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Ancora luci


In quanto orso di montagna il mare mi stupisce (e mi accalda non poco!). Tornato dalle vacanze abbronzato e contento del mio fresco di bosco, porto ancora nel cuore due immagini che voglio condividere con voi, nel desiderio di raccogliere i semi di speranza che abbondano attorno a noi e che rischiamo di non vedere.

La prima immagine che mi resta è l’assedio continuo dei ragazzi senegalesi, a ondate, carichi di occhiali, collanine, giochi, teli bagno… Passano avanti e indietro sulla spiaggia per ore, cotti dal sole, esausti. Ricevono molti no, grazie e continuano, nelle speranza di vendere qualcosa. Li incontro la sera, mentre rientro dalla spiaggia in auto, su improbabili biciclette di recupero, in fila indiana, con le loro borse cariche. Una sera ne ho visti alcuni prepararsi a dormire sulle panchine del parco, dopo avere mangiato una mela. Vite perdute, disperate, piccoli tentativi di sopravvivere facendo una stagione sulla spiaggia per mandare qualche soldo a casa. Ho trovato molta comprensione verso di loro: un panino che “avanza” e che uno di loro accetta volentieri, un altro, esausto, che si ripara all’ombra dell’ombrellone e un bimbo che gli porta dell’acqua. Sorrido, col cuore pieno di speranza. Uno di loro, al mio cortese rifiuto, decide di uscire dalla monotonia di quel non-lavoro, mi chiede da dove veniamo. Dai confini con la Francia, gli dico. Il suo sguardo si illumina: può parlarmi in francese. Dialoghiamo per dieci minuti, mi racconta della sua vita dura, del suo primo anno in Italia. Alla fine mi ringrazia, mi stringe la mano: parlare in francese gli ha fatto ricordare il Senegal, di cui ha tanta nostalgia.

La seconda immagine è quella di una straordinaria madre che deve vivere nei paraggi: ogni giorno in bicicletta va in spiaggia, caricandosi su uno speciale carrellino il figlio adolescente, spastico. Poi si fa aiutare , lo carica su una sedia da mare con le ruote, lo porta sulla battigia e stanno delle ore a farsi cullare dalle onde. Lui ride, scompostamente, il corpo non segue la sua anima, non escono parole dalle sue labbra ma una luce radiosa dai suoi occhi che si socchiudono agli spruzzi del mare. Lei, in piedi, parla con le amiche e getta lo sguardo, infinitamente amorevole, su quel figlio speciale. Intorno qualche famiglia, molti bimbi che giocano, qualche giovanotto che ostenta bicipiti da palestra e signorine che sfoggiano i bei corpi abbronzati.

Ma la scena di quel ragazzone disteso sulla battigia a prendersi onde e a ridere è il più bel ricordo della mia vacanza.

L’amore salverà il mondo.

Category: Pensieri

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39 comments

  1. Caro Paolo non ho parole. La vita è proprio quella cosa che ci capita mentre siamo impegnati a fare altri progetti. Il miracolo stà invece proprio nelle pieghe di quelle tante piccole cose a volte invisibili di ogni giorno.

  2. Festa del Santo Patrono: mentre la Processione passa tra le bancarelle disposte sui due lati della strada, rimango stupito e nello stesso tempo felice, perchè la maggior parte dei venditori con i loro piccoli figli, non italiani naturalmente, al passaggio del Santo, fanno il Segno della Croce e Pregano, Pregano con noi, Pregano con le nostre stesse preghiere.
    Loro Pregano! e noi, a volte, non li degnamo neppure di uno sguardo!
    Lacrime di compassione e gioia mi scendono lungo le guance fino a bagnarmi i piedi.
    E’ vero Paolo, l’Amore salverà il mondo!

  3. Ho conosciuto Veronica, una ragazzina di tredici forse quattordici anni, appena trasferita in Italia dalla Germania.
    E qui voi mi direte: “E allora?”
    Veronica è psicologicamente disturbata. vuol fare solo ciò che le piace, ma non sempre è possibile, allora piange e urla; forse un pò ci marcia, perchè prima o poi viene accontentata.
    Un giorno le ho detto: “Veronica, lo sai che quando sei allegra e sorridi sei bellissima, e quando invece piangi e fai i capricci sei brutta?” E nel dire sei brutta le ho fatto una smorfia non piacevole a vedersi; lei, mi ha guardata pensierosa; io ho subito incalzato e le ho chiesto di farmi un bel sorriso.

    Il miracolo è avvenuto: Veronica ha sorriso!

    Ogni volta che la incontro, o quando accenna a qualche capriccio le dico: “Veronica, dai sorridi, perchè quando sorridi sei bellissima!”
    Veronica sorride e dimentica il cruccio!

    Diceva il Vescovo di Costantinopoli, Gregorio Nazianzeno: “Se allontanerai da te la meschinità e le preferenze, cioè la grettezza e la discriminazione come pure le esitazioni e le critiche, cosa accadrà? Che magnificenza! Che meraviglia! Quale e quanto grande sarà la ricompensa di questo tuo comportamento! Allora la tua luce sorgerà come l’aurora e la tua ferita si rimarginerà presto.
    E chi è che non desideri la Luce e la Sanità?”

  4. i”vuò cumprà” ,così li chiamano dalle mie parti, fanno ormai parte del paesaggio,ne siamo talmente abituati che troppo poco ci accorgiamo della loro presenza- esistenza.Eppure se li guardi bene nei loro occhi c’è la prospettiva e la speranza di una vita migliore di quella che avrebbero nel loro paese,spesso si accontentano e godono di quel poco che hanno , a differenza di noi tutti- fricchettoni e ben pensanti- ,che vogliamo sempre di più di quel tanto che già abbiamo e cosa abbastanza rilevante è che spesso non abbiamo più “speranze”…..le abbiamo già perse e da tanto
    .
    Per i genitori dei bambini” speciali” è un discorso a parte…..non spesso fanno parte del quadro di spensieratezza che potrebbe essere una bella spiaggia.Lì non c’è posto per loro ,per il loro amore,non c’è spazio in un posto dove vengono visti un pò come alieni in un mondo che è anche il loro ma in qualche modo ne sono esclusi.Non sto parlando di barriere architettoniche, sto parlando di barriere mentali,quelle piene di pietismo ma senza misericordia piene di sguardi indiscreti senza vedere che oltre quei corpi di genitori amorevoli c’è un’anima che non vuole pietà,non vuole chiacchiere,ma semplicemente umanità.

    Basta così,non posso andare oltre, sono di parte,sono mamma anch’io di un “angelo “e ne vado fiera sia in città, sia al mare, sia in montagna, sia nel mondo ,perchè , con tutte le sue meraviglie, il mondo è anche mio

  5. Rosaria, mia cara amica, io non sono sposato, e forse non lo sarò mai, perchè ho donato la mia vita al Signore; in quanto Chiesa, sono Sposa di Cristo.
    Il mio nome, come puoi vedere è angelo, per me una benedizione, perchè con la vita, con le preghiere e con le opere, cerco di farmi prossimo e angelo per coloro che ne hanno bisogno; in questo caso sono vicina a te, al tuo “angelo” e a tutte le mamme, a tutti i papà e a tutti gli “angeli” del mondo intero.
    Possa, il Signore, ascoltare le mie preghiere! possa assistervi e custodirvi tutti i giorni della vostra vita terrena, per poi accogliervi tra le sue braccia amorose nella Vita Eterna.
    Con sincero affetto, angelo.

  6. PER ANGELO…. e per tutti quelli che pregano per i genitori dei bimbi speciali,non posso dire che un GRAZIE, grazie perchè nelle vostre preghiere vi ricordate che esistono realtà diverse ,quelli che secondo me sono alieni in questo mondo e per mondo mi riferisco al sistema in generale,alla logica di questo sistema.Amo Gesù,amo la mia chiesa(anche se c’è tanto da lavorare in essa) adoro il mio parroco ,in lui trovo sempre la forza che spesso mi manca e me la dona col cuore….tante volte però a noi serve proprio questo,la forza di lottare contro le avversità,una parola dettata dal cuore,,,le preghiere restano lì,le parole,gli sguardi,i fatti ,le opere entrano nel cuore,ci restano,edificano e sei pronto ad affrontare per vincere il mondo
    GRAZIE ANGELO…GRAZIE DON VITTORIO….GRAZIE A CHI COME VOI DISPENSATE AMORE

  7. Rosaria, ho letto, non ricordo dove, che “Gli Amici sono Angeli Silenziosi che ci aiutano a rimetterci in piedi quando le nostre ali non sanno più come fare a volare.”

    Non essere triste, amica, tu ami Gesù e Gesù è con te, Don Vittorio è con te, chi conta nella tua vita è con te; tutto il resto, gli altri, coloro che ti fanno soffrire, non hanno molta importanza; nel III Canto dell’inferno, Virgilio dice a Dante: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.
    Gesù stesso, ” Passando in mezzo a loro, se ne andò.”

    Coloro che sono piccoli in mezzo agli uomini,stai certa, sono grandi innanzi a Dio, e non hanno bisogno del plauso del mondo.

  8. È il tardo pomeriggio di un giorno d’agosto del 1998 e mi trovo a Roma nel parco di Villa Torlonia, diventato comunale – e quindi pubblico – già da qualche tempo. La mattina l’ho passata – giubbotto e mitra – presso l’abitazione privata del Presidente della Repubblica (di allora) Scalfaro, nel consueto servizio di vigilanza a cui spesso sono destinato quale agente ausiliario della Polizia di Stato. Noi “pinguini” di leva (traducibile con il più famoso termine di “spine”) siamo spesso chiamati a svolgere questo tipo di servizio: a “fare la schiuma” come si dice in gergo, espressione figurata che ben descrive le enormi sudate tipiche di sfiancanti turni di vigilanza passati – in piena estate – in piedi e bardati di tutto punto. Il caldo, acuito dall’asfalto di quella strada periferica senza verde, è stato nella mattina particolarmente soffocante. Dovrò prendere nuovamente servizio alle una della notte stessa per completare il turno “mattina e notte”, per poi avere la giornata libera dello “smontante” ed il successivo giorno di riposo, tanto agognati da chi, come me, non vede l’ora di tornare a godere – anche se per poco più di un giorno – della comoda routine casalinga.
    La caserma dove alloggio non è molto vicina al parco ed io approfitto del pomeriggio libero, dopo aver riposato un po’ in branda, per una bella passeggiata. Arrivo al parco di Villa Torlonia e mi siedo su una panchina. Mi trovo a poche decine di metri dall’edificio che fu la residenza privata di Benito Mussolini (nell’anno della mia “ naja” era diroccato ed inagibile). Nonostante le finestre rotte, gli assi di legno che chiudono gli ingressi e lo stato d’abbandono generale, s’indovinano ancora i fasti che animarono la casa del dittatore più di cinquanta anni prima. Il parco è bellissimo. All’interno ci sono palme altissime ed alberi esotici. Sono stravaccato sulla panchina e mi guardo intorno: c’è chi approfitta della tregua alla calura, regalata dalle nuvole formatesi nel cielo di Roma nel primo pomeriggio, per fare un po’ di jogging, chi ascolta la musica con il walkman standosene disteso sull’erba, chi legge, chi fa un pisolino. Il vociare dei bambini che corrono e giocano è sporadicamente interrotto dalle grida di qualche adulto, loro accompagnatore, quando esagerano nell’esprimere la connaturata irruenza.
    A pochi passi dalla residenza che fu di Mussolini noto un giovane signore, probabilmente un papà, che gioca con un bambino. Resto colpito dal sorriso che illumina il volto dell’uomo. Il piccolo, un biondino con i capelli a caschetto, è girato di spalle: non vedo il suo volto ma ne odo la tenera risata. Corre verso il suo papà a braccia aperte. Lui, l’adulto, è vestito elegantemente, forse è appena uscito dall’ufficio – tiro ad indovinare. L’uomo a sua volta spalanca le braccia per accogliere il suo piccolo che gli si lancia addosso. Lo tira su e, stringendolo, fa con lui una veloce giravolta. Le gambine del piccolo svolazzando vincendo la forza di gravità, tanto è giocoso ed irruento quell’abbraccio. Ridono e sembrano felici. Il volto di quel signore è radioso: deve amare molto quel piccolo biondino!
    L’abbraccio tra i due termina. L’uomo rimette a terra il bambino che, finalmente, si volta nella mia direzione. È un bambino down. Bellissimo, grazie anche al luminoso sguardo che il suo papà ha per lui! Mi si stringe il cuore nel vedere quanto amore appare esserci tra i due. Già, perché nella mia superficialità ho sempre pensato che avere un figlio con la sindrome di down sia per un genitore una grande disgrazia. Quanti problemi ed incognite da affrontare! Eppure quei due hanno in un solo abbraccio scardinato i miei meschini pregiudizi. Quello che vedo è un padre innamorato del proprio ragazzo e felice di averlo; l’altro, un figlio bellissimo da crescere, accudire e coccolare. In quella stretta vedo manifestata una rara armonia tra due creature. Il sorriso del padre al figlio è l’espressione del più sincero “che bello che ci sei!”. Certo, sicuramente quel genitore avrà vissuto e vivrà angosce, paure, preoccupazioni molto più intense di chi ha un figlio sano. Da quello che ho visto, però, l’intensità del sorriso di entrambi svela la possibilità, per me impensabile, di essere una famiglia felice anche in presenza di evidenti difficoltà.
    Prima di assistere a quell’abbraccio consideravo l’avere un figlio disabile come una tragedia senza appello. Da quel giorno, invece, il ricordo dell’unione di quelle due anime e della gioia del loro stare insieme mi fa considerare il tutto sotto ben altra prospettiva. Non si può certo nascondere e sottovalutare la sofferenza tipica di tante situazioni difficili ed angosciose di malattia e di inabilità; resta però in me la sensazione di dolcezza e stupore per aver assistito quel pomeriggio ad un profondo incontro di anime che nulla ha da invidiare ai rapporti tra “sani”. Anzi…
    Quella luce – per usare l’espressione del post di Paolo – che mi ha abbagliato in quel (ormai) lontano pomeriggio di agosto l’ho da allora portata nel cuore, in un cantuccio, e mi ha sempre tranquillizzato il pensiero che uno splendido abbraccio d’amore è possibile anche nella disabilità e che quei rapporti – troppo superficialmente considerati solo dolorosi – seppure segnati dalla quotidiana difficoltà, sono anch’essi degni di essere vissuti in quanto non hanno nulla di meno di quelli tra coloro che, fortunatamente, godono del dono della salute.
    Si può essere genitori in modi diversi – nella salute, nella malattia, nell’accoglienza di figli non propri – ma quello che fa veramente la differenza, ciò che conta e ci rende veri padri e vere madri, è l’amore che riusciamo a donare a coloro che alleviamo ed educhiamo. L’amore vero non discrimina.

    1. Grazie Stefano, come sempre, i tuoi racconti di vita vissuta commuovno e lasciano senza parole!

      Riesco solo ad affermare che l’Amore vero non discrimina!

      Anche Dio, quale Vero Padre e Vera Madre, ama tutti e comunque!
      Anche Lui, spalanca le braccia per accogliere tutti i suoi figli; anche Lui li solleva e li stringe a sè.
      Tutti, per Lui, senza discriminazione, siamo figli bellissimi da amare, accudire, coccolare!

  9. Devo essere sincero quel tuo appunto di viaggio al mare mi ha fatto subito venire in mente il libro “Cuore” e don Bosco. Strano abbinamento vero? Eppure i buoni sentimenti quelli autentici nati là dove si divide pane e olio o si gioca sullo stesso cavallo a dondolo, hanno superato secoli di dolore e di atrocità di incomprensioni e di tragedie immani. Forse la parola “amore” è un po’ troppo usata e abusata ma io credo nei piccoli gesti di chi da al fratello che ha bisogno ma che non ha neppure la forza di chiedere: è da questo microcosmo di gesti di spontanea generosità umana che questa umanità e quella futura potranno sperare nell’ AMORE che verrà

    1. Elio, a me piace la parola Amore, la uso e ne abuso perchè, davvero, ci credo!
      E’ da questa parola e dal microcosmo di gesti di spontanea generosità umana che si iniziano a vedere le Fondamenta del Regno di Dio.

      1. Mi spiace che tu non abbia colto il mio pensiero forse non hai mai letto il libro Cuore o non conosci don Bosco. Non ti conosco ma voglio pensare che tu sia una persona assolutamente solare. in quanto alla parola amore puoi farne l’uso che credi anche perchè solo chi gravita intorno a te e ti conosce può capire o intuire quanto sei portatrice d’amore.

        1. Oh si! caro amico, ho capito perfettamente il senso delle tue parole, e ho letto il libro “Cuore”, anche se non proprio ieri!
          E, San Giovanni Bosco, chi non lo conosce!

          “Tutte le volte che incontri un vecchio cadente, un povero, una donna con un bimbo in braccio, uno storpio con le stampelle, un uomo curvo sotto un carico, una famiglia vestita a lutto, cedi loro il passo con rispetto: noi dobbiamo rispettare la vecchiaia, la miseria, l’ amor materno, l’ infermità, la fatica, la morte.” (Edmondo de Amicis)

          1. Beh si, cioè no! Ti ringrazio per la precisazione e la citazione ma sono sempre del parere che ci muoviamo su piani diversi, ma può anche darsi che non capisca io le tue argomentazioni. Sai sull’amore verso i fratelli mi avvicino di più a un S. Francesco o S:Camillo de Lellis anche se ti confido avrò bisogno di un “robusto” intervento dello Spirito Santo per percorrere quelle strade. Grazie

  10. SENZA COMMENTO : AFGHANISTAN: ERA ULTIMO GIORNO MISSIONE PER MILITARE UCCISO

    (ANSA) – CAPRAROLA (VITERBO), 12 LUG – ERA AL SUO ULTIMO
    GIORNO DI MISSIONE IN AFGHANISTAN ROBERTO MARCHINI, IL MILITARE
    ITALIANO UCCISO IN UN ATTENTATO. UNA VOLTA RIENTRATO DAL
    SERVIZIO CHE STAVA SVOLGENDO SAREBBE DOVUTO PARTIRE PER
    L’ITALIA. ERA ALLA TERZA MISSIONE ALL’ESTERO.
    FIGLIO DI UN ARTIGIANO E DI UNA CASALINGA, MARCHINI HA UNA
    SORELLA, CHE LAVORA COME INFERMIERA IN UNA CLINICA DI TIVOLI
    (ROMA).
    DALLA SUA ABITAZIONE E’ USCITO IN LACRIME IL SINDACO DI
    CAPRAROLA EUGENIO STELLIFERI: “LO CONOSCEVO – HA DETTO – E
    CONOSCO BENE TUTTA LA SUA FAMIGLIA. E’ BRAVA GENTE, SEMPLICE.
    PER TUTTO IL PAESE E’ UN GIORNO TRISTISSIMO, DI LUTTO E DI
    DOLORE”.

    1. Perdonami ma francamente non riesco a rimanere indifferente all’enfasi di questa notizia. Sono militari dicarriera,hanno scelto di imbracciare delle armi, operano su teatri di guerra e sono tutti assolutamente volontari. Tempo fa era stato intervistato un sergente di Catania che,coperto dall’anonimato, aveva affermato che con 2 anni di missione all’estero si era potuto comprare la casa. Di fronte alla morte di un fratello, qualunque fratello, si deve stare in silenzio e pregare però ci sono tanti missionari che armati solo della loro Fede muoiono trucidati dagli sbandati di turno ma le loro bare non vengono ammantate di tricolore.

  11. Paolo, le tue parole colpiscono il cuore, come sempre.
    Comprendo cio’ che hai provato guardando quel ragazzo in riva al mare. Io ho un fratello con un handicap mentale e non immagini quante volte mi sono rifugiata e ritrovata nei suoi occhi. In periodi difficili, addirittura, invidiavo la sua serenità ed estraneità al mondo così come lo viviamo e lo percepiamo noi “normali”. I ragazzi “sfortunati” hanno una ricchezza che noi, nonostante le nostre “presunte” supriorità intellettuali, non riusciamo sempre a raggiungere: si divertono con poco e non hanno aspettative nei confronti degli altri (…).
    Grazie per questa splendida riflessione.
    🙂

  12. Tra le immagini del mare, le farfalle che volano sull’acqua. È pazzesco, ma cosa ci fanno su quella distesa di mare, a volare così sospese, senza potersi posare, in attesa di un fiore?

    1. Benvenuto Riccardo! anche se non mi spiego perchè tu, avendo un sito tutto tuo, sia venuto a visitare il blog di Paolo.
      Ho visitato il tuo sito: molto bello!
      Ho ascoltato il documentario di Sergio ZAVOLI “Clausura”!
      Che dire? Strabiliante!
      Mentre ascoltavo i miei occhi si riempivano di lacrime; lacrime di una commozione indescrivibile davanti a quelle piccole luci che non vivono di Luce propria ma della Luce di Dio.
      Grazie, davvero, grazie!
      Ritorna ancora tra noi!

      1. Ciao Michela, non capisco come mai sei sorpresa che se uno ha un sito e un blog sia capitato qui. Che domanda curiosa 🙂

        Semplicemente mi piace seguire anche queste riflessioni meditazioni di Paolo Curtaz. Ho impostato l’RSS del sito, così sono sempre aggiornato di ogni nuovo post.

        Poi non sempre si ha il tempo o la voglia di scrivere qualcosa. Si pesca e si porta a casa….

        Mi fa piacere che ti sia piaciuto Clausura. A me era piaciuta molto la versione radiofonica (più di quella tv che era stata fatta mi pare negli anni 80-90) perché ti immergeva nel silenzio, nella parole, nei sospiri, nelle preghiere.

    2. Le farfalle giocano, Riccardo,
      a giochi che noi non conosciamo (più? ancora?)
      e che parlano di luce e di colori
      di gloria a Dio.
      nutrendosi di lode a Lui (fiori invisibili).

      l’acqua salata non le spaventa
      come spaventa noi,
      e sanno sospendersi
      e riposare
      come forse
      noi impareremo a fare
      un giorno, prima o poi.

  13. C’è un’assenza che oggi mi pesa nel cuore. C’è una culla vuota in una casa visitata non più tardi di tre settimane fa dalla felicità. Il fiocco azzurro appeso al portone del palazzo dove vivono Michela e Massimo annunciava – fino a pochi giorni fa – tutta la loro gioia per l’arrivo di Emanuele. Lo vedevo esposto – segno di grande gioia da comunicare a tutti – passando lì davanti ogni mattina: io abito a meno di cento metri da casa loro. Da qualche giorno quel fiocco non c’è più. Il portone del loro palazzo ha riacquistato – drammaticamente – il suo consueto anonimato. Nessun annuncio, nessuna gioia da comunicare. È un’assenza che testimonia l’improvvisa angoscia che ha colpito quella famiglia. Per me è stato un’ulteriore pugno allo stomaco – insieme alla notizia della malattia improvvisa di Emanuele – vedere sparire quel fiocco azzurro. Passando lì davanti qualche giorno fa – con Matteo dentro il passeggino – ho compreso tutta la drammaticità della loro situazione da quella piccola assenza, dal venire meno del segno di festa. Ora c’è silenzio ed angoscia, situazioni tanto più evidenti perché improvvise rispetto alla gioia provata da tutti quanti, fino a poco prima, per la nascita del piccolino.

    Le notizie sono poche: ricevo – direttamente o da amici – solo qualche messaggio al telefonino. Ora Emanuele è stato trasferito in un grande ospedale pediatrico del Centro Italia, nell’incertezza più totale sul suo futuro. Dai messaggi di Michela traspare tutta l’angoscia che lei e Massimo stanno vivendo: utilizza le parole “incubo” e “croce molto grande”. Le “comunicazioni” tra noi sono come interrotte, fatta eccezione per le poche e sporadiche parole, contenute in brevi messaggi. Nonostante ciò, si intuisce benissimo la tremenda prova che questi cari amici stanno vivendo.

    Mi colpisce un passo dell’ultimo libro di Paolo che ho letto di recente: parla di Dio che è nei celi e di “celato”, aggettivo che rimanda a quell’espressione. Pensando a Michela e Massimo ho la netta sensazione che questo Dio se ne stia, nella loro vicenda, nascosto, celato appunto. Sono io il primo a sentirne la mancanza, quasi fosse sparito così come il fiocco azzurro lo è dal portone. Credo sia il dolore, la sofferenza improvvisa ed ingiusta che ci fa apparire Dio nascosto; l’angoscia spazza via ogni piccolo segno della Sua presenza, lasciando il posto alla sensazione di solitudine e di impotenza. Non c’è più luce, ma tenebra ed abbandono!

    Due giorni fa ricevo un messaggio: è Michela. Mi dice che non ha potuto rispondermi. Parla dei trascorsi come giorni durissimi. Dice che ancora lo sono! Poi l’ultima frase, dirompente: “siamo ogni istante nelle mani di Dio”! Per me è come uno schiaffo, un lampo che illumina la notte.

    Per Michela Dio non è nascosto. Lo sente accanto, nonostante tutto, e continua a confidare in Lui. Posso testimoniare che in tutte le dolorose vicende della sua vita – e non sono state poche – la fiducia di Michela nel Signore non è mai venuta meno; anzi, paradossalmente, si è sempre accresciuta. Credo che la luce della fede di Michela e Massimo sia per me un dono prezioso ed una testimonianza che mi sento in dovere di condividere.

    Paolo conclude il post con la certezza che sarà l’amore a salvare il mondo. Di ciò ne ho avuto la prova in tante occasioni in cui persone normali sono stati capaci di un amore incondizionato e totale. Spesso ci viene detto che non ci sono più i valori, che il nostro è un mondo malato, che “non c’è più fede sulla terra”. Io stesso di frequente scuoto la testa e dico che la nostra è “una società di plastica”. Poi, ogni tanto, qualche “luce” viene a contraddire la mia superbia ed i miei pregiudizi. La luce si trova nell’altro molto più di quanto siamo abituati a pensare. Forse è per questo che Dio continua a cercarci: magari vede in noi ciò che pensiamo non esserci più – l’amore.

    Ancora una volta sono a supplicare preghiera per questa famiglia di miei amici in grande difficoltà.

  14. Io pregherò, Stefano,
    affidiamoci sempre a Dio,
    anche quando non capiamo nulla.
    come adesso come spesso,

    Ogni cosa ha un senso alla fine.
    Non venga meno la nostra speranza
    anche nei momenti più difficili…

  15. ciao a tutti , come al solito sono sensa parole ..il post di paolo mi ha fatto di nuovo commuovere …e tu caro stefano perugia …mi aiuti ,con le tue testimonianze ad alzare la testa …non ho molto tempo per il pc ..ma il mio primo pensiero siete voi carissimi tutti vi leggo con grande gioia e vorrei poter parlare con voi tutti indistintamente..per me ognuno di voi ha la sua realtà ma tutto si unisce in Gesù..è come se ci trovassimo davanti a Lui e ognuno portasse la sua realtà,avendo la certezza di essere ascoltati,ma soprattutto amati…che dire :grazie Paolo Curtaz di averci in qualche modo ,sensa conoscerci,unito in Gesù

    ancora grazie che il Signore sia sempre con voi
    siete tutti nelle mie prghiere…specie emanuele in questo nmomenti di bisogno

    pace e bene fratelli

  16. Stefano, all’inizio, quando hai detto oggi c’è un assenza che mi pesa nel cuore lasciava credere il peggio; il peggio come lo vediamo noi uomini : “la morte”.
    Ma noi siamo Cristiani e, per noi, la morte non può essere il peggio; per noi Cristiani il peggio è la Vita Eterna! San Francesco la chiamava “sorella morte!”
    Comunque, continuando a leggere, sentivo che non era finita; sentivo che c’era ancora un briciolo di Speranza….San Pio da Pietralcina diceva: “Prega, Spera, npn disperare; il Signore conosce la tua afflizione ed esaudirà la tua preghiera!”
    Affidiamoci alle parole di questo grande Santo che ha patito nella Sua Carne le stesse sofferenze di Cristo, e continuiamo a pregare nella Speranza di una pronta guarigione per il piccolo Emanuele!

  17. Stefano : “La luce si trova nell’altro molto più di quanto siamo abituati a pensare. Forse è per questo che Dio continua a cercarci: magari vede in noi ciò che pensiamo non esserci più – l’amore.”

    Dio è presente, è vicino e continua a cercarci; ma poi, stanco, resta in attesa, perchè non è Lui che si cela, ma siamo noi che non Lo vediamo, non Lo riconosciamo o non Lo vogliamo vedere! A volte, siamo in tutt’altre faccende affaccendati, ci preoccupiamo di molte cose, come diceva Gesù a Marta, siamo stanchi e affaticati e non ci accorgiamo della Sua presenza.
    Mi viene da pensare che il vero povero, è Dio; l’ultima tra tutte le luci è Dio !
    Sono pochi coloro che, come Michela, riescono a sentirlo vicino, oltre che nei momenti lieti, nei momenti di luce, anche nella sofferenza, nel dolore, nelle controversie della vita.
    Dio c’è sempre, e anche se una madre dovesse dimenticarsi del suo bambino, cosa molto rara, Dio dice:”Io non vi dimenticherò mai”.

    Continuerò a pregare per Emanuele e per i suoi genitori, anzi li voglio affidare alle Mani Amorose di una Madre, che ben conosce il dolore della perdita di un Figlio: “Beata Vergine Maria, offri la Tua preghiera al Divino Eterno Padre, in unione al Sacrificio Eucaristico di Gesù, per la guarigione del piccolo Emanuele! Te lo chiedo per Amore dello Spirito Santo!

  18. Quando passo davanti alla caserma dove si fanno le visite militari c’e sempre una gran folla silenziosa. Per moltissimi militare di carriera e’ l’unica possibilità lavorativa, l’unico modo per vivere ed avere un futuro. Il dramma del lavoro inesistente, sottopagato, a nero, o peggio ancora criminale emerge con forza tutte le volte che muore un ragazzo in guerra. Perché spesso non ha avuto altra scelta. E mi ricordo di una mamma che aveva un figlio militare in missione e uno operaio in un cantiere: e nn sapeva quale dei due sarebbe tornato .

  19. Costanza ha riempito in maniera struggente il titolo del post: SENZA COMMENTO. Il suo di commento spiega tutto. Grazie Costanza per averlo ripreso. Sono tante le cose di cui potremmo o dovremmo occuparci, troppe per le nostre frettolose e brevi esistenze. Da una parte tanti piccoli Emauele dall’altra tanti giovani come Roberto che prosaicamente cercano solo un lavoro e non vanno in cerca di gloria e nemmeno si intestardiscono a portare la pace in capo al mondo .. Quale pace? Lo so per certo perche’ ho un figlio nelle forze dell’ordine. Forza Emanuele, tu piccolino devi farcela. Per il Paradiso c’e’ tempo, scusate se lo scrivo ma lo penso

  20. P.S. Vera, che felicita’….. hai trovato un pc….. Le farfalle giocano e’ una poesia vero? E’ bellissima ! grazie di esserci

  21. Paolo io penso che l’amore vinca sempre, l’amore è una cosa che si sente dentro e si puo aiutare gli altri, con amore. Abbraccio tutti, ciao don Sandro! Una preghiera x tutti ciaooooo!!!

  22. Elio, non a caso, oggi ricorre la memoria di San Camillo de Lellis, un Santo che, come San Francesco, dopo una vita disordinata, si converte e dedica la sua vita a Dio e ai fratelli.
    Egli cura gli infermi come se fossero la Persona Stessa di Gesù!

    Io ho trascorso alcuni anni della mia vita, in qualità di volontaria in un ospedale, prendendomi cura delle persone sole e bisognose. Ti assicuro che l’amore, portato al capezzale di ciascuno di loro, come se si portasse a Gesù stesso, viene largamente ricompensato.

    Perchè dici che ci muoviamo su piani diversi?

  23. Scusate,
    qualcuno mi dice come faccio a contattare Paolo
    in persona?
    Non vedo nessun contatto, ma magari non lo vedo e basta.
    Non sono iscritta a facebook.
    Grazie a chi risponderà.
    Fabiana

  24. Ciao Paolo.
    Esperienza simile al mare anche per me in provincia di Venezia. Non sono “un’orsetta di montagna” ma il troppo caldo fatico a sopportarlo pure io. Soprattutto verso sera, quando generalmente ci si può godere in spiaggia il venticello e il sole meno bollente, e invece brucia ancora tutto!

    Tantissimi ragazzi extracomunitari che vendevano… il mio bimbo più piccolo ripeteva in automatico “no, grazie” sentendolo ripetere troppo frequentemente dagli adulti. Per nulla insistenti giravano sotto il sole come se passeggiassero e io mi chiedevo che guadagno potessero mai realizzare a fine giornata.

    E di persone con problemi al mare ce ne sono sempre parecchi. E ogni anno mi sorprendo della loro normalità che io, che grazie a Dio sto bene, non ho. Loro sono davvero degli “Invincibili”, citanto un programma tv di recente trasmesso.
    Troppo presi dalle “storielle” della nsotra vita non guardiamo spesso oltre il nostro naso. Che vergogna!

    L’amore salva il mondo, ne sono certa, ma dare amore soprattutto gratuitamente e incondizionatamente, resta sempre la cosa più difficile da fare.

  25. Al mare ho incontrato un ragazzo senegalese come quello di cui scrive Paolo. Abbiamo chiacchierato a lungo e mi ha descritto il suo Paese…e mi è venuto voglia di andare in Senegal. Mi parlava della sua vita a Brescia d’inverno, dei suoi amici e del suo amore per la musica. Diceva: “Sono felice, anche quando non vendo nulla!”.
    Due giorni dopo Bouba, questo era il suo nome, è morto in mare a causa di una bevanda troppo fredda che gli ha causato una congestione. Non aveva alcun permesso di soggiorno e così i giornali non hanno potuto scrivere il suo nome. Gli occhi e il sorriso di Bouba sono il ricordo più bello, la sua scomparsa l’esperienza più triste della mia vacanza.

  26. Ciao Alessandra…
    e’ triste quello che dici, mi dispiace.
    e sono sicura,
    Bouba ora e’ felice per sempre.
    in un altrove dove non esistono permessi di soggiorno
    ma posti preparati appositamente per ognuno di noi. (Lo ritroverai li’, forse ti aspettera’ ascoltando buona musica)

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Article by: Paolo

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