Ultimi articoli inseriti Elia
Ultimi articoli inseriti Capricci
Ultimi articoli inseriti Battaglie
Ultimi articoli inseriti Venite a me
Ultimi articoli inseriti Pecore perdute

Discepoli e folla

Spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. 

Sei volte nei vangeli si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, un miracolo che ha segnato, nel bene e nel male, la missione di Gesù. Nel bene perché ha manifestato agli uomini la sua straordinaria capacità di relazione e di dono di sé. Nel male perché la folla, come ci racconta Giovanni nel cap. 6 ha interpretato il miracolo al contrario. Gesù intendeva dire: mettetevi in gioco, date quel poco che siete e che avete per sfamare la folla. La folla ha capito: ecco uno che ci sazia gratis.

Domenica scorsa ascoltando il vangelo (mentre al solito, mio figlio cercava in tutti i modi di distrarmi!), mi ha raggiunto la frase che vi riporto.

Matteo annota che i discepoli ricevono il pane da distribuire alla folla. sono loro i primi destinatari del miracolo.

Chi è il discepolo?

  • colui che per primo è saziato dal Signore, che fa per primo esperienza della sovrabbondanza di Dio
  • colui che non tiene per sè ciò che ha ricevuto, ma lo condivide, lo divulga, lo spezza, lo dona
  • il tramite fra il Maestro e chi ha fame e sete di giustizia, di senso, di luce
Il Signore si fida di noi, ci rende partecipi del suo grande progetto d’amore, ci affida il compito di dare ciò che abbiamo ricevuto. Non siamo noi a sfamare la folla, ma il Signore. A noi di distribuire ciò che abbiamo ricevuto.

Category: Parole

Tags:

24 comments

  1. A me stupisce, frastorna questa fiducia di Gesù in ognuno di noi.
    La sua Parola ci nutre, ci alimenta, ma Lui ci sprona a non fermarci qui. Ci dice e ci ridice che il nostro cuore è piccolo e sempre in cerca di amore, di fratelli. Allora ci ripete che senza di Lui non possiamo far nulla, ma nello stesso tempo ci spiega che dobbiamo nutrirci a vicenda e con poco possiamo fare molto! Domenica scorsa il sacerdote nell’omelia ha sottolineato come nutrirci a vicenda come coniugi, crescere nella preghiera come coppia, e poi nutrire la famiglia, i figli, gli amici, i colleghi, i conoscenti…
    Che bello! Quanta responsabilità, però!

  2. Questo ieri!
    Oggi, Gesù Risorto ci chiama personalmente; ci raduna come fratelli e sorelle; ci parla con la Parola di Verità e di Amore; offre il Pane e il Vino con noi; Si offre per noi nella Consacrazione; Si dona a noi nella Santa Comunione; ci benedice dandoci lo Spirito Santo; ci manda nel mondo a portare la Pace, la Speranza; l’Amore, la Fede.
    E’ una Missione; siamo mandati a testimoniare il Signore.
    Siamo tutti invitati alla Cena del Signore!

    Gv 6,56: “Chi mangia la Mia Carne e beve il Mio Sangue dimora in me ed io in Lui”

  3. Oggi è la festa del Curato D’Ars patrono dei sacerdoti.

    Auguri a tutti i sacerdoti, che il santo Curato D’Ars gli aiuti nel ministero del sacerdozio sulla via di santità tracciata dal santo.
    San Giovanni M.V. li illumini affinché tutte le persone che incontrano possano trovare in tutti i loro atti, parole e gesti purificati dall’Immacolata la viva espressione della presenza di Cristo.

    Scusa Paolo se sono andato fuori tema …

  4. Enrico, io non credo che tu sia andato fuori tema!

    Ha detto il Cardinale Angelo Scola: “La prima volta che salii sull’altare con lui, nel 1979, rimasi colpito dal suo modo di celebrare. Giovanni Paolo II era un papa “mistico”, che viveva un rapporto di straordinaria immediatezza con Dio.”

    Il discepolato, a mio avviso, parte dal rapporto con Dio, per poi portare alle folle, con gioia e in Santità di vita, l’Annuncio, la Parola, il Pane Spezzato; Doni che Dio stesso ha largamente elargito agli Apostoli di ieri, e a noi, quale loro Modello oggi.

  5. Scusate, mi è sfuggito di dire: “Auguri a tutti i Sacerdoti”!

    Possano Loro, sulle orme di Gesù e sull’esempio del Santo Curato d’Ars, essere “Sacerdoti per sempre al modo di Melchisedek!”

  6. Perchè è così difficile aggiungere qualcosa a ciò che ha già detto Paolo?
    Chi è il discepolo, mi sono chiesta?
    (da maestra ho risposto)
    E’ quello che va a scuola per imparare qualcosa da un maestro.
    E’ quello che da lui impara nozioni, metodo, regole… ma impara anche valori e comportamenti (perchè una mia collega ha sempre classi in cui i banbini si comportano sempre in quello stesso modo?).
    Alla fine i “discepoli” se ne vanno, ma se hanno avuto un buon maestro, egli ha lasciato loro la cosa più importante: l’amore per lo studio o per quella particolare materia.
    I discepoli di Gesù non sfuggono a questa logica psicologica: vivendo con lui ogni giorno per tre anni hanno assorbito parte del maestro, hanno cominciato ad essere come Lui.
    Ecco che il discepolo diventa:
    ” – colui che per primo è saziato dal Signore, che fa per primo esperienza della sovrabbondanza di Dio
    – colui che non tiene per sè ciò che ha ricevuto, ma lo condivide, lo divulga, lo spezza, lo dona
    – il tramite fra il Maestro e chi ha fame e sete di giustizia, di senso, di luce”.
    Nel battesimo siamo uniti a Cristo, chiamati ad essere come Lui, ma è solo nel nostro farci discepoli che un po’ alla volta diventiamo come Lui e allora le nostre mani saranno le Sue mani; la nostra bocca sarà la Sua bocca; il mio sorriso sarà il Suo sorriso, perchè “Dio agisce in tutti e per mezzo di tutti”.
    Mi piace la conclusione di Paolo: il Signore si fida di noi. Aggiungerei anche: il Signore si accontenta di noi, con i nostri limiti, le nostre fragilità, le nostre paure, le nostre cadute.
    Avete notato che il discepolo più “fragile/limitato” del vangelo è proprio Pietro? Quel Pietro che Lui ha posto a capo della Sua Chiesa? Se il capo dei discepoli fa tutta quella fatica, allora possiamo anche noi essere tolleranti verso le nostre fragilità e verso quelle degli altri.

    Un abbraccio virtuale a tutti

  7. Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
    E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.

    Però, subito dopo:
    “Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
    (dal Vangelo di oggi)

    A me non sembra che Pietro sia fragile e limitato, anzi: “Tu sei Cristo…”.dice; ed è Colui, e questo credo di averlo già detto, che pianse amaramente, quando, al canto del gallo, si ricordò delle parole del Maestro.

    Pietro, per me, è forte, istintivo, irruento, passionale; e questo il Maestro lo sa, e lo mette a capo della Sua Chiesa! Ma non gli evita, come si suol dire, il bastone: “Va’ dietro a me, Satana!……”

    A molti piace la figura di Pietro, perchè è quello che rinnega, quello che sbaglia, quello che cade, quello che dice ciò che non avrebbe dovuto dire. Le sue cadute, però, sono niente in confronto alle nostre……; e qui Gesù ci direbbe “Và dietro a me, satana, tu pensi secondo gli uomini….” ; e in più Lui si pente e piange amaramente!

    Pietro è il discepolo che, come gli altri, ha portato a compimento la sua missione; ed è colui che non ha avuto paura della morte, e come il Maestro, della morte di croce.

    Anche il nostro caro Pontefice, per esempio, agli occhi degli uomini, potrebbe apparire timido, insicuro, fragile, indifeso, ma se lo Spirito Santo lo ha scelto, vuol dire che Dio, che scruta i cuori e le menti, lo ha trovato capace di portare a compimento il Suo Disegno, il Suo Progetto di Amore!

    Auguri al Santo Padre, Sacerdote di tutti i Sacerdoti!

    Auguri a te Paolo, Sacerdote per sempre davanti a Dio!

  8. Gia’ Lucia1, e’ davvero difficile aggiungere qualcosa a cio’ che ha detto Paolo!

    in vacanza o al lavoro e in estate, ciao a tutti dove siete!!

    Per quanto mi riguarda ringrazio Dio per tutti i pani e i pesci che mi ha dato e mi da’.
    E gli chiedo di rendermi capace di condividerli.

    Io sono insieme la folla-stanca e sono il discepolo-saziato.
    Ora e’ mio il compito di portare da mangiare al mondo
    (sedendoci tutti attorno a Gesu’)
    e di dare in cibo anche me stessa
    (sempre facendo si’ che a me non manchi mai il vero pane!)

    e…
    …il pane avanzato che fine fa? Dove lo porteremo? Quando, a chi, come?

    Fidiamoci di noi come Dio si fida e condividiamo quello che abbiamo, quello che siamo. Portiamo le ceste piene nelle piazze tra donne e bambini e uomini affamati.
    (Le meraviglie di Dio avvengono continuamente.)

  9. Ciao!
    Paolo mi consola leggere che anche tuo figlio ti distrae a messa: il io piccolo adorara dondolare sui banchi 🙂

    Naturalmente è il Signore che sfama i suoi figli… poi ci sono discepoli più bravi di altri a dimostrare con i fatti ( più che con le parole ) ciò che la Parola vuole insegnarci.

    A proposisto del Santo Curato d’Ars, figura che mi affascina per la sua estrema semplicità ma al tempo stesso per quanto riuscì ad entrare nel cuore delle persone, durante le mie vacanze estive farò un salto proprio ad Ars!

  10. Confesso che quello che ha attirato la mia attenzione e’ un problema che vivo con i miei figli durante la messa… e quando Paolo scrive : Domenica scorsa ascoltando il vangelo (mentre al solito, mio figlio cercava in tutti i modi di distrarmi)! pensavo: che ridere me lo vedo il dolce J a fare casino con un papa’ che mastica Vangelo tutto il giorno maddai lo avra’ detto cosi’ per dire…
    visto poi che frequento messe noiosissime figuriamo per i mei figli cosa debbono essere …
    se non mangio io per prima il PANE cosa daro’ loro… ? Questo anelo con tutto il cuore essere SAZIATA dal mio Signore… e prego sempre che il signore faccia dei miei figli due suoi discepoli …

  11. In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano.
    Gesù però disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli”. E dopo avere imposto loro le mani, se ne partì.

    I discepoli sgridano le madri e i bambini, ma Gesù li accoglie, li abbraccia e li benedice!

    I bambini vivaci di oggi se accolti, curati e istruiti con gioia, soave pazienza e dignità, saranno coloro che contribuiranno alla costruzione del Regno, domani!

    Molly, cara amica, la Messa, per me, non è mai noiosa!

    Nella Celebrazione Eucaristica, dall’inizio alla fine, è vivo e presente il Signore Gesù; è Lui che anima la Messa nel nostro cuore!

    I bambini si annoiano, ma impareranno a valutare e ad apprezzare, e prego Dio affinchè i tuoi due figli, il figlio di Paolo, J, e tutti i figli del mondo intero, siano discepoli del Signore!

    Fraternamente, angelo.

  12. Caro Paolo,

    leggendo il brano del Vangelo di Matteo (14, 13-21) da dove hai tratto il passo che hai commentato nel post, rimango colpito dall’atteggiamento dei discepoli. Il loro comportamento fa pensare: prima, quando diviene impellente il problema su come sfamare la folla, dicono a Gesù cosa fare («Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare»), quasi ritenessero loro di saperne di più del maestro. Certamente dimostrano di avere una buona dose di buonsenso, ma anche di fidarsi poco del loro Rabbi e della Sua capacità di giudizio. Ed in molte occasioni questa (diciamo) difficoltà a capire Gesù ed a fidarsi di Lui – magari tralasciando quanto suggerito dall’umana prudenza – viene a galla in modo a dir poco imbarazzante.

    Come se non bastasse, alla richiesta di Gesù di sfamare loro stessi la folla i discepoli oppongono un: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!», come a dire non abbiamo i mezzi.

    In questi due atteggiamenti io mi riconosco!

    Nel racconto evangelico Gesù ha compassione della folla, dei suoi bisogni, e con essa condivide quello che ha (i pani ed i pesci). A questo invito alla comunione con l’altro i discepoli rispondono con il buonsenso: non hanno di che sfamare tutta quella gente. Al cuore si oppone la ragione, il calcolo, la razionalità. Molto spesso – ha detto nella sua omelia il mio parroco commentando questo passo del Vangelo di Matteo – scrolliamo le spalle alla richiesta di aiuto del prossimo giustificando la nostra inerzia col fatto di non avere mezzi sufficienti. Siamo un po’ come i discepoli di Gesù che, ragionevolmente, preferiscono congedare la folla che saziarla: non vedono altro che la loro impotenza di fronte alla difficoltà oggettiva di aiutare l’altro.

    Cristo, però, ci invita non a liberarci del solo superfluo ma alla condivisione, cioè a farci prossimo di chi ha bisogno, dividendo con lui quello stesso pane che serve a noi da nutrimento; un po’ come l’obolo della povera vedova (Luca 21, 1-4). Così considerando non saremo mai fermati dall’agire solo perché non abbiamo mezzi, non abbiamo, cioè, del superfluo che ci avanza da donare. Magari quel poco anche del necessario potrà – unito con quello di tanti come noi – sfamare la folla di poveri e derelitti. Non mi riferisco solo alle risorse, alle ricchezze, ai beni, ma anche al tempo, alle attenzioni, al privarsi di un po’ di noi stessi per venire incontro alle necessità di chi ha bisogno. È parlando prima di tutto a me che vedo in questo invito di Gesù alla condivisione il significato essenziale dell’essere Suoi discepoli; a ciò io spesso oppongo un “non ho tempo”, “non posso”, “devo fare altro”, “non ho modo e mezzi”!

    Da qualche mese staziona davanti al Supermercato vicino casa un ragazzo, all’apparenza sulla trentina. Chiede l’elemosina, stando seduto nei pressi dell’uscita con una scatolina per le monete messa lì vicino ai piedi; quasi neppure ti guarda, tutto intento com’è a leggere il fumetto che si porta dietro. È un vagabondo, senza né arte né parte, nei cui confronti il mio giudizio è alquanto impietoso. Uscendo dal fare la spesa spesso tiro diritto perché proprio non mi piace dare qualcosa a lui, che invece di lavorare se ne sta lì tutto il giorno a leggere ed oziare.

    Vive una vita randagia, come quella dei cani di cui si circonda. Ragionevolmente penso che non sia giusto dare a lui che, probabilmente, non merita alcun aiuto per quella scelta di vita irragionevole che ha fatto. Vada a lavorare!

    Anche io, come i discepoli, giustifico il mio immobilismo con un impietoso giudizio oppure con la mancanza di mezzi. Non posso mica dare a tutti – penso – e men che meno a chi decide di buttare in quel modo la propria vita!

    La cosa strana, però, è che Gesù si serve proprio di quei discepoli così recalcitranti: il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci avviene tramite loro, nonostante abbiano dubbi, perplessità e pregiudizi. Così Cristo invita noi discepoli a superare le nostre limitazioni, per concorrere insieme a Lui a fare qualcosa di veramente grande.

    Trovo un riscontro significativo a questa ambivalenza dei discepoli nella Parabola del cieco Bartimeo (Mc 10, 46-52). A tale proposito è stato per me illuminante quanto scritto da Tonio Dell’Olio nel suo libro: “Parola a rischio. Alla scuola di Bartimeo”. L’autore identifica in Bartimeo l’altro, il derelitto, il povero, l’oppresso dall’ingiustizia della nostra società. Sono i Bartimeo – i poveri e gli sfruttati della terra, le vittime dell’Occidente votato al consumismo – che chiedono a Dio la salvezza.

    Di fronte al grido di aiuto del povero cieco: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!” la prima reazione dei discepoli, di quelli che sono in cammino insieme a Gesù, è di rimproverarlo. Secondo il loro razionale – ma senza cuore – giudizio, Bartimeo è troppo rumoroso, troppo molesto per il loro Rabbi. Non fa parte della loro cricca e va allontanato. Gesù, invece, è sensibile al dolore del povero cieco e ne ha compassione.

    La cosa stupefacente è che Gesù chiede proprio ai discepoli – che fino a poco prima erano stati di ostacolo a Bartimeo – di fare da tramite, di diventare il mezzo necessario per l’incontro con Dio. Gesù compie due azioni salvifiche: quella su Bartimeo e quella sugli stessi discepoli che da ostacolo diventano un Suo indispensabile strumento di azione (“Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!»”). Sono loro che conducono Bartimeo al cospetto di Gesù! Senza di loro quel grido resta solo un suono – fastidioso – nel più completo immobilismo.

    Ritrovo nella mia esperienza questa doppia faccia dei seguaci di Cristo: a volte ti escludono, ti sono di ostacolo, ti fanno oggetto di giudizi impietosi e fondati su preconcetti, ma poi senza di loro Dio non passa, non può essere trasmesso. Quei pani – come notavi tu, Paolo – hanno bisogno di mani per essere consegnati alla folla e non possono essere offerti se non dai discepoli. Questi ultimi non sono certo dei santi ma strumenti che hanno bisogno di una continua conversione. È straordinario che Cristo agisca per il loro tramite!

    Al buon senso (che paralizza l’azione) ed al giudizio sul prossimo (spesso superficiale) io per primo – che mi sforzo di essere Suo discepolo – sono invitato a preferire la compassione e la misericordia (due aspetti dell’amore) per diventare un mezzo potente nelle Sue mani.

  13. Gesù passa e li chiama! Ma loro, i discepoli, non sanno nulla, impareranno strada facendo, fino a divenire, dopo la Risurrezione di Gesù, come il Maestro!

    Stefano, Gesù al buon senso sostituisce il cuore, l’azione; al giudizio sostituisce la misericordia, la compassione; e noi discepoli siamo invitati, come dici tu, ma a me piace dire “chiamati” ad essere, non più del Maestro, ma come Lui.
    Quando abbiamo qualche dubbio sul fare o sul dire, basta ripassare il Vangelo e agire e parlare come ha fatto Gesù.

    Vada a lavorare! è il tuo giudizio impietoso!

    Vada a Lavorare? Non credo che il lavoro, oggi, stia dietro l’angolo ad aspettare…….,e poi, non avendo tu un lavoro e non avendo di che sfamare la tua famiglia, avresti il coraggio di andare ad elemosinare?
    La vedova di Luca 21,1-4 che tu stesso menzioni, ci insegna molto…..!Un euro non impoverisce le nostre tasche, anzi arricchisce il nostro bagaglio Spirituale, il bagaglio che stiamo preparando per la Vita Eterna.

  14. Le mie figlie adolescenti nn vanno a messa. Per anni sono andata con bambini che si distraevano abbondantemente e poi mi sono trovata da sola. Pero’ spero che qualcuna delle parole ascoltate possa un giorno spuntare e crescere, il mio discepolato e’ nel continuare io, per obbedienza e per profonda necessita’ interiore. Poi lascio fare al padrone della messe.

  15. La quotidianità ci insegna che di Maestri non ce ne sono o quantomeno lo sono solo a chiacchiere ma anche i discepoli difettano perchè quando arriva il momento “…anche voi volete andarvene?” si, ce ne andiamo. IL crollo dei valori dimostra in modo lampante che dell’uomo non rimane nulla solo la sua animalità. L’impegno a ricostrure è l’impegno a ripristinare quei Valori derivati dalla luce della Bibbia e che non hanno altra soluzione come il degrado del mondo dimostra ampiamente.

  16. Giovanni 6,60-61: Perciò molti dei suoi discepoli, dopo aver udito, dissero: “Questo parlare è duro; chi può ascoltarlo?” Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano di ciò, disse loro: “Questo vi scandalizza?”
    Ebrei 4:12-13: Infatti la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore. E non v’è nessuna creatura che possa nascondersi davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte davanti agli occhi di colui al quale dobbiamo render conto.
    Ebrei 10:38-39: “Ma il mio giusto per fede vivrà; e se si tira indietro, l’anima mia non lo gradisce”. Ora, noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per ottenere la vita.

    Elio, Gesù dice: “Volete andarvene anche voi?”

    Alcuni andarono altri sono rimasti, ma se tutti avessero deciso di andare via, Lui, sicuramente, non avrebbe avuto paura di rimanere da solo; come non ha avuto paura, appunto, quando effettivamente è rimasto solo inchiodato al legno della Croce.

  17. cara Michaela nessuno come Gesù Cristo si è dimostrato incorrutibilmente tenace nel perseguire la volontà del Padre ma che dire di noi? Leggiamo, ascoltiamo, seguimo, persone o esempi che presumiamo siano in linea con la Rivelazione ma poi nei fatti nella sostanza ci disperdiamo,ci dissolviamo. Quel chicco di grano ahimè va perduto. Milioni sono i volontari ma pochi molto pochi fanno un volontariato di Fede. Lui ci ha detto di amare il fratello, io ritengo di amarlo ma come se fosse in stato vegetativo, me ne prendo cura ne traggo forza perchè vive ma non aspetto da lui niente di più di ciò che mi da, sempre in attesa che smetta di respirare. Visione eccessivamente pessimistica? Ogni notte mi addormento con la speranza che il nuovo giorno mi smentisca poi viene l’alba… e mi ritrovo a guardare questo fratello… e spero…spero.

  18. grazie angelo… mi servivano prorpio le tue parole… e le tue preghiere … porta al mio Signore la dolce Sofia e il piccolo Filippo

  19. Elio, caro amico, ciascuno di noi ha una missione da compiere, anche quando si è in stato vegetativo; quello stato vegetativo serve a fare acquisire la consapevolezza a coloro che sono intorno, che l’amore è altro; e stai certo che la sofferenza più grande sarà quando la persona in stato vegetativo, davvero, non ci sarà più.
    Guarda le piante, anch’esse sono in stato vegetativo, eppure noi le amiamo, le curiamo, le innaffiamo, le potiamo, le concimiamo con la speranza che crescano più belle e rigogliose e non c’è neppure un momento in cui pensiamo: speriamo che secchino; e quando seccano, quell’angolo, con sommo dispiacere sembra, anzi, è vuoto.
    Pregare per la morte di qualcuno non sempre è un male, noi Cristiani sappiamo che non è la morte, ma la vita; però non siamo noi a decidere ma il Buon Dio.
    Più che pregare per il non respiro, preghiamo perchè il Signore ci aiuti ad amare e comprendere di più, preghiamo che solo quando sarà il momento, solo quando la missione sarà compiuta, lasceremo andare in pace colui o colei che fino a quel momento è vissuto, si, in stato vegetativo, ma che ci ha insegnato quel qualcosa che, da soli, non saremmo mai riusciti a capire.

    Anche i neonati, se vogliamo sono in stato vegetativo, e se restassero tali noi li ameremmo a vita senza mai sperare la fine.

    Per ciò che riguarda la Fede, se davvero crediamo, cominciamo da noi!

    Nell’incontrarci capiranno che non siamo per noi, ma per Dio, e se non lo capiscono, pazienza; Gesù non è stato accolto e capito neppure dai suoi; ma doveva bere quel Calice e lo ha bevuto fino in fondo. E’ difficile? Si, lo so! ma bisogna perseverare, perchè grande sarà la ricompensa nel Regno dei Cieli!

    1. Grazie di cuore, caro Angelo!
      Contraccambio con un augurio di un felicissimo Ferragosto – festa dell’Assunzione di Maria.

      1. Grazie Stefano, auguri anche a te e a tutta la tua famiglia di buon Ferragosto in Maria Santissima, Madre di Cristo Gesù nostro Signore e Redentore e Madre e Regina dell’Universo!

  20. Dal Commento di Lidia del 7 agosto 2010 sull’articolo di Paolo “sei agosto”:
    Forse ai giovani dovremmo dire di non fare il nostro stesso errore, quello di lasciare la festa nel giorno della festa e di non riuscire a dare seguito a questa festa il giorno dopo, che – nient’altro è – l’incarnazione della festa.
    Dovremmo dire loro che se il brutto (male) muove guerra quotidianamente alla bellezza (bene), il bene risponde danzando sempre più deciso, sempre più convinto.
    Il bene non fa guerra per questo non fa notizia; il bello (quello essenziale) non dà spettacolo di sé, ma fascia tutto tanto che più che vederlo lo si sente.

    Forse ai giovani,dice Lidia; a me piace aggiungere: “e ai bambini………”

    Paolo, i bambini del memoriale del tuo ultimo articolo (senza commenti): “Janusz Korczak” sono morti, è vero, ma la loro memoria e il loro spirito vive in eterno!

    Pertanto, Matteo 10,24-33: “Un discepolo non è superiore al maestro, né un servo superiore al suo signore. Basti al discepolo essere come il suo maestro e al servo essere come il suo signore. Se hanno chiamato Belzebù il padrone, quanto più chiameranno così quelli di casa sua! Non li temete dunque; perché non c’è niente di nascosto che non debba essere scoperto, né di occulto che non debba essere conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce; e quello che udite dettovi all’orecchio, predicatelo sui tetti. E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella geenna. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete dunque; voi valete più di molti passeri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Article by: Paolo

Tutte le informazioni le puoi trovare in questa pagina.
Se ti servono alcune fotografie per locandine o depliant, le puoi trovare qui

CHIUDI
CLOSE