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Bersaglio fallito

In queste settimane la liturgia ci invita a riflettere sul peccato e sul perdono. Devo dire che l’idea che noi cristiani abbiamo di peccato è un po’ approssimativa, e quella che ne ha il mondo intorno assolutamente grottesca. Esiste il peccato? Oggi si tende a negare questa realtà, parlando al limite di fragilità interiore o di senso di colpa. Attenti amici: il senso di colpa non è in alcun modo un peccato. Del peccato ha solo l’apparenza, ma non porta a conversione e, normalmente, non coinvolge la libertà. Per commettere un peccato dobbiamo poter scegliere di negare l’amore, ostinarci in questa chiusura di cuore. Uno dei termini più usati nella Bibbia per indicare  il “peccato” significa: fallire il bersaglio dell’arco. Fare cilecca, insomma! Fallire il bersaglio, non realizzare il progetto, sbagliare ciò a cui sei chiamato: questo è il peccato. Se sei convinto di sapere tu qual è la tua vita, non ascolti ciò che Dio ti sussurra al cuore e fai di testa tua, allora auguri, ne hai bisogno! Ho l’impressione che l’uomo fatichi a percepirsi peccatore perché crede che dire: “sono un peccatore” equivalga a dire: “non valgo a nulla.” Ma non è questo, per niente! Il peccato è la percezione dell’uomo di essere fatto per qualcosa di enorme e di accontentarsi della mediocrità. Se scegliamo la gestione della nostra vita senza coinvolgere Dio corriamo il rischio di fallimento totale! Il peccato è dire “no” all’amore. Ma: cosa significa dire “no” all’amore? Dobbiamo essere concreti: conosco persone che in nome dell’amore (che confondono con le proprie lune), fanno un sacco di danni. L’amore è concreto, reale, fattivo. Dire a una persona: “mi stai a cuore” sull’onda dell’emozione per poi trascurarla per anni, non è certo un modo di amare. Non inganniamo noi stessi, non giochiamo con Dio! In questo senso, con tutto il rispetto per il passato e per i concetti altrui, dire che il peccato offende Dio è sbagliato. Ve lo vedete Dio, offeso, che fa il muso? No. Al limite Dio ci guarda con tristezza e dice: “Ma guarda: l’ho fatto come un’aquila e lui è convinto di essere un pollo ….” Dio è dispiaciuto del peccato, certo: è dispiaciuto di non riuscire ad amarci.

È Dio che ci ha costruito, lui sa come funzioniamo, sa bene cosa ci rende felici. E invece no: abbiamo il libretto di istruzioni che è la Bibbia, lo mettiamo nel cassetto e improvvisiamo. Liberi di farlo, ma non lamentiamoci se anche noi ci inchiodiamo! L’uomo moderno rifiuta il concetto di peccato, si rode in inutili sensi di colpa, fa di tutto per negare Dio, salvo poi lamentarsi che non trova in sé la felicità. Mi chiedo: in questo tempo di grande libertà dove ciascuno decide cosa è bene e cosa è male, in cui ci siamo finalmente liberati dell’insopportabile giogo della presenza di Dio, avete la percezione che l’uomo sia più felice?

Qualcuno mi dice: “il peccato è un’invenzione dei preti per tenere sottomesse le persone”, Bé, mi cascano le braccia … Che bugie ci raccontiamo pur di non ammettere che possiamo tragicamente giocare male, malissimo la nostra libertà! Il dramma della libertà è che l’amore lascia liberi anche di non essere riamati e l’inferno, che esiste, è il luogo in cui uno basta a se stesso. Spero di tutto cuore che sia vuoto, che ogni uomo, all’ultimo momento, abbia un barlume di fede per accorgersi cosa si è perso tenendo Dio fuori dalla sua vita.

Questa è la conversione: la tua vita, finalmente, si apre all’amore. In questo senso il peccato è l’antiumanità, è tutto ciò che è contrario alla piena realizzazione dell’uomo: la violenza, la solitudine, il creare solitudine, l’ingannare gli altri nei loro sentimenti … e in questo, credo, tutti noi abbiamo un po’ di responsabilità. 

Category: Parole

81 comments

  1. A me invece rattrista molto quando sento alcuni fedeli che non si confessano dai preti della loro parrocchia perchè non vogliono far sapere i fatti loro ai preti. Preferiscono andare altrove, dove probabilmente non li conoscono.
    Da “povera” cristiana ho sempre pensato che se decido di frequentare una parrocchia è perchè i sacerdoti mi trasmettono qualcosa in più di quel Dio che l’uomo cerca nel suo cammino. Ora, se ti affidi a loro per sentir parlare del Padre, perchè non anche per le confessioni?
    Onestamene non capisco.
    Le parrocchie sono aperte. Nessun fedele è vincolato a frequentare una Chiesa piuttosto che un’altra.
    Se si opta per una parrocchia dovrebbe essere perchè lì ci si trova bene, prima di tutto umanamente ( a mio avviso un prete è comunque prima un uomo e il modo di porsi fa la differenza ).

  2. Ciao Barbara, io credo che ognuno sia libero di frequentare la parrocchia che vuole!, personalmente preferisco anche conoscere le persone che siedono accanto a me a Messa e sono felice quando a volte so che ci sono dei miei amici tra i fedeli, è un modo di vivere la Comunità, la fraternità! Per questo credo sia bello frequentare la parrocchia vicina a dove si abita perché è più facile incontrare lì anche le persone che poi si incontrano per strada, in piazza, nei negozi… e ci si sente Chiesa e fratelli anche fuori dall’edificio Chiesa!

    A proposito invece di quanto dici sulla confessione, posso capire anche chi ha qualche timore o inconfessata vergogna a raccontarsi al prete della sua parrocchia!, (è capitato anche a me) ed è, secondo me, per un malinteso senso del peccato! (l’ignoranza del peccato anche da parte di noi stessi cristiani di cui parla qui anche Paolo) E’ la paura di essere giudicati dall’uomo-prete (peccatore a sua volta!) prima che ri-accolti dal Padre… e “nuovi” e pronti a ripartire sulla strada dell’amore… perché siamo noi stessi a giudicarci male guardando ai nostri stessi “fallimenti del bersaglio”, eppure… è di fallimento in fallimento che ci avviciniamo al Centro, e magari ogni tanto riusciamo già a colpirlo!

  3. Hai il dono della chiarezza Paolo, non avrei saputo esprimere meglio quello che ho imparato sul peccato da quando mi sono convertita.
    Ogni tiro per centrare il bersaglio ha bisogno di cura e attenzione altrimenti sai che danni!
    Inoltre durante un pellegrinaggio qualche anno fa ho scoperto il senso profeondo di un altro concetto che molti non conoscono o fraintendono: l’indulgenza che “cura” olre ai peccati le pene, ovvero le conseguenze negative dei nostri peccati!
    Ah che gioia e che potere ha la preghiera… mi riempie il cuore di commozione ogni volta che ci penso.
    Il Signore e solo lui è capace di recuperare le piume della galline che abbiamo incautamente spennato (riferimento alla storia che si racconta di una penitenza data da San Filippo Neri ad una fedele, che uomo ^__^)

  4. io credo che ci si debba molto interrogare sul peccato. davvero la confusione è tanta e spesso, troppo spesso pensiamo che con il peccato abbiamo fatto del male a Dio e lo abbiamo offeso (si …l’abbiamo offeso perché abbiamo sputato sull’amore che ci ha offerto…questo si….). Il prete va un po’ demitizzato. Non è un alieno ne un superman, è un cristiano che ci aiuta a riconoscere Cristo, e a rimettere Cristo al centro (ecco…qui forse è il vero nostro problema, ha volte ho l’idea che Cristo lo mettiamo li a fianco del centro….come se fosse un arredo…anche se sacro ovvio). La comunità idem, non è per i sorrisi o la bella gente, se no ci conviene aprire degli esclusivi circoli di cristiani…che ci guadagniamo di più….ma comunità si riconosce come corpo di cristo…come strumento attraverso cui Cristo si esprime (l’evangelizzazione), e questo è forse una di quelle cose che riesco a dire a parole, ma faccio ancora fatica a capire cosa è descrivere nella pratica.

  5. dalla lettera ai Colossesi della Liturgia odierna:

    Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.

    È piaciuto infatti a Dio che per mezzo di lui e in vista di lui
    siano riconciliate tutte le cose,
    avendo pacificato con il sangue della sua croce
    sia le cose che stanno sulla terra,
    sia quelle che stanno nei cieli.

    Immaginiamo che la Chiesa sia un corpo umano; e in quanto tale è composto dalla testa, dal tronco, dalle braccia, dalle mani, dalle gambe, dai piedi e tutti gli annessi e connessi sia esterni che interni; il Capo è Cristo; e possiamo essere certi che nel momento in cui viene mancato il bersaglio, anche dalla parte più piccola e infinitesimale del Corpo, si rompe l’armonia e la Comunione ed è tutto il corpo che ne risente e ne soffre.
    Bisogna, pertanto, cercare di non creare sofferenza, perchè se fa male un dito tutto il Corpo soffre e si lamenta per quel dito malato.
    Il Peccato offende noi stessi, la nostra dignità, la nostra integrità e come dice Paolo: “dire che il peccato offende Dio è sbagliato. Ve lo vedete Dio, offeso, che fa il muso? No. Al limite Dio ci guarda con tristezza……Dio è dispiaciuto del peccato, certo: è dispiaciuto di non riuscire ad amarci”; e le conseguenze del peccato si riversano su tutta la Chiesa, cioè il Corpo.

  6. Premetto che non voglio far polemiche, mi è solo venuta in mente una preghiera (non tutta, confesso, non la ricordo bene!): l’atto di dolore. “Mio Dio.mi pento e mi dolgo dei miei peccati..perchè peccando ho meritato i tuoi castighi. e molto più perchè ho offeso Te…”

    Magari il fraintendimento sul peccato dipende anche un po da quello che ci è stato insegnato da bambini.
    E’ comunque vero che possiamo rimediare non fermandoci a quello che abbiamo imparato al catechismo, e continuando a cercare

    1. Anche a me proprio non piace quel pezzo dell’atto di dolore (quando mi confesso lo dico pure al sacerdote che mi fa dire qualche altra preghiera).
      Faccio la catechista e l’anno scorso ho discusso un po’ con il nostro parroco, che comunque è una bravissiva e generossissima persona, perchè non ho voluto insegnarla ai bambini che si preparavano alla confessione. E’ vero che può sembrare una cosa di secondaria importanza o un puntiglio, però le parole hanno un loro chiaro significato: se dico che Dio si offende e mi manda i castighi, l’immagine che ne viene fuori è quella di un permaloso vendicativo e non di certo del Dio amore che ci ha rivelato Gesù…
      Penso che tante piccole cose di questo genere abbiano influito e ancora facciano danni sulla possibilità di molte persone di avvicinarsi a Dio e alla fede cristiana. Ed è davvero un “peccato”!

      1. E hai ragione! Nella versione latina, l’editio typica, non figura quella frase
        Consolati imparando e facendo conoscere le altre formule previste dal rito della riconciliazione, belssime!

        2a formula
        Ricordati, Signore, del tuo amore,
        della tua fedeltà che è da sempre.
        Non ricordare i miei peccati:
        ricordati di me nella tua misericordia,
        per la tua bontà, Signore. Sal 24, 6-7
        _____________________________________________________

        3a formula
        Lavami, Signore, da tutte le mie colpe,
        mondami dal mio peccato.
        Riconosco la mia colpa,
        il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Sal 50, 4-5
        _____________________________________________________

        4a formula
        Padre, ho peccato contro di te,
        non sono più degno di esser chiamato tuo figlio.
        Abbi pietà di me peccatore. Lc 15, 18; 18,13
        _____________________________________________________

        5a formula
        Padre santo, come il figliol prodigo
        mi rivolgo alla tua misericordia:
        «Ho peccato contro di te,
        non son più degno d’esser chiamato tuo figlio ».
        Cristo Gesù, Salvatore del mondo,
        che hai aperto al buon ladrone
        le porte del paradiso,
        ricordati di me nel tuo regno.
        Spirito Santo, sorgente di pace e d’amore,
        fa’ che purificato da ogni colpa
        e riconciliato con il Padre
        io cammini sempre come figlio della luce.
        _____________________________________________________

        6a formula
        Signore Gesù, che sanavi gli infermi
        e aprivi gli occhi ai ciechi,
        tu che assolvesti la donna peccatrice
        e confermasti Pietro nel tuo amore,
        perdona tutti i miei peccati,
        e crea in me un cuore nuovo,
        perché io possa vivere
        in perfetta unione con i fratelli
        e annunziare a tutti la salvezza.
        _____________________________________________________

        7a formula
        Signore Gesù,
        che volesti esser chiamato
        amico dei peccatori,
        per il mistero della tua morte
        e risurrezione
        liberami dai miei peccati
        e donami la tua pace,
        perché io porti frutti di carità,
        di giustizia e di verità.
        _____________________________________________________

        8a formula
        Signore Gesù Cristo,
        Agnello di Dio,
        che togli i peccati del mondo,
        riconciliami col Padre
        nella grazia dello Spirito Santo;
        lavami nel tuo sangue da ogni peccato
        e fa’ di me un uomo nuovo
        per la lode della tua gloria.
        _____________________________________________________

        9a formula
        Pietà di me, o Signore,
        secondo la tua misericordia;
        non guardare ai miei peccati
        e cancella tutte le mie colpe;
        crea in me un cuore puro
        e rinnova in me
        uno spirito di fortezza e di santità.

        Oppure:

        Signore Gesù, Figlio di Dio,
        abbi pietà di me peccatore.

        1. grazie Paolo di tutte le alternative , da te citate , all’atto di dolore; mi permetto di aggiungere la formula che ci ha insegnato il nostro Parroco e che ho lasciato come risposta a Stefano perugia:MIO DIO HO PECCATO CONTRO DI TE E CONTRO I MIEI FRATELLI,MA PRESSO DI TE E’ IL PERDONO E GRANDE E’ LA TUA MISERICORDIA!!! ACCOGLI IL MIO PENTIMENTO E DONAMI LA FORZA DI VIVERE SECONDO IL TUO AMORE…AMEN
          grazie paolo per il video di domenica prossima…esaustivo con tenerezza….eppure l’argomento non è dei più facili ma tu come sempre illumini la mia mente e il mio cuore …e l’episodio su tuo figlio mi ha commosso.

          pace e bene fratello

  7. A Marco G. (e forse a me stessa), voglio dire due parole sulla comunità dei fedeli: non solo intesa come “sorrisi o bella gente” ma anche come persone che si conoscono, si aiutano, si divertono insieme, si “sopportano”; sono presenti nei momenti diversi delle loro vite. (Si amano?!) Si correggono se serve, si esortano, si fanno compagnia, pregano gli uni per gli altri, ridono piangono insieme, mostrano agli altri come ci si può voler bene. O magari come si può “litigare” (e far pace) in maniera cristiana! Nella carità e nel riconoscimento della reciproca grandezza (di figli ed eredi di Dio) e della miseria-e-grandezza (di uomini peccatori).

    Solo un piccolo esempio dalla mia esperienza: io credo che sia più difficile per me fare esplicitamente un torto (fare del male, col peccato) alla persona che siede accanto a me a Messa, a cui io do la mano nel momento della pace, che cammina con me verso l’altare e che mangia lo stesso Corpo di Cristo che ho appena mangiato anche io; che ascolta la Parola e si lascia toccare da Essa come mi lascio toccare io!
    Ci sono delle basi comuni, un unico sentire, delle cose su cui capirsi e intendersi: è questo che intendo con la Comunità dei fedeli, o la Parrocchia.
    (Poi, se estendiamo un po’ questo sentire e modo di comportarsi, magari avremo la Chiesa Cattolica e la Comunione dei santi);(e se lo estendiamo ancora un po’ di più ci renderemo conto dell’Universalità dell’essere fratelli in Gesù Cristo e magari sarà più difficile ANCHE fare un torto a chi non ci è seduto accanto da nessuna parte!);

    (Voglio infine dire che se riportiamo questo sentire dentro di noi, rivolto proprio a noi, forse ci sarà più difficile peccare pensando che col peccato stiamo facendo del male proprio a noi stessi!)

  8. Ma non voglio rischiare di parlare di altro.
    il Post di Paolo offre molti spunti! ed io sto riflettendo adesso in particolare su questo:
    1- “in questo tempo di grande libertà dove ciascuno decide cosa è bene e cosa è male, in cui ci siamo finalmente liberati dell’insopportabile giogo della presenza di Dio, avete la percezione che l’uomo sia più felice?”
    2- “L’amore è concreto, reale, fattivo. Dire a una persona: “mi stai a cuore” sull’onda dell’emozione per poi trascurarla per anni, non è certo un modo di amare”
    3- “È Dio che ci ha costruito, lui sa come funzioniamo, sa bene cosa ci rende felici. […]abbiamo il libretto di istruzioni che è la Bibbia.”
    4- “Questa è la conversione: la tua vita, finalmente, si apre all’amore. In questo senso il peccato è l’antiumanità, è tutto ciò che è contrario alla piena realizzazione dell’uomo: la violenza, la solitudine, il creare solitudine, l’ingannare gli altri nei loro sentimenti … e in questo, credo, tutti noi abbiamo un po’ di responsabilità. ”
    rispondo:
    1- No, l’uomo sembra più infelice che mai.
    2- Servono opere da fare. Necessarie e conseguenti all’amore concreto.
    3- Occorre che conosciamo e leggiamo bene le Istruzioni per il nostro uso!, (eventualmente facendocele spiegare da tecnici specializzati o dall’Assistenza di zona (Parrocchie) o da quella online!!!)
    4- occorre che prendiamo coscienza della nostra responsabilità in ogni affare umano.

    Poche sere fa ero in giro con mio marito e mio figlio e avevo dimenticato di prendere con me i croccantini che porto sempre per i gatti di strada… speravo di non incontrarne nessuno… ma ecco che una piccola micina magra magra da sotto una macchina in un parcheggio ha cominciato a dirmi “miao” e seguirci… ero dispiaciuta!
    mio marito ha tentato di consolarmi parlandomi della Provvidenza di Dio… io gli ho dato ragione, certo, Dio avrebbe provveduto alla gattina, ma ho risposto:« la prossima volta voglio essere più attenta perché la Provvidenza di Dio si serva anche di me per nutrire questa piccola!» E parlo “solo di gatti” potreste dire…
    Ma…
    Noi siamo responsabili gli uni degli altri e di tutti!
    (E della nostra terra-giardino!)
    A noi il compito di sapere dove è nostro fratello e dove siamo noi stessi e cosa tutti stiamo facendo.

    Poi… siamo peccatori tutti e già perdonati. (Grazie a Dio!)

    ———————-
    A Laura: sì, la preghiera è quella, ma oggi possiamo viverla e capirla meglio. (Grazie a Dio!)
    E questa possibilità oggi ci è data perché possiamo comunicarla anche agli altri.

    1. Cara Vera, grazie a Dio possiamo capire meglio, come dici tu. Ma purtroppo mi incrocio spesso con credenti che capiscono e vivono in quel fraintendimento, convinti che Dio punisce, e che il peccato sia tale perchè offende Lui.
      Qualche mese fa ho avuto anche una lunga discussione su questo, ma alla fine purtroppo sembra più forte la voce di chi continua a raccontare il volto di un Dio che punisce.
      Non sono io che converto nessuno, nemmeno me stessa!
      Solo per questo sono “tranquilla” di quello che solo lo Spirito Santo potrà fare.
      Noi possiamo vivere in maniera diversa, convinti della Sua Misericordia, che abbiamo sperimentato. E se ne abbiamo l’occasione possiamo parlare…
      E lo dico: Dio non ci punisce, ma continua a volerci amare, anche di più quando sbagliamo, quando ci facciamo del male, e soffre per noi e con noi. E tenta di farci capire i nostri fallimenti. Quando ci riesce ce ne rendiamo conto, e Lui è la pronto ad abbracciarci, a consolarci…non certo a punirci o a rimproverare!

      1. Ciao Laura!, sì, capita di incontrare persone così come dici, che pensano che Dio sia “giudice”.
        (E le discussioni tra uomini, spesso lasciano tutti insoddisfatti….)

        Capita anche a me di guardarmi allo specchio a volte, quando soffro di più per qualcosa che non capisco,
        e di pensare e chiedermi perché Dio mi stai “punendo” con la sofferenza…
        questo
        prima di rendermi conto che essa a volte è causata dai miei stessi peccati
        prima di rendermi di nuovo conto dell’Amore che soffre per Amore
        e del dolore (anche) incomprensibile eppure vissuto con noi da Gesù:

        queste cose capitano anche a chi come me vuole vivere da cristiana!
        Per questo trovo che l’allenamento intenso, simile a quello degli atleti (grazie Fabiana) sia indispensabile.

        Ed io ho bisogno di ALLENARMI PREGANDO molto durante le mie giornate
        e le domeniche…
        per riconoscere l’Amore di Dio in ciò che vivo
        per capire come funziono io e come funzionano le persone intorno a me, (e accettare tutti)
        allenarmi molto… forse perché ho la testa più dura di tanti altri!

        Ed hai ragione tu! viviamo diversamente testimoniando tranquille! (affidandoci a Lui)

        1. 🙂 il primato di “capocciona” ce l’ho io!
          Certo capita a tutti di trovarsi nella prova. L’allenamento come dici tu è quello che ci riporta alla verità e a guardare tutto in modo diverso.
          Buona domenica a tutti!

    2. Cara Vera, grazie a Dio possiamo capire meglio, come dici tu. Ma purtroppo mi incrocio spesso con credenti che capiscono e vivono in quel fraintendimento, convinti che Dio punisce, e che il peccato sia tale perchè offende Lui.
      Qualche mese fa ho avuto anche una lunga discussione su questo, ma alla fine purtroppo sembra più forte la voce di chi continua a raccontare il volto di un Dio che punisce.
      Non sono io che converto nessuno, nemmeno me stessa!
      Solo per questo sono “tranquilla” di quello che solo lo Spirito Santo potrà fare.
      Noi possiamo vivere in maniera diversa, convinti della Sua Misericordia, che abbiamo sperimentato. E se ne abbiamo l’occasione possiamo parlare…
      E lo dico: Dio non ci punisce, ma continua a volerci amare, anche di più quando sbagliamo, quando ci facciamo del male, e soffre per noi e con noi. E tenta di farci capire i nostri fallimenti. Quando ci riesce ce ne rendiamo conto, e Lui è la pronto ad abbracciarci, a consolarci…non certo a punirci o a rimproverare!

  9. Grazie Vera, come sempre, le tue parole riempiono il cuore!

    Tu dici: “la prossima volta voglio essere più attenta perché la Provvidenza di Dio si serva anche di me per nutrire questa piccola!» E parlo “solo di gatti”

    Gesù ha detto: “Ti avvenga secondo la tua Fede”

    Ogni pensiero, ogni parola che ci è donata quale strumento di Pace, diviene in noi, Uno con Te, Gesù, per seguire il Tuo Esempio, per accettare il sacrificio e la morte, per morire all’errore e per rinascere a nuove dimensioni, illuminate dalla Fede.
    Ti ringraziamo Gesù per l’Amore che ci doni; uniti a Te siamo strumenti per amare il Prossimo, il Creato, come noi stessi, per risorgere nell’ Amore del Padre.

    Mi hai fatto sorridere, Vera, come hai fatto a sapere subito che si trattava di una gattina e non di un gattino?

  10. Ho poco da aggiungere, bellissimo commento Paolo.
    Si la parola peccato sia in ebraico (hata) che in greco (amartìa) significa “ciò che mira a lato del bersaglio”.

    Vi scrivo solo una curiosità….
    Lo spirito dell’Uomo in ebraico ha come simbolo la lettera “shin”, il cui ideogramma primitivo ricorda un arco teso che trattiene una freccia.
    La freccia ha per vocazione di tendere verso il bersaglio di Dio. All’arco e la freccia è affidato il compito della realizzazione dell’Uomo e della sua unione col divino.

    Se si apre il link questa è la lettera “shin”…

    http://www.esopedia.it/images/4/48/ShinGrande.jpg

      1. l’ideogramma primitivo che ho sui miei libri di studio dà ancora più l’idea dell’arco…. purtroppo in internet non ho trovato nessuna immagine, ho trovato solo la lettera moderna.

        1. E la parola Torah (che sono i primi 5 libri della Bibbia) qualcuno la fa discendere da yoreh, cioè letteralmente “tirare con l’arco”.

          Quindi vedete i collegamenti di queste parole “peccato”-“spirito”-“torah” …

          1. Sia chairo non voglio confondere le idee, per molti studiosi Torah deriva da harar, “insegnamento” … però accettiamo altri punti di vista 🙂

  11. Grazie Paolo!
    A me colpisce quel: improvvisiamo!
    Di certo, senza allenamento, si fallisce il bersaglio.
    Se penso a quante ore dedicano gli atleti al loro
    allenamento!?
    E … grazie Simone!

  12. a mio marito hanno regalato un libro “tutti santi me compreso” dove l’auore (che non cito per non far pubblicità) con ironia dice che concorda con Lorenzo Valla quando dice che si commette peccato solo se si fa male a qualcuno – l’autore prosegue dicendo che lui nella sua vita volontariamente non ha mai fatto male a nessuno quindi si sente un aspirante alla nomina di santo.
    Non voglio fare la polemica me questo confesso che mi ha colpito un pò perchè in effetti oggi ci dicamo un sacco di fesserie per sentirci bene con noi stessi e… non farci un bell’esame di coscienza che invece ci metterebbe al tappeto…
    certo che essere peccatori non piace a nessuno ma lo siamo per il fatto che non ci fidiamo pienamente di Dio, nostro padre. sembra sempre che ci possa fregare in qualche modo e cadiamo nelle trappole che il divisore mette sulla nostra strada… non so quale sia lo stato di salute della mia anima perchè la sento molto assetata di Silenzio … ma prego spesso il Signore affinche mi dia la coscienza di me stessa, dei mie peccati che mi allontano da Lui affinche possa correre a gambe elevate verso la sua Luce.
    un abbraccio e un sorriso a tutti
    Molly

  13. PECCATI DI OMISSIONE

    Gentile Paolo Curtaz,

    una bella sorpresa trovare il tuo blog online, uno stimolo ad un approfondimento ed a partecipare attivamente alle discussioni.

    Qualche mio pensiero riguardo l’argomento del peccato.

    Peccato! Ho rotto un cristallo!
    Peccato! Ho sbagliato il compito!
    Peccato! Ho fatto un casino!

    Ecco, in tutti questi esempi che mi sono venuti in mente è presente il fatto dell’azione, di un qualche risultato riprovevole derivante da un’azione male organizzata.

    Io penso che il peccato di cui stiamo parlando qui nel blog, il peccato richiamato dalla liturgia o dai vangeli sia esclusivamente un peccato di “omissione”.

    Quel tipo di omissione che anche Paolo Curtaz chiama “fallire il bersaglio dell’arco”, il “fare cilecca”.

    Fare cilecca con la possibilità di tentare una esperienza di vita, una omissione che lascia incompiuta una possibilità di fare, fare male o fare bene (possibilmente fare bene).

    Ma anche non si riuscisse a fare subito il bene al primo colpo è davvero così grave non aver raggiunto il bersaglio durante il tentativo?

    Non penso che sia una grande colpa, un grande peccato, il fatto di non avere raggiunto il centro del bersaglio durante il tentativo.
    Purtuttavia bisognava tentare!

    Cosa ben più grave e “mancante” invece il “non fatto” dell’omissione, il non averlo fatto del tutto (il tentativo).

    Lo stesso Gesù Cristo fa un elenco di peccati di cui un giorno l’umanità dovrà rendere conto, li ricordate?

    Sono in effetti tutti peccati “di omissione”, non è presente neanche un solo peccato di commissione:

    “Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
    Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;
    ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
    Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
    Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me.
    E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».
    (Matteo cap. 25 versetto 42-46)

    Ecco allora che riservando alla omissione la possibilità di esclamare “Che peccato! Potevo fare questa cosa e mi sono fatto sfuggire l’occasione!” si ritrova fiducia e speranza nella bontà del tentativo dell’azione, anche se non si riuscirà a centrare il pieno bersaglio al primo colpo.

    D’altronde non esiste anche il detto che afferma “Sbagliando si impara”?

    Anche io sono dell’idea che la vita sulla terra sia stata anche donata per poter fare tesoro dell’esperienza e cercare il miglioramento per lo sviluppo del bello, del vero e del buono.

    Per tutta l’umanità e per il pianeta.

    Buona fine settimana!

    Marcolino pane e vino
    marcolinopaneevino.blogspot.com

      1. Cara Fabiana,

        come mai non riesci ad entrare nel mio blog? A me anche in questo momento appare accessibile. Hai provato a scrivere http:// davanti al link?

        Oppure, meglio ancora, fai clic direttamente sul mio nome in testa a questo messaggio, il link dovrebbe essere automatico.

        Buona domenica anche a te. Ciao.

        Marcolino

  14. X Barbara, non è vero. Io mi confesso da un sacerdote fuori parrocchia non x non dire al mio parroco i miei peccati, ma perchè la prima volta che sono andata da lui ha voluto solo curiosare sui paesani, quando gli ho detto che volevo confessarmi ha risposto…. dopo….mi ha assolta senza sapere altro. Il Signore protegga tutti i preti. Ciao a tutti.
    Don Sandro ciao!!

  15. Ciao Molly, tu dici:
    “non ci fidiamo pienamente di Dio, nostro padre. sembra sempre che ci possa fregare in qualche modo e cadiamo nelle trappole che il divisore mette sulla nostra strada…”

    Che il divisore metta le trappole sulla nostra strada, non c’è alcun dubbio, a volte anche una banalità, un pensiero o una parola detta male e capita ancor peggio è causa di divisione creata dal maligno; ma che Dio, nostro Padre, ci possa fregare in qualche modo, questo non lo credo; e in che modo potrebbe farlo? Lui vuole la salvezza del genere umano…..

    I pensieri del Padre sono gli occhi che guardano, che sorridono, che sperano e che piangono……

    I pensieri del maligno sono la solitudine, la povertà, le sofferenze, la paura, la separazione……..

    Quando un pensiero si affaccia alla nostra mente, chiediamogli chi sei, da dove vieni, che intenzioni hai?

    I pensieri buoni vengono tutti dal Padre e sono Comunione!
    Da questi pensieri, però, può capitare che se ne allontani uno; e quello solo può bastare a creare scompiglio e divisione.
    Il peccato è quel pensiero negativo che si separa dall’insieme dei pensieri buoni e che ci porta a parlare e ad agire di conseguenza!

    Chiediamo a Dio, nostro Padre, affinchè i nostri pensieri possano restare uniti nel suo Amore!

    L’Amore di Dio è un Amore con la A Maiuscola, è un Amore Universale, per tutti e per tutto: “Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!”

    Shalom!

    1. LA TENTAZIONE

      Gentile Michaela,

      posso fare una volta (questa volta) l’avvocato di quel povero diavolo che è il diavolo? (angelo caduto)

      Come avvocato del diavolo ti chiedo: sarebbe quindi meglio non avere mai il cattivo pensiero che potrebbe indurci nella tentazione di pensieri cattivi, di fare del male, di non fare il bene?

      Dico “non fare il bene” perchè a pensarci due momenti sopra il male altro non sarebbe che la mancanza del bene. (ricordi il discorso di poco prima sull’omissione del bene?).

      Chiedo ancora: sarebbe quindi preferibile avere soltanto pensieri magnifici e luminosi e mai il pensiero trasversale del “divisore”? Mai ostacoli posti dall’ostacolatore?

      Se il Padre nostro che è nei cieli darà cose buone a coloro che domanderanno, come gli sarà mai venuto in mente di far mettere sulla nostra strada anche gli ostacoli costruiti a volte appositamente per ognuno di noi dall’ostacolatore?

      Quasi quasi mi viene da pensare che l’ostacolo è necessario, che il nostro sforzo e la nostra volontà di fare del bene e di non ometterlo siano messi volutamente alla prova dal divino, per rinforzarli e per farci apprezzare la nostra buona volontà!

      La tentazione, questa cosetta particolare: averla o non averla? Meglio non trovarsela mai davanti durante la nostra vita? Meglio trovare soltanto cose belle e pronte per essere apprezzate e scelte?

      Ed allora perchè la tentazione? Perchè è stata creata? Non sarà mica anche lei necessaria allo scopo di renderci davvero liberi nella scelta e nel libero arbitrio?

      Come essere liberi quando ci verrebbe negata alla radice la possibilità di scegliere la cosa meno luminosa?

      Un bellissimo passaggio su questo pensiero è offerto dal Faust di Goethe, dove l’ostacolatore viene alla fine a sua volta reintegrato dal Faust per renderlo partecipe della gloria dell’evoluzione delle cose create.

      La preghiera del Padre nostro, nella parte finale, dovrebbe recitare “e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male”.

      Non sarebbe migliore una traduzione del tipo “e non lasciarci fallire davanti la tentazione”? Non lasciarci cadere sconfitti davanti la tentazione?

      Ho trovato che su wikipedia è presente la seguente versione del Padre nostro, versione CEI 2008:

      Versione Cei 2008

      Padre nostro che sei nei cieli,
      sia santificato il tuo nome,
      venga il tuo regno,
      sia fatta la tua volontà,
      come in cielo così in terra.
      Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
      e rimetti a noi i nostri debiti
      come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
      e non ci abbandonare alla tentazione,
      ma liberaci dal male.

      http://it.wikipedia.org/wiki/Padre_nostro

      La CEI ha usato il verbo nell forma “non ci abbandonare” che potrebbe davvero lasciare intendere che la tentazione deve esistere ed essere affrontata ma con il supporto e l’aiuto del divino. Non ci abbandonare, non lasciarci soli quando saremo di fronte alla tentazione. Così mi suonerebbe davvero meglio.

      Scusa la mia lunghezza. A volte mi faccio prendere dal mestiere di avvocato!

      Marcolino

      1. Caro avvocato, (naturalmente è ironico)

        comincio a rispondere dalla fine ” Non ci abbandonare nella tentazione” :
        In effetti, il diavolo tenta e noi dovremmo pregare: “Fà, o Padre, che non cadiamo nella tentazione”; e in virtù di questo, nel commento sopra, io ho pregato: “Chiediamo a Dio nostro Padre affinchè i nostri pensieri possano restare uniti al suo amore!”

        La tentazione, poi, non siamo noi.a decidere di averla o non averla; ricordi? anche Gesù, quale vero uomo, è stato tentato dal diavolo nel deserto “Mt 4”.
        Gesù è stato condotto dallo Spirito nel deserto; e qui tu mi dirai: “allora è Dio che ci presenta la tentazione!”
        No! Dio non può tentare! può permettere la tentazione, questo si; ma nella tentazione, Dio, cii mostra la strada, sta a noi decidere se imboccarla o meno; e questo si chiama libero arbitrio.
        Gesù è condotto non fisicamente, ma spiritualmente nel deserto, affinchè potesse fare una scelta fondamentale; una scelta, appunto, decidere di fare o di non fare, quindi “Libero Arbitrio”.
        Gesù, dunque, è tentato dal diavolo, ma è lo Spirito che gli si affianca, lo aiuta a scegliere di camminare secondo lo Spirito e non secondo gli uomini; è lo Spirito che Gli suggerisce la risposta giusta : “Vattene satana! Sta scritto: Adorerai il Signore Dio Tuo e a Lui solo renderai culto” (Mt.4,10).
        Satana, per Gesù, è chi, non mettendo Dio al primo posto, crea disordine e disorientamento.
        Tu, che in questo contesto, fai l’avvocato, ben saprai che il diavolo è l’accusatore, l’avversario, e come tale, è colui che tende a dividere, a colpire, ad ingannare, a condannare, a fare cadere l’innocente; egli è nemico sia di Dio che degli uomini.
        Satana è machiavellico! Nella tentazione, fa credere che sia Dio a tentare; ma non è così, perchè è egli stesso che si infiltra nei pensieri e di conseguenza nelle parole e nelle azioni degli uomini: “Non vi ho scelto io, voi dodici? Eppure uno di voi è un diavolo” (Gv 6,70), disse Gesù facendo riferimento a Giuda; oppure come ci ricorda il Vangelo di domenica scorsa: “Và dietro a me satana! tu mi sei di scandalo, perchè non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” (Vangelo secondo Matteo, capitolo 16).

        Una delle due preghiere colletta, sempre di domenica scorsa, recita:
        “Rinnovaci con il tuo Spirito di verità, o Padre, perché non ci lasciamo deviare dalle seduzioni del mondo, ma come veri discepoli, convocati dalla tua parola, sappiamo discernere ciò che è buono e a te gradito, per portare ogni giorno la croce sulle orme di Cristo nostra speranza. Egli è Dio…”

        Shalom, michaela

        1. Cara Michaela,

          cerco di rispondere in breve alle tue varie domande ed affermazioni.

          Le tentazioni di Gesù nel deserto: sei sicura che erano tentazioni solo nello spirituale e che Gesù non si trovasse anche fisicamente nel deserto per 40 giorni?

          Tu scrivi anche che Dio non può tentare ma può soltanto permettere la tentazione. Beh, certo, Dio creatore di tutto ha anche voluto la libertà individuale degli esseri umani ed il loro libero arbitrio. A mio modo di vedere tale libero arbitrio ben si può esercitare proprio con le tentazioni e liberamente loro resistere o cedere. Tentare: qualcuno doveva farlo questo mestiere, povero il povero diavolo angelo caduto che si è dovuto accollare questo fardello.

          Tu scrivi che il diavolo è il nemico sia di Dio che degli uomini. Io ci andrei più cauto: ripeto che qualcuno doveva farlo questo mestiere (del tentatore, dell’ingannatore, dello sparigliatore di carte) e quindi come puoi dire che lui è il nemico di Dio? Non potrebbe essere stato lo stesso Creatore ad affidargli questo incarico ingrato? Ripeto che a mio parere qualcuno doveva necessariamente presentare la tentazione all’essere umano, magari a cominciare dalla prima mela luccicante.

          Tu poi Michaela fai un accenno anche a Giuda. Buon esempio. Come avrebbe fatto Gesù a svolgere la sua missione salvifica per gli esseri umani senza la presenza di Giuda? E tu vorresti maledire Giuda come hanno fatto in tanti fino ad oggi? A me sembra invece che il suo spirito si sia come “sacrificato” per svolgere il compito del “traditore” tramite il bacio.

          La creazione come disegno complesso, all’interno della quale tutto prende parte come in un grande disegno, come ingranaggi perfetti che a tempo debito troveranno luce e conoscenza del tutto.

          Buon lunedì.

          Marcolino

          1. Marcolino,

            resistere o cedere nelle tentazioni?
            Liberi di farlo! Le conseguenze ben le conosciamo, se siamo Cristiani e soprattutto credenti e praticanti!
            No! mi dispiace, io non definirei il diavolo povero diavolo, nè tantomeno angelo caduto!
            Prima della creazione del mondo,lucifero era un angelo bellissimo e con la sua superbia,con il suo volersi fare dio al posto di Dio, con la sua ribellione, ha fatto si che cadesse nella distruzione, sua e di tutti quelli che hanno combattuto la sua battaglia.
            Di solito, quando vedo che la tentazione incalza, per me o per i miei fratelli, dico: “Vade retro satana! Sprofonda nel più profondo degli inferi, tu con tutta la tua schiera di angeli ribelli e spiriti maligni, senza mai più osare di fare ritorno! Naturalmente, prego anche molto; e la pace pian piano comincia a ritornare.
            Pertanto, il suo non è un mestiere e non credo che si sia dovuto accollare il fardello; quello che è, cioè satana, se lo è voluto.
            Lui combatte ancora una dura lotta contro Dio e contro gli uomini, affinchè possa avvenire la distruzione del genere umano e quindi di Dio stesso; ma non ci riuscirà! Il BENE è più forte del male!
            In quanto a Giuda, Gesù lo amava, e Dio solo sa quanto! Ha cercato in tutti i modi di dissuaderlo, mai e poi mai avrebbe voluto che finisse così:”Amico, gli dice, capisci Amico, non traditore, con un bacio tu mi tradisci?”
            La Glorificazione doveva avvenire comunque, tant’è che da tempo cercavano di catturare Gesù e anche senza Giuda ci sarebbero riusciti….
            Io, poi, non maledico Giuda, anzi, è il discepolo che mi manca, il tredicesimo, anche se in effetti il tredicesimo è Mattia; e penso che anche Gesù, se dovesse ritornare, e ritornerà, lo vorrebbe con se; Lui, non avrebbe voluto perderne neppure uno di quelli che il Padre gli ha dato, ma……il solito libero arbitrio!!!!!!!!!

            Shalom, michaela

          2. RISPOSTA AL MESSAGGIO SEGUENTE

            Cara Michaela,

            come mai non definiresti il diavolo “Angelo caduto”? Non è quello che lui è esattamente? Era un angelo e da un certo momento in poi ha preso la strada che ha preso.

            Tu lo sai che libera scelta e libero arbitrio hanno gli angeli?

            Hanno la scelta tra il bene ed un bene più alto. Come ce lo spieghiamo il fatto che in questo caso Lucifero, il “portatore di luce”, abbia poi fatto la scelta che ha fatto?

            Hmmm hmmm e Dio creatore che fa? Permette poi lo scorazzare di Lucifero in questa terra di materia nella quale l’essere umano si dovrà ben guardare dalle tentazioni e dalla “mancanza di bene”? (chiamasi anche male)
            Magari avrà avuto i suoi piani.

            Giuda. Ricordi anche tu cosa altro disse Gesù a Giuda durante l’ultima cena? Non gli disse “attento, amico mio, non fare quello che hai in mente”, ma gli disse: “Quello che devi fare fallo presto”! Non ha tentato mica di dissuaderlo, ma anzi gli ha quasi imposto la velocità! Uhmmm uhmmm Strano, ma vero.

            Non lo so se anche senza l’aiuto di Giuda si sarebbe giunti all’arresto di Gesù nei modi e nei tempi previsti dal Creatore, fatto sta che se così fosse stato si sarebbe di fronte ad un sacrificio inutile di Giuda.

            Tu pensi che Giuda è ormai “perso” per l’eternità? Io non penso. Io penso che Giuda si sia “recuperato” da tempo.

            Buone cose a te.

            Marco

    2. cara michi.. non dico che Dio padre ci vuole fregare… ci mancherebbe che dio sarebbe? dico piuttosto che noi pensiamo questo quando non andiamo a bersaglio… vedo spesso amici e parrocchiani non fidarsi di Lui (e quante volte l’ho fatto io!!! sig sig me misera e tapina!) e avere atteggiamenti difensivi versi il Signore… come dire si son cristiano ma poi mi faccio il Vangelo a modo mio è più comodo!!!
      tutto qui un sorriso

  16. Ciao MARCODON (nuovo blogger) (scusa! non riesco a chiamarti Marcolino pane e vino!)
    grazie per il tuo apporto alla discussione incentrato sui peccati di omissione!

    Ora voglio dirti che ce ne sono altri, secondo me, di peccati,
    e cioé le azioni in cui si è fatto, detto, e si è agito pure troppo! troppo!!!

    Io credo che qui nel Blog si parli di TUTTI i tipi di peccato, senza volerli per questo vivisezionare o classificare secondo l’importanza o le conseguenze… ecc ecc
    o meglio, credo che si parli qui della radice del peccato, quello da cui discendono tutti gli altri.

    Il mancare il bersaglio non implica che non si è agito,
    e detto così, banalizzando: “peccato è sbagliare un tiro!… e che male c’è a sbagliare un tiro!”,
    (abbiamo tutti in testa il “riprova sarai piu’ fortunato!”)

    banalizzare così il concetto dell’arco e del bersaglio mancato…
    credo che in fondo non renda l’idea della complessità della posta in gioco: la nostra felicità!

    Ogni giorno abbiamo tante frecce al nostro arco, ma se colpiscono la testa di qualcuno e non la mela, l’albero lontano e non il bersaglio…
    allora cambia qualcosa, certo che cambia, certo che diventa un problema avere una pessima mira!

    E’ che in fondo “Peccare” o fallire il bersaglio vuol dire che si è agito “in qualche modo” magari pensando di far bene,
    o magari facendo male deliberatamente! o forse non si è agito (e quindi si è “agito male con la non-azione” l’omissione!)
    (e forse talvolta si può anche agire bene con la non-azione, tu che ne dici?!)

    comunque il peccato di omissione si potrebbe sintetizzare così:
    “Che peccato, non mi sto prendendo le mie responsabilità nel mondo!” e siamo d’accordo!

    ed io penso anche a:
    “Che peccato, ho rubato! Che peccato, ho ucciso qualcuno! Che peccato, ho violentato qualcuno! Che peccato, ho tradito qualcuno!
    Che peccato, sto usando male i miei talenti! Che peccato, sto bestemmiando con la mia vita! ecc. ecc….”

    Ed a me continua a venire in mente Gesù che dice: «Avete udito che fu detto…. Ma io vi dico…» non lo riporto, rileggete: Mt 5
    e la rivoluzione è tutta lì, nel “comando” dell’amore per amici, nemici, e per se stessi!!! (Le istruzioni per l’uso!)
    Amore che nasce da dentro di noi, e che diventa carità e misericordia. (chiamati ad essere “Perfetti” come Dio)

    e mi vengono i brividi quando Paolo Curtaz dice: «possiamo tragicamente giocare male, malissimo la nostra libertà! Il dramma della libertà è che l’amore lascia liberi anche di non essere riamati e l’inferno, che esiste, è il luogo in cui uno basta a se stesso.»

    Mancare il bersaglio allora vuol dire “aver fallito di amare, di amarsi, di farsi amare”.
    E il tentativo fallito brucia nel cuore più o meno gravemente, certo!
    E certo pure che ci riproviamo sempre a non fallire più il colpo!
    Per noi diventa importante “tirare bene” o “sempre meglio”, piano piano sempre meglio.

    P.S.
    Una freccia tirata da lontano ha una traiettoria imprevedibile per i poco esperti, (per noi!)
    allora ci conviene stare vicini al nostro obiettivo e continuare l’allenamento tutti i giorni.

  17. Cara Vera,

    Marcolino o Marco va benone se non ti va di usare il nickname completo, accorciare per praticità spesso migliora la cosa.

    Sono daccorco con te sul non voler fare una graduatoria di peccati. Io sento dentro di me e penso che un peccato è dove manca il bene, una mancanza del bene. Non mi sento di accreditare esistenza al male per il solo fatto di vederlo presente intorno a noi quando manca il bene.

    Cosa è il buio? Non è forse mancanza di luce? Cosa è la malattia se non mancanza di qualche cosa che renda un organismo da sano a malato?

    Esistono il buio e la malattia ma esisterebbero comunque anche in presenza della luce e della buona salute?

    Tu scrivi che peccare o fallire il bersaglio vuol dire che si è agito in qualche modo… o forse non si è agito. A me la parola peccato fa un pò senso, rinnovo il mio pensiero sull’omissione, del dire “che peccato che mi è sfuggita l’occasione!”. Per l’azione andata male vedrei meglio la parola (ed il pensiero che la sostiene) di “sbaglio”, “errore”, deviazione dalla strada principale.

    Il goloso, il lussurioso (la cattiva condotta sessuale), il pigro (l’accidioso) non sono altresì “peccatori” di omissione di cose buone per il proprio corpo materiale, per condurlo nel modo migliore possibile lungo le stagioni della vita?

    E la superbia, l’avarizia, l’ira e l’invidia non potrebbero a loro volta essere mancanza ed omissione di cura per gli altri, di attenzione e di premura? Di mancanza del sentirsi una cosa sola con tutti e tutta l’umanità?

    Come tu scrivi poi, cara Vera, certo che si può agire bene anche con la “non azione”, ma quando si agisce bene con lei allora vuole dire che in quel frangente particolare non si è omesso nulla, anzi che tutto era al posto giusto, come sarebbe dovuto essere per fare girare tutte le cose insieme a pieni giri, come una orchestra sinfonica intonata e con tutti gli strumenti in armonia fra loro. Il problema dell’omissione invece nasce quando “manca” qualche cosa che avrebbe invece dovuto esserci, al momento indicato.

    Il pensare poi: “che peccato, ho rubato” ecco che si riconduce all’omissione di cura per l’altro, alla mancanza di giustizia, al non rispetto del vero; “che peccato, ho ucciso qualcuno” si riconduce anche lui alla mancanza di qualche importante elemento, che se invece presente avrebbe probabilmente evitato quell’atto violento. E così via anche per tutti gli altri esempi che potremmo inventariare. Per me il peccato ha come riferimento la mancanza di qualche cosa, l’omissione di qualche cosa importante. L’omissione del bene, in poche parole.

    Mi sono andato a rileggere il capitolo 5 del vangelo di Matteo, parole forti e vigorose, che impongono attenzione e volontà di fare. Fare e non omettere nulla.

    Dice Paolo Curtaz “il dramma della libertà è che l’amore lascia liberi anche di non essere riamati”. Il dramma ma anche la sua essenza, la necessaria compresenza della direzione “incontro” e della direzione “contro”, dell’avvicinamento e dell’allontanamento. Non può essere altrimenti, non si può cambiare. Non sarebbe vera libertà, altrimenti, ma un trucco.

    Il tentativo fallito brucia dentro e fuori, ma peggio sarebbe stato, per me, non aver tentato per nulla.

    Una freccia tirata da lontano può avere una traiettoria imprevedibile, ma al secondo ed al terzo e successivi tentativi si spera che la traiettoria diventi più prevedibile.

    Convenienza a stare vicini all’obiettivo? Vuole dire chiedere poco e concedersi poca fiducia?

    Ma se ci è stato assicurato “chiedete e vi sarà dato”? Allora perchè chiedere poco?

    Grazie per l’attenzione. E’ un piacere discorrere con te.

    Marcolino

  18. Conosco bene la sensazione di aver fallito, di non cogliere il segno. Riemerge sempre quando penso di aver raggiunto un punto fermo, un qualche risultato importante. Eppure – penso – l’impegno e la volontà dovrebbero pur valere qualcosa. La santità dovrebbe essere raggiunta, come tutto il resto nella vita, grazie alla perseveranza nel suo perseguimento. Così come si impara a fare le cose nella maniera corretta si dovrebbe anche raggiungere la perfezione: la libertà dal peccato. Disciplina e dedizione allo scopo dovrebbero bastare. Invece non è così, almeno per me!

    Peccare fa parte della mia natura. La perfezione non mi appartiene.

    Ogni volta che mi sento vicino ad uno stato che possa almeno assomigliare alla bontà, ecco che le mie imperfezioni, le storture del mio carattere e la durezza del mio cuore emergono in me prepotentemente. È vero quello che scrive Paolo, il peccato svela la mia non umanità. Spesso perdo le staffe, mi imbestialisco (cioè, divengo simile ad una bestia in preda ai propri istinti). Sono lontano anni luce da quell’idea di uomo realizzato che mi illudo a volte di essere.

    Quando nel mio cuore passa la tempesta mi ritrovo solo con me stesso a fare i conti con la mia meschinità. Per un superbo come me è difficile accettare il fallimento. Provo vergogna per ogni sfuriata, per ogni singola parola velenosa che – incredibilmente – sono stato capace di urlare. Quasi non riesco a tollerare la pusillanimità che mi ha reso connivente e complice degli sbagli altrui, senza intervenire e tollerandoli per la paura di vedere messa in pericolo la mia tranquillità. Di quanti giudizi sommari sono stato capace, quanti sono i rancori sopiti che riemergono all’improvviso e con cui fare i conti quando ritorna la calma nel mio animo!

    Spesso tocco un abisso da cui è difficile riemergere. Torno faticosamente a galla, ferito dalla consapevolezza di essere ancora lontano, lontanissimo, da ciò che vorrei essere. Resta la sensazione di aver sbagliato tutto, di aver mancato il bersaglio, appunto.

    È difficile guardare in faccia il peccato. Non posso credere di essere così fragile, così meschino. Allora è più facile accusare le circostanze, l’atteggiamento degli altri, la società che respinge e porta al compromesso, il modo di vivere egoistico ormai generalizzato. Già, la colpa del mio essere imperfetto è di tutti e di tutto, tranne che la mia. Arrivo quasi a pensare che Dio chieda troppo, che la sua sequela sia impossibile. La Chiesa, poi, diventa sempre più lontana perché ne vedo solo i severi giudizi ed i rigidi precetti. In quei momenti rifiuto tutto, in primis la Comunità, troppo dura rispetto alle mie fragilità. Resto soffocato dal rendermi conto di quanto siano evidenti le mie fragilità.

    Alle mie miserie si aggiunge la superbia e devio ancora di più da ciò che vorrei essere.

    Già, ciò che vorrei essere spesso è assorbito ed annientato da ciò che devo essere per forza. Sì, perché mi rendo conto sempre più che seguo un modello imposto di perfezione quasi con un atteggiamento di costrizione. Quella strada non è la mia ma una sorta di percorso da dover a tutti i costi intraprendere. Il giudizio della gente diventa il parametro fondamentale con cui misurare me stesso. Bravo figlio, bravo padre, lavoratore instancabile, marito esemplare, uomo pio e timorato. Tutte cose buone e giuste, ma io voglio essere così? Lo voglio veramente o semplicemente lo devo essere? Percorro la mia di via oppure un percorso imposto più da un modello di comportamento che condiviso dal mio cuore?

    Forse qui sta il problema: la strada che devo seguire spesso non coincide con quella che voglio percorrere. Mi spiego meglio. Forse non sempre il giudizio positivo dell’altro vuol dire che io stia veramente facendo un vero cammino di salvezza ma, semplicemente, che sono bravo a rispettare le convenzioni sociali ed a nascondere gli scheletri nell’armadio!

    Forse il cogliere il bersaglio presuppone l’abbandonare la strada del dover essere a tutti i costi in un modo per quella più scomoda dell’aver voglia di convertirsi sul serio, non avendo paura di mostrarsi per quello che si è veramente. Ed è proprio questo mio atteggiamento di dover apparire perfetto che mi ha da sempre condizionato nell’approccio con l’altro a causa della difficoltà di mostrarmi realmente con le mie molte debolezze. Ciò vale specialmente con riguardo al Sacramento della Confessione, argomento venuto a galla in alcuni commenti al post.

    Per molto tempo il mio atteggiamento nei confronti del Sacramento della Confessione è stato alquanto critico. Che bisogno c’è – pensavo – di andare dal prete – un estraneo – a raccontare le mie miserie quando posso farlo direttamente con Dio (che peraltro già conosce tutto!) nella preghiera personale e senza dover sbandierare i fatti miei ai quattro venti? Non mi sono accostato per lungo tempo alla pratica della Riconciliazione proprio per quel sentimento di superbia che alberga nel mio cuore e che non ammette di mostrare agli altri le mie debolezze. Poi, finalmente, ho deciso di vivere in maniera più coerente il mio rapporto con Dio. Oggi la Confessione ha per me un diverso significato: non più quello di una inaccettabile invadenza ma di una raggiunta consapevolezza che portare a galla le mie debolezze può essere la via per giungere a fare centro. Tanto più che il mio abituale confessore è persona che mi conosce fin dalla nascita e – posso assicurare – devo fare un grande sforzo con me stesso nel parlare in sua presenza (in realtà è a Dio che mi rivolgo!) di argomenti tanto intimi. Mi secca enormemente rivelare la mia vera natura a chi mi conosce così bene ma ritengo che per superare le mie debolezze debba prima di tutto abbandonare quell’atteggiamento del dover essere perfetto a tutti i costi. Nella Confessione mi confronto con i miei peccati, presentandoli a Dio per il tramite dell’altro, e ciò mi permette di essere me stesso guardando in faccia i miei difetti e non una maschera di falsa apparenza (poi, se magari il confessore è un po’ pettegolo si può sempre cercarne un altro!). La confessione è un atto di grande umiltà necessaria ad un superbo come me!

    Vorrei solo sottolineare un aspetto del post di Paolo per fare una considerazione personale “ad alta voce” . Io credo che il nostro peccato veramente offenda Dio! Il nostro peccato offende Dio non perché provoca in Lui un sentimento di oltraggio – tipicamente umano – ma in quanto Lo colpisce e ne fa il bersaglio dell’offesa. Per me il peccato è essenzialmente il mio tentativo di annientare Dio, di eliminarlo dalla mia vita per sostituirmi a Lui: è come se anch’io volessi cogliere il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male per essere io stesso Dio (Gen 2, 16-17).

    Mi viene in mente la Parabola del figlio prodigo (Lc 15, 11-32): quando pecco è come se chiedessi a Lui la mia parte delle ricchezze, così come fece il figlio minore di quel padre. Voglio prendere la mia eredità per fare di me il dio della mia vita. Il significato di quella richiesta – nota qualche commentatore – è assai grave: è come se quel figlio avesse voluto la morte del Padre pretendendo una divisione ereditaria anticipata. Vuole essere lui il padrone dei beni famigliari e della propria vita. Quel padre è offeso dal peccato del figlio perché in fondo ne diviene oggetto.

    Forse non cogliere il bersaglio significa semplicemente mettere il proprio io al posto di Dio. Io in questo sono bravissimo…

  19. Sai Stefano,
    in questo siamo tutti ‘bravissimi’ :
    si impara a far posto a Dio, passo dopo passo.
    E’ un lavoro di grazia, per prima, e di volontà.
    Grazie

  20. Per Marcodon:
    entro nel blog,
    ma non riesco a lasciare nessun commento…
    né a registrarmi.
    Chiedo scusa a tutti se ti parlo da qui.
    Ma è l’unico modo anche s enon capisco il perché.

  21. Anche per Stefano di Perugia:

    spero bene che ognuno di noi, che tutti gli esseri umani in tutto il globo, siano capaci di avere nozione e capacità di mettere il proprio IO davanti a quello degli altri.

    Se non altro servirebbe a meglio identificare la propria singola individualità davanti a quelle altre singole individualità fuori da noi.

    Peccato (che omissione grande) sarebbe quello di non fare la seconda metà del viaggio: una volta identificato quello che siamo, quello che abbiamo avuto e che non abbiamo restituito allora ecco che dovrebbe muoverci liberamente la molla della “restituzione”, del sentirci grati e nel sentire gratitudine per tutto quello che abbiamo ricevuto dagli altri.

    E questa gratitudine verso l’altro da noi potrebbe naturalmente tradursi in amore libero per gli altri.

    Potrebbe, che non ci sta costrizione o imposizione. L’amore va scelto liberamente.

    Per Fabiana: hai controllato bene l’indirizzo? Qui non è arrivato ancora.

    Buon inizio di settimana.

    Marcolino

  22. @ Paola B. (catechista ed obiettore di coscienza!) 🙂

    Faccio una (piccola?) digressione rispetto al tema principale. Il mio adorato “Cognatello” Alessandro rideva spesso del fatto che non conoscessi a memoria l’Atto di dolore. “Come fai se te lo domandano?” mi chiedeva ridendo (forse già s’immaginava il mio imbarazzo nell’eventualità). Gli rispondevo che non avevo mai avuto la necessità di imparare l’Atto di dolore in quanto il mio prete preferiva, a conclusione della Confessione, abbracciare il penitente piuttosto che richiedergli la recita di quella preghiera. Anche al mio don quella formula penitenziale non è mai stata molto simpatica.

    Finché un giorno, puntualmente, dovetti rendere dolorosamente conto di questa mia lacuna culturale!

    Capitò che io e Maria Chiara ci trovassimo un sabato mattina in un convento qua vicino dove era stato predisposto un (chiamiamolo) servizio continuativo per le confessioni. Ci accolse un frate alquanto scorbutico – forse perché l’avevamo distolto da altre occupazioni per lui più impellenti – chiedendoci cosa mai volessimo. Timidamente gli domandammo chi fosse a disposizione per le confessioni e lui, sospirando, disse: “Io! Vabbè facciamo presto, seguitemi in cappella!”. In fila indiana ed assai timorosi ci incamminammo dietro il frate fino all’ingresso della cappella. “Fermi qui”, ci ordinò, “uno di voi venga con me, l’altro aspetti fuori!”. Andò per prima Maria Chiara.

    Quel padre francescano era veramente spigoloso. Me lo ricordo ancora in camicia, con le maniche arrotolate e senza saio, guardarci storto con quei suoi occhi azzurri che la barba bianca ben curata faceva maggiormente risaltare. Si capiva lontano un miglio che per lui eravamo un gran seccatura! L’unica cosa che faceva intuire che fosse un religioso era il tao al collo ed i sandali che comparivano da sotto i jeans.

    Dopo un po’ le porte della cappella si riaprirono e spuntò Maria Chiara che, incrociandomi, mi disse sottovoce: “Questo qui è veramente tosto e chiede pure l’Atto di dolore!”. Apriti cielo: “ed adesso come faccio?! E chi lo consoce ‘sto benedetto Atto di dolore!” pensai tra me incamminandomi verso il frate che teneva aperta la porta della cappella per farmi entrare, quasi mi aspettasse al varco per mazzolarmi ben bene. Presi un bel respiro ed entrai.

    Inutile dire quanto fu aspra quella conversazione. L’atteggiamento del frate fu molto scontante e la sua voce aveva sempre un’intonazione di rimprovero. Faticai molto in quella Confessione ma – devo ammettere – fu per me molto stimolante. Non trovai in lui la ben che minima comprensione ma un atteggiamento critico che nel contempo è stato l’origine di un confronto franco. Estremamente franco! Tutto sommato devo ammettere che quel suo ruvido modo di porsi mi ha portato a riflettere su aspetti della mia vita a cui non avevo mai fatto troppo caso. Inoltre, mi trovai presto a dover abbandonare il mio consueto atteggiamento accondiscendente, partecipando a quella faticosa conversazione in maniera più vera per la necessità di rispondere alle provocazioni di quel coriaceo confessore. Fu una vera lotta – prima di tutto con me stesso – che mi ha portato a guardare meglio nel mio cuore. La Provvidenza divina si manifesta nelle forme più impensabili!

    Al termine di quel faticosissimo colloquio il frate mi squadrò e con voce legnosa mi disse: “Vabbè, ora recita l’Atto di dolore!”. Il mio imbarazzo fu enorme, testimoniato anche dal mio improvviso rossore. Provai a cincischiare qualcosa del tipo: “Sa, nella mia parrocchia non usa recitare…” ma lui, di rimando, gridò: “ma che dici! Nella tua parrocchia… Ma possibile che alla tua età manco sai l’Atto di dolore a memoria! Vabbè, ripeti con me…” ed incominciammo la recita insieme, lui declamando ed io dietro a fare l’eco.

    Tornai da Maria Chiara umiliato e contrito! Strappai più di una risata ad Alessandro, riferendogli l’accaduto…

    Da quanto ti ho raccontato dovrei essere d’accordo con la tua “obiezione di coscienza” riguardo l’insegnamento dell’Atto di dolore, tanto più che neppure il mio abituale confessore ne richiede la recita. Vorrei però, se me lo consenti, provare a fare insieme a te (mi raccomando: non contro di te!) una piccola riflessione.

    Sinceramente non credo che rifiutarsi di insegnare questa preghiera sia la soluzione per evitare che di Dio venga offerta un’immagine distorta. Hai perfettamente ragione nel sentirti a disagio di fronte alla descrizione di un Dio permaloso e vendicativo: non è il Dio del Vangelo! L’Atto di dolore è una preghiera che nasce dall’uomo e come tale risente purtroppo delle sue imperfezioni. Nel non recitarla non si infrange alcun dogma, è ovvio.

    Mi mette, però, un po’ a disagio questo tuo (comprensibile! – tanto che sono stato fino all’ultimo in dubbio se fosse il caso di intervenire sulla questione che hai sollevato) atteggiamento. Forse il non insegnare quella preghiera – che comunque fa parte del nostro retaggio culturale – è più dannoso dell’immagine falsata di Dio che da essa può trasparire. Spiego. Il non preparare i nostri giovani al confronto con la rappresentazione distorta di un Dio severo e vendicativo può essere – a mio modestissimo avviso – alquanto pericoloso, anche perché spesso quegli stessi atteggiamenti emergono in altre forme e modi, trovandoci poi impreparati. Ed allora andiamo in crisi! Forse far conoscere quella preghiera ed analizzare i motivi per cui essa offre una descrizione di Dio falsata può essere un modo efficace di parlare ai nostri figli di quelle storture che nel corso dei secoli hanno condotto molti devoti credenti fuori strada. Storture presenti anche nella Chiesa di oggi e che spesso preferiamo non vedere.

    La nostra storia insegna, perché non tenerne conto? Perché non vedere da dove siamo partiti e quali errori abbiamo commesso? Secondo me si perde una buona occasione di confrontarsi con il passato, mostrando a chi viene dopo quali sono gli atteggiamenti di ieri (ma anche di oggi) che allontanano invece che chiamare a Dio.

    Francamente, cara Paola B., anche nel Padre nostro c’è una frase che mette a disagio: “…e non ci indurre in tentazione”. Abbiamo due scelte: o cancellare quella frase (si tratta della seconda parte non direttamente insegnata da Cristo) oppure evidenziarne la problematicità (è mai possibile che Dio sia un tentatore e si diverta a giocare con le nostre vite?) e, magari, se possibile, cercare di fornire una lettura più aderente al vero senso di quel passaggio.

    Anche nella Bibbia dobbiamo confrontarci con tanti brani dove il protagonista è un Dio irascibile e vendicativo! Ma, poi, è realmente così? Forse l’atteggiamento giusto è quello di preparare noi stessi e chi viene dopo a confrontarsi con queste “storture” (vere o presunte) che tanto ci pongono in imbarazzo.

    Non condivido la tua scelta di cancellare la preghiera dell’Atto di dolore dalle tue catechesi – te lo dico con la massima sincerità! – perché, da papà, vorrei che chi mi aiutasse a trasmettere la fede ai miei figli avesse anche la pazienza di confrontarsi con le cattive interpretazioni del nostro credo, magari aprendo una discussione sul perché certe concezioni vadano superate. Ciò renderebbe i nostri figli più coscienti di quanto certi atteggiamenti abbiano fatto male alla Chiesa e magari a porsi nei loro confronti con buona consapevolezza. Ma per fare ciò dobbiamo prima di tutto parlarne! Mostrare i nostri errori serve ad evitare che ci si ricada in futuro. Ben venga allora l’insegnamento dell’Atto di dolore se accompagnato da una sua esegesi critica.

    Magari, poi, scopriamo che la versione italiana è solo frutto di una errata e non fedele traduzione di quella originale in latino…

    Vorrei concludere notando che se non fossi stato aperto anche agli atteggiamenti discutibili dell’altro non avrei potuto godere degli evidenti frutti spirituali di quella sofferta Confessione di allora, che non sarei stato capace di cogliere tra le pieghe del caratteraccio di quell’antipatico frate.

    Su questo, se vuoi, sono pronto a confrontarmi (sempre che ciò non vada a discapito dell’economia del Blog che ci ospita!) nella consapevolezza che il tuo è un compito molto delicato. Si fa presto a parlare standosene in poltrona come faccio io! Ti ringrazio, da papà, per il grande dono che con il tuo servizio fai al prossimo!

    1. ciao a tutti è un pò che sono assente ma leggendovi non mi sembra …sempre attenti sul tema di Paolo come sempre…….grazie a Dio non è cambiato nulla …Paolo ha sollevato una bellissima riflessione….e che mi trova d’accordo…ma tu Stefano perugia mi meravigli sempre ..tutte le volte penso: no è troppo lungo non lo leggo…e poi riesci sempre a “rapirmi”… visto la tua difficoltà con l’atto di dolore ti trascrivo la preghiera, da recitare dopo la confessione, che il nostro parroco ci ha insegnato :
      MIO DIO ,HO PECCATO CONTRO DI TE E CONTRO I MIEI FRATELLI .MA PRESSO DI TE E’ IL PERDONO E GRANDE E’ LA TUA MISERICORDIA!! ACCOGLI IL MIO PENTIMENTO E DONAMI LA FORZA DI VIVERE SECONDO IL TUO AMORE……a me pice molto anche perchè sono aperta a tutte le cose innovative….forse si potrbbe consigliare a Paola B.anche perchè riconoscere i propri peccati è una grande crescita interiore,un atto d’amore verso Dio..visto che Lui ci ama alla follia……

      pace e bene…fratelli

      1. Grazie Loretta per la bellissima preghiera… ne farò buon uso! Hai ragione: non ho proprio il dono della sintesi… ma si può sempre migliorare!

        1. ciao stafano perugia …non devi migliorare ..rimani così…e poi
          il dono della sintesi non ti si addice …non ti riconoscerei….a presto …fino a fine mese non vi potrò leggere …
          pace e bene a tutti ..fratelli

  23. Ciao a tutti,
    ieri ero troppo occcupata per esprimere la mia opinione a proposito dell’Atto di dolore, e sentivo anche del disagio al riguardo…
    Certo mi piacciono moltissimo le alternative offerte da Paolo!
    eppure voglio dire che le motivazioni di Stefano centrano e concretizzano alcuni miei pensieri.
    E’ vero! a partire da questa preghiera ci sono tante cose su cui occorre sempre confrontarsi e discutere, vivendo o trasmettendo la nostra fede.
    E sempre e’ necessario ed importante sapere chi siamo e da dove siamo partiti… anche riportando i nostri sbagli durante il cammino,
    (mio figlio mi chiede delle Crociate, e della vita di alcuni Pontefici dal passoto… e cose cosi’…)

    Vogliamo chiederci se sia giusto cominciare da piccoli ad insegnare che abbiamo potuto sbagliare? credo di si’, finche’ non cambieranno piano piano almeno le cose concrete che mettiamo in discussione: ad esempio finche’ non si decidera’ tutti che alcune preghiere vanno modificate per tutti!

    Certo poi che qualcuno deve pur cominciare, a cambiare, come fa Paola B.!, ma magari anche cercando di mediare… mostrare e a poi andar oltre!, in questo come in altro.
    grazie ad Antonella e a Stefano anche da parte mia.

    1. Siete andati avanti con le riflessioni, ma sto ancora riflettendo sulla preghiera, su quella in particolare.
      Credo che la preghiera sia un mezzo che può convertire il nostro cuore, per questo non è indifferente che si insegni una preghiera piuttosto che un’altra.
      Penso che quando una preghiera ci porta nel cuore un’immagine di Dio che riconosciamo non vicina a quella che ci ha rivelato Gesù, non è sbagliato accantonarla per sceglierne altre (e ce ne sono molte!).
      A parte La Preghiera che ci ha insegnato Gesù, tutte le altre sono derivate da uomini, quindi non le considererei qualcosa di “sacro” che non può essere messo in discussione.

      Per quanto riguarda poi fare un discorso critico sulla Chiesa con bambini di otto anni ci penserei un po!
      Rimandare a quando sono un pochino più grandi e in grado di capire?
      Il catechismo per i bimbi così piccoli credo sia un “presentare” loro Gesù: cominciamo da Lui, poi eventualmente si può parlare di sbagli ecc…più in la…

      1. Ciao Laura, solo un’osservazione: i bambini sono piccoli, non stupidi!
        Sono in grado di capire meglio degli adulti, molte volte,

        Anzi, per certe cose e’ opportuno che imparino ad esercitarsi da piccoli
        perche’ da grandi si fa piu’ fatica,
        si e’ molto meno elastici e vivaci…
        forse ci si irrigidisce troppo da grandi…

        (e si diventa teste dure come noi)

        1. Daccordissimo con te: i bambini sono più intelligenti di quanto spesso ci aspettiamo noi “grandi”.
          Ma continuo a pensare che ci sia un momento giusto per tutto.
          E per iniziare magari è meglio farlo con le cose più importanti, senza rischiare di far confusione
          è vero che loro sono più elastici di noi, ma sono anche più “delicati”, e affrontare con loro temi che anche noi “adulti” fatichiamo a capire e ad accettare non mi convince.

  24. Ciao Marco, ti chiamero’ cosi’. (ne’ ino ne’ din o don, ok? ti va bene?)

    Chiedere Poco?!!! Perche’?!?
    Anzi, chiedere tanto, tantissimo! (La totalita’ della promessa)
    stare vicini a Dio e presenti a se stessi e chiedere a Dio e a se’ TUTTO cio’che ci si puo’ dare a vicenda!!!… con fiducia e con tutto quello che si puo’ usare ed osare chiedendo…
    e dimmi, ti va bene peccato come “mancanza di amore” ?! difetto che magari FA FARE cose cattive!?

    Io ribadisco che esistono anche i peccati del “mal-fare” del commettere e non solo dell’omettere!!!!

    Ok, siamo in tanti… e ognuno coglie sfumature diverse, mancanza male … bene amore… azione non-azione, fatto sta che c’e’ quel “qualcosa” che ci allontana da Dio, da come Egli ci ha mostrato che potremmo essere nell’Illustrazione del famoso libretto di istruzioni che e’ la Bibbia, e in particolare nel Vangelo: Illustre Immagine che e’ il suo stesso Figlio, Gesu’, a cui ispirarci nel costruire la parte di noi che manca… o e’ male assemblata.

    (Pochi giorni fa stavo montando per una mia nipotina un’altalena piena di pezzi strani, e senza l’illustrazione della scatola, nonostante ci fossero le istruzioni, forse non ci sarei riuscita in tempi BREVI!!! (ed io monto smonto rimonto da sola anche i mobili Ikea, perche’ capiate che ho un’ottima manualita’!))

    L’armonia mi piace di piu’: il mio problema come ho detto altre volte e’ quando non mi sento in armonia! e il peccato distrugge questa armonia in me.

    Ma perche’ ti da’ fastidio la parola peccato?
    la parola latina peccātum (da cui il nostro “peccato”) anche se non entrava nel dettaglio con gli archi e le frecce si muoveva gia’ nel campo semantico del fallire cosi’ come della mancanza e dello sbaglio dell’errore, in teoria dovremmo gia’ essere a posto cosi’ usandola… ma la abbiamo svuotata banalizzata e caricata di significati impropri, accade spesso a questo modo! la storia della lingua (lingue e culture) e’ affascinante!!! sarebbe invece utile e importante notare attraverso il tempo gli usi che della parola “peccato” sono stati fatti e capire perche’ si sia giunti oggi noi, a banalizzarla, (certo che qualcuno ha delle responsabilita’ in questo) ma tante parole hanno subito sorti simili e’ la vita delle lingue! E’ normale… Io adesso non ho sottomano strumenti adatti per procedere con ricerche adeguate! (sembrera’ strano ma per certe cose… la rete non e’ancora attrezzata!!! (E piu’ strano a me sembra che non me ne dispiace che non lo sia ancora!!!)

    E liberta’ e capacita’ di peccato o di fare – il bene o il male – , vanno insieme.
    Io vedo la mancanza di qualcosa soprattutto nella nostalgia di Dio, allora cio’ che manca riguarda l’anima infinita chiusa nel nostro corpo finito con la consapevolezza che intorno e chissa’ dove-da- noi esistono tante piu’ cose che noi non vediamo non sappiamo eppure percepiamo e desideriamo infine piu di quanto ora ci e’ possibile capire e intendere.
    Forse che non siamo noi sempre un poco a disagio QUI sulla terra?! (“a disagio” come dice un tuo amico), sempre noi a guardarci attorno e fuori e dentro… e di lato e alle spalle… insoddisfatti inquieti… ingombri di inutilita’.

    Ma consapevoli che il QUI che diciamo si sdoppia in due dimensioni il qui sull’altare del pane e del vino e il qui della pesantezza del nostro corpo e dei nostri pensieri desideri che ogni tanto, soprattutto la domenica mattina, volano leggeri sopra di noi e ci fanno una cosa sola in Gesu’. redenti. purificati. pacificati.
    Un po’ piu’ nell’”altro” che in “questo” QUI.

    (grazie a te)
    (Auguri per il tuo Blog!)

  25. Cara Vera,

    grazie a te delle parole e dei pensieri che offri a me ed ai lettori amici del blog.

    Brevemente una parola in più sull’uso e sul significato che ogni singola persona (in modo autonomo ed individuale, non aggruppati) potrebbe assegnare alla figura del “peccato”.

    Storicamente vorrai convenire con me che del “peccato” si è pesantemente abusato per costringere i paurosi, i dubbiosi, i ritrosi, i disubbidienti ed i ribelli a seguire il canone imposto dal potere in carica. Specialmente se questo potere si vestiva di paramenti sacri, con il potere datogli dalla divinità in persona.

    Potresti convenire anche con me che tutt’oggi alcuni ancora si vestono di tale autorità, anche se con minore efficacia.

    Il potere del trascorrere dei secoli e millenni (due, per ora) e della crescita (sono un inguaribile ottimista) del genere umano in evoluzione ecco che mi portano a dare più fiducia alla crescita spirituale individuale non fondata sulla paura del peccato (non fare questo, non fare quello, per carità) ma fondato invece sull’amore e sulla pratica del pensiero umano individuale.

    Marco

  26. Ciao Marco,
    prima o poi faro’ una ricerca sulla parola peccato e magari ne riparliamo.
    (certo che si e’ usata anche la paura nei secoli)

    ora voglio dirti:
    non pensare a NON fare questo NON fare quello
    o DEVI fare questo e DEVI fare quello.

    pensa a
    FAI questo e vivrai! (FELICE = per come puo’ un uomo esserlo QUI)
    FAI questo e sarai veramente te stesso.
    FAI questo e saprai chi sei.

    puoi fare quello che vuoi Marco, questo quello, dipende da te.
    oggi sai che e’ cosi’ e dillo a te e chi incontri!

    il peccato e’ sbagliare la strada verso noi stessi.

  27. Cara Vera,

    il peccato è sbagliare la strada verso la verità, la bellezza, la bontà seguendo il consiglio degli altri. Sbagliandola omettendo il fare. Limitando la libertà individuale degli altri esseri umani.

    Meglio sbagliare da soli. Senza nuocere agli altri, se possibile. Gli errori si correggono. Si spera presto e bene.

    D’altronde come fare a capire cosa sia bene e cosa sia male per un altro essere umano in cammino? Soltanto lui stesso potrà scoprire dentro di sè la verità.

    Marco

    1. Tu Marco dici: “come fare a capire cosa sia bene e cosa sia male per un altro essere umano in cammino”

      La cosa che conta davvero e’ sapere cosa e’ bene e cosa e’ male per noi stessi anzitutto, TU per te e IO per me!

      E abbiamo il Vangelo e la Parola di Dio ad illuminarci, la Chiesa e i sacramenti lungo la strada. Se crediamo nel Dio di Gesu’ e’ Lui la via. Il modello.

    1. Grazie Anna!
      io invece ricordo che oggi e’ sette settembre!

      ricordate il sette settembre dello scorso anno? io ricordo che ero in viaggio e che…
      eravamo tutti un po’ preoccupati e in pena per la salute di Paolo,
      e adesso, invece… dopo un anno pieno per tutti…
      grazie a Dio, stasera Paolo sara’ ad Ancona!
      Aspettero’ i file su http://www.tiraccontolaparola.it, mentre auguro a tutti coloro che parteciperanno all’incontro, e a Paolo stesso, di aprirsi allo Spirito di Dio che soffia forte ad Ancona, in questi giorni del Convegno Eucaristico!

      buona giornata a tutti!

      1. Cara Vera,

        spero che qualche amico che sarà presente all’incontro con Paolo possa avere a corredo anche una piccola telecamerina e prendere copia dell’incontro (magari anche pochi minuti) da poter poi mettere online.

        Ma forse non sono il primo ad aver pensato una cosa così.

        Ciao.

        Marco

        1. Ciao Marco,
          forse ancora non lo sai, appena arrivato qui! ma dai un’occhiata alla pagina Info di questo Blog!,
          e troverai altre sorprese…
          Ad esempio scoprirai che sul sito http://www.tiraccontolaparola.it
          un altro dei siti di Paolo, (quello ufficiale, potremmo dire!) alla sezione Multimedia
          si trovano file AUDIO di Paolo su moltissime sue Conferenze a partire del 2005 fino alle ultime del 2011,
          (i video sarebbero troppo pesanti credo… per vederlo bastano i videocommenti della domenica! che trovi sul canale youtube di Paolo… li hai mai sentiti?)
          io che non posso essere presente di persona alle Conferenze e ai Ritiri lo ascolto da li’! e ti assicuro che ne vale la pena ascoltarlo! fammi sapere…
          poi c’e’ anche un gruppo Facebook e un’Associazione… (e Parola e Preghiera e molti bei libri come gia’ sai.)

          ciao a te e buona giornata a tutti.

          1. Cara Vera,

            forse tu non lo sapevi ma io avevo già dato una scorsa sul sito web di tiraccontolaparola.it e avevo già cominciato ad ascoltare un file audio.

            Ora però stavo chiedendo addirittura (!) un file video, magari di pochi minuti.

            Buona serata.

            Marco

  28. Ciao Marco,
    è vero, non lo sapevo.
    e comunque ti ho gia’ risposto: per i video di Paolo vai su youtube…
    (o su questo stesso Blog, home page a destra)
    o tu ne vuoi proprio uno da Ancona?!
    Allora vai su facebook e chiedi ai partecipanti all’incontro di portarsi dietro un cellulare che fa i video, di informare tutti che lo stanno facendo (la privacy…) di chiedere il permesso di pubblicarlo e poi ti dirci dove si trova!
    è semplice!
    P.S.
    ad ogni modo su youtube trovi anche molti video dei viaggi che Paolo e altri pellegrini hanno fatto in Terra Santa!
    o vuoi di più? (!)
    e stai gia’ ascoltando un file audio! bravo!

    ora mi fermo perche’ il tema del Post è stato largamante aggirato… e me ne scuso…. e pero’ l’ho fatto solo per dare informazioni più ampie…

  29. Caro Paolo,
    tramite la libreria “I.B.S.” ho acquistato il tuo libro “Perchè restare Cristiani”. Nel momento dell’acquisto c’era scritto consegna in tutta Italia entro due giorni, ma penso ne siano trascorsi ormai dieci e non è ancora arrivato. Cosa devo fare?

    1. Mi permetto di risponderti io. Sappi che in agosto le case editrici sono state chiuse ed in questo periodo l’attesa si allunga un po’. Magari c’è stato un qualche disguido. L’unica cosa che puoi fare è contattare direttamente la libreria e chiedere a loro informazioni/spiegazioni circa il ritardo. Se, come credo di aver capito l’acquisto del libro l’hai fatto on line, troverai nel sito internet della libreria i contatti da chiamare per le necessarie delucidazioni. Ti sia di conforto sapere che l’attesa verrà ripagata dalla lettura del libro che sarà – ti assicuro – molto piacevole.

  30. Sai Paolo il peccato è uno di quei temi che mi turba profondamente, sono contento che gli altri frequentatori di questo sito abbiano le idee chiare sull’argomento, ma io… io… vorrei solo esprimere un mio pensiero: Dio è amore un amore a 360° un amore che l’uomo non sa non capisce forse nel suo intimo intuisce qualcosa ma è lontano dal comprenderne il significato pieno e quindi pecchiamo. Ecco cos’è per me il peccato ignoranza d’amore. Meno male che il Padre misericordioso il Paradiso ce lo ha donato perchè noi uomini non saremmo mai in grado di meritarlo nonostante i tanti uomini di buona volontà e le sofferenze dei sofferenti.

    1. Ciao Elio, idee chiare e’ “troppo”!… per me!

      non le ho “esattamente” chiare perche’ il peccato si va ad intrecciare con la liberta’ la volonta’, la provvidenza oggetti fragili e delicati da maneggiare…. faccio quel che posso, sfiorando e guardando tutto con molta attenzione,

      capisco se sono felice e capisco se ho fatto qualcosa di male, quello si’!!!

      mi piace il peccato come “ignoranza di amore”, grazie.

          1. Cara Vera,

            purtroppo sono evidenti i segni proprio oggi proprio in Italia della consuetudine ed abuso a dire “non lo sapevo” per cercare a tutti i costi una innocenza perduta.

            A titolo di esempio ricordi i “non lo sapevo” degli appartamenti di prestigio in fronte al Colosseo di Roma?

            Ed i “non lo sapevo” riguardo parentele egiziane di giovani fanciulle?

            Troppi non lo sapevo, non trovi anche tu?

            Marco

  31. Ciao a tutti. E’ la prima volta che intervengo su questo blog, ma conosco Paolo Curtaz tramite alcuni suoi libri e i suoi videocommenti al vangelo. A proposito di peccato, ricordo un’omelia quaresimale di un sacerdote che purtroppo è già mancato.
    Per esaminare la nostra coscienza suggeriva tre sezioni:
    – Il bene che facciamo sempre, che non ci costa fatica sceglierlo, che è diventato una buona abitudine cioè una virtù…
    – Il bene che facciamo solo qualche volta. Un pò sì e un pò no, cioè le piccole scelte quotidiane…
    – Il bene che non facciamo mai. Qual’è l’ultima volta che ho fatto una scelta cristiana? Non è il peccato che ci dispiace, ma è il peccato che ci piace…
    E suggeriva la breve preghiera “DONACI SIGNORE LA FORZA DI RESPINGERE IL MALE E DI SCEGLIERE IL BENE”
    Condivido con voi queste riflessioni perchè la Confessione come sacramento è veramente uno scoglio a volte insuperabile. Ha senso secondo me chiedere perdono a Dio tutti i giorni. Ha senso condividere la propria vita interiore con un Amico spirituale. Non ha senso quello che mi è stato insegnato (ormai tanti anni fa) sulla modalità di confessione istituita dopo l’anno mille dalla Chiesa…

  32. Marco.
    l’ignoranza vera a cui mi riferisco qui è un’altra cosa…
    l’ignoranza riconosciuta poi si può colmare,

    quella di cui parli tu invece è ignoranza che si finge tale ed è colpevole di non agire bene!

    comunque ognuno ha le sue responsabilità

    anche io! e ora mi fermo qui.

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Article by: Paolo

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