Ultimi articoli inseriti Giovane ricco
Ultimi articoli inseriti Divorzio
Ultimi articoli inseriti Servo malvagio
Ultimi articoli inseriti Nodi e legature
Ultimi articoli inseriti Nostra Signora dei folli

Vicinanze

Mi scrive una lettrice che ha vissuto un momento drammatico della sua vita. Studentessa giovanissima, ha scoperto, sei mesi fa, una grave malattia che ha dovuto combattere drasticamente, portandola vicino all’abisso, al punto di non-ritorno. La incontro dopo una conferenza estiva, mi raccontando la gioia di essere tornata a vivere.

Ho sofferto davvero tanto, sia nel corpo che nell’anima, ma quel dolore mi ha rigenerato. So che può sembrare strano, ma per certi versi devo dire grazie alla malattia. Innanzitutto grazie perché mi ha fatto incontrare persone (malati, amici e parenti di malati, alcuni medici ed infermieri, la mia psicologa) dotate di grande umanità: belle, profonde, sensibili, riflesso sicuramente della bellezza di Dio. E, con mio grande stupore, ho scoperto che la maggior parte di queste persone si dichiarava non credente o non praticante. Sono sempre più convinta – prima pensavo il contrario – che l’amore di Dio ed una certa spiritualità siano presenti in ogni persona, credente e non. Che gioia!

Continua raccontandomi di come la malattia ribalta le nostre classifiche, rimette l’essenziale al centro, ci aiuta a guardare a noi stessi in maniera diversa. Paradossalmente, almeno nel suo caso, la malattia è diventata un’opportunità.

Mi ha fatto molto riflettere la sua lettera: forse non dovremmo aspettare eventi drammatici per vivere al meglio le nostre giornate.

 

(Una preghiera per noi: domani parto con 30 pellegrini in Israele, a portare gente sulle tracce del Nazareno)

Category: Incontri

Tags:

28 comments

  1. E’ nella sofferenza che esce tutta la nostra umanita’.
    Paolo, sarete senz’altro nelle mie povere preghiere e tu fai altrettanto nella terra di Gesu’.
    Un abbraccio

  2. Credo anche io
    «… che l’amore di Dio ed una certa spiritualità siano presenti in ogni persona, credente e non. Che gioia!»
    !!!

    «… forse non dovremmo aspettare eventi drammatici per vivere al meglio le nostre giornate.»
    Sì, ne sono convinta.
    ———————————–
    «Una preghiera per noi: domani parto con 30 pellegrini in Israele, a portare gente sulle tracce del Nazareno»
    Certamente. Preghiere tante!!!, e voi per noi!
    (pace con voi.)

  3. x Federica, mi auguro che anche questa settimana visiterai questo blog perchè vorrei vivamente scusarmi con te. “chi male intende peggio ridponde” recita il rpoverbio e io no avevo capito da quale esperienza provenissi, d’altronde non potevo sapere, ma questo non mi esimeva dall’essere insensibile e presuntuoso nei tuoi confronti. Accetta le mie più sincere scuse.

  4. Stasera, mentre ascoltavo la radio in auto, ho sentito una canzone di un noto cantautore italiano che ho ascoltato una marea di volte; stranamente, stavolta, ho dato peso a una frase particolare: “Soffrire – dicono – è utile; se non uccide, fa crescere”.

    Ecco… a definire utile l’esperienza di una malattia, la mia esperienza, non avevo mai pensato. Chissà poi perché.
    Di sicuro c’è che la sofferenza non mi ha mai uccisa, e per uccidermi dovrebbe fare un lavoro grosso e sporco.
    Se non altro perché gli infiniti incontri con persone belle, profonde, sensibili, lasciano il segno.
    E sono la firma di Dio sulla mia vita, ve lo assicuro!

  5. “o l’uno o l’altro, ora: o si pensa soltanto a se stessi e alla propria conservazione, senza riguardi, o si prendono le distanze da tutti i desideri personali, e ci si arrende. Per me, questa resa non si fonda sulla rassegnazione che e’ un morire, ma si indirizza la’ dove Dio per avventura mi manda ad aiutare come posso -e non a macerarmi nel mio dolore e nella mia rabbia….Ho una fiducia così grande: non nel senso che tutto andrà sempre bene nella mia vita esteriore, ma nel senso che anche quando le cose mi andranno male, io continuero’ ad accettare questa vita come una cosa buona.” Così scriveva Etty HIlesum, ebrea olandese, mentre attendeva di partire per Auschwitz.

  6. Elio, aucun problème, scuse accettate!
    Anche se, il nostro, a me è sembrato un dialogare tranquillo, almeno da parte mia; tu continuavi a dire che non siamo sullo stesso piano e non capivo perchè; allora ti ho raccontato una delle mie esperienze, altrimenti non lo avrei neppure fatto, perchè “Non sappia la tua mano destra cosa fa la sinistra”; in poche parole non mi piace mettermi in mostra; solo Dio sa! E speriamo che veda bene, perchè a me sembra di non fare nulla o non abbastanza.

  7. Carissimi tutti, da qualche giorno sono in Italia anch’io!
    e sarò in giro nei prossimi giorni.
    (Non so se riuscirò a connettermi da qualche parte!!!)
    Così voglio ricordarvi adesso che giovedì sera
    alle ore 20 italiane i pellegrini in Terra Santa con Paolo,
    si ritroveranno per una Veglia di Preghiera,
    possiamo unirci a loro anche noi dovunque siamo!
    (e magari accompagnarli già da domani tutti i giorni con le nostre preghiere.)
    Un’estate diversa?, pregare coi pellegrini lontani?! certo! tutto va bene… chissà… magari ci abbronziamo davvero l’anima!!!

    P.S. già che sono qui e che mi guardo intorno… e incontro amici e persone… vedo bene, e mi rendo conto ancora meglio, che la realtà delle nostre famiglie italiane è davvero pesante in questi tempi difficili…
    per questo giovedì nella Veglia io pregherò anche
    per tutte le persone che soffrono, e per il piccolo Emanuele,
    per noi tutti, qui, (chi legge e chi scrive!)
    e infine… anche per la nostra cara Italia: che Dio la benedica!
    (e susciti persone che la aiutino a rialzarsi…)
    e per tutti coloro che si adoperano per il bene comune!…
    pensando al grano del Vangelo di oggi: che cresca rigoglioso e contagi la zizzania col profumo delle orchidee (e del pane fresco per tutti…)
    (e non mi dimenticherò di dire GRAZIE a Dio all’inizio e alla fine del mio colloquio silenzioso con Lui perché so che prenderà sul serio i nostri bisogni.)

    a presto

  8. Credo che quando sei malato, quando ti viene diagnosticata una malattia potenzialmente mortale, il rapporto con il tuo futuro cambi. Nella mia esperienza mi sono fatto l’idea – guardando la sofferenza di persone a me vicine – che lo scoprire di essere gravemente malati ci ponga drammaticamente di fronte all’incertezza del domani. Non guardiamo ai giorni che devono venire come ad un tempo dove collocare la realizzazione dei nostri sogni, ma ad un oscuro periodo dove molto probabilmente non ci saremo più. Così come le persone anziane guardano al passato con rimpianto, chi ha una malattia potenzialmente mortale si trova privato del proprio futuro, luogo figurato in cui si proiettano le speranze ed i sogni dell’oggi.

    Se la nostra realtà non ci soddisfa pienamente è il pensiero del domani che ci aiuta ad andare avanti. Siamo felici nel domani, il futuro è spesso migliore dell’oggi. Ma capita nella nostra esistenza che, per età o per condizioni di salute, ci si trovi ad un punto dove non si possa più guardare al futuro con speranza, perché il domani diventa estremamente precario ed incerto. Questa improvvisa angoscia che coglie chi è malato, come chi è in là con gli anni, cioè il sentirsi privato del domani e della speranza che si ripone in quel tempo futuro, è, per la mia esperienza, un motivo di grande sofferenza.

    Mi ha colpito molto il libro di Enzo Bianchi, “Ogni cosa alla sua stagione”, in cui viene trattato – in relazione all’età che avanza – proprio il rapporto angoscioso con il futuro che chi è negli ultimi anni della vita si trova ad affrontare. In realtà, l’autore ci insegna ad avere il giusto rapporto con il tempo (presente, passato e futuro) e che l’equilibrio alla nostra esistenza viene dato da una corretta valutazione del tempo.

    È nell’oggi che dobbiamo proiettare le nostre speranze. È qui ed ora che dobbiamo trovare la nostra felicità. È nel presente che ognuno deve porre se stesso. Dio si trova qui, ora, nel presente. Appartiene all’oggi di ognuno di noi. Ciò ci dà forza e ci fa valutare le cose in maniera diversa. Il futuro non fa più paura, non è un’angosciosa incertezza, se si vive il presente nella Speranza e con Dio accanto.

    L’avere il giusto rapporto con il tempo è il risultato – per me scoperta recente – della nostra relazione con Dio. Lui c’insegna a guardare con distacco il passato, non facendoci soffocare dai rimpianti, e con serenità il futuro anche quando potrà essere vissuto per poco tempo. La fede ci cala nel nostro presente e ce lo fa vivere da realizzati.

    Mi rendo conto, però, che c’è in chi soffre per una malattia una grande paura dell’ignoto. Cosa mi accadrà? A quali sofferenze andrò incontro? Il futuro è per coloro che sono in afflizione un’incognita angosciosa e terrorizzante; così come il presente, fatto di sofferenza e di dolore. Qui è il nostro rapporto con Dio che fa la differenza. Proiettati nel presente possiamo affrontare, un passo alla volta, le prove che ci riserva la vita. Ma ciò che può risollevarci è la fiducia nel quotidiano incontro con Dio.

    Nella mia esperienza ho vissuto – e vivo ancora – in maniera problematica il rapporto con il tempo. Nel futuro ho sempre proiettato la mia realizzazione vedendo in esso occasioni di crescita che nel presente non riuscivo a cogliere. Il futuro era il luogo del sogno ma anche dell’incubo: lì collocavo i risultati delle scelte del presente (temendo di doverne pagare il conto), le angosce di un lavoro che non riuscivo a trovare (vedendomi barbone senza un soldo!), le ansie di dover rispondere nel domani di qualche errore compiuto da me inesperto impiegato – una volta assunto. Il futuro è stato – ed è – anche il luogo dove porre – in una sorta di previsione su ciò che accadrà – le inquietudini di rapporti vissuti con sofferenza nel presente: quante liti virtuali ho sostenuto nel domani, immaginando reazioni dell’altro che poi non ci sono state.

    Riavvicinandomi a Dio ho compreso l’importanza di vivere il presente, stando nel presente. Ho cercato di trovare oggi la realizzazione che ieri ponevo nel futuro, accettando gli inevitabili fallimenti come doni di conversione. È difficilissimo vivere così, specie se sei malato, quando senti tutta la precarietà della tua condizione e l’incertezza di un fosco futuro di sofferenza. Resta lo stupore di fronte ad inaspettate quanto toccanti testimonianze di chi ha vissuto la propria malattia, anche grave, cercando di vivere il presente con fede e speranza. Tanti hanno testimoniato la possibilità di un incontro con Dio anche lì dove sembra essere umanamente impossibile: in un presente di sofferenza.

    Ho imparato che il vivere l’oggi, dando al tempo il giusto valore, avvicina a Dio e cambia le nostre prospettive. Siamo chiamati a vivere nel presente, qui dove stiamo ora, per condurre le nostre giornate da realizzati. Ciò non è facile, soprattutto se si è nella malattia e nella sofferenza. Eppure questa grande lezione di vita la offrono, continuamente, proprio quei fratelli e quelle sorelle che sono più in difficoltà. La loro è per me una testimonianza credibile!

  9. Cari tutti,

    mi ha colpito molto la frase di Paolo: ” forse non dovremmo aspettare eventi drammatici per vivere al meglio le nostre giornate “.

    Vero, nessuno di noi dovrebbe….. ma credo che dovremmo imparare a rispettare ogni titpo di dolore sia esso prodotto da una malattia “vera” sia quello dell’anima.

    L’indifferenza e la solitudine producono una sofferenza che consuma lentamente impedendoti di vederla la tua giornata.

    Certo, si perde del tempo prezioso che potrebbe essere impiegato in maniera migliore ma non tutti siamo forti abbastanza.

    Dovremmo smetterla di suscitare sensi di colpa, invece usciamo dalle nostre rigidità e apriamoci agli altri. Tutti, sani o malati che siano.

  10. Ecco ora rosichero’ moltissimo per i pellegrini che con Paolo cercano le tracce del Nazareno… va bhe un giorno chissa anche io…

    comunque non per fare l’avvocato del diavolo ma… storie come queste lasciano il segno e ti fanno sperare ma ci sono sempre troppe storie non a lieto fine che lasciano invece una ferita aperta che mai si rimarginera’… allora voglio veramente pregare per tutti coloro che (e sono tanti purtroppo) nella loro malattia non incontrano belle persone, non hanno qualcuno che li sostenga e li conforti, voglio pregare per quei fratelli dimenticati negli ospedali e per quei medici che hanno perso la passione di guarire il corpo e l’anima… voglio pregare per chi la speranza non sa cosa sia… perche’ la solitudine e’ l’unica compagna… e nella solitudine spesso si rifuta anche solo l’idea di Dio che ci ama …. questo mi fa soffrire e mi lascia senza parole…

    un sorriso Molly

  11. Credo pure io che la malattia, il lutto, le sofferenze ti portino a Dio, ci sono passata, ed è x questo che ci credo. Ciao a tutti i cercatori di DIO!!!!!! Un abbraccio a tutti.

  12. Credo pure io che la malattia, il lutto, le sofferenze ti portino a Dio, ci sono passata, ed è x questo che ci credo. Ciao a tutti i cercatori di DIO!!!!!! Un abbraccio a tutti. Ciao don Sandro e Paolo….

  13. “ALMENO NEL SUO CQSO LA MALATTIA È DIVENTATA UN’OPPORTUNITÀ”
    Precisazione necessaria ,senza la quale non mi sarei ritrovato.
    L’opportunità si presenta con facilità se Lo sbocco della malattia è positivo ma se non lo è ?
    Quanti la trovano anche in tal caso?
    Per vita vissuta devo dire che per chi rimane è molto difficile vivere nel convincimento che chi “è andato avanti” ha vissuto anche solo per poco “quell’opportunità”
    Diversamente sarebbe stato se la malattia non avesse vinto,allora la risposta avrebbe forse chiarito i dubbi.
    Alcuni appigli ci sono ancora ,ma è dura non cadere.

  14. La malattia puo’ essere uno dei tanti percorsi che e’ possibile affrontare qui sulla Terra e l’occasione per avvicinarvi oppure allontanarvi dalla fede.
    Infatti questa via e’ sul confine di questi opposti sentire e per questo e’ pericolosa da percorrere: molte persone attraverso di essa perdono la fiducia in Dio poiche’ avevano di Lui un’immagine infantile e superficiale.

    La fede, la preghiera e l’Amore di Dio, sono dimensioni che devono essere coltivate e fatte fiorire dentro di voi.
    Dio non vi fa guarire ma vi dona le Energie del Suo Amore che, se le accettate nel vostro cuore, vi forniscono la chiave per trovare la Guarigione Interiore, se voi volete guarire.
    Il miracolo consiste nell’accettare ed aprirvi all’Amore di Dio, abbandonandovi alla Fede.
    Queste due Forze, l’Amore di Dio e la Fede in Lui, realizzano il Miracolo della Guarigione Interiore da cui, forse, si concretizza anche quella fisica, a seconda del vostro percorso.

    Il livello umano non e’ nulla ma e’ solo attraverso di esso che si puo’ accedere a Dio la’ dove il “chiedi e ti sara’ dato” ed il “tutto cio’ che chiedete nel mio nome”, vengono ascoltati.
    Questo e’ il mistero della Guarigione e da qui, divini esseri, potete comprendere che io e tutti i Santi a cui vi rivolgete, vi possono indicare quella porta che solo voi potete varcare, la Porta del Cuore, del Miracolo della Guarigione Interiore.

    Essa si trova al di la’ del silenzio in cui nel vuoto e nell’assenza di voi, Dio puo’ essere accolto.
    Che tutti i vostri pellegrinaggi nei quali vi portate le vostre pene e le vostre sofferenze, siano la Via verso voi stessi, verso quella dimensione sacra e misteriosa dentro di voi che e’ il Regno dei Cieli dove tutto acquista luce e diventa sorriso, una danza dolce dei giorni, verso le vostre profondita’, sempre piu’ vicini a Dio.(dagli scritti di San Pio da Pietralcina)

  15. Gesù disse: (Matteo 10,8)
    Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
    Marco 16,20: Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.
    Tutti possiamo pregare per la guarigione fisica e spirituale, così come Gesù ci ha insegnato e ci ha detto di fare.
    Quando ci accostiamo ai malati, imponiamo loro le mani, preghiamo con la stessa compassione e con lo stesso amore di Gesù, e siamo certi che la nostra preghierà verrà esaudita, perchè Gesù, in quel momento opera per noi.

  16. Vera, oggi alle ore 20,00 italiane, sarò davanti a Gesù Eucaristia per pregare con Paolo,con il suo gruppo, con te e con tutti coloro che vogliono unirsi alla nostra preghiera, per il bene nostro, della nostra Italia, e di tutta l’umanità intera, nel Nome di Gesù e a Lode e Gloria del Padre, Dio Onnipotente ed Eterno!

  17. Oggi è partito da Perugia per la Terra Santa don Saulo insieme ad un gruppo di pellegrini della sua parrocchia a conclusione delle catechesi dei “Dieci comandamenti”. Il don mi scrive che porterà sul Monte Tabor anche una preghiera speciale per Emanuele e la sua famiglia. Io, salendo con il cuore il mio piccolo monte spirituale, porto la mia misera preghiera al Signore per loro ed il gruppo di Paolo. Guardo con fiducia le notizie che da poco mi sono giunte di piccoli miglioramenti di Emauele. Affido al Signore quei bambini che le notizie del telegiornale ci mostrano – anche recentemente – al centro della brutalità degli adulti e le tante famiglie in difficoltà per la malattia di loro cari.

  18. Carissimo Paolo, ti seguo col pensiero e con la preghiera nel tuo bell’itinerario in TerraSanta, dove anch’io sono stata: che porti abbondanti grazie a noi tutti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Article by: Paolo

Tutte le informazioni le puoi trovare in questa pagina. Se ti servono alcune fotografie per locandine o depliant, le puoi trovare qui
CHIUDI
CLOSE