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11/9

Mi trovavo a Gerusalemme, nel quartiere musulmano, vicino alla Porta dei leoni. Era l’ultimo giorno di un pellegrinaggio, il primo da me organizzato, e stavamo per andare al sepolcro. Ero molto stanco ma mi stavo rilassando, vedendo che i pellegrini, amici perlopiu’, erano molto contenti. Mentre compro una bottiglietta d’acqua, lasciando i pellegrini entrare a vedere i resti della fortezza Antonia, il mercante, sorridendo, dice killed Bush!
Rabbrividisco e vedo alla sue spalle un piccolo televisore con le immagini dell’attacco alla prima torre. Raggiungo la guida, il fermento nel suk sta aumentando. Non voglio spaventare nessuno ma alcuni uomini in borghese spuntano dal nulla armati di fucile e accompagnano due spaventati turisti con la kippah. Raduni il gruppo, dico loro, seccamente di non commentare, di stare uniti: voglio andare subito nel quartiere cristiano. Nel suq e’ tutto un cloamore, grida di gioia, gente esagitata che ci parla in inglese. Benedico il fatto di essere italiano. Davanti a noi la guida, decidamente spaventata, io chiudo il gruppo. Si unisce a noi un europeo alto e magro, spaventatissimo, dietro di lui un altro che interrogo con lo sguardo. Noto che impugna una pistola automatica. Police, go, go!. Non mi tranquillizza affatto! Al ritorno a Casa Nova trovo il frate direttore visibilmente scosso: mi dice di avere dovuto richiamare i suoi dipendenti, arabi cristiani, per la manifestazione di gioia che stavano esprimendo. Chiudiamo la giornata nella preghiera, grazie al cielo l’indomani un volo El Al, unica compagnia in volo in Europa, ci riporta in una deserta Malpensa dove alcuni famigliari, turbati, scoppiano a piangere dopo una notte insonne.
Me lo ricordo benne l’11 settembre e il clima di paura che ho vissuto.
Sull’aereo in decollo da Ben Gurion, scortati da un caccia militare, ripensavo alle parole tristemente profetiche di un parroco palestinese che diceva che a Gerusalemme si fara’ la pace nel mondo.

Dieci anni dopo un altro prete, Raed, dice ai pellegrini la stessa cosa: non e’ in Iraq o in Afghanistan che si risolvono i conflitti ma a Gerusalemme.
Nei giorni seguenti ho riflettuto molto su quanto quell’evento abbia segnato la nostra storia recente, anche personale. Oggi,a distanza di dieci anni mi chiedo quanto la mia vita concreta possa trarre insegnamento da quegli eventi e da questi anni di guerra.

Almeno una cosa voglio fare: continuare ad associare il nome di Dio alla tolleranza, all’accoglienza, alla pace, dopo che il suo nome e’ stato usato (fintamente) per giustificare la guerra.

Category: Pensieri

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23 comments

  1. Il mio ricordo dell’11 settembre…
    In ditta la tv era accesa su ciò che i telegiornali continuavano a trasmettere in continuazione: morte, distruzione, terrore, odio…
    la nostra attività non ha a che fare molto con il pubblico privato, tratta soprattuto con le aziende, ma in quel pomeriggio una suora del nostro paese è entrata per chiedere delle informazioni…
    cià che è successo è stato un massacro d’odio, di più non potrei dire, ma in quella visita inaspettata e negli occhi di quella suora ho sempre visto una piccola speranza dell’amore di Dio, della grandezza che comunque c’è al mondo nonostante scene apocalittiche che purtroppo si ripetono nel corso dei secoli.

  2. Gerusalemme!
    metafora delle nostre esistenze
    assediata devastata abbandonata saccheggiata, ricostruita!
    citta’ contesa. splendida di morte e di vita.

    La citta’ santa, amata da Dio, verso cui tendiamo e da “ricostruire”.
    Che Dio stesso ricostruira’ per noi, nuova! e noi li’, allora, abiteremo per sempre!

    (Riedificati i suoi confini nella gloria di Dio.
    I nostri piedi davanti alle sue porte, le nostre preghiere di pace per Gerusalemme…

    non siamo forse un po’ tutti figli suoi, nati in essa: dalle sue sorgenti, e destinati a ritornarvi!? Non siamo forse un po’ Gerusaleme anche tutti-noi dentro-di-noi? Che ci muoviamo verso di Lei con Gesu’?)

    anche io sono convinta che la pace, quando si fara’ alla fine, (e si fara’!)
    si fara’ a Gerusalemme, passera’ prima da li’ anche dalla citta’ concreta e non solo intesa come splendida metafora di vita e comunione con Dio.

    Intanto …
    Dio e la guerra.

    Bella quella preghiera che dice: “Ti adoro mio Dio e ti amo con tutto il cuore, ti ringrazio di avermi creata fatta cristiana… “ (un inciso: catechisti, per favore, insegnatela! Non mettetela da parte in nome “delle pari opportunita’!” qui un sorriso…)

    Perche’ mentre guardo cristiani ebrei musulmani o altre professioni di fede e altre credenze nel mondo….
    Mi accorgo che fra tutti solo noi cristiani professiamo il perdono e l’amore e la non-violenza-amore-attivo-e-fecondo di Pace (e Giustizia).
    ……………….
    Anch’ io in quei giorni lontani dell’undici settembre mi sono trovata piu’ o meno vicina a dove eri tu Paolo, e proprio li’ mi ci sono ritrovata poi molte altre volte ancora… in situazioni delicate pericolose difficili.
    Preghiamo per la Pace!
    Da cristiani, per favore, diciamo: “Venga il tuo regno sia fatta la tua volonta’…”

    Sono stanca si’, di guerre in nome di Dio… (o di vari ideali democratici) da tutte le parti!
    Sono stanca di gente che auspica e desidera la morte dei propri nemici nel nome del “suo-Dio” di gente che gode del dolore e della sofferenza di altri popoli considerati “nemici”.

    Solo Noi Cristiani abbiamo una soluzione diversa.

    Cosi’ la preghiera “grazie per avermi fatta cristiana” (e italiana e cristiana) non si ferma li’… non gode semplicemente di uno stato in cui mi trovo “per grazia”….
    Anzi…. mi riporta ogni giorno alle mie stesse Responsabilita’ di cristiana!

    Se non tollero accolgo amo io i miei nemici, chi lo fara’?
    Se non lo dico io che Dio e’ Padre amorevole e tutti siamo amati figli suoi, chi lo fara’?
    E se non lo vivo io per prima Dio-Padre, chi lo vivra’ per me?

    Ma se mi lascio andare ed invoco anche io vendetta dei torti che esistono e’ vero…
    chi poi vendichera’ me?!

    E la mia “vendetta” e’ il desiderio di Pace per Gerusalemme! Pace per i Popoli tutti.
    (E la mia “vendetta” avverra’)

    Oggi e’ otto settembre … un altro anniversario (1943) … non sono passati poi molti anni da quando la guerra civile (si’ proprio cosi’!) girava per le nostre strade italiane lasciando a terra vittime tutte italiane!…. (e vendette umane e pazzie di dolore e odio senza pace)

    sempre io desidero la Pace e la Giustizia e il Perdono che ci fa tutti nuovi.
    Oggi ancora di piu’.

    (Venga il Suo regno!)

    1. Grazie Vera!

      Come sempre, le tue parole sono luce!

      E, “Tia adoro mio Dio e Ti Amo con tutto il cuore, Ti ringrazio per avermi creata fatta Cristiana e conservata in questa notte…….in questo giorno………”, io la recito ogni giorno, la mattina e la sera; è una preghiera bellissima che mi ricorda quanto amo il Mio Dio e quanto e quale sostegno la Sua Grazia sia nel mio cammino; Grazia che chiedo per me, per i miei cari, per il mondo intero.
      E recito ogni giorno anche “l’Atto di dolore”, preghiera a me gradita perchè mi riconduce al Padre, al Suo Giudizio, alla Sua Misericordia, al Suo Perdono, al Suo Amore. Egli è infinitamente Buono e Misericordioso, ma non possiamo ignorare il Suo Giudizio!
      Ai nostri figli non insegniamo forse a fare tutto ciò che vogliono? Non credo! E se necessario, infliggiamo loro anche qualche castigo per far si che possano crescere sani e forti nello Spirito e nella vita.
      Se poi questa preghiera è stata scritta dagli uomini……, beh, anche le Sacre Scritture sono state scritte da uomini, ma ispirate da Dio!

      Ritornando all’11 settembre, quanta pena e quanto dolore ho provato quel giorno!
      L’angoscia mi ha accompagnato fin dal mattino: la notte precedente avevo sognato un enorme bestia che entrava in una casa e la riempiva per intero……e ciò è avvenuto!
      Ma Gesù ha detto: “Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine”.(Luca 21,9)
      “Quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino”.(Luca 21,31)

      Si, Venga il Tuo Regno SIgnore!

  3. In quell’assolato – così almeno è nella mia memoria – martedì pomeriggio mi trovavo in facoltà a preparare l’ennesimo concorso in biblioteca, da pochi giorni rianimatasi dopo il deserto estivo. Nonostante fossi già laureato da alcuni anni vivevo in una specie di limbo: non avendo ancora un lavoro (retribuito, intendo, visto che la pratica forense viene svolta “gratis et amore Dei”) faticavo a lasciare i luoghi che avevo praticato così a lungo e trovavo nelle frequentazioni universitarie il rifugio dalle ansie per l’incerto futuro di cui avevo disperato bisogno.

    Mentre ero assorto nello studio notai un gruppo di persone intorno alla postazione internet. Era tutto un vociare ed un accalcarsi. Incuriosito mi avvicinai e vidi dal monitor del computer l’immagine della torre nord del World Trade Center di New York in fiamme dopo lo schianto su di essa del primo aereo dirottato. Era l’inizio di quel tragico attacco terroristico.

    Tornai in fretta a casa e rimasi incollato al televisore per tutto il pomeriggio. Mi ricordo le parole “America is under attack!” ripetute ossessivamente. Ma sotto attacco eravamo tutti in quel disgraziatissimo pomeriggio di settembre.

    Rimasi impietrito, ritto di fronte al televisore, nel guardare le tragiche sagome delle persone imprigionate nei piani alti delle Torri gemelle ormai in fiamme. Intuivo la loro paura e tutto il terrore nel presentimento di essere perdute! Coglievo – pur non vedendolo – il loro sguardo che implorava aiuto. Finché molti di loro furono costretti a scegliere drammaticamente di gettarsi di sotto, tragicamente danzando in un volo disperato e senza ritorno. Quella loro scelta – dettata dal terrore del fuoco incombente – ha spezzato da allora qualcosa dentro di me. Ho sentito tutta la bestialità di quella situazione che costrinse persone innocenti a lanciarsi nel vuoto. Credo di aver anche pregato nel mio animo che Qualcuno fermasse quelle cadute rovinose.

    Anche io ero sotto attacco: ogni salto nel vuoto di ciascuno di quei disperati era un’altra fiamma che accendeva il mio cuore in una vampata d’odio, ogni istante sempre più violento. Ero letteralmente scandalizzato dall’ingiustizia di quelle morti. Era assolutamente doloroso assistervi ma non riuscivo a distogliermi da quello straziante spettacolo. Speravo che qualcosa accadesse, che si fermasse quello scempio che sacrificava ogni secondo qualche vita innocente.

    Poi, rovinosamente, le torri gemelle – giganti infuocati d’acciaio – caddero accartocciandosi su se stesse, sollevando una polvere bianca e spettrale. Vidi la gente correre via, cercando di scappare da quella velocissima nuvola bianca figlia dei crolli che inghiottiva tutto: palazzi, macchine, persone. In un’atmosfera ovattata rivedo le sagome imbiancate dei sopravvissuti uscire da chissà dove dopo il passaggio di quella nebbia artificiale. Avrei voluto gridargli qualcosa, tipo: “scappate, mettetevi in salvo!”, ma anche se fossi stato lì loro probabilmente non mi avrebbero neppure sentito. I loro occhi non guardavano più, sazi di orrore e di paura. Feriti, tremanti, shockati, cercavano solo di tornare a casa per dimenticare l’inimmaginabile.

    “America is under attack”, noi tutti lo siamo stati quel giorno! La televisione, tragicamente, raccontava con sempre maggiori particolari le piccole e grandi tragedie che in una manciata di ore si erano susseguite in diretta tv. Quelle persone diventarono poco a poco nostre: nostri figli, padri, mogli e mariti per lentamente trasformarsi addirittura in noi stessi. Il mio cuore era in lutto per persone sconosciute, uccise dalla furia cieca del fanatismo in un luogo all’altro capo del mondo. Ero sconvolto da quello che avevo visto e, per la prima volta, era pervaso da un sentimento indefinibile di odio.

    Avevo una rabbia crescente che sentivo montare sempre più dentro di me. Non capivo il senso di quelle morti, di quella sofferenza inumana che colpiva persone innocenti. Sentivo tutta l’ingiustizia dell’essere costretti a scegliere di morire sfracellati per cercare di sfuggire all’atroce agonia del fuoco che devasta la carne. Ero in guerra, prima di tutto con me stesso. Dentro di me il fuoco delle Torri gemelle continuava ad ardere nonostante quelle fossero già da tempo crollate.

    Ora il nemico aveva un volto, quello che molti quel giorno si sono prefigurati nelle loro menti. Cercavo di ricacciare dentro di me quella sgradevole sensazione, ma l’esultanza di alcuni ragazzi Palestinesi – impietosamente ripresa dai media e rimandata in tutto il mondo – mi poneva nuovamente di fronte ai miei preconcetti. L’Islam diventava la bandiera del nemico. Quel giorno il mondo era diviso in due, almeno nel mio cuore.

    Come tutti i martedì dovetti uscire, dopo cena, per andare in centro per un lavoretto saltuario presso l’Ostello gestito da mia zia. Nel breve tragitto che mi divideva dal prendere servizio ero assalito da una valanga di emozioni: la mia mente era un turbinio. Guardavo la gente che incrociavo e ripensavo a quelle vite spezzate che mi erano scivolate sotto gli occhi. Il mio cuore era in tumulto. Finché incontrai lo sguardo di un ragazzo dai tratti mediorientali. Lui forse neppure si accorse della mia occhiata, preso come era – all’apparenza – dai suoi di pensieri. Io, invece, guardandolo sentii il mio volto contrarsi e nel mio cuore montare un senso di disagio, o meglio, di rabbia. Nel mio animo non tolleravo quell’incontro casuale. Lui, benché innocente, aveva quella sera l’aspetto ed il volto del nemico. Per la prima volta capii cosa significasse odiare senza neppure conoscere chi si odia e perciò essere schiavo di un rancore irrazionale.

    Anche io ho ucciso quell’undici settembre: ho ucciso una persona innocente incontrata per caso, disprezzandola per il solo fatto della sua apparenza e così ho capito di quale abisso sia capace un cuore strozzato dall’ira.

    L’odio è ignoranza e paura, qualità e sentimento fatti miei quel giorno e nati da quell’attacco incomprensibile. Dove era Dio in quell’undici settembre? Certamente non nel mio cuore. Lì c’era solo paura ed odio.

    C’è voluto molto tempo per tacitare il mio cuore grazie anche a qualche buon incontro. Già, incontrarsi e dialogare – conoscendosi nella differenza – è il miglior modo di tramutare la paura nella gioia di scoprirsi vicendevolmente simili. Pochi mesi dopo quella tragica giornata mi sono trovato a parlare di Dio – lo stesso Dio! – con un ragazzo mediorientale di fede islamica. Dapprima diffidenza e distanza, poi cordialità e sorrisi nello scoprire gesti, sentimenti e abitudini comuni anche in culture differenti. Ho scoperto un fratello in chi ho considerato nemico in quel tragico giorno di settembre. Abbiamo parlato tanto io e quel ragazzo, forse anche per sincerarci che l’altro non fosse l’avversario che credevamo. La paura è nemica dell’incontro e fomenta l’odio.

    In nome di quello stesso odio che ho provato allora nella mia carne si sono compiute violenze e massacri; si sono benedette guerre sante!

    È vero, caro Paolo, a Gerusalemme si farà la pace! Ma quella pace per avere un senso deve essere fatta nella Gerusalemme che è dentro i nostri cuori. Ognuno di noi deve lottare per ricacciare l’odio, frutto di paura ed ignoranza, che ci fa sentire tutti “under attack!”. Ognuno di noi deve essere parte di quell’incontro che ha sede nella Gerusalemme dei nostri cuori per poter essere in grado di incamminarsi verso l’altro in un abbraccio di Pace.

    Shalom!

  4. Nel 2001 la mia famiglia viveva mesi convulsi; una mia cara zia – poi mancata nel 2003 – ebbe la recidiva di un cancro e scoprì una metastasi cerebrale inoperabile.
    In quel settembre era a Ospedalandia, dove vivo io, per curarsi, ma la situazione era davvero critica.
    Erano i giorni in cui realizzavamo, noi e lei, che si stava combattendo una battaglia persa. Lo smarrimento era tanto, lo sconforto pure. Di buono c’era che si stava molto insieme e dalla Trinacria a casa mia si andava e si veniva.

    Ricordo ancora quel martedì pomeriggio, la telefonata a casa mia, dopo pranzo, per mettermi d’accordo con mia mamma sul da farsi all’uscita dal lavoro.
    Ho ancora la sua voce concitata nelle orecchie: “ww, c’è la fine del mondo!”
    Certo – pensai dentro me – se la zia non ce la farà e lascerà due figlie adolescenti sarà la fine del mondo, ma non capivo perché per lei fosse così urgente comunicarmelo. Mi dissi che forse, nella nostra famiglia, eravamo arrivati al collasso nervoso.

    Lentamente le ripetei: “Mamma, che stai facendo?”
    Mi rispose: “Sto guardando la tv, c’è la fine del mondo, lo capisci? A New York crolla tutto, tutto”.
    Lasciai che mi spiegasse. Era incredibile.
    Il mio pensiero corse a R., una mia cara amica dell’Università, che stava frequentando un master nella zona della Twin Towers.
    Provai immediatamente a chiamarla, ma era impossibile mettersi in contatto. Ero terrorizzata, l’epilogo mi sembrava scontato.
    Qualche ora dopo lei spedì una email a un nostro comune amico per dirci: “State tranquilli, sto bene. Stamattina sarei entrata due ore dopo perché sono andata a fare una visita medica in un’altra zona”.

    Ringraziai la Provvidenza per lo scampato pericolo a R.
    Mi affidai alla Provvidenza perché se lavori nel centro di Legalandia e scoppia una bomba in metro o in un museo o nel tuo posto di lavoro, ti può capitare di uscire di casa e di non rientrarci. Ma ai terroristi non potevo permettere di rovinarmi la vita, e ho continuato a fare come se niente fosse.
    La sera guardai le immagini, ascoltai le notizie, come se fosse tutto troppo orribile e lontano per essere vero. Un film dell’orrore.
    Un film che non volevo guardare perché quando sei triste e afflitto vuoi solo distrarti.
    Vissi quell’11 settembre in una dimensione troppo micro per poter parlare di tolleranza, accoglienza, pace, guerra.
    Ogni 11 settembre mi rimprovero perché è il vivere nel nostro micro e/o per il nostro micro che rende la nostra società sempre peggiore.

  5. L’11 settembre stavamo per cominciare le prove di uno spettacolo e rimanemmo incollati alla tv di un bar a Santa Maria Capua vetere, nel casertano. La sensazione chiara era che sarebbe cambiato tutto, eravamo tutti convinti che di li a poche ore sarebbero partiti gli aerei a bombardare l’Afganistan o l’iraq. Ed altrettanto chiara era la consapevolezza che per gli usa era la prima volta in cui provare la violenza del terrorismo che purtroppo a noi era ben conosciuto, anche se non nella misura in cui avveniva sotto i nostri occhi. E per ‘contrastare’ l’apparente strapotere del male mi venne solo in mente la preghiera, come venti anni prima, quando adolescente capii l’orrore e la politica alla notizia della strage di Bologna, ed insieme ad una amica presi il breviario ed andai a dire compieta per quelle donne, uomini e bambini che stavano andando al mare ed erano stati uccisi da una bomba anonima e vigliacca. Come ci dice Paolo, pero’, per quanto il male sia forte il
    Mondo e’ già salvo, a noi di testimoniarli, soprattutto adesso, con non violenza attiva e pacificazione interiore.

  6. Una guerra Santa! Una guerra combattuta, con le armi, la violenza, le vittime, i sacrifici, gli olocausti, nel Nome di Dio!

    Dio forse può volere questo?

    “Il Signore forse gradisce gli olocausti e i sacrifici come obbedire alla voce del Signore? Ecco l’obbedire è meglio del sacrificio, l’essere docili è più del grasso degli arieti.”(1 Sam 15,22)

    Il Signore nostro Dio vuole, si, che si combatta una guerra nel Suo Santo Nome, ma una guerra senza armi, una guerra le cui armi sono la pace, la giustizia, la verità, la carità, la fede, la speranza, la gioia, la sincerità, la semplicità, la chiarezza, la trasparenza, la fedeltà, la sapienza, la luce, la grazia, la fraternità, la costanza, la mitezza, il servizio, la pietà, la misericordia, la temperanza, il timore di Dio, il dominio di sè………….l’Amore, per se stessi e per gli altri.

    Domenica, 11/9, Ancona – 25.mo Congresso eucaristico nazionale italiano!

    Stessa data, ma una guerra diversa, una vera guerra combattuta nel Nome di Cristo Eucaristia!

    Santissima Eucaristia, vieni presto, trionfa e regna!

    Che è come dire: “Venga presto il Tuo Regno, o Signore!”

  7. Buongiorno, prima di andare a Messa rileggo bene le Letture del giorno e le ascolto piano… oggi voglio evidenziare e riportare qui come commento a questo Post alcune frasi dalla Liturgia di Domenica 11 settembre 2011, sono molto vicine a quanto diciamo e speriamo! il Siracide e’ fortissimo e nel vangelo, Gesu’ non e’ da meno!…

    io ora vado a Messa, ad espormi ancora di piu’ (!) alla misericordia di Dio e al suo amore (sperando che nel mio micro-mondo di oggi accada tanta non violenza-attiva e feconda che si allarghi piano verso mondi piu’ estesi piu’ ampi… il micro-mondo dei miei vicini e delle persone che osservero’ camminando per strada, solo per fare degli esempi….
    per contagiarci tutti di amore silenzioso nel mistero della preghiera che ci santifica e ci risana e ci guarisce

    “Perdona l’offesa al tuo prossimo
    e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.”
    ________________________

    Dal Siràcide
    Rancore e ira sono cose orribili,
    e il peccatore le porta dentro.
    Chi si vendica subirà la vendetta del Signore,
    il quale tiene sempre presenti i suoi peccati.
    Perdona l’offesa al tuo prossimo
    e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
    Un uomo che resta in collera verso un altro uomo,
    come può chiedere la guarigione al Signore?
    Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile,
    come può supplicare per i propri peccati?
    Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore,
    come può ottenere il perdono di Dio?
    Chi espierà per i suoi peccati?
    Ricòrdati della fine e smetti di odiare,
    della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti.
    Ricorda i precetti e non odiare il prossimo,
    l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui.

    Dal Salmo 102
    Egli perdona tutte le tue colpe,
    guarisce tutte le tue infermità,
    salva dalla fossa la tua vita,
    ti circonda di bontà e misericordia.

    Non è in lite per sempre,
    non rimane adirato in eterno.
    Non ci tratta secondo i nostri peccati
    e non ci ripaga secondo le nostre colpe.

    San Paolo ai Romani
    Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore.
    Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.

    Vangelo di Matteo
    In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
    (….) Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
    Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

  8. “la guerra è una lezione che i popoli non impareranno mai abbastanza”. Mentre Paolo era a Gerusalemme io mi trovavo in Val di Fiemme e quelle notizie che giungevano per radio sembravano uno scherzo di cattivo gusto di una emitente, aerei che “piovevano” dal cielo, un’atmosfera surreale. Francamente penso ad un Dio Giudice e ad un Cristo Misericordioso e a quel giorno in cui saremo tutti al loro cospetto e allora ci appelleremo alla Giustizia o alla Misericordia visto che in questa vita mortalissima siamo sempre pronti a chiedere giustizia per noi naturalmente. 11 settembre ha segnato uno spartiacque nelle coscenze ad Internet demendiamo l’orientamento. P.S. interessante l’articolo apparso sul numero 37 di Famiflia Cristiana dove direi che Paolo (vero globetrotter del Vangelo) viene dipinto proprio in questi termini, vero i instancabile annunciatore della Verità. Sei grande don.

  9. “Nel decennale degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 il Papa ha inviato all’arcivescovo di New York monsignor Timothy M. Dolan, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, la seguente lettera”:
    http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html

    sempre partendo dallo stesso link troverete altre riflessioni interessanti.

    ——————————

    Oggi poi:
    http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/ground-zero-twin-towers-7678/

    “Le religioni mondiali celebrano l’11 settembre. I leader di tutte le grandi religioni del mondo, domenica 11 Settembre 2011, alle ore 14,46 – ora 8.46 a New York, l’ora dell’attacco alle Torri Gemelle – si riuniranno a Monaco di Baviera in Marstallplatz, in collegamento video con Ground Zero, per la Cerimonia in memoria degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001.
    Si tratta dell’evento di apertura dell’Incontro mondiale «Bound to Live Together. Religions and Cultures in Dialogue» che si terrà a Monaco di Baviera dall’11 al 13 settembre, promotori la promotori la Comunità di Sant’Egidio e l’Arcidiocesi tedesca.”
    ___________________________________
    chi puo preghi insieme a loro!,
    chi non puo’ fare altro…, perche’ il suo dolore o lo sconforto e il disagio sono ancora grandi… , come ci consiglia Paolo nel suo commento al Vangelo di oggi, non aspetti il “perdono perfetto”, ma dia quello che riesce a dare, lo dia anche ai protagonisti principali della storia drammatica di questi ultimi 10 anni, anche a noi stessi che abbiamo ripreso a vivere (e come!? – dimenticando, facendo finta di nulla? desiderando vendetta?)

    E ricordando i morti i feriti le famiglie e tutte le vittime di quanto e’ accaduto, tra cui la stessa Pace e molte nostre speranze…
    pensiamo anche, come dice Paolo, che a volte non augurare morte o vendetta e’ gia’ perdono!
    E tentiamo di costruire piu’ pace a partire gia’ dal nostro cuore!
    E dalla nostra intelligenza.
    E’ un passo necessario.
    Che lo si voglia o no, noi cristiani siamo i primi a poter mostrare la via del perdono perche’ a noi il perdono e’ gia’ stato mostrato-e-dato gratuitamente (mentre eravamo e siamo ancora peccatori).

    Perdono: la cosa da fare e’ accettarlo (in dono), per noi e per tutti.

  10. Vorrei spostare l’attenzione sul dolore di chi resta, di chi vive, di chi deve ricominciare il percorso della propria vita senza l’altro o gli altri. Il dolore un sentimento così personale profondo che squote l’intero essere umano d’improvviso la persona che si aveva accanto con la quale si condivideva il materiale ma, soprattutto l’immateriale non c’è più: subito non si capisce poi ci si comporta con sufficienza infine e questo è il tempo più drammaticamente lungo, ecco la vera presa di coscienza. Perchè quando si ama un umano con tutto il nostro essere siamo più aperti all’amore verso tutti gli altri. Amare è e rimane donarsi e il dolore è una prova tremenda per un essere umano. Un figlio è addolorato per la morte del genitore, un padre che perde un figlio è disperato. Scusate se in questa dissertazione sul dolore non ho citato Dio, ma Lui è dentro di noi e sa benissimo cosa proviamo siamo noi che ci chiudiamo ad ascoltare solo il nostro dolore e non la Sua consolazione.

  11. Sai Elio, a proposito di chi resta…
    la cosa piu’ difficile che io ho sperimentato dopo la morte di persone a me care era una sorta di rimorso per non averle amate al massimo delle mie capacita’ come avrei voluto e forse potuto…
    questo mi ha fatto star male per molto tempo.

    Ora sto meglio. Ora sto bene. Ora accetto di aver avuto dei limiti, accetto che le cose siano andate come sono andate e prego per loro, pregare per le persone che abbiamo perso, che sono morte, e’ fondamentale! so che Dio e’ con loro (e con me).

    E la sensazione e il disagio provato allora mi sono rimasti come “monito”: quando mi accorgo che forse potrei amare qualcuno “di piu'” … lo faccio subito, non rimando, non aspetto “domani”, non aspetto momenti “migliori” per dire ti voglio bene a qualcuno (con fatti e parole) non voglio piu’ sprecare momenti che forse non mi saranno piu’ dati “domani”, chissa’…
    e capisco che l’amore donandosi si espande e si fa imprevedibile.
    ed e’ nello stesso tempo piu’ forte e simile del dolore, ma piu’ forte.
    buona giornata a te.

    1. Cara Vera,

      quando ti leggo resto sempre senza parole, perchè è tutto quello che io vorrei essere capace di realizzare senza esserne capace.

      Non riesco a perdonare chi mi ha ferito e continua a farlo.

      Non riesco a perdonarmi di non essere capace di dire “ti voglio bene” alle persone che amo.

      Non riesco a perdonarmi di non aver dimostrato, con fatti e parole, di aver amato le persone care che ho perso.

      Non riesco a perdonarmi di essere quella che sono, con il cuore chiuso ermeticamente per timore di non farcela ad affrontare altre sofferenze.

      Non riesco a perdonarmi di non sentirmi amata.

      Non riesco a perdonarmi di sprecare questa mia inutile vita a cercare di cambiare. Inutilmente….

      1. Non sono d’accordo carissima,
        perche’ io so che tu lo dici:
        “ti voglio bene”…
        e le persone che ti conoscono
        lo sanno che vuoi loro bene!
        (e ti vogliono bene pure loro)
        e tu fai, FAI, anche tante cose…

        abbi pazienza con te Cinzia!
        (se non perdono comincia ad aver pazienza…)
        non aver paura…
        certo che poi tutto si puo’ migliorare, piano!….
        piano (prega… e non aver paura)
        un abbraccio

        1. Beati tutti coloro che si “affidano” alla preghiera per trovare conforto.
          Io ci provo, ma la mia testa è altrove.

          No, Vera, non mi conosci abbastanza.
          Ai miei figli non riesco a dire “ti voglio bene” nè ad abbracciarli. Lo facevo quando erano piccoli poi…..è accaduto qualcosa e non ci sono più riuscita. E di questo non so perdonarmi, ora che sono adolescenti e mi accordo che è tardi per rimediare.
          Ho sempre cercato di fare del mio meglio nel prendermi cura di loro e del loro padre ma non riesco ad esternare con parole e gesti.
          E non immagini quanto la cosa mi faccia soffrire.

          Grazie comunque del tuo sostegno e della tua preghiera anche se non li merito.

          Ti abbraccio

          1. Cara Cinzia,
            non esite un “troppo tardi” in assoluto…
            pensaci… c’e’ sempre tempo….
            …e cosa vuol dire poi non “li merito”!? E chi di noi “merita” qualcosa qui? …. ???!!!
            ho appena ascoltato il commento di Paolo per i vignaioli dell’ultima ora, sentilo anche tu, potrebbe aiutarti. (e fermati un attimo in slenzio dentro di te. blocca il pessimismo di adesso, ora!.)
            ti ri-abbraccio

  12. …«Un grido si è udito in Rama,
    un pianto e un lamento grande:
    Rachele piange i suoi figli
    e non vuuol essere consolata,
    perché non sono più».

  13. Il SIGNORE disse: «Ho visto, ho visto l’afflizione del mio popolo che è in Egitto e ho udito il grido che gli strappano i suoi oppressori; infatti conosco i suoi affanni. (Esodo 3,7)

  14. Egli giudicherà tra nazione e nazione
    e sarà l’arbitro fra molti popoli;
    ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro,
    e le loro lance, in falci;
    una nazione non alzerà più la spada contro un’altra,
    e non impareranno più la guerra.
    Casa di Giacobbe,
    venite, e camminiamo alla luce del SIGNORE! (Isaia 2, 4-5)

    Prego il Signore affinchè possa avverarsi questa Profezia!

  15. In quell’undici settembre a Gerusalemme, con Paolo c’erano anche mia figlia e suo marito. Lei mi telefona spaventata: “Papà cosa è successo? Dei militari armati ci stanno portando via e dicono che dobbiamo partire subito”. Accendo la televisione e vedo le due torri crollare.
    E subito ho pregato così: “Signore non mettere a dura prova la mia fede”.
    Marco

  16. Marco:
    E subito ho pregato così: “Signore non mettere a dura prova la mia fede”.

    Il Signore completerà per me l’Opera Sua.
    Signore, la Tua Bontà dura per sempre:
    “Non abbandonare l’Opera delle Tue Mani”. (dal Salmo 137)

    Possa, il Signore, portare a compimento in noi l’Opera che ha iniziato:
    “La conoscenza della Salvezza per tutti i popoli della terra, senza distinzione di razza, lingua,religione, nazione”.

  17. Quel giorno, stranamente, la tv era accesa, non ricordo perchè, di solito la accende mio marito quando arriva, io non la guardo mai di giorno, ascolto musica o al massimo la radio… così ho visto. La prima cosa che ho pensato è stato: “Ecco questo è l’inizio della terza guerra mondiale, e stavolta sarà mondiale davvero. Pietà di noi, Signore salvaci ” Invece la terza guerra mondiale non c’è stata… certo, per qualcuno sì,(perchè comunque per ogni persona casa sua è tutto il mondo) ma rispetto alla paura che ho avuto ci è andata davvero bene. Sono sicura che lo zampino di Qualcuno comunque c’è stato… Una persona che conoscevo per e.mail, amica di un’amica, si è salvata perchè quel giorno era in ritardo…. Continuo a credere che le cose si aggiusteranno… (non lo dico per scaramanzia, perchè vorrei crederci, lo credo davvero!) che l’umanità, tutto sommato, sta camminando nella direzione giusta… Ho alcuni vaghi ricordi della “guerra fredda” e penso che una delle cose che davvero è servita a calmare gli animi sia stata quella canzone di Sting (con la stupenda introduzione di Bartok) “Perchè che anche i russi amano i loro bambini”…. Anche noi, anche gli arabi, gli induisti, i cinesi…

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Article by: Paolo

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