Ultimi articoli inseriti Elia
Ultimi articoli inseriti Capricci
Ultimi articoli inseriti Battaglie
Ultimi articoli inseriti Venite a me
Ultimi articoli inseriti Pecore perdute

Perdono e Spirito

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Siamo giustamente attenti a considerare lo Spirito Santo così come ce lo testimonia Gesù nei tanti annunci fatti durante la sua vita e come ce lo testimonia la splendida pagina degli atti. Il dono dello Spirito è un evento legato al risorto: secondo Giovanni l’effusione avviene molte volte, dalla croce, anzitutto, e poi alla sera di Pasqua, non solo durante la festa di Pentecoste.

L’apparizione del risorto nel giorno di Pasqua ci invita a riflettere sul perdono, categoria disattesa dal nostro mondo che lo considera una vera debolezza.

È difficile il perdono, impegnativo, arduo. Non perdoniamo perché siamo migliori, né perché l’altro si converta dopo avere ottenuto il nostro perdono. A volte chi ci ha ferito e perdoniamo non sa nemmeno di essere stato perdonato!

Perdoniamo perché abbiamo bisogno di perdonare, perché noi stessi possiamo rinascere.

Non aspettate il perdono perfetto per perdonare, applicate il perdono possibile, quello che riuscite a dare. Il meglio è nemico del bene, spesso. Perdonate meglio che riuscite.

A volte non augurare la morte è già un grosso passo.

Meglio sarebbe augurare la conversione e il cambiamento, sperare e pregare per il pentimento di chi vi ha ferito, e questo non per una ripicca o una sottile vendetta egoistica, ma per la gioia di poter guardare al futuro.

Perdonare è un gesto della volontà, non un sentimento. È una scelta coraggiosa. Perdoniamo per ricominciare. Perdoniamo, se siamo discepoli, per imitare il Padre. Ma il perdono non è nemmeno un’amnesia: non cancella il ricordo, lo addolcisce.

Ti perdono perché ne ho bisogno per ricominciare.

Ti perdono perché voglio abbandonare il mio dolore interiore.

A volte sono proprio io il destinatario del perdono: è a me stesso che devo perdonare. Accogliere i propri sbagli può spalancare il nostro cuore all’umiltà e all’autenticità.

Ho avuto la gioia immensa di accompagnare molte persone dal dolore della memoria al perdono.Quando ciò mi era permesso, ho avuto l’immensa gioia di donare il perdono nel nome di Dio. È un cammino che dura tutta la vita eppure, compiuto il primo passo, ha permesso a molte persone di ricostruirsi, di riscoprirsi, di vedere il mondo in maniera completamente nuova.

Questo dono è affidato alla Chiesa, comunità di perdonati, non di perfetti: è la comunità dei discepoli che offre il perdono, la riconciliazione.

Anzitutto vivendo in un clima di conversione e di richiesta di perdono (quante volte chiediamo perdono senza pensare a ciò che diciamo durante l’eucarestia!), nella preghiera personale (il Padre Nostro che lega il nostro perdono alla capacità di perdonare), nei sacramenti che danno il perdono (battesimo e unzione degli infermi) e anche nel sacramento della riconciliazione che, storicamente, ha assunto molte forme e oggi ha quella del colloquio con un sacerdote con l’assoluzione personale.

Lo Spirito ci rende consapevoli del grande dono che riceviamo col perdono da ricevere e da donare.

 

Category: Parole

Tags:

64 comments

  1. …Come se fosse facile… No, non è affatto facile.
    Hai messo la foto di Giovanni Paolo e Ali Agca, però loro non credo si siano più incontrati…. Più difficile farlo con le persone che poi rivedi, incroci per strada, ci canti assieme a Messa. Soprattutto perchè lo devi fare ogni volta, non è come al cine, che uno dice “ti perdono” e poi tutti felici & the end.
    E uno dei problemi è pedonare, sì, la persona che ti ha fatto del male (ma che brava che sono stata!!! io sì, che sono superiore) e poi, appena un’altra persona che non sa niente e non c’entra niente, si comporta allo stesso modo di quella che ti ha ferito (e che credi di aver perdonato) ti incavoli in modo spropositato….
    Ma quanto è difficile….
    eppure per raggiungere l’obiettivo bisogna proprio passare di lì.

    auguri a tutti di riuscirci!!!
    un abbraccio

  2. Io l’unica cosa che ho capito è che non si perdona da un momento all’altro: è un cammino per lasciarsi alle spalle un senso di rabbia e di rancore che resta latente.
    E’ un cammino innescato dalla volontà “voglio perdonare”, ma il cui punto d’arrivo è dato dal perseverare in questa volontà e dallo scorrere del tempo.
    Ho visto che il tempo aiuta a guarire molte ferite, che alla fine si rimarginano, anche se restano le cicatrici.

    Buon cammino di perdono a tutti

  3. durissimo questo argomento… ho tanto da farmi perdonare … e devo sempre perdonare una persona di famiglia che mi ha tanto, tanto ferito e ancora non ci riesco… cammino arduo, in salita, tra le rocce, mentre piove e fa freddo,,, è notte. e se non arrivi alla meta sei perduto!
    personalmente non ho proprio voglia di perdonare quel nonno che non lo è mai stato e continua a non esserlo… sono sempre stata una nipote femmina e per questo inferiore, mai un regalo, mai un soldino per comprare il gelato, se si rimaneva a casa dei nonni la doccia era fredda e la mozzarella era scaduta (solo per risparmiare, anche se i mie genitori li pagavano per tenerci quella settimana estiva) tutte queste cose si sono ammucchiate e cementificate ed ora quel nonno è come-mai-esistito… non uccidere! io l’ho fatto visto che sono anni che non lo voglio sentire quando mio padre è morto mi ha detto: spero che anche tu possa soffrire un giorno come sto soffrendo io… già a me era morto il gatto! la classica persona talmente egoista che in tutta la sua vita ha solo pensato a se stesso… gli altri se c’erano dovevano fare quello che voleva lui… e alla fine mi sono disamorata di questo nonno così terribilmente pesante, e rompi… con lui non si discuteva si litigava perchè a lui piaceva litigare infatti diceva sempre un sacco di cose cattive per farti scattare… per lui era divertente così…
    verso i 14 anni mi rifiutai di stare con i nonni anche solo a natale o pasqua il mio papà diceva abbiate pazienza sono fatti così, mai rispetto o affetto… e alla fine ho deciso che non doveva più farmi soffrire e allora tanti saluti…. nonl’ho più cercato ne sentito … per difendermi da quel non-bene che mi voleva… ora è anziano ha circa (non so bene) 90 anni e anche lui mai cercata o sentita, chi sono o cosa sono diventata non gli è mai interessato…
    il perdono mi pesa non ha mai fatto nulla di bello o buono… ma so che un giorno dovrò farci i conti con questo peso… perchè appunto so che al cuore non piace essere in sospeso… allora spero che Maria mi rapisca il cuore e lo converta seriamente, per sempre, per farmi perdonare e perdonare io per prima

    un sorriso

    1. ciao molly ho letto la tua storia con grande avidità ..per capire se era la mia stssa sofferenza…macchè si trattava di maltrattamenti,anche se cattivi e pesanti …anch’io ho avuto una brutta esperienza con il “nonno”…niente a che vedere con mozzarelle scadute e doccie fredde…sono stata per oltre 40 anni con il rancore ,la rabbia di non aver potuto reagire alle sue “attenzioni”…eppure mi sono sposata con tanto amore ,anche ora è come se ci fossimo incontrati ieri…eppure sono oltre 40 anni di matrimonio; ho una figlia splendida e sono nonna da 12 anni….ma se un giorno, dopo aver riscoperto la mia fede ,naturalmente , non avessi deciso di perdonare,o meglio:cominciare un lavoro minuzioso di rimozione :dal dolore , dal rancore . dall’odio…oggi non sarei quì a parlarti di me…eppure non ti conosco ma la tua storia è simile alla mia…anche se molto diversa nelle dinamiche,diciamo così,e mi sento molto libera ,felice di pensare a quel “nonno” con pietà e misericordia per la sua anima

      ti penso e pregherò che tu riesca nel “lavoro di rimozione”
      è bellissimo quandi ci riesci

      ti sono vicina

      pace e bene sorella

      1. Grazie loretta e grazie a tutti quelli che mi stanno dando la forza per andare avanti nel mio cammino di conversione… e’ come se la possibilita’ di perdonare gia’ c’e’ stata perche’ infondo il mio cuore l’ho messo dentro a quello di Gesu’ e Maria e loro hanno fattoo il resto … ma come un capriccio… non voglio proprio frequentare quel nonno che mi causa ancora degli sconquassi emotivi terribili… che fatica!

        Un torta di fragole per tutti!

  4. Quella del perdono è una faccenda imbarazzante, umiliante e fastidiosa!
    (un po’ come quella del morire prima di risorgere per capirci…)

    «Padre perdona perché non sanno quello che fanno!…» dice Gesù sulla Croce,
    e però, (pensiamo noi), certe volte qualcuno magari lo sa pure quello che sta facendo!
    E lo fa. (Si comporta “quasi” come noi! che strano!!!)

    Faccenda fastidiosa:
    occorre anzitutto che il perdono venga riconosciuto per quello che è, e non è la generica richiesta di scuse… come quando si pestano i piedi a qualcuno sull’autobus…
    E poi il perdono è anche umiliante:
    e non solo quando capita che abbia proprio ragione io!
    Infine è imbarazzante:
    per me, che sento il bisogno di chiedere perdono e di darlo,
    per le persone a cui sento il bisogno di darlo o da cui lo voglio ricevere.
    Lo voglio.
    Perché il perdono a me serve per ristabilire la mia armonia con il mondo (Io stessa sono nel mondo, ogni interferenza in questa armonia disturbata dal male e dal peccato crea scompensi e squilibri che feriscono pure me: allora ho bisogno (vitale bisogno) di riequilibrare tutto e tutti per star di nuovo bene, reinserendomi di nuovo nel flusso armonico e provvidenziale delle cose).

    E chi sono le persone che necessitano di perdono?
    Veniamo feriti e umiliati infinite volte nella vita… fin da piccoli.
    Con Atti e Parole.
    Veniamo schiaffeggiati colpiti derubati calunniati ricoperti di insulti e falsità e maledizioni di un pensiero altrui che ci fa del male anche a distanza e silenziosamente. Veniamo uccisi. Metaforicamente e non solo.(A volte può anche essere vero ciò che dicono di noi: ma parlare troppo fa male a tutti!!!)

    Io ho bisogno di perdonare:
    chi mi ha fatto del male, e a volte anche me stessa
    per aver permesso che questo accadesse;
    Poi ho bisogno di perdonare:
    me stessa per aver fatto del male agli altri
    e ancora di nuovo me stessa
    per aver permesso che questo accadesse.

    Credo sia molto vero quello che dice Paolo, che cioè spesso i destinatari del nostro perdono non sanno nemmeno che li stiamo perdonando… (e mi auguro di ricevere molto perdono pure io anche senza saperlo!… (anche da me stessa))

    Alla mia età sento maggiormente il bisogno di rapporti con le persone chiari sereni puliti, di risanare i torti se ci sono stati, da tutte le parti!, di lasciare pulito dietro di me (una bella pulizia profonda di primavera!, aria e sole ovunque nei più lontani ricordi)
    e di guardare in maniera pulita e serena al futuro.
    Passato e futuro nelle mani di Dio
    (E nelle mani delle nostre preghiere anche per i nemici, e non lo dico solo io!).
    Così io ripercorro i miei giorni molte volte e se sento disagio nel mio passato da qualche parte nella memoria…
    allora perdono, o ci provo, o desidero e voglio che perdono ci sia.

    (Il “segreto” del perdono è sempre quello di guardare le cose dal punto di vista degli altri, di chi secondo noi ci ha offesi e feriti,
    le sue ragioni.
    o tentare di guardare chi ci ferisce… con gli occhi di misericordia di Dio, quegli stessi occhi che vogliamo e chiediamo per noi…)

    Ovvio che sia più facile perdonare chi mi fa un torto, anche grave, ma incidentalmente e poi non lo rivedo più… posso essere “generosa” qui… e questa generosità comunque mi risana.
    E sempre dipende molto anche dalla profondità della ferita che mi è stata fatta…
    E/o da CHI me la fa.
    Più difficile “scambiarsi” il perdono con le persone con cui si vive e si è in contatto tutti i giorni, o con le persone che si amano e si vorrebbero perfette! o le persone importanti della propria vita… soprattutto quando il perdono da dare e ricevere diviene continuo perché continui solo gli sbagli gli errori e il peccato.

    Ma qui ci soccorre Gesù stesso:
    “Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: “Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?”.
    E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.”

    E la pace che ci scambiamo a Messa davanti a Lui, non è rivolta solo al vicino di banco fratello più o meno sconosciuto!
    Ma a noi e ai nostri nemici.

    D’altra parte poi la preghiera di Gesù parla chiaro:
    “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”

    E io voglio che i miei siano rimessi per benino!!!
    ci mancherebbe!
    Perché, come dicevo prima, d’accordo che quella del perdono è una faccenda imbarazzante, umiliante e fastidiosa, però è un po’ come quella del MORIRE prima di RISORGERE…

    E perdonare, e risorgere, fa bene a me prima che agli altri!

  5. Colossesi 3, 8-17-23 : Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, malignità, calunnia; e non vi escano di bocca parole oscene.
    Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell’uomo vecchio con le sue opere e vi siete rivestiti del nuovo, che si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che l’ha creato. Qui non c’è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti.
    Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi. Al di sopra di tutte queste cose rivestitevi dell’amore che è il vincolo della perfezione. E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un solo corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti.
    La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente; istruitevi ed esortatevi gli uni gli altri con ogni sapienza; cantate di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali. Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù ringraziando Dio Padre per mezzo di lui.

    Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini.

    Che dire davanti a queste parole?

    Noi siamo un popolo di salvati, siamo stati purificati e lavati con il Sangue dell’Agnello.
    SIgnore ” Tu hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione, perchè Ti sei gettato dietro le spalle tutti i miei peccati” ; così recita il Cantico di Isaia 38,17.

    Non esiste “Peggiore” o “Migliore; ognuno possiede i doni necessari per iniziare il proprio cammino di crescita.

    E’ vero, ci sono coloro che provocano, offendono, fanno di tutto per irritare e far deviare dalla strada intrapresa; ma a quel punto, basta non accettare le offese, perchè esse, non aumenteranno l’abilità di ciascuno, serviranno solo ad indebolire e fermare il cammino.

    I segni e le cicatrici non sono altro che le testimonianze di ciò che abbiamo vissuto, ma sono anche le ricompense per ciò che abbiamo conquistato.
    Sono proprio questi segni e queste cicatrici che ci indicheranno la via da percorrere, durante questo pellegrinaggio terreno, per giungere alla meta desiderata : “LA VITA ETERNA” tra le braccia amorose di Colui per cui abbiamo combattuto; tra le braccia Misericordiose del PADRE del FIGLIO dello SPIRITO SANTO.

    Non ci sono formule e non ci sono regole: “l’AMORE” è l’unica formula e l’unica regola, “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”.

  6. Segni, cicatrici del dolore subìto….anche Gesù quando appare a Tommaso gli mostra i segni della sua sofferenza per dirgli che anche il risorto ha conservato le ferite. Nulla andrà perduto….nulla è fuori dell’amore di Dio.

    C’è una differenza:non fanno più male.
    Le sue ferite si possono toccare ma non danno più dolore.

    Vivere da risorti è possibile già da ora.

    Dice bene Paolo: “Non aspettate il perdono perfetto per perdonare, applicate il perdono possibile, quello che riuscite a dare. Il meglio è nemico del bene, spesso. Perdonate meglio che riuscite”.

    E se posso aggiungere una cosa, spesso non siamo noi a decidere il tempo, il luogo, il momento del perdono, a volte il Signore ci mette davanti situazioni favorevoli al perdono e ce le serve su un piatto d’argento, sta a noi saperle cogliere.

  7. Ci vuole tempo per perdonare ma soprattutto bisogna creare le condizioni dentro di noi. Non è semplice soffocare tutti i sentimenti negativi che vanno contro il perdono.
    S. Giovanni Maria Vianney in una sua omelia diceva: “L’unico modo per spiazzare il demonio, quando questi suscita in noi sentimenti di odio verso coloro che ci fanno del male, è pregare subito per loro. Ecco come si riesce a vincere il male con il bene, ed ecco cosa significa essere santi.”
    Vi assicuro che funziona …

  8. Si, è vero, l’unico modo è pregare per chi ci ha fatto del male…
    (che lotta interiore!!! “devi farlo…è così che si fa!” “no, no e poi no!!!”)
    e, soprattutto visto che comunque il perdono è una Grazia di Dio, implorarlo a Gesù e allo Spirito Santo…

    Veni Creator Spiritus
    mentes tuorum visita…

  9. Grazie per esserti sobbarcato più di 350 Km per venire a Milano in una serata piovosa a parlare di Pentecoste e Spirito, nel tuo modo sempre chiaro, attuale, affascinante. Con le tue parole ci fai capire che tutti possiamo essere messaggeri e testimoni “gioiosi” nonostante i nostri pochi “talenti”, pur con i nostri limiti.

  10. Caro Paolo, hai toccato un argomento per me molto doloroso. Nella mia vita sono stata ferita, umiliata e ignorata molte volte, anche da persone della mia famiglia che non sono ancora riuscita a perdonare.
    Ed ogni volta che vedo una di queste persone la ferita si riapre e sanguina, così per proteggermi uso un atteggiamento aggressivo che tuttavia non fa altro che alimentare il dolore. Non riesco neppure a perdonare me stessa il fatto stesso di esistere e il mio continuo bisogno di sentirmi “vista” e amata dagli altri mi porta ad uno stato tale di frustrazione che causa inevitabilmente malattie nel corpo e nell’anima.
    Vorrei potermi lasciare andare e fidarmi di più degli altri ma le mie esperienze di vita mi hanno irrigidita perchè ho paura di essere abbandonata. Apparentemente sembro una persona solare ed estroversa ma forse è una maschera che indosso per sembrare come gli altri.
    A volte mi illudo di essere riuscita a perdonare ma la ferita rimane e appena si ripresenta una situazione analoga sicado nell’angoscia più profonda. Personalmente non ho mai avuto paura di mettermi in discussione e di tentare il dialogo per capire anche le ragioni dell’altro ma spesso ho trovato dei muri invalicabili. Credo che ognuno di noi dovrebbe fare la propria parte per dare e meritare il perdono, solo così potremmo diventare persone migliori.

    1. Carissima, non disperare!
      Gesù stesso ha avuto a che fare con odio e malevolenza ma l’amore non è stato schiacciato. Fai come riesci, senza paura, senza aspettarti chissà che cambiamenti. Il Signore vede la tua fatica e ti aiuta nel tuo cammino. Prego con te lo Spirito!

      1. Caro Paolo, le tue parole sono un caldo abbraccio in questo momento in cui sto piangendo perchè una delle persone che più amo (mio fratello) mi ha nuovamente ferito. Ed io ogni volta soffro come un cane bastonato e maledico il momento in cui l’ho chiamato per sapere come stava. Chi lo conosce mi dice di accettarlo per come è, con i suoi limiti, e di farmene una ragione. Ogni volta dico che non lo chiamerò più per timore di soffrire ma non avendo più i genitori lui e gli altri due fratelli sono gli unici legami della mia famiglia di origine, sento il bisogno di tentare ancora nella speranza che qualcosa cambi.
        Don Marco Granara (che tu ben conosci) e che in questo periodo ho ripreso a frequentare mi ha detto che Gesù mi ama comunque e di avere fede in Lui perchè la mia vita può cambiare se mi lascerò guidare dalle Sue parole.
        Prego perchè Gesù mi aiuti a sopportare le mie fatiche quotidiane e il dolore che non mi lascia mai.
        Grazie Paolo delle tue preghiere.

      1. Cara Vera, so che ci sei e che mi pensi. Non riesco a capire come io possa meritare le vostre preghiere.
        Grazie comunque di cuore.

        1. Le preghiere nascono dal cuore,
          anche quelle per i nemici,
          ma soprattutto quelle per le persone care.
          tu sei fra le ultime.
          ciao cara, Dio ti aiuti.

  11. Negli ultimi tempi non riesco più a capire il senso della parola perdono: chi è cosi’ duro da ferire qualcun altro nel profondo, in genere mi sembra che a tutto pensi, tranne che ad ottenere il perdono di colui che ha ferito.
    Mi chiedo che valore possa avere il perdono dato dentro di me a colui che non sente alcun bisogno di essere perdonato.
    E’ un fatto che riguarda solo il mio cuore? Ha comunque valore? Anche se rimane un’esperienza di solitudine, anche in assenza di una possibilità di comunicazione fra chi ha ferito e chi è stato ferito?
    Forse non ho capito bene il significato dell’esperienza del perdono…

    1. E’ già buono non augurare la morte, certo!
      E’ auspicabile augurare la conversione pregando per i nostri nemici, sono d’accordo!
      E’ fantastico augurare il bene a chi ci ha fatto del male, benedire chi ci maledice.
      Tutto questo fa bene a noi, prima che a loro!

      Ciao Maria Rosaria!, ora provo a risponderti:
      come un po’ tutti stiamo dicendo con parole diverse…
      perdonare è qualcosa di necessario e vitale per noi stessi,
      prima che per gli altri.
      E’ qualcosa che parte da noi. E che spesso finisce in noi.

      Spesso ci sembra quasi impossibile infatti,
      dare, chiedere oppure ottenere il perdono.

      Non siamo in grado di darlo direttamente a chi lo chiede
      o riceverlo da coloro a cui lo chiediamo per molti motivi:
      durezza di cuore, anzitutto, nostra e degli altri,
      ma anche per semplici e ragionevoli motivi “logistici”!

      Ecco che allora possiamo darlo e riceverlo nel nostro cuore.
      Ed io credo che ci guarisce anche così e guarisce,
      pure così, i nostri rapporti con gli altri.
      Anche solo nel nostro cuore.
      Che essi lo sappiano o no.
      Che essi lo vogliano o no.
      Che il loro cuore sia duro o no.

      Il “potere” delle nostre preghiere e delle nostre intenzioni
      appartiene solo a noi
      e così pure la forza di libertà e amore
      che esse possono sprigionare oltrepassando le nostre paure.

  12. Cari amici,
    vi ho letto con piacere ed attenzione.
    Vi dico quel che ho capito io.

    Un tempo credevo che avere tanti nemici corrispondesse ad avere tanto onore. I miei nemici li combattevo, loro combattevano me … male dato, male ricevuto … il bilancio doveva essere sempre in pari, meglio se a tuo vantaggio … punto!

    Poi arrivò un uomo che mi disse di avere il segreto per sconfiggere tutti i miei nemici! Come chiesi? Cancellando l’odio dentro di Te, mi disse!
    Sono ancora al lavoro, ma ho fatto progressi 🙂

    Io non credo che il problema sia dare perdono, che è compito immane del Sacerdote per mezzo di Dio …
    … credo che il punto sia vincere noi stessi nella battaglia, nella prospettivo dell’odio o dell’amore.

    La citazione di Enrico del Santo Curato D’Ars, eroico Confessore, fino allo stremo delle forze fisiche … mi conferma in questa prospettiva.

    Io ho voluto iniziare un percorso che mi ha portato (mi sta portando) ad espellere la prospettiva dell’odio dal mio cuore …
    Non perdono nessuno …
    Cerco di non odiare nessuno …
    E’ un lavoro su me stesso … non una donazione che faccio all’altro (che da donare avrei poco … o no?).

    Paolo, come spesso gli accade, tra le molte riflessioni che non condivido in toto, ha “piazzato” però quella che a mio avviso rimane la più vera, la più corretta :
    “Meglio sarebbe augurare la conversione e il cambiamento, sperare e pregare per il pentimento di chi vi ha ferito…”
    Che in un percorso di fede Cattolica si traduce con il pregare perchè accolga Cristo .. che in ultima istanza è il dono più grande che si possa volere per una persona.

    Insomma il “perdono” non è esattamente compito nostro …
    … è faccenda personale con Dio …
    Io non perdono nessuno, non sono un Sacerdote (e non sono Dio) !

    Io devo cercare di vincere la battaglia dell’odio contro l’amore che si combatte ogni giorno nel mio cuore!

    Al nemico non dirò : Ti perdono …
    Al nemico dirò : Non Ti odio!
    Cambia.

    Ho imparato a diffidare da chi dispensa Perdono …. ho imparato ad ammirare (ed a cercare di emulare) chi incarna Amore.

    A presto,
    Janus

    1. …anche se è proprio il Signore a dirci di perdonare, quindi magari quel lavoro su noi stessi è il passo che ci è possibile, il resto è dono Suo.

    2. Janus, tu dici “Al nemico non dirò : Ti perdono……. Al nemico dirò : Non Ti odio!”

      Cambia, eccome se cambia : Al nemico non dirò : Ti perdono, e qui mi va bene la parola nemico, ma Al nemico dirò : Non Ti odio!”, la parola nemico non va bene, perchè qui, dal mio punto di vista, significa che il nemico resta sempre nemico, però mi è indifferente; pertanto, ciascuno per la propria strada; tu sottolinei non ti odio, un pò come l’omelia del Santo Curato D’Ars, che Enrico ha riportato gentilmente : “Oh, sì che voglio andarci…. tuttavia cercheremo di stare lontani l’uno dall’altro, in modo da non vederci”.

      No, caro amico, non credo funzioni così; Gesù ha detto “AMATE i vostri nemici!”; e sinceramente, emulare chi incarna amore significa imitare Gesù Stesso che dice: ho dimenticato tutto, prego per te, ti AMO e ti guarisco.

      A presto, angelo.

      1. Angelo,
        sono in cammino 🙂

        Per me è già una conquista non odiare … amare è la meta … eliminare dal vocabolario il pensiero e la parola “nemico” forse la ricompensa ….

        Ti tengo informato sui progressi 😉

        Grazie anche ad Enrico per aver riportato per esteso le parole del Santgo Curato d’Ars …

        A presto.
        Janus

    3. “Io non credo che il problema sia dare perdono, che è compito immane del Sacerdote per mezzo di Dio …”

      Il perdono e’ Dio che lo da’, per mezzo del sacerdote…credo sia diverso.

      1. Dany hai ragionissima!
        Mio gravissimo errore di formulazione della frase ( e nell’uso delle preposizioni).

        E’ come dici tu.
        Dio perdona, il Sacerdote è il mezzo!

        Scusate tutti.

        PS
        Questo concetto è molto prezioso.
        A mio avviso, perdendo la giusta prospettiva del “Chi Perdona Chi” …
        … nell’approcciare l’esperienza del male … non si riesce mai a trovare il bandolo della matassa …

        Perchè appunto il Perdono non è cosa che compete all’uomo , ma a Dio!

        Grazie ancora per avermi corretto.
        Janus

        1. Ciao Janus,

          si era capito benissimo ciò che intendevi dire! come sempre, eri stato molto chiaro!!!
          (anzi la piccola svista rendeva ancor più incisivo quel che stavi dicendo!)

          La matassa io la vedo così:
          Dio perdona me:
          ed io vengo resa capace di perdono.
          chiesto e dato.

          Senza la consapevolezza della misericordia (e dell’amore) di Dio non
          può esserci perdono tra di noi.
          (Nemmeno di me per me stessa
          quando mi arrabbio con me perché mi rendo conto di aver sbagliato come una sciocca!!!)

          Ed il perdono è legato in qualche modo all’amore…
          sono in molti, anche non cristiani, a parlare di perdono necessario per vivere, e questo per me è comunque bello…

          ma noi cristiani andiamo oltre perché
          non solo perdoniamo noi stessi e gli altri, ma pure ci amiamo poi,
          e amiamo noi stessi e gli altri.

          (anch’io alla fine mi perdono poi, anche se ho sbagliato!!! e mi voglio bene… e ricomincio a vivere un po’ “nuova”)

          ora camminiamo certo, ma credo che noi tutti stiamo andando in quella direzione perdono/amore ———–>

          ——-> posso dire a piccoli passi?!!

        2. Secondo me, il Sacerdote perdona chi accusa i propri peccati e sente il bisogno di essere perdonato da Gesù, tramite il Suo Ministro, che nella Riconciliazione Lo rappresenta. Al fratello però, non nemico, che ci ha offeso oppure ha qualcosa contro di noi, noi amati e perdonati da Cristo, dobbiamo perdonare gratuitamente, e possibilmente amare.
          Amare, per me, significa cercare di comprendere l’atteggiamento negativo, scusare, giustificare, guardando magari ai nostri errori e per i quali vorremmo essere anche noi compresi, scusati, giustificati.
          Lo so Janus, amico caro, mi dirai che sei in cammino, e a questo punto: “Possa, il Signore Gesù, imporre le Sue Mani sul tuo capo e farti Dono e Grazia di Sè e del Suo Santo Spirito, affinchè il tuo cammino accelleri la corsa alla perfezione per te e per tutti i fratelli che incontrerai ogni giorno, per tutti i giorni del tuo pellegrinaggio per giungere insieme alla Gioia e alla Pienezza della VITA ETERNA.

          Sinceramente e Fraternamente, michaela

  13. Sperando di fare cosa gradita vi riporto il testo dell’omelia del santo Curato D’ars che ho citato nel precedente post.

    “IL PERDONO E’ LA LEGGE

    Il buon Dio perdonerà solamente coloro che avranno perdonato: è la legge.
    I santi non nutrono né odio, né astio; essi perdonano tutto, anzi, ritengono sempre di meritare, per le offese che hanno arrecato al buon Dio, molto di più del male che viene loro fatto. I cattivi cristiani, invece, sono vendicativi. Quando si odia il proprio prossimo, Dio ci restituisce questo odio: è un atto che si ritorce contro di noi. Un giorno dicevo ad una persona: “Ma allora non desidera andare in paradiso, dato che non vuole vedere quell’uomo!”, “Oh, sì che voglio andarci…. tuttavia cercheremo di stare lontani l’uno dall’altro, in modo da non vederci”. Non avranno di che preoccuparsi, poiché la porta del paradiso è chiusa all’odio. In paradiso non esiste il rancore. Per questo, i cuori buoni e umili, che sopportano le ingiurie e le calunnie con gioia o indifferenza, cominciano a godere del loro paradiso in questo mondo; coloro, invece, che serbano rancore sono infelici: hanno l’espressione preoccupata ed uno sguardo che sembra divorare ogni cosa attorno a sé. Ci sono persone che, in apparenza devote, se la prendono per la minima ingiuria, per la più piccola calunnia…. Si può essere santi da fare miracoli ma, se non si ha la carità, non si andrà in paradiso.
    L’unico modo per spiazzare il demonio, quando questi suscita in noi sentimenti di odio verso coloro che ci fanno del male, è pregare subito per loro. Ecco come si riesce a vincere il male con il bene, ed ecco cosa significa essere santi.”

  14. E qui Maria Rosaria ti riporto alcuni passi
    che conosci meglio di me, (altri li abbiamo già richiamati…)

    Luca 6, 26-28
    Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti. Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male

    Luca 11, 24-26
    Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe”.

    Mt 6, 12
    e rimetti a noi i nostri debiti
    come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,

    Mt 5, 23-26
    Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!

    Mt 5, 43-48
    Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico
    Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
    I pubblicani riscuotevano le imposte per conto dell’autorità romana. Per la loro collaborazione con i pagani e poiché spesso indulgevano alle prevaricazioni e alla frode erano considerati pubblici peccatori.
    Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.
    ………………………………………..
    (Vera: Perfetti nell’amore e nella misericordia e nelle intenzioni)
    ………………………………………..
    Mt 18, 15-17
    Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.
    Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.

  15. Vera cara, non sono io,

    Io continuo a leggerVi, anche se non intervengo quasi mai, tranne che nei casi eccezionali, come questo appunto.

    Condivido pienamente, e lo sai, i passi che hai riportato.

    Un abbraccio fraterno, sempre amica, maria rosaria.

  16. Ti pensavo Maria Rosaria carissima,
    ecco il perché del mio fraintendimento,
    e ne sono felice così ti ho sentita!
    (e abbracciata.)

    P.S.
    per me tutti i vostri nomi hanno la lettera maiuscola,
    anche quando non la mettete voi!

  17. Grazie per i vostri spunti di riflessione. Mi scuso per l’equivoco relativo al nome: vi seguo soltanto da una decina di giorni, e non ho ancora memorizzato i nomi di tutti, altrimenti avrei optato per una grafia diversa, o un’abbreviazione, o che so io…
    Amare i propri “nemici”: credo sia possibile. Forse ci si arriva dopo un po’ di tempo, almeno il tempo di curare la ferita che ci è stata inflitta. Per quanto mi riguarda, il male subìto negli ultimi tempi è stato talmente difficile da digerire che mi ha spinto a cercare nuove strade per elaborarlo, facendomi ri-approdare alla fede dopo anni di black-out.
    E di questo devo ringraziare il mio “nemico”. E per questo forse adesso posso davvero pregare per lui.
    Un caro saluto a tutti voi che scrivete in questo blog e riuscite ad aiutare tantissimo chi, come me, vive momenti di difficoltà e di solitudine.

    1. Ciao Maria Rosaria!
      Sei molto gentile a chiedere scusa ma io credo che tu non debba scusarti di nulla! non è possibile ricordare e sapere i nomi di tutte le persone che passano o sono passate di qua!
      e non siamo ancora abituati a dire arrivando “ciao sono appena arrivata e mi chiamo così…!…”
      ma non è un problema! davvero!
      e l’equivoco mi ha permesso di salutare Maria Rosaria
      oltre che di riportare per lei
      dei passi che non avrei riportato altrimenti!…

      In fondo come mi piace ripetere
      “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”!

      E vedo che anche tu cominci a trovare il modo di ringraziare Dio e di pregare per i tuoi nemici:

      Maria Rosaria: “E di questo devo ringraziare il mio “nemico”. E per questo forse adesso posso davvero pregare per lui.”
      (alla sua luce noi vediamo la luce!)

      Comunque grazie a te per il tuo grazie!
      e non sentirti sola!!! siamo in tanti!, lontani ma vicini
      nella Chiesa nello Spirito, con Gesù, nel Padre!.
      nelle preghiere che ci scambiamo voi per me, io per voi.
      (tempo fa dicevamo sul Blog: in cordata verso il Paradiso…)

      buona giornata.

  18. Ti perdono perche’ voglio abbandonare il mio dolopre interiore. ! Questa frase mi piace troppo. La faccio mia perche’ e’ stato il mio percorso ,incosapevole,ma e’ cosi’.Non possiamo per mesi ,a volte per anni portare dentro il tarlo del dolore ,dell’amarezza di’ cio’ che abbiamo subito da parte chi ,forse,non sapeva cio’ che faceva.E’ bello pulire il cuore e la mente .Rimane la cicatrice,ma credo sia importante mantenere il ricordo sempre. Per cio’ che e’ stato, per cio’ che sei stato in grado di donare, per l’aria pulita dentro e fuori te. Credo che il “soffio” dello spirito sia anche questo. Grazie .

    1. Certo che rimane la cicatrice, Gesù Cristo è risorto ma ha conservato nel suo corpo le ferite dei chiodi. Ma è risuscitato a vita nuova vincendo il male con l’amore. La cicatrice rimane ma se riusciamo a dare misericordia saremo ricambiati con l’amore. I sentimenti negativi portano solo del male. Non è semplice perdonare o dare amore a chi ti fa o fatto del male, soprattutto se è recente. Ci vuole tempo ma bisogna creare le condizioni dentro di noi. Se ogni volta che incontriamo, pensiamo alla persona che ci ha fatto del male e recitiamo anche una sola Ave Maria vedremo col tempo fiorire l’amore.

  19. bellissima l’omelia del curato d’Ars … ringrazio janus per i suoi commenti che cercano sempre di approfondire e chiarire …

    spesso mi sento dire che noi cristiani siamo troppo buonisti e mi sembra che il cercare di non odiare o addirittura di amare chi ci ha fatto soffrire sia una “legge” fastidiosa per molti !

  20. «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

    @Paolo
    dimmi se sbaglio, ma a me sembra che questa frase mi dica che nessuno potrà perdonare al mio posto, che se non metto quel poco che riesco, almeno il mio “si, voglio, anche se non so come, anche se non ne sono capace…”,nessuno potrà togliere dal mio cuore il rancore, la rabbia, che continueranno a crescere e a far male.
    Non lo potrà fare il tempo, non riuscirà nemmeno il Signore perchè non può fare senza il mio consenso.

    1. Certamente il SIgnore vincola il suo perdono alla nostra volonta’, se non proprio capacita’, di perdonare. Se noi cristiani non riusciamo a desiderare il bene e la conversione per chi ci fa del male, chi mai potra’ farlo?

  21. oh !!! Paolino!!! che bel tema che tocchi!!! mi scuso con tutti se non ho avuto il tempo di leggere i commenti riportati!!! quello che dice Paolo mi basta…..e direi che pure avanza….. Il PERDONO!!! Uhhhh!! che dolori!!! che tema che tocchi!!! il più importante per un cristiano credo…perchè credo che ogni cristiano convinto possa misurare nel “perdono” il livello della propria fede in Gesù…la novità di Cristo infatti rispetto al Dio antecedente, se così si vuol dire, è la misericordia infinita, che tocca l’umano nel più intimo dei tasti toccabili….ho letto recentemente un libro di due mie “famosi” amici in ambito di pastorale familiare ecclesiastica che mi mi ha messo completamente al muro…per chi volesse osare ecco i titolo del libro: “PERDONO…per dono ” di Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese…vi cito solo una frase” il perdono crea futuro, perchè è anticipazione reale e propulsiva di un tempo liberato dalla spirale della vionenza.”
    Io nel mio piccolo ho capito che, il frutto del perdono è il più prezioso per la mia salute corporale e mentale. E che il persono è opera di una scelta responsabile e volontaria….il perdono sta nel mezzo tra sentimenti e ragione….prorprio come Gesù…
    Notte.
    buona serata

  22. ma piu’ difficile di ogni altra cosa e’ perdonare se stessi. E di conseguenza sentirsi “fuori”, “estraneo”, “espulso” per anni, anche se nessuno sa o nessuno ricorda piu’.

  23. Care amiche ed amici,
    vedo di riprendere un po’, per punti, alcuni passaggi e riflessioni che ho meditato leggendovi.
    Specifico che ogni pensiero è un “in mio modesto parere”.
    – Solo Dio puo’ perdonare … Dio perdona l’uomo che si è pentito per mezzo del Sacerdote …Il Sacerdote accoglie il pentimento del peccatore, lo porta al cospetto del Signore e commina il perdono e la penitenza. Il cammino può anche esser lungo. Questa è la strada per la salvezza.
    – Il Signore non ha dispensato a destra e manca la facoltà di rimettere i peccati (perdonare), ma ha attribuito questa possibilità ai soli Apostoli … e da questi, in continuità apostolica fino a noi, ai Vescovi e da questi ai nostri Sacerdoti. Punto!
    – Che un uomo perdoni un altro uomo per un torto subito, quando questo torto come sempre accade è anche peccato, sul piano della salvezza, non sposta di un millimetro il problema. Chi perdona può sentirsi sollevato, leggero, migliore … chi viene perdonato in questa dinamica pure … ma è un perdono senza assoluzione … la colpa rimane li … se nessuno eleva questo piano inter-personale al Signore … i due “contendenti” potranno pur sentirsi meglio … ma nulla cambierà.
    – Ho imparato che il male crea male. L’”offeso”, si sente vittima … reputa d’aver subito un torto … e si ingenera odio, rancore, sofferenza …l’offeso spezza la catena odio nel momento in cui, si dice , perdona l’altro … a mio avviso è falso … a mio avviso si spezza la catena d’odio quando si riesce a cogliere che il malessere generato dal torto subito odio/rancore/sofferenza, è sua volta male … e si trova la forza di portare questa propria colpa al confessore … solo così … si vince l’odio … arrivando a considerare illegittimo anche l’odio provato per un torto subito. A questo punto già il livello si è alzato, abbiamo fatto fare l’ingresso a Cristo in questa nostra diatriba … un passo verso la salvezza è compiuto. Portare chi ci ha offeso verso questo traguardo è il passo successivo.
    – Si è detto: occorre mettersi nei panni di chi ci ha offeso … capirne il senso … comprendere … Non so se sia la prassi giusta questa, mi pare però che sfiori, questo ragionamento, un dato di verità. L’uomo per natura riconosce ciò che conosce. Se io riconosco un gesto come un torto/colpa/offesa/peccato subito, ciò indica che io ne sono capace. Riconoscere quel gesto, anche se lo patisco, è già un indice di colpa … il perdono comunemente inteso quindi è spesso e volentieri falso, poichè portato non da un innocente … ma da un eguale colpevole. Avere questa consapevolezza,a mio avviso, è fondamentale perché ci pone nella condizione non di perdonare “inutilmente” l’altro, ma di portare la miseria di noi stessi al cospetto del Signore.
    – Non tutte le colpe io riesco a capirle … se non le capisco non le conosco, per cui non e ne sono capace. Il mio cuore rimane puro, la mia condizione di innocente. Se da questa condizione riesce a scaturire il perdono diretto all’uomo che mi ha offeso …. Bhe …io in questo caso mi inchino … e rimango in silenzio! E’ il caso dell’innocenza violata! Non aggiungo altro …
    – Vivo con ansia la necessità di portare lo specifico cristiano in ogni aspetto della mia vita. Lo specifico Cristiano è Cristo. Può sembrare una banalità, ma non lo è. Limitarsi a considerare il perdono come una faccenda da risolvere tra soli uomini rischia di farci allontanare dal nostro specifico, Cristo, e di farci avvicinare ad una non meglio precisata religione mondiale/cosmica, del “volémose bene”. Tutte le culture/religioni parlano di amore tra gli uomini, di necessità del perdono, di “non ricorso alla violenza” etc etc … quindi il nostro specifico dov’è? Io ho amici che son diventati Sufi, altri Buddisiti … vi posso assicurare che hanno caterve di massime e citazioni relative la pace universale e l’equilibrio cosmico 🙂 … ma non hanno Cristo … e questo fa la differenza … o no? Ecco perché occorre portare, sforzarsi di portare, Cristo anche in questa dinamica del “io perdono” … e coglierne il senso e la profondità …
    – Io leggo ancora con timore reverenziale il Vangelo … lo leggo la sera, quando a casa è buio e c’è un po’ di tranquillità. Lo leggo in silenzio, non proclamo … cerco di meditarlo …. E mi confronto poi con qualche Sacerdote mio amico. Ogni volta che comincio “… ieri sera ho letto …” ancora sussurro …. Insomma , non amo snocciolare passi del Vangelo … credo che non sia bene … invito però tutti a leggere in relazione a questo argomento il Catechismo della Chiesa Cattolica … è molto ben fatto … e molto utile 🙂
    Buona Notte,
    Salùt
    Janus

    1. @Janus
      non so se leggerai quello che ti scrivo, ma lo faccio ugualmente.
      Parlare del perdono tra fratelli non significa annullare il sacramento del perdono o escluderlo, o metterlo in discussione. Sono due cose complementari.
      Quando Gesù ha parlato del perdono non credo che pensasse solo ai suoi apostoli, ma a tutti, come lo Spirito non è solo per pochi, ma “soffia dove vuole”.
      Se siamo membra del suo Corpo, ognuno di noi ha un suo compito, e il compito di assolvere nel sacramento della confessione è del sacerdote, certo!
      Ma il Signore ha parlato anche a noi di perdono, di non opporci ai malvagi…

      L’altra parte del tuo commento mi ha fatto venire in mente Pietro.
      Caspita! Se Gesù lo ha scelto come pietra, per reggere la sua Chiesa, proprio dopo essere stato rinnegato per tre volte, quindi non proprio un innocente, ma uno che ha conosciuto il peccato, lo ha vissuto, lo ha attraversato, si è pentito e proprio per questo ora è capace di capire i suoi fratelli che potranno sbagliare…
      Nessuno di noi può affermare con certezza di non essere capace di peccare. E riconoscerlo rende capaci di capire l’altro.
      Seguire Cristo non è seguire la religione del “volemose bene”, ma grazie a Dio esiste la Misericordia, esiste lo Spirito Santo, e nessuno può e deve sentirsi perso, come nessuno può e deve sentirsi giusto e salvo.

    2. Sfumature necessarie: certo solo Dio perdona e ci chiede di fare altrettanto, proprio perché siamo figli di colui che fa piovere sui giusti e gli ingiusti. Il perdono che diamo è quello che abbiamo sperimentato e la misura che il Signore propone (perdonare i nemici) non può che venire dall’incontro con Dio perché umanamente impossibile. Divento capace di perdonare perché perdonato.
      Altra annotazione: Papa GP ha giustamente ripreso ISaia: non esiste pace senza giustizia, e ha aggiunto: non c’è giustizia senza perdono.
      Rispetto al vangelo: bene la lettura reverenziale, bene il confronto con la lettura che ne dà la Chiesa che, come sai, è fondata sul vangelo che tutti sono chiamati a meditare e condividere. Besos

    3. Carissimo Janus,
      mi sembra che stiamo parlando di aspetti diversi
      ma compresenti e connessi

      a proposito del Perdono come Sacramento della Riconciliazione

      e del Perdono come condizione di nuovi rapporti umani ma cristiani fra di noi. (basati su Cristo)

      Nuovi Rapporti Umani Cristiani
      la nostra specificità in Cristo,
      dal Quale discende la possibilità che io perdoni gli altri
      dopo che a me è stato perdonato… che io ami dopo essere stata amata.

      E’ evidente che parliamo di perdono cristiano!
      Da Gesù Cristo discende ogni cosa, per noi che crediamo in Lui.

      Certo che il sacramento della Riconciliazione è amministrato da coloro a cui Gesù ha dato di poterlo fare e la chiesa oggi riconosce che possono farlo. siamo perfettamente d’accordo.

      Ma ci siamo anche noi. Con il nostro vivere quotidiano.
      Il nostro agire in mezzo a uomini che mai andranno dentro o davanti ad un confessionale.e la necessità di portare in mezzo a tutti gli uomini il perdono che Gesù ha dato a Noi come dono totale di Sé.

      Un inciso sui Brani del Vangelo
      i quali, più che snocciolati, vengono (anche da me, è questa la mia intenzione) “comunicati ed evidenziati” per chi magari
      non li conosce ancora, per chi li ha letti troppe volte e ne ha perso la freschezza e l’incisività e la forza,
      mi ci metto anch’io qua (!)
      meglio sarebbe venissero ascoltati durante la proclamazione perché appunto la Forza della Parola
      possa compiere ciò per cui è stata mandata prima di ritornare al Padre (e la Parola è forte!, e compie!),
      bellissima anche la lettura solitaria e la meditazione, importante e necessaria.
      eppure il Vangelo va annunciato anche a voce alta perché sia udito fino ai confini della terra!

      torno al perdono:
      1 perdonarsi, 2 perdonare, 3 chiedere perdono.

      1 per me vuol dire riconoscere che ho sbagliato io facendo qualcosa di male, comprendermi, capire che non sono perfetta, accettare di aver sbagliato, darmi la possibilità di ricominciare, darmi fiducia, capire che Dio mi ha amata e mi ama anche se ho sbagliato e magari pian pian riuscire a sbagliar di meno,
      o ri-perdonarmi se sbaglio ancora… 70 volte 7.

      2 la carità la misericordia che uso con me, (facendo agli altri quello che vorrei fosse fatto a me…) posso usarla coi fratelli… vengo offesa ferita, ok… capisco che gli altri non sono perfetti, accetto
      che possano sbagliare, do loro la possibilità di ricominciare, do loro fiducia… capisco che Dio li ama e li ama anche se sbagliano, e magari pian piano anche con mio perdono-amore-fiducia-comprensione sbaglieranno di meno, O se sbagliano ancora occorrerà che io li perdoni 70 volte 7.

      3 se posso chiedo perdono alle persone a cui ho fatto del male,
      o alle persone che mi hanno fatto del male
      (quando si rompe un’armonia tutti hanno bisogno di ripristinarla)
      Se non posso lo faccio nel mio cuore.

      E’ ovvio che in Confessione confesso il male che ho fatto!
      ed è ovvio che il perdono, a me, per questo, viene da Dio!!!
      prima che dai fratelli che ho offeso, ferito, danneggiato.

      Io cristiana sono chiamata a mostrare Dio indicare Dio,
      vivere del perdono e dall’amore di Dio…
      poi non tutti sono cristiani!
      e fra gli stessi Cristiani non tutti conoscono e apprezzano
      pienamente il Sacramento della Riconciliazione!

      mentre molti parlano di perdono come già tu e io dicevamo…
      perché fa bene anche solo a livello psicologico…

      Io posso portare la novità del perdono cristiano nel mondo
      perdono-misericordia che è l’altra faccia dell’amore.

  24. Janus, è ovvio che bisogna perdonare e portare Cristo, o meglio, portare a Cristo con l’esempio e la Parola.

    Riguardo al riconoscere la colpa del fratello e perdonare non vuol dire che non si è innocenti; perchè io che cammino sulle orme di Cristo, so benissimo cosa è giusto e cosa è sbagliato, e se riconosco l’errore non vuol dire che io sia in errore.

    Comunque il Cristiano è obbligato a perdonare, non nel senso di cancellare il peccato, ma perdonare nell’amore, così come Dio perdona; il rimettere le colpe è compito del Sacerdote.

    Prima di presentare la tua offerta all’altare, và e riconciliati con chi ti ha offeso.

    Tu perdoni e porti Cristo, e non hai colpa da farti perdonare, a meno che non ci sia malizia anche in te; il perdonato ha un obbligo nei confronti di Dio e se si è sentito veramente amato e perdonato in Cristo, a Cristo ritornerà.

    buonanotte, michaela

    1. Cara amica, quindi ,al sodo … non capisco cosa sia “perdonare nell’amore”. E’ una frase molto bella, ma come si traduce?

      Se, come dici,
      tu, offeso e senza malizia, non hai colpe da farti perdonare … in cosa ti devi riconciliare con chi ti ha offeso?

      Se riconosci l’errore, ovvio che non sei in errore, ma se lo riconosci … vuole dire che ne sei capace… è condizione umana …
      … solo l’innocenza tradita esce da questo stato “ontologico” perchè incapace di comprendere l’offesa recatagli.

      Alla fine …. Micaela, quando uno ti reca un’offesa e tu gli dici “ti perdono” … al sodo … Micaela … cosa gli stai dicendo ?
      🙂

      Janus

  25. Buongiorno Dio!
    Buongiorno a tutti!
    Buongiorno a te Janus!

    sono d’accordo con te sull’innocenza tradita che non ha colpa; però, anche se non capisce l’errore lo riconosce e perdona, usa misericordia, continua ad amare il fratello anche se da esso offeso; Gesù ci ha perdonati ed amati così: “Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno”.
    Gesù, per il perdono dei nostri peccati, per ridare vita e dignità a noi, ha speso la Sua vita, per cosa? per Amore solo per Amore.
    Questo è perdonare nell’amore, farsi mettere in Croce, non importa se la Croce sia la morte cruenta di Cristo o una Croce Bianca, la nostra croce appunto portata giorno dopo giorno; e pregare per i fratelli affinchè possano vedere, capire e convertirsi; questo è amare nell’amore perdonare senza condizioni per essere salvati e portare a salvezza.

    E’ ovvio che tu non vai a dire a chi ti ha offeso: Io ti perdono, non avrebbe alcun senso e non saresti capito.
    Non nutrire odio o cercare vendetta verso di lui, e se è nel bisogno offrigli il tuo aiuto, con sincerità e dimenticando il passato.

    Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perchè il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio ( Gc 2,12-13)

    buonagiornata, michaela.

    1. ” E’ ovvio che tu non vai a dire a chi ti ha offeso: Io ti perdono, non avrebbe alcun senso e non saresti capito.
      Non nutrire odio o cercare vendetta verso di lui, e se è nel bisogno offrigli il tuo aiuto, con sincerità e dimenticando (superando, ndr) il passato.”

      Perfetto … così è perfetto!
      grazie

      Janus

  26. Intanto grazie a tutti per il bel confronto.

    Confesso che mi dava un po’ fastidio che questo post stentasse a decollare … più di ogni altra cosa mi infastidiva che raccogliesse meno interventi di “pornocrazia” … con un poco di pepe mi pare siamo riusciti a far vincere la logica del perdono su quella del sesso J

    La mia ansia (ma è la mia ansia) è quella di evitare che gli uomini possano arrivare a pensare che in una relazione tra loro possa farsi a meno di Dio … di un piano trascendente qualsiasi intanto … e poi di Cristo.

    Credo che noi si viva in un mondo corrotto e che tutto ciò che rimane a livello “mondano” (a livello dell’uomo) rischia o di annacquarsi e de-potenziarsi o corrompersi e marcire.

    Cerco sempre di far irrompere la verticalità di Cristo … in ogni cosa.

    Alla fine cercavo solo di dire questo, non crediamo di escludere Cristo dalla dialettica del perdono.

    Salùt
    Janus

    1. 😉
      Apprezzo, caro Janus, e condivido il desiderio di ricapitolare ogni cosa a Cristo.
      Se esiste questo blog, se esiste Zaccheo, se scrivo libri, se giro a fare conferenze è per rendergli testimonianza.
      Da qui partiamo e condividiamo (e leggi meglio, qui abbiamo più commenti del post sulla pornocrazia, buon senon!)

        1. SI, Vera, sono d’accordo con te!

          Tu dici il Signore dà e il Signore toglie!

          Questa volta, invece, il Signore ha tolto e il SIgnore ha dato!

          Quando sembra che il Signore voglia castigare, in quello stesso momento sta preparando un Progetto ben più grande.
          Quando sembra che il SIgnore si sia dimenticato di noi, proprio in quel momento, sta usando misericordia e perdono, perchè il suo Amore non viene mai meno.

          1. Ed io, Federica
            (angelo che mi ricordi una verità grande)
            sono d’accordo con te!
            E GRAZIE! per avermelo ricordato proprio in questa
            mia mattina… io un po’ stanca.
            In questi miei giorni di troppe cose da fare
            e di preoccupazioni di vario-vario genere.

            Il Suo Amore è per sempre, Sì.

            mi fai pensare (e grazie per questo,
            perché ora lo canterò dentro di me tutto il giorno!)
            ad un Salmo che mi piace tanto:

            Salmo 138
            Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
            hai ascoltato le parole della mia bocca.
            Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
            […]
            Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
            hai reso la tua promessa più grande del tuo nome
            […]
            Il Signore farà tutto per me.
            Signore, il tuo amore è per sempre:
            non abbandonare l’opera delle tue mani.

            In un canto bellissimo ispirato a questo stesso Salmo si dice:
            “Il Signore completerà in me l’opera Sua
            perché grande ed eterno è il suo amore,
            non abbandona l’opera delle sue mani,
            Signore non mi abbandonare”

            Buona giornata Federica e grazie!
            buona giornata a tutti.

  27. Il perdono del nostro prossimo spesso dipende da un giudizio di valore. Questa è almeno la mia esperienza. Il perdono è il risultato di un processo che noi facciamo all’altro, ai suoi torti nei nostri confronti, alle sue mancanze verso di noi. Poi emettiamo il verdetto come giudici togati. Perdono oppure odio profondo. Ma forse non è proprio questo il perdono che ci rende veri figli di Dio. Dai vostri racconti vengo sollecitato a ricordare…
    Un paio di anni fa mio nonno Raffaele si ammalò improvvisamente. Venne colpito da un grave stato di anemia la cui origine era inspiegabile. Probabilmente un tumore, ma data l’età ormai avanzata i medici non ne vollero approfondire le cause con esami invasivi e, certamente, inutili. Non è mai un buon momento che un famigliare si ammali, ovvio. Ciò nonostante la malattia di nonno capitò in periodo in cui la mia famiglia era presa dalla nascita del mio primo figlio e le cose da fare erano innumerevoli. La gestione del ricovero all’ospedale di nonno per un mese intero non fu cosa semplice: fummo costretti ad organizzarci in turni di assistenza e per le notti a pagare delle badanti.
    Una volta dimesso si presentò il problema di come assisterlo a casa. Lui viveva da solo, da quando una decina di anni prima era morta mia nonna, conducendo una vita assolutamente indipendente, grazie anche alla buona salute che glielo ha permesso. Mio nonno non aveva un carattere facile: di indole prepotente, non era riuscito ad avere un vero rapporto con l’unica figlia – mia madre – a causa del suo atteggiamento fondamentalmente maschilista. A casa era spesso nervoso, incapace per il suo egoismo di un vero dialogo con la figlia bisognosa di attenzioni. Anche mia sorella non andava d’accordo con quel nonno spigoloso. Ho sempre creduto che lo detestasse! Io, invece, ero il prediletto, il nipote maschio a cui era difficile negare qualcosa. Lui mi ha sempre preferito a mia sorella e – sebbene non lo abbia mai detto esplicitamente – lo si intuiva chiaramente dal diverso approccio che aveva con ognuno di noi. Le mie richieste erano sempre esaudite: il Commodore 64, il giubbino firmato, il computer, la macchina… Per me dei “no” erano rari. Per mia sorella, invece, quel nonno era sempre di più uno straniero: qualche saluto fugace a mezza bocca e nient’altro nei loro rari incontri. Io andavo spesso a trovarlo, lei solo poche volte restando in silenzio. Negli anni in cui, rimasto vedovo, era in buona salute, si faceva vedere da noi a casa solo per il pranzo del sabato, non senza che mia madre dovesse insistere per convincerlo a venire. Io lo accompagnavo con la macchina e riuscivo sempre a scagliare qualche soldino (molto gradito per uno studente universitario sempre in bolletta quale ero io!).
    Quando mio nonno fu dimesso dall’ospedale – dicevo – si presentò subito il problema di come organizzare la sua assistenza. Visto il carattere indipendente di nonno e le ovvie difficoltà di convivenza con lui – data la sua indole autoritaria – la soluzione più idonea ci sembrò essere quella di pagare una badante. Trovammo una signora rumena, referenziatissima, che avrebbe abitato insieme a lui, assistendolo nelle sue necessità. Il problema era il costo! A mio nonno non andava giù il fatto di dover consumare buona parte della pensione per pagare l’assistenza. Si irrigidì, temendo per i suoi risparmi di tutta una vita. I miei lo rassicurarono, spiegandogli che quella era la soluzione migliore per tutti: lui avrebbe continuato a vivere nella sua cosa, tra le sue cose ed i suoi ricordi; loro sarebbero stati sollevati da una assistenza continua ed alquanto pesante (sia in termini di fatica fisica che, visto il carattere di nonno, morale!): se si fosse trasferito nel loro appartamento posto al quarto piano della palazzina – all’epoca senza ascensore – sarebbe vissuto in completa segregazione dentro casa per l’impossibilità di fare tutte quelle scale. Ma per nonno le priorità erano diverse: prima di tutto veniva il risparmio dei soldi anche a discapito della salute della propria figlia che, secondo la sua mentalità, aveva il dovere di sacrificarsi per il padre. Nonno voleva essere assistito e nel contempo risparmiare, senza minimamente curarsi del peso che ciò avrebbe comportato sulle spalle della figlia e di tutti noi! Mamma, dall’altro lato, soffriva l’idea di una convivenza forzata e prolungata con il genitore verso il quale ogni affetto era stato soffocato dal carattere ruvido e prepotente di quel padre. Verso di lei il papà non si era mai comportato come tale, per lei quello era solo un vecchio egoista che considerava la figlia alla stregua di una serva e di una sguattera. Io, poi, assolutamente preso dalla mia nuova famiglia cha stava crescendo – da pochi mesi era nato Luca – consideravo le necessità di mio nonno come delle complicazioni aggiuntive da evitare il più possibile! Mi spiace ammetterlo ma in cuor mio vedevo la soluzione della badante come l’ideale per evitarmi gli impegni di un’assistenza che mi avrebbe tenuto lontano dalla mia famiglia che stava crescendo!
    Un sabato mattina mi capita di parlare con mia madre che si lamenta dell’irrigidirsi di mio nonno nel non volere pagare una persona per aiutarlo nelle sue necessità. Si confida dicendomi che non sa più che pesci pigliare: tutto è pronto per far venire la badante, ma quel cocciuto non ne vuole sapere! È arrabbiata: tra qualche giorno l’assistenza notturna che ha organizzato per tamponare l’arrivo della badante verrà meno. Mi dice che non ce la fa ad assisterlo tutto il giorno a casa sua, preparando pranzo e cena, e poi dovergli fare pure le notti, come lui pretenderebbe. Anche lei ha una certa età. Lui i soldi ce li ha, per cosa spenderli se non per questo tipo di necessità?
    Mi arrabbio anch’io con quel vecchio cocciuto! È un’egoista – penso – lo è sempre stato; è un uomo per cui le donne di casa ed i famigliari devono essere sempre a disposizione delle personali necessità! Sono infuriato!
    Esco di casa per andare da nonno. Lo trovo in vestaglia, seduto in poltrona davanti al televisore. Mi accoglie con il solito sorriso, ma si vede che è teso. La malattia, il sentirsi un uomo menomato, l’assillo dei soldi, tutto è un peso per il suo cuore. Iniziamo a parlare, nervosamente. Lui mi dice che la badante è una bella spesa! Io mi infervoro, gli dico che è un egoista, che mamma non ce la fa! I toni si accendono, gridiamo. I gesti sono a scatti, le voci altissime, le frasi taglienti vomitate contro l’altro! Lui parla di soldi, ha paura che non ne resteranno neppure per pagarsi il funerale. Io sono esasperato. Dovrei tranquillizzarlo, dirgli che ci siamo noi, che non deve preoccuparsi di niente. Invece, gli urlo che se non la pianta con questo suo egoismo, se non si rende conto delle difficoltà della figlia, anche lei non più giovane, non ci sarà nessun funerale: “ti seppellirò io stesso su un campo, dentro una fossa!”, gli urlo fuori di me dalla rabbia. Lui rimane basito. Mi guarda indignato, offeso! Urla, piange, dice che sono un cattivo nipote! Non ha tutti i torti…
    Me ne vado infuriato. Torno a casa per mettermi a tavola. Maria Chiara – mia moglie – coglie il mio malumore e mi chiede cosa sia successo. Parlo con lei e mi calmo. Mi cresce un peso nel cuore: soffro per quel vecchio che nonostante tutto amo ed immagino solo, sconfortato, agitato, impaurito. Avrei dovuto consolarlo non strapazzarlo, cercare una soluzione non aggiungere dolore al dolore! Prendo la decisione di tornare da lui per chiedergli scusa. Lo trovo arrabbiato, sconvolto, intristito. Addirittura fatico ad entrare dentro casa: non vuole aprirmi. Mi dice che sono troppo nervoso, che dovrei farmi vedere da qualche medico. Sono impermeabile alle sue parole, voglio solo riappacificarmi con lui. Entro e lo abbraccio. Lui continua il suo rimprovero ma, piano piano, il mio stringermi a lui lo tranquillizza. Gli chiedo perdono per il mio comportamento ma le mie sono scuse a metà: mi dispiace per il modo, ma sono convinto di avere avuto ragione ad essermi arrabbiato per il suo egoismo verso mia madre. Mi perdona, ma anche lui a metà. Pensa di essere nel giusto, sente solo il suo di dolore che tacita le necessità e la fatica degli altri. Ci vuole schiavi delle sue esigenze! Ci troviamo a metà strada: il nostro non è un incontro perfetto ma piuttosto una tregua, un incamminarci l’uno verso l’altro ma non ci raggiungiamo veramente. “Il perdono è di Dio”, dice Janus in un suo precedente commento. Quanto è vero! Io e mio nonno non ne siamo stati capaci se non in parte. Ma non importa, basta anche solo avvicinarsi, come e quanto possiamo. Per noi è stato un inizio, un altro inizio. Un perdono vicendevole, limitato… umano.
    Quando mio nonno è spirato io non ero presente! Mi trovavo al mare con moglie e figlio, partito nell’incertezza sulle sue precarie condizioni di salute che, a detta dei medici curanti, potevano sussistere anche per lungo tempo. Al suo capezzale c’era, invece, la nipote Chiara (oltre che i miei genitori). Nonno e nipote non si erano amati molto, eppure sono stati vicini nel momento più delicato ed intimo. Mia sorella è riuscita a non guardare al passato: il suo cuore ha cancellato le difficoltà di un rapporto che tra loro non c’è mai stato veramente. Si sono sempre e semplicemente ignorati. Eppure quando il nonno ha avuto bisogno dell’aiuto e dell’affetto della nipote, lei non è venuta meno. Anche tra loro c’è stato un perdono umano, imperfetto, occasionale, ma ciò non gli ha impedito di ritrovarsi – probabilmente per la prima volta – ancorché nell’ultimo momento possibile. Chiara era lì con il nonno, forse riuscendolo anche un pochino ad amare. Sono convinto che la misericordia che mia sorella ha avuto per il nonno morente abbia giovato tantissimo al suo cuore. A me ha insegnato molto!

    1. Stefano, la tua storia è molto commovente, specialmente nel punto in cui hai abbracciato il nonno.
      Sono convinto che se tu dovessi rivivere quei momenti, in quell’abbraccio daresti e sentiresti il perdono in tutta la sua pienezza.
      Il nonno ora è nella pace di Dio e sicuramente guarda ancora e sorride al suo nipote prediletto; e non solo; ora guarda e sorride con benevolenza a tutti i suoi cari.
      Pregate per lui e lui pregherà sempre per voi.

  28. Riflessione ‘a latere’, perdonare vuol dire anche accettarsi con i propri limiti, senza cercare necessariamente di essere diversi da quello che si è, senza avvilirsi perché si è fatti così, difendendosi un po’ anche da tutti quelli che ti vogliono diverso…forse?

    1. Credo che perdonare voglia dire saper distinguere l’errore da chi lo ha compiuto e continuare ad amare la persona accettandola anche nei suoi limiti (e vale anche per se stessi); un amico un giorno mi ha detto che così si sperimenta già qui ed ora l’energia della resurrezione… da lì è partita la mia ricerca di Dio…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Article by: Paolo

Tutte le informazioni le puoi trovare in questa pagina.
Se ti servono alcune fotografie per locandine o depliant, le puoi trovare qui

CHIUDI
CLOSE