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Luci d’estate

Mi racconta della sua attività lavorativa, di piccolo imprenditore cresciuto nella bottega del padre, nell’Italia del dopoguerra. Ora, dopo quarant’anni di lavoro da artigiano, dopo avere dato lavoro a decine di persone, deve fare i conti con le grandi multinazionali che insidiano la sua piccola ma consolidata attività, cercare di far quadrare i conti, non fare il passo più lungo della gamba.
È prudente e saggio, dietro gli occhiali e la barba incolta colgo un animo sensibile e una grande cuore.

È difficile, oggi, stare in piedi con la concorrenza spietata che c’è in giro.
Molti anni fa, con mia moglie, decidemmo, quando morì mio padre, di darci delle regole. La prima è che prima c’è la famiglia: il sabato non si lavora, mai. La seconda, da cristiani, era di non mettere il profitto al di sopra di tutto, ma le persone. Certo, Paolo, si fatica di più: se ci fosse il profitto al centro avrei dovuto licenziare tanta gente in questi anni, quelli che tieni perché abbiano un lavoro, che devi sempre stargli dietro, che devi spiegare gli cento volte le cose. Ma se li licenzi, chi se li piglia? Allora pazienza, il profitto cala, ma hai dato da vivere a una famiglia e dato dignità ad una persona, a un lavoratore.
Dopo quarant’anni di lavoro non mi sono potuto permettere una seconda casa, e le macchine le ho portate fino alla fine, ma ho tirato su i miei figlioli e molti operai che hanno lavorato da noi mi salutano con affetto quando li incontro.
Penso di avere fatto la scelta giusta: le persone per prime, poi il profitto.
Sennò che cristiano sarei?

(grazie ai tantissimi che mi hanno fatto gli auguri di San Paolo!)

Category: Diario personale

27 comments

  1. Una chiara e bella testimonianza di fede.
    Lavoro-economia-fede: mettere al centro le persone e non il profitto.
    E’ una scelta saggia. E’ bello sentir parlare imprenditori così.
    Possa essere d’esempio per le nuove generazioni.
    Questa testimonianza è per me fonte di speranza.

  2. Grande testimonianza, che sa di altri tempi, e che viene da un uomo che ha vissuto altri tempi! (Possiamo imparare molto dall’Italia del dopoguerra in termini di operatività nella ri-costruzione, oltre che di rispetto per il lavoro!)
    Bella l’immagine che la accompagna, (sempre belle immagini dovunque, grazie Paolo!) ed il suo titolo estivo e luminoso!

    Molte le riflessioni e gli spunti che possiamo trarre da storie così, e tantissimi i comportamenti che possiamo mettere in atto tutti noi, che magari imprenditori non siamo… ad esempio…
    è già stato detto molte volte: non fare la spesa nei giorni di riposo festivo!;
    farla anche, se si può, nei piccoli negozi più vicini a casa, quelli aperti in orari di lavoro normali, (anche se spesso purtroppo hanno poca roba o sono un po’ più cari…);
    ridimensionare e distribuire meglio i profitti;
    dare meno importanza ai simboli (auto case oggetti…),
    dare più importanza alle persone e non all’efficienza spersonalizzante da catena di montaggio;
    magari fare maggiore attenzione alle multinazionali, (e ai loro assurdi brevetti) con un sano atteggiamento che boicotta ciò che può senza darsi la zappa sui piedi (cioè privandosi di cose che possono essere importanti ed utili, come un buon libro…) tanto completamente puro, ai nostri giorni, non può esserlo nessuno di noi!…

    insomma continuamente tentare di “restare cristiani” (!)…
    altrimenti… che cristiani saremmo?!!

  3. “…tanto completamente puro, ai nostri giorni, non può esserlo nessuno di noi!…”
    Stavo pensando la stessa cosa ieri sera ascoltando con disgusto l’ennesimo scandalo al tg e pensando che nel mio piccolo anch’io qualche volta ho fatto “la furbetta” ( es. un piacere chiesto a un conoscente per ottenere una visita medica prima del possibile nelle liste d’attesa, o cose simili)…..
    Mi rincuora ciò che dice Vera (come sempre), “continuamente tentare di “restare cristiani” (!)… Tentare… tentare sempre, sapendo di poter cadere, ma anche di avere sempre una Mano che ti stringe e ti aiuta a rialzarti.
    “Nessuno li rapirà dalla mia mano” ha detto Gesù parlando di noi, e queste parole mi accompagnano e mi confortano….
    Scusate se sono andata fuori tema dal post, ma esiste anche il tema della nostra corresponsabilità, (anche se involontaria) nel male sociale e universale che spesso voglio/vogliamo dimenticare: il post di Paolo ci ricorda che qualcosa è possibile fare.
    Un abbraccio e buona giornata a tutti.

  4. Finalmente il tuo libro è arrivato…prima di iniziare a leggere apro a caso il libro … IL PRIMO RAGGIO DI SOLE !!! grazie per aver condiviso con noi il tuo stupore,bellissimo !!!!

  5. Conosco tanta, tantissimia gente che vive così, che mette i rapporti umani al centro, che non licenzia perchè poi quello come fa. Sono la maggioranza. Ma rischiamo di essere spazzati via, completamente, dalla crisi.

    In questo momento nel mio settore i teatri e le compagnie chiudono perché hanno messo l’arte e la bellezza avanti al profitto, investito in film bellissimo ma di scarso successo, rispettato le regole di assunzione e pagato le tasse. Pochi contriubuti pagati in ritardo, spesso a causa del ritardo degli enti locali, mettono in moto un meccanismo stritolatore che in pochi mesi blocca qualsiasi attività.

    A Pozzuoli c’è una piccola libreria per bambini che rischia il fallimento; si è creata una rete di solidarietà di persone che attraverso un sistema di quote sociali la stanno rilevando per permettere alla libreria e alla sua proprietaria di continuare a vivere.

    Per permettere all’imprenditore onesto di andare avanti, al contadino di continuare a coltivare la propria terra, all’artista di sperimentare la bellezza, dobbiamo (noi, non gli altri) cambiare le regole dell’economia, ad esempio creare filiere corte, fare patti produttori/consumatori che saltino la grande distribuzione (la logica dei gruppi d’acquisto). Dobbiamo riuscire a fare questo salto (etico prima che culturale).

  6. Mi presento…sono una catechista di Bergamo ,alta val seriana ho 39 anni e due bimbi uno di 6 anni e l’altro di tre.Ho lavorato per circa vent’anni in una fabbrica che confeziona capi d’abbigliamento,purtroppo secondo me i miei datori di lavoro non sono mai stati come l’imprenditore descritto da Paolo…grandi lavoratori eh !ma l’unico loro interesse era ed è il profitto .In vent’anni hanno” fatto fortuna “ma quante persone hanno “schiacciato” per arrivare lì ???Non ho mai condiviso le loro scelte anche se da ragazza non mi interessava molto …ultimamente invece non riuscivo più ad accettarle .Adesso siamo quasi tutte in cassa integrazione ,e loro hanno una mega azienda all’estero. Spero che la crisi possa servire a far nascere imprenditori più umani e non viceversa…
    Preghiera di un imprenditore
    Chi è l’imprenditore,o Signore?
    Chi sa cogliere un bisogno e si impegna con tutte le sue forze per soddisfarlo con un prodotto o un servizio.
    È un” creatore”,un po’ ti assomiglia.
    Donami di creare sempre un” buon prodotto”
    Che aiuti le persone a liberarsi,a crescere,a stare bene.
    L’azienda è fatta di persone…Aiutami ad essere un buon condottiero,a valorizzare i miei collaboratori,a considerarli come compagni di viaggio per raggiungere insieme la meta.
    Rendimi attento al loro bagaglio esistenziale,al loro percorso di vita,a valorizzare le loro ricchezze.
    Aiutami a far rendere bene i doni che mi hai dato,fa che non dimentichi mai le tue parole “gratuitamente avete ricevuto ,gratuitamente date.Amen

  7. 1 Timoteo 6,17-19: “Ai ricchi in questo mondo ordina di non essere d’animo orgoglioso, di non riporre la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che ci fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne godiamo; di far del bene, d’arricchirsi di opere buone, di essere generosi nel donare, pronti a dare, così da mettersi da parte un tesoro ben fondato per l’avvenire, per ottenere la vera vita.

    Luca 16, 13:
    Nessun servo può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona».

    Per me, Cristiano innamorato di Gesù, è facile condividere l’esempio dell’imprenditore citato da Paolo; per me, è facile ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio, ma per gli altri, sono certo, non lo è.

    E’ molto difficile, per un ricco imprenditore, adoperare la ricchezza per compiere opere buone da meritare il Paradiso.

    D’altronde Gesù stesso lo ha detto “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel Regno dei Cieli”.

  8. Angelo, sono perfettamente d’accordo con te!

    E, per dire con le parole del Sommo Pontefice Benedetto XVI, che ha pronunciato all’Angelus del 29 giugno, giorno memorabile del Suo 60° anniversario di Ordinazione Sacerdotale, e al quale colgo l’occasione per porgere i miei più Affettuosi e Sinceri Auguri, soprattutto di Santità:

    “Invochiamo con fiducia la Vergine Maria, Regina degli Apostoli, affinché ogni battezzato diventi sempre più una “pietra viva” che costruisce il Regno di Dio.”

    Coraggio fratelli, noi siamo le Pietre Vive, noi siamo i minuscoli tasselli di quel Bellissimo Mosaico che è il Regno di Dio!

    Siamo piccoli, ma importanti!

    D’altronde i massi non si adattano facilmente al mosaico.

    Anche se……..bisogna essere pazienti nella speranza!

  9. …aprire il blog di Paolo Curtaz e leggere delle righe che descrivono mio padre…che sorpresa!…non smetterà mai di meravigliarmi mio padre che per quanti difetti abbia (come tutti!) ha veramente molti pregi…vorrei aggiungere la testimonianza di figlia di questo grande uomo…di quanto sia stato importante avere come padre un uomo che quando accadeva qualcosa di brutto non andava in vacanza o ad un centro benessere per staccare un po’…ma apriva la Bibbia e là traeva tutto il conforto di cui aveva bisogno..ed io mi sono sempre immaginata un Dio che era là ad abbracciarlo per alleviare i suoi dolori…non aveva bisogno di soldi, di case, di macchine enormi ma solo di Dio…vivere e osservare la presenza di Dio nella sua vita è stata per me e credo anche per gli altri tre figli l’unico, vero, tangibile segno della sua esistenza…dandomi la possibilità piano piano di passare dal suo abbraccio stretto e sicuro a quello del Signore che poi ha sempre accompagnato la mia vita. Non è facile cercare di imitarlo mio padre….tanto meno uguagliarlo…ma sicuramente io so quale sia la strada giusta da seguire nella vita contrariamente a un’enormità di coetanei che vagano nel nulla.
    P.s. un pensiero anche a mia madre che è stata degnissima accompagnatrice di quel grande uomo….

  10. Il fatto che narri mi fa ricordare uno tra i primi “principali” che ho avuto. Arrivava al mattino alle 9 con la moglie e il fratello. alle 9.30 andavano a fare colazione e quando tornavano dicevano ” C’è la colazione per tutti” eravamo 7 dipendenti,a Natale oltre alle varie spettanze c’era un extra per tutti. Non lo mai sentito gridare,trattare male le persone ne essere chiacchierato: si saputo poi con il tempo che per “tirare avanti” aveva venduto l’appartamento dove abitava e si era trasferito in uno più piccolo in una zona meno “in” della città: Non era certamente uno “sbandieratore ” di Cristo ma un’osservante si, un fedele praticante del Vangelo… non so certo è che per ciò che ha fatto e per come si è comportato con noi posso affermare di aver trovato allora (1977) un fratello quello che aihmè oggi è drammaticamente difficile trovare anche tra i cosiddetti praticanti i . Erano uomini che si definivano d’onore perchè lo dimostravano nei fatti e con i fatti. Se l’episodio che hai narrato voleva essere emblematico e foriero di considerazioni altamente cristiane nei confronti dei tanti giovani che si affacciano su questo sito, spero di contribuire con il mio racconto vissuto ad avallare l’esistenza in tanti uomini di questo autentico e genuino spirito cristiano. L’unico dispiacere che ho è che penso pochi sempre meno avranno nella loro vita il privilegio di vivere queste belle lezioni di vita che si comprendono maggiormente con lo scorrere degli anni.

  11. Mi colpisce molto il tuo racconto, caro Paolo. Soprattutto il passaggio in cui marito e moglie hanno deciso di “darsi delle regole”. Un’espressione un po’ strana, questa, a cui francamente non sono molto abituato. Già, perché le regole le ho sempre viste come un freno alla mia libertà e, per formazione culturale, come precetti da aggirare nell’interesse di qualcuno: ho sempre pensato a loro come qualcosa di negativo, che limita, o di arbitrario da interpretare a proprio vantaggio. Se studi legge impari quanto le regole umane siano soggette all’interpretazione del momento e che spesso nelle loro pieghe si trova la soluzione da adottare per aggirarle. Eppure queste due persone, questi due sposi, hanno deciso di “darsi delle regole”. Hanno sentito la necessità di fissare delle priorità, dei principi a cui ispirarsi. Ed il bello è che queste regole le hanno decise insieme, con spirito democratico e paritario. Mi piace molto! Capisco la necessità di “darsi delle regole” ripensando ai Dieci Comandamenti, leggi donateci da Dio quali parole per raggiungere la libertà dalla schiavitù dell’egoismo e del cieco arbitrio degli istinti. Siamo uomini prima di tutto se ci “diamo delle regole”.
    Dovremmo tutti “darci delle regole”, capire le priorità, fissare degli obiettivi. Dio ci dà gli strumenti, ci offre il “kit di sopravvivenza” (la Parola). E la regola d’oro è riassunta nel termine Amore. Prima di amare, però, dobbiamo sentirci amati, scrive Nouwen nel suo libro “Sentirsi amati”. Forse il non “darci delle regole” deriva dal fatto che non ci sentiamo amati, che non conosciamo l’amore che Dio ha per ognuno di noi, ognuno quale speciale tassello del Suo disegno. Ecco, allora, che sentendomi non amato vedo l’altro come un nemico, pronto a pugnalarmi alla prima occasione e da sfruttare per non essere io stesso vittima dei suoi interessi. Fare soldi, cercare di arricchirsi alle spalle del prossimo, probabilmente è la nostra risposta al non sentirci amati. Eppure non è così! Io l’ho scoperto tardi, anche grazie alle “Dieci regole” che Dio ci ha donato, mostrandoci un modo nuovo di vivere e cogliere le vere priorità.
    Che meraviglia questi due sposi, questi imprenditori, che hanno sentito la necessità di “darsi delle regole”. Da lì, poi, deriva il molto che di buono hanno fatto!

  12. Stefano, caro amico, Dio ci ha donato “Dieci Regole”, che, in chiave di lettura, si traducono in una sola e preziosa regola: “la Regola dell’AMORE”.

    Anche il Santo Padre Benedetto XVI, all’Angelus di ieri 3 luglio 2011, non a caso, cita la stessa “Regola”:

    Il “giogo” di Cristo è la legge dell’amore, è il suo comandamento, che ha lasciato ai suoi discepoli (cfr Gv 13,34; 15,12). Il vero rimedio alle ferite dell’umanità, sia quelle materiali, come la fame e le ingiustizie, sia quelle psicologiche e morali causate da un falso benessere, è una regola di vita basata sull’amore fraterno, che ha la sua sorgente nell’amore di Dio. Per questo bisogna abbandonare la via dell’arroganza, della violenza utilizzata per procurarsi posizioni di sempre maggiore potere, per assicurarsi il successo ad ogni costo.

    Ma soprattutto nei rapporti umani, interpersonali, sociali, la regola del rispetto e della non violenza, cioè la forza della verità contro ogni sopruso, è quella che può assicurare un futuro degno dell’uomo.

    Queste parole, a mio avviso, si commentano gà da sole!

    Con simpatia, angelo.

  13. Ecco, grazie Suor Nerina ,,,, abbiamo bisogno d’esser testimoni credibili … cerchiamo d’esserlo senza inseguire chimere di purezza e strane alchimie di vita.

    Il “pauperismo”, caro Angelo, non credo ci possa aiuare ad essere testimoni credibili … noi tutti laici intendo … nel vivere in mezzo al mondo che ci è dato di fecondare.

    La scelta dell’imprenditore di cui parla Paolo è la scelta di un testimone credibile … perchè ha rinunciato alla ricchezza per non infrangere il mondo di valori superiori che sentiva di dover servire, anche prima di se stesso e della propria famiglia.

    Bisogna però arrivare a poter essere ricchi, avere le carte in regole per poterlo diventare effettivamente … a quel punto la rinuncia è testimonianza … la rinuncia a mammona … non l’assenza dei soldi 🙂

    La morale è in una favola antica … narra di una volpe affamata che saltava per cercare di afferrare un grappolo d’uva … senza riuscirci … ed altezzosa andava via dicendo che l’uva non era matura 😉

    Io per fortuna conosco molti altri imprenditroi che pur rimanendo forti nella difesa dei medesimi principi del “nostro “imprenditore, per fortuna hanno fatto fortuna … e da questa fortuna … hanno fatto sbocciare cose belllissime.

    Alcuni … mi scrivono da missioni in Africa, alcuni in Sud America … dove sono andati a vivere … lasciando tutto … trovando tutto.
    ——
    Amo molto la passione … e mi appassionano sempre molto le persone come Vera e Costanza perchè affiora in loro evidente la sicurezza di poter cambiare ancora le cose … partendo dal privato e dalla rete delle relazioni.
    Grazie per questa vostra passione …
    … io non ho ancora 40anni ma mi sento già un vecchio cinico … e non ci credo più … posto che vi abbia mai creduto 🙂
    … voi però continuate !

    Janus

  14. Janus, caro amico, se intendi il “pauperismo” come regola di vita da adottare, è ovvio che sono d’accordo con te!

    Io non sono a favore dei poveri a discapito dei ricchi, degli imprenditori, della classe dirigente; e non sono a favore dei ricchi, degli imprenditori, della classe dirigente a discapito dei poveri;
    ma sono per i ricchi che si fanno pane anche per i poveri, per gli ultimi, per gli emarginati; per coloro che con un misero stipendio, quando c’è, non riescono a quadrare il bilancio, non riescono ad arrivare alla fine del mese.

    Quando Gesù dice “Và vendi tutto e dallo ai poveri!” rispecchia le tue stesse parole: “Bisogna però arrivare a poter essere ricchi, avere le carte in regole per poterlo diventare effettivamente … a quel punto la rinuncia è testimonianza … la rinuncia a mammona … non l’assenza dei soldi!”

    Il commento al Vangelo di Paolo del 3 luglio 2011 la dice assai lunga!

  15. Janus….come vorrei avere i tuoi 40 anni… Sai quante cavolate mi risparmierei? O no? Si puo’ essere stanchi, delusi, incerti. Basta prendere le distanze dal cinismo , te lo dico per esperienza: e’ come una nebbbia che non si alza mai e copre giorno e notte il paesaggio.ciao

  16. Ho conosciuto Michela più di quattro anni fa. Quando arrivò in sede, assunta con un contratto di collaborazione a progetto, fu dapprima destinata alla segreteria del direttore d’Area per seguire un progetto comunitario. Era da poco vedova del marito, ucciso da un fuori pista nell’ultimo giorno di settimana bianca, e sola con un bambino di neanche tre anni. Dopo qualche mese dal suo arrivo – periodo in cui si e no ci siamo scambiati qualche saluto di circostanza – venne assegnata all’ ufficio dove lavoro, nella scrivania accanto alla mia.
    Nonostante la tragedia famigliare appena vissuta e le difficoltà di ritrovarsi da sola a crescere un figlio molto piccolo, lei si dimostrò ben presto una testimone entusiasta e credibile della fede. Non si è mai fatta un problema a parlare di Cristo in ufficio, per giunta spesso a persone non credenti. Ho visto molti colleghi, lontani dalla fede, intrattenersi con lei a discorrere su Dio. La sua semplicità, l’andare spesso al sodo degli argomenti senza falsi pudori, conquistava anche i più recalcitranti su certi argomenti.
    Posso dire che Michela ha portato Cristo “al lavoro”. Fisicamente, facendo spuntare sopra la porta dell’ufficio un Crocefisso e tenendone uno sulla scrivania (da me poi ereditato quando se n’è andata); con la testimonianza, non avendo timore di parlare di Dio, specialmente a chi professava di non averne bisogno. Ricordo un collega – tra i più convinti non credenti – bazzicare spesso in ufficio per scambiare con lei – a suo dire – diverse vedute di pensiero ma, secondo me, conquistato dalle cose su Dio che gli venivano dette (forse per la prima volta…) da quella collega precaria. Anche con gli utenti il suo approccio era diverso, sempre pronta a venire incontro ed a comprendere le necessità piuttosto che ad essere condizionata dalla stanchezza o dal malumore.
    Dopo la morte del marito, Michela ha intrapreso il cammino del Rinnovamento e qualche anno dopo ha conosciuto Massimo, anche lui immerso in quel percorso di fede dopo molti anni in cui altre cose avevano preso il posto di Dio. Lui si è riavvicinato alla fede razionalmente, dapprima leggendo libri su libri per indagare scientificamente sull’esistenza del Creatore. Poi, ragionando ragionando, è arrivato ad accogliere anche nel suo cuore l’amore del Padre. Michela e Massimo si sono sposati lo scorso settembre e di lì a poco lei è rimasta incinta del loro primo figlio.
    Con molta tristezza noi tutti in ufficio abbiamo visto la nostra collega lasciare il lavoro, non essendogli stato rinnovato il contratto. Lei, poi, ha preferito dedicarsi alla gravidanza, rimandando di qualche tempo la ricerca di una nuova occupazione. A metà giugno è nato Emanuele .
    Stamattina, a casa con mio figlio più piccolo per qualche giorno di ferie che quest’anno saranno da me godute “alla spicciolata”, ho ricevuto la telefonata di Silvia, anche lei collaboratrice precaria dell’ufficio dove lavoro e, purtroppo, pure lei non riconfermata! Avverto che è agitata. Riesco a capire che domenica scorsa il piccolo Emanuele si è sentito male. Mi riferisce che al bambino, già un po’ strano da qualche giorno, è improvvisamente andato di traverso il latte che stava ciucciando dal seno materno ed è diventato cianotico. I genitori lo hanno portato di corsa all’ospedale. All’inizio la situazione non era per niente chiara, poi la diagnosi, terribile: trombosi celebrale. Ora il piccolo è intubato dento una culla sterile, presso l’unità di terapia intensiva neonatale. I genitori – mi racconta la collega – possono vederlo da dietro un vetro solo due volte al giorno. L’incertezza sul futuro del piccolo, se cioè ha subito oppure no danni celebrali permanenti, è totale.
    Resta tutta la sofferenza di questi due genitori nel vedere da dietro un vetro il proprio figlio crocefisso dentro una culla sterile. Mi ricordo di aver intravisto, durante il ricovero per ittero del mio secondo genito, una coppia molto giovane, con indosso i camici verdi, tenersi abbracciati mentre guardavano la propria creatura giacere dentro l’incubatrice. In quella occasione non ho potuto fare a meno di rubare quel momento di intimità e sofferenza a quei genitori, intravedendoli dietro il vetro del reparto intensivo neonatale che si affacciava nel corridoio comune, mentre i loro volti si incupivano sempre più man mano che il medico continuava a parlare con loro. Il loro sguardo di angoscia, di paura, di impotenza e di amore, riaffiora oggi nella mia mente e lo accomuno a quello che in questo momento sarà di certo stampato nei volti tirati dei miei cari amici Michela e Massimo.
    Eppure anche in questa drammatica circostanza Michela mi offre l’ennesima testimonianza: chiede preghiere a me, a Maria Chiara, a chiunque possiamo noi a nostra volta domandarle. Resta fedele alla sua fede, e si affida a quel Dio che con grande coraggio ci ha sempre testimoniato. Una fiducia incrollabile a cui chiede a tutti noi – parenti, amici ma anche perfetti sconosciuti – di fare appello, per invocare sul proprio bambino la protezione divina. Michela e Massimo hanno già certificato con la scelta del nome del loro piccolo la loro certezza: Emanuele, cioè “Dio è con noi”! A chi non li conosce posso solo dire che la loro fede li ha sempre portati ad essere aperti ai bisogni degli altri. Potrei raccontare di tanti piccoli gesti di amicizia e di solidarietà che entrambi hanno compiuto, soprattutto quando non ne erano affatto tenuti. Caparbiamente Michela e Massimo chiedono, anzi implorano, preghiere che aiutino il loro amatissimo Emanuele a guarire, a risollevarsi da quella croce in cui si trova oggi scandalosamente inchiodato.
    Sono quindi, anche per loro conto, a chiedere, anzi a supplicare, le vostre preghiere per la guarigione di Emanuele, amorevole angioletto di neppure tre settimane, e per questa coppia di sposi e genitori, oggi in grande apprensione per il loro figlioletto. Vi chiedo una preghiera per questa famiglia che è per noi, che li conosciamo, una presenza gioiosa e una credibile testimonianza di fede.

    1. Questa notte pregherò per Emanuele
      e per i suoi genitori
      e per tutti noi
      che Emanuele e la sua famiglia
      con la loro sofferenza e la loro fede
      contagiano di speranza e di fiducia in Dio

      e pregherò domani e dopo…,
      tu dacci loro notizie Stefano, per favore
      si faccia di Emanuele la Volontà del Padre.
      e se Lui vuole… ascolti le nostre preghiere!
      perché siamo tutti suoi… e tutti abbiamo bisogno di Lui…

  17. Stefano, le mie preghiere non mancheranno!

    Possa, il Signore Dio nostro, ascoltare la tua supplica e quella di Michela e Massimo!

    Con sincera amicizia, Federica.

  18. Stefano, caro amico, mi unisco a te nella preghiera per la guarigione del piccolo Emanuele!

    Signore Gesù, Ti prego ascolta la nostra preghiera! Fà che il piccolo Emanuele possa vivere e crescere in Età, Grazia e Salute!

  19. In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.(dal Vangelo di oggi)

    Anche noi siamo suoi Discepoli se con Fede Certa seguiamo Gesù!

    Anche noi, con la Fede e con la Preghiera Pura e Sincera possiamo guarire ogni sorta di infermità!

    Ti preghiamo, Signore Dio Padre, ascolta le nostre suppliche e le nostre preghiere! Te lo chiediamo nel Nome di Gesù Cristo nostro Signore che è Dio e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli, Amen!

  20. Carissimi, vi ringrazio infinitamente per le vostre preghiere donate a questa famiglia di amici in difficoltà. Continuiamo a sperare ed a pregare affichè il piccolo Emanuele torni presto a casa di nuovo in piena salute. Un abbraccio a tutti!

    1. Caro Stefano,
      porta il mio abbraccio a Michela e Massimo.
      Prego perchè questa donna speciale non debba soffrire ancora come già le è accaduto in passato e per il piccolo Emanuele affinchè si riprenda presto.
      La mia povera fede non è sufficiente a spiegarmi il perchè di tanto dolore.

  21. Mi dispiace ho perso i I 24 commenti, non so come cercarli . Saluti a tutti, in particolare don Sandro e Paolo. Pregherò pure io x Emanuele e x tutti.

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Article by: Paolo

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