Ultimi articoli inseriti Venite a me
Ultimi articoli inseriti Pecore perdute
Ultimi articoli inseriti Amici veri
Ultimi articoli inseriti Un piatto di pasta
Ultimi articoli inseriti Compassione

Se siamo qui, oggi, a celebrare le grandi opere che Dio ha fatto in Maria, sua discepola, se abbiamo ascoltato ed accolto una Parola che ci ha cambiato la vita, riempiendola di speranza e di luci, se ora abbiamo un orizzonte ampio di riferimento in cui essere un tassello di un gigantesco mosaico di salvezza, se vediamo fratelli attorno a  noi e non avversari, se abbiamo scoperto quanto siamo amati e quanto possiamo amare è grazie al “sì” di una ragazzina tredicenne vissuta duemila anni fa.

Una ragazzina che ha creduto che Dio potesse entrare nel suo ventre e che Dio avesse deciso di compromettersi con noi.

Un “sì” illogico, folle, sconcertante che, pure, ha messo in moto un grande movimento di fede. E oggi questo “sì” giunge a compimento: Maria è la prima fra i discepoli ad essere risorta in corpo e anima.

Se oggi vi scrivo, cercatori di Dio, è grazie al “sì” di quella ragazzina.

Se un giorno altri crederanno è per il mio e il tuo “sì” al progetto di Dio.

Buon Ferragosto.

Category: Santi

Tags:

18 comments

  1. Grazie a Dio,
    ———– a Maria,
    ———————— e grazie Paolo!

    “sì”!!!

    auguri a tutti per tanti nostri “sì”, (senza spaventarci per i “no” che capitano… e confidando sempre in Dio)

  2. Sì, ha detto Abram!
    Sì, ha detto Isac!
    Sì, ha detto Jacob!
    Sì, ha detto Mosè!
    Sì, ha detto la piccola Marian!
    Sì, hanno detto i dodici chiamati da Gesù!
    Sì,diciamo noi, oggi!
    Si, Signore, si compia in noi la tua volontà!

    Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui.(atti 1,13-14)

    Tutti! Assidui e concordi nella preghiera, con Maria, la tutta Santa, la tutta Bella, Donna Vestita di sole, Madre di Gesù, Madre nostra, Madre della Chiesa, Madre dell’Universo, en attendant l’Esprit!

  3. Sì, Tutti!

    Un ramo da solo può essere spezzato, ma molti rami, messi insieme, non si riesce neppure a piegarli!

    Coraggio, ha detto Gesù, non abbiate paura, Io ho vinto il mondo!

  4. Paolo: “Se un giorno altri crederanno è per il mio e il tuo “sì” al progetto di Dio”.

    Sì, Dio ha bisogno del nostro Sì per portare a compimento il Suo Progetto: “La Salvezza delle Anime, la Salvezza del mondo!”

    Ho Letto: ” A volte nei momenti di confidenza oso pensare, Signore, che anche Tu abbia un’ala soltanto, l’altra la tieni nascosta… forse per farmi capire che Tu non vuoi volare senza me.(Don Tonino Bello).

    Ebbene, credo che effettivamente Dio abbia una sola ala, l’altra sono io, sei tu fratello, sei tu sorella, siamo noi!

    E’ la nostra umanità che può parlare agli uomini; Dio Padre, nessuno lo ha mai visto; Gesù è vissuto duemila anni fa; e lo Spirito Santo? Si, Gesù ce lo ha inviato, ma nessuno lo vede e nessuno lo conosce; pertanto, sono pochi coloro che davvero credono e che vivono degnamente secondo il loro Credo.

    Allora? Allora siamo noi, che con il nostro sì, la nostra Fede e la nostra vita, aiuteremo Dio a volare; aiuteremo Dio a far si che tutti gli uomini possano vivere seguendo il Vangelo; senza paura, perchè, davvero, credo che Dio si faccia compagno di viaggio di ciascuno di noi!

  5. Salendo verso l’Entrelor, montagne che gridano la bellezza di Dio, mi sembra facile e naturale dire si. Lo e’ meno nella quotidiana bruttezza delle nostre città . Allora, per dire si, sento essenziale il mantenere la contempl-azione (come diceva don Tonino Bello), tenere il cuore sulle montagne mentre agisco nella città.
    P.s. E grazie a Paolo per aver continuato a dire si.

  6. Anch’io, anche se non visibilmente presente, anche se non intervengo, ma vi leggo, dico il mio Sì al progetto di Dio, pronuncio il mio Fiat; e come disse Maria all’Angelo Gabriele, dico “Avvenga di me quello che hai detto; e anche nei momenti bui, tristi e dolorosi dico come disse Gesù: “Padre, se puoi allontana da me questo Calice, ma sia fatta, non la mia, ma la Tua Volontà”.

      1. Vera, cara amica, si, lo so che lo sai, ne abbiamo parlato anche altre volte, ma nelle occasioni importanti, come questa: “Dire Sì a Dio” e dare la mia concreta testimonianza anche agli altri, mi piace rendermi presente.
        Un abbraccio anche a te in Gesù nostro Signore!

  7. Sul Monte Tabor, Pietro disse a Gesù: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre tende………!”

    Sì Costanza, è bello stare sulla montagna e gridare “Sì” mentre l’eco ci rimanda: “Sì…Sì….Sì…si…”; lontani dal dolore umano, lontani dalle nostre stupidità, lontani dalle nostre debolezze, lontani dalle nostre pigrizie, lontani dalla mancanza di coraggio.

    Penso che anche a Gesù sarebbe piaciuto restare lì, sul Monte Tabor e gridare la gloria di Dio, ma……..anche Lui è dovuto scendere e anche per Lui, una volta sceso non è stato facile…..: è andato a morire.

    Ho sentito dire: “Sì, ma Lui era Gesù, Lui era il Figlio di Dio, Lui era Dio!”

    Di solito rispondo: “E’ vero tutto questo, ma Gesù era anche immensamente Uomo, e la Sua Umanià ha intrapreso una dura lotta contro la debolezza, contro la pigrizia, contro la paura,contro il dolore umano, contro il demonio, contro la tentazione; ma il Suo Sì detto con convinzione e con amore al Padre, ha vinto.

    Continuiamo, allora, a mantenere la contempl-azione e diciamo Sì a gran voce, affinchè l’eco ce lo possa rimandare indietro più forte e potente che mai, con la speranza che anche altri possano sentire e accodarsi a noi.

  8. Mi trovo da alcuni giorni a Pescara con la mia famiglia per trascorrervi le vacanze. Per godere della mattinata di sole io e Maria Chiara abbiamo deciso, sabato scorso, di recarci alla messa della sera invece di andarci, come siamo soliti fare, di domenica mattina. Approfittando del fatto che per alcuni giorni ci hanno raggiunto a Pescara anche i nonni (materni e paterni: una folla!) per passare insieme il Ferragosto, abbiamo lasciato a casa con loro i pargoli, considerato che fargli prendere due messe in due giorni consecutivi sarebbe stato eccessivo (per loro… e pure per noi!).

    Dopo la lettura del Vangelo (MT 15, 21-28) io e Maria Chiara – seduti, contrariamente dal solito, nelle vicinanze dell’ambone e avvolti da un inusuale silenzio – ci accomodammo sulla panca per ascoltare l’omelia del celebrante. La donna Cananèa, la sua supplica disperata per la guarigione della figlia, la sua fede, il suo “si” ad un Cristo ancora sconosciuto e l’iniziale freddezza di Gesù: “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”, trovarono nelle parole di quel prete una spiegazione che non ha convinto Maria Chiara. L’ho vista scuotere la testa, rattristata, quasi persa dietro pensieri che le hanno adombrato il bel volto. La durezza di Gesù di fronte al dolore della donna la metteva fortemente a disagio.

    Mi guardò e – anticipando ogni mia parola – mi disse: “quando si è in difficoltà non è la fede che ti spinge a rivolgerti a Dio ma la disperazione di chi si trova a vivere una situazione senza via d’uscita. La fede della Cananèa, il suo “si” a Cristo, è la stessa di tanti che si trovano, per una malattia propria o di un congiunto piuttosto che per una situazione di bisogno materiale, a chiedere un disperato aiuto avendo perso ormai ogni speranza”.

    Inutili le mie obiezioni. Cito il bel commento di Curtaz – la sua video omelia – , sottolineando il fatto che la donna Cananèa con il suo “È vero, Signore …, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni” ha, in realtà, riconosciuto Dio in Cristo. Maria Chiara, invece, continua a soffermarsi sulla prima parte del racconto evangelico, sulla disperazione della donna, sentimento che induce a seguire chiunque offra anche la più minima speranza di uscire dall’incubo che si sta vivendo. Mi parla di sensazioni ed ansie vissute durante la tragica malattia del fratello, di un “si” a Cristo comprensibilmente ed umanamente influenzato dalla ricerca della guarigione.

    Mi turba questa semplice verità: la nostra fede è condizionata dalla sofferenza. Spesso ci affidiamo a Dio perché in Lui vediamo “l’ultima spiaggia”. È uno dei tanti a cui elemosinare un aiuto. In verità ciò non mi scandalizza: se non mi rivolgo a Lui quando sono nel dolore, da chi mai potrò andare? Solo che il mio orgoglio e la mia smisurata superbia vorrebbero in me una fede granitica, eroica, un credere ed affidarmi a Dio, appunto, incondizionatamente. Il dubbio di Maria Chiara mi riporta alla realtà: come molti anche io mi rivolgo al Signore perché è per me “l’ultima spiaggia”, l’opzione da provare tanto peggio di così… Il mio “si” ha molti limiti!

    Eppure Lo cerco, leggo libri su di Lui, voglio stabilire con Lui un dialogo, un rapporto vero. Spesso mi sento “forte” nella fede, ma è solo una falsa apparenza. Oggi che ho una bella famiglia, un buon lavoro, non ho problemi di salute, insomma mi sento nel pieno delle forze ed uomo realizzato, la mia fede sembra non vacillare. Comprendo, però, che il mio “si” a Lui è condizionato dalla bella vita che conduco. Ho tutto. Eppure, basta una frase, un’amara constatazione fondata sulla dolorosa esperienza della malattia di mio cognato, a far crollare quel castello di carta che ben simboleggia il mio “si” a Dio.

    Mi turba una domanda: se io fossi nelle condizioni della donna Cananèa sarei in grado di riconoscere Cristo? Saprei dire “si” ad una fede che accetti anche l’incertezza, lasciando le facili comodità raggiunte con tanta fatica? Penso a Maria, all’enormità del suo “si” a Dio, offerto contro ogni logica terrena: la ragazza era ad un passo dalla vantaggiosa sistemazione grazie al matrimonio con Giuseppe (le donne di allora avevano ben poche alternative di realizzazione personale). Alla certezza di una vita comoda Maria ha detto il suo “si” all’incertezza dell’immane compito richiestole da Dio. All’onorabilità di moglie devota ha preferito accettare il rischio del disonore per l’accusa infamante di aver tradito la promessa di matrimonio con Giuseppe, tanto più probabile quanto impensabili erano le circostanze della sua improvvisa gravidanza. Eppure Maria non ha esitato ad essere la “Serva del Signore”.

    Difronte a quel “si” gigantesco io impallidisco!

    Mi viene in mente il bel commento di Paolo sull’apostolo Pietro, contenuto nel suo libro “L’ultimo Si”. Paolo nota come Pietro sia diventato vero discepolo di Cristo solo quando è stato posto di fronte all’inconsistenza del suo “si” a Gesù. Solo quando, guardando in faccia il suo peccato, ha capito quanto fosse debole il suo “si” e quanto condizionato dalla propria umanità, allora ha potuto iniziare quel cammino sulle orme del Rabbi che lo ha poi portato a rendere enorme quel suo striminzito atto di assenso. Il Pietro che conosciamo e veneriamo è grande perché ha saputo guardare i suoi limiti e fidarsi dell’amore di Cristo per superarli.

    La cosa più stupefacente è che Dio si accontenta di quel mio piccolo “si”, della mia adesione parziale e condizionata di cui io stesso mi vergogno. L’unica cosa che chiede è di essere seguito da un cuore che lo riconosca e che abbia fiducia in Lui. Sono consapevole che il mio “si” è lontano anni luce da quello di Maria, di Pietro e della donna Cananèa, ma anche certo che Dio si accontenta del più misero e traballante segno di assenso.

    Il giorno prima di Ferragosto ho ricevuto un messaggio da Michela in risposta ad un mio precedente in cui le chiedevo notizie. Nelle poche parole che mi ha scritto mi raccontava dei progressi notevoli che ha compiuto il piccolo Emi (in famiglia chiamano così Emanuele), tanto che dopo essere stato dimesso dall’ospedale pediatrico che lo ha seguito fin’ora ed un breve ricovero a Perugia per calibrare la cura che dovrà proseguire, da giovedì scorso è tornato finalmente a casa.

    Anche Michela e Massimo hanno detto un bel “si”! Mi è rimasta nel cuore una frase che mi ha detto qualche settimana fa Michela, durante una nostra breve conversazione telefonica: ”molte volte non capisco questo Dio che sembra abbandonarmi nel momento in cui ho più bisogno ma sono sempre più consapevole che senza di Lui io non posso vivere e sono niente”. Dopo tutte le traversie che ha dovuto passare nella sua vita, da ultimo quella più grande vissuta con la malattia di Emi (la prova più dura per un genitore è la sofferenza di un figlio!), la sua fiducia in Dio Salvatore, pur così tanto messa a dura prova, è rimasta intatta.

    Michela mi parla di cure complicate da farsi e di un percorso non certo concluso, ma il fatto che Emi sia tornato a casa è motivo di gioia e di speranza. Ringrazio con tutto il cuore quanti hanno pregato, insieme a parenti ed amici, per la guarigione di Emi e per il bene della sua famiglia, rinnovando la richiesta di portarli nel cuore nel colloquio privato con il Padre.

  9. Stefano sono felice che Emanuele sia ritornato a casa! Continueremo a pregare affinchè possa giungere a una completa guarigione.

    Riguardo al piccolo “si”, della tua adesione parziale e condizionata di cui tu stesso ti vergogni, beh, non credo che Dio si accontenti, forse lo può fare inizialmente, ma poi, credo che Egli aspiri ad un tuo “Grande Sì”, Totale e Incondizionato, come è avvenuto, appunto, con il nostro Caro Pietro, che, purtroppo, viene tirato sempre in ballo per comodità.
    Facciamo attenzione, perchè “l’albero che non produce frutto viene tagliato!”

    1. Hai perfettamente ragione, cara Michaela. Dio ci vuole in cammino per far screscere sempre di più il nostro traballante “si”! Io, invece, spesso me ne dimentico. Preferisco fermarmi e guaradre la poca strada che ho fatto piuttosto che andare avanti nel faticoso percorso di conversione. Invece Pietro ha camminato – e quanto! – seguendo Cristo e trasformando il suo “si” in una immensa adesione a Dio.

  10. Grazie per le notizie Stefano
    e preghiamo ancora,

    per continuare a dire sempre “si’”
    anche piccoli, sussurrati a Dio che tanto li legge gia’ nel nostro cuore!
    Prima che accadano….
    allenandoci cosi’ a dirne di piu’ grandi quando occorrera’ che li pronunciamo perche’ siano ascoltati pure da lontano… anche da chi ci sente poco…
    (o da noi stessi diventati quasi sordi e muti nel frastuono delle giornate)

    (E se e’ la disperazione a portarci a Dio e a farci dire dei “si’” interessati furbi o condizionati… per scoprire poi che Lui e’ davvero il Signore e fermarci da Lui,
    proprio in quei momenti in cui non abbiamo piu’ nulla da provare, da perdere, o da guadagnare; qualunque tipo di disperazione ci stia accanto…
    allora grazie alla disperazione!!! e chi potra’ separarci dunque dal suo amore??!

    Padri e figli, sofferenze, malattia e morte… momenti di gioia… tutto, proprio tutto, passa… restano i “si’” che a tutti e’ dato di poter pronunciare per un motivo o per l’altro: allora Maria Chiara, Michela e noi stessi possiamo dire un unico “si’” a tutte le domande-richieste della nostra vita; assieme a tutti i santi che lo hanno detto prima di noi muovendo le labbra come Gesu’, e come Maria. E’ il mio augurio di oggi per noi tutti)

  11. Grazie, Paolo, e buon compliBattesimo! Continuiamo con gioia, pur se a volte con fatica, a dire i nostri piccoli grandi “sì” quotidiani…Buona Festa dell’Assunta a te e a tutti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Article by: Paolo

Tutte le informazioni le puoi trovare in questa pagina.
Se ti servono alcune fotografie per locandine o depliant, le puoi trovare qui

CHIUDI
CLOSE