimè!) viene definita “radicale” quasi fosse una vergogna per chi la definisce così. Erano gli anni di piombo e quindi anni difficili ma era importante per me essere parte attiva sia nel movimento femminista di allora che in quelle di partito (Democrazia Proletaria, Mario Capanna, sentito mai parlare ?). Ero una lavoratrice ed anche studente perchè ho iniziato a lavorare giovanissima e a studiare la sera per diplomarmi perchè la mia famiglia era, come si diceva allora, proletaria e non aveva la possibilità di mantenere agli studi quattro figli.
      Tante cose sono cambiate nella mia vita da allora e non è possibile raccontarle in un blog, sono stata per un periodo anche “donna in carriera” e vivevo quasi esclusivamente di lavoro, ci tenevo ad apparire forte e determinata e ho avuto anche diverse esperienze sentimentali non proprio positive. Poi, a trent’anni ho conosciuto un uomo sincero e sensibile che mi ha ridato fiducia e che è diventato mio marito. A 36 anni sono nati i miei figli e dopo due anni ho “dovuto e voluto” rinunciare al lavoro sicuro per occuparmi dei figli in quanto non avevo sostegni familiari e non intendevo lasciarli 10-12 ore al giorno ad una baby- sitter. Li avevo voluti e desideravo occuparmi di loro anche pagando un prezzo molto alto in termini di autonomia finanziaria e non solo.
      Oggi cerco di essere una buona madre, ho mille difetti ma cerco di fare del mio meglio. Sono rimasta un pò la contestatrice di allora che ogni tanto viene fuori ma anche una sognatrice, che legge molto e sogna di viaggiare. Sono anche una lavoratrice precaria che oggi si sente dire spesso che è vecchia per il mondo del lavoro competitivo e discriminante e che si deve accontentare delle bricione, quando ci sono.
      Questi anni non sono stati facili per me come donna e come madre e tra alti e bassi ho cercato di affrontare questa vita che non fà sconti a nessuno. Mi sono ri-avvicicinata alla fede piano piano, con curiosità e diffidenza ma anche con fiducia. Faccio ancora molta fatica a lasciarmi andare perchè sono una che vuole conoscere, capire e che si deve liberare di molti pregiudizi. Non amo però “pressioni” da parte di certa chiesa e voglio mantenere la mia libertà di scelta, esattamente come esprime chiaramente il teologo Vito Mancuso.

      Per finire vorrei raccontarti cosa mi è capitato ieri: sono andata ad un incontro pubblico a cui partecipavano Mina Welby, Marina Garaventa colpita da una malattia rara, la ragista del documentario che racconta la storia di Marina e Don Andrea Gallo, noto come il prete degli ultimi.
      Il tema era “il significato della vita” per coloro che a causa di malattie terminali o irreversibili e ognuno dei partecipanti ha raccontato la prorpia esperienza. E’ stato emozionante ascoltare la storia di Mina Welby ma la storia di Marina che dal 2003 vive attaccata ad un respiratore, è quasi totalmente paralizzata (muove solo le mani) è quasi cieca e comunica grazie al computer, è stata un pugno nello stomaco. E’ una donna che ha una forza d’animo eccezionale e che riesce anche ad essere ironica oltre che coinvolgente e dolcissima.
      A parte la mia grande commozione, ieri – per la prima volta – ho capito cosa significa “comunione” e quanto siano inutili le parole di coloro che vogliono decidere per noi se sia giusto o meno continuare a vivere (?) in quelle condizioni, facendone una questione morale e teocratica o politica.
      Credo che dovremo tutti fare silenzio e conoscere ognuna di queste storie e rispettare la libertà di ognuno. Sempre.

      1. Ciao Cinzia, sono molto felice di fare la tua conoscenza (anche se virtuale…)!
        …così la prossima volta che colloquieremo lo faremo sapendo un po’ si più l’uno dell’altro.

        Il tema che affronti nell’ultima parte del tuo intervento è drammaticamente serio e difficile, soprattutto perchè coinvolge il dolore degli altri ed il nostro saper stare di fronte a quella sofferenza.

        Nella mia esperienza – vissuta nella malattia dei miei cari – ho scoperto quanto sia importante la compassione (nel senso del “patire con”), cioè lo stare insieme a chi soffre. Io molto spesso ho avuto paura di affrontare il dolore dell’altro.

        Oggi capisco come nella malattia più che una questione di libertà di scelta l’importante – e ciò che fa la vera differenza – sia la nostra presenza!

        Forse il prossimo libro di Paolo sul tema del dolore potrà esserci di aiuto!
        Alla prossima…

  25. Caro Stefano di oggi, non so esprimere a parole ciò che ho provato mentre leggevo la lettera che hai scritto a Stefano di cinque sei anni.

    Tutto bello e tutto vero! Nel mio spirito c’era un insieme di gioia e di commozione per te, così cambiato se vogliamo nel turno di una veglia, perchè “davanti a Dio un giorno o mille anni sono come il giorno di ieri che è passato”; e non so neppur io quale delle due emozioni abbia preso il sopravvento!
    Prego il Signore che tu possa progredire sempre più nel tuo cammino di conversione fino a divenire come il nostro Maestro e Signore “Gesù”.

    Grazie, grazie di cuore! Che Dio Benedica te e tutta la tua famiglia, compreso tuo fratello, amico e cognato Alessandro al quale assicuriamo sempre le nostre umili preghiere.

    1. Grazie per le preghiere e le Benidizioni! …anche del sostegno personale ma la strada che devo fare è tantissima e, spesso, mi spaventa! Un abbraccio a te e contraccambio la Benedizione per te ed i tuoi cari.

      1. Stefano, non importa quanto lunga sia la strada o quanto alta sia la cima, un passo alla volta e in cordata ci convertiremo tutti alla Gioia. Un abbraccio anche a te.

  26. A Stefano: da noi ci sono sale insonorizzate per i (tantissimi) bambini e anche la Comunione viene portata li’ dentro ai genitori, quando alla Comunione mi capita di tenere il vassoio… a volte ci entro anch’io… ed e’ emozionante!
    Un ambiente allegro e chiassoso!

    A me poi danno fastidio i rumori il chiacchiericcio… e ti diro’, anche i bambini quando “esagerano” … quando vedo genitori che certo non hanno spiegato loro quello che stiamo facendo o che si dimostrano incapaci di controllarli, di gestirli, di saperli coinvolgere e interessare o soltanto farli star quieti e rispettosi… poi non sopporto i telefoni!, (e una volta e’ squillato anche il mio, nel pieno silenzio, lo avevo dimenticato acceso!!!)
    Poi mi da’ fastidio quando le letture vengono proclamate con la cantilena di voce automatica che non annuncia un bel niente ma ripete tutto con accenti scontati da decenni di lettura imbalsamata e tutto sembra gia’ vissuto e privo di forza e sai le pause e i respiri del lettore e ti addormenti di noia (naturalmente la Parola e’ efficace lo stesso… anche quando viene farfugliata e letta malissimo!!…) poi mi disturba che la gente si alzi o si sieda quando vuole, indipendentemente dai momenti liturgici in cui bisognerebbe farlo… o che si vada via prima che il Celebrante lasci l’altare… e tante altre cose… cosi’ come in Italia non sopporto di sentire il Padre Nostro con gli accenti sbagliati (“santificato” con l’accento sulla prima “a”…) e il Gloria e il Credo dove ognuno tira per la sua strada…. poi: io mi siedo al primo banco per non essere distratta dalla gente!… anzi, da me stessa che guarda la gente: in fondo forse e’ solo un problema mio!…
    Meno male che quando inizia la Messa “vado in trance”!
    Immergendomi completamente in quello che accade… e poi… mi va bene tutto!
    (Tranne quando succede come mi e’ successo in Italia in una delle ultime Messe a cui ho partecipato! Il nostro parroco in Paese non e’ molto empatico… (sgrida tutti per niente… rimprovera tutti accoglie poco o nulla) ed ha anche modi sgarbati di porgere la Comunione… ad esempio gli da’ fastidio (credo) che io non porga le mani per riceverla e cosi’ mi sbatte letteralmente in faccia (in bocca) l’Ostia con poco garbo… e questo mi fa star male proprio nei momenti piu’ intensi e belli della celebrazione.
    Non ho avuto il coraggio e la voglia di andare a parlare con lui, e nessuno ce l’ha… ma bisognerebbe che qualcuno lo facesse, perche’ tutti alla fine vanno in altre parrocchie o in paesi vicini!…)
    Questo per dirti di non preoccuparti per aver risposto a quel signore come hai risposto, puo’ capitare come vedi di tutto, da parte di tutti! Magari possiamo migliorare tutti, lui nel giudicare e tu nel difenderti! Io nel restarci male e giudicare (col mio telefono dimenticato una volta acceso) e e il mio parroco italiano nel porgermi la Comunione. Comunque ricordiamoci tutti di spegnere i telefoni!!!

    Altri problemi delle nostre Parrocchie…. che si aggiungono a quelli piu’ seri e importanti,
    e allora continuo in un altro commento a rispondere ad un altro dei tanti “perche’” la gente non va a Messa o non ha gioia nell’andarci (forse perche’ non capisce cosa vuol dire “gioia” e tutto quel-resto che a Messa vien detto, come se ancora si parlasse in latino!)

    (prima pero’ ti dico che preghero’ per voi stasera.)

    1. Grazie Vera, sia per quello che hai scritto che per le preghiere. Ti dirò non è facile la scelta di portare a Messa figli molto piccoli ed è una grande fatica. Penso, però, che sia bello condividere con la famiglia il momento più importante della settimana… Noi in parrocchia non siamo così organizzati: i bambini stanno in fondo alla chiesa o nella cappella laterale. Poi sta a noi genitori avere il buon senso di evitare che i figli vadano a ballettare sotto l’altare o decidano di cantare la Messa loro stessi! Come hai detto tu stessa è bello vedere le famiglie riunite alla Messa ed in chiesa si respira – aggiungo io – una “dimensione Comunitaria” ancora più completa. Penso che la liturgia venga vivificata dalla partecipazione dei bambini quale segno tangibile che comunque la nostra fede ha un futuro in questi nostri figli.

      Notazione di carattere personale: stasera alla messa il don ci ha detto che oggi la liturgia ricorda i Santi Cornelio e Cipriano ma vi è un’altra ricorrenza degna di nota: le stimmate a San Francesco ricevute a La Verna. Nel ricordare Alessandro il don, che lo ha conosciuto bene e cresciuto nella fede, ha parlato di lui come un “piccolo Santo” e che egli stesso è stato edificato dalla sua sofferenza. Ci manca molto in nostro Ale…

      1. E’ una gioia che i nostri figli partecipino alla Messa con noi!

        Alessandro spande pioggia di benedizioni su di voi… cosi’ sembra…

  27. Ciao Simone, e ciao a tutti, l’attenzione deve andare anzitutto a “cosa” si dice e poi subito a “come” si dice, perche’ e’ vero, si’ Costanza! che e’ anche un problema linguistico.
    Problema che diventa immediatamente culturale in un senso piu’ ampio.

    Cosi’ come la preparazione dei nostri politici… io credo si sia abbassata anche quella dei nostri preti in generale, ma in fondo gli uni e gli altri non rappresentano noi-tutti-popolo?!
    Infatti e’ la preparazione linguistica (e non solo) del popolo-tutto che si e’ abbassata!
    I dati statistici fanno rabbrividire… date un’occhiata qui link-al-volo:
    http://eddyburg.it/article/articleview/10848/0/65/
    http://www.indire.it/content/index.php?action=read&id=1291
    http://lidimatematici.wordpress.com/2011/03/04/analfabetismo-funzionale-lo-studio-di-tullio-de-mauro/

    milioni e milioni di italiani che non sanno rispondere ad un semplice questionario, che non possono rispondere ad una offerta di lavoro ne’ cambiarlo ne’ cercarne di nuovi…
    che non sanno leggere le istruzioni per far funzionare un elettrodomestico!… e pretendiamo poi che capiscano, tanto per fare un esempio, “i misteri gaudiosi”? (che comunque ho visto… gia’ molti chiamano della gioia, e io mi chiedo: la stessa parola gioia non sara’ fin troppo difficile??!!) come pretendere allora che gli italiani comprendano le bellissime preghiere delle nostre Messe?! E ne gioiscano?

    Il problema linguistico di comprensione, decodificazione e di capacita’ di esprimersi e’ il problema piu’ serio e difficile dei nostri tempi (e supera quella che e’ la mia preoccupazione da sempre, cioe’ la difficolta’ fisiologica di capirci tra noi umani che sappiamo parlare anche abbastanza… e disquisire e usare al meglio le sfumature piu’ tenui della nostra bella lingua e i vocaboli piu’ ricercati e precisi per esprimerci fin dove ci e’ lecito esprimerci… per tentare infine di comprenderci a un livello piu’ pieno e profondo!…)
    Qua invece molto piu’ terra terra e’ in gioco la capacita’ stessa di capire delle elementari istruzioni di sopravvivenza! In un mondo pieno di informazioni e di relativismi.
    (Anche il libretto di istruzioni fantastico che E’ la parola di Dio con la sua Illustrazione Sublime che e’ Gesu’ stesso!)
    Qua parliamo della funzionalita’ delle abilita’ linguistiche che ciascuno possiede ed e’ in gradi di usare.

    Allora secondo me, come in molte altre cose la ricetta e’ data dal giusto mezzo ed ha tempi lunghi, e sacche (o “riserve”!) di eccellenza… o di deficit
    – avremo le famiglie in cui i genitori e i bambini leggono capiscono parlano codificano e decodificano si esprimono e sanno tutti usare al meglio le loro capacita’ linguistiche (anche in Parrocchia!),
    – come come avremo le famiglie in cui questo non avverra’ ….
    – avremo le parrocchie in cui tutti capiscono bene la Parola perche’ viene loro spiegata da Pastori attenti e responsabili che sanno parlare a tutti…
    – oppure parrocchie in cui la gente va a farsi vedere, occupare il suo banco, guardare i vicini, ricevere i sacramenti perche’ forse ancora si fa… ritrovarsi dopo i 60 anni per prepararsi a morire… o per continuare a socializzare in qualche modo… chissa’…

    Comunque dicevo la ricetta e’ “il giusto mezzo” , incontrarsi a meta’: che vuol dire:
    1- Da una parte eleviamoci tutti, educhiamo i nostri figli, esigiamo democrazia e cultura anche nelle scuole, insegniamo ai nostri figli l’italiano, come si legge, come si scrive, come si comprende una pagina di letteratura o del Vangelo (o una Legge appena appena promulgata o un telegiornale o un quotidiano o un programma televisivo) e poi
    2- dall’altra parte chiediamo, anche in Chiesa, che si annunci semplicemente il Vangelo e lo si spieghi parlando in maniera piu’ vicina alle persone, con esempi concreti, che le parole piu’ difficili vengano spiegate bene che non si parli dando per scontate tutte le cose di fede, che non si parli in maniera difficile insomma!

    perche’ tutti abbiamo il diritto e il dovere di essere felici e di non farci fregare da chi ci vende false felicita’ e quindi ci serve poter comprendere come va il mondo!

    3- E infine chiediamo a chiunque voglia essere guida per gli altri di prepararsi con piu’ responsabilita’ …. anche alla Chiesa: chiediamo di preparare meglio i nostri pastori, perche’i tempi cambiano in fretta, oggi!
    E chiediamo che vengano valorizzate le esperienze di chi riesce a comunicare il Vangelo (nella piena ortodossia e tradizione, certo) in maniera piu’ efficace per condividerle e aiutare cosi’ tutti gli altri a comunicare in maniera piu’ efficace.

    Oggi e’ piu’ facile condividere tutto, anche le cose buone e belle: dipende da noi!

  28. Lettera del Vescovo ai Giovani sulla felicità

    Giornata Mondiale Diocesana della Gioventù Rimini, Basilica Cattedrale – 27 marzo 2010

    “….Dio è amante della vita dei suoi figli, se no non li avrebbe creati. Ogni uomo è l’amato-gratuitamente-da-Dio. Gratuitamente: non c’è alcuna dietrologia da decifrare. Non c’è nulla dietro l’amore di Dio: nessun bisogno in lui che ne determini il sorgere. Non c’è nulla davanti a Dio: nessun interesse in lui che ne provochi l’iniziativa, nessun merito nell’uomo che ne solleciti la risposta. Dio non ti ama perché ha bisogno di te; ma ha bisogno di te perché ti ama. Insomma siamo amati e basta: prima di ogni nostro presunto merito, prima di ogni nostra possibile invocazione. Amàti e basta, perché Dio è solo Amore, che ama a fondo perduto, senza alcun tornaconto: ama non per avere qualcosa da ricevere, ma per godere la possibilità di dare tutto quello che è, per provare la gioia di regalare tutto quello che ha. Basterebbe prendere coscienza fino in fondo di questo per allontanare per sempre ogni residuo di timore e angoscia.

    A questo punto s’impone la domanda: se Dio ci ha amati così, noi che cosa dobbiamo fare? Verrebbe da dire: dobbiamo riamarlo! L’evangelista Giovanni invece tira un’altra conclusione: “Se Dio ci ha amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri”. Ma lo stesso apostolo ci ricorda che, prima ancora di questo e proprio per questo, dobbiamo “credere all’amore che Dio ha per noi”. Prima delle opere della fede, viene l’opera che è la stessa fede: “questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato”. Se non si crede di essere stati già amati da Dio, non è possibile riamare Dio.

    Ma noi ci crediamo veramente – senza alcuna riserva mentale – che Dio ci ha già amati e ci ama ancora e ci amerà sempre? Se lo credessimo davvero! E’ più facile credere in un Dio lontano, da temere e da tenere a “rispettosa” distanza, anche per poter poi dire: “Ti ho servito a dovere”. Ma davanti all’Amore, chi può dire: “Ti ho amato abbastanza”? E’ più facile sforzarsi, o illudersi, di amare che credere di essere amati e lasciarsi amare da Dio. Eppure il segreto della felicità è proprio qui. Tutto il resto viene dopo…..”

    se riuscissimo a fare nostre queste parole, se il nostro cuore sentisse lo slancio d’amore che nasce dal sentirsi amato così intensamnte allora le nostre celebrazioni sarebbero un unico, grande canto di ringraziamento gioia…..e la gioia è contagiosa !!!

  29. SALVE A TUTTI! cito Paolo “Poi, con un velo di tristezza, mi racconta la sua tristezza quando, durante la celebrazione festiva, vede il disinteresse e la manifesta noia dei cristiani presenti.”….ho letto un po’ tutti i vs post e mi chiedevo : io , voi capiamo realmente il significato di CELEBRARE?forse no …ed ecco che la GIOIA non puo’ abitare in un cuore che si professa cristiano ma di cristiano non ha niente….cio’ che non ci coinvolge ci annoia giusto?di conseguenza se ci annoiamo a messa significa che non incontriamo nessuno…..eppure li’ ci attende il TUTTO! li’ avviene L’INCONTRO….xk CELEBRARE ,appunto ,non significa fare delle cose ma incontrare una PERSONA….non dobbiamo tanto soffermarci sul rendere interessanti e belle le celebrazioni,ma piuttosto interessarci alle “persone”=noi x aiutarle/ci ad entrare nel mistero che si celebra…incontrare una PERSONA : IL RISORTO!!!Origene diceva : “beate quelle persone in cui gli occhi di tutti sono fissi sul Cristo.” Compito dunque, di tutti noi che ci professiamo cristiani, e’ quello di aiutare a far nascere le condizioni x realizzare l’incontro…cercando di non confondere la GIOIA con una temporanea allegria dovuta ad un canto del momento o all’emozione del momento come si andasse ad uno spettacolo di nostro gradimento…ogni CELEBRAZIONE si svolge sotto l’azione dello SPIRITO SANTO,non e’ una semplice noiosa ripetizione = replay,ma EVENTO DI GRAZIA dentro la ns storia,xk in essa celebriamo l’ OGGI di DIO!se riuscissimo a capire un po’ tutto questo ci sarebbe piu’ ARMONIA ….armonia di cuori,di fratelli di voci … 🙂

  30. Ciao miriam, tu scrivi : ogni CELEBRAZIONE si svolge sotto l’azione dello SPIRITO SANTO” e poi aggiungi ancora: “se riuscissimo a capire un po’ tutto questo ci sarebbe piu’ ARMONIA”

    Si! Condivido pienamente il tuo pensiero anche se ciascuno è libero di agire come vuole; d’altronde:

    “Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio; perché quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà. Perché chi semina per la sua carne, mieterà corruzione dalla carne; ma chi semina per lo Spirito mieterà dallo Spirito vita eterna.” (Gal 6,7-8)

    E di conseguenza Gioia Eterna!

  31. Vorrei condividere con tutti voi il “Credo” del cardinale Giulio Bevilacqua 1881-1965 …il cardinale parroco…

    Credo in Dio e credo nell’uomo, quale immagine di Dio.
    Credo negli uomini, nel loro pensiero,
    nel valore della loro sterminata fatica.

    Credo nella vita come dono e come durata,
    come possibilità illimitata di elevazione,
    non prestito effimero dominato dalla morte.

    Credo nella gioia: la gioia di ogni stagione,
    di ogni tappa, di ogni aurora, di ogni tramonto,
    di ogni volto, di ogni raggio di luce
    che parta dal cervello, dai sensi, dal cuore.

    Credo nella famiglia del sangue e nella famiglia
    prescelta per il mio lavoro.
    Credo nel dovere di servire il bene perché giustizia, libertà
    e pace siano a fondamento della vita sociale.

    Credo nella possibilità di una grande famiglia umana
    e nell’unità dei cristiani quale Cristo la volle.
    Credo nella gioia dell’amicizia, nella fedeltà e
    nella parola degli uomini.

    Credo in me stesso, nella capacità che Dio mi ha conferito,
    perchè possa sperimentare la più grande fra le gioie,
    che è quella del donare e del donarsi.

    In questa fede voglio vivere, per questa fede voglio lottare
    e con questa fede voglio addormentarmi
    in attesa del grande, gioioso risveglio

    …ecco un modo di testimoniare il Vangelo, usando le parole con semplicità ed efficacia…
    ciao a tutti

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Article by: Paolo

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